Indiana Jones e il quadrante del destino è sicuramente meglio del film della serie che lo precede, Indiana Jones e i teschi di cristallo, ma non è al livello delle prime pellicole; questo è quello che succede quando si ricerca di donare nuova linfa a una serie di film che in un determinato periodo hanno avuto successo, non capendo che quello che è stato buono in un certo tempo può non esserlo. I tempi cambiano, così i gusti del pubblico e occorre capire che alcune cose appartengono al passato; soprattutto occorre capire che non ci si può sempre appoggiare a idee già usate perché non si ha il coraggio o la capacità di trovarne delle nuove. I primi tre film di Indiana Jones sapevano unire mistero e ironia, avevano fascino perché le sue storie si basavano su elementi del soprananturale legati alle religiosi, a oggetti sacri che sono entrati nell’immaginario collettivo come l’Arca dell’Alleanza, Il Sacro Graal, perché collegati a qualcosa di più grande, di superiore all’uomo. Che si sia credenti oppure no, tali oggetti hanno un’aura di sacralità che non si può ignorare, sono dotati di un fascino, anche di una magia, che attira e colpisce la mente umana: attingere a poteri dell’aldilà, avere la possibilità di vincere la morte e poter vivere in eterno, è qualcosa che fa presa sulla mente umana, da sempre.
Personalmente, i film di Indiana Jones avevano detto quello che avevano da dire con i primi tre film. Purtroppo non è stato dello stesso avviso chi ha voluto farne dei seguiti, puntando sull’effetto nostaglia, sul fatto che tanti fa anelavano vedere nuove storie del famoso archeologo. Ma gli anni passano per tutti, anche per l’attore che interpreta il protagonista e non si può non notare che manca, inevitabilmente, la verve iniziale, non ci si può non accorgere la stanchezza di portare avanti un progetto che ormai è a corto di idee.
Così, dopo il soprannaturale, si passa agli alieni dei teschi di cristallo per poi giungere ai viaggi nel tempo dell’ultima avventura di Indiana Jones e il quadrante del destino. Qualcuno avrà trovato interessante mostrare un’altra peripezia del dottor Jones, ma non si è considerato che veder un proprio “beniamino”, un proprio “eroe” invecchiato, che non fa più le cose di un tempo, può non far piacere. Invecchiare è normale, è qualcosa di naturale che va accettato e compreso nella realtà ed è proprio questo il punto: in questi film non si sta parlando si realtà, ma di finzione, una finzione che fa leva sulla sospensione dell’incredulità (meccanismo, in parte conscio e in parte inconscio, che permette di mettere da parte il pensiero critico e godersi una storia di fantasia). Se questa sospensione viene a mancare, tutto il castello crolla. O si punta su un approccio diverso cercando di percorrere stade nuove o cercare di riproporre canovacci che un tempo hanno fatto centro non porterà da nessuna parte; occorre alle volte fermarsi e lasciare il passato dov’è, così com’è.
Ultima nota. Sinceramente, la Disney sta stancando di rovinare prodotti che hanno lasciato un segno nel mondo del cinema. Oltre a Indiana Jones vedere quello che ha fatto con Guerre Stellari e i live action di film d’animazione da lei stessa prodotti in un tempo in cui sapeva fare le cose in modo decente.
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The whale
The whale è stato, si può dire, il riscatto per Brendan Fraser, attore conosciuto per film di cassetta come La Mummia, dopo essere rimasto ai margini della scena cinematografica a seguito dell’aver denunciato di essere stato molestato da Philip Berk, l’allora presidente della Hollywood Foreign Press Association, evento che ha condizionato sia la sfera lavorativa, sia quella privata, al punto da ritirarsi dalla scena pubblica. Non è una pellicola semplice, soprattutto è una pellicola scomoda per i temi trattati. Ciò che colpisce subito è la condizione di Charlie, il personaggio interpretato da Fraser, una forte obesità che limita pesantemente i suoi movimenti e che ha minato gravemente la sua salute: non si tratta di una condizione dovuta a una patologia di origine genetica, ma di uno stato in cui Charlie si è ridotto, una sorta di autodistruzione dopo il suicidio del compagno che amava. Charlie cerca di soffocare il dolore con il cibo, ben sapendo che questo lo porterà verso una fine inevitabile (anzi, forse la sta cercando), ma non gli importa, dato che non riesce ad accettare la perdita della persona amata e cerca di colmare il vuoto che ha dentro mangiando.
Ma l’obesità non è solo la conseguenza dell’anestetizzare il dolore con il cibo, è anche una condizione che la società non accetta, per cui prova avversione, disgusto, che fa vedere chi è obeso come un mostro, un qualcosa che spaventa; il grasso fa provare avversione, come se fosse una malattia contagiosa, una peste da cui stare lontani. La gente non riesce a vedere oltre la massa, non riesce a vedere cosa c’è dietro, non riesce a vedere la persona che vive una condizione che la fa soffrire, fisicamente, ma anche emotivamente, perché la sofferenza di Charlie è grande, non solo per la perdita dell’amato, ma anche per la famiglia che ha sacrificato per vivere il proprio amore, e di questo ne ha sofferto particolarmente la figlia, che, sentendosi abbandonata, si è incattivita, provando disprezzo e odio per tutti. Salvo Liz, l’unica amica che ha e sorella adottiva del suo compagno defunto, la gente non vede in lui che una balena e qui i parallelismi con Moby Dick, romanzo citato più volte nel film, non possono mancare: non si può non notare come Charlie sia una sorta di Capitano Achab vittima delll’impulso autodistruttivo che lo consuma, solo che questo impulso non è rivolto verso una figura esterna come succede con Achab, ma verso se stesso: Charlie è allo stesso tempo Achab e Moby dick, è se stesso la balena che vuole sconfiggere e uccidere perché Charlie odia se stesso, per come è diventato, per non essere riuscito a salvare il proprio compagno, per aver sacrificato la sua famiglia, soprattutto la figlia. Charlie si è dannato e non vuole essere salvato, anche se nel poco tempo che gli rimane da vivere cerca di rimediare in parte a quello che ha fatto aiutando la figlia.
The whale sicuramente mostra la sofferenza, i dilemmi, i rimpianti di un uomo, mettendo in primo piano la sua angoscia; ma allo stesso tempo Charlie tenta anche di dare speranza, di aiutare gli altri a trovare il meglio della vita andando oltre gli stereotipi, i ruoli, le facciate; è toccante quel voler dare speranza agli altri quando non la si ha per se stessi. Toccante e straziante, ma anche spietato, perché è spietata la critica che fa verso la società per il suo basarsi sull’apparire, sul ricercare il successo, la carriera come mezzo di realizzazione, ma anche verso l’ipocrisia delle organizzazioni religiose che additano l’omessessualità come peccato e non come una forma differente di amore; un amore che viene giudicato, condannato. Una mancanza di comprensione che fa solo danni, che allontana le persone e le spinge verso la morte, proprio come succede al compagno di Charlie che, roso dai sensi di colpa fatti nascere dal padre, capo pastore della New Life (una setta religiosa), arriva al suicidio. Una mancanza di comprensione che rende ciechi, ottusi, come ben mostrato dal personaggio di Thomas.
Ci sarebbe molto da dire sul finale, ma non vado oltre per non fare spoiler. The whale è un film meritevole d’essere visto.
Aquaman e il regno perduto
Aquaman e il regno perduto si conferma nella media delle sensazioni datemi dai film del DC Universe: poche e noiose. Sceneggiatura senza scossoni, caratterizzazione dei personaggi praticamente assente, trama piatta e già vista: si capisce perché la critica ha dato giudizi negativi su questa pellicola. Belli gli effetti speciali, ma ormai di simili se ne vedono in tanti altri film di genere e non bastano di certo per far raggiungere la sufficienza. Vanno spezzate due lance per Aquaman e il regno perduto: sono stati fatti tanti film sui supereroi che ormai è difficile trovare qualcosa che colpisca e sorprenda. Aquaman, almeno per quel che mi riguarda, non ha mai avuto una gran attrattiva e sarà anche per questo che non ho mai letto niente che lo riguarda; non sapendo nulla (o quasi) del personaggio non posso dare giudizi in positivo o negativo su quanto il personaggio interpretato da Momoa è fedele alla versione cartace, però da quanto visto su schermo posso dire che mi lascia abbastanza freddo. Aquaman è il re di Atlantide ma vive anche sulla terra, è serio ma è anche un tamarro che fa quello che gli pare e non si confroma alle regole: non c’è altro da dire su di lui dopo la visione della pellicola (questa e la precedente, che è leggermente superiore).
La storia non è meglio: Aquaman si è sposato, ha avuto un figlio e deve avere a che fare con le beghe dell’essere re mentre lui preferirebbe fare come prima (fare risse e tafferugli). Deve avere a che fare col ritorno del villain del film precedente, Black Manta, che ha rinvenuto un antico artefatto atlantideo, il tridente nero, appartenuto a uno dei sette regni di Atlantide, dimenticato e perduto, ma anche causa di una quasi apocalisse dell’intero mondo. Naturalmente questo comporta l’arrivo di una grave minaccia che rischia di sconvolgere tutto. Aquaman per fermarlo ricorre all’aiuto del fratello che aveva fatto imprigionare: lo libera, i vecchi contrasti si risanano, tutto si risolve e insieme fermano il cattivo che è stato posseduto da qualcosa di ancora più cattivo.
Alla fine tutto si risolve, si inneggiano i valori della famiglia ma anche quelli della tamarraggine. Sinceramente i film di supereroi americani che parlano di famiglia, di quanto essa sia importante (il matrimonio, i figli), hanno un pochino stancato: avere qualcosa alla Watchmen, ai primi due Batman di Nolan o i primi due Spiderman di Raimi fa così schifo?
Se capita e non si ha niente da fare, Aquaman e il regno perduto si può anche guardare, ma per la verità non lo consiglio (come non consiglio il secondo di Suicide Squad e Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn).
Il ritorno di Conan
In molti conoscono Conan il Barbaro, personaggio realizzato da Robert Ervin Howard, protagonista di tanti racconti e romanzi. Un numero che è cresciuto quando dal 1970 comincià a uscire per la Marvel il fumetto ideato da Roy Thomas con i bellissimi disegni (almeno nei primi volumi) di Barry Windsor-Smith. Ma sicuramente la sua fama, almeno a livello di pubblico, è esplosa nel 1982 quando uscì il film di John Milius con Arnold Schwarzenegger nella parte del Cimmero; Schwarzenegger ha di certo saputo dare un’ottima immagine di Conan, ma se la pellicola è divenuta un pilastro del cinema fantastico è anche grazie a una regia attenta, a una sceneggiatura che faceva respirare l’epica dell’Era Hyboriana, una bella fotografia e a un cast che annoverava tra le sue fila attori come James Earl Jones e Max von Sydow. Bastò il film su Conan il Barbaro per far entrare di forza nell’immaginario collettivo e a decratere il successo di questo personaggio.
Il seguito, realizzato due anni più tardi, benchè vedesse sempre Arnold Schwarzenegger nei panni di Conan, non aveva la stessa forza: si decise di puntare meno sulla violenza del per avere più successo, ma tale scelta non ripagò come sperato. Non avere John Milius alla regia aveva fatto perdere epica e cercare di fare una storia più divertente non riuscì a compensare questa mancanza, facendo anzi scadere la pellicola con dei personaggi che altro non erano che delle macchiette. Conan il Distruttore non è stato un gran film, imparagonabile al precedente, tuttavia aveva ancora un poco dell’atmosfera del suo predecesore e forse per questo viene visto e ricordato con un poco di affetto dagli estimatori del personaggio e del genere.
Nel 2011 c’è stato un remake di Conan il Barbaro con Jason Momoa nei panni del cimmero, ma è stato un flop.
Da qualche giorno è uscita la notizia che Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare il famoso barbaro in King Conan, con eventi che si verificheranno dopo che Conan è stato re per quarant’anni; molti saranno felici di questa cosa, personalmente quando sento queste cose ci vado con i piedi di piombo, dato che spesso i risutlato non sono all’altezza della aspettative (è successo di essere stato smentito, vedere Mad Max Fury Road). Speriamo in bene, anche se di questi tempi non sono un gran sostenitore di remake e seguiti visti i risultati ottenuti non proprio esaltanti.
Ron – Un amico fuori programma
Ron – Un amico fuori programma è un film d’animazione del 2021 per bambini e ragazzi che, oltre a essere divertente, trovo anche intelligente per i temi che tratta e come li tratta.
In un futuro neanche tanto lontano dal nostro, vengono creati dei robottini, chiamati B-bot, per essere da compagnia ai ragazzini e aiutarli a fare amicizia attraverso i social; tutto è connesso, tutto è legato alla rete, dove si passano ore e ore a fare e vedere video, a cercare di avere più visualizzazioni possibili, perché più si è popolari, più si hanno amici.
L’unico a essere fuori da tutto questo è Barney Pudowski, dato che non possiede un B-bot; non ha mai avuto molti amici, ma i pochi che aveva lo hanno mollato perché presi, come tutti gli altri ragazzini, dal proprio B-bot. Almeno fino a quando il padre e la nonna non gliene prendono uno, che però risulta essere difettoso; il B-bot, che Barney chiama Ron, non è collegato alla rete e sviluppa un protocollo (o meglio, una personalità) propria, con tutti i guai, le gag e gli inconvenienti che si possono immaginare. La presenza di Ron mette in allarme la Bubble, la gigantesca industria che produce i B-bot, perché teme che la sua difettosità faccia una cattiva pubblicità all’azienda e danneggi i suoi affari; inizia così una caccia serrata al robottino, con Barney e Ron che fuggono nella foresta, dove non possono essere trovati dato che non ci sono telecamere per rintracciarli. Ma la notte all’aperto e al freddo hanno ripercussioni su Barney che soffre d’asma e Ron, con le batterie ormai scariche, lo salva, riportandolo verso la città e venendo così catturato.
Assieme alla famiglia, Barney andrà a salvarlo e facendo così aiuterà non solo il robottino, ma farà molto di più.
Solitudine nonostante un mondo che permette contatti illimitati, il pericolo delle tecnologia nella mani d’imprenditori senza scrupoli che pensano solo al profitto e usano i dati degli utenti per pubblicità mirate, dispositivi tecologici che controllano indiscriminatamente la vita di chi li possiede, sono alcuni degli elementi che spiccano in Ron – Un amico fuori programma, una pellicola nata per l’intrattenimento che critica anche il mondo della rete e dei social, dove visibilità e fama sono spesso fin troppo sopravvalutati, come dice una delle amiche ritrovate di Barney.
Consiglio caldamente di vedere Ron – Un amico fuori programma: non sarà un capolavoro, ma è qualcosa che fa pensare, cosa non molto frequente di questi tempi.
A Quiet Place – Giorno 1
Certi film si basano sulla sorpresa: quando essa viene a mancare, buona parte della loro efficacia viene a mancare. Questo vale anche per la serie A quiet Place: il primo film ha un’ottima riuscita, il secondo un po’ meno. Cosa dire allora del terzo, A Quiet Place – Giorno 1?
Personalmente, non mi ha fatto paura (trovare una pellicola che lo faccia ormai è arduo) e non mi ha sopreso affatto, dato che già si sapeva con cosa si aveva a che fare, bisognava solo vedere come veniva mostrata la comparsa delle creature e si può dire che non ci si è impegnati tanti: degli oggetti provenienti dallo spazio cadono sulla terra e gli alieni invasori cominciano a fare stragi. Allora perché ritengo A Quiet Place – Giorno 1 un film davvero ben fatto?
Perché ha voluto mostrare in mezzo all’orrore, al sangue, alla violenza, la ricerca di quello che si è perduta, una vita normale, una vita passata, e ci riesce ottimamente attraverso il personaggio di Samira (Sam), malata terminale di cancro che sta vivendo gli ultimi suoi giorni. Sam vive in una casa di cura alla periferia di New York, assieme al suo gatto Frodo cui è molto legata (si tratta di un animale di assistenza). Si ritrova coinvolta nell’attacco delle creature mentre assieme ad al pazienti sta assistendo a uno spettacolo di burattini; lì incontra uno studente inglese, Eric, che prende a seguirla ovunque va. Sempre attenti a non far rumore (ciò che attira le creauture) si muovono all’interno della città perché Sam, sapendo che ormai il suo tempo è alla fine, vuole ritornare nella sua casa di origie as Harlm; Eric, nonostante Sam cerchi di dissuaderlo ad andare con lei, l’aiuta a realizzare il suo desiderio.
Per me, le scene in cui Eric e Samira ballano insieme, condividono una pizza, Eric che si prende cura di Samira e va a cercare i medicinali per alleviare i suoi dolori, hanno dato un tocco particolare al film, sono il suo punto forte. Sinceramente non considero A Quiet Place – Giorno 1 un film horror, e neppure di fantascienza, ma è sicuramente un’ottima pellicola drammatica che merita di essere vista; sicuramente buona parte del merito è dovuta alla bella interpretazione data da Lupita Nyong’o di Sam, che riesce a dare quel tocco dolce e malinconico che accompagna praticamente tutta la pellicola.
A Quiet Place – Giorno 1 è la storia degli ultimi giorni di una persona che sta morendo e cerca in mezzo a un’invasione aliena di ritrovare quei luoghi, quelle cose quotidiane che l’avevano resa felice. Ed è una storia che merita di essere vista.
The Flash
The Flash è un film del 2023, il tredicesimo del mondo DC Comics e devo dire che è uno dei pochi film di questo mondo cui mi viene da dare un giudizio positivo. Sinceramente non posso dire se rimane fedele ai fumetti, dato che non ho letto praticamente nulla su questo personaggio; quello che conosco di Flash è legato alla prima serie televisiva degli anni 90 con una sola stagione (quella con John Wesley Shipp nella parte di Barry Allen), e alla seconda serie realizzata tra il 2014 e il 2023 (Grant Gustin interpreta Barry Allen mentre in ruoli differenti compare anche John Wesley Shipp; prime stagioni molto belle ma poi calate molto verso il finale), oltre a qualche cartone animato in cui compariva (ma più che altro si parlava di Justice League).
La storia di The Flash è cronologicamente datata dopo il film Justice League, ed è incentrata sul personaggio di Barry Allen, che ora è nella polizia scentifica, ancora alla ricerca di trovare un modo per scagionare suo padre dalla falsa accusa di aver ucciso sua madre. Piccola parentesi: non so nulla della storia canonica (quella dei fumetti), ma questa parte è uno dei fulcri della seconda serie televisiva.
Involontariamente, Barry mentre corre a supervelocità viaggia inavvertitamente per poco indietro nel tempo. Sconvolto dalla cosa, ne parla con Bruce Wayne, che lo sconsiglia dal viaggiare nel tempo perché non si sa cosa possono portare i cambiamenti, accettando che le esperienze vissute li hanno fatti divenire quello che ora sono.
Barry naturalmente non lo ascolta e viaggia indietro nel tempo, arrivando in una relatà alternativa del 2013 in cui la madre è ancora viva; lì incontra il sé stesso di quell’anno, venendo così costretto a confrontarsi con l’immaturità che aveva in quel periodo e come gli altri lo vedevano. Non so com’è il il supereroe dei fumetti, ma nella versione interpretata da Ezra Miller Flash è molto macchietta, diciamo che hanno voluto creare il personaggio spensierato del gruppo DC, essendoci già molto seri Superman, Batman e Wonderwoman; una figura spensierata, che prende tutto alla leggera, col sorriso, almeno fino a un certo punto di The Flash, ovvero l’incontro con se stesso: da questo momento in poi Barry comincia a cambiare, a capire il peso delle responsabilità, delle conseguenze delle scelte.
Per riuscire a venire a capo della situazione in cui si trova (lui ha perso i poteri mentre li faceva acquisire al sé più giovane e intanto c’è l’invasione del Generale Zodd) chiede aiuto a Bruce Wayne, ma si trova davanti a qualcosa di inaspettato: non è il Bruce Wayne che conosce, ma una versione più vecchia (interpretata da Michael Keaton, già in questo ruolo in altri due film sull’uomo pipistrello) che, ascoltata la sua storia, decide di aiutarlo. Insieme vanno alla ricerca di Superman (che reputano si trovi in Siberia), l’unico che può fermare Zodd; in realtà, al suo posto c’è Kara, sua cugina. Nonostante la sfiducia di Kara verso gli umani (l’hanno tenuta prigioniera facendo esperimenti su di lei), la Kriptoniana decide di affiancare i due Flash e Batman nella lotta contro Zodd, anche se ciò costerà la vita a lei a all’uomo pipistrello. I due Barry, potendo viaggiare nel tempo, decidono di cambiare gli eventi, ma si troveranno davanti al problema che la morte di Kara sia un evento che non può essere cambiato.
E qui mi fermo per non spoilerare il finale. Un finale che tutto sommato non mi è dispiaciuto, come non mi è dispiaciuto tutto The Flash, che, rispetto ad altri film DC, ha avuto il merito di non annoiarmi; certo non è perfetto, certo si possono sollevare obiezioni sui viaggi nel tempo (e quando questi non hanno fatto levare critiche), ma ha raggiunto il suo scopo intrattenitivo.
Demeter – Il risveglio di Dracula
Inevitabilmente, con l’uscita dell’ultimo film su Dracula (Dracula – L’amore perduto di Luc Besson) c’è stato un gran clamore e tanti ne hanno parlato e altrettanti sono andati a vederlo (personalmente, non sono così curioso di andare al cinema, anche se c’è un’attrice che apprezzo come Matilde De Angelis, uno perché non ho voglia di avere a che fare con platee disturbanti e alle volte maleducate, due perché mi ha dato l’impressione di avere dei punti in comune col Dracula di Coppola); altra conseguenza, in tv sono stati trasmessi diversi film su Dracula usciti in precedenza: Demeter – Il risveglio di Dracula è tra questi.
Questo film del 2023 si concentra su uno specifico capitolo del romanzo di Bram Stoker (il settimo), quello del viaggio della Demeter, la nave su cui viene caricata la cassa contenente Dracula e che arriva sulle rive inglesi inspiegabilmente priva di equipaggio; conoscendo la storia (in pochi ormai non sanno qual è quella di Dracula) si sa che il famoso conte ha eliminato tutti i membri a bordo cibandosene, ma nel romanzo non viene descritto come. Demeter – Il risveglio di Dracula fa proprio questo; se vogliamo, forzando un paragone, si è sulla falsa riga di Alien: una nave con un mostro a bordo (di cui all’inizio l’equipaggio è ignaro) che una alla volta elimina le persone che incontra. La trama è tutta qua: niente che non si conosca già. Tuttavia qualcosa di nuovo c’è: innanzitutto viene mostrata la ciurma, cui si aggiunge Clemens, un medico nero formatosi all’Università di Cambridge, poi viene aggiunta la figura di Anna, una nativa del villaggio da cui proviene Dracula che viene trovata quasi dissanguata all’interno di una delle casse che trasportano dopo che si è aperta cadendo (gli abitanti del villaggio l’hanno usata come sacrificio per il viaggio per Dracula). Anna viene salvata da Clemens con una trasfusione e avverte del pericolo che c’è a bordo, anche se è tardi, dato che Dracula ha già ammazzato tutti gli animali a bordo.
Anche se l’equipaggio dà la caccia al non morto, il mostro miete una vittima a notte, così da mantenersi in forze fino all’arrivo in Inghilterra. All fine rimarranno solo Clemens e Anna a combattere Dracula, riuscendo a schiacciarlo con una parte dell’albero maestro mentre la nave sta affondando (il loro scopo era eliminarlo facendolo finire in mare). Purtroppo il loro piano fallisce e la nave s’incaglia sulle coste inglesi, permettendo a Dracula di liberarsi e raggiungere Londra.
Alla deriva, Clemens non può fare altro che assistere Anna che si lascia consumare dal sole prima di diventare una vampira (le trasfusioni avevano solo rallentato la trasformazione). Arrivato a Londra, Clemens incontrerà di nuovo Dracula, giurando di eliminarlo.
Demeter – Il risveglio di Dracula non sorprende, ma tutto sommato non è un brutto film, anzi, il giudizio è positivo, tranne che per l’aspetto di Dracula, mostrato come un pipistrello gigante con sembianze umanoidi (un po’ mi ha ricordato la creatura di Jeepers Creepers): sinceramente si poteva fare di meglio.
Spider-Man: Across the Spider-Verse
Premessa importante per chi deve vedere per la prima volta Spider-Man: Across the Spider-Verse: è soltanto la prima parte della storia che racconta, quindi non si rimanga delusi per il finale tronco (o aperto, se si preferisce usare un termine più soft).
Le vicende riprendono dove sono state interrotte: Miles Morales (lo Spider-Man di Terra-1610), dopo aver scnfitto Kingping e aver fermato l’acceleratore di particelle della Alchemax che stava aprendo squarci nel Multiverso, si sta adattando al suo nuovo ruolo di supereroe. La vita prosegue come ogni Spider-Man che si rispetti: problemi quotidiani che si devono adeguare all’essere un supereroe (naturalmente la sua identità deve rimanere segreta), cui si aggiunge la mancanza che prova per Gwen Stacy, la Spider-Woman di Terra-65 che l’aveva aiutata a combattere Kingping insieme ad altri Spider-man provenienti da altrettanti universi, oltre a dover avere a che fare con un nuovo villain, a Macchia, uno scienziato che è stato mutato quando ha distrutto l’acceleratore di particelle (ora è capace di aprire dei portali, anzi, è megli dire che ci inciampa, dato che non ha un gran controllo sul suo potere) e che presto si dimostrerà essere più di quella macchietta che ora è.
Nel mentre, Gwen nel suo mondo ha problemi col padre, poliziotto, che crede che Spider-woman abbia ucciso nel suo mondo Peter Parker e ora vuole arrestarla; per tale motivo lascia il suo mondo ed entra a far parte della Spider Society guidata da Miguel O’hara, lo Spider-Man 2099 creato nel 1992 da Peter David e Rick Leonardi (è una versione futuristica dello Spider-Man di Peter Parker).
I loro destini s’incrociano di nuovo quando la Macchia comincia a interferire con altri mondi, cercando di assorbire l’energia dell’acceleratore di particelle appartenente a essi; Miles, giunto di nascosto su Terra-50101 seguendo Gwen, salva un poliziotto e sconvolge un evento canonico (esso è un evento fisso, che caratterizza ogni Spider-Man come può essere la perdita di una persona cara, tipo la morte dello zio Ben); avendo mutato tale evento, Terra-50101 comincia a collassare e per questo la Spider Society interviene per contenere l’anomalia.
Portato al quartier generale della Spider Society (dove ci sono centinaia di versioni di Spider-Man), Miles incontra Miguel O’hara che lo accusa di aver rischiato di distruggere l’intero Mulviverso sconvolgendo il Canone: tutti i mondi sono collegati e in ognuno di essi la storia dello Spider-Man che vi abita deve ripetersi sempre allo stesso modo. Alterarla come ha fatto lui è qualcosa che va assolutamente evitato: Miguel vuole scongiurare che questo avvenga, perché lui stesso, alterando un evento canonico, ha portato alla fine di un intero mondo; per questo dà ordine che Miles venga arrestato prima che cerchi di evitare un altro evento canonico (capisce che nel suo mondo suo padre morirà per mano della Macchia). Ma Miles riesce a scappare, sfuggendo e combattendo gli altri Spider-Man, con Miguel che praticamente diventa il villain della situazione combattendolo (emblematica la frase che viene detta quando viene visto come diventa Miguel per cercare di fermare Miles “Ma noi dovremmo essere i buoni”) e che rivela una verità sconvolgente: Miles è l’anomalia originaria, dato che non sarebbe mai dovuto divenire Spider-Man, visto che il ragno che l’ha morso proveniva da un altro mondo, un mondo che ora è l’unico privo di Spider-Man (senza contare che divenendo Spider-Man è stato la causa della morte di quello che già esisteva sulla sua Terra).
Miles riesce a fuggire dal quartier generale usando una macchina della Spider Society e a ritornare sul suo mondo; Miguel con altri Spider-Man si lancia alla sua caccia, ma Gwen e altri Spider-Man decidono di andare in aiuto di Miles, ma fanno una scoperta sconvolgente: lui non è nel suo mondo di origine, ma la macchina che ha usato l’ha mandato nel mondo di origine del ragno che l’ha morso, dove vieve catturato dallo zio di quel mondo (qui lui è ancora vivo, mentre è il padre a essere morto) e si trova faccia a faccia con il Miles di quella Terra (che pare essere cattivo).
Spider-Man: Across the Spider-Verse finisce così e può lasciare spiazzati, magari con l’amaro in bocca per essere a metà della storia e dover aspettare di vedere Spider-Man: Beyond the Spider-Verse (che dovrebbe uscire nel 2027). Rimane il fatto che si è davanti a un buon film, magari con una prima parte non eccezionale (devo dire che mi ha un poco annoiato), ma una seconda parte davvero molto bella, che ripaga la visione di questa pellicola.
