Anthony Ryan con Il reietto, primo volume di L’Alleanza d’Acciaio, si mantiene su un buon livello, come altri suoi romanzi che ho letto. A differenza di Vaelin al Sorna, Alwyn lo Scrivano non ha capacità elevate che gli permettono di distinguersi e e di essere sopra la media; non è neppure un eroe cui tutti si rivolgono, bensì è il figlio abbandonato di una prostituta che viene allevato dal Re dei Fuorilegge e cresce come un delinquente; non è un assassino ma alle volte ha ucciso, se la cava con il coltello ma preferisce usare la testa per risolvere le situazioni. La sua vita è dura, ma gli piace il senso di libertà che gli dà vivere nella foresta; questo almeno fino a quando il Re dei Fuorilegge, figlio bastardo di un nobile, non si lascia prendere la mano dall’ambizione e fa cadere l’intera banda in un’imboscata, tradito da uno dei suoi. Alwyn riesce a salvarsi, ma viene catturato e spedito nelle Miniere, dove incontra l’Ascendente Shilva, che lo istruisce, insegnandogli a leggere e a scrivere prima di portare a compimento il piano di fuga dal luogo di prigionia; gli darà anche il suo testamento, rivelatore di una sconvolgente verità per il regno.
La sua strada inevitabilmente lo porterà nell’Alleanza e a legarsi in maniera forte al suo Capitano, lady Evadine Courlain, una nobile che visioni di un’apocalisse demoniaca e che crede le siano inviate dai Serafili. Perché dico inevitabilmente? Perché Alwyn è una sorta di predestinato, su di lui è stato scritto un antico libro che narra le gesta che ha compiuto e che deve ancora compiere.
Non rivelo altro della trama, ma Il Reietto è un’ottima lettura, a mio avviso si può mettere al livello come coinvolgimento di Il canto del sangue. Una narrazione veloce, con una buona caratterizzazione dei personaggi, ben scritto senza dilungarsi in descrizioni che appesentirebbero la storia. Soprattutto, Il Reietto non è uno young adult e questo non può che essere positivo (niente contro gli ya, ma si storce un po’ il naso quando delle storie potenzialmente buone perdono punti perché si dà spazio a paturnie amorose adolescenziali; e in questo romanzo di Ryan non ce n’è traccia).






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