L’inizio della Caduta

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Al tempo di papà

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Al tempo di papà è una graphic novel di Jiro Taniguchi e vede come protagonista Joichi, personaggio già incontrato nel racconto Allevare un cane.
Le vicende narrate in Al tempo di papà si svolgono qualche tempo prima dei fatti narrati nel racconto, con Joichi che ritorna nella città in cui è nato, dopo un’assenza di quindici anni, per presenziare alla celebrazione funebre del proprio padre. Un allontanamento volontario, con Joichi che ha troncato i rapporti con il padre dopo che lui ha divorziato dalla madre quando era ancora piccolo. La mancanza di dialogo tra i due ha creato una distanza insormontabile, cui il protagonista ha reagito allontanandosi da casa appena ha potuto andare all’università e divenire indipendente. Durante la veglia funebre, parlando con parenti e conoscenti, Joichi scopre molte verità su suo padre e la sua famiglia, rendendosi conto che di lui non sapeva nulla e che l’ha giudicato ingiustamente: è soprattutto lo zio Daisuke, il fratello della madre, a fargli rendere conto di una realtà cui era all’oscuro.
Attraverso il racconto dei parenti, vengono mostrati gli ultimi momenti di vita del padre, malato di cuore, e il suo passato. Così Joichi scopre che il matrimonio tra il padre e la madre era stato ostacolato dai genitori di lei perché volevano che sposasse un altro; ricorda Ciro, il primo cane avuto e lo spaventoso incendio che distrusse la sua casa, insieme a più della metà della cittadina di Tottori; qui viene a sapere che fu il padre, e non lo zio, a salvare Ciro dalle fiamme.
L’incendio fu l’evento che distrusse il matrimonio dei suoi genitori. I nonni materni gli prestarono i soldi per ricostruire la casa e questo fu un grosso peso per il padre che, per estinguere il debito, prese a lavorare ininterrottamente: il suo senso del dovere e il suo orgoglio non gli permisero di fare diversamente. Questo allontanò la moglie da lui, che presto andò a vivere con il maestro di musica dei figli, lasciando da sola tutta la famiglia.
Joichi, all’oscuro di queste cose, visse il trauma dell’abbandono con sofferenza, chiudendosi in se stesso e concentrando tutte le sue energie nella scuola, soprattutto nel club di atletica, almeno fino a quando un infortunio non lo costringe a lasciarlo. A quel punto, l’unica possibilità che ebbe di andarsene da casa, il desiderio cui più tiene dopo il divorzio dei suoi genitori, è terminare il liceo per poi trovare un’occupazione. Nemmeno Koro, il cane trovato dopo la morte di Ciro, lo aiuta a sentirsi parte della famiglia, soprattutto dopo che il padre si risposa. Il regalo dello zio Daisuke, una macchina fotografica, è la ragione per andarsene di casa: infatti, solo a Tokyo c’è l’università che gli permette di studiare fotografia. Joichi lascia così la casa paterna per seguire la sua strada, lasciando che sia la sorella a ereditare l’attività di barbiere del padre; un tagliare i ponti con un passato e una famiglia che vedrà solo in poche occasioni.
Le parole dello zio Daisuke gli rivelano che il padre ha atteso sempre il suo ritorno, fino alla morte, proprio come ha fatto il cane Koro, e lo toccano in profondità: Joichi, per fuggire dal suo dolore, li ha entrambi abbandonati. Costata così che il suo rancore per la separazione dei genitori (tutto dovuto a causa di sua madre che voleva una vita più spensierata) non gli hanno permesso di vedere la dolcezza di suo padre e che anche lui soffriva per la lontananza che si era creata tra loro, rendendosi conto che erano molto simili.
Questa esperienza lo rasserena, facendogli comprendere la fortuna di avere un paese natio cui tornare.
Al tempo di papà è un’opera densa, dolce e toccante, disegnata e sviluppata con grande maestria da Jiro Taniguchi; un viaggio nel passato che porta alla comprensione, ad affrontare aspetti della vita che si erano dimenticati o si era voluto accantonare per proteggersi, per mitigare la sofferenza provata. Un viaggio che fa riscoprire le proprie origini e fa accorgere che non si è gli unici a soffrire, e in qualche modo affrontare il conflitto psicologico che alle volte si crea tra genitori e figli. Ma Al tempo di papà vuole anche essere un omaggio al proprio paese natale e al legame che lascia in ciascuna persona. Un’ottima lettura, che si consiglia di fare.

L’olmo e altri racconti

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L’olmo e altri racconti è una raccolta di otto racconti di Ryuichiro Utsumi trasposta in fumetti da Jiro Taniguchi: in essa traspare lo spirito del popolo giapponese, mostrato attraverso i vari legami che si creano tra persone, luoghi, natura.
In L’olmo, una coppia di anziani acquista una casa con un bellissimo giardino; quando vi si trasferiscono, scoprono che tutte le piante sono state portate via tranne un grande olmo. Viste le lamentele dei vicini per via delle grondaie otturate dalle foglie quando l’albero le perde, i due decidono di farlo tagliare appena sarà possibile farlo. Poi arriva la primavera e l’olmo che germoglia li colpisce con la sua bellezza: i due passano ore a fissarlo, anche se le dure occhiate dei vicini gli fanno capire che dovranno presto abbatterlo. Un giorno il vecchio proprietario della casa passa a rivedere l’albero: per un anno e mezzo è stato in ospedale a seguito di un ictus e durante la sua degenza la figlia e il genero gli hanno venduto la casa, per farlo andare a vivere con loro. Tutte le piante del vecchio giardino sono state trapiantate nel nuovo, tranne l’olmo, di cui sente la mancanza. Le parole del vecchio proprietario fanno riflettere: l’albero viene trattato come un peso solo perché perde le foglie, solo per l’egoismo dell’uomo, che si è dimenticato che lui vive con la natura. La decisione viene rivista e l’albero non viene abbattuto.
Il cavallo bianco di legno mostra una coppia di anziani che porta la nipotina al parco, lasciata a loro dalla figlia maggiore che si deve risposare. La piccola non parla e non è attratta da nessuno dai giochi che ci sono: giostre, trenini, non la attirano, rimane sempre attaccata alla mano della nonna. I due riflettono su come hanno educato i propri figli, su dove hanno sbagliato. Mentre ritornano a casa, la piccola vede un cavallo bianco di legno e ci sale sopra, divertendosi per la prima volta nella giornata. Al ritorno, trovano la figlia con il nuovo compagno, che vuole che anche la bambina faccia parte della famiglia; lì scoprono il motivo per cui la piccola non voleva salire su giostre e trenini. Il padre sgrida la figlia per il comportamento tenuto, capendo che la nipotina si sente un peso e provando una gran tenerezza per lei.
Rivedersi è la storia di un uomo che per il lavoro ha sacrificato la sua famiglia; sposatosi troppo giovane e immaturo, non sa gestire il tutto e viene lasciato dalla moglie che torna a vivere dai suoi con la figlia, troncando i rapporti. Anni dopo, leggendo il giornale, scopre che la figlia, pittrice, sta per tenere una mostra, lavorando nel suo stesso settore, quello delle belle arti. Sentendo il richiamo del sangue, vi partecipa, senza farsi riconoscere. Rimane colpito da un quadro, “la bambina con la bambola”, in cui lui riconosce la figlia che si rivolge a lui attraverso la tela domandandogli se era stato un vero padre, se si era dimenticato di lei. Lo compra, riuscendo a parlare con la figlia prima di andarsene e rivedendo l’ex moglie.
Il fratello maggiore è il confronto tra due fratelli che non si vedono da anni e due modi differenti di vivere e affrontare la vita.
Anche L’ombrello parla del rapporto tra due fratelli, questa volta fratello e sorella, segnato dalla separazione avvenuta da piccoli a seguito del divorzio dei genitori.
Nei pressi della pinacoteca mostra di nuovo, come nel primo racconto, un figlio che cerca di convincere l’anziana madre a vendere la propria casa e a farla andare a vivere da loro. Anche qui l’anziano viene visto come un peso, senza tenere conto che anche lui prova dei sentimenti; l’unica solidarietà che esso trova è nei suoi coetanei. In maniera delicata viene mostrato il sentimento d’amore che nasce tra due persone di una certa età e il diritto di vivere liberamente.
Più triste l’atmosfera di Attraversando il boschetto, con due fratellini che vanno alla ricerca della loro cagna Koro data in affido a un conoscente dopo che si sono trasferiti in una casa comunale; il finale non lascia speranza, mostrando che sono sempre i figli a pagare per le scelte dei genitori.
Il suo paese natio racconta le difficoltà di una donna francese che, dopo essere rimasta vedova del marito giapponese, decide di rimanere in Giappone; quello che le pesa, oltre alle difficoltà della lingua e non avere amicizie, è il rapporto con la madre del marito. Solo attraverso lo Senshoku (tradizionale tecnica giapponese di pittura , secondo la quale i colori sono applicati utilizzando una sagoma di carta ritagliata e passata con la cera), le due alla fine riusciranno a capirsi.
L’olmo e altri racconti è un insieme di storie semplici ma profonde, disegnate sempre magistralmente da Jiro Taniguchi.

Allevare un cane e altri racconti

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Allevare un cane e altri racconti è un’opera di Jiro Taniguchi che raccoglie diverse storie brevi, quasi tutte legate agli animali.
Nel primo racconto, Allevare un cane, Jiro Taniguchi rende omaggio all’animale che ha avuto, mostrando non solo i sentimenti legati a lui, ma come chi decide di avere un cane, sia consapevole della responsabilità che si prende. Come scrive l’autore “quando ero bambino desideravo avere un cane. Mi divertivo immaginando di correre con lui in mezzo ai campi e sulle montagne. Ma quando ne ho realmente avuto uno, mi sono reso conto dell’impegno che comportava. Non si trattava semplicemente di “possedere un cane”, ma di “vivere con un cane”.
La cosa più sconvolgente è stata doverlo portare a spasso. Inizialmente era divertente, ma una volta diventato un dovere quotidiano ha assunto un aspetto diverso. Dovevo portarlo fuori due o tre volte al giorno. Anche con la pioggia, il vento o la neve. Un cane giovane, qualsiasi tempo faccia, esce di casa con gioia. Ciò mi rendeva esausto. Tutte cose a cui non avevo pensato prima. Un cane non fa i bisogni intorno alla cuccia. Li trattiene finché è il momento di uscire. Inoltre ama correre. Infine, non avevo riflettuto sul fatto che invecchiando avrebbe avuto bisogno di cure. Due anni fa il mio cane mi ha lasciato. Aveva quindici anni. Dopo aver assistito alla sua morte, quella parte di me che identifico come “desiderio di creare” ha subito un piccolo cambiamento. Mi è venuta voglia di lasciare un ricordo di lui, sotto forma di storia della sua vita e della sua morte.”
In questa storia i protagonisti sono Tam, un incrocio tra un terrier e uno shiba, e una giovane coppia sposata; viene raccontato l’ultimo anno di vita del cane, con le forze che cominciano a scemare, facendolo camminare sempre più piano, fino a quando anche andare a fare la passeggiata per i suoi bisogni diventa un problema. Giorno dopo giorno Tam invecchia, diventando sempre meno autonomo, necessitante sempre più di cure; non riesce più a camminare, viene nutrito tramite flebo, ma sembra non soffrire. Fino a quando, una notte, si spegne accanto alla coppia. Una perdita dolorosa, ma Tam ha lasciato qualcosa di molto più grande e importante della perdita.
Trascorre un anno e in un angolo del giardino c’è ancora la cuccia di Tam; la coppia, anche se aveva deciso di non avere più animali, prende un gatto, una persiana cui danno il nome di Borò. Dopo la diffidenza iniziale (la gatta era passata da un proprietario all’altro), l’animale si abituata, fino a quando si accorgono che è incinta. Tre bei cuccioli nascono, facendo così concludere il racconto Vivere con un gatto, che prosegue in Vista sul giardino, dove la coppia si trova a vivere con quattro gatti e a prendere la decisione di far adottare i cuccioli; ma dopo la straziante separazione con uno dei cuccioli dalla madre, decidono di tenere gli altri due, conducendo una vita tranquilla.
Tranquillità che viene scossa dall’arrivo di Aki, la nipote, figlia della sorella della moglie: in Le giornate in tre, viene mostrata il breve periodo che i tre passano insieme, con la ragazza che sta passando un periodo difficile per il cercare d’accettare che la madre si risposi dopo la morte del padre. Grazie anche ai tre gatti, all’occuparsi di loro, e all’attenzione data dagli zii, specie lo zio che condivide con lei la passione del baseball, la ragazza supera il periodo di crisi, tornando a casa e scoprendo che va d’accordo con il compagno della madre, anche lui con la passione del baseball.
Nel bellissimo Terra promessa, il protagonista è Okamoto, un quarantenne appassionato d’alpinismo, che torna nella catena dell’Himalaya dopo che cinque anni prima non era riuscito a scalare l’Annapurna, perdendo in quell’occasione un suo compagno. Okamoto, ha messo su famiglia, avuto due figli, ma non è mai riuscito a dimenticare la montagna, alle sensazioni che essa gli dà scalandola. Soprattutto non dimentica, chango, il leopardo delle nevi che vive su quelle cime, l’incarnazione della dea che vive Sull’annapurna, che in un qualche modo è stato fautore della sua salvezza. Okamoto riesce a raggiungere il suo obiettivo; sulla cima, riflette che quando si affronta la montagna, bisogna amarla. E per tornare vivo è essere amato dalla montagna.
La spada nell’ombra, la luna del mattino, mostra invece le selvagge terre dell’Alaska del 1899, la corsa all’oro che contraddistinse quelle lande e un misterioso straniero giunto da lontano per rendere giustizia a un increscioso fatto avvenuto anni prima.
Un pedigree centenario rivede come protagonista un animale, in particolare Belle, un bellissimo esemplare di pastore tedesco portato via dalla sua famiglia per essere usato nella Seconda Guerra Mondiale contro gli americani. Creduta per morta (durante quel periodo, tutti gli animali venivano uccisi e le loro pelli usate per cucire le divise dei militari), la sua padroncina scopre, attraverso un articolo di giornale che parla di un cane dell’esercito giapponese, che Belle è ancora viva e vive in America con l’addestratore che l’aveva trovata sul campo di battaglia. Dopo tante lettere al comandante supremo delle forze alleate in Giappone, riesce a riabbracciare la sua amata cagna, consentendo la prosecuzione della sua stirpe all’interno della famiglia Umehara.

Allevare un cane e altri racconti è una bellissima raccolta, poetica e toccante, che mostra il legame tra uomo e animali; con il suo tratto preciso e dettagliato, Jiro Taniguchi mostra la quotidianità con le sue tante sfumature, mostrando sentimenti e pensieri profondi, rivelando l’umanità che si cela dietro le piccole grandi cose della vita di persone comuni. Tavole stupende che coinvolgono il lettore in storie che arrivano nel profondo, proprio come sanno fare gli animali con una purezza d’animo che noi umani abbiamo perduto.

Sulla libertà d'espressione

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Si dice che la nostra è una società civile, dove c’è libertà d’espressione, ma è veramente così?
Prendiamo alcuni fatti recenti.
Uno dei casi di cronaca più eclatanti è stata la professoressa sospesa dall’insegnamento perché non aveva sorvegliato sul lavoro di alcuni suoi studenti e non averlo censurato (nello specifico, gli studenti avevano paragonato il dl sicurezza di Salvini alle leggi razziali fasciste).
Diversi i casi in cui le forze dell’ordine sono intervenute per rimuovere striscioni di contestazione nei confronti di Salvini (1. 2.). Se è vero che non si può insultare nessuno, è anche vero che se non ci sono offese non c’è divieto di esporre un proprio pensiero: questo articolo spiega bene la questione.
Non riguarda l’Italia invece il caso della scrittrice Amélie Wen Zhao: ne parla Bruno Bacelli sul suo sito. Qualcuno ipotizza che sia stata una mossa di marketing, ma non fosse così, si sarebbe davanti a un precedente pericoloso, che rischia di minare la libertà d’espressione di qualsiasi autore, perché a questo punto chiunque potrebbe sentirsi autorizzato a protestare e chiedere la rimozione di qualcosa che dà fastidio. Questo sta già succedendo per esempio con alcuni film che non hanno nulla di offensivo ma che alcuni vedono come tale (in Italia in passato è successo tante volte per esempio con i cartoni animati, vedere per esempio le critiche su Sailor Moon) ed è molto preoccupante.
Purtroppo nel periodo attuale si sta andando verso un appiattimento di pensiero dove si devono dire solo cose che non danno fastidio a nessuno, evitando d’affrontare tutte le questioni spinose o che debbono essere criticate. Un’uniformità di pensiero che ricorda tanto quella di 1984 di George Orwell.

Berserk 79

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Berserk 79In Berserk 79 continua il viaggio di Shilke e Farnese nei sogni di Caska grazie al rituale intrapreso da Danan, il sovrano degli elfi. Un viaggio che si fa ancora più oscuro e pericoloso mentre avanzano alla ricerca dei frammenti dell’anima della guerriera; creature sempre più minacciose attaccano Shilke, Farnese, il cane/Gatsu e il folletto/Caska. Le invocazioni delle due ragazze tengono a bada le creature, ma i nemici si fanno più numerosi e ostili a ogni passo.
Superata una fitta selva, si ritrovano davanti una collina sulla cui sommità si trova l’ultimo frammento dell’anima di Caska; su di esso, svetta minacciosa un’eclissi, perché questo è il ricordo più tragico che ha segnato la vita dell’ex membro della Squadra dei Falchi. Come se non bastasse il difficile cammino dovuto al terreno ricoperto da grossi rovi, nel cielo appare una gigantesca figura rapace: il cane/Gatsu diventa una furia, dato che in essa riconosce Grifis/Phemt. Dai miasmi che essa emana sorgono altre creature, che ricordano gli Apostoli che hanno massacrato tutti i membri della Squadra dei Falchi il giorno dell’Eclisse.
Gatsu viene ferito e la bara in cui sono custoditi i frammenti dell’anima di Caska, rimasta senza difese, sta per essere attaccata dal volatile Grifis/Phemt; è a questo punto che interviene l’armatura del Berserk, che va a ricoprire il corpo del cane, donandogli nuove energie e forza. Con furia, Gatsu si scaglia contro i nemici, facendoli a pezzi con la sua coda mutata in Ammazzadraghi, il suo enorme spadone. Comincia così un pauroso scontro tra Gatsu e Grifis, mentre Farnese e Shilke stanno per essere sopraffatte dall’orda dei mostri; vengono salvate dal provvidenziale intervento di Flora, la maestra di Shilke, che gli permette di raggiungere l’ultimo frammento.
Inorridite, le due scoprono che esso è l’orrido feto abortito da Caska tempo prima, figlio suo e di Gatsu e contaminato dallo stupro perpetrato da Grifis; nonostante i dubbi che hanno su di lui, l’ultimo pezzo viene messo al suo posto. I mostri e Grifis spariscono, la bambola (simbolo dell’anima di Caska), ritorna integra. Le tenebre del sogno si dissipano in una pioggia di petali e Caska, di nuovo nella sua forma umana, riapre gli occhi.
Berserk 79 presenta prevalentemente dei combattimenti, non c’è un attimo di tregua: si tratta di un viaggio nella psiche della guerriera che ripercorre il tremendo episodio dell’Eclisse. Come il numero 78, non propone nulla di nuovo, dato che si tratta del ripercorrere eventi del passato di Caska già conosciuti da chi segue il manga. Per quasi tutto il volume, sono le tinte scure a prevalere, con le uniche tinte chiare inerenti a Farnese, Shilke e le magie che invocano, per evidenziare il netto contrasto tra sanità e follia. Interessanti, anche se un po’ strane, ma comunque riuscite, certe scelte stilistiche (come la coda del cane/Gatsu che diventa l’Ammazzadraghi). Lasciano perplessi e si fanno poco apprezzare invece altre, come i mostri che hanno avambracci dalla evidente forma fallica: è vero che siamo nell’inconscio di Caska e che siano una proiezione dello stupro subito, ma sinceramente si poteva fare a meno di simili immagini. Resta comunque il fatto che il livello dei disegni rimane sempre molto alto, anche se le forti tinte scure rendono più difficoltoso coglierne i dettagli.

Il male che penetra silenzioso nelle pieghe della storia.

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Male che è «una presenza inoppugnabile» nella vita dell’uomo. «I libri di storia sono il desolante catalogo di quanto la nostra esistenza in questo mondo sia stata un’avventura spesso fallimentare. C’è un male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio, ma che penetra silenzioso tra le pieghe della storia. In qualche momento pare prendere il sopravvento: in certi giorni la sua presenza sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio».
Questo è parte del discorso fatto da Papa Francesco sulla preghiera Padre Nostro, soffermandosi soprattutto sul passo Liberaci dal male. La domanda che subito viene da porsi è che cosa sia il male.
Si può dire, in un certo qual modo, che il male è come la creatura in It di Stephen King. Riprendo un articolo che avevo scritto tempo fa su questo romanzo.
It è un mostro che uccide adulti e bambini, che compare nelle varie epoche periodicamente con le sembianze di un clown. Chi ben conosce la figura del clown sa che non è l’individuo divertente, comico, che fa ridere: il clown è qualcosa d’inquietante, che incarna la follia, l’irrazionalità, tutto ciò che non ha senso e gli istinti più primordiali.
It non è solo un mostro sotto le sembianze di clown, è un mostro particolare: è un mutaforma, capace di assumere le sembianze di ciò che fa più paura alla persona che ha davanti. Per alcuni può essere una mummia, un licantropo, un vampiro, il mostro di Frankenstein, un lebbroso; per altri può essere addirittura una persona cara che però li terrorizza.
Fermarsi a questo sarebbe riduttivo, perché It è ancora più di questo: è un’entità aliena giunta sulla Terra quando il mondo era giovane, quando ancora non c’era l’uomo. Un’entità antichissima come la Tartaruga, la sua nemesi; solo chi ha creato entrambe è più antico. Essendo giunto sulla Terra, It ha assunto una forma fisica (e pertanto deve sottostare alle leggi del mondo in cui abita, avendo in questo modo un punto debole e potendo così essere sconfitto), ma la verità è che forse il vero io di It non ha una forma, ma è una luce che non fa luce, è una luce che oscura, capace di distruggere la mente di chi ha la sfortuna di vederla nella sua vera essenza.
King è stato molto bravo nel dare molti volti a It, nel rendere sfaccettata questa creatura, e non si è fermato a questi aspetti: con It è riuscito a incarnare una realtà della vita ormai molto diffusa e che ben viene descritta dal seguente brano.

Derry è IT. Mi capite?…Dovunque andiamo…quando IT ci assalirà, la gente non vedrà, non sentirà, non saprà. Vi rendete conto che è così? (1)

King mostra come la cittadina di Derry sia un’estensione di It, come si sia talmente radicato in essa da condizionare le persone e farle divenire alleate, complici. It ha trovato terreno fertile in quegli individui dove la cattiveria, lo scarso equilibrio mentale, la malvagità erano fiorenti e le ha usate come strumenti portatori di violenza e morte. In Derry ci sono state vere e proprie stragi, delitti efferati, ma sono passati come se niente fosse, nell’indifferenza più totale, dove la gente ha chiuso gli occhi o si è voltata dall’altra parte per non vedere. Da parte di molti cittadini c’è stata una condiscendenza non da poco, per la quale sono stati anche ripagati, avendo avuto fortuna nei propri affari e una certa ricchezza: è stato un po’ come vendere la propria anima al diavolo.
Se ci si pensa, King sta dicendo ai lettori che It è sempre esistito perché It in realtà non è il mostro venuto da lontano, dallo spazio profondo, ma è una mentalità umana, è quella che se ne frega delle conseguenze di certe azioni, quella che l’importante è poter vivere tranquilli, che finché capita agli altri va tutto bene. È il menefreghismo delle persone che per non avere guai passano oltre a chi è in difficoltà. È l’egoismo che permette che il male dilaghi, che fa pensare solo ai propri interessi, a guardare solo al proprio giardino, disinteressandosi di tutto il resto, anche se questo può portare alla rovina dell’intero paese.
Se si osserva, questa è una parte della realtà che viviamo, nel piccolo come nel grande. La gente passa oltre a chi è in difficoltà perché non vuole guai, non vuole pensieri. Le multinazionali, i governi, pensano solo al loro interesse, poco importa se questo porterà a disastri che rovineranno l’ambiente, se faranno sorgere conflitti.
IT esiste ed è sempre esistito. E continuerà a esistere finché persisterà una certa mentalità umana.

Un male che è sempre esistito. Una mentalità che può colpire chiunque, dove… anche le persone di buon cuore possono indurirsi e smarrirsi… Anche un animo gentile può divenire arido come un deserto, dimenticando cosa significa essere umano…Specie se si fa sopraffare dalla paura (2).
Un male che spesso si associa a Satana, demoni e spiriti maligni. I più, li reputano soltanto personaggi dei miti o simboli da usare in psicologia, ma sono più reali di quanto si possa credere e, anche se non si riescono a vedere, gli effetti del loro modo di agire sono sotto gli occhi di tutti. I demoni sono creazioni nate da mentalità e modi di vivere traviati dell’uomo. (2)
Un male che è come un’ombra, un pezzo delle tenebre del mondo, un frammento d’oscurità che ha preso forma e si muove sulla terra (2). Tanti si scandalizzano quando accadono eventi violenti, ma non ci si deve meravigliare, dato che è qualcosa che si verifica da tempo. Così tanto che ci si è fatta l’abitudine. E questo è un male, perché non è normale accettare la violenza, la sopraffazione, il vivere senza dignità. Ormai questa è la regola in cui vivono le società. Ma un giorno, se l’uomo lo vorrà, tutto questo cambierà e ci sarà giustizia. (2)

1.IT. Stephen King. Sperling&Kupfer Economica 2009. Pag.1085
2. L’inizio della Caduta.

L'inizio della Caduta

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Terra. Era dell’Economia.
Il denaro domina incontrastato, incontrollato. Gli uomini sono considerati oggetti da usare, da sfruttare. Sempre più diritti sono persi, sacrificati in nome del guadagno, della produttività. I ricchi diventano sempre più ricchi. Imprenditori e politici hanno sempre più potere. Lavoratori e gente comune sono sempre più schiacciati.
Una storia che si ripete giorno dopo giorno.
Rassegnazione e costernazione sono i sentimenti che dominano il cuore delle persone; stati d’animo che sono divenuti regola, ritenuti inevitabili ma che non hanno più nulla di normale, perché quello che sta facendo l’economia è troppo distorto per poter appartenere solo all’uomo: è qualcosa che sa di soprannaturale, dove il denaro è diventato un dio. O qualcosa di molto peggio.
In un clima di morti bianche, perdita di lavoro, scioperi, lotte per mantenere diritti e dignità, iniziano i tempi della Caduta dell’uomo. Ma inizia anche la resistenza di chi vuole salvare l’umanità dalla follia e dalla sua distruzione.

Dedicato alle vittime sul lavoro, a chi subisce soprusi, a chi non si piega al volere dei soldi, a chi si sente sconfitto dagli eventi e dalla vita.

Questa è la presentazione di L’inizio della Caduta, terzo volume di I Tempi della Caduta. Faccio subito una precisazione: si tratta del terzo volume in ordine di pubblicazione, ma non lo è in ordine cronologico, come dovrebbe far intuire il titolo. I fatti narrati mostrano che cosa ha dato il via ai Tempi di cui ho narrato in L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone; quindi, niente scenari apocalittici, niente mondo futuro, ma quello presente. Non per questo il quadro è più roseo: la realtà spesso non lo è. Anche in L’inizio della Caduta si parlerà di sopravvivenza, ma in maniera differente: non sarà solo quella del corpo, ma anche quella della dignità. Una cosa per niente strana nell’Era dell’Economia, dato che si sacrifica tutto per il denaro.
Di quest’opera ne parlo da tempo , ma è uscita da poco: come mai?
Perché c’era qualcosa che non mi rendeva soddisfatto di quanto narrato, e non per lo stile, ma perché c’erano elementi cui non avevo pensato. L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone mi avevano permesso di capire perché la prima stesura realizzata nel 2008 non mi aveva soddisfatto del tutto; l’anno scorso invece, riflettendo se potevo ampliare il lavoro svolto, mi ha permesso di sviluppare parti della storia che rendono il quadro più approfondito e che meglio fa da introduzione alle vicende future già narrate. Quindi non solo sono andato più in profondità nei personaggi già presenti nelle altre stesure realizzate, ma ho avuto modo di farne comparire degli altri (a parte Masha, tutti gli altri sono già stati incontrati nelle opere che hanno preceduto L’inizio della Caduta).
Il quadro della serie I Tempi della Caduta è dunque concluso?
Ho ancora una storia da raccontare, ma questa è una faccenda che andrà affrontata in altre occasioni; adesso, è tempo di lasciare spazio all’inizio.

Giuramento di Brandon Sanderson (uscita)

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Dal 14 maggio è disponibile nelle librerie Giuramento di Brandon Sanderson, terzo volume delle Cronache della Folgoluce, edito da Mondadori. Sono trascorsi cinque anni dall’uscita del secondo volume, Parole di Luce, ma l’attesa ne è valsa la pena: il volume realizzato da Mondadori è di qualità. La casa editrice ha prestato una gran cura alla realizzazione di questa edizione.
Partiamo dalla sovracopertina, che è la prima cosa che salta all’occhio: ha mantenuto la bella immagine dell’edizione americana. Ma non finisce qui: sfilandola dalla copertina, ci si trova davanti una grande mappa a colori del mondo di Roshar.
Subito dopo, non si può non notare (Giuramento è un volume che non passa inosservato) il formato di quest’opera: rispetto ai due libri precedenti della serie editi da Fanucci, il volume presenta un’altezza e una lunghezza maggiori (di 1 e 2 cm), mentre ha una larghezza pari a quella di La Via dei Re, benché abbia in più 220 pagine. Dimensioni che fanno fare bella impressione senza fargli perdere in maneggevolezza, vista la lunghezza del romanzo (1360 pagine).
Visto che si è sfilata la sovracopertina, si osservi il centro della copertina rigida, con il simbolo impresso su di essa che fa bella mostra di sé, e le scritte dorate sul dorso.
Le sorprese però non sono finite: aprendo il libro, all’inizio e alla fine, quattro stupende immagini, dai bellissimi colori e dallo stile molto curato ed evocativo, accolgono il lettore in una vera e propria goduria per gli occhi.
Sfogliando le pagine, si può avvertire al tatto che è stata scelta carta di buona qualità. Ogni capitolo inizia con un’immagine che fa capire quale sarà il protagonista. Le illustrazioni tipiche di questa serie sono state mantenute, conferendo ancora più bellezza a una storia fantastica (in tutti i sensi).
Il prezzo del volume (28 E) è più che appropriato, vista la grande qualità e cura data a quest’opera.
Basterebbe solo la storia di Giuramento per acquistare questo libro, ma questa edizione, se possibile, invoglia ancora di più ad averlo nella propria libreria.

La deriva che sta prendendo l'Italia

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L’Italia è un paese alla deriva. Una deriva dovuta, in parte, a persone che vogliono fare i politici ma che non sanno governare. Politici che invece di fare, non fanno altro che portare avanti continue campagne elettorali in un tutti contro tutti. Una maggioranza che fa opposizione a se stessa più di quanto fa quella che dovrebbe essere l’opposizione vera e propria. Un marasma dove l’unica cosa chiara è che gli interpreti di quest’opera mirano a mantenere la poltrona conquistata con una propaganda che getta fumo in faccia agli elettori.
Una deriva che sta gettando sempre più nel caos il paese, dove le leggi non vengono applicate e quando lo si fa, lo si fa attraverso il due pesi due misure. Fare manifestazioni fasciste per alcuni giudici non è un reato perché la manifestazione del pensiero è costituzionalmente garantita, ma ci si dimentica però che esiste il reato di apologia di fascismo. Questo fa passare che in Italia si può essere fascisti e non essere condannati per fare manifestazioni fasciste: perché la legge Scelba non viene mai applicata?
La risposta qui.
Fa pensare però che per questi fatti non si viene condannati, ma si viene condannati per vilipendio se si dà del fascista a qualcuno (qualcuno si può però porre dei dubbi su certe persone se queste fanno certe dichiarazioni e pubblicano libro che li vede protagonisti con una casa editrice che si dichiara di stare da una certa parte, e anzi asserisce che l’antifascismo è il vero male dell’Italia). Chissà se verrà considerata manifestazione di pensiero anche la protesta fatta da abitanti di un quartiere di Roma e membri di estrema destra che, perché non li volevano,  incitava a impiccare, bruciare e stuprare i rom cui era stata assegnata una casa popolare.
Se la situazione non fosse tragica, verrebbe da ridere quando si sente dire che il fascismo non esiste più, eppure i fatti dimostrano spesso una realtà opposta, come a esempio gli atleti africani esclusi dalla maratona di Trieste con la scusa di proteggerli dallo sfruttamento, salvo poi fare marcia indietro e asserire che si era fatta una provocazione per sensibilizzare al problema quando si sono sollevate le critiche. Per non parlare di come ci si preoccupa di riportare il grembiulino a scuola invece di occuparsi di cose realmente importanti.
Sì, l’Italia sta prendendo una deriva per niente bella. E come dice Mauro Corona, la destra avanza sotto l’ombra e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.