Strade Nascoste – Racconti

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Nostalgia e futuro

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Stiamo vivendo in un periodo pieno di nostalgia (oltre che di tante altre cose, ma il tema di questa riflessione è volto a un punto particolare), basta guardare i diversi programmi televisivi incentrati su quanto avvenuto nel passato: si vanno a rispolverare vecchie glorie, a rievocare trasmissioni di trenta/quarant’anni fa. Quando questo succede, è perché il presente che si sta vivendo non piace e allora nella mente scatta il meccanismo che fa pensare che il passato fosse meglio, dimenticandosi che anche quel periodo ha avuto i suoi problemi, le sue difficoltà.
Forse il passato appare così bello perché le difficoltà di allora sono state superate e con il senno di poi non erano così grandi e spiacevoli, anche se quando le si viveva non la si pensava così.
Forse la mente ha un qualche meccanismo particolare che fa dimenticare certe cose, un modo per proteggersi da elementi che la farebbero soffrire, mandandola in crash.
Ma ci può anche essere un’altra opzione. L’essere umano ritiene di essere arrivato al culmine del suo sviluppo e si ritrova davanti a un vuoto nato dal non avere più scoperte da fare; per sconfiggere lo sconforto che prova, volge lo sguardo al passato, quando ancora aveva obiettivi e sogni che lo facevano andare avanti.
Di tale avviso è anche Igor Sibaldi e ne parla in Il mondo dei desideri.

Nostalgia e mancanza di futuro

Da qualche tempo l’Occidente è bloccato da un vuoto di futuro, come da una barriera invisibile ma molto solida.

Me ne sono accorto per la prima volta tre o quattro anni fa: durante una conferenza, tutt’a un tratto mi venne in mente di domandare al pubblico: «Ma, secondo voi, dopo i telefonini superaccessoriati, dopo internet, cosa ci sarà?»
«Cioè, in che senso?» borbottò qualcuno, che sentendo parlare di telefonini si sentì toccato sul vivo. In quel periodo si parlava molto di Steve Jobs come di una specie di profeta venerabile, le cui profezie erano appunto nuovi modelli di telefonini.
«Cioè» provai a spiegare «a un certo punto inventarono il telegrafo, e dopo un po’ arrivò il telefono. Poi il fax, e subito dopo i telefoni cellulari. Solo dieci anni prima, telefonare in auto sembrava una cosa da agenti segreti: e tutt’a un tratto potevi avere il telefono sempre in tasca. Poi arrivò il Web. E poi gli smartphone. A questo punto» dissi «dobbiamo aver capito come progredisce la tecnologia: si supera di continuo. Perciò, appena si ha un nuovo progresso viene spontaneo chiedersi cos’altro ci riserva il futuro. La nostra mente è portata ad anticipare sempre il futuro. Dunque voi cosa immaginate che ci si inventi, tra qualche anno? Immaginare si può, no?»
Questa era stata la mia domanda. Il mio intento era di analizzare i risultati a cui può portare l’immaginazione quando viene sollecitata all’improvviso. Ma non fu possibile: lì per lì la totalità di quel mio pubblico si trovò d’accordo nel dire che dopo gli smartphone non si sarebbe inventato più nulla, ma si sarebbero solo perfezionati i dispositivi già esistenti. Uno aggiunse: «A meno che l’essere umano non cambi completamente e sviluppi doti straordinarie».
«La telepatia!» esclamò un altro.
«Quella c’era già prima» segnalai io. «Ah, infatti. Allora niente».
«Insomma» domandai «secondo voi siamo già a punto più alto?»
E qui alcuni capirono, e assunsero un’espressione suggestiva: sorriso appena accennato e sguardo triste. La maggioranza invece disse: «Be’, sì. E con ciò?»
In seguito ho posto la stessa domanda in altre conferenze, e quelle risposte e quei sorrisi si sono ripetuti ovunque.
(1)

Al momento le cose stanno così: siamo in un periodo di stagnazione, ma, se l’umanità non si autodistruggerà, ci saranno altre scoperte da fare in campo tecnologico, anche se non è dato sapere precisamente quando. C’è però una scoperta, o meglio, una riscoperta, che andrebbe fatta subito: quella della dignità personale. Gli individui con i social, il lavoro, si sono troppo adattati a una società sempre meno umana e sempre più volta al denaro, all’apparire, all’inchinarsi ai grandi e al potere. Individui che si odiano, che si sentono superiori gli uni agli altri, dove tutti vogliono prevaricare. Per poter tornare a sognare il futuro occorre prima ritrovare la propria dignità individuale; se così non sarà non si andrà avanti, ma si tornerà indietro, a periodi dove la brutalità e le barbarie la facevano da padrone.

1. Il mondo dei desideri. Igor Sibaldi. Edizioni Tlon, pag. 13-14

La più grande sconfitta di un individuo

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La più grande sconfitta di un individuo: estratto di Il mondo dei desideri di Igor SibaldiProva a pensare: La mia vita non vale niente, così come l’ho vissuta. Non ho fatto né quel che potevo né quel che dovevo. Sono in debito verso di me, il mio comportamento è stato ingiusto verso di me. Sono stato uno stronzo con me stesso. Scappo. Sono sempre scappato da me. Così non mi piaccio e decido che questo mio io è finito. Da oggi.
Penso che non ci sia sconfitta più grande di questa, per un individuo. Ma l’ignoranza si sconfigge solo così.
I meccanismi di difesa si sgretolano così, e tutta la prigione in cui ti hanno rinchiuso va in pezzi.
Le tue paure rimangono indietro, così, sempre più lontane…

Il mondo dei desideri. Igor Sibaldi. Edizioni Tlon 2016, pag. 131

Lo sguardo rivolto al passato

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A tutti è capito di fermarsi e guardare con nostalgia o con un sorriso il passato. I ricordi, se piacevoli, possono essere una bella cosa. Il ricordare è una cosa importante, perché serve a capire gli errori fatti e a cercare di non ripeterli. Ma vivere con lo sguardo sempre rivolto al passato non è una buona cosa, perché non fa vivere il presente: questo è un atteggiamento che nella società attuale viene perpetrato, come se il passato fosse meglio del presente, aggrappandosi a esso con la speranza che torni.
Il passato però è passato e non può tornare: ciò che è stato non può essere riportato in vita.
Eppure, si continua ad agire cercando di farlo rivivere. Basta vedere le tante reunion di band o cast serie tv passate che si fanno, le trasmissioni tv dedicate agli anni trascorsi (es. 90 special), i remake di film di successo del passato. I risultati dimostrano che queste “resurrezioni” non sono ben riuscite, un po’ come avviene in Pet Semetary di Stephen King, dove i morti seppelliti nel cimitero indiano tornano a nuova vita, ma sono qualcosa di abbrutito, che sarebbe stato meglio non risvegliare perché non hanno più nulla dell’originale: sono solo una cosa distorta.
Perché tanti fanno così?
Perché si vive in un presente che non piace e si cerca rifugio in qualcosa che ha fatto stare bene, sperando di alleviare, se non far scomparire, la sofferenza. Ma questo non serve, perché prima o poi bisogna risvegliarsi dai sogni e avere a che fare con la realtà.
Non è solo questo però: si ha la percezione che oltre il presente ci sia un vuoto di futuro, ovvero che si sia arrivati al massimo dell’evoluzione e non ci sia più nulla da scoprire, avendo già tutto il possibile. Il futuro non serve: pare questa essere la convinzione che in molti hanno sviluppato, almeno stando a quanto fa notare Igor Sibaldi; ma di ciò se ne parlerà di più in futuro quando si approfondirà la conoscenza del libro Il mondo dei desideri.
Nell’attesa, consiglio la lettura del bel racconto scritto da Ghigo (utente di WD): rende perfettamente quanto scritto.

Non si può più aiutare nessuno

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Sul sito di Bruno Bacelli c’è un articolo inerente quello che sta succedendo in Spagna riguardo la Catalogna: le motivazioni di questi eventi che stanno colpendo il paese non sono proprio chiare, mentre chiare invece sono le conseguenze, ovvero per niente positive. Quello della Catalogna non è l’unico tentativo di staccarsi da un corpo più grande: c’è già stato per esempio quello della Gran Bretagna dall’Europa, per non parlare dei continui discorsi che da tempo si sentono in Italia. Tentativi di ribellione per l’autonomia e l’indipendenza che spesso finiscono in un fallimento.
Non si può più aiutare nessuno, capitolo tratto da Il libro delle epoche di Igor SibaldiSecondo quando scritto nel Libro delle Epoche di Igor Sibaldi, tali fallimenti sono annunciati. Secondo l’autore, la storia è divisa in periodi, ognuno di sei anni, contraddistinto da determinate caratteristiche; quella in cui si sta vivendo, che va dal 2012 al 2018, è denominato Non si può più aiutare nessuno, un periodo che determina la fine di tutto ciò che è invecchiato, che non è più in grado di cambiare, e anche per il nuovo che non è ancora riuscito a cambiare e avrebbe bisogno di aiuto (1).
Vengono riportati diversi esempi di periodi uguali che si sono già incontrati nella storia, perché essi sono qualcosa di ciclico che si ripete con regolarità.
Nel 1796-1802 le coalizioni delle potenze europee, ormai arcaiche, venivano sconfitte una dopo l’altra da un gruppo di giovanissimi generali, tra i quali Napoleone Bonaparte. Le ribellioni fallirono: la rivolta di Liegi, la Rivolta irlandese contro il dominio inglese, la lotta di Toussaint L’Overture per l’indipendenza di Haiti.
Nel 1868-1874 ci fu la caduta del millenario Stato della Chiesa mentre l’Italia si andava formando; stessa cosa accadeva in Prussia, che si ritrovò a sconfiggere la Francia di Napoleone III, nostalgica del suo recente e glorioso passato. Ci fu la repressione della Comune di Parigi, per non parlare del tremendo Criminal Tribes Act, secondo il quale il governo britannico dichiarava centosessanta etnie indiane portatrici di incurabili impulsi criminali ereditari e perciò candidate all’estinzione forzata.
Il periodo che va dal 1940 al 1946 non ha bisogno di tante presentazioni, con la Germania nazista che devastava l’Europa, colpendo soprattutto popoli legati al suo passato remoto (britannici ed ebrei). Si ebbe il trionfo di potenze innovatrici, come gli Stati Uniti. Con Auschwitz e Nagasaki l’uomo scoprì nuovi e più profondi abissi di odio, ferocia e brutalità, che ancora oggi non è riuscito a comprendere, ma che continua a perpetrare.
Che dire del 2012-2018?
Che sta ripetendo lo stesso copione, basti pensare ai capi attuali degli Stati Uniti e della Corea del Nord, con il loro modo di fare sprezzante e arrogante che istiga all’odio e alla violenza. Si può credere o meno alle teorie dell’autore (l’esistenza del Soggetto Collettivo, della Bestia, che possono sembrare qualcosa di fantasioso ma che invece rappresentano aspetti della realtà, sono solo chiamati in altro modo), ma dinanzi ai fatti non ci si può tirare indietro: periodicamente si ripetono gli stessi errori. Il motivo è semplice: l’uomo non impara dai propri sbagli, senza contare che l’esperienza personale non può essere trasmessa alle generazioni successive, che devono imparare in prima persona gli errori compresi da chi li ha preceduti. In questo periodo si deve fare i conti con un’aggressività e una violenza (verbale e fisica) crescente. I mezzi d’espressione attuali (media, ma soprattutto i social) aiutano questa diffusione, hanno abbattuto le barriere e i freni che c’erano prima, dove si crede di poter dire tutto quello che passa per la testa, anche se sarebbe penalmente perseguibile (pensate a quello che dicono i politici italiani ai propri avversari, per esempio “Ti bruceremo vivo”). Purtroppo, ormai ci si è fatta l’abitudine e simili atteggiamenti vengono fatti passare come normalità, quando invece sarebbero da condannare e punire con la galera; è diventato qualcosa di così radicato che è difficile da estirpare. Come scritto da Sibaldi, forse è proprio vero che non si può più aiutare nessuno.

1. Libro delle Epoche. Igor Sibaldi. Frassinelli 2010 pag.136

Luce e ombra

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Michele sconfigge Satana: la luce sconfigge le tenebreLeggendo le presentazioni di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone, se viene fatta un’analisi veloce può sembrare che si tratti della guerra ben conosciuta tra bene e male, dato che viene narrata la lotta contro i Demoni per salvare l’umanità. Leggendo i due romanzi ci si accorge che le cose non sono così semplici e che non c’è poi una separazione così marcata tra luce e oscurità (specie in L’Ultimo Demone), ma ci sono tante sfaccettature: un fatto che non è niente di nuovo, dato che ben si sa che non esiste nel mondo materiale nulla di completamente buono o completamente cattivo (questi valori assoluti esistono solamente nel mondo del pensiero; Gesù non per niente dice “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo” (Marco 10, 18) che sta nei cieli).
Simbolo TaoNon è solo nella religione cristiana che si parla di questa realtà: Igor Sibaldi in Agenda degli Angeli ne dà esempio parlando di MiYKa’eL (uno dei settantadue angeli della tradizione ebraica) e ponendo a confronto il dipinto dell’angelo Michele che sconfigge un diavolo e il simbolo del Tao perché non puoi vedere la luce se non vedendo accanto a essa anche l’ombra (1). Le due immagini sono molto chiare nel mostrare questa realtà (che non è l’unica: essi rappresentano altre cose, ma in questo caso si prende in considerazione quella pertinente all’argomento), insegnando che  si deve evitare di voler vedere in qualcosa solamente il buio, il male, la negatività, oppure solo la luce, il bene, la giustizia (1).
Tutto ciò ha un semplice scopo: far accorgere di come stanno le cose e non essere limitati (o intralciati) da idealizzazioni o pregiudizi, perché la verità non è mai qualcosa di unico e assoluto. La verità è che la verità è tante verità.

 

  1. Agenda degli Angeli. Igor Sibaldi. Frassinelli 2012

Sesso: tra storia, spreco e vero significato

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Il sesso è una parte importante nell’esistenza: senza non potrebbe esserci la vita, è grazie a esso se può perpetrarsi.
Eppure ci sono state religioni che per secoli l’hanno perseguitato, l’hanno considerato un male, anche se necessario, condannando qualsiasi cosa vi fosse legata. Il sesso era visto come fonte di peccato, di tentazione, come elemento demoniaco, che poteva essere ammesso solo se fatto attraverso la sacralità del matrimonio e solo se volto al concepimento (il piacere era visto come un sinonimo della lussuria). I concetti qui esposti sono molto riassuntivi e limitativi di un argomento molto più lungo e complesso, ma rendono a grandi linee come il sesso molto spesso è stato visto nel passato da certe culture (esempio quelle cristiana ed ebraica). Un modo di vedere che si è protratto per secoli, facendo diventare il sesso un tabù (nel suo senso negativo, perché il tabù può avere anche una connotazione positiva, ed è legata al mistero, alla scoperta e alla comprensione a cui si arriva).
Per Sigmund Freud è stato uno dei punti più importanti dei suoi studi, dando una grossa impronta alla nascente psicologia.
Nella società attuale il sesso per molti è qualcosa di centrale, quasi ossessivoSeppur da sempre presente nella storia dell’uomo in uno dei lavori più antichi, negli ultimi decenni il sesso è diventato un vero e proprio business, creando un fatturato di milioni e milioni di euro (o di dollari, se si preferisce): il settore della pornografia ha trovato una grande ascesa con i suoi film, ma non solo con essi. Con la liberalizzazione sessuale si è creato un grande mercato che va dall’oggettistica alla creazione di nuove figure professionali (quali a esempio i sessuologi). In breve si è passati da un estremo all’altro: dal non poterne neanche parlare, allo sbandierarlo in continuazione in ogni luogo, facendolo diventare il centro di tutto. Tutto (dai libri, ai film, alla pubblicità, ai rapporti personali) punta al sesso, facendolo diventare un’ossessione, facendogli perdere il suo vero senso.
Il sesso, da elemento naturale, è diventato qualcosa di stravolto; seppure non si faccia che parlare di sesso (trasmissioni televisive, articoli su riviste) il significato del sesso viene smarrito, facendolo essere un semplice mezzo per il piacere fisico, quando invece potrebbe essere qualcosa di più. Ma più che di sesso si dovrebbe parlare di energia sessuale. Per questo, si prende a esempio l’angelologia della kabbalah e in particolar modo l’angelo (*) Pehaliyah.

Secondo l’angelologia, chi nasce in questi giorni (dalla sera del 27 giugno alla mattina del 2 luglio, n.d.M.T.) dispone di un’esuberanza sessuale talmente tenace, da non poterla soddisfare attraverso il sesso. E ne sarà ossessionato se non imparerà a sublimarla, cioè a trasformarla in un’altra forma di eros: nel desiderio di conquistare le menti e gli animi della gente.
Le prime lettere di PeHaliYah (PHL) ** mostrano la formula di tale trasformazione:

– Il tuo fascino (P)
– Diventa energia spirituale (H)
– Perché tu salga più in alto (L)

Bisogna dare atto al cristianesimo d’aver tenuto sempre in gran conto la formula pehaliana: insegnando a limitare il desiderio sessuale, il clero cristiano mirava proprio a un PHL, a una trasformazione dell’energia di quello che gli orientali chiamano «il secondo chakra». E tale drenaggio avveniva in vario modo, ma sempre con la garanzia di un vantaggio pratico: ai poveri, si prescriveva di far sesso il meno possibile, perché rimanessero loro sufficienti energie per il lavoro fisico; ai ricchi, si raccomandava la temperanza perché potessero dedicarsi meglio ad attività direttive, o intellettuali.
Attualmente, invece, nella CSC sta avvenendo per tutti il contrario: il fascino erotico viene imposto all’attenzione generale come il fascino per antonomasia. Si vedono rappresentati più corpi nudi, che non volti significativi: come se il linguaggio muto delle curve piacesse alla CSC, più del linguaggio parlato. È facile intuire perché. Ciò che in tal modo viene annullato è proprio il processo descritto dalla formula pehaliana: la possibilità cioè che una nostra energia porti più in là di dove si è arrivati ora (la CSC sa che più in là, per lei, c’è soltanto la fine: le istituzioni dell’Occidente possono dunque continuare a esistere solo se tutto rimane fermo).
Troppi ci cascano, per non sembrare diversi.
Alcuni si sono messi in mente che questa erotizzazione sia addirittura una liberazione da vecchi tabù. Anche voi la pensate così?
Purtroppo, i tabù sono rimasti, oggi, gli stessi di prima. Lo si vede anche soltanto dalle parole con cui, nella lingua corrente, si indicano gli atti sessuali e gli organi con cui li si compie. O sono espressioni triviali, o sono termini dotti. Nell’uno e nell’altro caso sono sintomi di un’insufficienza lessicale, di un disagio del linguaggio, dunque anche della mentalità della gente. E un disagio del genere si ha sempre, quando si parla di argomenti tabù.
L’unica cosa che tutto ciò ha tolto agli occidentali è bensì la sensibilità al tabù: li si è abituati a ignorare l’imbarazzo che causano le sue violazioni. È un danno considerevolissimo, dato che non ci si può abituare a non accorgersi di qualcosa, senza smettere di accorgersi di molto altro. E infatti quante cose che dovrebbero suscitare imbarazzo, nella CSC (in politica, in economia, nella vita culturale) sono diventate normali per tutti? (1)

Come si può vedere, come in tutte le cose, avere una maggiore conoscenza e consapevolezza di cosa è sesso (e quanto legato a esso) non può che aiutare a vivere meglio, evitando che vada sprecato quanto di buono ha da dare.

*Precisazione su cosa s’intende per angeli: nell’antichità s’indicavano energie del nostro universo che agiscono in tutto – e che nella nostra psiche diventano anche energie psichiche (2).
**Per difficoltà nel mettere i caratteri ebraici, si è usato solo la lettera corrispondente in italiano: nel libro da cui è tratto il brano sono presenti.
1,2. Agenda degli angeli. Igor Sibaldi. Frassinelli

Non dimenticare d'essere bambini

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«…Questa sera ho ricevuto una telefonata da un vecchio amico, un certo Mike Hanlon. Mi ero completamente dimenticato di lui, Ricky Lee, ma non è questo che mi ha spaventato. In fondo ero solo un ragazzo quando lo conoscevo e i ragazzi sono abbastanza smemorati. Non trovi? Ma sì. Puoi scommetterci la testa. No, quel che mi ha spaventato è stato che ero sceso per venire qui quando mi sono accorto che non mi ero solo dimenticato di Mike. Mi ero dimenticato di tutto quel che significa essere ragazzo.» (1)

Tanto tempo fa, quando eravamo bambini, il nostro universo andava prendendo una certa forma; ed eravamo certamente noi a dargliela (chi altro?); e anche se allora eravamo molto piccoli, quella forma era più grande di ciò che poi ci hanno obbligato a vedere, a capire, e a diventare. Lo era, sì; ed è facile dimostrarlo: i giorni e le notti, la luce e i colori, gli affetti e le sensazioni di allora, ci sconvolgerebbero per la loro intensità, se potessimo riviverli oggi. (2)

Quanto si guadagna e quanto si perde crescendo? Dipende da come si vive. Quello che però spesso accade è che si dimentica quello che è stato, che si è provato. Alle volte è una cosa naturale, altre volte è una cosa voluta. Restare ancorati al passato è sbagliato perché non fa vivere il presente, ma anche dimenticare il passato è qualcosa di sbagliato, perché fa dimenticare sia le cose belle e quanto di positivo hanno dato, sia gli errori e le lezioni che da essi c’è da apprendere.
Quello che spesso si perde è quel punto di vista che rendeva il mondo un posto pieno di opportunità e speranza, di scoperte e promesse. E lo si perde perché società, istituzioni, fanno credere che sia qualcosa d’immaturo, d’infantile, perché sognare è qualcosa da deboli, mentre nel mondo occorre essere duri, spietati, furbi e saper colpire e sfruttare i punti deboli degli altri. “Bisogna ragionare da adulti, occuparsi delle cose concrete”, è quello che tanti insegnano. Ma non si accorgono che così facendo ci s’impoverisce. Sognare però non significa stare con la testa fra le nuvole, infilare la testa nella sabbia per non vedere la realtà: significa semplicemente seguire le proprie ispirazioni e non quelle imposte dagli altri (che hanno sempre un tornaconto a far sì che ci si adegui, mentre l’individuo ha più che altro da perderci). Significa ritrovare se stessi e come si era, quell’essere bambini che rendeva le cose diverse, alle volte speciali e faceva essere più vicini e uniti agli altri.

1. It. Stephen King. Sperling&Kupfer Economica 2009 Pag.87
2. Agenda degli angeli (L’Angelo delle antiche promesse). Igor Sibaldi. Frassinelli. 2012

Verità: dov'è? Che fine ha fatto?

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Dov’è la verità? Che cos’è la verità?
Sono domande che l’essere umano si pone da sempre. Ogni individuo, almeno una volta nella sua esistenza, se l’è chiesto. Con l’evoluzione della lingua scritta e parlata, e dei mezzi con la quale essa può essere trasmessa (libri, giornali, reti internet, televisione, radio), si è ritenuto che fosse più facile arrivare a essa, scoprirla, farla propria.
Purtroppo si è ben lontani da questa realtà. Perché la verità, così legata all’informazione, viene spesso traviata, omessa, distorta per favorire l’interesse di pochi. Naturalmente questi pochi sono quelli cha hanno potere, sono quelli che governano le popolazioni e hanno interesse a far credere quello che gli aggrada per mantenere il loro appoggio e continuare ad avere presa su di loro. Chi ha forza e potere vuole usare l’informazione per far passare la sua verità (che non è quella reale) per tirare acqua al suo mulino.
Si prenda un esempio da un purtroppo triste e grave fatto di cronaca. E’ dei giorni scorsi il precipitare in Egitto di un aereo russo da trasporto passeggeri, con il decesso delle 224 persone che vi erano state a bordo. Subito le autorità egiziane e russe hanno dato notizia che si è trattato di un incidente, le cui cause erano da imputare probabilmente a un guasto. L’Isis ha rivendicato l’accaduto come un suo attentato, avendo colpito deliberatamente l’aereo per portare avanti il suo intento di guerra. Ci sono state smentite delle autorità egiziane e russe, negando l’attentato terrorista, con l’Isis che continua a insistere di essere il responsabile della strage.
Chi sta dicendo la verità? A chi si deve credere? Ai governi russi ed egiziani? Ma chi dà conferme che questi non stiano cercando di far passare per incidente un attentato, tentando di far sì che l’Isis non abbia da guadagnarci con il gesto compiuto? Chi dice che l’Isis, senza aver fatto nulla, non cerchi di sfruttare il fatto per portare avanti la sua campagna di orrore e morte e dimostrare di essere una potenza che può colpire chiunque in qualunque momento e luogo?
Certo c’è la scatola nera che può dire che cosa è realmente successo, ma chi può dire che i governi rivelino quello che c’è davvero contenuto e non quello che fa più comodo a loro?
Questa sembra mania o ossessione da complotto, ma la storia ha insegnato quanto i governi (e così tutti i grandi gruppi come multinazionali, istituzioni di ogni genere) abbiano spesso seppellito, taciuto, voluto distruggere la verità. Basti pensare a quello che è accaduto a Ustica, al caso dell’amianto, solo per citarne alcuni, perché la lista si può dire davvero infinita.
Perché la verità è così tanto evitata?
Tempo salva Verità da Invidia e Falsità, di François Lemoyne (1737).Perché fa paura. Perché avendo la verità gli individui, le popolazioni, non sarebbero più controllabili e manipolabili e questo, per chi è al potere, è quanto di più spaventoso e inaccettabile ci possa essere. È per questo che chi conosce la verità viene perseguitato ed eliminato; subito vengono in mente gli eretici, uccisi in ogni modo possibile da religioni che, ironia della sorte, professavano verità, libertà, perdono. Persone uccise perché facevano paura, perché con le loro parole minavano il potere di chi ricopriva cariche di potere. Gesù è stato eliminato dagli ebrei proprio per questo: con il suo insegnamento allontanava un numero crescente di persone dalla religione ebraica e questo dava molto fastidio ai Sommi Sacerdoti, che sentivano minacciata la loro posizione davanti al popolo e la presa che essi avevano su di esso. Lo accusavano di bestemmiare contro quello in cui credevano (in realtà stava rendendo libere le persone dal giogo istitutivo); in altri tempi (successivi a quando è vissuto) sarebbe stato accusato di eresia, dove con eresia i più vanno a reputare che sia qualcosa che profana, infanga, rovina e distrugge verità consolidate. Ma il vero significato di eresia è un altro: eresia viene dal greco hairesis, libertà di scelta, libertà di pensare a modo proprio senza dar retta a quello che pensa la maggioranza (1). Una cosa molto pericolosa in qualsiasi tempo (passato, presente, futuro). La libertà di scelta fa molta paura. Fa paura alle istituzioni, ai grandi gruppi, perché fa perdere controllo e potere. Fa paura al singolo individuo perché teme di essere emarginato, perseguitato, ucciso (l’Italia ha una triste tradizione di eretici finiti sul rogo); è più facile, più sicuro, abituarsi a pensare come gli altri per non correre rischi.
Se ogni singolo non supera questa paura e non acquisisce la libertà di scelta e di pensiero, la verità non potrà mai avere spazio e sarà sempre schiacciata dalle cosiddette civiltà (quei grandi organismi etnico-politico-socio-religiosi che si dividono la superficie del pianeta), notoriamente aggressive e gelose (oltre che presuntuose di essere le migliori e totalmente giuste e potenti) (2) e che in ogni modo tentano di “civilizzare” al suo modo di pensare chi la pensa diversamente da loro.

1-Esegesi 2. La bellezza delle Eresia. Igor Sibaldi. Anima Edizioni ottobre 2010.
2-Libro della Creazione, pag.8. Igor Sibaldi. Frassinelli 2011.

Sconfitta dei lavoratori

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Il Job Acts è stato fatto passare come una manna del cielo, una rivoluzione epocale. Nel primo caso è falso, nel secondo è vero. Solo che è una rivoluzione in senso negativo, perché ha fatto perdere diritti, ma in termini di occupazione è cambiato poco o nulla. Infatti i tanto decantati numeri del governo non sono veritieri, mancano centinaia di migliaia di posti di lavoro, e i posti di lavoro nuovi non sono veri nuovi posti di lavoro, bensì contratti a tempo determinato già esistenti mutati nel nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato, quindi nessuna nuova assunzione. Ma c’è di peggio in tutto questo, perché tante ditte hanno fatto i furbetti, licenziando i propri dipendenti, riassumendoli poi a tempo determinato tramite società interinali, per poi assumerli a scadenza del contratto con il Job Acts, così da avere dipendenti con meno tutele, ma soprattutto usufruire degli sgravi di 8000 E a lavoratore dati dal governo (in questo modo non si guarisce l’occupazione, la si dopa e basta). Un incentivo che non aiuta a creare nuovi posti di lavoro, ma aiuta notevolmente gli imprenditori: di questo ne ha guadagnato ampiamente Marchionne, che con le nuove assunzioni a Melfi ha avuto un risparmio di svariati milioni di euro (11).
Proprio l’impianto Fiat di Melfi viene portato come esempio, modello d’industria da seguire, ma non si considera che sfrutta il bisogno di lavorare delle persone, costringendole a un lavoro estenuante, con turni continui senza stop, riducendo le pause, sempre in piedi, senza mai staccare perché non c’è neppure un secondo libero, il ciclo è sempre continuo. A Melfi, in ambito automobilistico, è dove si lavora di più, 20 turni, sette giorni su sette, un ciclo che non si ferma mai. I lavoratori sono spremuti, hanno un breve periodo di riposo dopo dieci giorni di lavoro a turni di fila; non riescono quasi più avere tempo di stare con i propri cari, spesso passando diverse ore in viaggio in aggiunta a quelle che si passano in fabbrica. Vivono per lavorare, nulla di più.
Si potrebbe fare diversamente (vedere quello che fa la Lamborghini, che ha tutto un altro approccio e non dimentica la dignità dell’individuo, sapendo che dallo stato del singolo dipendo il successo del gruppo), ma è stato fatto passare e si vuole fare passare che questo è indispensabile, che questo è un male necessario per un futuro migliore (una scusa usata nella storia infinite volte per giustificare il calpestare diritti e dignità, per avvantaggiare pochi). Presa DirettaIl mondo del lavoro è diventato una landa selvaggia, dove il Job Acts è solo una parvenza di tutele di diritti, mentre invece è un contratto dove di diritti quasi non se ne ha. Le cose non vanno meglio altrove, dove ci sono vere e proprie truffe, con le persone vengono assunte per lavorare nei call center e i porta a porta, istruiti con stage che sembrano lavaggi del cervello e mandati a vendere contratti, con modi che sono veri e propri raggiri, senza tutele, senza contratti: questo è quanto mostrato dalla puntata di Presa Diretta del 20 settembre (in questo articolo si approfondisce a quanto si è accennato).
Di fronte a questa realtà verrebbe da arrabbiarsi, da piangere, da angustiarsi, da pregare le persone di dire basta a questo sistema, di ribellarsi, di riprendere la loro dignità. Ma non servirebbe a nulla, perché la gente non vuole ascoltare, accetta e subisce passiva, perché questa è la realtà, questo è il mondo in cui vive e non si può fare nulla, si può solo accettare di subire e andare avanti alla peggio, perché non si può fare diversamente.
Una parola sorge dinanzi a tale quadro: sconfitta.
Sconfitta della dignità
Sconfitta della libertà.
Sconfitta dell’individuo.
Sconfitta. Sconfitta. Sconfitta.
Si è perso e ormai non si può più aiutare nessuno, come scrive Igor Sibaldi in Il Libro delle Epoche.
E tutto per arricchire pochi, dimenticando che quando un ricco diventa ricco le cose non vanno meglio, bensì peggiorano sempre e pure di brutto. Ma questa è la natura di un sistema che vuol far passare per eroi persone che non hanno assolutamente nulla degli eroi, ma solo una brama senza scrupoli di arricchirsi, dove ogni pretesto di guadagno è colto senza ripensamenti. Ancora una volta, la realtà supera la fantasia.

Dall’astuccio nero sotto la finestra si espandeva odore d’incenso, andando ad aleggiare in tutto l’ufficio dirigenziale. Sulla lucida superficie della spaziosa scrivania erano appoggiate cartelle colorate; il loro contenuto, prospetti, grafici e documenti di vario genere, era disposto a ventaglio davanti ai consiglieri seduti sulle poltrone di pelle.
«Quali sono le vostre conclusioni?» domandò il dirigente con l’ampia vetrata e le piante ornamentali alle spalle.
«Abbiamo esaminato i documenti un’altra volta» parlò l’uomo dalla giacca azzurro fumo che faceva a pugni con una cravatta color aragosta. «Il costo di quanto richiesto è superiore del trenta per cento rispetto ai nostri preventivi, con tempi di realizzazione che si aggirano sulle due settimane, rendendo inagibile per almeno una settimana metà dei reparti produttivi e per due giorni i server aziendali. Il fatturato avrà un calo del cinque per cento e questo soltanto perché in magazzino c’è a disposizione del materiale finito pronto per essere venduto.»
«Ancora magazzino alto» notò il dirigente. «Ordini dati che non sono stati rispettati. Sapete quanto costa tenere del materiale fermo?» Tamburellò le dita sulla scrivania. «Troppo!» Il palmo della mano si abbatté sulla superficie lucida. «Il materiale deve entrare solo quando c’è richiesta, essere lavorato all’istante e immediatamente spedito.»
«Signore, ci sono i tempi d’ordinazione e consegna: i fornitori cui ci rivolgiamo non lavorano solo per noi e tutti ormai, visto il periodo di crisi, fanno richiesta all’ultimo minuto, quando hanno ordini in vista» fece notare l’uomo calvo dal vestito cinerino. «Se il materiale non è presente al momento della richiesta e i tempi d’attesa per il ricevimento della merce si allungano troppo, ritardando la realizzazione del prodotto, il cliente può annullare l’ordine, con conseguente perdita di guadagno e immagine. Inoltre…»
«Tutte scuse» tagliò corto il dirigente. «Il guadagno si fa abbattendo i costi e tagliando le spese. A cosa servono i vostri master universitari, se non riuscite a eliminare gli sprechi? In questo modo non si fa economia, la si rovina solamente. Ma ora torniamo al nocciolo di questa riunione.»
«È un intervento ingente.» Prese parola l’uomo brizzolato in abito e cravatta neri. «Tuttavia necessario. La messa a norma degli impianti non può più essere rimandata, sia per il rispetto delle normative in vigore, sia per la sicurezza dei lavoratori: negli ultimi tre mesi la linea elettrica è già incorsa in due corti circuiti; fortunatamente non ci sono stati danni a cose o persone.»
«Per vent’anni gli impianti hanno svolto il loro compito egregiamente: non vedo per quale motivo occorra fare un intervento costoso che non porterà nessuna miglioria in fatto di produttività. Non c’è nulla che suggerisca che le cose, andate bene finora, debbano cambiare.» Il dirigente fissò uno a uno i consiglieri.
«Potrebbe non andare sempre così bene» ipotizzò a disagio l’uomo dalla cravatta color aragosta. «Qualcuno dei lavoratori potrebbe farsi male e allora ci sarebbero problemi con i sindacati, oltre a un ritorno d’immagine non certo positivo.»
«Tutti i giorni si sente parlare d’incidenti: ormai nessuno ci fa più caso» tagliò corto il dirigente.
L’uomo dal vestito cinerino si schiarì la voce. «Stiamo parlando di persone, non di merci» fece notare non riuscendo a nascondere una certa apprensione.
«Siamo una ditta, non dei buoni samaritani: che i lavoratori imparino a essere più attenti, se vogliono mantenere la salute. Il nostro scopo è il profitto, quello per cui lavoriamo e viviamo, quello che ci rende ciò che siamo. Piace anche a te avere uno yatch e spassartela con la tua famiglia nei mari caldi, vero?» lo provocò il dirigente. «Allora non perderti dietro simili discorsi. Investire in questo intervento significa meno soldi per noi e tutto solo per mantenere una buona impressione sull’opinione pubblica. I lavoratori non corrono alcun pericolo reale, quindi la richiesta sarà respinta e non si dovrà interrompere la produzione.»
«Sei sicuro di questa decisione papà?» fece notare il figlio seduto alla sua destra.
«Impara questa lezione: non ti piegare alle loro richieste, fallo solo quando è inevitabile e anche allora dai il meno possibile, o un giorno li ritroverai dietro la scrivania al tuo posto» lo ammonì padre.
«Al sindacato la cosa non piacerà» asserì l’uomo dalla giacca azzurra.
«Il sindacato non è un problema: ho raggiunto un accordo sul fatto che in questo tempo di crisi l’applicazione delle leggi sulla sicurezza non è di vitale importanza, a differenza di far lavorare le persone. Fintanto che sarà assicurato il posto lavorativo, il sindacato non muoverà lamentele.»
«C’è però sempre la questione di quei posti» notò l’uomo dal vestito cinerino, ricordando la prospettiva di aprire una procedura di mobilità.
«Seppur a malincuore, il sindacato appoggia la linea che abbiamo deciso di seguire: ha compreso che è meglio sacrificare qualche dipendente piuttosto che tutti perdano il posto.»
«Ai lavoratori non piacerà questa notizia» disse l’uomo in abito e cravatta neri.
«Naturalmente, ma noi dobbiamo pensare alle nostre priorità. Anche se può sembrare arrogante, va ricordato che siamo noi a far andare avanti la macchina dell’economia e da noi dipende tutta la società in cui viviamo. Siamo i protagonisti senza i quali l’opera non può essere messa in scena: tutti gli altri sono semplici comparse che possono essere tolte o sostituite in qualsiasi momento.»
I consiglieri si guardarono l’un l’altro, non del tutto convinti della linea d’azione intrapresa.
«Qual è il settore dove fare i tagli?» s’informò il figlio.
«Fosse per me, tutti: abbiamo esuberi in ogni reparto. Basterebbe meno personale, ma più efficiente e meglio utilizzato, per avere il rendimento che abbiamo adesso.» Il dirigente serrò pensieroso le labbra. «Dato però che una linea del genere non verrebbe accettata senza avere grane, l’intervento avverrà nel settore con il numero di dipendenti più elevato.»
«È proprio necessario?» interloquì l’uomo dal completo antracite, l’unico che fino a quel momento era rimasto in silenzio.
«No, non lo è» ammise il dirigente. «Ma effettuando dei tagli mostreremo che la ditta sta passando un periodo difficile e così otterremo delle sovvenzioni dallo stato. In questo modo avremo un’ulteriore entrata e le spese diminuiranno a seguito dell’eliminazione di una parte degli stipendi: la ditta andrà avanti benissimo senza qualche operaio senza problemi, ma avrà ottenuto un guadagnato. Questo, è fare affari» sentenziò. «Se non avete nulla da aggiungere, la riunione è terminata.»
«Questa scelta avrà ripercussioni: sarebbe meglio cercare un’altra via» continuò l’uomo dal completo antracite.
«Andremo avanti con questa politica» tagliò corto il dirigente. «La ditta è andata sempre bene grazie alle scelte fatte, anche se impopolari. E così continuerà a operare.»