Strade Nascoste – Racconti

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Jonathan Livingston e il Vangelo

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L’Ultimo Demone

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L’Ultimo Potere

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Strade Nascoste

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Il magazzino dei mondi 2

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Se questa è politica

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La classe politica italiana da anni non dà dei begli esempi e le cose non sono certo migliorate ultimamente. Da Berlusconi a Renzi a Di Maio e Salvini c’è stato un continuo andare verso il basso come dialettica e comportamenti. La politica non si fa più nei luoghi di competenza, ma in televisione e suoi social; sempre più spesso ci si domanda come si fa a prendere decisioni di governo se i politici passano così tanto tempo nelle trasmissioni televisive (si può pensare che il tempo sui social sia più limitato, dato che ci sono politici che hanno staff composti di numerosi membri che li seguono al posto loro, valutando e studiando quali sono gli argomenti maggiormente seguiti dalle masse).
Salvini e Di Maio, due esponeti dell'attuale classe politica italianaCome ci si domanda come chi fa politica non capisca quanta influenza ha sulla gente e come i suoi comportamenti maleducati, aggressivi, arroganti portino a pensare alle persone comuni come questi modi di fare siano normali e accettabili. Anzi, ci si domanda se invece chi fa politica capisca benissimo l’influenza che ha sulle persone e si comporti volutamente così per avere un seguito, perché si punta a fare leva sulla paura e sui più bassi sentimenti negativi, come ha avuto modo d’insegnare la storia.
Più che politica, sembra di avere a che fare con gente che pensa di poter fare tutto quello che vuole senza tenere conto del ruolo che si ha, senza contare la tanta improvvisazione e la mancanza di organizzazione e preparazione, dove l’unica costante è l’essere sempre in conflitto.
Di esempi poco edificanti (oltre a smentire sistematicamente quello che si dice) ce ne sono stati tanti.
L’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca che usa una scarpa per calpestare i documenti di Moscovici.
Il decreto Genova fatto per condonare le case abusive costruite a Ischia e autorizzare a spandere fanghi con idrocarburi nei campi.
Il video fatto dal ministro Bonafede all’arrivo di Battisti.
Lo scandalizzarsi per i cori razzisti contro un giocatore del Napoli e poi avere la linea dura contro i migranti, dopo che in piazza si era giurato su Vangelo e Costituzione.
Queste sono solo alcune delle tante cose che ha fatto il recente governo italiano (un governo dove i contrasti interni sono all’ordine del giorno).
Ormai è chiaro che questa non è più politica, ma una continua campagna elettorale per ottenere un numero sempre maggiore di consensi e consolidare la propria posizione. Rimettere a posto le cose, dopo che per anni si è andati allo sfascio, non è né facile né immediato e non avverrà sicuramente con questo modo di fare, che usa tante belle parole, ma che poi non trova riscontro nei fatti (ci si ricorda del decreto dignità? Ecco alcuni risultati.)

Di razzismo e violenza

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Dal 26 dicembre 2018, dopo i fatti di Inter-Napoli, non si fa altro (tra le tante cose che causano discussioni e conflitti in Italia) che parlare di razzismo e violenza. Il fatto che ha fatto più scalpore, e che ha visto in tanti schierarsi e scandalizzarsi, sono stati i cori razzisti contro il giocatore del Napoli, Koulibaly. Mentre meno risalto è stato dato alla morte di un tifoso interista durante gli scontri avvenuti prima della partita.
Scontri fuori dallo stadio di Inter-Napoli, partita divenuta nota per i casi di razzismo e violenzaEntrambe le cose sono questioni che vanno avanti da anni e a cui non si è voluto porre rimedio: nessuno ha cercato di cambiare le cose, ma tanti a scandalizzarsi, criminalizzare, pontificare. Gli insulti contro gli avversari, i pesanti sfottò, sono stati considerati come una parte del gioco, come qualcosa di normale. Anche gli scontri tra tifoserie sono state considerate come parte dello show; uno show che qualunque cosa succedesse doveva andare avanti, perché, si diceva, non ci si può inchinare a pochi violenti. In realtà, lo si è fatto andare avanti perché nel calcio circolano ingenti quantità di denaro, un business gigantesco e mostruoso. Sì, mostruoso, perché spesso è raccapricciante sentir parlare di cifre che girano attorno a un singolo individuo quando tanti individui non hanno un lavoro o se ce l’hanno è sottopagato e per lavorare devono accettare di tutto; è mostruoso veder morire delle persone per quello che dovrebbe essere solo divertimento, invece è fonte di odio e parole.
Tanti a fare proclami e bei discorsi, ma non servono più belle parole, ma fatti, perché si è in ritardo di anni su questioni che dovevano essere risolte ormai da tanto tempo.
I fatti però possono esserci se si cambia mentalità e se si applica sempre lo stesso metro di giudizio.
L’Inter è stata punita, il sindaco di Milano si è scusato a nome di tutti per i cori contro il giocatore del Napoli. Una cosa giusta.
Allora perché anche Napoli non si è scusata per la morte del tifoso interista?
Il razzismo è un reato, ma uccidere una persona lo è altrettanto e forse è una cosa anche più grave. Tanti a dire “se l’è cercata”, “è quello che si meritava”: se ha assaltato e attaccato altre persone, il tifoso deceduto doveva essere arrestato e condannato per quello che ha fatto, se così fosse risultato dalle indagini. Ma la morte è una punizione troppo alta per quanto fatto: ci vuole giustizia, non vendetta.
Se si è colpito l’Inter per colpa di alcuni suoi tifosi, però si devono colpire anche altre squadre per lo stesso motivo. Juventus (striscioni sulla morte del Grande Torino). Torino (striscioni sulla tragedia dell’Heysel). Fiorentina (striscioni sulla morte di Scirea). Solo per dirne alcune, perché tanti sono i casi del genere. Se si vuole porre un freno a tutto ciò, occorre dire no a qualsiasi forma, sia fisica, sia verbale, e non solo sul razzismo: allo stadio si va per incitare la propria squadra, non insultare gli altri.
Si cominci a essere giusti e applicare le regole a tutti: allora forse si farà un passo avanti. Ma non basterà finché non cambierà la testa delle persone e per farlo occorre partire da chi è sempre sotto i riflettori, vedasi politici, perché non si può difendere (giustamente) una persona di colore perché è calciatore e poi dare addosso ad altri perché sono migranti. E’ vero, sono questioni molto complicate, ma il clima d’odio, d’insoddisfazione, che tanto è presente nel nostro paese, ha bisogno di valvole di sfogo, qualcuno su cui incanalarle e questo è sbagliato. La storia ha insegnato come in periodi come quello in cui si sta vivendo che è facile scaricare su alcuni i propri sentimenti d’insoddisfazione e che non porta a nulla di buono. O si sviluppa un’educazione e un modo di pensare e vivere diverso o saremo sempre allo stesso punto.

Monstress Volume tre. Rifugio

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Monstress Volume tre - RifugioIn Monstress Volume tre. Rifugio continua la ricerca di Maika sulla scoperta del suo passato. Dopo i fatti avvenuti nel secondo volume, lei e i suoi compagni cercano rifugio a Pontus per sfuggire alle Regine di Sangue. Ma come ogni cosa, anche la protezione che ottengono ha un prezzo da pagare; in questo caso Maika si deve operare per attivare lo Scudo, dato che è lei l’unica ad avere sangue abbastanza puro per poterlo fare. Le cose non vanno per il verso giusto e la ragazza, assieme al suo oscuro compagno Zinn che vive in lei, deve recarsi nel laboratorio sud della Sciamana Imperatrice presente su Pontus per trovare un modo di riparare lo Scudo; ad aspettarla ci sarà orrore e follia, mentre al di fuori dei confini dell’isola gli intrighi e le macchinazioni delle varie Corti, della Federazione e delle Regine di Sangue continuano a infittirsi.
In Monstress Volume Tre. Rifugio non mancano rivelazioni riguardanti la Maschera (che tanti vogliono) e la Sciamana Imperatrice, ma sono più diluite rispetto ai precedenti volumi e questo porta a un dilatamento degli eventi e dello sviluppo della trama. Non mancano le sorprese (Zinn non è l’unico degli antichi dei a camminare sulla terra) e i colpi di scena, ma ci sono ancora molti elementi che rimangono ancora oscuri, non rendendo ancora chiaro tutto il quadro della situazione. Quello che è chiaro è che si andrà verso uno scontro di grosse dimensioni, dove la violenza e il sangue la faranno da padroni.
Monstress Volume Tre. Rifugio è una buona storia, ma benché sempre interessante, Marjorue Liu questa volta risulta essere meno efficace rispetto ai libri precedenti; che sia una preparazione a qualcosa di grosso o un modo per allungare la storia, questo lo si vedrà nel proseguimento delle vicende. Per quanto riguarda il comprato grafico, Sana Takeda si mantiene sempre su livelli molto buoni, con le tonalità blu e scure delle chine che la fanno da padrone.

Un altro anno che se ne va

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Un altro anno che se ne va

Allomancer Jak and the Pits of Eltania

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Allomancer Jak and the Pits of EltaniaAllomancer Jak and the Pits of Eltania, Episodes Twenty-Eight Through Thirty è una novella di Brandon Sanderson legata al mondo di Mistborn-La legge delle Lande, ma che non ha nulla a che vedere con i protagonisti di questo libro. La storia vede come protagonista l’avventuriero Jak, alla ricerca del Tesoro del Sopravvissuto (chi conosce la prima trilogia di Mistborn, sa che ci si riferisce a Kelsier) custodito dai Koloss, ed è raccontata in prima persona, con note apportate dal suo maggiordomo Handerwym. Jak è uno che le spara grosse, con la sua versione dei fatti che non corrisponde mai alla realtà (con sommo rammarico del suo maggiordomo, che non fa altro che correggere gli strafalcioni che scrive per renderli pubblicabili); nell’avventura narrata, si ritrova imprigionato e privo di metalli, ma questo non basta a fermarlo: grazie alle sue abilità, Jak riesce a uscire dai guai e a raggiungere il suo obiettivo, oltre a salvare la pelle e quella dei suoi compagni.
Allomancer Jak and the Pits of Eltania è un racconto che non si vuole prendere sul serio, con un Sanderson che fa dell’ironia e gioca su un personaggio che non ha nulla di eroico (anche se lui la pensa diversamnete); una storia leggera, ma che non riesce però a divertire davvero perché troppo inverosimile e caricaturale. Non si riesce a provare simpatia per il protagonista, che in alcuni frangenti può ricordare un Don Chisciotte in versione western, anche se non raggiunge il livello del personaggio di Chervantes. Di tutti i lavori di Sanderson, questa è sicuramente quella meno riuscita: si può tranquillamente evitare di leggerla, perché lo scrittore statunitense ha dato il meglio in altre sue novelle (senza andare a scomodare i suoi lavori migliori).

Khaibit

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KhaibitKhaibit è un romanzo realizzato da Bruno Bacelli, nato da un racconto scritto per partecipare alla selezione per l’antologia Sanctuary.
Ambientato a Milano, vede come protagonista Ivan e il suo particolare e variegato gruppo; un gruppo formato di persone di diverse età con particolari capacità, quali prevedere il futuro, percepire le persone a distanza, leggere l’aura emanata dalle emozioni. Persone all’apparenza comuni, ma isolate ed emarginate da una società malata, che pensa solo a sfruttare ed essere sfruttata; in Maestro Zhou sono riuscite a trovare una guida che li ha aiutati a capire meglio le proprie capacità, ad avere, se si vuole, un proprio posto nel mondo. Il suo assassinio da parte della Setta del Drago pare porre fine tutto ciò ma, il gruppo, anche se non vuole si ritrova coinvolto in qualcosa di grosso.
Ivan, grazie alla sua capacità, vede che nella città circolano sempre più vampiri e zombie, ma quello che lo sconvolge di più è l’aver visto uno spirito spaventoso in chi ha ucciso il maestro. Dopo aver accolto l’anima di Zhou dentro di lui, Ivan comincia a studiare gli appunti di chi per anni lo ha guidato e a cercare di scoprire che cosa sta cercando di fare la Setta del Drago. Aiutato da Sara (ex membra della setta), da Anita, Irina, Camilla e Patrick (i membri restanti del gruppo), acquisisce un maggior controllo delle sue capacità mentre si addentra in una realtà oscura e pericolosa, dove i nemici sono più di quelli che pensa.
Khaibit è un’opera interessante, con il paranormale che è presente nella realtà ma che non lo stravolge come succede in certe opere supereroistiche. O almeno non in apparenza: le vite delle persone che vengono a contatto con il soprannaturale e si fanno colpire da esso diventano smorte, prive di significato. Gli zombi di cui si parla non sono quelli ben conosciuti dei film di Romero, i vampiri non sono quelli in stile Dracula ( e neppure quelli di Twilight): sono esseri umani che hanno perduto del tutto o in parte la propria anima.
I vampiri sono completamente privi di spirito, sacrificato per poter sfuggire alla morte: esso è composto dal Ba, secondo l’antico termine egiziano, la parte spirituale dell’Anima, la personalità consapevole, il pensiero, l’Io, e l’Ombra, la Shewt, o Khaibit (che dà il titolo all’opera), carattere, inconscio, Es. I vampiri non vivono, ma funzionano, e hanno fame della vita degli altri, cibandosi della loro essenza: facendo questo, non uccidono le vittime, ma rendono la loro vita più grigia (questa parte è oltremodo interessante perché ricorda la psicologia dove esiste una tipologia di persone, denominata appunto vampiri, che con il loro modo di fare, prosciugano le energie delle persone che gli stanno accanto).
Gli zombie hanno invece ancora uno straccio d’anima, che hanno venduto ai vampiri per ottenere droghe o altre cose come sesso: sono divenuti esseri rimbecilliti, limitati nella personalità e nei comportamenti, che pensano solo a quello di cui sono diventati dipendenti.
Molto apprezzata la scelta dell’autore di usare in questo modo il soprannaturale per denunciare il degrado. Come lo è la scelta di parlare di spiriti e anime ispirandosi alla religione degli antichi egizi, con una complessa dottrina dove esistevano molteplici aspetti dell’anima.
Buona la caratterizzazione del personaggio principale, il cui punto di vista è usato per narrare tutta la vicenda.
Gli unici punti deboli, a mio avviso, sono l’inizio e una parte della fine. All’inizio i fatti si svolgono un po’ troppo in fretta, con dialoghi già visti e la morte del Maestro Zhou che avviene in maniera troppo repentina: un po’ più di spazio avrebbe giovato alla narrazione. Verso la fine c’è la decisione presa da un personaggio (non quello principale) che non ho trovato appropriato per come aveva agito fino a quel punto: poteva essere trovata una soluzione diversa.
Escluse questa annotazioni, Khaibit è una piacevole lettura d’intrattenimento capace anche di far riflettere.

The Emperor's Soul

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The Emperor's SoulThe Emperor’s Soul è una delle novelle più famose di Brandon Sanderson. Protagonista della vicenda è Shai, una donna abile nella Riforgiatura, catturata e considerata pericolosa dall’Impero per via delle sue capacità di creare oggetti praticamente uguali a quelli originali: un compito non da poco, perché occorre avere una gran conoscenza dell’originale per poterlo copiare.
Per ottenere la sua libertà, deve fare qualcosa di ancora più difficile: riforgiare l’anima dell’Imperatore dopo che ha subito l’attacco di assassini mandati da una fazione rivale. L’attacco ha causato ferite fisiche che sono state subito curate, ma la sua mente è completamente sparita, dato che chi lo ha curato gli ha dato un cervello nuovo, che però ora è completamente vuoto.
Compito di Shai è riforgiare in poco tempo la sua anima praticamente com’era prima in modo che gli avversari non si accorgano che il loro attentato non è andato a buon fine. Attraverso documenti, diari, chi lo ha conosciuto, Shai deve fare qualcosa di quasi impossibile, da cui dipende la stabilità dell’impero, nonché la salvezza della propria vita.
Shai viene tenuta sempre sotto controllo non solo dalle guardie e dal capitano Zu, ma perché non tenti di fuggire viene chiamato un individuo come lei che con i suoi timbri e il sangue di Shai crea un sigillo che, nel caso lei tentasse di scappare, lo avviserebbe, scagliandole contro i suoi animaletti non morti. Senza contare che riceve costantemente le visite di due dignitari, Frava e Gaotoma, con il secondo che si rivela meno ostile nei suoi confronti.
Brandon Sanderson anche con The Emperor’s Soul riesce a creare un sistema magico davvero interessante con i timbri e le riforgiature legate alla conoscenza di ciò su cui si vuole lavorare. Il mondo è appena abbozzato, con una caratterizzazione dei personaggi buona ma non approfondita.
Una lettura piacevole, ma non certo la migliore novella scritta da Sanderson.

Cambiamento prezzo e-book

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In un precedente articolo, ho parlato del cambiamento delle royalties degli ebook su Amazon. Come scrivevo allora, Strade Nascoste, L’Ultimo Potere, L’Ultimo Demone, Jonathan Livingston e il Vangelo, seppur con un prezzo di 1.99 E non rientrano nel modello standard e mantengono le royalties al 60 % perché non sono coinvolti nei libri pubblicati dagli editori indipendenti indicati. Scrivevo anche: c’è questo “per il momento” che non è tanto piacevole e fa presagire che Amazon può decidere quando vuole di cambiare le condizioni.
Ecco, le cose sono cambiate e Amazon ha deciso che con 1.99 E anche i mie e-book riceveranno il 25% delle royalties. Per questo, ho deciso di cambiare il prezzo e portarlo a 2.99 E per mantenere le royalties al 60%, anche se sono consapevole che l’aumento dei prezzi può non piacere a lettori (a nessuno piacciono i rincari) e questo potrà influire sul numero di vendite.
Riporto quello che scrissi mesi fa.

Qualcuno potrebbe obiettare che il 25% è un’ottima percentuale, che tanti autori che pubblicano con le ce tradizionali lo vorrebbero, ma ci sono dei punti che non vengono presi in considerazione. Qui si sta parlando di e-book, non di libri cartacei, quindi non ci sono costi di materiale e di produzione. Inoltre con una ce tradizionale ci sono pure i costi che lei si sobbarca per la distribuzione e la promozione, cosa che un autore autopubblicato non ha e per le quali si deve dare da fare personalmente. Senza contare che se si pubblica con una ce, in teoria si ha anche il servizio di editing (in pratica ci sono ce che questo servizio non lo fanno, ma vogliono avere il testo già editato, con l’autore che deve pagare personalmente un editor).
Guadagnare un quarto di due euro, dopo che si è fatto personalmente tutto il lavoro di stesura, revisione, correzione, realizzazione della copertina e dell’e-book, e ci si sobbarca la promozione, è poco; dato che lo store a parte mettere in vetrina non fa altro, tenersi una fetta così alta di guadagno è troppo.
Come ho già scritto, quella di Amazon è una scelta che non mi è piaciuta, perché uno dei punti di forza per gli autori autopubblicati per vendere è tenere prezzi bassi; 2.99 E rimane ancora un prezzo basso, vista anche la lunghezza delle opere che ho realizzato (si parla di diverse centinaia di pagine), ancora di più confrontandolo con quelle delle ce (spesso costano come minimo il doppio e hanno meno pagine) o con quelle di altri autori autopubblicati, che con lo stesso prezzo vendono opere di poche decine di pagine. Purtroppo però si deve avere a che fare con un mercato dove la gente legge sempre meno e si hanno dei pregiudizi verso le opere autopubblicate (a volte a ragione, ma bisognerebbe valutare caso per caso, non fare di tutta l’erba un fascio).

Ora non mi resta che restare a vedere come andranno le cose e se questo cambiamento piacerà o meno ai lettori.

Il parchetto

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Tac tac tac.
Il suono della stampella sul marciapiede aveva un che di rassicurante; per molti sarebbe stato il segno del decadimento fisico, ma per lui rappresentava il non dover più correre dietro a passioni e obblighi.
“Essere vecchi non è poi così male” pensò mentre svoltava l’angolo del quartiere.
“Nessuno si aspetta più niente da te. Niente pressioni, richieste. Si ha tutto il tempo che si vuole e lo si può gestire come meglio si crede.” Sorrise, avanzando con il suo passo lento e misurato.
“Nessuno fa caso alle eccentricità, perché tutti danno la colpa all’età e al fatto che ogni giorno che passa si porta via un pezzettino di testa. Si è liberi dai giudizi. Oppure non ci si dà importanza perché si è capito a cosa dare valore.” Scosse il capo divertito.
Aspettò che il semaforo divenisse verde, poi attraversò la strada, passando accanto alle villette a schiera, tutte dello stesso color mattone, tutte con gli stessi piccoli giardini curati. Nell’aria, l’odore di sugo e soffritto si mescolava al profumo dei gelsomini; da una finestra aperta giungeva la melodia di un tango argentino.
Imboccò una strada senza uscita che passava in mezzo a due blocchi di villette, percorrendola fino a raggiungere la staccionata. Aprì il basso cancelletto di legno, superò le altalene e gli scivoli, e si diresse alla panchina più lontana.
Con un sospiro di soddisfazione si sedette. Poggiò la stampella per terra e si lasciò andare contro lo schienale della panchina. Una tiepida brezza accarezzava le foglie degli alberi, creando giochi di luce con i raggi di sole che filtravano tra i rami. Una palla sgonfia faceva capolino dal cestino dei rifiuti.
Inspirò lentamente, osservando i pezzi mancanti della staccionata. Quand’era piccolo, non c’erano recinzioni, ma tutto era prato per decine e decine di metri: lui e i suoi amici venivano a giocarci a calcio tutti i pomeriggi dopo la scuola, usando gli alberi come pali per le porte. Un pallone e quel campo di periferia diveniva uno degli stadi più famosi d’Europa, mentre loro si trasformavano negli idoli che tanto osannavano.
“Boniperti s’invola sulla fascia, salta un uomo e s’accentra puntando dritto sul portiere…”
“Ma Valentino Mazzola lo anticipa e parte in contropiede…”
Scosse il capo sorridendo: facevano la radiocronaca delle proprie azioni mentre giocavano… ne avevano di fiato da vendere.
Le case oltre lo steccato scomparivano ogni volta che ricordava quei giorni e si rivedeva con i suoi amici correre in pantaloncini e maglietta, sudati e spensierati, con solo una gran voglia di giocare. Si mise a sogghignare ripensando alle imprecazioni che volavano quando il pallone finiva nel torrentello vicino e si ritrovavano a rincorrerlo lungo la riva mentre i flutti se lo portavano lontano, fino a quando non si fermava contro un sasso o un alberello caduto.
Spostò lo sguardo sui pochi alberi rimasti. Anche quello su cui aveva inciso le iniziali sue e della prima ragazza con cui usciva da adolescente era stato tagliato per far spazio all’ingrandimento del paese. Dove ora c’era l’ultima villetta, vedeva il se stesso più giovane che scambiava il primo bacio all’ombra della grande quercia, nel silenzio di un tramonto d’estate. Quello stesso albero aveva conosciuto la tristezza inconsolabile quando lei si era trasferita in un’altra città.
“Chissà se anche lei ripensa a quei momenti, alla dolcezza dei baci che ci siamo scambiati.” Sospirò. “Forse mi dovrei chiedere se è ancora viva: dei ragazzi e delle ragazze di allora non rimane più nessuno. C’è chi è morto, chi non si alza più da un letto…”
Volse il capo in direzione del cigolio di un’altalena. Quello era un luogo dove venivano ormai poche mamme con i loro bambini nelle carrozzine; sempre di corsa, sempre impegnate a guardare lo smartphone e mai disposte a scambiare una battuta se non con le altre mamme.
I ragazzi neppure ci venivano più, troppo impegnati a passare le loro ore dentro la rete. Niente più partite al pallone. Niente più avventure nel torrente a fantasticare di tesori smarriti o a costruire dighe per creare una loro piccola piscina; probabilmente ora non gli sarebbe nemmeno stato permesso di farlo per non deturpare l’ambiente, perché il corso d’acqua era troppo inquinato e si potevano contrarre malattie.
I tempi erano cambiati.
Le aspettative erano cambiate.
Tutto era cambiato. C’erano più regole da rispettare. Più obblighi da assolvere. Si sorrideva sempre meno, quando invece a lui e alla sua generazione bastava un niente per sorridere.
Eppure non si sentiva triste. Anche se i suoi amici se n’erano andati, anche se del luogo dei loro giochi e amori non rimaneva che un soffocato angolo di verde, non provava rimpianto per quello che era passato.
Una foglia si posò sulla panchina. La prese per il picciolo tra l’indice e il pollice e cominciò a farla girare su se stessa, prima in un verso, poi nell’altro.
Uno scrittore dalla fervida immaginazione avrebbe potuto dire che quel parchetto era la sua macchina del tempo, il mezzo per tornare in un passato dove era felice e così sfuggire a un presente che non gli piaceva. Qualcosa di simile alla tana del Bianconiglio di cui scriveva King, ma che funzionava solo nella sua testa. Un modo molto prosaico per dire che gli era andato in pappa il cervello e che come ogni vecchio viveva solo di ricordi.
No, per lui non era così. Anche se ormai era molto cambiato, quel luogo gli serviva per ricordare come si faceva a sognare, cosa si provava quando si vedeva il mondo come un posto pieno di opportunità e tutto era ancora possibile, proprio come quando si era giovani.
Si sistemò più comodamente sulla panchina e, alzando lo sguardo sulla collina che stava oltre il torrente, fantasticò di luoghi che doveva ancora visitare.