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La Ruota del Tempo: prime impressioni sulla serie tv

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Dopo una lunga attesa, La Ruota del Tempo è stata trasposta in serie tv come voluto da tanti fan. Dare un giudizio su di essa senza vederla è impossibile (e non lo si darà, visto che non si ha alcuna intenzione di abbonarsi ad Amazon Prime: se si volessero seguire tutte le serie d’interesse, occorrerebbe un mutuo, dato che sono trasmesse su piattaforme diverse), quindi si parlerà solo d’impressioni.
Chi ha deciso di cimentarsi in questo lavoro, si è imbarcato in una bella impresa, vista la monumentale opera di Robert Jordan conclusa poi da Brandon Sanderson alla sua scomparsa. Il mondo della Ruota del Tempo è molto vasto e articolato, ricco di storia e dettagli, quindi sarà inevitabile che la serie andrà riadattata e che ci saranno dei tagli, a partire dai personaggi, davvero tanti (migliaia). La trama, seppur condensata, non dovrebbe essere stravolta, anche se, come spesso succede, qualcosa andrà perso rispetto ai romanzi; sicuramente l’evolversi della vicenda dovrà essere velocizzata e da una parte questo non è detto che sia del tutto un male, dato che in alcuni casi Jordan faceva avanzare le vicende un po’ a rilento, causa soprattutto il ripetere più e più volte di concetti conosciuti (cosa fatta Sanderson quando ha preso in mano la saga, donandole nuova linfa).

Il trailer ha una bella fotografia è accattivante, puntando sull’adrenalina, sull’azione. Tuttavia, c’è un qualcosa che farà storcere il naso a chi conosce la storia, ovvero un discorso pronunciato da Moiraine (al secondo 45 del trailer): “Il Tenebroso è quasi sveglio. Ma ci sarà uno che potrà tenergli testa. Ed è uno di voi cinque.” Tali frasi sono rivolte a Matt, Perrin, Rand, Egwene e Nynaeve, i giovani che ha raccolto nel villaggio dei Fiumi Gemelli, dove scorre con forza l’Antico Sangue, e si riferiscono all’avvento del Drago Rinato, colui che potrà sconfiggere il Tenebroso. Fossero rivolte solo a Matt, Perrin e Rand, sarebbero giuste, perché le profezie si riferiscono a un uomo, un incanalatore di saidin, vulnerabile alla contaminazione che Fratturò il Mondo l’ultima volta, che porterà devastazioni, ma che è l’unico in grado di sconfiggere Shai’tan, che sta per uscire di nuovo dalla sua prigione. Il fatto che Moiraine non sappia di preciso chi sia dei tre è logico, perché Matt, Rand e Perrin sono tre grandi ta’veren, persone che influiscono sui destini e sugli eventi dei luoghi in cui si trovano semplicemente con la propria presenza: trovarne tre in un unico punto è qualcosa di così straordinario che anche per il più grande conoscitore della profezia è impossibile capire chi sarà il Drago Rinato finché esso non si manifesterà. La serie commette l’errore di far intendere che chi si opporrà al Tenebroso possa essere anche una delle due giovani, che nei romanzi si riveleranno molto potenti, ma che non potranno mai essere al livello del Drago e che non potranno assolutamente essere il Drago.
Moiraine, uno dei personaggi di La Ruota del TempoUna delle tante critiche lette in rete è che la serie sia troppo girl power. Non c’è nulla di sbagliato sul girl power, basti vedere la prima trilogia Mistborn di Brandon Sanderson, con Vin protagonista indiscussa e una dei Mistborn più potenti, se non la più potente; non ci sarebbe nulla di sbagliato neppure nella Ruota del Tempo dato che le donne, su tutte le Aes Sedai, hanno un ruolo molto importante nella storia e molte di loro hanno un potere davvero notevole. Tuttavia, la cosa diventa sbagliata se per fare risaltare il girl power si toglie spazio all’indiscusso protagonista, il Drago Rinato. Moraine ha un ruolo importante nella storia, su questo non ci sono dubbi, ma il suo essere personaggio centrale avrebbe senso se la prima stagione si fosse basata su Nuova Primavera, il romanzo che fa da prequel alla serie: qui, lei è davvero protagonista, mentre nella saga vera e propria è uno dei tanti personaggi che ruotano attorno al Drago Rinato. Tutti importanti, ma nessuno, seppur il contributo dato converga ad aiutare nel conflitto finale, sarà al livello della figura centrale del Drago.
Altra cosa che fa storcere il naso è l’aver letto su diversi articoli in rete l’uso del termine magia: nella Ruota del Tempo non si parla mai di magia, ma di Unico potere, che è composto da un lato femminile, detto saidar, e un lato maschile, saidin. Qualcuno obietterà che sono solo dettagli, cose di poca importanza, ma spesso sono proprio i dettagli a fare la differenza.
E proprio parlando di dettagli ci si sofferma sulla scelta dei costumi: ci sono stati negli anni tanti artisti che hanno disegnato i personaggi dei romanzi e che potevano essere usati come ispirazione, perciò, perché non sono stati realizzati abiti migliori per gli attori?
Gli elementi finora a disposizione non sono molti, dato che la serie è uscita da pochi giorni (19 novembre), tuttavia le prime impressioni non sono del tutto positive (e il fatto che tanti la paragonano alla serie tv delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George Martin non gioca a suo favore, dato che tale serie ha ricevuto elogi ma anche aspre critiche, soprattutto sulle ultime stagioni).

Colori d'autunno 2

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Colori d'autuuno

colori d'autunno 2

colori d'autunno

Colori d'autunno

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Squid Game, Hunger Games e Battle Royale: punti in comune

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Squid Game, Hunger Games e Battle Royale che cosa hanno in comune?
Praticamente partono dalla stessa idea che delle persone sono prese e fatte partecipare a un gioco dove vengono massacrate per il divertimento di altri; per lo più tali partecipanti sono individui comuni che devono divertire gente ricca e al potere che fanno scommesse su chi riuscirà a sopravvivere e vincere. Il livello di violenza è molto elevata.
uno degli elementi più conosciuti di Squid GameQuesti appaiono gli unici elementi che li accumunano, dato che le origini sono differenti. Battle Royale e Hunger Games nascono come libri e poi sono divenuti film, mentre Squid Game che era nato per essere un film è divenuto poi una serie tv perché quando venne proposto non trovò nessun produttore a causa della violenza della trama. Battle Royale e Hunger Game (almeno nel primo capitolo della storia scritta da Suzanne Collins) vedono come protagonisti degli adolescenti, mentre in Squid Game partecipano degli adulti. Sia in Battle Royale sia in Hunger Game vige un regime totalitario che costringe i ragazzi a partecipare al cruento gioco dove solo uno può vincere, mentre in Squid Game le persone sono libere di partecipare al gioco. In Battle Royale e Hunger Games i partecipanti si eliminano tra loro, mentre in Squid Game non è sempre così e spesso è il gioco a eliminare i giocatori.
Anche le origini sono diverse. Gli Hunger Games sono nati a seguito di una rivolta dei vari distretti di Panem contro il regime totalitario che ha sede a Capitol City, una punizione per ricordare sempre che non ci si deve ribellare al potere. In Battle Royale, la Repubblica della Grande Asia Orientale (versione totalitaria del Giappone) usa il gioco per spezzare lo spirito dei cittadini e così non spingerli a ribellarsi. In Squid Game le persone che partecipano al gioco sono perlopiù povere o indebitate e cercano di vincere per cambiare la loro vita.
Se però si va oltre le differenze, si vede che tutti e tre i lavori sono opere di denuncia. Battle Royale fu creato da Khousun Takami per denunciare il sistema scolastico giapponese, che spinge troppo alla competizione gli studenti. Hunger Game denuncia una società che spettacolarizza tutto, anche la morte. Squid Game denuncia le disparità socio-economiche, mostrando le crudeltà che possono essere commesse in nome dei soldi e dal sistema economico.
Non solo: le tre opere mettono i risalto anche altre cose, facendo in primis fare un ragionamento sulla fiducia. Senza la fiducia nei propri simili non ci può essere comunità e non ci si può opporre ai sistemi che soggiogano: se la gente pensa di non potersi fidare di nessuno, allora i sistemi hanno ottenuto una vittoria schiacciante, a cui nessuno mai si opporrà. Se non c’è la fiducia, resta spazio solo per rassegnazione, opportunismo ed egoismo. Tutte cose che non vanno a far altro che rafforzare i sistemi e mantenere ferrea la presa sulle persone, che non vedono possibilità di cambiare le cose, restando ferme a subire, anche se trovano tutto ingiusto, convinte che nessuna ribellione possa andare a buon fine, che non ci possa essere nessun cambiamento.
Elementi interessanti, che giustificano il successo avuto dai tre lavori, ma c’è dell’altro che spiega perché hanno avuto tanto seguito: consciamente o inconsciamente, le persone sono affascinate, alle volte in maniera morbosa, dal vedere le sofferenze altrui. C’è qualcosa nel dolore, nella morte degli che attira le persone a guardare eventi tragici che coinvolgono i propri simili. Non si tratta di una cosa recente, nata con i media, che magari si è rafforzata e ha avuto maggiore diffusione con essi, ma che esiste da prima del loro avvento. Se ci si pensa, quando capita qualcosa di brutto, ci sono sempre gruppi di persone che si assembrano per assistere a eventi tragici, quali incidenti d’auto, incendi o, se si guarda alla storia, alle esecuzioni pubbliche con vere e proprie folle ai piedi dei patiboli.
L’argomento è complesso e sarebbe lungo approfondire le ragioni di tale fascinazione, tuttavia non si può fare a meno di notare che opere del genere attirano tanto anche per questo.

Il mondo è un vampiro

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Era il 1995 e gli The Smashing Pumpkins cantavano Bullet with Butterfly Wings e fin dalle prime strofe fa capire quale sia lo stampo di questa canzone: il mondo è un vampiro e il commercio è desideroso di oscuri guadagni. Poche parole per mostrare discorsi molto più ampi: il mondo, inteso come sistema, non come pianeta, è un vampiro, ovvero un essere superiore, un padrone che dispone delle vite delle persone e se ne alimenta, ne succhia la linfa vitale, le energie, facendone suoi sudditi. Il commercio, sia suo alleato, sia sua estensione, è qui sinonimo di capitalismo, di consumismo, visto come qualcosa di oscuro che invece di aiutare le persone a vivere meglio, le hanno soggiogate e fatte divenire sue serve.
Il messaggio non è certo una novità: negli anni in tanti hanno giudicato sbagliato il sistema economico attuale, pieno di errori e storture, e la pandemia del Covid in poco tempo ha mostrato tutte le sue criticità e vulnerabilità. In altrettanti si sono scagliati contro quelli che hanno demonizzato il denaro, vedendo il denaro come fonte di libertà, altri come segno che la persona ricca era benedetta dalla volontà divina (uno degli elementi su cui si basava il Calvinismo).
Nosferatu il vampiro, immagine tratta da Di Pèter - screenshot catturato da me, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4625772La verità, come sempre, sta nel mezzo: il denaro in sé non è né buono né cattivo, tutto dipende da come viene usato ma soprattutto come viene vissuto. Nel Vangelo il denaro, la ricchezza, vengono indicate con il termine Mammona, assegnandone un’interpretazione negativa, dato che Mammona è uno dei demoni (e proprio per questo Gesù dice: “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona.”) (1); ma il giudizio di Gesù non è dato sul denaro, che è soltanto un oggetto, un mezzo, ma all’attaccamento al denaro e ai comportamenti sbagliati che esso fa avere, quali il tradimento della giustizia, della libertà, della vita, perché si è visto nella storia dell’uomo, nell’esistenza di ogni giorno, cosa si arriva a fare per avere denaro.
Sia la figura del demone, sia quella del vampiro, ben rappresentano un modo di fare sbagliato, anche se forse nei nostri tempi quella del non morto ha una presa maggiore, forse grazie a tanta letteratura e cinema che parlano di lui. Oppure perché il vampiro è qualcosa di molto più antico radicato a fondo nell’inconscio umano.

«È divertente sentir tirare in ballo Dio quando non si è creduto che nel denaro.» Il sorriso scomparve com’era apparso. «Gli imprenditori come tuo padre si sono ritenuti Dio. Soltanto perché avevano soldi, si sono arrogati il diritto di decidere per la vita degli altri e di giocare con la loro dignità. In ogni modo hanno cercato di far credere di essere superiori agli altri esseri umani, di essere sopra qualsiasi legge. Quello che non capiscono è che non sono intoccabili, che niente gli è dovuto. Anche loro sono umani, non degli dei con potere di vita e di morte sui loro simili.» Mark si alzò in piedi, appoggiando il libro sul tavolo. «O forse sarebbe meglio dire che un tempo lo erano. Ora sono solo un mezzo che sfrutta gli altri e risucchia ogni energia, che affama le famiglie e le fa vivere negli stenti e nelle umiliazioni; non hanno canini appuntiti, ma sono veri e propri vampiri. E proprio come i vampiri spadroneggiano in ogni luogo in cui vanno, cercando di piegare ogni cosa con il loro potere, inquinando la mente delle persone e l’ambiente in cui vivono; sono appestatori di vita, dei virus che fanno marcire il mondo, eppure si reputano dei creatori di magnifici sistemi. Non si accontentano mai, vogliono succhiare tutto il midollo della vita, senza lasciare nulla agli altri: un cancro dilagante che lascia miseria e aridità. Proprio come i vampiri» tornò a sottolineare Mark. «Si crede che essi siano mostri inventati dalla fantasia di uno scrittore geniale o da qualche storia folcloristica, ma sono un archetipo vecchio come l’umanità, un’icona che le civiltà antiche hanno voluto trasmettere per mettere in guardia dal pericolo comportato dagli eccessi. Rappresentano la fame smodata di dominio, potere e brama per le cose materiali; rappresentano la strumentalizzazione e la manipolazione. Tutti gli uomini hanno quest’indole nell’animo; i più grandi filosofi e pensatori sanno che persino la persona più saggia e meritevole nasconde tali zone d’ombra. Il problema insorge quando tutto è ombra. Allora accade che per l’ombra di alcuni, tutto cada nella tenebra e nella rovina. Ed è quello che hanno fatto gli imprenditori come tuo padre, creando uno squarcio nella barriera che separa i due Mondi, permettendo il ritorno di Mammon e rafforzandolo a ogni loro azione scellerata.» (2)

1 – Luca 16,13
2 – L’inizio della Caduta.

essere-usufruitori

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I fuoristrada si arrestarono vicino ai palazzi diroccati. Le portiere si aprirono, facendo scendere i passeggeri.
«Venite qua.»
I ragazzi si raggrupparono attorno all’istruttore.
«Da questo punto dovrete cavarvela da soli, perciò, niente sbruffonate Jordan.» L’istruttore volse lo sguardo sul più muscoloso del gruppo.
«Certo, signore» il ragazzo fece un sorriso smagliante.
Il cipiglio dell’istruttore si accentuò. «Non siete in simulazione: qui i pericoli sono reali. Se farete errori, ne pagherete le conseguenze.» Volse lo sguardo su ognuno dei ragazzi. «Questa esperienza vi farà capire i vostri limiti, oltre che a conoscervi meglio.» Fece un passo avanti. «Credete che questo discorso sia una cazzata, ma vi sbagliate: nessuno conosce veramente se stesso se non quando affronta le difficoltà. In questi momenti si dimostra chi si è davvero.» Sbuffò. «Una di queste volte, Jordan, quel tuo ghigno cretino ti svanirà dalla faccia.»
Jordan volse lo sguardo verso le ragazze, facendo l’occhiolino. «Ma così perderei tutto il mio fascino.»
«No, solo la tua deficienza. C’è da sperare che questo avvenga prima che ti faccia ammazzare. O faccia ammazzare qualcuno dei tuoi compagni.» L’istruttore mantenne l’espressione severa, costringendo i ragazzi ad abbandonare ogni traccia di divertimento. «Il mondo esterno non è l’Ateneo: si muore, anche se si è preparati e addestrati. Entrate nell’ottica d’idee che tutto è ostile. Non abbassate mai la guardia. Non sottovalutate nessun ostacolo. Anche se vi sentite forti, sappiate che c’è sempre qualcuno più forte di voi.» Estrasse da una tasca della giacca un foglio di carta. «Per questo dovete imparare anche a fare affidamento sugli altri e a cooperare.»
«Questo vuol dire…» intervenne il ragazzo a fianco di Jordan.
«Esatto, Angus: lavorerete in coppia. E sarete suddivisi per quadranti.» L’istruttore cominciò a leggere. «Marcus e Jeanna: siete assegnati a quello orientale. Hanin e Jordan, meridionale. Angus e Vander, settentrionale. Maresca e Lanicia, occidentale.»
«E qual è l’obiettivo dell’esercitazione?» domandò Marcus.
L’istruttore rimise il foglio nella tasca. «Sopravvivere per i prossimi tre giorni.» Si diresse verso i fuoristrada, dove i conducenti stavano aspettando di ripartire.
«Potremmo tornare indietro ed evitare i pericoli» disse Jordan incrociando le braccia sul petto.
«Potreste» convenne l’istruttore. «Ma senza la Pietra del Passaggio nascosta in ciascun quadrante, non riuscirete a superare la barriera posta prima del ponte» aggiunse prima di richiudere la portiera.
Gli otto rimasero a osservare i mezzi fino a quando non li videro scomparire oltre la curva che portava al bosco.
«Beh» fece Marcus «non ci resta che dirigerci alle zone assegnateci.»
«Che fretta hai?» domandò Jordan.
«Siamo in uno spazio aperto» gli fece notare Marcus. «Non è sicuro restare esposti così a lungo.»
«Rilassati» lo esortò Jordan. «Goditi un po’ di libertà: sono settimane ormai che non facciamo che sgobbare con gli allenamenti.»
«Potrebbero esserci dei pericoli» obiettò Maresca.
«Avranno controllato l’area prima di portarci qui. Non ci sarà nulla che non sapremo affrontare.» Jordan fece un po’ di stretching per le braccia. «Senza adulti tra i piedi, sarà una scampagnata, non c’è niente di cui preoccuparsi.»
Jeanna serrò le labbra, pronta per rispondergli per le rime quando Vander la superò, dirigendosi verso nord senza dire una parola.
«Aspettami!» Angus si affrettò a raggiungerlo.
I sei restanti rimasero in silenzio alcuni secondi, fissando i compagni che si allontanavano verso il quadrante loro assegnato.
Jordan sbuffò. «Tanto vale fare lo stesso: qui non c’è nulla da vedere.»

Erano passate ore, ma nessuna traccia della Pietra.
«L’hanno nascosta bene» borbottò Jordan osservando il dedalo di vicoli che si dipanava tra i palazzi.
«Che ti aspettavi?» sbuffò Hanin. «Avranno anche sistemato una rete d’energia in grado di rilevare i nostri tentativi con il Potere di scovarla.»
«Un sistema d’allarme capace di attivare trappole o di far convergere su di noi creature ostili» terminò Jordan per lui.
«La seconda» disse Hanin. «Al livello in cui siamo, crolli ed esplosioni non sono un ostacolo.»
Jordan sputò per terra. «Possono aver pensato a usare i gas.»
Hanin analizzò la questione. «Lo scopo è addestrarci, non eliminarci. Gli unici gas che potrebbero usare sono quelli soporiferi, ma addormentarci non servirebbe al loro scopo.»
«Forse è questo che vogliono farci pensare: ritenere che ci andranno leggeri per non farci male. E così, sottovalutando la situazione, finire per fregarci in maniera idiota.»
I due avanzarono lungo la strada dissestata, lanciando rapide occhiate alle carcasse arrugginite delle auto, scrutando i palazzi dalle facciate piene di crepe.
«Ti sei mai chiesto com’è successo tutto questo?» domandò Hanin.
«Anche tu non stai attento alle lezioni di storia?» sorrise divertito Jordan.
Hanin gli scoccò un’occhiataccia. «So benissimo del conflitto che gli uomini del passato hanno scatenato e di quello che ha portato. Quello che mi chiedo è come hanno fatto a non rendersi conto di dove le loro azioni li avrebbero fatti giungere.»
«Forse è stata arroganza. Forse idiozia. Oppure cecità» spiegò Jordan. «La gente del passato agiva in preda agli istinti, alle passioni. Probabilmente ha perso contatto con la realtà, ritenendosi intoccabile e capace di tutto.» Lanciò uno sguardo ai palazzi circostanti. «Ha limitato la sua intelligenza in spazi sempre più angusti, proprio come gli appartamenti di questi edifici. Così facendo ha ristretto la sua visuale, fino a quando non è riuscita a vedere oltre il suo naso.»
«Pensi sia andata così?»
«Quando non conosci nemmeno te stesso, è inevitabile andare incontro a qualcosa di male.»
Aveva appena finito di parlare che Maresca e Lanicia li raggiunsero trafelate. Le due stettero a lungo con le mani appoggiate sulle ginocchia e il capo chino, il petto che si alzava e abbassava velocemente.
Hanin e Jordan si scambiarono una lunga occhiata, aspettando che si riprendessero.
Quando Maresca e Lanicia si sollevarono, poterono vedere il sudore imperlare la loro fronte e scorrere sulle guance sporche di terra fino a discendere sul collo. I loro vestiti erano strappati e infangati, ma non sembravano aver riportato ferite.
«Come avete fatto a ridurvi così?» domandò Jordan.
Le ragazze lanciarono un’occhiata alle loro spalle, come se si aspettassero di veder comparire qualcosa all’incrocio.
«Non so che cos’erano» rispose Maresca affaticata. «Sono comparse dalle ombre senza che ci accorgessimo della loro presenza. Sembravano fumo.»
«Le abbiamo colpite con il Potere: si dissolvevano in uno sbuffo ma si riformavano dopo pochi istanti» continuò Lanicia.
«Non credevo gli istruttori si spingessero a tanto» disse pensieroso Hanin.
«La prova non c’entra nulla.»
La voce di Vander li fece sobbalzare: il compagno li raggiunse a passo spedito, seguito a ruota da Angus, Marcus e Jeanna.
«Che cosa stai dicendo?» chiese Jordan.
«Ha ragione: non ho mai visto creature del genere durante l’addestramento. Anzi, non ne ho nemmeno letto» disse Marcus.
«E allora da dove spuntano fuori?» domandò Hanin.
Vander indicò la periferia del quartiere, dove una coltre bianca e fumosa si stava ammassando. «Dalla nebbia.» Fermò Jordan prima che potesse parlare. «Non è normale: quando essa appare, succedono delle cose. È come se si aprissero delle porte, delle finestre che si affacciano su altri mondi, facendo arrivare il loro alito su di noi. Un sospiro capace di mutare la realtà.»
«In che senso?» chiese Maresca.
«Gente scompare, creature mai viste arrivano» Vander strinse le labbra.
«Se le cose stanno così, gli istruttori interverranno» intervenne Lanicia.
Vander scosse il capo. «Non so nemmeno se siamo ancora sul nostro mondo.» Vide lo sguardo esterrefatto degli altri. «Siamo davvero isolati: non possiamo contare sull’aiuto di nessuno.»
«Che cosa facciamo ora?» chiese in un sussurro Angus.
Vander storse la bocca, spuntando per terra. «Vediamo se davvero siamo Usufruitori.»

Ancora sulla questione vaccini

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Le questioni vaccini /no vax, green pass/ no green pass stanno assumendo connotati che sono un misto tra una battle royal e una farsa grottesca. Sensibilizzare le persone a vaccinarsi facendo leva sul senso di responsabilità, sul tutelare la propria salute e quella altrui non ha ottenuto i risultati sperati, ma è bastato dire che senza vaccinazione non si poteva andare nei locali a bere e ballare e boom, c’è stata un’adesione di massa.
Vaccini Pfizer (immagine presa dal sito https://www.lastampa.it/cronaca/2021/07/29/news/covid-studio-di-pfizer-efficacia-del-vaccino-cala-dopo-6-mesi-ipotesi-terza-dose-1.40548317)La cosa però non si è risolta, perché ancora ci sono quelli che si rifiutano di accettare i fatti della pandemia e vedono i vaccini come una manipolazione, un modo per controllare le persone, per limitare la libertà. Si urla alla dittatura e si fanno manifestazioni e contestazioni contro ciò che è legato ai vaccini, leggasi green pass (alle volte questo è solo un pretesto per dare sfogo a una violenza che non aspettava altro che essere scatenata).
Di certo, in tutto questo c’è chi si è arricchito, vedasi le case farmaceutiche che, superata la fase pandemica stanno già annunciando forti aumenti dei vaccini (stando alle attuali notizie, Pfizer potrà arrivare a costare 175 dollari a dose). Un’azione che fa inorridire, ma che comunque è legale dato che non contravviene nessuna legge, poiché non esiste nessuna legge che regolamenti i prezzi dei farmaci (un po’ come gli stipendi dei calciatori, con individui che guadagnano decine di milioni l’anno). Purtroppo, le case farmaceutiche hanno il coltello dalla parte del manico, possono fare quello che vogliono, hanno carta bianca, senza che praticamente nessuno possa controllare a fondo quello che fanno.
E mentre si crea sempre più confusione, dove ognuno dice la sua e ci sono decine di versioni contrastanti (e qui ci si mettono pure virologi e dottori a fare la loro parte comparendo nelle più disparate trasmissioni per dire la loro), non mancano quelli che parlano di complotti e congiure.
A questo punto alla gente comune restano poche cose e di certo tra queste non c’è di conoscere la verità (ancora non si sa come ha avuto origine questa pandemia; o forse si sa ma non si vuole che si sappia); quello che si può fare è provare a riderci un po’ sopra (ma è una risata amara, priva di divertimento) oppure fermarsi e riflettere su come impedire che altre situazioni del genere si ripetano ancora.

 

Fate/stay night: Unlimited Blade Works

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Fate/stay night: Unlimited Blade Works Sul Santo Graal sono state scritte tante cose ed è stato ispirazione di tante opere letterarie, cinematografiche, videoludiche. Fate/stay night: Unlimited Blade Works, serie animata del 2015, è una di esse. Occorre fare subito una premessa per chi la vedesse per la prima volta e avesse il sospetto che ci siano delle mancanze o non vengano approfonditi certi personaggi o aspetti della trama: Fate/stay night: Unlimited Blade Works è una delle tre route narrative della visual novel giapponese (un genere videoludico) Fate/stay night, precisamente la seconda, che vede come protagonista femminile Rin Tōsaka assieme al protagonista maschile Shirō Emiya. Quindi, se certi aspetti appaiano lasciati in secondo piano (a esempio il ruolo nella storia di Sakura Matō, protagonista femminile della terza route), questo è il motivo.
Veniamo dunque alla storia. La città di Fuyuki è il centro di una guerra segreta (la quinta) tra sette maghi che vogliono ottenere il Santo Graal, il leggendario calice capace di esaudire qualunque desiderio. Ogni mago (detto anche master) può evocare e avere al suo fianco un servant, uno spirito eroico (passato, presente o futuro); tali reincarnazioni di eroi leggendari hanno poteri sovrumani e armi speciali (dette nobili) e appartengono a ognuno a una classe tra Saber, Archer, Lancer, Berserker, Rider, Caster e Assassin. I loro nomi vengono tenuti segreti anche se possono venire scoperti (tra di essi si avrà per esempio Eracle, Gilgamesh, Medea e una versione, manco a dirlo, di re Artù) e sono gli unici che possono toccare il potente artefatto. I servant, come dice il nome stesso, sono asserviti ai loro master da tre incantesimi di comando e devono eseguire i suoi ordini, ma come si vedrà la cosa non è sempre vera, visto che in diverse occasioni i servant fanno quello che vogliono.
Inizialmente la trama può sembrare un po’ contorta, dove si è un po’ tutti contro tutti, dove alleanze si fanno e si disfano e quelli che prima erano nemici poi diventano alleati. Certi comportamenti di alcuni personaggi possono lasciare un poco perplessi all’inizio (vedasi quelli di Rin Tōsaka nelle prime puntate prima salva Emiya, poi cerca di eliminarlo e immediatamente dopo ciò collabora con lui per via dell’attacco di un altro servant), ma ricalcano un copione conosciuto e tanto caro a certi anime del rapporto conflittuale tra due personaggi che poi s’innamoreranno tra loro.
Tuttavia, dopo quelle che per alcuni possono essere delle pecche, la storia acquisisce spessore, oltre a farsi più drammatica. Emiya, sotto la tutela di Rin e con l’aiuto della sua servant Saber, cresce sia come mago che come persona, potendo così seriamente perseguire il suo ideale, che è quello di divenire paladino della giustizia per salvare tutti quanti, così che nessuno possa più soffrire. Il suo sogno può sembrare preso in prestito, dato che appartiene al padre adottivo, un mago che partecipò alla guerra precedente del Sacro Graal avvenuto dieci anni prima e che riuscì a salvare solo Emiya dalla catastrofe causata dalla guerra; l’essere l’unico sopravvissuto fa sentire in colpa Emiya e per questo decide di mettere la sua vita al servizio degli altri.
Tale scelta lo mette in forte conflitto con Archer, il servant di Rin, e questa è la parte più bella di Fate/stay night: Unlimited Blade Works, dando notevole spessore alla serie. Non si rivela nulla perché lo spoiler sarebbe troppo grande, ma come si arriva a scoprire la ragione del cattivo rapporto tra i due è davvero ben fatto, andando a toccare temi molto profondi come il costo di perseguire per una certa strada e le conseguenze che portano determinate scelte.
Visivamente, Fate/stay night: Unlimited Blade Works è uno spettacolo per gli occhi, bellissimi i paesaggi e strepitosi gli scontri che vedono coinvolti maghi e spiriti eroici. Molto azzeccata la colonna sonora, davvero coinvolgente.
In definitiva, Fate/stay night: Unlimited Blade Works è una buona serie anime, con la seconda parte migliore della prima che strizza più gli occhi al mondo degli adolescenti e un finale all’altezza; anche la scelta di cosa è in realtà il Graal fa guadagnare punti alla serie. Per chi è appassionato di questa famosa e misteriosa reliquia, condita da scontri adrenalinici e spettacolari, Fate/stay night: Unlimited Blade Works è un anime da vedere.

Morti bianche e disinteresse

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LA strage senza fine delle morti bianche (immagine presa da https://corrieredellumbria.corr.it/news/italia/28870392/morti-bianche-sul-lavoro-numeri-inail.html)Erano i primi mesi del 2009 quando ho finito la prima versione di L’inizio della Caduta. Allora l’opera aveva un altro titolo, lo stile era diverso e anche alcune parti lo erano, tuttavia lo spirito che aveva dato il via a tutto è sempre stato lo stesso: la denuncia delle morti bianche e del sistema economico che non guarda in faccia a nulla per poter continuare ad avanzare.
Il romanzo non è mai stato preso in considerazione da nessuna casa editrice e la colpa non può essere data allo stile o allo sviluppo della trama, dato che non è stata letta: l’opera non è arrivata alla valutazione di lettura perché, dalle risposte avute, l’idea non era d’interesse.
Si sa che il mondo dell’editoria è una giungla e che le case editrici, non essendo onlus, devono puntare su quei prodotti che il mercato ricerca perché, per poter sopravvivere, devono guadagnare e avere utili, quindi non ci si sorprende e non ce la si prende se si ottiene un rifiuto.
Ci si sorprende e ce la si prende quando invece sono altri a cui non interessano i morti del lavoro, e ci si riferisce non solo alle istituzioni e alla politica, ma anche alla maggioranza delle persone. Fino a quando non si viene toccati da vicino, delle morti bianche non interessa a nessuno. Ci si accalora, si fanno dibatti, si litiga, ci s’imbrutisce se un calciatore cambia squadra, se una influencer dice una cosa oppure se una vip posta una determinata foto sui social, mentre invece non si fa una piega se una persona, facendo il suo lavoro per cercare di sopravvivere, va ad aumentare il numero delle morti bianche.
Persone che spesso lavorano per stipendi che non gli bastano nemmeno per arrivare alla fine del mese, che non si stanno certo divertendo a fare qualcosa che se potessero non farebbero, ma che, per non avere la sicurezza sul posto di lavoro, si trovano praticamente costrette a morire.
La realtà brutale è questa: per scelte appartenenti ad altri, in tanti si trovano a dover morire. Una morte che sarebbe evitabile, ma che non si vuole evitare perché non si vogliono spendere soldi per tutelare la vita altrui. In fondo, se una persona muore sul posto del lavoro, ce la si cava con qualche noia burocratica, con qualche ispezione, ma poi si va avanti come sempre, perché ci sarà chi prenderà il posto del morto (visto l’alto numero di disoccupati) e la macchina produttiva continuerà il suo cammino.
Politica, governo, sindacati: tutti a fare proclami, tutti a indignarsi, a pretendere nuovi provvedimenti. Ma è solo ipocrisia, è solo una facciata per i media. Perché dal 2009 le morti sul lavoro ci sono state ogni anno e anzi sono andate aumentando, ma nessuno ha fatto niente, nessuno ha voluto fare niente. Anzi, occorre dire che la questione risale a molto prima del 2009 e questo significa soltanto una cosa: per il sistema attuale, la vita umana non ha nessun valore.
Mentre invece un valore spropositato viene dato al guadagno, al costrutto economico a cui ormai tutto è asservito. Quante volte si è sentito dire che bisogna preservare il lavoro, non importa cosa viene sacrificato? Prima sono stati tolti diritti e tutele, poi si è chiesto alle persone di fare ancora più sacrifici per poter lavorare. Ora si sta chiedendo il sangue alle persone. Il tutto nel disinteresse più totale dei più.