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Mondo

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Nel post In principio, Giulia non concordava sulla necessità di una geografia del contesto. C’è una parte di verità in quanto afferma, dipende il modo in cui si vuole affrontare il tema dell’opera da scrivere. Si possono narrare storie profonde e significative anche in ambienti asettici (è quello che succede nell’opera Aspettando Godot, dove sul palco praticamente ci sono solo gli attori), ma un’ambientazione ben delineata può rendere maggiormente inserita e caratterizzata la storia e le vicende dei protagonisti.
Ci sono autori come China Mieville che fanno dell’ambientazione il punto di forza dei propri libri, trattandola allo stesso modo dei personaggi protagonisti. Simili mondi sono pieni di simbologie (i simboli non sono altro che mezzi per giungere a un più alto livello di consapevolezza; lo stesso fine che si ha nel narrare una storia. Per questo nell’antichità, ma anche nella cultura contadina di qualche decennio fa, raccontare storie ai bambini, oltre che un divertimento, era considerato un modo d’insegnare) che raggiungono il lettore e che vanno a far sbocciare quanto hanno da dire: può essere un lampo, un’improvvisa rivelazione, oppure un lento avvicinamento, come nebbia che si dirada lentamente e permette di vedere con chiarezza il paesaggio.
Che l’autore sia conscio o no dell’uso di simboli nella costruzione del mondo dove si svolgono le vicende, di certo l’ambientazione è specchio dell’umore che lo scrittore vuole trasmettere attraverso le immagini che le sue parole vogliono creare. Tolkien quando nel Signore degli Anelli parla della Contea, con le sue colline e i suoi campi, vuole mostrare un luogo che evoca tranquillità e serene abitudini, un mondo senza scossoni che scorre placido come un torrente montano. Di tutt’altro avviso quando disegna le terre di Mordor, aspre, sterili, rocciose, un luogo dove tutto è rinuncia alla vita e alla felicità.
Per questo la caratterizzazione del mondo non è utile solo ai fini delle vicende e come abbellimento coreografica, ma serve a trasmettere emozioni e dare un’impronta dell’atmosfera che vige in momenti specifici della storia. Un’ambientazione urbana trasmetterà sensazioni diverse da quella rurale o montana; può essere più adatta per descrivere senso d’oppressione, claustrofobia, mentre una catena montana può apparire pià adatta per descrivere un sentimento di libertà. Questi sono solo esempi classici, quelli usati per la maggiore; linee guida le chiamerebbero alcuni. Con attenzione si può fare qualsiasi cosa con un’ambientazione, darle qualsiasi connotazione, stravolgendo anche regole consolidate.

Sicurezza sul lavoro, spot ministero: spreco.

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L’iniziativa di raccolta firme contro lo spot sulla sicurezza del lavoro finora ha raccolto 747 adesioni. Una protesta contro l’ennesimo spreco del governo, un altro sberleffo all’intelligenza e alla dignità umana; un’indignazione che nasce dal bassa perché le persone sono stanche di essere prese in giro.
Per approfondire lo sperpero di risorse per qualcosa d’inutile, da leggere l’articolo pubblicato su Articolo21 : 9 milioni di euro per realizzarla e più di 400 mila “solo” per idealizzarla.
Come si augura Marco Bazzoni, uno degli autori dell’iniziativa contro lo spot, c’è da sperare che la campagna vergogna del Ministero del Lavoro sia bloccata.
Sempre su Articolo21 viene pubblicata la contro compagna alla pubblicità del Ministero del Lavoro.

In Principio

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In principio Dio creò il cielo e la terra.
La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso
e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse:
«Sia la luce!»
E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona
E separò la luce dalle tenebre
(Genesi)

La voce degli Ainur, quasi con arpe e liuti, e flauti e trombe e viole e organi, quasi con innumerevoli cori che cantassero con parole, prese a plasmare il tema di Iluvatar in una grande musica…
Ma giunti che furono nel Vuoto, così Ilùvatar parlò: «Guardate la vostra musica!» Ed egli mostrò loro una visione, conferendo agli Ainur vista là dove prima era solo udito.
(Il Silmarillion, J.R.R. Tolkien)

Ecco un paio d’esempi che parlano di creazione di mondi. Molti sanno che le opere di Tolkien sono specchio delle sue esperienze (la perdita degli amici durante prima guerra mondiale, l’amore per la moglie, l’orrore verso l’industrializzazione sfrenata) e delle credenze religiose che aveva (cattoliche), asserendo pertanto che questo autore s’è ispirato alla Bibbia per creare l’ambientazione dei libri che ha scritto.
Non è questo il punto su cui voglio soffermarmi, bensì sull’Inizio; sia che si tratti di storia inventata, sia di credo religioso, hanno la stessa origine: l’uomo. O meglio, qualcosa che è presente in lui e che solo dando il via a questa parte della sua essenza (il Creatore), riesce a scoprirla.
Tuttavia sarebbe errato parlare d’inizio vero e proprio, perché è una cosa al di fuori del tempo e dello spazio, è dove tutto è possibile: nell’immaginazione, il luogo della creazione.
La parola ha la capacità di creare, ma non di creare dal nulla: semplicemente dà forma a qualcosa che già c’è, ma che prima era diverso e che sembra oscuro solo perché non lo si conosce ancora. E’ guardando in questa oscurità che si scoprono le cose, come illuminare gli abissi degli oceani: sono ricchi di vita, di creature e mondi inesplorati . E’ da questo buio che si fanno emergere scoperte, cose nuove: nuove vite.
E’ così nella Genesi, così nelle leggende vichinghe con il mondo che sorge dal Ginnungagap (voragine primordiale, l’abisso insondabile che racchiudeva forze contrastanti separate tra loro e in stato d’inerzia)

Nel tempo remoto non c’era nulla: non sabbia, non mare, né gelide onde; non esisteva la terra e neppure la volta del cielo, l’erba non cresceva in alcun luogo. C’era soltanto il Ginnungagap, la voragine immane.
Tuttavia l’abisso degli abissi non era vuoto; vi erano in esso due mondi contrastanti: a settentrione Niflheim, la dimora delle nebbie, territorio di duri ghiacci e di nevi esistenti da innumerevoli ere; a mezzogiorno Muspell, la dimora dei distruttori del monfo, regione di fiamme e calore ardente impenetrabile allo straniero e a chi non vi era nato.
(Miti e leggende dei vichinghi, Gabriella Agrati-Maria Letizia Magini, Mondolibri.)

E così in ogni religione esistita; è così quando si fanno emergere pensieri e conoscenze nascoste dall’inconscio.
Allo stesso modo quando si scrive un romanzo. Si va a ricercare il principio ed esso, nell’avanzare della scoperta, s’ingrandisce, come i cerchi creati da una goccia che cade nell’acqua che s’allargano sempre più.
Così inizia una storia: con la creazione di un mondo. Un luogo dove far vivere e agire i personaggi, permettendo lo svolgimento delle vicende. Senza di esso non vi sarebbe nulla.
Per questo occorre creare la geografia delle terre: mari, continenti, fiumi, colline, pianure, laghi. La sua superficie.
D’aiuto in questo caso è la realizzazione di una mappa, che oltre a dare un’idea di com’è creato il mondo, potrà dare suggerimenti per gli sviluppi della storia. Lasciare spazio all’immaginazione, all’intuizione e alla mano che disegna sul foglio, darà il via alla creazione, espandendo il mondo tratto dopo tratto.
Solo quando questa creazione sarà avvenuta, si potrà passare alla fase successiva.

Protesta contro il libro “Due anni di governo”

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Il post di oggi doveva essere dedicato alla scrittura, in particolar modo sulla creazione del mondo; come è già successo in precedenza, mi trovo a posticiparlo per un fatto di cui sono venuto a conoscenza.
Da giorni se ne parla in rete; ecco alcuni esempi Il cambiamento , Vostrisoldi . e violapost.wordpress.com .
Comunque la si pensi, opinioni politiche di centro, di destra o di sinistra, non si ha bisogno di un libro del genere. Si parla spesso di sprechi: questo lo è, oltre a essere imposizione e non-informazione.

L'Archetipo del Vampiro

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i libri…sui vampiri, sono soltanto racconti per suscitare emozioni forti che non si hanno nella vita reale. Opere per gente incapace di vivere, che si rifugia in una fantasia che non vorrebbe mai vedere realizzarsi e che perde di vista il suo messaggio principale: chi ha scritto quelle storie ha percepito la verità e ne ha fatto una metafora perché altri aprissero gli occhi. I mostri non sono quelli inventati, ma quelli in mezzo a noi. Gente che sfrutta gli altri e risucchia ogni energia psichica, che affama le famiglie e le fa vivere negli stenti e nelle umiliazioni…piegando la giustizia con i loro soldi e la loro mentalità, inquinando la mente delle persone e il sistema, portando avanti la propaganda di convincimento che loro e il loro modo di fare sono i migliori. Non hanno niente di valido, sono solo morte, appestatori di vita; dei virus che stanno facendo marcire il nostro mondo. Non si accontentano mai, vogliono succhiare tutto il midollo della vita, senza lasciare nulla agli altri: un cancro dilagante che non lascia nulla, se non miseria e aridità. Esattamente come i famosi non-morti.

Voi credete che il vampiro sia un mostro inventato dalla fantasia di uno scrittore geniale o di qualche storia folcloristica; la vostra ignoranza non ha limiti, come la vostra presunzione. Il vampiro è un archetipo vecchio come l’umanità, un’icona che le civiltà antiche hanno voluto trasmettere per metterci in guardia dal pericolo comportato dagli eccessi. Il vampiro rappresenta la fame smodata di dominio, potere e brama per le cose materiali; rappresenta la strumentalizzazione e la manipolazione assoluta. Tutti gli uomini hanno quest’indole nel loro animo, tutti hanno piccolezze e grettezze con cui fare i conti nella vita quotidiana, in un alternarsi di sgarbi e gesti gentili. I più grandi filosofi e pensatori sanno che persino la persona più saggia e meritevole nasconde delle zone d’ombra. Il problema insorge quando tutto è ombra. Allora accade che per l’ombra di alcuni, tutto cada nella tenebra e nella rovina.

La fabbrica dei suicidi

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Avevo detto che sarei tornato alle origini, parlando di scrittura e come si crea un mondo fantastico, con la storia che si evolve in esso, i personaggi che vivono nelle sue terre, con credenze, miti, leggende: è un piacere parlare di certe cose.
Ma non si può non dare ascolto alla coscienza quando questa richiede attenzione: troppi fanno silenzio e rimangono nel mutismo.
Posto un articolo che m’è capitato sotto mano solo adesso, ma è di qualche mese fa, pubblicato su Gente.

«Conosco la Foxconn, non sfrutta i lavoratori. È una fabbrica, certo, ma è un bel posto, con ristoranti, cinema, piscine e un ospedale interno». Ha fatto scalpore la dichiarazione rilasciata da Steve Jobs, proprietario della Apple. Già, perché la Foxconn, azienda cinese specializzata nella produzione di componenti tecnologici, è da tempo al centro di una sconcertante vicenda: negli ultimi mesi, e a distanza ravvicinata, 11 dei suoi operai si sono tolti la vita.
Nei suoi stabilimenti di Longhua, vicino Shenzhen, le condizioni di lavoro sarebbero infatti proibitive: i dipendenti hanno turni di 12 ore consecutive, non possono parlarsi fra loro, sono soggetti a rimproveri pubblici da parte dei superiori e hanno uno stipendio da fame, 90 yuan al mese, circa 90 euro. Cosa c’entra Steve Jobs? Semplice, alla Foxconn si producono l’iPad e l’iPhone. E si sospetta che i turni più massacranti siano dovuti all’esigenza di star dietro alla grande richiesta sul mercato mondiale dei due prodotti di punta della Apple. A rendere ancora più inquietante la vicenda c’è poi l’incredibile provvedimento preso da Terry Gou, il presidente dell’azienda cinese, che impone un impegno scritto da parte degli operai a non suicidarsi.
«Siamo dispiaciutidi quando è accaduto. Per evitare altri casi drammatici d’ora in poi i lavoratori dovranno promettere formalmente di non farsi del male e di recarsi subito da uno psichiatra qualora soffrissero di problemi mentali», ha dichiarato l’alto dirigente. Resta un dubbio: chi dovrebbe andare a farsi vedere da un medico?
Marco Pagani

La notizia si trova anche in rete: Rainews24 , dallarete.blog.rainews24 , PSICOTERAPEUTICO.COM.
Il caso della Foxcomm non è l’unico: c’è anche quello della France Telecom . Il posto di lavoro diventa una prigione, in senso letterale; non basterebbe cambiare il modo di trattare il personale, invece di fare palazzi anti-suicidi?

Se si credeva che certe storie inventate fossero esagerate, allora non si conosce bene la realtà in cui si vive. Non occore inventare nulla: basta solo osservare. Non sono certi libri a essere dell’orrore: è la vita alle volte a essere il vero orrore.

Manifestazione Roma

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La manifestazione avvenuta a Roma si è svolta senza incidenti.
Non avevo dubbi che così sarebbe stato: le parole del ministro si sono rivelate vuote.
Meglio così, penseranno molti. Da un lato, certamente: il caos, la violenza sono fattori che con la comprensione devono sparire; dall’altro no. Perché questi non sono stati semplici allarmismi, un modo per screditare i manifestanti e gli appartenenti a organizzazioni sindacali; non è stato nemmeno un modo per distogliere l’attenzione da altri problemi. O meglio, non sono solo questo: è stato anche un tentativo per non annullare la manifestazione.
E’ un dato di fatto che la Fiat spinga per eliminare il diritto allo sciopero. Il motivo è semplice: togliere ai lavoratori l’unica arma che hanno a disposizione per ottenere e far valere i diritti. Chi ha fatto la scelta d’essere imprenditore lo fa per il guadagno, è questo il nucleo del suo essere e se si vuole rendere qualcuno sensibile a certi elementi occorre arrivare al suo centro. Scioperando, i lavoratori privano l’imprenditore della sua energia: i soldi. Niente lavoro, niente guadagno. Questo alla classe dirigente non è mai andato giù e ora, con un governo che li appoggia, cercano di eliminare questo importante mezzo di riconoscimento di diritti dei lavoratori.
Questa non è una storia inventata, dove qualcuno verrà a richiedere che sia reso conto delle decisioni prese: questa è la realtà e occorre che ognuno, insieme a tutti gli altri, lotta e resista per ottenere diritti, per non piegarsi alla precarizzazione, con cui governo e padronato intendono controllare (l’importante invito di Nichi Vendola). Perché altrimenti davvero la fantasia diverrà realtà.

10 righe dai libri

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Sul suo sito Francesco Falconi segnala con questo post un’iniziativa di 10 righe dai libri. Come riportato nella pagina principale di quest’ultimo sito, è un’iniziativa nata per incentivare la lettura, la scrittura e per diffondere la cultura e l’uso del libro anche attraverso la rete.
Un mezzo utile per scoprire e imparare, divenendo più consapevoli 🙂

L'ascolto di una storia

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Valberici ha parlato sul suo blog di come le storie possono arricchire (discorso più ampio il suo, che tocca altri lati, ma voglio soffermarmi su questo punto).
Loredana Lipperini sul suo spazio internet affronta spesso le problematiche legate alle donne, specie in un paese come il nostro dove, varcata una certa soglia d’età, si è fuori dai giochi (anche se ormai questo è un problema che riguarda molti settori, non solo l’età o il sesso di una persona, dove se non si è utili e produttivi si è messi da parte, considerati uno spregevole peso).
Con questa “teoria” dell’essere utili si perde molto. A partire dal sapere degli anziani.
Non avranno più le energie di quando erano giovani, ma hanno esperienza da tramandare e questo avviene quando raccontano. Storie che se ascoltate possono dare tanto.
Certo, adesso esistono libri, internet per trasmettere sapere, non come nel passato quando ancora non esisteva la scrittura e c’era soltanto la tradizione orale. Ma non si tratta solo di acquisire conoscenze, perché l’esperienze vissute di persona raccontate a voce sono permeate di vita e chi le ascolta lo può avvertire: le parole sono importanti, ma è con le emozioni con cui sono investite che acquistano valore e importanza. Perché l’ascolto non è fatto soltanto con l’udito: avviene attraverso tutto il corpo. L’espressione del volto che il narratore assume mentre racconta, la postura del corpo, l’intensità che vibra nelle parole pronunciate e che arriva a tutto il corpo. Il racconto sentito di persona ha un effetto più profondo che se letto su un libro o su un monitor e si acquisisce qualcosa di più: si è permeati da un frammento di vita.
Gli anziani hanno tanto da dare, non sono inutili, possono arricchire i giovani d’esperienze che magari nella loro vita non vivrebbero, donando un bagaglio capace di rendere più ricchi e completi. Questa è una parte della saggezza antica, che ora è andata perduta perché le persone di una certa età si lasciano andare, permettendo d’essere schiacciati; i giovani, seguendo l’esempio indotto dalla società, credono d’avere tutto e di non dover imparare nulla, specie da gente che ritengono debole, inferiore a loro.
Quante cose si perdono.
Ormai è andato dimenticato il piacere di sentire raccontare una storia, perché, come dice Pascoli, c’è un fanciullino in tutti noi e come tutti i bambini, adora restare ad ascoltare chi ha qualcosa da raccontare.
Questo è il piacere delle piccole cose.
Agli occhi di molti sembra poco, proiettati e illusi come si è verso una grandezza promessa e mai mantenuta. Ma la vita non è questo e sono proprio le piccole cose a renderla meritevole d’essere vissuta. Perché c’è bellezza e grandezza anche in ciò che sta sotto i nostri occhi.

Sottobosco