Strade Nascoste – Racconti

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La bella morte

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La bella morte di MAthieu BabletLa bella morte è la prima opera realizzata da Mathieu Bablet, autore già conosciuto in Italia con Shangri-La. L’edizione proposta nel nostro paese è la riedizione del 2017 della Ankama Éditions (la prima è stata nel 2011). Scrive l’autore nella postfazione del volume “la pubblicazione di questa nuova versione era l’occasione per riflettere su un disegno all’epoca ancora incerto, su un lavoro che aveva bisogno di perfezionarsi e su un mucchio di dettagli che oggi farei diversamente. E tuttavia guardo questa tavole con una certa tenerezza. Perché, oltre a essere testimone di quello che avevo voglia di disegnare e raccontare della mia vita, questo fumetto rappresenta la realizzazione di tutti i miei sogni di bambino, quando immaginavo che, negli anni, avrei fatto della mia passione il mio lavoro.”
Chiunque abbia scritto o disegnato conosce i sentimenti che si provano verso i primi lavori realizzati e capisce quali sono gli elementi da migliorare; eppure, non si può non essergli riconoscenti, perché da essi è partito il tutto, è grazie a essi che si è arrivati fin dove si è arrivati. E’ grazie a essi che si è maturati sia come autori che come persone, permettendo di creare opere più profonde e mature.
In Italia, chi l’ha fatto, ha avuto modo di leggere prima Shangri-La e poi La bella morte (il titolo fa riferimento al modo in cui si decide di morire), costatando la forza delle immagini di Mathieu Bablet che denunciavano un’umanità orami alla fine e un sistema creato da essa non solo completamente sbagliato, ma totalmente brutale e inumano. In essa però risaltava anche la solitudine degli individui, impotenti e schiacciati da qualcosa di più grande di loro, che andava oltre il loro controllo.
Questa solitudine, questa impotenza, era già ben presente in La bella morte, mostrando già che cosa sarebbe germogliato negli anni dai semi piantati da Mathieu Bablet. Anche quest’opera appartiene alla fantascienza, senza però la distopia e la forte denuncia presenti in Shangri-La. Sulla Terra la razza umana praticamente è estinta: rimane solamente una manciata di persone, che si aggira in città deserte e decadenti, dove lentamente la natura sta riprendendo il suo spazio, alla ricerca di cibo per sopravvivere e di una ragione per continuare ad andare avanti.
I palazzi di La bella morte, chi ricordano l'ambientazione del fil L'ultimo uomo sulla terraCome idea, La bella morte può ricordare il film L’ultimo uomo della Terra (uno dei personaggi della graphic novel ricorda un racconto di quando era bambino, dove il titolo della pellicola ricorre svariate volte), ispirato al romanzo post apocalittico di Richard Matheson, Io sono leggenda; e in effetti, vedendo le immagini del film , non si può non pensare che esso non abbia ispirato i paesaggi urbanistici disegnati da Bablet. Naturalmente, in La bella morte non ci sono vampiri; tuttavia, i pochi superstiti non hanno a che fare solo con il trovare cibo, ma anche sfuggire alla legione di insetti che ha invaso la Terra, cibandosi dei suoi esseri viventi.
Non appare chiaro (almeno non subito) se sono giunti dal cielo o se sono sbucati dalle profondità della terra; l’unica cosa chiara è che hanno dato la caccia agli uomini in maniera spietata ed efficace.
Mathieu Bablet non ha però creato delle creature il cui unico scopo è rispondere agli istinti primari quali mangiare e riprodursi: anche loro cercano un modo di sopravvivere e non sottostare più a una forza più grande di loro. Perché anche loro, come ogni essere vivente, hanno paura e non vogliono morire. Molto interessante vedere come una parte degli insetti abbia sviluppato una forma d’individualità e non sia parte della coscienza collettiva che obbliga la maggior parte di loro ad agire in una determinata maniera, sfuggendo al controllo di chi domina la loro specie.
Molto bello vedere come i pochi protagonisti umani affrontano un mondo senza speranza, ognuno a proprio modo, ognuno aggrappandosi a qualcosa che non li faccia impazzire, spingendoli ad andare avanti. Per qualcuno sarà l’occuparsi degli altri. Per qualcun altro il cercare di costruire una parvenza di vita normale con una persona al proprio fianco. Per un altro sarà trovare uno scopo più elevato che nobiliti la propria esistenza.
Quale che sia la scelta fatta, ognuno dovrà fare i conti con un passato che non vuole restare sepolto, ma che ancora agisce e influenza le azioni del presente. E lo scontrarsi con la verità in esso celata non sarà facile da affrontare.
Mathieu Bablet ha realizzato una storia fatta spesso di silenzi, dove sono le immagini a comunicare, utilizzando colori tenui e crepuscolari, che ben si adattano a un’umanità ormai alla fine dei suoi gironi. Un’umanità che negli ultimi suoi membri dimostra di essere chiusa in se stessa, incapace di comunicare. Forse non c’è nulla da comunicare, perché ormai tutto quello che era da dire è stato detto e si sa già tutto quello che è necessario sapere. Rimane però il fatto che negli scambi che ci sono tra i personaggi traspare la disperazione e il bisogno di un qualcosa cui aggrapparsi per non sentirsi soli.
Rispetto a Shangri-la, La bella morte è un’opera meno cruda e violenta, ma mantiene sempre una certa amarezza verso l’umanità, anche se qui è più velata dai toni crepuscolari, a tratti poetici, che l’autore ha voluto dare alla sua opera. Ben realizzata la sceneggiatura e grande cura ai dettagli dell’ambientazione urbana; molto espressivi i volti, con l’ormai tratto caratteristico di Bablet che li raffigura un po’ piatti.
Una lettura di sicuro consigliata, non solo per la bellezza delle sue tavole, ma anche sugli interrogativi che fa porre su quale sia il senso della vita e dei legami tra le persone.

La questione del latte

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La protesa dei pastori sardi (foto Ansa) Da giorni l’attenzione è posta sulle proteste dei pastori sardi riguardo il prezzo del latte ovino e caprino, ritenuto troppo basso. Dopo aver cercato di bloccare la squadra di calcio del Cagliari e impedirle di andare in trasferta a Milano, i manifestanti hanno intimato le istituzioni che se le cose non cambieranno, bloccheranno i seggi in Sardegna per le elezioni regionali del 24 febbraio.
Tanti sono solidali con loro, dall’intera isola della Sardegna alla Coldiretti, con quest’ultima che afferma che “le remunerazioni offerte sono indegne, offensive e vietate dalla norma sulla concorrenza”.
Protestare perché il proprio lavoro sia pagato equamente è giusto, come non è giusto che chi ha il coltello dalla parte del manico ne approfitti e cerchi di trarre sempre maggior profitto a discapito di altri; è illogico vendere nei centri commerciali il pecorino romano a 18/20 E quando il suo costo di base di aggira sui 6 E. C’è qualcosa di molto sbagliato nel sistema e va sistemato. D’accordo voler guadagnare, ma a tutto c’è un limite: tutto questo è offensivo e tremendamente sbagliato.
Ma altrettanto offensivo è distruggere il proprio prodotto come hanno fatto i pastori sardi per protesta. Lottare per i propri diritti, per il proprio lavoro è giusto, ma protestare in questa maniera è offensivo per tutti quelli in Italia e nel mondo che non hanno da mangiare. In certi casi servono dei segnali forti, ma distruggere il cibo equivale a distruggere la vita. Agire in questo modo è un insulto alla vita, un modo per disprezzarla.
Ma perché si è arrivati a questo?
Per disperazione. Perché c’è gente che si vuole arricchire alle spalle di altri. E questo è altrettanto offensivo. Anzi, lo è di più, perché si spinge a gesti estremi.
Si vuole dare un segnale forte? Si faccia come chi ha protestato tempo fa per il latte bovino che, visti i guadagni ridicoli che ottenevano, lo distribuiva gratuitamente. Magari proprio alle persone bisognose, che non hanno nulla.
O ancora: si smetta di sottostare a chi gestisce tutto questo. Si smetta di fornire materia prima agli imprenditori: senza materia prima, non possono realizzare il loro prodotto e pertanto non possono guadagnare.
Per far capire delle cose a certi individui, l’unica via percorribile è colpirli nel loro portafogli.
Così, forse, ricorderanno che il cibo, come l’acqua, è vita e non bisogna sfruttarla.

Vita sul fiume

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Vita sul fiume

Vita sul fiume

Vita sul fiume

Le buche stradali - Brîsa ciapér pr al cûl 13

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Buche stradaliIn Italia, si sa, non viene praticamente più fatta manutenzione su niente. Cosa peggiore, non vuole essere fatta perché farla significa spendere dei soldi. La cronaca non fa che parlare di cavalcavia, ponti, viadotti in pessime condizioni e pertanto pericolosi, letti dei fiumi non puliti che poi vanno ad allagare i paesi. Ci s’indigna, si fanno tanti proclami, ma alla fine le cose non cambiano e nemmeno si fa lo sforzo di cambiarle.
Non fanno eccezione le strade, dove in diversi casi si sono spalancate gigantesche voragini. Queste sono notizie eclatanti, ma se si va a guardare, le strade italiane sono piene di buche, di tutte le dimensioni. Fino a una decina/quindicina di anni fa, il manto stradale veniva regolarmente rifatto; ora, quando va fatta bene, è già tanto se gli addetti ai lavori passo con un po’ di catrame a tappare queste buche.
Perché avviene tutto questo?
Semplice, è sempre una questione di soldi: spesso ci si attacca ai tagli fatti dal governo, ma anche perché si ritiene che fare manutenzione non conviene.
Alle volte succede che chi ha subito danni da una buca venga risarcito, ma accade anche che il danneggiato, oltre il danno, ha la beffa di dover risarcire il comune, che non ha fatto il suo dovere, perché caduto in una buca. E’ il caso di una donna residente a Roma.
“Il 21 dicembre, indesiderato regalo di Natale, la Cassazione ha sentenziato così: la signora caduta nel lontano 2006 in uno dei sempiterni crateri di Roma — perché nella capitale cambiano le amministrazioni, ma i problemi rimango sempre gli stessi — dovrà pagare 30 mila euro per aver messo il piede in fallo ed essersi rotta un braccio. Paradosso: la vittima del cratere di via Taro, una delle strade principali dell’elegante quartiere Trieste, aveva chiesto un risarcimento da 100 mila euro per l’infortunio. Una pretesa bocciata in pieno dagli Ermellini: non è colpa del Comune se le strade sono tutte un rattoppo ed è facilissimo imbattersi in una buca, piuttosto i residenti tengano gli occhi aperti quando sono a passeggio e non si distraggano.”
Ormai siamo alla presa in giro più totale. Ma magari fosse così, perché in questi casi si sommano danni su danni.
Siamo alla follia, come si legge sempre nello stesso articolo.
“la presenza su strade pubbliche di sconnessioni, avvallamenti e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ed eccezionale, ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza rientrante nell’id quod plerumque accidit (ciò che accade più volte) e, dunque, deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada che, quindi, hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per sé e per gli altri”
Tradotto in parole povere, è assolutamente normale che le strade siano rovinate e pericolose; se le persone si fanno male, è colpa loro.
Le istituzioni hanno forse dimenticato (ma sarebbe meglio dire che volutamente vogliono ignorare) che è loro dovere assicurare la sicurezza dei cittadini. Cittadini che pagano le tasse perché abbiano dei servizi, tra i quali poter andare sicuri per le strade.
Ma questo alle istituzioni non importa, come sempre dimostra il comune di Roma quando, dinanzi a un risarcimento per via delle buche , dice che “essendo ormai le buche una caratteristica cittadina sono i romani che hanno “l’obbligo” di fare di tutto per evitarle”.
Oltre al fatto che la risposta oltre che offensiva è allucinante, c’è da riflettere su una cosa molto grave: il rendere normale e caratteristico qualcosa che non dovrebbe esserlo proprio per niente.
Ci si rende conto della follia a cui si sta arrivando?
Di come le istituzioni, che dovrebbero tutelare e proteggere i cittadini, invece li prendono in giro dopo averli danneggiati? Come fa a essere colpa di un cittadino se il comune si rifiuta di fare manutenzione delle strade? E’ evidente che il colpevole è il comune, ma cosa allucinante, il colpevole si trasforma in vittima e attacca, facendo diventare il cittadino da vittima a colpevole.
Come sempre: Brîsa ciapér pr al cûl!

La violenza come risoluzione dei problemi

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Bolsonaro: come risolve la violenzaSapete chi é Bolsonaro? II nostro nuovo Presidente, di origine italiana, con il nonno soldato nazista. Si insedierà al governo dal 1 ° gennaio 2019.
È stato eletto con una buona maggioranza anche se circa il trenta per cento degli elettori non ha votato. Lo chiamano il MITO. Nato dal nulla, ex militare espulso, deputato da trenta anni, senza né arte né parte, improvvisamente diventa “il mito e il messia”. Come e perché? La gente é stanca della corruzione e soprattutto della violenza che é presente in ogni strada, in ogni paese o città.
Bolsonaro ha captato questo e ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. Come ha fatto Salvini in Italia con i migranti.
Come? Ammazzando quanti sarà necessario; 30 mila? Quello che sarà necessario. Ma ogni anno vengono già uccise più di 63 mila persone per lo più giovani. E abbiamo le prigioni strapiene; la violenza e il traffico e il consumo di droghe aumentano sempre di più. A Rio si ammazzano 16 esseri umani al giorno, circa 500 al mese. Se ammazzare risolvesse il problema dovremmo stare in paradiso.
“lo darò armi a ogni cittadino. Solo i banditi hanno diritto ad avere le armi?” ha dichiarato ripetutamente. La polizia potrà sparare a volontà, come il tiro al piccione, quando sospetta che il bandito sia armato. Sempre secondo Bolsonaro, questo Statuto-Eca, legge federale di protezione ai minorenni, deve essere stracciato: difende solamente i banditi. Bisogna mettere i ragazzi in carcere anche se minorenni. Ma il Brasile già è il terzo paese al mondo per numero di detenuti. Il carcere disumanizza e forma banditi a livello universitario.
Le ONG, le associazioni di difesa dei diritti umani e delle minoranze, devono sparire e non avere più appoggio dal governo: difendono delinquenti.
Bolsonaro si presenta come l’uomo nuovo della politica, contro la corruzione. Afferma che il PT (Partito Trabalista) e il governo Lula sono governi comunisti, sono i grandi nemici da abbattere. La situazione attuale del Brasile è colpa loro, anche se Lula ha lasciato il comando nel 2012.
Lula dovrà marcire in carcere si dice. Non entro in merito sull’innocenza o meno dell’ex Presidente Lula, ma è chiaro che l’élite brasiliana non tollera che un nordestino, con poca istruzione scolastica, possa tentare di dare voce, dignità e protagonismo agli schiavi di ieri e di oggi. Lula deve essere punito per questa sfrontatezza! L’élite colonizzatrice non può sopportare questo.
Bolsonaro ha diffuso e predicato l’odio in nome di Dio e della Bibbia che ha incominciato a prendere in mano, lui che forse neppure era credente. Ha ricevuto l’appoggio manifesto di molte grandi e corrotte chiese evangeliche e anche di molti cattolici perchè si é presentato come difensore dei valori morali, della famiglia, contro l’aborto e le minoranze omoaffettive. Uccidere, eliminare chi è mio avversario, odiare, sfruttare sempre più i poveri sono valori morali? In nome di Dio si é ucciso Dio che è amore. Chi lavora per il sociale, per la giustizia, per i poveri e le minoranze è comunista e sovversivo. Devo prepararmi perché da sempre lavoro tra gli esclusi! II male è la sinistra: il bene è la destra radicale.
“Deus acima de tudo e o Brasil, acima de tudo”: è il ritornello ripetuto in ogni incontro.
Lo abbiamo già sentito nella dittatura passata.
Bolsonaro si è rifiutato di partecipare a dibattiti politici con il suo oppositore. Qual è il programma di governo? Nessuno lo sa. Lo spiega un po’ in questi giorni in cui prepara il nuovo governo. Un mito non ha bisogno di spiegare. La coltellata ricevuta in piazza ne ha fatto un eroe che bisognava votare perché lo vogliono eliminare.
È eletto via rete sociali e fake news, preparate da forze occulte, ma intelligenti.
Non si parla di giustizia sociale, di educazione, di sanità, di politiche pubbliche.
Si parla di uso della forza e di fare tacere chi è sovversivo. È chiaro che dietro Bolsonaro esiste un piano internazionale di destra radicale che vuole impiantare un capitalismo selvaggio in tutto il mondo, depauperando sempre più i lavoratori derubati dei loro diritti faticosamente conquistati e delle masse povere e fare sempre più ricca quella cerchia ristretta già molto ricca.
II nuovo Presidente si è messo subito in collegamento con Trump e con tutti i governi di destra inclusa l’Italia di Salvini che si è congratulato con lui e ha gioito per la sua vittoria.

Dalla strada alla vita, Anno XVII – numero 58 -Dicembre 2018. pag. 4,5,6.

L’articolo scritto da Padre Renato parla della situazione attuale in Brasile. L’Italia ha una situazione differente, ma fino a un certo punto: ci sono degli elementi in comune, dei modi di pensare che sono gli stessi. Su questo ci sarebbe da riflettere.

Se questa è politica

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La classe politica italiana da anni non dà dei begli esempi e le cose non sono certo migliorate ultimamente. Da Berlusconi a Renzi a Di Maio e Salvini c’è stato un continuo andare verso il basso come dialettica e comportamenti. La politica non si fa più nei luoghi di competenza, ma in televisione e suoi social; sempre più spesso ci si domanda come si fa a prendere decisioni di governo se i politici passano così tanto tempo nelle trasmissioni televisive (si può pensare che il tempo sui social sia più limitato, dato che ci sono politici che hanno staff composti di numerosi membri che li seguono al posto loro, valutando e studiando quali sono gli argomenti maggiormente seguiti dalle masse).
Salvini e Di Maio, due esponeti dell'attuale classe politica italianaCome ci si domanda come chi fa politica non capisca quanta influenza ha sulla gente e come i suoi comportamenti maleducati, aggressivi, arroganti portino a pensare alle persone comuni come questi modi di fare siano normali e accettabili. Anzi, ci si domanda se invece chi fa politica capisca benissimo l’influenza che ha sulle persone e si comporti volutamente così per avere un seguito, perché si punta a fare leva sulla paura e sui più bassi sentimenti negativi, come ha avuto modo d’insegnare la storia.
Più che politica, sembra di avere a che fare con gente che pensa di poter fare tutto quello che vuole senza tenere conto del ruolo che si ha, senza contare la tanta improvvisazione e la mancanza di organizzazione e preparazione, dove l’unica costante è l’essere sempre in conflitto.
Di esempi poco edificanti (oltre a smentire sistematicamente quello che si dice) ce ne sono stati tanti.
L’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca che usa una scarpa per calpestare i documenti di Moscovici.
Il decreto Genova fatto per condonare le case abusive costruite a Ischia e autorizzare a spandere fanghi con idrocarburi nei campi.
Il video fatto dal ministro Bonafede all’arrivo di Battisti.
Lo scandalizzarsi per i cori razzisti contro un giocatore del Napoli e poi avere la linea dura contro i migranti, dopo che in piazza si era giurato su Vangelo e Costituzione.
Queste sono solo alcune delle tante cose che ha fatto il recente governo italiano (un governo dove i contrasti interni sono all’ordine del giorno).
Ormai è chiaro che questa non è più politica, ma una continua campagna elettorale per ottenere un numero sempre maggiore di consensi e consolidare la propria posizione. Rimettere a posto le cose, dopo che per anni si è andati allo sfascio, non è né facile né immediato e non avverrà sicuramente con questo modo di fare, che usa tante belle parole, ma che poi non trova riscontro nei fatti (ci si ricorda del decreto dignità? Ecco alcuni risultati.)

Di razzismo e violenza

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Dal 26 dicembre 2018, dopo i fatti di Inter-Napoli, non si fa altro (tra le tante cose che causano discussioni e conflitti in Italia) che parlare di razzismo e violenza. Il fatto che ha fatto più scalpore, e che ha visto in tanti schierarsi e scandalizzarsi, sono stati i cori razzisti contro il giocatore del Napoli, Koulibaly. Mentre meno risalto è stato dato alla morte di un tifoso interista durante gli scontri avvenuti prima della partita.
Scontri fuori dallo stadio di Inter-Napoli, partita divenuta nota per i casi di razzismo e violenzaEntrambe le cose sono questioni che vanno avanti da anni e a cui non si è voluto porre rimedio: nessuno ha cercato di cambiare le cose, ma tanti a scandalizzarsi, criminalizzare, pontificare. Gli insulti contro gli avversari, i pesanti sfottò, sono stati considerati come una parte del gioco, come qualcosa di normale. Anche gli scontri tra tifoserie sono state considerate come parte dello show; uno show che qualunque cosa succedesse doveva andare avanti, perché, si diceva, non ci si può inchinare a pochi violenti. In realtà, lo si è fatto andare avanti perché nel calcio circolano ingenti quantità di denaro, un business gigantesco e mostruoso. Sì, mostruoso, perché spesso è raccapricciante sentir parlare di cifre che girano attorno a un singolo individuo quando tanti individui non hanno un lavoro o se ce l’hanno è sottopagato e per lavorare devono accettare di tutto; è mostruoso veder morire delle persone per quello che dovrebbe essere solo divertimento, invece è fonte di odio e parole.
Tanti a fare proclami e bei discorsi, ma non servono più belle parole, ma fatti, perché si è in ritardo di anni su questioni che dovevano essere risolte ormai da tanto tempo.
I fatti però possono esserci se si cambia mentalità e se si applica sempre lo stesso metro di giudizio.
L’Inter è stata punita, il sindaco di Milano si è scusato a nome di tutti per i cori contro il giocatore del Napoli. Una cosa giusta.
Allora perché anche Napoli non si è scusata per la morte del tifoso interista?
Il razzismo è un reato, ma uccidere una persona lo è altrettanto e forse è una cosa anche più grave. Tanti a dire “se l’è cercata”, “è quello che si meritava”: se ha assaltato e attaccato altre persone, il tifoso deceduto doveva essere arrestato e condannato per quello che ha fatto, se così fosse risultato dalle indagini. Ma la morte è una punizione troppo alta per quanto fatto: ci vuole giustizia, non vendetta.
Se si è colpito l’Inter per colpa di alcuni suoi tifosi, però si devono colpire anche altre squadre per lo stesso motivo. Juventus (striscioni sulla morte del Grande Torino). Torino (striscioni sulla tragedia dell’Heysel). Fiorentina (striscioni sulla morte di Scirea). Solo per dirne alcune, perché tanti sono i casi del genere. Se si vuole porre un freno a tutto ciò, occorre dire no a qualsiasi forma, sia fisica, sia verbale, e non solo sul razzismo: allo stadio si va per incitare la propria squadra, non insultare gli altri.
Si cominci a essere giusti e applicare le regole a tutti: allora forse si farà un passo avanti. Ma non basterà finché non cambierà la testa delle persone e per farlo occorre partire da chi è sempre sotto i riflettori, vedasi politici, perché non si può difendere (giustamente) una persona di colore perché è calciatore e poi dare addosso ad altri perché sono migranti. E’ vero, sono questioni molto complicate, ma il clima d’odio, d’insoddisfazione, che tanto è presente nel nostro paese, ha bisogno di valvole di sfogo, qualcuno su cui incanalarle e questo è sbagliato. La storia ha insegnato come in periodi come quello in cui si sta vivendo che è facile scaricare su alcuni i propri sentimenti d’insoddisfazione e che non porta a nulla di buono. O si sviluppa un’educazione e un modo di pensare e vivere diverso o saremo sempre allo stesso punto.

Monstress Volume tre. Rifugio

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Monstress Volume tre - RifugioIn Monstress Volume tre. Rifugio continua la ricerca di Maika sulla scoperta del suo passato. Dopo i fatti avvenuti nel secondo volume, lei e i suoi compagni cercano rifugio a Pontus per sfuggire alle Regine di Sangue. Ma come ogni cosa, anche la protezione che ottengono ha un prezzo da pagare; in questo caso Maika si deve operare per attivare lo Scudo, dato che è lei l’unica ad avere sangue abbastanza puro per poterlo fare. Le cose non vanno per il verso giusto e la ragazza, assieme al suo oscuro compagno Zinn che vive in lei, deve recarsi nel laboratorio sud della Sciamana Imperatrice presente su Pontus per trovare un modo di riparare lo Scudo; ad aspettarla ci sarà orrore e follia, mentre al di fuori dei confini dell’isola gli intrighi e le macchinazioni delle varie Corti, della Federazione e delle Regine di Sangue continuano a infittirsi.
In Monstress Volume Tre. Rifugio non mancano rivelazioni riguardanti la Maschera (che tanti vogliono) e la Sciamana Imperatrice, ma sono più diluite rispetto ai precedenti volumi e questo porta a un dilatamento degli eventi e dello sviluppo della trama. Non mancano le sorprese (Zinn non è l’unico degli antichi dei a camminare sulla terra) e i colpi di scena, ma ci sono ancora molti elementi che rimangono ancora oscuri, non rendendo ancora chiaro tutto il quadro della situazione. Quello che è chiaro è che si andrà verso uno scontro di grosse dimensioni, dove la violenza e il sangue la faranno da padroni.
Monstress Volume Tre. Rifugio è una buona storia, ma benché sempre interessante, Marjorue Liu questa volta risulta essere meno efficace rispetto ai libri precedenti; che sia una preparazione a qualcosa di grosso o un modo per allungare la storia, questo lo si vedrà nel proseguimento delle vicende. Per quanto riguarda il comprato grafico, Sana Takeda si mantiene sempre su livelli molto buoni, con le tonalità blu e scure delle chine che la fanno da padrone.

Un altro anno che se ne va

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Un altro anno che se ne va