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Airone cenerino

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La fine del mondo storto

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La fine del mondo storto“Una mattina d’inverno, le disgrazie d’altronde capitano spesso d’inverno, il mondo si sveglia e scopre che non ci sono più petrolio, né gas né carbone né corrente elettrica.” Così comincia La fine del mondo storto di Mauro Corona; tutto raccontato, senza avere dei personaggi come protagonisti perché il protagonista è l’umanità intera, lo scrittore trentino mostra uno scenario drastico, dove quello che finora aveva sostenuto la società umana crolla. Senza carburanti ed energia elettrica, gli uomini si trovano ad affrontare un duro inverno, dove la morte bianca e nera falcia le persone come i contadini fanno con le messi; i soldi perdono di significato, mezzi di trasporto, televisioni, pc, smartphone, diventano completamente inutili. Per superare il freddo, tutto viene usato per scaldarsi: vengono bruciati mobili, sedie, tavoli, libri, opere d’arte, oggetti sacri come statue di santi e crocefissi. La sopravvivenza diventa l’unica ragione dell’esistenza, tutto il resto viene accantonato; si mangia di tutto, arrivando persino al cannibalismo.
Privato della tecnologia e di tutti i suoi costrutti, l’uomo è costretto a tornare alla terra, a lavorarla e a prendersi cura di essa se vuole continuare a vivere; riscopre l’uso del lavoro manuale e grazie all’insegnamento di vecchi artigiani e contadini riscopre quei lavori che l’era tecnologica aveva fatto tanto disprezzare. Inoltre, la morte bianca e nera ha reso tutti gli uomini uguali, ha distrutto le diversità sociali, i ruoli; coloro che sono sopravvissuti all’inverno hanno riscoperto un mondo di vivere più sano, meno di corsa e più silenzioso, godendo di quello che hanno e non più affannandosi dietro cose prive di valore. Il ritorno alla terra è un toccasana per la mente e lo spirito ma anche per il corpo.
Ma col ritorno dell’avere di che mangiare e sostenersi, ritornano quei vecchi costrutti che tanto male hanno fatto all’umanità: egoismi, sopraffazione, voglia di potere e d’imporlo. Le lezioni impartite dalla morte bianca e nera sono presto dimenticate e ritornano la violenza, i conflitti, le guerre, perché “finché l’uomo non sparirà dal pianeta, farà di tutto, e ce le matterà tutta, per farsi male e per star male. Poi si estinguerà. Ma sarà colpa sua. L’uomo sarà l’unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità.” (2)
La fine del mondo storto è un libro scritto nel 2010 ma è ancora molto attuale; senza fronzoli, Mauro Corona critica un sistema (il mondo storto) che ha perso di vista l’essenziale per correre dietro il superfluo, senza rendersi conto dei danni che fa. Un libro che fa riflettere, che mette in mostra i tanti punti deboli della nostra società, dove basta un niente per metterla in crisi (basta vedere quello che è successo con la pandemia Covid e quello che sta succedendo con la guerra in Ucraina). Un libro che richiama a riscoprire le proprie origini, a guardare cosa l’uomo è diventato, per mettere in guardia da una fine che non è poi così fantastica.

2. La fine del mondo storto. Mauro Corona. RCS MediaGroup S.p.A. 2016, pag. 169

Il re è morto, lunga vita al re!

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Il re è morto, lunga vita al re!Il re è morto, lunga vita al re!
Il governo Draghi è caduto, o meglio, è stato fatto cadere come ormai è tradizione politica fare, un atto di non grande responsabilità, visto che dopo due anni e passa di pandemia e una guerra sanguinosa e costosa in atto (e per fortuna che si diceva che le persone avrebbero dato il meglio di sé) non era proprio quello di cui si aveva bisogno. E così si dovrà andare alle elezioni.
Ma non c’è nulla di cui preoccuparsi, perché è acclarato e fattuale che un cambiamento è sempre positivo! Ci vuole gente nuova, facce nuove che vanno a comandare! E non importa se ha un problema nella testa e funziona a metà.

Ma va tutto bene, perché ora non avremo più incertezze, perché non avremo più problemi con giochetti politici e governi che volano per terra con uno starnuto, perché è è acclarato e fattuale che il centro destra vincerà a mani basse con Meloni al 95%, Berlusconi al 75% e Salvini al 65% e sono già pronte leggi e riforme.
I vaccini, che tutti sanno essere la causa di morte primaria in Italia, saranno banditi, perché ognuno deve essere libero di ammalarsi e tutti sanno che la libertà per la destra è sopra ogni cosa.
Sarà istituita la festa nazionale di Benito; le persone non si dovranno più salutare normalmente ma sarà obbligatorio il saluto romano; inoltre, si dovrà sempre portare la camicia nera, anche se ci sono cinquanta gradi all’ombra.
A Natale non si dovrà più usare Babbo Natale ma Babbo Benito.
Sarà introdotto lo Ius primae noctis che potrà essere usufruito da tutti i politici di nome Matteo o Silvio.
Per scusarsi dell’affronto fatto, metà del pil nazionale verrà donato alla Russia, dove sarà mandato un tributo annuale di adolescenti come faceva Atena con Creta.
Verrà abolito lo stipendio, perché per i cittadini deve essere un onore e un piacere poter lavorare per quei magnifici eroi che sono gli imprenditori.
Il re è morto, lunga vita al re!

(P.s.: per una maggiore comprensione dello spirito del testo, occorre leggerlo immaginando che sia declamato da Crozza che imita Feltri.)

)

(P.p.s.: In dedica alla classe politica italiana: non sempre è facile trovare le parole giuste da dire, per questo occorre rivolgersi a chi forse non parla molto, ma quando parla esprime dei concetti molto chiari.)

Capitoli che si chiudono

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La vita, come un libro, è fatto di capitoli che si chiudonoNon so se ad altri capita la stessa cosa, ma nello scrivere, quando si chiudono dei capitoli di un romanzo, si prova un senso di conclusione, di qualcosa che termina e ci si lascia alle spalle; nelle giuste proporzioni, per intenderci, è come se si fosse dinanzi a un lutto: si è di fronte a una perdita, la si deve elaborare e poi si ricomincia da capo. Che questo avvenga alla conclusione dell’intero lavoro è qualcosa si può dire di normale, ma che avvenga ogni volta che si raggiunge una tappa che porta verso la conclusione del tutto, non so se succede a tutti quelli che hanno a che fare con la scrittura (non importa se si è professionisti, se lo si fa per lavoro, con l’intento di pubblicare o solo perché si ha voglia di scrivere qualcosa); per un po’ ci si sente svuotati e riprendere a scrivere un nuovo capitolo è faticoso, ci si mette un po’ a ingranare e a trovare energie per andare avanti.
Nella vita succede lo stesso: ci sono dei capitoli della propria esistenza che si chiudono. E si possono alle volte sentire arrivare e si sa che le cose dopo che avverrà questa chiusura non saranno più le stesse. Non solo: non si sarà più gli stessi. Si sarà cambiati, evoluti in base all’esperienza che si è avuto. Come, dipenderà dal modo in cui si farà sfruttare l’esperienza. Questo vale per i singoli individui, ma anche per l’intera società: si è dinanzi a un capitolo che si sta chiudendo e da come si comincerà quello nuovo, tutto dipenderà da quello che si è imparato.

Cytonic

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CytonicCon Cytonic siamo alla terza avventura di Spensa scritta da Brandon Sanderson. Dopo aver rivelato i piani di Winzik ed essere riuscita a sfuggire alla Superiorità, Spensa attraversa il portale su Starsight (la stazione spaziale della Superiorità) e si ritrova ad avere a che fare con l’Eradicatore che aveva fermato, evitando che distruggesse Detritus; il contatto avvenuto tra i due ha in qualche modo cambiato il pericoloso essere, rendendolo diverso dagli altri Eradicotari. Proprio quello che un tempo era considerata la più grande minaccia dell’universo dà a Spensa le indicazioni per saperne di più sui propri poteri citonici e sulla natura del nemico da affrontare. Spensa, nonostante volesse tornare su Detritus, decide di seguire le parole dell’Eradicatore e si ritrova ai margini del Nowhere, in cerca del Sentiero degli Antichi. In questo luogo fatto di terre fluttuanti grazie alla pietra di acclivio (quella che permette di far volare i loro mezzi), Spensa scoprirà che ci sono diversi gruppi di persone (che come lei sono finite o sono state esiliate nel Nowhere) che sono in competizione tra loro, senza contare che lì si trova uno dei punti più grandi dove la Superiorità raccoglie acclivio.
Ma le sorprese non sono finite: proprio quando sta per essere catturata da uno di quei gruppi, l’improvviso intervento di un uomo a cavallo di una specie di dinosauro, la salverà; l’individuo, che è un citonico come lei, si presenta come Chet e altri non è che Spears, il pilota che guidava il caccia di M-Bot e che tanti anni prima era atterrato su Detritus. Le sue capacità citoniche gli hanno conferito una lunga vita e lui le ha impiegate a esplorare il Nowhere, questo anche perché stare in quel luogo fa perdere ricordi e consapevolezza di sé, a meno di non vivere in gruppo, possedere delle ceneri di realtà oppure un’icona di realtà, ciò che genera le ceneri. Con la sua guida, Spensa va alla ricerca del Sentiero degli Antichi, dove sono stati lasciati dai citonici del passato dei portali in cui sono racchiusi i segreti sul potere che Spensa possiede, così che lei possa sviluppare e imparare a usarlo.
Nel tentativo di rubare un’astronave a uno dei gruppi presenti nel Nowhere per raggiungere più velocemente i portali, Spensa viene catturata e lì scoprirà che un tempo le fazioni erano unite per combattere la Superiorità e conquistare la cava di acclivio che gestivano. Per raggiungere il suo scopo, la ragazza aiuterà il gruppo in cui è finita mettendo a disposizione le proprie abilità di pilota; nel mentre, dovrà fronteggiare i ripetuti attacchi degli Eradicatori che provano in ogni modo a fermarla.
Con nuovi e vecchi alleati, Spensa raggiungerà il centro del Nowhere, acquisendo quella verità e quei segreti che le permetteranno di aiutare gli umani nella lotta in cui sono invischiati da generazioni.
Rispetto a Skyward e Starsight, Cytonic ha meno mordente; godibile, ma senza la stessa presa delle opere che l’hanno preceduto, come succede un po’ con tutti i libri di transizione di una serie. In certi momenti i dialoghi tra Spensa e Chet, con tutti i rimandi ai racconti della Terra di un tempo (che vanno dalla mitologia alla narrativa al cinema) suonano un pochino forzati e fuori luogo (anche se tutto ciò rientra nel personaggio di Spensa), così come fa alzare più di un sopracciglio il provvidenziale incontro tra i due; tuttavia questa sensazione che si ha all’inizio viene cancellata quando Sanderson nel finale rivela come stanno veramente le cose, sorprendendo anche quel lettore che ormai conosce il suo modo di fare (anche se alcuni elementi si erano intuiti).
Cytonic è un’altra buona prova di Sanderson, niente di eccezionale, bisogna essere onesti, che si fa leggere con piacere.

Regressione

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Siamo in regressione: questa è la triste realtà che stiamo vedendo. E non si tratta solo di una cosa che riguarda un paese, ma il mondo intero. I segnali c’erano da tempo, ma non li si è voluti ascoltare e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I Talebani che sono tornati al potere in Afghanistan hanno riportato il paese indietro di anni, imponendo una forte repressione dei diritti delle donne. La Russia sta portando avanti le sue mire espansionistiche per ripristinare la vecchia Unione Sovietica, applicando la legge del più forte. Gli Stati Uniti hanno annullato il diritto all’aborto, tornando indietro di cinquant’anni. In Italia, anni di lotte per i diritti del lavoro sono stati cancellati da una politica sottomessa alle imprese e da gente che non ha lottato per difendere quanto conquistato, con il risultato che ora ci si lamenta se per lavorare si devono fare turni stancanti con paghe bassissime. E questi sono solo alcuni esempi di quello che sta accadendo: invece di percorrere la via dell’evoluzione, la razza umana ha decisione d’imboccare quella della regressione.
Donne che contano meno degli uomini, uomini che si sentono superiori ad altri uomini e impongono con la forza la loro volontà, imprenditori che trattano i lavoratori come i nobili trattavano la plebe o la schiavitù: in poco tempo si sta tornando indietro di decine di anni, se non di più. Regimi e dittature stanno prendendo sempre più piede, e così gli estremismi, per non parlare di chi nasconde il proprio menefreghismo ed egoismo dietro la parola pace (solo per dirne una, in Italia una certa fetta della popolazione chiede agli ucraini di arrendersi per far finire il conflitto per poter tornare alla vita di prima e non dover avere a che fare con i rincari dovuti alla guerra scatenata dalla Russia).
Stiamo tornando ai tempi in cui chi era più forte e violento dettava legge: si possono usare tutte le parole e le frasi che si vogliono, ma questa è la realtà. E se a questo ci si aggiunge che, dopo due anni di Covid, con la pandemia ancora in corso, ci si comporta come se non fosse mai esistito, allora si può comprendere il livello di responsabilità della maggior parte delle persone. Questo significa che dagli errori e dalle lezioni che la vita impartisce non s’impara nulla e quindi l’evoluzione è solo un’utopia, e si sarà obbligati a fare i conti con i frutti che la regressione porterà. Perché di questo passo, le cose non sono destinate certo ad andare per il meglio.

Mad Max Furiosa

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Charlize Theron è Furiosa in Mad Max: Fury RoadGeorge Miller sta per apprestarsi a girare Mad Max Furiosa, il prequel di Mad Max Fury Road, con la pellicola che racconterà la storia di Furiosa, la protagonista del film di successo del 2015. Questo è il quinto capitolo del mondo di Mad Max, iniziato nel 1979 con Interceptor, e sarà ambientato quindici anni prima i fatti avvenuti in Mad Max Fury Road, rivelando come Furiosa diverrà una delle Imperatrici dell’armata di Immortan Joe. Visto il lasso di tempo che intercorre tra la pellicola del 2015 e questa, l’attrice che interpreterà la protagonista non sarà più Charlize Theron, ma sarà Anya Taylor-Joy conosciuta soprattutto per il ruolo nella serie La regina degli scacchi.
Cosa dire di Mad Mad Furiosa che dovrà uscire nel 2024?
Anya Taylor JoyAncora si sa molto poco di questo film e quindi è praticamente impossibile dare giudizi; personalmente, preferisco non esprimermi, visto che quando fu dato l’annuncio di un nuovo capitolo della serie di Mad Max fui molto dubbioso, temendo che Mad Max Fury Road rovinasse quanto visto fino a quel momento, e invece dovetti ricredermi, ritrovandomi a vedere invece il miglior film ambientato nel mondo di Max.
Anche se il regista ha ammesso che ci saranno molte differenze rispetto a Fury Road e avrà un look allo stesso tempo diverso ma anche straordinariamente familiare, mi aspetto qualcosa comunque di adrenalinico, con inseguimenti e quella dose di crudezza e violenza che hanno reso caratteristica questa serie di film.
Visto che la storia sarà incentrata su Furiosa, non penso che ci sarà Max Rockatansky, che già nel film precedente era sì al centro delle vicende, ma con l’occhio che si capiva essere più puntato verso la protagonista femminile; qualcuno potrebbe storcere il naso visto che Max è sempre stato il nucleo delle storie di un mondo distopico e postapocalittico, ma la scelta avrebbe anche un senso, poiché di Max praticamente si sa quasi tutto.
Nell’attesa di saperne di più, rimando ad alcune strisce che Leo Ortolani fece quando uscì Mad Max Fury Road (davvero esilaranti) e ripropongo l’articolo che realizzai anni fa per Fantasy Magazine sulla prima trilogia.

 

Mad MaxLa mia vita si spegne e la vista si oscura. Mi restano soltanto alcuni ricordi di un caos immane: i sogni infranti delle terre perdute. E l’ossessione di un uomo sempre in lotta: Max.
Era figlio dei tempi in cui l’uomo viveva sotto il dominio dell’oro nero. E i deserti brillavano per le fiamme delle gigantesche torri che estraevano il petrolio.
Ora tutto è distrutto, scomparso; come e perché non lo ricorda più nessuno, ma è certo che un immane conflitto annientò due grandi potenze. Senza il petrolio l’uomo tornò alle sue origini primitive e tutte le sue macchine favolose andarono in rovina. Tutti i popoli tentarono di raggiungere un accordo, ma nessuno riuscì a fermare la valanga del caos. Nel terrore dei saccheggi e nelle fiamme della violenza il mondo scoppiò. E tutte le sue città crollarono una dopo l’altra.
L’uomo si nutrì di carni umane per sopravvivere.
Su tutte le strade vincevano coloro che avevano la forza e i mezzi per piombare sulle vittime e depredarle, anche dell’ultimo respiro; niente aveva più valore di una piccola tanica di benzina.
I deboli scomparivano senza nemmeno lasciare il segno di una croce su delle misere pietre.
Nel ruggito di un motore, quelli come Max si difendevano dai demoni del passato e dalle inutili speranze di un futuro svuotati di ogni sentimento umano, condannati a inseguire ogni piccola traccia di vita nelle Terre Perdute.
E alla luce di quei giorni desolati, Max imparò a dominare il suo destino.

Queste sono le parole che introducono Interceptor – Il Guerriero della Strada, secondo film della trilogia ideata e diretta da George Miller che vede come protagonista Mad Max, il personaggio interpretato da Mel Gibson. Un’introduzione che chiarisce la condizione in cui si trova il mondo quando vengono narrate le vicende di Interceptor,  il primo capitolo della serie cinematografica: un mondo post-apocalittico arido, senza vita, senza speranza, ben rappresentato dal deserto australiano scelto come ambientazione per la saga. Della civiltà rimangono poche strade asfaltate, il resto è solo polvere e roccia: simboli perfetti per rappresentare un ipotetico futuro generato dal sistema economico vigente e dalla fame dei potenti di avere sempre maggiore potere, sfruttando ogni risorsa e che alla fine non lascia niente.
Decadimento, caduta e rovina.
Con questi semplici termini si può descrivere l’atmosfera che permea le due pellicole.
In Interceptor c’è ancora una parvenza di civiltà, c’è ancora qualcuno che cerca di preservare l’ordine, ma già la follia, la violenza selvaggia che sta per scatenarsi, serpeggia in chi dovrebbe cercare di mantenere le fondamenta della società. Il degrado prende sempre più piede e gli ultimi tutori della legge stanno venendo meno al codice che dovrebbero difendere, pian piano divenendo simili agli psicopatici cui danno la caccia: una sorta di cavalieri in sella a potenti V8 Interceptor che hanno perso la dignità dell’essere umano, lasciata andare per far posto alla rabbia, alla forza bruta che reagisce a quanto si subisce, un rispondere colpo su colpo con uguale ferocia e crudeltà.
È in un mondo che scivola sempre più nel caos, dopo essere stato privato di tutto, che sorge Il Guerriero della Strada: crudele, violento, distruttivo, che pensa solo a sopravvivere, indifferente di quelli che incontra sul suo cammino. Un’arma affilata, preparata a qualsiasi scontro. Ma qualsiasi arma, per quanto dura, arriva a un punto di rottura e conosce la caduta e la rovina.
Questo è quanto succede a Max, ma riguarda anche tutta l’umanità, imbarbarita come nel periodo più cupo del medioevo, dove vige la legge del più forte, del prepotente, del crudele, dove la vita umana non ha più alcun valore.
Una rappresentazione, quella realizzata in questi due film, che mostra i momenti più cupi della razza umana, i punti più bassi della sua storia: momenti che ciclicamente si ripetono perché l’uomo non riesce a imparare dai propri errori, dai propri vizi, non riesce a conoscere l’oscurità, l’odio che si cela nel proprio animo; e non riconoscendoli è capace solo di portare distruttività. Su queste basi non può che vigere un’epoca di sfacelo, in cui non si può più aiutare nessuno, come mostra Igor Ribaldi in Il Libro delle Epoche (1), dove tutto ciò che non è più in grado di crescere e cambiare va incontro irrimediabilmente alla caduta. E’ accaduto nel periodo 1796-1802 quando una dopo l’altra le coalizioni delle potenze europee furono sbaragliate da quella forza che è stato Napoleone Bonaparte. Si è verificato tra il 1868 e il 1874: la caduta del millenario Stato della Chiesa, la sconfitta della Francia con la Prussia, la divulgazione del sordido Criminal Tribes Act con il quale il governo britannico dichiarava le etnie indiane (i nativi americani) portatori d’incurabili impulsi criminali ereditari. Ma l’esempio più eclatante è il lasso di tempo tra il 1940 e il 1946 con il più spaventoso disastro abbattutosi sulla Terra a opera della Germania, causa di decine di milioni di morti. Sono solo alcuni esempi di periodi che con costanza si ripresentano e che l’uomo si ritrova costretto a subire perché non è riuscito a imparare i segni dei tempi, non ha compreso le leggi che regolano l’esistenza, le energie che la pervadono.
Dopo la distruzione tuttavia c’è la rinascita, perché il cambiamento è sempre in atto.
Speranza è il termine che si può usare per l’ultimo capitolo, Mad Max – Oltre la sfera del tuono.  Senza volerlo Max si ritrova a incarnare le vesti di guida di un gruppo di bambini vissuti lontano dalla crudeltà, dallo sfruttamento degli adulti e pertanto incontaminati dalla loro mentalità, dalla violenza che ha portato il mondo alla rovina. Anche non riconoscendosi in esso e rigettandolo con forza, grazie alle capacità di sopravvivere e combattere, sarà il fautore della rinascita di una società basata su fondamenta diverse da quelle conosciute, forse più equa. Una figura la sua che incarna in pieno l’archetipo del Guerriero.
Dopo avere vinto la propria Ombra (crudeltà, violenza, distruttività) e combattuto prima per vendetta e poi solo per se stesso, scopre che l’unico combattimento che vale la pena intraprendere e’ quello per ciò che realmente conta, un lottare per una causa meritevole senza cedere alle reazioni e alle provocazioni, un combattere solo quando necessario, senza ricercare la lotta a ogni costo per dimostrare qualcosa a sé stessi. E’ grazie al suo coraggio e alle sue abilità, alle proprie armi, alla disciplina, ma soprattutto alle strategie con cui pianifica le proprie azioni che riesce a guarire dalle sue ferite (il fallimento, la sconfitta, il non riuscire a proteggere le persone care nonostante la propria forza), ciò che lo blocca dal suo compito di sconfiggere il Drago (ovvero quella parte di sé che ancora non si è riusciti a scoprire o a comprendere, che con l’accettazione porta a venire a patti con i propri lati oscuri, riuscendo così ad andare avanti).
Ken il GuerrieroUna raffigurazione veramente ben riuscita, al punto che ha avuto forte influenza in varie altre opere (tra i più conosciuti, il famoso manga  Ken il Guerriero di Tetsuo Hara e Buronson).
Chi ha ideato il personaggio di Max e la saga che vi sta attorno è riuscito a raffigurare lo spirito del Guerriero, a mettere in mostra ogni aspetto, positivo e negativo, della sua natura: è stata questa la forza che lo ha reso il successo che è stato.
Certo non è una storia nuova, che non si sia già vista: il secondo film, Interceptor – Il Guerriero della Strada, forse il migliore delle serie (sicuramente quello più d’impatto) ricalca nella sua ossatura principale l’Iliade, dove la Tribù del Nord assediata dagli Humungus rappresenta Troia attaccata dai greci. Agamennone qui ha le spoglie di Lord Humungus, Achille e Patroclo sono i due punk che all’inizio del film inseguono Max, Ettore è il Capitano Valiant, capo della Tribù del Nord. Anche qui viene riproposto il famoso stratagemma del Cavallo, pur se con qualche piccola modifica che ne cambia leggermente la struttura.
Miti che cambiano veste, ma che rimangono sempre vivi, con la stessa potenza d’insegnamento che i secoli non riescono a logorare; un insegnamento che raggiunge l’inconscio e vi pianta il suo seme, aspettando che spunti e dia il proprio frutto. E’ in periodi bui, duri, dove l’Innocente viene calpestato, l’Orfano viene abbandonato e i Distruttori imperversano come locuste, che sorge il Guerriero per frapporsi contro minacce e aggressioni. In maniera epica ed evocativa Guy Gavriel Kay nel ciclo di Fionavar mostra il suo ritorno per combattere contro Rakoth Maugrim, colui che vuole distruggere la Tela: Jennifer, divenuta la Veggente di Brennin, sogna il nome con cui evocarlo. E’ nel nostro pianeta, a Glastonbury Tor, che avviene il risveglio di Arthur Pendragon, chiamato a combattere in ogni epoca e mondo e a essere d’ispirazione e guida per opporsi a quanto c’è di sbagliato.
Un simbolo che ritorna sempre, che si tramanda di generazione in generazione perché non vada perduto e possa continuare a insegnare. Ma benché sia la figura centrale e di spicco della serie cinematografica citata, altri sono gli Archetipi in scena nel soggetto creato da George Miller.
L’Orfano è la gente che si lascia andare, che pensa solo alla sopravvivenza senza avere speranza per il futuro, ritenendo che la triste condizione in cui si trova non possa cambiare.
Gli Humungus, le bande di Bikers, sono il Distruttore, così tremendo eppure indispensabile per il cambiamento: è il mezzo per la metamorfosi. La società giunta al collasso, al punto del non ritorno, fa sorgere questi gruppi violenti per accelerare la sua caduta e autodistruggersi, in modo che possa rinascere.
I bambini del terzo film sono l’Innocente, colui a cui verrà data la Terra Promessa, che riconquisterà il Paradiso Perduto, rappresentazione di un mondo nuovo che potrà sorgere solo se gli sbagli del vecchio saranno lasciati indietro; non è un caso che siano cresciuti senza adulti, sviluppando una propria etica non condizionata dalla mentalità decaduta e traviata di chi li ha preceduti: è proprio il sogno in cui credono, che hanno continuato a raccontarsi per non dimenticare, quello che permetterà all’umanità di cominciare una nuova era.
Il pilota dell’elicottero è il Folle, libero da doveri e impegni, che gira ed esplora il mondo, che scopre da sé cosa vuole e cosa non vuole, ciò che gli piace e cosa no, che dà liberamente espressione di tutte le sue potenzialità.
Master è il Saggio, colui che ha la conoscenza, il sapere per far progredire e rendere le cose migliori, necessario per la ricostruzione di una nuova vita, per cominciare una nuova storia.

Una storia che non è la storia di un gruppo, ma è la storia di tutti noi. E voi dovete ascoltare e ricordare perché oggi voi ascoltate e domani voi racconterete ai nuovi nati. Io ora guardo dietro di noi, nella nostra storia passata: vedo noi cominciare il viaggio verso casa e ricordo come arrivammo qui e quanto fummo felici perché vedemmo com’era una volta. Abbiamo guardato, abbiamo capito d’avere ragione: quelli del passato avevano il sapere, cose al di là dell’immaginazione, anche al di là dei nostri sogni. Il tempo passa e continua a passare e ora sappiamo che ritrovare il segreto di quello che s’è perso sarà difficile, ma questa è la nostra strada e noi dobbiamo seguirla e nessuno sa dove porterà. Comunque ogni notte racconteremo la nostra storia per ricordare chi eravamo e da dove siamo venuti, ma soprattutto noi ricorderemo l’uomo che ci trovò, quello che venne per salvarci. E noi illumineremo la città, non solo per lui, ma per tutti quelli che non sono ancora qui, perché sappiamo che verrà una notte in cui loro vedranno una luce lontana e torneranno a casa. (2)

Questa è la storia dell’Uomo e del suo Viaggio.
Quel Viaggio che egli sempre continua a intraprendere e che anch’esso è un Archetipo, la strada che porterà alla scoperta del senso dell’esistenza e del proprio essere, del Tesoro che va ritrovato e conquistato.
Quel Viaggio che è una realtà che mai smette d’essere perché tutto è ricerca, perché tutti si è Cercatori e quando si trova ciò che è veramente importante (lo Spirito), si diventa dei Creatori; quando ciò avviene, si è sulla via del Ritorno, in fondo alla quale c’è la Casa che ha visto ogni individuo partire da essa e che ora è pronta ad accogliere in tutta la sua pienezza, perché l’Uomo ha messo insieme i suoi pezzi e si è finalmente ritrovato.

 

 

(1) Libro delle Epoche, Igor Ribaldi – 2010 Sperling & Kupfer Editori

 

Interceptor (Mad Max) – 1979 Australia, fantascienza/avventura. Regia di George Miller. Soggetto: George Miller, Byron Kennedy. Sceneggiatura: James McCausland, George Miller. Attori: Mel Gibson, Joanne Samuel, Hugh Keays-Byrne, Steve Bisley, Tim Burns, Roger Ward, Steve Millichamp.

 

Interceptor – Il Guerriero della strada (Mad Max 2: The Road Warrior) – 1981 Australia, fantascienza/avventura. Regia e soggetto: George Miller. Sceneggiatura: Terry Hayes, George Miller, Brian Hannant. Attori: Mel Gibson, Mike Preston, Bruce Spence, Virginia Hey, Emil Minty, Kjell Nilsson, Max Phipps, Vernon Wells, William Zappa, Arkie Whiteley.

 

(2) Mad Max – Oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome) – 1985 Australia/ Usa, fantascienza/avventura. Regia: George Miller e George Ogilvie. Soggetto e sceneggiatura: Terry Hayes, George Miller. Attori: Mel Gibson, Tina Turner, Angry Anderson, Frank Thring, Angelo Rossitto, Paul Larsson, Bruce Spence, Adam Cockburn

 

Fonti sugli Archetipi: http://www.archetipi.org/ ; L’uomo e i suoi simboli, Carl Gustav Jung – 2010 Tea; Tipi psicologici, Carl Gustav Jung – 2007 Newton Compton.

informazione

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il telegiornale è uno dei mezzi per diffondere informazioneL’informazione si basa sulla parola. E dall’uso che se ne fa si possono avere risultati positivi o negativi. Se l’infromazione è accurata, si può avere conoscenza. Se non lo è o si basa su menzogne, può portare a storture non da poco: un esempio è il caso di certe notizie senza fondamento che vengono sparse in rete, un altro è certa propaganda politica che tira acqua al suo mulino e condiziona intere nazioni.
Per questo è molto importante sorvegliare l’informazione, perché l’informazione è una forma di potere non indifferente. Anzi, si può dire che è uno dei poteri più forti attualmente a disposizione e proprio per questo bisogna superlo usare, altrimenti i danni possono essere davvero notevoli.
Per far capire quanto può essere influente l’informazione, riporto una riflessione fatta per Jonathan Livingstone e il Vangelo proprio su quanto può essere grande il potere della parola.

 

Un libro sacro è un libro di potere; un potere che ha la capacità d’insegnare, a chi vuole ascoltare, il cambiamento comportante la crescita. È un libro vivo, sempre attuale, perché di vita parla: attraverso la parola (uno dei mezzi per dare forma a volontà e pensiero) mostra un cammino che ogni individuo, in qualsiasi epoca, può intraprendere. Da solo però non può fare tutto: se dopo averlo letto, o ascoltato, non seguono atteggiamenti concreti, tutto risulta vano. Il messaggio in esso contenuto, se non è sorretto dalla volontà dell’individuo di metterlo in atto, è solo lettere che si dissolvono, finché non rimane niente. Realtà che invece cambia se lo si mette in pratica: esso diviene una forza capace d’influenzare chiunque, di cambiare l’esistenza dei suoi simili. Una forza che però non avrebbe nessun potere sugli altri se questi non glielo permettono.
Comprendendo da questo ragionamento come agisce il potere della parola sulle persone, si capisce come si creano le maggioranze e da esse gli uomini che governano: tutto dipende da quanto gli individui sono disposti a concedere agli altri. Un modo di conferire potere con il quale i popoli hanno concentrato, incanalato, proiettato le proprie energie su pochi individui perché li guidassero e decidessero per loro, facendoli responsabili delle proprie azioni.
Un qualcosa da cui stare in guardia, perché vuol dire affidarsi e dipendere dagli altri, sottostare alla loro volontà e non essere più liberi, pagandone perciò un prezzo; ne parla la Bibbia nell’Antico Testamento e precisamente nel Primo Libro di Samuele (8, 5-22), quando il popolo ebraico chiese a Samuele di dargli un re perché lo governasse ed egli, seguendo la parola di Dio, lo concesse perché imparasse l’errore che stava commettendo (con tale scelta, il popolo ebraico non voleva più seguire Dio, che altro non è che il vero essere interiore dell’uomo, rinunciando alla libertà).
Un brano attuale adesso come allora perché serve agli individui a essere responsabili e consapevoli della vita che vivono e delle scelte che compiono. Consapevolezza che tanto spesso sfugge all’uomo: pochi riescono a comprendere questa lezione, i più sono impegnati nel cercare lontano e negli altri ciò che già possiedono. Una mancanza di comprensione che comporta delle conseguenze: nel piccolo, perché condiziona e limita la libertà personale, nel grande, perché può portare all’impoverimento d’intere nazioni, quando non addirittura la rovina.
Il pensiero va a Hitler, esempio eclatante cui è facile fare riferimento, capace d’aver infiammato con le sue parole gli animi di un’intera nazione (ancora oggi, dopo decenni dalla sua scomparsa, riescono a fare presa) e aver spinto a compiere ogni genere di efferatezze in nome di un ideale, cambiando il corso della storia.
Un esempio (uno dei tanti della storia, che è il ricordo e la comprensione dei fatti) da assimilare perché i suoi errori e orrori non siano più ripetuti, da tramandare perché la memoria umana ha la particolarità di dimenticare i fatti, specialmente quelli più gravi. C’è una sorta di volontà nel cancellare ogni traccia degli sbagli commessi, una volontà di cui occorre essere consci per evitare i danni che può causare, perché il suo agire è come una ferita ignorata: se non se ne è consapevoli e non la si cura, può fare infezione, divenendo più dolorosa di quando è stata causata.
Simili lezioni servono a comprendere l’importanza della parola, del potere che possiede, perché essa ha capacità di far presa sugli animi, d’attivare energie presenti nell’uomo in grado di spingerlo a compiere qualsiasi cosa, nel bene come nel male. Spesso non si dà peso a ciò, come non lo si fa con i semplici atteggiamenti quotidiani, perché si ritengono insignificanti le reazioni che possono avere sugli altri, dimenticandosi che un uomo nel mondo è come una cellula nel corpo: senza si può vivere tranquillamente, ce ne sono miliardi come lei, ma se la cellula diventa cancerosa, cosa succede? Si moltiplica, ne crea di simili e propaga il male di cui è portatrice, infettando il corpo, facendolo ammalare, alle volte uccidendolo.
Questa comprensione va riscoperta, perché da essa dipende il mondo che si vuole creare; soprattutto va riscoperto il modo di utilizzare la parola, dato che attualmente è usata a sproposito, quando non sciupata. Basti solamente pensare all’uso del termine eroe, ormai utilizzato per tutti, da sportivi a imprenditori, quando di eroe non hanno assolutamente nulla. Una realtà da non sottovalutare, perché l’uso inappropriato di tutto ciò che forma la lingua di un popolo porta a impoverire sia essa sia il popolo stesso; pochi si rendono conto dell’effetto scaturito da tale azione e ormai chi sa stimare la reale portata di quanto viene detto sono solo individui che utilizzano la parola per screditare, creare divisioni, odi, ottenere interessi personali.
Illuminante di ciò è quanto scritto da George Orwell in 1984 quando parla della neolingua, la lingua ufficiale dell’Oceania, fortemente voluta dal partito che la governa, il Socing.

Si riteneva che, una volta che la neolingua fosse stata adottata in tutto e per tutto e l’archelingua dimenticata, ogni pensiero eretico (vale a dire ogni pensiero che si discostasse dai principi del Socing) sarebbe stato letteralmente impossibile, almeno per quanto riguarda quelle forme speculative che dipendono dalle parole. Il lessico della neolingua era articolato in modo da fornire un’espressione precisa e spesso molto sottile per ogni significato che un membro del Partito volesse correttamente esprimere, escludendo al tempo stesso ogni altro significato, compresa la possibilità di giungervi in maniera indiretta. Ciò era garantito in parte dalla creazione di nuovi vocaboli, ma soprattutto dall’eliminazione di parole indesiderate e dalla soppressione di significati eterodossi e, possibilmente, di tutti i significati secondari nelle parole superstiti.

La neolingua non era concepita per ampliare le capacità speculative, ma per ridurle, e un simile scopo veniva indirettamente raggiunto riducendo al minimo le possibilità di scelta.
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L’opera di Orwell è un ottimo esempio di come attraverso il linguaggio si possa limitare la libertà delle persone; se si riflette, si possono trovare delle analogie con la realtà. Tanti regimi, come mostrato dalla storia, hanno adottato questo mezzo per condizionare e soggiogare la popolazione al suo volere: il nazismo, famoso, tra le altre cose, con il rogo dei libri che non corrispondevano all’ideologia nazista, e il fascismo, che mise al bando i romanzi stranieri e fece un’attività di censura e di controllo sistematico della comunicazione. Questi sono solo alcuni esempi del voler colpire ciò che è legato al linguaggio.

1. 1984. George Orwell. Oscar Mondadori 2011. Pag.307-308.

Berserk continua

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BerserkIn questi giorni è giunta la notizia che il manga Berserk verrà continuato. Per un anno dopo la morte del suo autore, Kentaro Miura, si è discusso se si sarebbe conosciuta la fine di questa lunga storia iniziata nel 1989, avendo la possibilità di fare solo delle illazioni, fino alla notizia rilasciata di recente dalla casa editrice Young Animal: le avventure di Gatsu, Caska e dei suoi compagni verranno riprese da Kouji Mori, mangaka e amico intimo di Miura, con cui il padre di Berserk avrebbe parlato spesso del suo lavoro, rivelando come si sarebbe concluso. Mori ha asserito che non aggiungerà nulla di suo, ma che racconterà solo quello che Miura gli ha raccontato, fiancheggiato dagli apprendisti dell’amico, che ormai hanno imparato a disegnare come il loro maestro. Con gli ultimi capitoli disegnati da Miura che dovrebbero essere pubblicati nei prossimi mesi (in Giappone avverrà a giugno, per gli altri paesi occorrerà un po’ di più com’è logico che sia), non resta ora che aspettare fiduciosi.
La notizia ha diviso i fan: c’era chi era a favore di ciò e chi asserviva che Berserk non poteva andare avanti dopo la scomparsa del suo autore. Personalmente, sono favorevole alla prosecuzione del manga, perché merita che sia data una conclusione a una storia complessa, che dura da decenni. Non è stato fatto così anche per La Ruota del Tempo di Robert Jordan, con Brandon Sanderson che ha realizzato gli ultimi tre romanzi della serie con il materiale lasciato? Anche se probabilmente non è stato completamente come Jordan l’avrebbe mostrato, c’è da dire che Sanderson ha fatto un lavoro buono, anzi molto buono, visto che ha saputo dare un’impronta nuova in quanto a stile e approccio che ha fatto guadagnare, senza ombra di dubbio, piacevolezza nella lettura (cosa che purtroppo era venuta a mancare in alcuni volumi realizzati da Jordan, soprattutto tra il sesto e il decimo volume).
Si spera che possa ripetersi lo stesso con Mori, magari avendo un’uscita di capitoli più regolare e veloce (e curiosità personale, chissà se il finale che avevo realizzato quando non si sapeva se si avrebbe avuta una conclusione, ha dei punti in comune con quello ideato da Miura).