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Il riscatto di Ender

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il riscatto di enderIl riscatto di Ender riprende a narrare le vicende di Andrew Wiggings dove erano state lasciate in Il gioco di Ender: Ender viaggia di pianeta in pianeta assieme alla sorella alla ricerca di un luogo per far rinascere la razza degli Scorpioni. Nel mentre, ricoprendo il ruolo di Araldo dei Morti, racconta la vita di chi è morto. Tuttavia, sono trascorsi tremila anni da quando ha portato alla vittoria la Terra, causando lo xenocidio degli alieni considerati nemici, questo perché viaggiando a velocità relativistica il tempo scorre in modo diverso. Ora, sulla Terra, al posto del fratello Peter, l’Egemone, c’è la federazione Starway, che ha iniziato a colonizzare l’universo. Su uno dei pianeti colonizzati è stata incontrata un’altra razza aliena senziente, i cui membri sono stati chiamati maiali; memori degli errori del passato, gli umani hanno sì stabilito dei contatti con loro, ma stando attenti a non influenzarli con il loro modo di fare. Tale compito è stato affidato a una piccola colonia chiamata Lusitania (i suoi membri sono di origine portoghese e sono cattolici), in special modo allo xenologo Pipo e al suo apprendista e figlio Libo. Ad aiutarli ci sarà Novinha, figlia dei due xenobiologi che hanno salvato gli umani da un virus del pianeta, la Descolada; il prezzo però è stato altissimo, dato che ha richiesto la loro vita e la cosa ha segnato profondamente la vita della ragazza, che diverrà asociale e seguirà le orme dei genitori nello studio del virus. Nonostante l’asocialità, Novinha stringe un buon rapporto con i due xenologi, innamorandosi di Libo e vedendo Pipo come un padre. Proprio per questo, il senso di colpa la stravolge quando, facendo vedere i risultati dei suoi studi sul virus, fa avere un’intuizione a Pipo sul legame che c’è tra questo e i maiali; l’uomo va a parlarne con i maiali e questo lo conduce a una morte orrenda in un raccapricciante rituale.
Sconvolta dal dolore, Novinha decide di chiamare un Araldo dei Morti per onorare colui che aveva preso a vedere come un secondo padre, anche se sa che il suo arrivo richiederà degli anni. Ender risponde alla chiamata, mettendosi in viaggio, ma questa volta senza la sorella, che ha messo su famiglia e ha trovato un posto dove sentirsi a casa; lui però non è solo, avendo con sé la pupa della regina degli Scorpioni (con la quale comunica telepaticamente) e Jane, un’intelligenza artificiale che parla solo con lui e che si è sviluppata dalla tecnologia ansible. Quando arriva su Lusitania, sono trascorsi molti anni (per lui poche settimane nel viaggio relativistico): Novinha si è sposata e ha avuto diversi figli, un paio di loro dediti allo studio dei maiali e della Descolada; il marito non è però Libo, dato che se l’avesse sposato avrebbe dovuto condividere tutte le conoscenze che aveva e non voleva che incorresse nel destino del padre (cosa che, nonostante la sua decisione, accade ugualmente). Tuttavia, non ha potuto non amarlo: come Ender scoprirà, Libo è il padre di tutti i suoi figli, visto che Marcao, il marito di Novinha, era sterile.
Anche se Novinha aveva annullato la sua chiamata per l’Araldo dei Morti, Ender potrà svolgere il suo compito ugualmente, dato i suoi due figli più grandi, Miro ed Ela, hanno convocato un Araldo per fare un’elegia per Marcao e per Libo. Così, non solo porterà a galla i segreti custoditi da Novinha su di lei e sulla sua famiglia, ma prendendo contatto con i maiali riuscirà finalmente a far comprendere reciprocamente la razza umana e quella aliena, sanando ferite inferte senza che ci fosse volontà che venissero fatte.
Come una sorta di Messia, Ender porta sconvolgimento nella colonia, ma anche se la verità che ha portato a galla ha causato dolori e divisioni, questa ha avuto un effetto catarsico, generando un cambiamento benefico in tutti. Una volta fatto questo, Ender potrà far schiudere la pupa della regina degli Scorpioni sul pianeta, dato che è l’ambiente ideale per loro (erano entrate in contatto con i maiali, trovandosi in sintonia con loro); non tutte le cose vanno però per il meglio, dato che la federazione Starway decide d’intervenire e vuole far evacuare il pianeta. La colonia non accetterà e si preparerà a resistere.
Il riscatto di Ender si rivela essere allo stesso livello del suo predecessore, Il gioco di Ender: intenso, ben strutturato, con personaggi adeguatamente sviluppati psicologicamente. Da genio della strategia bellica, Ender si trasforma, grazie alla sua grande comprensione, in una sorta di Cristo Redentore; il suo intervento non è però di quelli tranquilli, ma è più basato sul passo del vangelo “Non pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare una pace, ma una spada” (Mt 10,34), a indicare come la verità sia un processo di trasformazione non facile, che passa prima attraverso il dolore, poi all’accettazione che porta a superare quei traumi che tanta sofferenza hanno causato. A qualcuno il paragone Ender/Gesù potrà dare fastidio, come potranno dare fastidio certe critiche alla religione cattolica, ma Il riscatto di Ender è un ottimo romanzo, perché fa pensare, spinge a riflettere, a scavare per cercare sempre la verità, perché la comprensione dell’altro, anche se fa paura, è l’unica via per costruire una vita degna di essere vissuta. E anche se il suo personaggio risulta incarnare colui che risolve sempre tutto, come fa certa letteratura, e per questo risultare poco credibile e poco simpatico, va però anche apprezzato l’approfondimento che viene fatto di un uomo che è sempre stato solo, isolato, e che cerca di trovare redenzione per fatti che ha compiuto, anche se inconsciamente, anche se manipolato da altri. Un personaggio che cerca un proprio posto nella vita, come tutti gli esseri viventi.
Limitarsi solo a Ender sarebbe superficiale, perché Scott approfondisce e sviluppa bene ogni personaggio, anche gli alieni, con il loro modo di vivere e di fare così diverso da quello umano. Senza dimenticare che sviluppa bene anche l’ambiente in cui si svolgono le vicende, mostrando come tutto sia in correlazione.
Il riscatto di Ender, come il suo predecessore, è un romanzo davvero valido e si fa fatica a capire come sia finito fuori catalogo.

Il gioco di Ender

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Il gioco di EnderIl gioco di Ender è probabilmente il romanzo più conosciuto di Orson Scott Card, oltre a essere l’opera che nel 1986 ha vinto sia il Premio Nebula sia il Premio Hugo; nonostante ciò, in Italia non ci sono state molte ristampe e oramai è fuori catalogo e si può trovare solamente nell’usato benché nel 2013 ne sia stato tratto un film diretto da Gavin Hood, con Asa Butterfield, Harrison Ford, Ben Kingsley e Viola Davis parte del cast. Questo probabilmente perché la pellicola al botteghino fu un flop, nonostante diverse nominations ai Saturn Award, tra le quali miglior film di fantascienza; un fallimento difficile da capire, dato che il film era fatto bene e rispettava lo spirito del libro, senza stravolgerlo, rovinarlo o banalizzarlo com’era successo in altre occasioni per altre opere. Certo c’erano state delle semplificazioni (non si fa cenno alla situazione della Terra con i vari schieramenti in tregua tra loro solo per poter fronteggiare la minaccia aliena, si dà meno spazio al fratello e alla sorella del protagonista che nel romanzo hanno un ruolo meno marginale rispetto al film), ma il regista aveva saputo rimanere fedele al lavoro di Orson Scott Card.
In un futuro non molto distante, la Terra è stata attaccata da una razza aliena conosciuta come Scorpioni; a costo di grandi sacrifici, la razza umana è riuscita a ottenere la vittoria, ma la minaccia è sempre presente e così si decide di trovare tra i più giovani chi sarà capace di guidare l’umanità alla vittoria definitiva, seguendoli con uno speciale programma. Andrew “Ender” Wigging è un terzo figlio, ottenuto grazie a una dispensa speciale, dato che a ogni famiglia è consentito di avere al massimo due figli; questo è avvenuto per via delle grandi capacità dei suoi fratelli maggiori, tuttavia inadatti per il ruolo ricercato (il fratello, Peter, ha una grande intelligenza ma è troppo sadico; la sorella, Valentine, è altrettanto intelligente ma troppo dolce di carattere), con la speranza che in lui fossero presenti le qualità ricercate. Visti gli ottimi risultati ottenuti, Ender viene mandato alla scuola di guerra, dove viene volutamente isolato dagli altri ragazzi da chi gestisce la struttura perché sviluppi le capacità di leader nella guerra contro gli Scorpioni. Costretto a farcela da solo, Ender si trova a essere sempre sotto pressione, a dover vincere sempre per essere il migliore, guidando i gruppi di altri ragazzi che gli sono assegnati in battaglie simulate a gravità zero.
Mentre Ender si addestra, sulla Terra, Peter e Valentine, sotto pseudonimo, utilizzano la loro grande intelligenza per manipolare l’opinione pubblica e avere influenza sulla comunità internazionale, in modo così da avere in futuro il posto di comando mondiale.
Sempre più sotto pressione, costretto a difendersi dagli attacchi anche fisici degli altri ragazzi (arrivando, non volendo, a uccidere), Ender deve dare fondo a tutte le sue risorse e a trovarne di altre, arrivando a stravolgere le regole della scuola per ottenere la vittoria, proprio quello che vogliono i suoi supervisori, arrivando così a essere promosso alla Scuola di Comando. Passato un ultimo periodo sulla Terra presso una casa su un lago, convinto da Valentine a proseguire il suo cammino, Ender viene addestrato da Mazer Rackham, l’eroe che cinquant’anni prima ha sconfitto gli Scorpioni, non invecchiato per aver sempre viaggiato su un’astronave a velocità relativistica. Rackham rivela a Ender che gli Scorpioni hanno una mente collettiva, capace di comunicare tra loro telepaticamente, dalla quale gli esseri umani hanno appreso l’ansible, un nuovo modo di comunicazione. Scopre anche che non c’è nessuna prossima invasione aliena, ma che saranno gli esseri umani questa volta ad attaccare e che l’attacco, visto le distanze da coprire, è partito anni prima; Ender avrà qualche anno per essere pronto a raggiungere la flotta umana e guidarla. L’addestramento sotto Rackham è duro, anche se avrà con sé alcuni dei suoi compagni della scuola di guerra: Ender si troverà a gareggiare con quello che è diventato il suo maestro in simulazioni di battaglie stellari sempre più dure. Nell’esame finale che deciderà se sarà il capo della flotta spaziale terrestre, Ender per battere Rackham, che incarna gli Scorpioni che difendono il loro pianeta natale, decide di usare l’arma risolutiva terrestre contro il pianeta alieno, distruggendo tutto quanto. Ender pensa di aver concluso così il suo ultimo test ma scopre che è stato manipolato dagli adulti per l’ennesima volta: non c’è stata mai nessuna simulazione, lui ha sempre guidato tramite ansible l’attacco terrestre, causando ingenti perdite umane ma alla fine vincendo e sterminando la razza aliena.
Per Ender la verità è un colpo tremendo, dato che era arrivato a comprendere il nemico, la capacità che mancava al fratello e alla sorella, e ad amarlo, ritenendo che ci fosse un altro modo per vincere. Pur essendo diventato l’eroe della Terra, deve vivere da esule, perché se tornasse a casa sarebbe nuovamente sfruttato; non gli rimane che andarsene con la sorella verso un pianeta un tempo abitato dagli Scorpioni. Là, scopre che la razza aliena, telepaticamente, si era introdotta nel gioco che faceva ai tempi della scuola di guerra e gli aveva lasciato degli indizi perché trovasse l’ultima loro regina in forma di pupa. Lì, scopre dalla pupa che avendo un modo di comunicare diverso, gli Scorpioni non avevano compreso subito che gli umani erano una razza senziente, ma quando erano arrivati a farlo, avevano cessato ogni velleità di attaccarli e il loro sterminio non era necessario.
Ormai adulto, Ender scrive un libro, La Regina dell’Alveare, dove narra la storia degli alieni rivelando tutto quello che era accaduto. Viaggiando con la sorella a velocità relativistica, il tempo passa in modo diverso e mentre loro sono ancora giovani, il fratello Peter è invecchiato e ormai alla fine del suo cammino chiede a Ender di scrivere un libro su di lui come è stato fatto per gli Scorpioni: nasce così L’Egemone. Entrambi i volumi sono firmati con il nome l’Araldo dei Morti. Nessuno sa che dietro di esso si cela Ender, a parte la sorella.
In cerca di redenzione, Ender, accompagnato da Valentine, parte alla ricerca di un pianeta che possa essere la nuova patria degli Scorpioni.
Il gioco di Ender è un’opera molto valida, che si legge con piacere. La tematica principale è la critica che viene fatta agli adulti sul loro manipolare i bambini e forgiarli per i loro fini; ma quando si giunge al finale, si scopre anche quanto valore viene data alla conoscenza e alla comprensione dell’altro, perché solo così si può raggiungere la verità: senza avere tutte le informazioni necessarie, solo con mezze verità, si giungono a conclusioni errate che portano solo dolore e disastri. Anche se Orson Scott Card è stato spesso criticato per certe sue posizioni, Il gioco di Ender è un libro che andrebbe letto.

Perché la morte è una cosa seria.

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Tutti hanno avuto a che fare con la morte, perdendo un proprio caro, un conoscente.La morte della maestra Cristina, uno dei personaggi del mondo di Don Camillo e Peppone Non esiste nessuno al mondo che prima o poi non si sia trovato a vedersi passare a fianco la nera signora. Ogni giorno muoiono tantissime persone, alcune sole, abbandonate, dimenticate da tutti; altre invece hanno milioni di persone che pregano per loro, gli sono vicine con il pensiero se non possono essere al loro fianco fisicamente. Questo dipende dal modo in cui si è vissuto, se si ha avuto più o meno notorietà, se si sono stretti più o meno legami. Ci si può spegnere serenamente, dignitosamente, atrocemente, nel dolore, nel rimpianto, in modo che nessuno verrà mai a sapere come ce ne si è andati.
Sulla morte si potrebbero dire tante cose, ma c’è qualcosa che non cambia: rimane sempre il fatto che la morte è una cosa seria. Non è uno show, non è un qualcosa per mettersi in mostra, di cui stimarsi, esaltarsi; non è qualcosa da applaudire, qualcosa da cui trarre audience, fare scoop o qualsiasi cosa legata al mondo dei media. In questo ultimo periodo molto persone note se ne sono andate: per citarne alcune, Papa Benedetto XVI, Siniša Mihajlović, Gianluca Vialli, Pelè.
Proprio su questi ultimi due ci si vuole soffermare. Per quanto riguarda il primo, erano appena passate poche ore dalla sua scomparsa che i giornalisti di Mediaset erano già sotto casa dei suoi genitori a fare il loro servizio fastidioso. Sì, fastidioso, perché hanno dato l’immagine di avvoltoi che si fiondano sul cadavere per sfruttare quanto più possibile esso può ancora dare.
Le cose sono andate ancora peggio con il secondo, con Infantino, Presidente Fifa, che non ha mancato di farsi selfie sorridenti sulla salma di uno dei più grandi, se non il più grande, della storia del calcio. Il buon senso dovrebbe far capire che queste non sono cose da fare, che dinanzi a chi è scomparso, occorre rispetto, perché anche se siamo nell’era dei social, non tutto può e deve finire in rete, non tutto deve essere condiviso e postato (e sinceramente, ci si è stufati da un pezzo di persone che perché hanno dei soldi o s’inchinano ai soldi, ritengono di poter dire o fare tutto quello che vogliono: sì, perché è chiaro che Infantino si è inchinato ai soldi, in ultimo a quelli del Qatar. Anzi, si è prostrato).
Anche se siamo in un mondo sempre più tecnologico, ci sono delle cose che devono rimanere come sono sempre state e il rispetto dei morti è proprio uno di questi. Perché la morte è una cosa seria, come dice la maestra Cristina, personaggio del mondo di Don Camillo e Peppone, nei suoi ultimi istanti di vita. E di questo non ci si dovrebbe mai dimenticare.

Ready Player One - Romanzo

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Ready Player One, il romanzo di Ernest ClineDopo la visione del film, complice soprattutto l’occasione più che conveniente di trovare il libro nel mercato dell’usato, è toccata la lettura di Ready Player One e il giudizio che viene dato è lo stesso: si è dinanzi a un intrattenimento piacevole. Storia gradevole, che scorre con piacere, azione continua, ma con una caratterizzazione dei personaggi poco approfondita, per non dire appena abbozzata, con la pecca che ha caratteristica che contraddistingue le opere young adult: una buona parte dei pensieri del protagonista ruota attorno alla cotta (anzi, una cybercotta) che ha per una persona, che crede essere una ragazza (si rivelerà esserlo davvero), che non ha mai incontrato di persona. Questo, se non ci si sofferma troppo a pensarci sopra, non pregiudica la piacevolezza della lettura, anche se, viste le tematiche a disposizione, si poteva creare qualcosa di più maturo e approfondito.
Ancora di più del film, il romanzo di Ready Player One è un puro omaggio alla cultura nerd, dai primi videogiochi alle prime serie tv e serie animate, per non parlare della musica e dei giochi di ruolo: chi non è appassionato, oppure non è nato negli anni 70 o 80, può trovare difficile cogliere tutti i riferimenti a quel periodo se non va a fare ricerche (e anche se si è di quel periodo, è difficile sapere tutto). Rispetto al film di Ready Player One, ci sono delle piccole differenze: è presente la scuola virtuale che Wade frequenta, e oltre all’indovinello per recuperare una delle tre chiavi, occorre poi superare la prova che la porta a essa corrispondente richiede. Tutte le prove sono differenti, così come lo è il ruolo di quello che fu un tempo il creatore di Oasis, l’universo virtuale dove si svolgono le vicende; se per il secondo la scelta può avere diverse ragioni, per le prime la decisione presa è stata una questione di acquisizione di diritti, oltre che di spettacolarità; sì, perché è molto più affascinante e adrenalinico vedere decine di avatar che si sfidano in una corsa folle o affrontare i pericoli dell’hotel di Shining invece di stare a guardare il protagonista che fa una partita a un cabinato contro un lich o che impersona il protagonista di un vecchio film dovendo ripetere le battute in esso presenti.
Inoltre, nel film si è deciso che i protagonisti e i suoi alleati abitassero tutti nella stessa città invece di essere sparsi per il mondo come lo è nel libro; senza contare che tutti loro rimangono in vita nella versione cinematografica, mentre in quella cartacea uno fa una brutta fine.
Tolto ciò, in entrambe le versioni di Ready Player One s’incontra lo stesso spirito nerd, anche se è più nel romanzo che si avverte una certa nostalgia per periodi che sono passati. Se si cerca del buon intrattenimento, anche con il libro di Ready Player One si va sul sicuro.

nuovo anno

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L’anno che se n’è andato è stato un anno di guerra, dolore, difficoltà, perdita, incertezza e paura per il futuro; trovare qualcosa da salvare è difficile (ed è da un po’ che si dice così). Un anno fatto di capitoli che si chiudono, di cose che non torneranno più, perché si può solo andare avanti. Occorre essere realisti e non farsi illusioni, ma occorre anche avere un poco di speranza, come nella canzone L’anno che verrà di Lucio Dalla, perché altrimenti è davvero dura andare avanti.

Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’E siccome sei molto lontano, più forte ti scriveròDa quando sei partito c’è una grande novitàL’anno vecchio è finito, ormaiMa qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera, compreso quando è festaE c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestraE si sta senza parlare per intere settimaneE a quelli che hanno niente da direDel tempo ne rimane
Ma la televisione ha detto che il nuovo annoPorterà una trasformazioneE tutti quanti stiamo già aspettando
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giornoOgni Cristo scenderá dalla croceAnche gli uccelli faranno ritornoCi sarà da mangiare e luce tutto l’annoAnche i muti potranno parlareMentre i sordi già lo fanno
E si farà l’amore, ognuno come gli vaAnche i preti potranno sposarsiMa soltanto a una certa età
E senza grandi disturbi qualcuno spariràSaranno forse i troppo furbiE i cretini di ogni età
Vedi, caro amico, cosa ti scrivo e ti dicoE come sono contentoDi essere qui in questo momentoVedi, vedi, vedi, vedi
Vedi caro amico cosa si deve inventarePer poter riderci sopraPer continuare a sperare
E se quest’anno poi passasse in un istanteVedi amico mioCome diventa importanteChe in questo istante ci sia anch’io
L’anno che sta arrivando tra un anno passeràIo mi sto preparando, è questa la novità

Questo è di nuovo un nuovo anno e speriamo che sia anche buono.

Inizio di un nuovo anno

Berserk 82

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Berserk 82Con Berserk 82 si conclude la parte del manga disegnata da Kentaro Miura e quello che si vedrà d’ora in poi sarà il lavoro dei membri dello Studio Gaga supervisionato da Kouji Mori, che proseguirà il lavoro dell’amico secondo quanto gli ha raccontato negli anni, senza aggiungere altro; quindi, quella che si leggerà, sarà la storia ideata da Miura. Qualcuno potrà obiettare che se l’autore del manga fosse stato ancora vivo avrebbe potuto far evolvere la trama in maniera differente da quella inizialmente pensata; qualcun altro potrebbe dire che se si fosse concentrato di più sulla storia principale, senza perdersi in trame secondarie o percorsi che hanno aggiunto poco alle vicende dei personaggi (sinceramente, l’avventura sul mare poteva essere evitata), ora si avrebbe la fine del suo Berserk. Con i se e con i ma però non si va da nessuna parte, sono chiacchiere per far passare il tempo e nient’altro; un esercizio mentale magari anche piacevole, ma che non fa cambiare la realtà.
“Quando mi sono svegliato, è rimasto solo un vago senso di solitudine che è subito svanito con una lacrima come una rugiada.” L’ultima frase pronunciata in Berserk 82 sembra essere quasi profetica, come se Miura avesse sentito di essere arrivato al punto di non poter andare oltre e dare una conclusione alla sua opera; un commiato triste, malinconico, come se ci si stesse per svegliare da un lungo sogno senza che se ne sia potuta vedere la fine.
Berserk 82 può essere così: una parentesi da sogno prima di essere costretti a svegliarsi sulla realtà, una quiete prima della tempesta. Per Gatsu e compagni la vita sull’isola degli elfi è un momento di pace, con Shilke e Farnese che si addestrano nella magia e Isidoro che fa siparietti con le altre streghe. Anche se lo si sospettava già dai tempi della prima Squadra dei Falchi (ci fu un discorso di Judo che lo fece intuire), praticamente viene rivelato che il Cavaliere del Teschio altri non è che l’Imperatore Gaisselick; Gatsu, tramite l’armatura del Berserk che un tempo era appartenuta al Cavaliere, scorge memorie del passato quando ci fu un’altra Eclissi che vide coinvolto colui che l’ha salvato dal sacrificio; a parte Void, i membri della Mano di Dio sono diversi, ma la carneficina che c’è stata è la stessa per cui è passato Gatsu. Secondo il maestro delle streghe, il Cavaliere del Teschio rivede il se stesso nel passato nel Guerriero Nero: per questo s’interessa tanto a lui.
E poi c’è il bambino della luna, che all’improvviso fa la sua ricomparsa davanti a Gatsu; il piccolo pare molto attaccato a Caska e passa con lei molti momenti sereni come se fossero una famiglia. L’incanto però viene infranto quando inaspettatamente il bambino inizia a parlare, trasformandosi poi in Grifis, lasciando Gatsu e Caska senza parole e facendo concludere così Berserk 82.
L’ultimo atto del capitolo può lasciare di stucco, ma per chi segue Berserk dall’inizio, la dualità bambino della luna/Grifis ha un senso; tuttavia, bisogna fare dei passi indietro per capirlo. Ai tempi della prima Squadra dei Falchi, subito dopo la cattura di Grifis, Caska rimane incinta di Gatsu; il feto che porta in grembo viene però contaminato dalla stupro perpetrato da Grifis durante l’Eclissi una volta che è divenuto Phempt. Poco tempo dopo essere stati salvati dal Cavaliere del Teschio, Caska ha un aborto spontaneo; il feto che ne esce è deforme, ma vivo, dotato di poteri soprannaturali e, anche se sparisce, interviene in soccorso della donna quando è in pericolo. Durante i Capitoli della Condanna, il feto, ormai morente dopo aver salvato Caska, viene ingerito dall’Apostolo Bejelit, che si sacrifica per riportare Grifis nel mondo reale e dare il via a un nuovo mondo. Grifis rinato è sì un essere soprannaturale, ma in lui c’è anche una parte del figlio di Gatsu e Caska, creando tra loro un legame ancora più forte di quello già esistente (amore prima e odio dopo l’Eclissi).
Adesso è tutto nelle mani di Mori e dei membri dello Studio Gaga, che cercheranno di rendere omaggio al lasciato di Kentaro Miura. Nell’attesa di leggere il proseguimento delle vicende di Caska e compagni, visto il periodo, faccio l’augurio di Buon Natale.

Qatar 2022: il peggiore mondiale di calcio di sempre

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Mondiali di calcio Qatar 2022Senza se e senza ma, il mondiale di calcio Qatar 2022 è stato il peggiore di questa competizione da quando esiste. Ormai se n’è parlato a lungo ma i motivi sono risaputi: le migliaia di lavoratori morti per realizzare gli stadi e le strutture per l’evento, i diritti negati alle donne, gli arresti di persone della comunità lgbtqia+, il come viene considerata e trattata l’omosessualità, animali rinchiusi e uccisi.
Oltre a questo, Qatar 2022 ha visto istituzioni del calcio fare finta di niente, uscirsene con discorsi penosi, che scadevano nel ridicolo, appellandosi a pensare solo allo sport; per non parlare delle polemiche per qualsiasi cosa legata alle partite: dai minuti di recupero lunghi come tempi supplementari, alle dichiarazioni di certe figure, ai commenti troppo esaltati per gol realizzati, a certe esternazioni dei commentatori (possibile che con tutti gli occhi del mondo puntati addosso si debba scivolare in uscite dove al posto della nazionalità si usa il termine razza?).
In questi ultimi giorni poi è saltata fuori l’inchiesta per corruzione riguardante alcuni membri del Parlamento Europeo che avrebbero preso soldi per parlare bene di Qatar 2022, oltre a indurre decisioni favorevoli per il Qatar da parte del Parlamento europeo; il che ci riporta a come sono stati assegnati questi mondiali di calcio, dove sono state coinvolte in maniera poco chiara anche figure al di fuori delle istituzioni sportive.
Da anni è sotto gli occhi di tutti che il calcio è una macchina da soldi, un sistema dove girano tanti, troppi soldi, dove si fa di tutto per essi e per mandare avanti uno show che è un business troppo grande per essere fermato. Ma se ancora non fosse chiaro, si è voluto ribadire il messaggio che l’unica cosa che conta è il denato, che con il denaro si può fare di tutto e si può comprare ogni cosa: si è disposti a tutto per i soldi e chi ne ha di più può fare tutto quello che vuole. Questo è l’unico, vero slogan saltato fuori da questi mondiali di calcio e per il quale Qatar 2022 verrà ricordato: il potere dei soldi, la convinzione che con essi tutto è concesso. Il resto non conta nulla.
E proprio per questo, perché non è più una questione di sport, dove di sport e quei valori che dovrebbero essere riconducili a esso non è più rimasto niente, che mi sono rifiutato di vedere quella che non può essere definita una competizione, ma che è stata solo una brutale ostentazione di potere economico; so i risultati e di quanto legato a essi dalle notizie che si leggono sui giornali assieme agli altri fatti che accadono giornalmente visto l’ampio risalto che viene dato alle partite, ma per la prima volta non ho guardato una sola partita mondiale, perché il rispetto è più importante dell’intrattenimento. E a costo di essere impopolare, reputo una fortuna che la nazionale italiana non abbia partecipato a questo show scadente, perché Qatar 2022 è stato il peggiore mondiale di calcio (fino a ora, perché si sa che al paggio non c’è fine: si pensava che con quello in Brasile si fosse fatto male, ma ci si è impegnati per dimostrare che così non sarebbe stato).

Racconti delle strade dei mondi

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Racconti delle strade dei mondi esce a più di due anni (quasi tre) dalla precedente opera (Il falco) ed è la prima antologia di racconti; non che disdegnassi questa composizione lettaria (mi sono piaciute e non poco le raccolte di autori come Hemingway, Dick, Sapkowski) ma ho sempre preferito scrivere romanzi perché avevo modo di sviluppare più approfonditamente trame, personaggi, contenuti. La pandemia però ha cambiato questo approccio; il Covid e tutto quello che ha generato hanno in qualche modo influito sulla vena creativa e durante tale periodo non sono riuscito a sviluppare storie lunghe. Sembra strano, specie durante i vari lockdown, aver scritto di meno, visto che in certi momenti si aveva più tempo di scrivere; invece le cose sono andate diversamente: il virus anche se non colpiva fisicamente, trovava modo d’influenzare la mente delle persone e far cambiare il loro modo di fare. Sarà una cosa personale, visto che ognuno affronta le situazioni in maniera differente, ma così sono andate le cose: mi sono trovato a non riuscire a concentrarmi come volevo sulla quarta storia di I Tempi della Caduta e così ho rivolto l’attenzione su qualcosa che, facendo un paragone sportivo, fosse una corsa campestre e non una maratona, dove occorre una preparazione ben diversa. Così ho attinto a del materiale che già avevo e l’ho sviluppato in modo da conferirgli la giusta dimensione. E qui vorrei un po’ parlare di come nascono le storie (non c’è molto differenza tra racconto e romanzo, a parte la lunghezza: tutti e due partono da un’idea. Il tempo dedicato a scrivere e la lunghezza sono poi ciò che li contraddistingue).
Racconti delle strade dei mondiUn racconto può nascere nelle maniere più disparate. Alle volte è qualcosa d’improvviso, che sorge senza una ragione, un pensiero che s’affaccia alla mente e che va colto al volo prima di svanire. Può spuntare da qualcosa che è sotto i nostri occhi tutti i giorni, ma che in un particolare momento ci dice qualcosa di nuovo e inaspettato. Se si è attenti e vigili, la mente pronta, tante storie possono nascere ed essere raccolte, così da essere narrate ad altri, un po’ come fanno gli Osservatori dei Mondi.
Non è un caso che vengano citati questi individui, un po’ perché sono protagonisti di alcune storie di Racconti delle strade dei mondi, un po’ perché è stato il loro spirito a influenzare la nascita dell’antologia, in special modo uno di loro; anzi, si può dire che è stato proprio lui a spingere a creare questa raccolta. E pensare che nell’idea iniziale, Bardo doveva essere solamente un personaggio secondario, di poco rilievo, di L’Ultimo Demone; eppure, con il suo modo di fare discreto, si è ritagliato una parte sempre più importante nella storia, al punto che le sue vicende meritavano di essere raccontate altrove. Senza contare che proprio la sua natura di Osservatore dei Mondi si prestava molto bene al progetto (e non solo a questo), visto che Bardo fa da raccordo fra i vari mondi di cui ho scritto perché sono legati tra di loro.
Questo, nella narrativa, non è certo una novità, tanti scrittori hanno già fatto lo stesso, basti citare Margaret Weis e Tracy Hickman (che hanno legato il ciclo di Deathgate a quello di Dragonlance), Stephen King (la serie della Torre Nera si connette a tanti romanzi realizzati dal prolifico scrittore), Brandon Sanderson (il Cosmoverso collega la maggior parte dei suoi lavori), solo per citare alcuni autori di cui ho letto i lavori.
Benché sia affascinante, non significa che tutti i racconti presenti nell’antologia siano legati ai mondi di cui ho narrato: alcuni sono storie a sé stanti, che nulla hanno a che vedere con il mondo di Asklivion, quello dei Tempi della Caduta o altri connessi agli Usufruitori. Non appartengono nemmeno al genere fantastico: anche se è il genere di cui preferisco trattare, alcune storie riguardano solamente il reale, senza nessun elemento fantascientifico, paranormale o qualsiasi elemento connesso a tali generi.
Anche se non sono propenso a fare una classificazione dei dodici racconti presenti nell’antologia, si può fare una distinzione fra essi. I primi nove sono nati in seguito alla mia partecipazione ai contest sul sito Writer’s Dream (sito creato da Linda Rando nel 2008 per fornire informazioni sulle case editrici e su come pubblicare un libro, ma che col tempo aveva sviluppato una comunità dove la scrittura, in ogni sua forma, ne era il perno; dopo il suo passaggio nel 2015 a Borè srl, Writer’s Dream ha continuato il suo cammino fino a giugno 2021, quando è stato chiuso) e comparsi anche sul sito che gestisco; dopo essere stati revisionati, ampliati e in parte modificati, sono stati pronti per entrare in Racconti delle strade dei mondi; gli ultimi tre invece sono stati creati in una sede differente e sono legati a Bardo in modo più o meno diretto (in verità, anche il primo e il nono racconto sono legati a questo personaggio).
Per il momento è quello che si può sapere sui racconti scritti nell’antologia; per saperne di più su ciascuno di essi, c’è una breve postfazione alla conclusione di ognuno, per chi avesse la voglia di leggerli.

Berserk 81

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Berserk 81Sono trascorsi più di tre anni dall’ultimo album pubblicato in Italia (Berserk 80 è del giugno 2019) e a novembre è arrivato sugli scaffali di edicole e fumetterie Berserk 81 che, assieme al numero 82, presenta gli ultimi capitoli disegnati dal compianto Kentaro Miura, venuto a mancare improvvisamente poco tempo fa.
Come nel volume precedente, in Berserk 81 non succede niente che faccia avanzare la storia. Nel primo capitolo I capitoli del mondo fantastico. L’isola degli elfi – L’alba dell’impero viene mostrato Grifis in riunione con i nobili su come gestire le terre conquistate e così dare il via al Secondo Impero dell’Umanità, dopo che il primo era stato creato dall’Imperatore Gaisselick. Discorsi politici e di gestione che rallentano molto il ritmo e non aggiungono molto; l’unica parte veramente interessante è nell’ultima tavola del capitolo, con Grifis seduto sul davanzale di una finestra che, al chiaro della luna piena, consapevolmente, vede i propri capelli da bianchi divenire neri prima di sparire. Il fatto può lasciare perplessi i lettori, ma quello che è successo sarà reso più chiaro nei capitoli disegnati da Kouji Mori, che mostreranno la piega degli eventi futuri e come sono collegati a quanto visto in passato.
Nei capitoli successivi (sempre appartenenti a I capitoli del mondo fantastico. L’isola degli elfi) Barriera, Il giardino dei ciliegi e Forra, l’attenzione viene riportata sul gruppo di Gatsu.
Caska, ritornata sana di mente, riprende a usare la spada, mostrando di non aver perso le proprie abilità, e asseconda le richieste di Isidoro di allenarlo; purtroppo, non solo non riesce ancora a guardare in faccia Gatsu senza avere un trauma, ma neppure a parlargli: infatti, appena ci prova, l’incubo dell’Eclissi torna a perseguitare i suoi ricordi, facendola cadere a terra urlante.
Lady Farnese e Shilke entrano a far parte del gruppo delle streghe dell’isola per addestrarsi e mostreranno le loro capacità, lasciando tutti allibiti; la prima sarà addestrata da Danan sull’apprendimento della cura dello spirito, alla seconda sarà proposto dal maestro delle streghe a entrare in contatto con i demoni, ovvero quegli spiriti che abitano un regno più profondo degli elementali (e tra questi c’è pure la sua vecchia maestra). Inoltre Morna, una strega più scapestrata delle altre, insegnerà a Shilke a volare sulla scopa.
Per quanto riguarda Gatsu, viene accompagnato da Gedfrin (il maestro stregone) e il Cavaliere del Teschio (che viene chiamato dal precedente personaggio “Maestà” prima che si corregga) da Hanarr, il fabbro nano che ha forgiato sia l’armatura del Cavaliere del Teschio sia quella del Berserk; quest’ultimo spiega a Gatsu che usare l’armatura che indossa non significa comandarla e a riprova delle sue parole, la colpisce col martello, facendola reagire e mandandola a coprire la testa del Guerriero Nero con il suo elmo/muso.
Come già detto all’inizio, questi capitoli di Berserk 81 aggiungono poco alla storia; forse un tempo ci si sarebbe lamentati, ma sapendo che sono gli ultimi disegnati da Kentato Miura, li si leggono con affetto, sapendo che non ci saranno più le sue magnifiche tavole.