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L’inizio della Caduta

 

Jonathan Livingston e il Vangelo

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L’Ultimo Demone

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L’Ultimo Potere

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Strade Nascoste – Racconti

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Il magazzino dei mondi 2

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Il magazzino dei mondi 2
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Berserk 42

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Berserk 42 Edizione CollectionCon Berserk 42 (edizione Collection, che unisce i numeri 83 e 84 dell’edizione regolare) riprende la narrazione delle vicende di Gatsu e compagni dopo la morte di Kentaro Miura. Basandosi su quanto lasciato dal creatore del manga, con i disegni realizzato dalla Studio Gaga e la supervisione di Kouji Mori, la storia continua dalla rivelazione che il bambino della Luna altri non era che Grifis, risvegliatosi da quello che era stato una sorta di sogno in cui lui, in una notte di plenilunio, diveniva un bambino e assaporava il calore di una famiglia. Per chi non ha seguito tutta la storia di Berserk, la cosa può sembrare complicata. Gatsu e Caska stavano aspettando un bambino prima dell’avvento dell’Eclissi; sarebbe stato solamente loro se non fosse stato per lo stupro perpetrato ai danni di Caska da Grifis rinato come Phemt, il quale contaminò il feto con il male derivante dalla sua nuova condizione. Sopravissuti alla strage, Gatsu e Caska videro nascere prematuramente il feto/bambino, deforme ma con poteri derivanti dal Grifis. Al tempo dei Capitoli della Condanna, ormai in fin di vita, il feto fu accolto da una strana creatura che utilizzando un Bejelit fece rinascere Grifis come uomo, dando il via a una nuova era. Il Grifis rinato era sì Grifis, ma aveva anche una parte del bambino di Gatsu e Caska e questa giustifica il suo voler passare del tempo con loro e assaporare quell’affetto cui un bambino anela.
La comparsa di Grifis sull’isola degli elfi ha un effetto sconvolgente: Caska rivive il trauma provato durante l’Eclisse, Gatsu va in berserk attaccando Grifis, l’isola viene attaccata da una sorta di marea/blob oscura. Nonostante tutto il suo impegno, Gatsu non riesce a colpire una sola volta il nemico, che rapisce Caska e vola via sulla schiena di Zodd arrivato sull’isola in volo. Il Guerriero Nero rimane sconvolto per non essere riuscito a infliggere un solo colpo; lui che non aveva mai creduto in niente, ma solo sulla sua spada, si vede venire meno l’unica convinzione che aveva. Sentendosi tradito, crolla. Salvato ancora una volta (lui e gli altri compagni) dal Cavaliere del Teschio, Gatsu viene messo al sicuro sulla nave con il quale sono arrivati mentre l’isola degli Elfi collassa e le creature fantastiche si dissolvono lasciando il mondo reale; così, uno sconvolto Isidoro vede svanire davanti a sé Isma (in parte sirena), tenendo tra le mani l’unica cosa che resta di lei, i vestiti.
Altrove, nella città di Falconia, Caska viene servita e trattata come una principessa, ma si capisce da subito che non è se stessa, è come se fosse in trance, vittima di un’ipnosi; riesce a uscire da questo stato e tenta di ribellarsi e scappare, ma viene ripresa e riportata nello stato in cui era costretta.
Sulla nave, le streghe e i maghi fuggiti dall’isola ormai scomparsa stanno perdendo i loro poteri, dato che non c’è più l’albero di ciliegio da cui traevano la magia, e così tutto quanto riguarda ciò che viene dal mondo spirituale dipende da Farnese e da Shilke. E mentre la piccola maga si appresta a dare il via a un rito per mettersi sulle tracce di Caska, e Gatsu deve fare i conti con lo spirito della sua armatura, la nave viene assalita dai Kushan.
Cosa dire del primo volume realizzato senza Kentaro Miura?
Per quanto riguarda la storia, è ancora presto per dare un giudizio, dato che non ci si è allontanati molto dalle ultime vicende narrate da Miura; l’unica cosa che ci può notare (non si sta dando una connotazione negativa alla cosa, è solo una costatazione) è che ci sono meno dialoghi rispetto a certi volumi realizzati dal Kentaro (questo però non vuol dire molto, dato che anche per certi capitoli l’autore di Berserk non ne ha usati molti, basta vedere il volume 80 dell’edizione regolare).
Per quanto riguarda i disegni invece, il livello rimane alto e non delude; certo, Miura era Miura, ma i membri dello Studio Gaga hanno reso onore al compianto mangaka dimostrando grande impegno e perizia.
Mori e Studio Gaga in questo Berserk 42 sono stati convincenti: ci si augura che continuino così (e anche meglio se possibile, così da dare una degna conclusione a questa lunga storia.)

Azioni di governo

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Un fatto riguardante il ministro Sangiuliano ricora una scena del film Fuga per la vittoriaAlle volte si vorrebbe scrivere altro, ma ci sono cose che vanno mostrate e di cui occorre parlare. Tante sono le polemiche nei confronti del governo e le reti televisive pubbliche, per molti divenute fonte di propaganda del governo, al punto da soprannominarle Tele Meloni; tutto questo non è certo nuovo, dato che una cosa simile accadeva già al tempo dei governi Berlusconi. Tuttavia, succede che certi fatti sono così grotteschi da non meravigliarsi se ci sono contestazioni. Ormai delle uscite infelici di Lollobrigida e Sangiuliano si è perso il conto (tra quelle del ministro della cultura vanno annoverate quella di essere giudice del premio Strega e il suo non aver letto “approfonditamente” (aggiunta dove aver fatto intendere di non aver letto i libri) i testi in concorso, di aver asserito che Dante era fondatore del pensiero di destra e che Colombo si era ispirato a Galileo Galilei (nato decine d’anni dopo la scoperta dell’America) per i suoi viaggi), però l’ultimo fatto avvenuto è sia grave sia ridicolo: Sangiuliano va al Taobuk e viene fischiato. Ma i fischi nel video trasmesso dalla Rai sono spariti e al suo posto ci sono applausi. La Rai interviene per dire che non è stata lei (responsabilità appartente, secondo la Rai, agli organizzatori di Taobuk). Questa cosa, oltre a falsare gli eventi, può che essere presa come propaganda per il ministro e il governo; ricorda un vecchio film, Fuga per la vittoria, dove, durante la partita tra nazisti e Alleati, il commentatore nazista metteva applausi finti per far credere che il pubblico incitasse il bel gioco della squadra tedesca, quando invece il pubblico se ne stava in silenzio.
Quello che fa sorridere, ma è un sorriso amaro, è che solo un giorno prima Salvini aveva parlato di ditttura delle minoranza: secondo il ministro, “C’è la minoranza che spesso e volentieri si comporta da maggioranza, pretendendo di imporre alla maggioranza politica e culturale del paese il suo modo di vivere e ragionare. Semmai quindi qua c’è il problema della dittatura delle minoranze, non il contrario”. Il suo intervento è nato in risposta alle parole di Mattarella: “Non trasformare il diritto della maggioranza a governare in un assolutismo della maggioranza; bisogna rimanere coscienti dei propri limiti nell’esercizio del potere: il “dovere di governare” non può mai significare una restrizione dei diritti da parte della maggioranza nei confronti della minoranza.”
E visto che per qualcuno le minoranze sono un problema, ci si domanda se, sempre per quel qualcuno, la soluzione sia come quella del film It – Capitolo 2, dove un omosessuale viene pestato a sangue e poi buttato da un ponte.

Una possibilità neanche tanto immaginaria, dato che in parlamento, forze della maggioranza hanno aggredito in branco il deputato Donno, prendendolo a calci e pugni (un fatto che ha ricordato lo squadrismo); un’aggressione che poi semplicemente è stata fatta passare dalle forze di governo come disordini.
Quale sia la direzione presa da questo governo italiano è chiaro; occorre vedere se la maggioranza delle persone che lo hanno votato capisca l’errore che ha commesso.

Filosofia e L'Ultimo Potere

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L'Ultimo Potere e la filosofiaEra da tempo che avevo intenzione di scrivere questo articolo, ma per un motivo o per l’altro mi sono ritrovato a rimandare; l’articolo di Andrea D’Angelo mi ha dato l’input di farlo. Il mio non voleva essere un pezzo che esamisse in generale l’argomento, per esso vi suggerisco di leggere quanto scritto da Andrea, ma una breve analisi su dei miei lavori, uno in particolare.
L’Ultimo Potere appartiene al ciclo di I Tempi della Caduta, è il secondo che ho scritto di questa serie in ordine di tempo, ma non è il secondo in ordine cronologico per quanto riguarda il verificarsi degli eventi, bensì il terzo (il secondo, che si pone tra esso e L’inizio della Caduta, è in fase di stesura): per chi non lo conoscesse, si tratta di un romanzo che mette insieme fantasy (demoni), sovrannaturale (spiriti) e fantascienza (esperimenti genetici, mutazioni). Tuttavia, per non creare false aspettative, non è un romanzo di pura e semplice azione; chi ha letto le mie opere ha potuto vedere che lascio spazio all’introspezione dei personaggi, perché la ritengo parte importante sia per lo sviluppo della storia, sia per arricchire la lettura. Rispetto agli altri miei lavori però, in L’Ultimo Potere ho voluto fare qualcosa di diverso, ovvero, non ho voluto che fosse solo un romanzo, ma ho fatto sì che il romanzo si unisse alla saggistica. No, non c’è da aspettarsi un capitolo d’azione e un capitolo di dissertazioni filosofiche, eliminiamo subito i dubbi: semplicente all’interno della storia ho voluto creare delle scene, per lo più quelle inerenti al personaggio di Maestro, dove di analizzavano certi temi come se si facesse filosofia (forse non è il termine più adatto da utilizzare, ma serve per rendere l’idea, vista la ricerca di conoscenza, comprensione e verità che i personaggi fanno durante le vicende). In questa scelta devo ammettere che sono stato influenzato dalla visione del film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, in special modo dalla partita a scacchi tra Antonius Block (Max von Sydow) e la Morte (scena che ho voluto omaggiare in un qualche modo in L’Ultimo Potere).
Secondo alcuni pareri ricevuti questo è un difetto, per qualcuno il romanzo così non funziona; se si vuole, questo in un qualche modo è vero, perché non si tratta solo di un romanzo: una parte infatti non è romanzo. Ero conscio delle obiezioni che poteva sollevare la lettura di L’Ultimo Potere e rispetto l’opinione che viene data in questo senso; tengo però a precisare una cosa: è stata una scelta voluta, non si è trattato di un sbaglio. Quando ho voluto scrivere L’Ultimo Potere, volevo farlo esattamente così: può piacere o non piacere, ma non è stato un errore di valutazione. Sicuramente non rispecchia i canoni classici che la pubblicazione tradizionale richiede, come non rispecchia i dettami di opera commerciale, ma L’Ultimo Potere non è e non vuole essere un’opera commerciale, dove ci si adegua alle regole del mercato: se avessi voluto farlo, avrei scritto qualcos’altro. Questo perchè L’Ultimo Potere è nato da un impulso oscuro che voleva raccontare una storia che i più vorrebbero evitare di sentire.
Detta così, la cosa appare melodrammatica, tenebrosa, quasi da poeta maledetto, per questo meglio fare qualche passo indietro e raccontare come sono andate le cose.
Quando finii di scrivere Strade Nascoste, mentre facevo la revisione, subito partii con la prima stesura del secondo romanzo su Asklivion; scrivevo a ritmo costante, con buona ispirazione, al punto che in breve tempo scrissi diversi capitoli per un totale di circa duecento pagine. A un certo punto però cominciò ad affacciarsi alla mente un’altra storia che, nonostante cercassi di metterla da parte e di dirle di starsene buona perché dovevo continuare a scrivere altro, faceva sempre più pressione per prendere forma: era una storia cupa, una storia che toccava elementi reali come il mobbing, le morti bianche, il piegare tutto ai soldi, dignità calpestate, perdita d’umanità. Già in Strade Nascoste c’era l’idea (che poi ho applicato maggiormente in seguito) che la scrittura non dovesse essere solo intrattenimento; nella storia che stavo allora per scrivere era presente ancora con più forza, perché alle volte è necessario sensibilizzare su certe tematiche, denunciari certi problemi. Soprattutto se i più cercano di evitare di parlarne: a questo punto, diventa quasi dovesoro che qualcuno ne parli.
Così mi fermai col mondo di Asklivion (e purtroppo devo dire che è ancora fermo) e cominciai a scrivere quella storia; allora aveva un altro titolo, ma sarebbe poi diventata L’inizio della Caduta. La storia si rivelò complessa e non poteva certo essere messa in un unico volume: uno, perché sarebbe divenuta troppo lunga, due perché i fatti da narrare si evolvevano in tempi differenti, con dei lassi temporali che variavano da qualche anno a diverse decine di anni (o anche un po’ di più).
Il ciclo di I Tempi della Caduta non era stata prefissato, come invece era successo con quello di Asklivion, ma l’ispirazione non avvisa sul quando arriva: la si può accettare o non accettare. In un caso di possono cogliere, delle occasioni nell’altro… beh, se ne possono cogliere altre, che portano altrove.
Le opere che ho scritto non mi hanno fatto diventare ricco monetariamente (ben lungi dall’esserlo) e dubito che mai lo faranno, ma mi hanno permesso di migliorare il mio modo di scrivere, mi hanno aiutato a prendere atto di certi aspetti della vita e mi hanno permesso di vederli sotto altri punti di vista. Quindi, posso definire che quanto fatto è stato un successo; qualcuno potrebbe vederla come un modo di raccontarsela per non essere riuscito a raggiungere pubblicazioni danarose (una sorta di la volpe e l’uva, dove l’animale, non potendo raggiungere il frutto, si dice non interessato ad averlo) oppure definire quello che ho fatto un fallimento: non posso certo far cambiare idea a chi la pensa così. Certo, maggiori entrate economiche con la realizzazione delle mie opere non avrebbero certo fatto schifo, anzi, però bisogna anche vedere che ci sono aspetti della vita che vanno oltre il guadagno, perché non tutto gira attorno ai soldi (anche se è, al momento, necessario per la sopravvivenza).

Le Fasce del Lutto

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Le Fasce del LuttoLe Fasce del Lutto è il terzo volume della seconda trilogia di Mistborn di Brandon Sanderson e prende il nome dai bracciali feruchemici indossati dal Lord Reggente (l’antagonista del primo volume della prima trilogia Mstborn), contenenti un potere capaci di far divenire praticamente una divinità.
Waxillium, che si sta ancora riprendendo dagli eventi del romanzo precedente, sta per sposarsi con Steris come da contratto tra le due famiglie; naturalmente, trattandosi di lui, le cose non possono andare per il verso giusto e la cerimonia viene interrotta da un’inondazione causata dal ribaltamento di una cisterna d’acqua. Non bastasse questo, viene raggiunto da un kandra che lo mette a conoscenza di alcuni fatti importanti: un suo simile ha fatto una grande scoperta, il probabile ritrovamento delle Fasce del Lutto del Lord Reggente. Il problema è che gli è stato tolto uno dei suoi spuntoni (è grazie a essi che sono stati creati e hanno i loro poteri) e le sue memorie non sono affidabili. Sembra che dietro tutto questo ci sia Quadrante (zio di Wax e membro dell’Ordine); senza contare che la sorella di Wax sembra essere tenuta prigioniera proprio da Quadrante.
Wax, assieme al fido Wayne, Marasi, Steris e MeLaan parte per questa nuova avventura, che inizia subito con un assalto al treno su cui viaggiano. Giunti a Nuova Seran, la città esterna da cui far partire la ricerca, le cose appaiono più gravi del previsto: si sta creando una sollevazione contro la capitale Elendel. E naturalmente dietro tutto questo non può che esserci Quadrante e l’Ordine. Finiti di nuovo nei guai, Wax e compagni devono fuggire alla svelta, recandosi in una zona dove sta succedendo qualcosa di grosso. E qui mi fermo per non fare altri spoiler; ma ci saranno colpi di scena, tradimenti (l’unica cosa che si può aggiungere è che Quadrante non è così in alto nelle gerarchie dell’Ordine).
Brandon Sanderson con Le Fasce del Lutto amplia il mondo dei Mistborn, mostrando non solo le città esterne alla capitale, ma rivelando che ci sono altre regioni e popolazioni, con la loro storia e cultura; nuove tecnologie sono immesse, vengono date nuove informazioni sui poteri (si parla d’Investitura, già sentita nelle Cronache della Folgoluce) e si avvicina sempre di più la minaccia di Trell, che, per chi conosce il Cosmoverso di Sanderson, è qualcuno di molto potente, appartenente ai Frammenti.
Tutto questo è interessante, così com’è interessante il ritorno di una figura già vista nella prima trilogia (come già detto, niente spoiler), tuttavia, benché si sia davanti a un altro buon lavoro di Sanderson (unica nota che mi viene da fare è il soffermarsi, durante una frenetica scena d’azione, in una descrizione del paesaggio), è un po’ meno d’impatto del volume precedente, dove Wax non solo scopre che la donna che aveva amato nelle Lande non era morta, ma che altro non era che il kandra impazzito che stava minando la società e che lui ha dovuto fermare a tutti i costi, uccidendola definitivamente.
In Le Fasce del Lutto c’è più azione e meno mistero, ma questo è pure logico, perché arriva il momento in cui si deve dare risoluzione a quanto mostrato, non potendo lasciare tutto avvolto nelle nebbie (affermazione che in questa ambientazione calca alla perfezione); questo però non inficia la godevolezza del volume (finito di leggere in poco tempo, benché l’avessi centellinato per godermelo il più possibile).

Elezioni giugno 2024

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Elezioni giugno 2024Che cosa dire delle elezioni di giugno 2024?
Che c’è stato un aumento dei voti per la destra, anche se la maggioranza continua a essere europeista. La cosa divertente, se la si vuole mettere in questo modo, è che al termine delle votazioni sono tutti contenti, è come se avessero tutti vinto, anche se c’è chi ha perso (e pure male); che piaccia o no, che sia solo apparenza, questo è il gioco della politica.
Ma che cosa hanno portato queste elezioni?
In alcuni casi hanno portato delle scosse non indifferenti in certi paesi. In Francia, per la vittoria di Le Pen, è stato deciso di sciogliere il Parlamento e di andare a elezioni anticipate. In Belgio, il primo ministro si è dimesso. In Germania, con l’AfD al secondo posto, il partito del Cancelliere Scholz ottiene uno dei risultati peggiori e la sua posizione non è più forte come prima. In Italia, a parte le delusioni di Renzi e Calenda (ma la cosa non sorprende, visto lo spessore dei due politici), c’è solo da annotare i malumori interni della Lega, con uno dei suoi fondatori, Bossi, che ha preferito votare un esponente di FI piuttosto che il suo partito vista la scelta di Salvini di puntare su Vannacci (figura che strizza sempre più con forza l’occhio al fascismo, anzi è più di uno strizzare l’occhio): ci si dovrebbe domandare se c’è davvero da esultare, visto che con Vannacci si saranno ottenuti dei voti, ma ne sono stati persi anche da una parte interna che è contraria alla sua scelta.
Questi risultati sono sorprendenti, come dice qualcuno?
In verità, no. Uno, perché da tempo si respira un clima d’intolleranza e la voglia di autoritarismo che sono propri delle destre. Due, perché ciclicamente la gente, stanca di vedere sempre i soliti problemi e costatare che non ottengono soluzione, si stanca e allora vota per la parte opposta a quella al momento al comando, con la speranza che tale scelta porti al cambiamento. Cosa che spesso non avviene e così, alle elezioni successive, fa cambiare di nuovo il voto. Ormai è divenuta una cosa ripetitiva.
Che cosa porteranno queste elezioni?
Al momento nulla: le cose dovrebbero rimanere come sono. Tuttavia, non si può rimanere indifferenti alla crescita dell’intolleranza, dell’odio verso il diverso, del desiderio di autoritarismo e di certe derive che vedono come soluzione l’uso del braccio e del manganello più che della ragione; come bisogna prestare molta attenzione al correre dietro qualsiasi cosa che possa portare maggior consenso o a certe dichiarazioni che vengono fatte tipo quelle di Salvini: “Il popolo ha sempre ragione nel bene e nel male”: un modo di dire non solo sbagliato, ma molto pericoloso: con simili frasi e mentalità si giustificano anche le cose più orribili. Seguendo quanto affermato da Salvini, il popolo tedesco eleggendo Hitler aveva ragione e aveva ragione con tutto quello che ne è seguito: la Seconda Guerra Mondiale, con le sue decine di milioni di morti e la macchia indelebile dei lager e dell’Olocausto. Il fatto che poi tanti pensino che una cosa sia giusta non la rende giusta, la maggioranza non è sinonimo di giustezza: per tanti anni in tanti hanno reputato che l’amianto fosse una grande scoperta e si sono costruite tante strutture con esse, salvo poi scoprire che l’amianto era molto dannoso per la salute delle persone.
In un periodo delicato come questo bisogna fare molta attenzione alle scelte che vengono fatte e pensare alle conseguenze che comportano, soprattutto con quello che sta succedendo, con tanti paesi in attrito tra loro, pronti a scatenare conflitti (Europa, Stati Uniti e Russia tra di loro; Israele con il mondo arabo; il mondo arabo pronto a farsela con chiunque non sia dei suoi; la Cina contro Taiwan; la Corea del Nord contro quella del Sud).

L'anno del Demone

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L'anno del DemoneL’anno del Demone, secondo volume di Le Cronache delle spade di Inazuma di Steve Bein, è un buon libro ma non raggiunge il livello del suo predecessore, La figlia della spada. Come nel primo volume, la narrazione è divisa tra passato e presente: nel passato si narrano le vicende di Daigoro, personaggio già incontrato e possessore della spada Vittoria Gloriosa Indesiderata, e di Kaida, una ama (pescatrice subacquea) che vive in una sperduta isola e che sogna di andarsene per stare così lontana dalla gente limitata del suo villaggio e soprattutto dalla perfidia delle tre sorellastre, che fanno di tutto per rendere la sua vita un inferno. Nel presente continua la storia di Mariko, alle prese con un intricato e misterioso caso in qualche modo legato al lascito del suo senpai.
Tutto ruota attorno alla Maschera del Demone, un oggetto che pare avere un legame particolare con la spada Vittoria Gloriosa Indesiderata: la prima volta viene usata per ritrovare la spada da una nave inabissata (la parte che vede protagonista Kaida). Nella seconda il possessore dell’artefatto sviluppa un’ossessione verso l’arma dopo che essa l’aveva danneggiata ai tempi di Daigoro. Cosa che si ripete la terza volta quando viene rubata da casa di Mariko. In più ci i aggiunge la presenza del Vento, un clan di shinobi dalle grandi capacità e dall’ampio addestramento, che può essere considerato un protagonista del romanzo al pari di Kaida, Daigoro e Mariko.
La parte più interessante, a mio avviso, è quella riguardante Daigoro, giovane signore del casato Okuma (e ora anche giovane sposo) impegnato nel difficile compito di governare le sue terre e seguire il bushido, la strada del guerriero: essere governante, fare la cosa giusta e camminare sulla via dell’onore sono spesso difficili da far coesistere e per Daigoro le cose non si mettono bene, soprattutto quando per non far uccidere un innocente attira le ire di Shichio, generale agli ordini del reggente Hideyoshi (figura storica realmente esistita) e possessore della Maschera del Demone. Ossessionato dall’avere la spada di Inazuma, cerca in ogni modo di eliminare il povero Daigoro. E anche se quella di Daigoro è la parte migliore, presenta una scena che lascia perplessi: benchè possegga una spada prodigioda come Vittoria Gloriosa Indesiderata (capace di far vincere sempre chiunque non abbia sete di combattimento ma che combatte solo perché costretto), fa un po’ pensare come un diciassettenne menomato a una gamba fin dalla nascita possa mettersi a correre e sconfiggere (anche se con l’aiuto di un membro del Vento e di Katsushima, un ronin) una cinquantina di soldati. Personalmente la trovo una cosa un poco inverosimile (non lo sarebbe se fossimo in una seduta di D&D o in un fumetto di supereroi, ma in una storia del genere per me lo è).
La parte inerente Mariko è sì valida, ma non allo stesso livello del romanzo precedente: ci sono le indagini sulla setta che vuole cambiare l’ordine stabilito, c’è il nesso tra la maschera e la spada, c’è il ritrovamento della spada (che avviene un po’ per caso), ma benchè il tutto scorra abbastanza agevolmente, manca quel pathos che invece in La figlia della spada era ben presente.
In definitiva L’anno del Demone è una lettura godevole, ma un paio di gradini sotto il romanzo precedente alla saga scritta da Steve Bein.

Recenti pubblicazioni fantastiche

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Facciamo una breve carrellata sulle quarte di copertine di alcune delle pubblicazioni recenti nell’ambito del genere fantastico.

Shalini Boland, I vampiri di Marchwood. Hunted. Newton Compton.
Innamorarsi non è mai stato così complicato Avere un fidanzato vampiro ha i suoi vantaggi. Specialmente se il non-morto in questione è bellissimo, dolce e ferrato nella caccia ai demoni. Madison Greene è più innamorata che mai del suo Alexandre, ma è innegabile che, per un’umana, qualche volta si riveli rischioso circondarsi di creature secolari assolutamente imprevedibili e inclini all’inganno. Per questo non riesce a fidarsi dell’affascinante sconosciuta dagli occhi azzurri disposta a tutto pur di attirare le attenzioni di Alexandre. La misteriosa Nadia sembra essere avvolta da segreti pericolosi e celare verità insidiose, che potrebbero mettere a repentaglio tutto ciò che Madison e Alexandre hanno conquistato a fatica. Madison non le permetterà di allontanarla dall’amore della sua vita. Anche perché questa volta in gioco non c’è soltanto la loro felicità, ma la sopravvivenza stessa dei Vampiri di Marchwood.

Juliette Cross, Effetto strega. Mezzanotte. Newton Compton.
Strega timida e introversa, Isadora Savoie trascorre gran parte del tempo nella sua serra oppure al rifugio per animali, dove esercita con dedizione i suoi poteri curativi. Tuttavia, quando alcune ragazze del vicinato scompaiono, si ritrova suo malgrado coinvolta nel mistero e si mette a cercare indizi. Il suo unico alleato nell’indagine? Devraj Kumar, un vampiro seducente con un unico hobby: flirtare. Dopo trecento anni trascorsi da leggendario guerriero che si muove nell’ombra, Devraj è irrimediabilmente attratto da Isadora, che è il suo esatto opposto e sembra non subire per nulla il suo fascino oscuro. Lui vuole conoscerla meglio, carpirne ogni segreto e rubarle il cuore. Tra maratone di film bollywoodiani, app di dating sovrannaturali e lezioni di guida sexy, Devraj riuscirà a conquistare Isadora? E soprattutto, insieme scopriranno che fine hanno fatto le ragazze scomparse?

Olivia Atwater, Half a soul. Metà di un’anima. La biblioteca di Daphne. Rizzoli
Da quando è stata maledetta da un fae che le ha rubato metà dell’anima, Theodora Ettings non sente più emozioni come paura o imbarazzo, cosa che la espone a ogni tipo di scandali involontari nella raffinata Inghilterra dell’epoca Regency. Per questo, l’unico obiettivo di Dora per la stagione mondana londinese è quello di non attirare l’attenzione e non compromettere le possibilità di sua cugina di trovare un marito. Ma quando Lord Elias Wilder, il Lord Sorcier d’Inghilterra, viene a sapere della sua condizione, Dora si trova trascinata in tumultuose vicende di maghi e creature fatate. Lord Elias è un uomo bellissimo, bizzarro e incredibilmente sgarbato, ma gira voce che compia tre prodigi inverosimili ogni giorno, ed è disposto ad aiutare Dora a recuperare la sua metà mancante. Se il buon nome di Dora riuscirà a sopravvivere sia alla maledizione che la tormenta che al nuovo legame con l’uomo meno amato di tutta l’alta società londinese, forse la ragazza potrà reclamare il suo legittimo posto nel mondo; ma quanto più tempo Dora passa con Elias, tanto più comincia a sospettare che, in fondo, per innamorarsi può bastare anche metà anima…

Brenda K. Davies. Shadows of fire. Queen edizioni.
Benvenuti nei Regni dell’Ombra. Quando arriva l’invito per l’Imbrunire, Lexi non riesce a credere che lei, per metà vampira, sia stata invitata ad accedere al regno dei Fae oscuri. Dopo l’incontro con Cole, principe dei Fae oscuri, non può dimenticare tanto facilmente quel suo primo viaggio in un Regno d’Ombra. Fresco della guerra che ha devastato il dominio dei mortali e distrutto la sua famiglia, Cole è in lotta per ricomporre i pezzi della sua vita. Si è sempre identificato di più con la sua parte di Fae oscuro, ma quando la presenza di Lexi risveglia la sua metà licantropa, non riesce a resistere all’attrazione per lei. Quando la tensione ostile tra i diversi immortali esplode, Lexi fugge dall’Imbrunire verso il dominio dei mortali. Una volta a casa, è sicura che non rivedrà mai più Cole. Poi, però, la tragedia colpisce e si scopre nel torto. Lexi non è in grado di respingere Cole… anche se, aiutandolo, mette sé stessa in pericolo. Il loro amore crescente sopravviverà alla crudeltà dei Regni d’Ombra o saranno loro i prossimi a cadere?

Charlotte J. Bright. Trilogia del Nerva. Fanucci.
Il Nerva è un’arma, un dono, un potere che permette ai suoi portatori di manipolare ogni forma di energia. Per Anna Baird Drake, il Nerva è una condanna. Ma se invece fosse la soluzione? In un futuro in cui l’umanità si è trasformata in una società interstellare, il mondo brulica di spie e traditori che cospirano per impossessarsi del Nerva. Anna è l’ultima di una dinastia che da sempre lo controlla e sono due decenni che si sposta, insieme alla sua famiglia, tra i sistemi solari del Circolo Galattico Definito. Ma nascondersi è praticamente impossibile. All’ennesimo tentativo di proteggere il Nerva dall’assidua ricerca di Goran, il leader dei ribelli, Anna è costretta a rifugiarsi nell’esercito della Difesa sotto falsa identità. Con il suo spirito inadatto al rigore militare, si ritrova ben presto nel mirino delle pressanti attenzioni del tenente più scontroso ed enigmatico dell’esercito, Seneca Graves, e lei stessa non riesce a ignorare il piacere che prova a sfidarlo. Ma il pericolo è dietro l’angolo e se la sua identità venisse allo scoperto, il Circolo Galattico Definito rischierebbe la distruzione. Ma lo scontro sembra inevitabile e anche le capacità dei nuovi amici dell’Accademia saranno messe a dura prova. In un momento in cui gli equilibri del mondo sono in bilico, riuscirà Anna a proteggere e controllare il suo micidiale segreto e al tempo stesso l’impulso che prova per Seneca?

Owen King. Il museo dei misteri. Sperling & Kupfer.
Il museo dei misteri, una delle ultime pubblicazioni fantasticheA prima vista, il mondo non è cambiato affatto: i tram sui viali, i grandi alberghi, i caffè pieni di gente. I ragazzi in strada giocano ancora sui due grandi ponti che dividono la città, e i più snob continuano ad avventurarsi sulla Nave Obitorio in cerca di una serata divertente. Eppure, basta una scintilla per innescare una rivolta. Per la giovane Dora, che lavora all’Università Nazionale, è giunta finalmente l’occasione per fare un passo decisivo. Inizia a uscire con Robert, uno studente dalle idee radicali, ed è finalmente libera di indagare su ciò che suo fratello Ambrose potrebbe aver visto alla Società per la Ricerca Psichica prima di morire. Ma è un altro l’edificio di cui Dora è incaricata di occuparsi: il Museo Nazionale del Lavoratore. Questa strana costruzione dimenticata da tutti, che pullula di inquietanti statue in cera di minatori, infermieri, negozianti e altre figure assolutamente realistiche, nasconde un mistero. Mentre fuori la rivoluzione e la controrivoluzione scatenano forze oscure, inaspettate e terrificanti, Dora si avventura fino ai confini del mondo in cerca di una verità taciuta troppo a lungo.

Penn Cole. Spark of the Everflame. La biblioteca di Daphne. Rizzoli.
Spark of the Everflame è il primo libro della “Saga degli Eletti”, una serie fantasy epica in quattro volumi che segue Diem Bellator nella sua battaglia contro l’ingiustizia e l’oppressione, nel viaggio alla scoperta di sé stessa e alla ricerca del vero amore.
In un mondo colonizzato dagli dei e governato dalla loro spietata prole, i Discesi, Diem Bellator vuole sfuggire alla vita isolata del suo misero villaggio. L’improvvisa scomparsa della madre e la scoperta di un pericoloso segreto legato al suo passato offrono a Diem l’inaspettata opportunità di entrare nel mondo oscuro dei Discesi e di svelare la fitta rete di misteri che sua madre ha lasciato dietro di sé. Con l’affascinante e enigmatico erede al trono che osserva ogni sua mossa, e un’alleanza con la fazione ribelle che la recluta per unirsi all’imminente guerra civile, Diem dovrà destreggiarsi tra le regole non scritte dell’amore, del potere e della politica per salvare la propria famiglia e tutti i mortali.

Renée Ahdieh. La rosa del califfo. Newton Compton.
Shahrzad è stata la moglie del califfo del Khorasan. Era giunta nella sua dimora con lo scopo di vendicare la morte di altre fanciulle andate in sposa a lui. Poi il suo piano è saltato, Khalid non è infatti il mostro che tutti credono. È un uomo tormentato dai sensi di colpa, vittima di una potente maledizione. Ora che è tornata dalla sua famiglia, Shahrzad dovrebbe essere felice, ma quando scopre che Tariq, suo amore d’infanzia, è alla guida di un esercito e sta per muovere guerra al califfo, la ragazza capisce che deve intervenire se vuol salvare ciò che ama. Per tentare di evitare una sciagura, spezzare quella maledizione, ricongiungersi a un uomo di cui ora scopre di essersi innamorata, Shahrzad farà appello ai suoi poteri magici, a lungo rimasti sopiti dentro di lei…

Stephanie Garber. La maledizione del vero amore. Rizzoli.
Sangue sarà versato, cuori verranno rubati e il vero amore sarà messo a dura prova in questo capitolo conclusivo e mozzafiato della trilogia cominciata con C’era una volta un cuore spezzato.
“Evangeline Volpe aveva sempre creduto che un giorno si sarebbe ritrovata in una fiaba.” Si è avventurata nel Magnifico Nord in cerca del suo lieto fine e sembra proprio che lo abbia trovato: ha sposato un bellissimo principe e vive in un castello leggendario. Ma Evangeline non ha idea del prezzo devastante che ha pagato per vivere la sua fiaba, non sa che cosa ha perduto né che Apollo, suo marito, è determinato a fare in modo che non lo scopra mai impedendole di ricordare e tenendola legata a sé con l’inganno. Inoltre, per essere sicuro che le cose restino tali, dovrà uccidere Jacks, il Principe di Cuori. E Apollo non è il solo a mettersi tra Evangeline e Jacks, c’è anche una donna pronta a tutto perché il Principe di Cuori sia solo suo…

Tahereh Mafi. All this twisted Glory. Una rete di intrighi.

Un fantasy romance ispirato alla mitologia persiana, un triangolo amoroso che vi lascerà senza fiato, una storia sul destino, la vendetta e il desiderio.Il terzo romanzo della nuova serie This Woven Kingdom, traboccante di magia, romanticismo e tradimenti.
In qualità di erede al trono Jinn, Alizeh ha ritrovato il suo popolo e forse anche l’opportunità di liberarlo. Cyrus, il sovrano di Tulan, le ha offerto il suo regno a patto che lei prima lo sposi e poi lo uccida. L’oscura reputazione di Cyrus lo precede: il suo passato sanguinario è noto in ogni angolo del pianeta. Ecco perché ucciderlo dovrebbe rivelarsi un compito facile, soprattutto quando accettare la sua offerta significherebbe avere la strada spianata per compiere il proprio destino. Ma più Alizeh impara a conoscerlo, più si chiede se le terribili storie su di lui siano vere. Intrappolato da una fitta rete di segreti, Cyrus l’ha desiderata da quando è apparsa per la prima volta nei suoi sogni, molti mesi prima. Tuttavia, dopo aver appreso l’identità dell’artefice di quelle visioni – il diavolo – riesce a malapena a guardarla negli occhi, tantomeno a sopportarne la compagnia. Eppure, nonostante i loro sforzi per disprezzarsi a vicenda, i due sono preda di un’attrazione che li consuma e che minaccia di distruggerli entrambi. Nel frattempo, il principe Kamran approda a Tulan, pronto ad attuare la sua vendetta…

Shelby Mahurin. The scarlet veil. La cacciatrice e il vampiro. Vol. 1. HarperCollins Italia.
Dal perturbante mondo di Serpent&Dove, un nuovo dark romance pieno di tensione e colpi di scena. Popolato di vampiri, fantasmi e oscure creature che risorgono dalle tenebre del passato, The Scarlet Veil racconta la storia di una giovane cacciatrice e della sua coraggiosa lotta contro un nemico misterioso.
Sono passati sei mesi da quando Célie ha sfidato la tradizione e, lasciando tutti a bocca aperta, ha preso i sacri voti per unirsi agli chasseur, prima cacciatrice in una confraternita di soli uomini. Con il suo fidanzato Jean Luc al comando, è decisa a portare avanti la propria missione e a proteggere Belterra, ma il passato non le dà tregua: misteriosi sussurri la perseguitano e un nuovo male risorge dall’oscurità, lasciando dietro di sé una scia di cadaveri con due punture gemelle nel collo. Ora Célie ha un nuovo motivo per temere il buio, perché qualcosa – qualcuno – la sta cercando. E nonostante i confratelli e Jean Luc cerchino di proteggerla, non c’è magia né spada che possa tenerla al sicuro da un mostro che si nasconde dietro belle parole e sorrisi taglienti. Se non vuole cadere preda delle tenebre, Célie deve trovare il modo di fermare la minaccia che avanza, ma più quel mostro si avvicina, più rischia di cedere ai suoi inquietanti desideri… e ai propri.

Heather Walter. Misrule. Mondadori.
La grazia oscura non c’è più. Temuta e disprezzata per il tenebroso potere che le scorre nelle vene, Alyce si sta godendo la sua vendetta su coloro che l’hanno resa una reietta. Briar è stato un regno bellissimo e corrotto, ma ora è interamente sotto il suo potere, e nessuno può sfuggire alla sua ira. Neanche l’unica persona che ne possiede il cuore. La principessa Aurora ha saputo vedere oltre il volto cupo di Alyce, e conquistare un amore che sembrava promettere l’alba di una nuova epoca. Ma quell’amore ha avuto un prezzo e adesso Aurora dorme un sonno incantato, vittima di un sortilegio che neppure Alyce può spezzare. E così il sogno del mondo che avrebbero potuto costruire insieme è andato in fumo. Alyce è disposta a tutto pur di risvegliare la donna che ama, anche a diventare la mostruosa creatura che gli abitanti di Briar credono che sia. Ma Aurora potrà amarla anche come cattiva? O l’amore è solo per le favole?

Elizabeth May. The Falconer. Mondadori.
Atmosfere gotiche e steampunk, tra Jane Austen e i fratelli Grimm, per una trilogia fantasy ricca di azione, sentimento, umorismo e suspense.
Edimburgo 1844. La bella Aileana Kameron sembra una giovane debuttante come tante, una frivola ragazzina dell’alta società. Di notte però dà la caccia alle malvage creature fatate che terrorizzano gli abitanti della città, in cerca di quella che le ha ucciso la madre. La sua missione di vendetta diventa però più complicata mano a mano che i suoi sentimenti per Kiaran MacKay, l’essere fatato che le ha insegnato a uccidere i suoi simili, si fanno più intensi e ambigui. E quando le fate mettono in atto un complotto per sterminare l’umanità, Aileana deve scegliere tra la soddisfazione personale, l’amore, e la salvezza della città che ama. Anche se ciò significasse fidarsi del nemico. Curato da Alessia Merlo e Rossella Pinto, il volume contiene i romanzi La Falconiera, Il Trono Evanescente e Il Regno Caduto nelle traduzioni di Anna Carbone.

Nisha J. Tuli. La guerra delle dieci regine. Urano saga. Newton Compton.
La prigione di Nostraza è un luogo terribile, in cui la speranza è un miraggio e i detenuti sono disposti a tutto per sopravvivere. Lo sa bene Lor, che vi è rinchiusa da dodici anni per volere dello spietato Re di Aurora ed è consapevole che potrebbe finire i suoi giorni tra quelle mura. Ma il fato per lei ha in serbo qualcosa di diverso: mai infatti avrebbe immaginato di riassaporare la libertà, eppure, durante una sanguinosa rivolta, Lor viene prelevata da Nostraza per essere trasferita alla corte del Sole, dove dovrà contendere il ruolo di Regina ad altri nove Tributi, ragazze che, come lei, parteciperanno a quattro prove potenzialmente letali per conquistare il cuore del Re Atlas. In principio, Lor è spaventata e sopraffatta all’idea di cimentarsi in una competizione mortale, ma poi comprende che quella potrebbe essere la sua grande occasione per vendicarsi del Re di Aurora e di tutto il male che ha fatto a lei e alla sua famiglia. Tra intrighi, pericoli e mutevoli alleanze, riuscirà Lor a ottenere il titolo di Regina e ad attuare i suoi piani di vendetta? Dieci ragazze. Una sfida letale. Il cuore di un re da conquistare.

Carissa Broadbent. Il serpente e le ali della notte. Mondadori.
Oraya è un’umana, figlia adottiva del re vampiro dei notturnati. Si è ritagliata un posto in un mondo destinato per natura a ucciderla, e ha un solo modo per cessare di essere una preda: partecipare al Kejari, il leggendario torneo organizzato da Nyaxia, la dea della morte in persona. Uscire vincitrice dalla feroce sfida fra i tre Casati dei vampiri non sarà facile e Oraya si troverà obbligata a stipulare un’alleanza con un misterioso rivale. Tutto in Raihn è pericoloso. È un vampiro spietato, un assassino infallibile, un nemico della corona… e il suo più potente avversario. Tuttavia, ciò che terrorizza veramente Oraya è la strana attrazione che prova per lui. Ma non c’è spazio per la compassione nel mondo di Nyaxia. La guerra per la corona dei notturnati scoppia a poche settimane dall’inizio del Kejari, mandando in frantumi tutto ciò che Oraya pensava di sapere sulla sua casa. E proprio Raihn sembra comprendere come nessun altro le sue emozioni. In un regno dove nulla è più mortale dell’amore, però, ciò che sta nascendo tra loro potrebbe essere la rovina della giovane umana.

Tahereh Mafi. Shatter me. Vol. 1. Fanucci.

Juliette ha 17 anni e il potere di fulminare chiunque tocchi. A causa di questo è stata rinchiusa in un manicomio per volere della Restaurazione, il movimento che ha preso il potere illudendo la gente di poter riportare il mondo agonizzante al suo primitivo splendore. Dopo 264 giorni di isolamento le viene assegnato un compagno di cella, Adam, che lei riconosce come l’unico compagno di scuola che non l’ha mai trattata alla stregua di un mostro. Adam però è un soldato al servizio di Warner, figlio del comandante supremo della Restaurazione, che intende sfruttare il potere di Juliette per torturare e uccidere gli oppositori del regime. Ma Juliette e Adam, il quale scopre di essere immune al tocco letale di lei, si innamorano e decidono di fuggire insieme e unirsi a un gruppo di ribelli. Riuscirà Juliette a sfuggire al controllo di Warner e alle mire della Restaurazione?

E qui mi fermo. Uno, perché mi sono stancato di cercare e leggere sui vari store quarte di copertine; due, perché quanto mostrato è più che sufficiente per il discorso che si sta per fare.
Che cosa hanno in comune questi libri?
Protagoniste femminili, minacce incalzanti che s’intrecciano con amori, intrighi e misteri di vario genere (che poi tanto vari non sono, ma questo è un altro discorso). In poche parole siamo di fronte a dei romance che si mischiano a fantasy o a paranormal (e in più di un caso non possono mancare vampiri bellissimi).
Che cosa dicono queste pubblicazioni?
Che la maggior parte del pubblico cui si rivolgono è femminile (possono esserci anche dei lettori maschili, ma, se non si è fatta una valutazione errata, si tratta di una minoranza) e che questo è il tipo di storie che si vogliono leggere: gli editori si adeguano alla domanda del mercato. Niente di nuovo e niente di scandaloso.
Ma a questo punto ci si pone un’altra domanda: possibile che autori o autrici non cerchino di creare qualcosa di proprio invece di seguire ciò che vuole la maggioranza? Ok, per essere letti e guadagnare ci si deve adeguare, ma davvero si vuole scrivere di questo? Non si anela a scrivere qualcosa di diverso? Perché va bene tutto, ma vedere libri che sembrano essere progettati a tavolino e fatti con lo stampino alla lunga può diventare stancante. Gli autori non hanno qualcosa di veramente loro che vogliono scrivere, una storia che sentono propria da raccontare? Oppure va bene scrivere qualsiasi cosa pur di essere pubblicati? Non è che per caso si è scambiata la voglia di raccontare con quella di vendere? Sembra che si sia passati dall’essere artisti all’essere commercianti; sì, perché più che libri con storie vere si è davanti a dei prodotti di consumo immediato che dopo poco tempo vengono dimenticati. A distanza di diversi decenni dall’uscita, si parla e si legge ancora Il Signore degli Anelli; quante di quelle pubblicazioni sopra menzionate ci saranno ancora fra qualche anno? Quanti si ricorderanno ancora di essi? Quanti di questi libri invece finiranno al macero oppure in un qualche mercatino dell’usato quando i magazzini dove sono tenuti se ne libereranno per fare spazio ad altri dello stesso tipo ma usciti più di recente?
Soprattutto, quanti di questi libri sono vivi, hanno cioè qualcosa di veramente sentito da parte dell’autore che proviene dal loro vissuto? Ormai tanti sanno che Il Signore degli Anelli ha molto del suo autore: le esperienze di guerra, la perdita degli amici, il legame con la moglie, l’amore per i cavalli, la natura, la preoccupazione portata dall’eccessiva industrializzazione. Questi libri, a parte le cotte dei protagonisti, cosa hanno? Sono dei copioni che ricalcano schemi che hanno dimostrato che per il momento possono vendere. Non c’è molto altro. Non che questo sia un male: l’intrattenimento fa parte della vita. Ma sinceramente si può ricercare di fare e volere qualcosa di più.
Fortunatamente e sicuramente c’è chi scrive ciò che veramente sente e vuole scrivere, purtroppo non passa per la via dell’editoria tradizionale che logicamente risponde al principio di domanda e offerta. Questo è il mercato, che piaccia oppure no.

Sabbia Bianca

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Sabbia BiancaHo preso Sabbia Bianca di Brandon Sanderson appena è uscito (2021) e ho finito di leggerlo da poco. No, non sono lento nel leggere, ma questa è stata una lettura che ho interrotto più volte; vuoi perché il lavoro non è stato diretto totalmente da Sanderson e si vede che manca la sua impronta; vuoi perché le ambientazioni desertiche non mi hanno mai preso molto (benché riconosca che siano buoni lavori, anche in altri ambiti come film (Lawrence d’Arabia) o videogiochi (Prince of Persia) il risultato è stato lo stesso); sarà perché preferisco colline, boschi, foreste e montagne ai paesaggi sabbiosi (comprese le spiagge); sarà perché tutto quel giallo alla lunga stanca, o anche perché i luoghi con poca vita non mi sono di grande ispirazione, sta di fatto che la lettura di Sabbia Bianca è andata a rilento, con parecchi abbandoni e pause. Sembra una contraddizione, ma alla fine la storia mi è piaciuta, seppure non abbia fatto presa come altre opere di Sanderson (Folgoluce, Il Ritmatista, Mistnorn).
Tutto ruota attorno al personaggio di Kenton, figlio del Lord Mastrell del Diem, un’organizzazione che addestra i Dominatori della Sabbia, persone capaci di sfruttare il potere della sabbia; nonostante sia figlio di uno dei Dominatori più potenti, Kelton ha scarso potere, al punto che il padre lo vorrebbe fuori dal Diem. Però il ragazzo, nonostante riesca a controllare solo un nastro di sabbia (mentre i più forti possono arrivare anche a venticinque), è determinato a continuare il cammino di Dominatore e si sottopone al Percorso del Mastrell, una prova durissima che solo chi è dato di grande potere intraprende. Oltre ogni previsione, riesce nel suo intento ma la sua esultanza dura poco perché il diem viene attaccato all’improvviso dai Kertziani, che odiano profondamente coloro che usano il potere della sabbia; la lotta, per quanto dura, sembra essere a favore dei Dominatori, fino a quando Kenton si accorge che c’è qualcosa che non va: l’uso del potere della sabbia sta disidratando più velocemente del normale i Dominatori, portandoli alla morte. Alla fine, solo Kenton riesce a sopravvivere al combattimento, il Diem spazzato via completamente. Viene soccorso dalla duchessa Khrissalla e dal suo seguito, giunta nel Fulgilato per capire se poteva avere il potere della sabbia per supportare il suo paese.
Anche se ha avuta salva la vita, le cose per Kenton non si mettono bene: assassini tentano continuamente di eliminarlo e il Diem, che vanta ancora dei membri sopravvissuti, sta per essere sciolto dopo la morte di suo padre, con il Consiglio che ha deciso che d’ora in avanti nel paese ci saranno solamente sette Mestieri. Kenton non solo dovrà continuamente guardarsi alle spalle e dovrà convincere i vari Lord a non sciogliere il Diem, ma dovrà pure affrontare correnti interni che non riconoscono il titolo che il padre gli ha lasciato.
Tradimenti e intrighi politici si susseguono in una serie di colpi di scena che portano alla risoluzione delle vicende, con Kenton che non solo riesce nel suo intento, ma fa pure l’importante scoperta che ci sono persone capaci di aumentare il loro potere (numeri di nastri da utilizzare, come succede a lui) quando arrivano al loro limite.
Sabbia Bianca, un graphic novel del Cosmoverso, è stata elaborata e sviluppata da un’idea di Sanderson avuta più di vent’anni fa quando era in Corea del Sud come missionario, come racconta l’autore nella prefazione: un gruppo di persone, mentre attraversa una distesa di sabbia bianca, trova una mano che spunta dalle dune e scavando rinviene una persona ancora viva. Da quell’immagine poi venne un mondo intrappolato tra due stelle, una luminosa e onnipresente (che dà vita al Fulgilato) e un’altra minuscola irradiante una strana luce, filtrata da un bizzarro fenomeno astronomico (il Foscolato). Un po’ Dune, un po’ La Ruota del Tempo, un po’ I Miserabili ed ecco la prima bozza di Sabbia Bianca, una storia dal finale aperto. Quelle vicende furono lasciate ferme e riprese solo una volta terminato Elantris, che però, una volta sistemate, rimasero ancora nel cassetto perché l’autore preferiva occuparsi di altro; fu a quel punto che Dynamite Entertainment gli chiese se avesse del materiale inedito per realizzare un graphic novel. Da quella collaborazione ecco nascere il volume di quattrocensessanta e passa pagine avuto tra le mani così a lungo che si sta per giudicare.
Partiamo dal finale, dove, come nella prima bozza, è aperto e ci sono ancora diversi punti che aspettano di trovare risposta: il potere da Dominatore della Sabbia mostrato all’improvviso da Baon, guardia del corpo di Khrissalla; la minaccia del misterioso L’a’kar, finora soltanto nominato; il viaggio di Ais verso la Sabbia Profonda in cerca di risposte. La domanda che si pone il lettore dinanzi a ciò è se mai ci sarà un seguito alle vicende narrate in Sabbia Bianca, perché così la storia risulta monca; è vero che quanto visto era incentrato sui Dominatori delle Sabbie e sul Fulgilato, tuttavia ci si chiede come sia il Foscolato, a cosa mira, quale sia la sua politica, la sua organizzazione. Così come ci si domanda chi sia questo L’a’kar e quale sia il suo potere. In Sabbia Bianca c’è tanta carne al fuoco, forse troppa, e non si riesce a portare tutto a compimento: servono più di tre libri (quelli raccolti nel volume) per raccontare di Taldain, il mondo dove si svolge la storia. In tutto ciò si sente che Sanderson ha solo collaborato, e l’adattamento realizzato da Rik Hoskin, lo sceneggiatore, manca di pathos, di mordente, del tocco tipico di Sanderson che caratterizza i suoi scritti; non si avverte mai una reale minaccia, andando incontro più che altro a intoppi e intrighi politici che mettono in secondo piano i poteri dei Dominatori della Sabbia (cosa che non succede per esempio in Mistborn e Folgoluce, dove risultano spesso decisivi).
Per quanto riguarda il comparto grafico, l’opera presenta tre stili: nel Libro 1 e per i primi cinque capitoli del Libro 2, si è dinanzi alla mano di Julius Gopez, presentante un tratto articolato e dettagliato; il sesto capitolo è di Julius Ohta, un tratto più semplice e pulito, che a mio avviso spiazza e delude un poco. Il Libro 3 appartiene interamente a Fritz Casas, con un tratto migliore di quello mostrato da Julius Ohta. Per i colori si susseguono Ross A. Campbell (Libro 1), Morgan Hickman (Libro 2 Capp.1-2) e Salvatore Aiala Studios (Libro 2 capp. 3-6 e Libro 3): tutti fanno un buon lavoro.
Cosa dire infine di Sabbia Bianca? Che non è al livello di Mistborn o di Folgoluce e quindi, se si hanno aspettative del genere, si potrebbe rimanere delusi; tuttavia, non è un’opera da buttare via. Certo, non è il lavoro migliore di Sanderson, ma comunque merita una lettura, seppure abbia dei difetti. Forse con un seguito adeguato, si saprà valutare al meglio questo mondo e i suoi personaggi, magari avendo più cura e meno fretta nel raccontare le vicende.

Tress del Mare Smeraldo

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Tress del Mare SmeraldoCosa dire di Tress del Mare Smeraldo? Partiamo dalla postfazione di Brandon Sanderson, dove racconta la genesi del romanzo, avvenuta durante il lockdown del Covid, subito dopo aver fatto vedere il film La storia fantastica (tratto dall’omonimo libro scritto di Williamm Goldman, conosciuto anche come La principessa sposa) alla sua famiglia; c’è da dire che l’idea non è nata proprio proprio dopo la visione della pellicola, dato che Sanderson aveva già in mente di scrivere un romanzo narrato dalla voce di Hoid (personaggio ricorrente nelle sue opere), in preparazione di un lavoro che parlasse proprio di questa figura. Sanderson voleva scrivere qualcosa sullo stile di Il cane e il drago (una storia narrata da Hoid a Kaladin in Il ritmo della guerra, quarto volume di Le Cronache della Folgoluce), una sorta di fiaba per adulti. Ed è qui che si capisce perché lo scrittore ha pensato a La storia fantastica, ma prima di continuare è bene fare un breve sunto delle vicende di questa storia (si prendono in considerazione quelle viste nel film), raccontata da un nonno al nipote malato. La giovane Bottondoro s’innamora del garzone Wesley; la loro sembra un’unione felice ma il ragzzo muore per mano del pirata Roberts dopo essera andato in mare in cerca di fortuna. Passa il tempo e Bottondoro decide di sposare il principe Humperdinck, che non ha buone intenzioni; infatti, il principe fa rapire la sua promessa sposa da un trio di banditi (la mente del gruppo Vizzini, il gigantesco Fezzik e lo spadaccino Inigo Montoya) così da dare la colpa del gesto ai suoi rivali e muovergli guerra. Non ha fatto i conti però col pirata Roberts, che prima batte in un duello di spada Montoya, poi mette al tappeto Fezzik e infine supera in astuzia Vizzini. Bottondoro non è felice di essere stata liberata da lui, reputandolo responsabile della morte dell’amato ma, con sua grande sorpresa, il pirata si rivela essere Wesley, risparmiato e col tempo divenuto lui stesso il temuto Roberts. Le cose però non si mettono bene per i due, dato che il principe non si dà per vinto e li cattura; nonostante tutto volga al peggio, Wesley trova in Fezzik e Montoya due alleati, che lo aiutano a salvare la principessa e a sconfiggere il principe.
Sanderson era stato entusiasta di questo storia, salvo un piccolo neo: la principessa non fa nulla, viene salvata e basta. La moglie convenne con lui, mettendogli la pulce nell’orecchio: cosa sarebbe accaduto se Bottondoro fosse partita alla ricerca di Wesley, non dandolo per morto?
Ed è su queste note che nasce Tress del Mare Smeraldo. Tress è una ragazza normale, senza grandi particolarità, salvo quella di riflettere molto e non voler essere di disturbo al prossimo (due elementi rari di questi tempi…), oltre ad avere una passione per le tazze, che colleziona. Vive su un’isola non proprio bella (anzi, per niente; non è un caso che venga soprannonimata la Roccia) e ha un caro amico, Charlie, che fa il giardiniere (si fa passare come tale, in realtà però non lo è: è il figlio del duca che regge l’isola). L’amicizia tra i due è diventata col tempo più forte, ma lei si rende conto dei suoi sentimenti solo quando Charlie sta per essere mandato a prendere moglie tra le figlie degli altri nobili; Charlie però fa di tutto per non sposarsi e restare fedele alla promessa che le ha fatto. E ci riesce così bene che il re decide di mandarlo dalla temibile Fattucchiera per contenere la sua minaccia (si sperava che la sposasse, ma era una speranza vana; in realtà, volevano toglierselo di torno): Charlie però viene catturato e la Fattucchiera ne chiede il riscatto, che nessuno però paga.
Tress, dopo aver ponderato a lungo, decide di andarlo a salvare. Riesce a lasciare l’isola (solo ai nobili era concesso farlo) imbarcandosi con un inganno su una nave, ma subito la nave viene attaccata dai pirati, che la prendono a bordo come sguattera (anche se il capitano Gazza avrebbe voluto lasciarla morire).
Fino a quanto raccontato sembra di vedere La storia fantastica come l’avrebbe voluta Sanderson: il personaggio femminile che non è passivo ma attivo, anzi, è il protagonista (come piace a tante storie odierne), cosa non certo una novità per Sanderson che ha descritto nei suoi vari romanzi donne di carattere, forti, seppur con le loro debolezze, i loro dubbi. Ma ecco che entra in gioco la capacità dello scrittore americano di creare mondi particolari: il mondo di Tress è composto di dodici mari, ma i mari non sono composti d’acqua, bensì di spore che cadono da dodici lune che gravitano attorno al pianeta. Ogni tipo di spora ha delle proprietà, se viene bagnato da un liquido (acqua, sudore, sangue): le spore verdi, quelle del mare dove si trova l’isola di Tress, fanno crescere rampicanti; quelle del mare di zaffiro creano esplosioni; quelle del mare rubino creano lastre di pietra rosa-rossastro simili a cristallo opaco; poi ci sono quelle del mare cremisi che generano aculei capaci di trafiggere qualunque cosa. E infine quelle del mare più temuto, quelle del mare di Mezzanotte, dove vive la Fattucchiera, capaci di dare vita a creature quasi senzienti che, inutile dirlo, sono al servizio della donna che Tress vuole andare ad affrontare.
Le cose non sono facili per la ragazza, ma grazie all’aiuto di Huck, un ratto parlante, e al saper farsi ben volere da alcuni membri della ciurma, l’impresa che all’apparenza sembrava impossibile un passo alla volta comincia a non sembrarlo più, specialmente quando Tress iniza a parlare con Hoid, mozzo sulla nave pirata e maledetto dalla Fattucchiera, regredito praticamente a scemo del villaggio (chi ha letto altri libri di Sanderson sa qual è il suo livello). Non si aggiunge altro sulla storia, salvo che è bello vedere che oltre Hoid c’è un altro personaggio proveniente da un altro mondo di Sanderson, quello dei Mistoborn.
Tress del Mare Smeraldo è una piacevolessima storia narrata dal punto di vista di Hoid, che fa da narratore; una storia di pirati (ma non pirati sanguinari, salvo il capitano Gazza), ma anche una storia di crescita non solo di Tress ma anche di altri personaggi come Ann, Charlie. Una storia buona, che mostra come chiunque abbia le risorse in sé per superare le difficoltà, ma che mostra pure però che alle volte si deve avere anche l’aiuto degli altri per andare avanti, con il saper creare legami che è importante quanto il sapersela cavare da soli. Conoscendo Sanderson qualche sorpresa viene un po’ meno (si era già cominciato a sospettare che Huck non la raccontasse giusta da quando Hoid aveva dato una certa dritta), ma questo non rovina il finale e nemmeno l’andamento dell’avventura che appassiona senza mai stancare. Bello bello: Sanderson ha fatto ancora centro.