
La mania del controllo, come spiega la psicologia, è una problematica che spinge gli individui a voler tenere tutto e tutti sotto controllo, tentando di prevenire l’imprevedibile e il comportamento altrui e delle situazioni; uno stato ansioso che non fa vivere bene non solo l’individuo, ma anche chi gli sta accanto, dato che questa ansia viene avvertita dagli altri, quasi come a voler essere trasmessa. Tale percezione può portare un malessere crescente, che diventa soffocante, che è quasi invasione, dato che non si è più protagonisti della propria vita poiché è l’altro a controllarla.
Quella che può diventare una patologia molto seria, può essere trasposta dall’individuo alla società attuale, visto che siamo in una società che controlla e vuole controllare sempre di più. Se si osserva, la libertà dell’individuo è sempre minore, mentre viene monitorato sempre di più.
Un esempio lo sono i social.
Poi lo sono gli smartphone con le varie app che controllano spostamenti.
Poi gli acquisti online e gli acquisti con carte di credito.
Poi l’uso della tessera sanitaria per gli acquisti in farmacia.
Poi le telecamere che sorvegliano strutture, negozi, abitazioni.
Autovelox, semafori photored.
Tutti questi sono strumenti di controllo e sono solo alcuni dei tanti. Certo, sono stati creati, stando agli intenti, per migliorare la vita dell’uomo, renderla più tranquilla, più semplice, più sicura. Ma di fondo, questa società sempre più controllante e monopolizzante, con la sua ansia diventa soffocante e la qualità dell’individuo ne risente, divenendo peggiore col passare del tempo. Limitando la libertà delle persone, controllandole in continuazione, si applica una pressione che diventa un disagio sempre maggiore. Questa mania del controllo prosciuga le energie, la voglia di fare, blocca la creatività, aumenta l’aggressività.
La società non se ne rende conto, ma più controlla e più vuole controllare, divenendo ossessiva, prepotente e sopraffacente. Questa società è malata e andrebbe aiutata, ma vuole essere aiutata? Vuole davvero rinunciare al potere di poter gestire la vita di tutti? Di controllarla in ogni suo attimo?
I fatti stanno dicendo di no.
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La più grande sconfitta di un individuo
Prova a pensare: La mia vita non vale niente, così come l’ho vissuta. Non ho fatto né quel che potevo né quel che dovevo. Sono in debito verso di me, il mio comportamento è stato ingiusto verso di me. Sono stato uno stronzo con me stesso. Scappo. Sono sempre scappato da me. Così non mi piaccio e decido che questo mio io è finito. Da oggi.
Penso che non ci sia sconfitta più grande di questa, per un individuo. Ma l’ignoranza si sconfigge solo così.
I meccanismi di difesa si sgretolano così, e tutta la prigione in cui ti hanno rinchiuso va in pezzi.
Le tue paure rimangono indietro, così, sempre più lontane…
Il mondo dei desideri. Igor Sibaldi. Edizioni Tlon 2016, pag. 131
Archetipi. Ombra
Nella saga di I Tempi della Caduta è chiaro che i Demoni, i nemici dell’umanità e degli Usufruitori, incarnano l’archetipo dell’Ombra. Rappresentano tutti gli errori, le scelte sbagliate che sono state fatte, tutti gli atteggiamenti, le mentalità erronee, che sono stati portati avanti e che tanto deleteri sono risultati: tutti elementi di cui spesso si è ignari e per i quali occorre una grande consapevolezza per rendersene conto. In una società come la nostra, dove si è sempre di corsa, dove si dà grande importanza all’apparenza, dove il tempo per la riflessione e l’interiorità è considerato uno spreco, è facile essere assoggettati da forme distorte della psiche proprie o altrui. Questo sono i Vizi Capitali di cui parla la teologia cristiana (e che i Demoni incarnano traendone potere): forme distorte della personalità che possono prendere il sopravvento e oscurare la visione della realtà, il giudizio sulle cose, facendo prendere strade sbagliate e creando squilibri che non portano a nulla di buono. Quanto insegnato dalla religione cristiana viene visto come un divieto, un comandamento, un ordine a non fare certe cose, ma in realtà è un monito, un insegnamento a vivere in maniera migliore e più consapevole. Un insegnamento giusto ma spesso dato in modo sbagliato, che viene vissuto come imposizione, come richiesta d’obbedienza, portando spesso la gente a fare l’opposto di quanto detto perché si considera libera di fare quello che vuole. Ma questa non è libertà: questo è semplicemente seguire il caos, è reagire quasi per fare dispetto.
Purtroppo i risultati dimostrano quanto siano sbagliare queste scelte: i fatti sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Omicidi. Suicidi. Abusi su bambini e anziani. Stalking. Stupri. Truffe. Insulti. Aumento delle dipendenze da gioco, tecnologia, sesso, droga, alcool. L’Ombra ha preso il sopravvento su tanti e tanti non fanno che continuare a ignorare i segnali che li mettono in guardia sul suo avanzare e dilagare; più la si ignora, più la si rifugge, più l’Ombra si rafforza. Nella sua saga di Terramare, Ursula K. Le Guin ha ben mostrato la figura di questo archetipo e del danno che può portare.
Per quanti esempi si possono mostrare, per quanti ragionamenti si possono fare, la via per vincere l’Ombra alla fine è sempre una: essere consapevoli. Di sé e della vita.
Sesso: tra storia, spreco e vero significato
Il sesso è una parte importante nell’esistenza: senza non potrebbe esserci la vita, è grazie a esso se può perpetrarsi.
Eppure ci sono state religioni che per secoli l’hanno perseguitato, l’hanno considerato un male, anche se necessario, condannando qualsiasi cosa vi fosse legata. Il sesso era visto come fonte di peccato, di tentazione, come elemento demoniaco, che poteva essere ammesso solo se fatto attraverso la sacralità del matrimonio e solo se volto al concepimento (il piacere era visto come un sinonimo della lussuria). I concetti qui esposti sono molto riassuntivi e limitativi di un argomento molto più lungo e complesso, ma rendono a grandi linee come il sesso molto spesso è stato visto nel passato da certe culture (esempio quelle cristiana ed ebraica). Un modo di vedere che si è protratto per secoli, facendo diventare il sesso un tabù (nel suo senso negativo, perché il tabù può avere anche una connotazione positiva, ed è legata al mistero, alla scoperta e alla comprensione a cui si arriva).
Per Sigmund Freud è stato uno dei punti più importanti dei suoi studi, dando una grossa impronta alla nascente psicologia.
Seppur da sempre presente nella storia dell’uomo in uno dei lavori più antichi, negli ultimi decenni il sesso è diventato un vero e proprio business, creando un fatturato di milioni e milioni di euro (o di dollari, se si preferisce): il settore della pornografia ha trovato una grande ascesa con i suoi film, ma non solo con essi. Con la liberalizzazione sessuale si è creato un grande mercato che va dall’oggettistica alla creazione di nuove figure professionali (quali a esempio i sessuologi). In breve si è passati da un estremo all’altro: dal non poterne neanche parlare, allo sbandierarlo in continuazione in ogni luogo, facendolo diventare il centro di tutto. Tutto (dai libri, ai film, alla pubblicità, ai rapporti personali) punta al sesso, facendolo diventare un’ossessione, facendogli perdere il suo vero senso.
Il sesso, da elemento naturale, è diventato qualcosa di stravolto; seppure non si faccia che parlare di sesso (trasmissioni televisive, articoli su riviste) il significato del sesso viene smarrito, facendolo essere un semplice mezzo per il piacere fisico, quando invece potrebbe essere qualcosa di più. Ma più che di sesso si dovrebbe parlare di energia sessuale. Per questo, si prende a esempio l’angelologia della kabbalah e in particolar modo l’angelo (*) Pehaliyah.
Secondo l’angelologia, chi nasce in questi giorni (dalla sera del 27 giugno alla mattina del 2 luglio, n.d.M.T.) dispone di un’esuberanza sessuale talmente tenace, da non poterla soddisfare attraverso il sesso. E ne sarà ossessionato se non imparerà a sublimarla, cioè a trasformarla in un’altra forma di eros: nel desiderio di conquistare le menti e gli animi della gente.
Le prime lettere di PeHaliYah (PHL) ** mostrano la formula di tale trasformazione:
– Il tuo fascino (P)
– Diventa energia spirituale (H)
– Perché tu salga più in alto (L)
…
Bisogna dare atto al cristianesimo d’aver tenuto sempre in gran conto la formula pehaliana: insegnando a limitare il desiderio sessuale, il clero cristiano mirava proprio a un PHL, a una trasformazione dell’energia di quello che gli orientali chiamano «il secondo chakra». E tale drenaggio avveniva in vario modo, ma sempre con la garanzia di un vantaggio pratico: ai poveri, si prescriveva di far sesso il meno possibile, perché rimanessero loro sufficienti energie per il lavoro fisico; ai ricchi, si raccomandava la temperanza perché potessero dedicarsi meglio ad attività direttive, o intellettuali.
Attualmente, invece, nella CSC sta avvenendo per tutti il contrario: il fascino erotico viene imposto all’attenzione generale come il fascino per antonomasia. Si vedono rappresentati più corpi nudi, che non volti significativi: come se il linguaggio muto delle curve piacesse alla CSC, più del linguaggio parlato. È facile intuire perché. Ciò che in tal modo viene annullato è proprio il processo descritto dalla formula pehaliana: la possibilità cioè che una nostra energia porti più in là di dove si è arrivati ora (la CSC sa che più in là, per lei, c’è soltanto la fine: le istituzioni dell’Occidente possono dunque continuare a esistere solo se tutto rimane fermo).
Troppi ci cascano, per non sembrare diversi.
Alcuni si sono messi in mente che questa erotizzazione sia addirittura una liberazione da vecchi tabù. Anche voi la pensate così?
Purtroppo, i tabù sono rimasti, oggi, gli stessi di prima. Lo si vede anche soltanto dalle parole con cui, nella lingua corrente, si indicano gli atti sessuali e gli organi con cui li si compie. O sono espressioni triviali, o sono termini dotti. Nell’uno e nell’altro caso sono sintomi di un’insufficienza lessicale, di un disagio del linguaggio, dunque anche della mentalità della gente. E un disagio del genere si ha sempre, quando si parla di argomenti tabù.
L’unica cosa che tutto ciò ha tolto agli occidentali è bensì la sensibilità al tabù: li si è abituati a ignorare l’imbarazzo che causano le sue violazioni. È un danno considerevolissimo, dato che non ci si può abituare a non accorgersi di qualcosa, senza smettere di accorgersi di molto altro. E infatti quante cose che dovrebbero suscitare imbarazzo, nella CSC (in politica, in economia, nella vita culturale) sono diventate normali per tutti? (1)
Come si può vedere, come in tutte le cose, avere una maggiore conoscenza e consapevolezza di cosa è sesso (e quanto legato a esso) non può che aiutare a vivere meglio, evitando che vada sprecato quanto di buono ha da dare.
*Precisazione su cosa s’intende per angeli: nell’antichità s’indicavano energie del nostro universo che agiscono in tutto – e che nella nostra psiche diventano anche energie psichiche (2).
**Per difficoltà nel mettere i caratteri ebraici, si è usato solo la lettera corrispondente in italiano: nel libro da cui è tratto il brano sono presenti.
1,2. Agenda degli angeli. Igor Sibaldi. Frassinelli
Cominciare dalle cose che non vanno
Per migliorare, occorre sempre cominciare dalle cose che non vanno: intervenire dove già non si hanno dei problemi per migliorare ulteriormente è qualcosa di inutile, oltreché dannoso, dato che se non si prende atto dei punti deboli, questi si possono ingrandire andando a causare intralcio, quando non danno.
Purtroppo, nella società attuale (ma anche nel passato), le persone hanno spesso preferito non intervenire dove c’era bisogno, facendo finta che il problema fosse di poco conto, quando non lo si è volutamente ignorato, come se non esistesse, relegandolo nell’angolo più buio della coscienza. I danni, purtroppo, sono stati tanti e non di poco conto.
Perché questo modo di fare? Per non affrontare lati spiacevoli, per non prendersi responsabilità, ma anche per mancanza di conoscenza e, per non si sa bene quale motivo, la presunzione che i problemi prima o poi si risolvessero da soli, oppure che se ne stessero buoni buoni in un angolo. Purtroppo ignorare le cose che non vanno o sottovalutarle non è mai una scelta saggia, ma molti lo fanno. Eppure di esempi di come agire nel modo corretto ce ne sono diversi.
La psicologia (se fatta nel modo giusto) si basa proprio, per migliorare lo stato del paziente, sul lavorare sui conflitti che alterano l’equilibrio mentale ed emozionale dell’individuo, studiando i comportamenti erronei, i blocchi, le paure, i traumi; lavorando sulle esperienze che hanno segnato una persona, su quegli elementi custoditi nell’inconscio che vanno a limitarla, la psicologia va a cercare di risolvere le cose che non vanno e che generano ostacoli e menomazioni.
Dante Alighieri con La Divina Commedia (che non è solo un esempio di letteratura e immaginazione) fa esattamente la stessa identica cosa: fa cominciare il suo viaggio fantastico all’inferno, perché esso è il luogo dove sono raggruppate tutte le cose che non vanno, tutti quei lati erronei che fanno perdere il senno e l’anima all’essere umano. Un viaggio attraverso i vizi che serve a far riconoscere all’uomo tutti quegli aspetti di sé che lo abbrutiscono, lo rendono bestiale e anche peggio: lo rendono demoniaco (questa è una delle basi che ho voluto usare nella realizzazione di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone). Solamente dopo un viaggio all’inferno, attraverso il riconoscimento di tutte quelle cose che non vanno nell’uomo, è possibile proseguire per il Purgatorio e poi per il Paradiso: senza la comprensione degli sbagli, tutto diventa inutile, perché non c’è catarsi, non c’è liberazione, non c’è evoluzione. Senza discendere nell’oscurità, nel fango, non è possibile risollevarsi e migliorarsi.
Paura
Due brani per riflettere su cosa può fare la paura.
Un fanciullo cresce fino a diventare conquistatore del mondo quando le sue falle e le sue paure sono connesse a livello profondo con quelle collettive. Il bambino che ha subìto abusi, ed è nato in un paese che è stato a sua volta violato, può usare il potere del proprio trauma per cambiare la storia della propria nazione. Ma se alla fine non riesce a guarire, si trasformerà inevitabilmente da vittima in brutale carnefice e genererà più paura e sofferenza di quanta avesse tentato di risolvere all’inizio. Alessandro subì quella nefasta trasformazione qui a Samarcanda, quando finalmente riuscì a raggiungerla. (1)
Rimase sdraiato nell’ombra della grande roccia e osservò il cielo oscurarsi. Cominciarono a brillare le stelle. Gli vennero in mente le patatine fritte e desiderò averne con sé. Una volta tornato nella Zona, se fosse tornato n Zona, avrebbe avuto tutte quelle che voleva. Si sarebbe rimpinzato di patatine. E scaldato con l’amore dei suoi amici. Ecco che cosa mancava la Las Vegas: semplice amore. Era gente abbastanza simpatica e tutto, ma non c’era abbastanza amore, in loro. Perché erano troppo occupati ad aver paura. L’amore non cresce bene in un posto dove c’è solo paura, così come la piante non crescono bene in un posto dove c’è sempre buio. (2)
Sulla paura si possono dire tante cose, ma una cosa è certa: quando cresce troppo e va fuori controllo, distrugge tutto quello che incontra.
1. Il Maestro dei Sogni. Olga Kharitidi. Oscar Mondadori 2003, pag.146
2. L’ombra dello Scorpione – Stephen King
Il Maestro dei Sogni e Strade Nascoste
Il Maestro dei Sogni di Olga Kharitidi è un libro che mi è capitato di trovare e leggere di recente e che racconta l’esperienza della psichiatra russo-americana nella sua iniziazione alla tecnica millenaria degli sciamani uzbeki di Samarcanda, i Guaritori del Sogno. La lettura dell’opera è gradevole e scorrevole, mai pesante, che dà spunti interessanti di riflessione e, se si vuole, anche d’aiuto nella comprensione dei traumi e della loro risoluzione.
Quello che mi ha colpito è il fatto che ci sia un punto in comune con Strade Nascoste; quanto scritto da Olga Kharitidi è qualcosa che esiste da secoli e io, scrivendo qualcosa di simile nella mia opera, non ho scoperto nulla di nuovo. Tuttavia, quando ho scritto quello che ho scritto, non ero a conoscenza di tali concetti e quanto realizzato è stata un’idea, o se si vuole un’intuizione, che ho reputato funzionale alla scena che stavo descrivendo. Non deve sorprendere la cosa, non si è di fronte a nulla d’eccezionale: è già capitato che siano sorte idee senza sapere che esse erano già state pensate e scoperte, vuoi per via dell’inconscio collettivo, vuoi perché magari gli esseri umani sono collegati tra loro da qualcosa d’invisibile e che li connette alle conoscenze esistenti.
Anche se è interessante e importante scoprire come vengono alla luce certe idee, in questo momento l’attenzione viene focalizzata su cosa tale idea trasmette.
Ghendor non fece altre domande sull’argomento, sapendo che non ci sarebbero state risposte: non era ancora venuto il tempo. «C’è una cosa che non capisco ed è legata ai miei timori» disse dopo qualche momento. «Perché la mia paura portava avanti una parte di me che non si riusciva a staccare dall’infanzia? Perché era così ancorata a dove ero nato e ai miei genitori, al timore di non rivederli più? Non ho mai avuto separazioni che potessero creare un trauma tale da generare un’emozione del genere.»
Aliman mise le mani dietro la schiena. «La paura che hai sentito è una parte di tua madre: un trauma che ha lasciato un segno nel suo animo e che inconsciamente ti ha trasmesso alla nascita. Si è dovuta separare molto giovane dai luoghi cui teneva, costretta ad andarsene per lavorare e poter mangiare, stando lontano dai suoi genitori per molto tempo. La paura di non rivederli, di essere abbandonata, le ha lasciato una cicatrice mai guarita. E alla tua nascita è passata a te. Ecco perché vivevi quelle emozioni e non ne capivi bene il motivo.» Si fermò. «Ecco perché nella Rivelazione s’insiste sulla risoluzione dei conflitti interiori: non solo per vivere meglio, ma anche per non correre il rischio di trasmettere ad altri i propri timori, o colpe, come sono chiamate, e far pagare a loro le proprie mancanze.»
«Mia madre mi ha raccontato della sua infanzia, di quanto le è capitato: non può essere stato questo ad avermi condizionato?»
«Ti ha reso il timore a un livello di coscienza più alto, ma non l’ha fatto nascere. Puoi far fatica a crederci, ma è così: fa parte del complesso gioco della vita.»
Strade Nascoste – Capitolo XVII. La foresta di Hestea.
«Nelle storie familiari ci sono tragedie molto più gravi di quanto potreste mai immaginare. Le persone imparano a nasconderle a se stesse e ai loro figli. Giocano a nascondino con gli spiriti del trauma; secondo voi come va a finire? Nella maggior parte dei casi sono le persone a perdere, perché, anche se loro non ricordano, i loro geni – quelle infallibili particelle di memoria – non dimenticano nulla e la ferita resta aperta finché non viene curata.
«Funziona così anche nelle cose più piccole. Poco dopo essere venuti al mondo, nell’archivio della nostra memoria si cominciano ad accumulare ferite, il meccanismo è lo stesso della teoria darwiniana della sopravvivenza del più forte, ma in questo caso viene applicato alle realtà psichiche. Ogni creatura tenta di sopravvivere e questo vale anche per gli spiriti del trauma: devono “nutrirsi”. Hanno sempre fame e si procurano il loro cibo provocando altre ferite. Come spiegate il paradosso per cui le vittime di abusi si trasformano a loro volta nei peggiori carnefici? Sembra illogico, ma per gli spiriti del trauma è assolutamente normale sopravvivere dentro alle vittime di abusi attraverso le loro ferite e nutrirsi ricreando quelle ferite.
Il Maestro dei Sogni. Olga Kharitidi. Oscar Mondadori 2003, pag.56
La violenza appartiene alla natura umana?
E’ una domanda che ci si pone da secoli. Uomini di fede, filosofi, psicologi hanno affrontato questo quesito da diversi punti di vista: ognuno ha espresso la propria idea, formulato le proprie ipotesi, ma risposte certe non ne sono state trovate. Secondo la Bibbia, tutti i lati negativi dell’uomo, ciò che è male (la violenza è uno degli elementi che vi appartengono) sono entrati nella sua vita con il peccato originale, la disobbedienza di Adamo ed Eva a Dio; non per niente è uno dei loro figli, Caino, il primo uomo a perpetrare un atto violento, divenendo il primo assassino.
Filosofia e psicologia (vanno ricordate le teorie di Lombroso, secondo le quali si poteva capire se una persona era violenta e criminale dall’aspetto fisico) hanno cercato in modo diverso di trovare una risposta alla questione. Stessa cosa cerca di fare la medicina: secondo di essa la violenza è qualcosa che dipende dal codice genetico, dato che ci sono dei geni che determinano il comportamento violento dell’individuo, influenzandone la vita.
In attesa di giungere a una risposta definitiva, si può notare una cosa: sono gli adulti a far entrare la violenza nel mondo dei bambini, sono loro a essere esempi negativi e a dare modelli che vengono poi perpetrati dai piccoli crescendo. Da sempre è stato così, ma negli ultimi anni, con lo sviluppo della tecnologia e di tutti i suoi mezzi d’informazione, i bambini sono bombardati da input di violenza: serie tv, telegiornali, politici, trasmissioni di ogni genere, non fanno che proporre modelli che trasudano aggressività, esempi di violenza fisica e verbale. In questo modo si fa recepire al bambino (che è come una spugna e assorbe di tutto, se non c’è un adulto responsabile che fa da filtro e lo aiuta a ragionare e a essere consapevole) che questi sono modelli da seguire e imitare, che questa è la normalità. Una cosa molto triste, ma purtroppo è questa la realtà: il bambino, a differenza degli altri cuccioli del mondo animale, non ha un istinto che gli dice cosa fare, per sopravvivere deve imitare quanto vede fare da altri, nel bene e nel male.
Kentaro Miura con i capitoli Lost Children del suo manga Berserk mostra perfettamente quanto scritto. La piccola Lucine vive in un mondo duro e povero, in una famiglia di contadini dove si ha quel tanto che basta per vivere; per rendere accettabile l’esistenza si rifugia nel mondo dei sogni, fantasticando su favole e personaggi come gli elfi. Con un padre che picchia la madre, accusandola che la bambina non è sua figlia (ma sarebbe frutto di uno stupro di guerra), la piccola Lucine un giorno decide di andarsene da casa e raggiungere la Valle della Nebbia, convinta di trovare le creature fatate tanto sognate e che l’avrebbero presa con loro. Ma nessun elfo salta fuori, ance se lei attende per giorni; arrivano invece i suoi genitori, alla sua ricerca da giorni. Il padre, pieno di rabbia e risentimento, la picchia, scaricando su di lei i sentimenti repressi; disperata, perché vede violato dalla violenza degli adulti quello che considera il luogo dei suoi sogni, nella piccola Lucine qualcosa si rompe, aprendo una porta per un’altra dimensione.
Chi conosce Berserk sa che in particolari condizioni (quando si crea una frattura dell’anima), grazie al Bejelit, energie di un’altra dimensione (la Mano di Dio) arrivano sulla terra concedendo la realizzazione dei desideri. Tutto ciò non è un bene, dato che quanto viene dato è frutto di un grande male, che richiede un prezzo di sangue, un sacrificio, oltre alla perdita dell’umanità. Ed è quello che accade a Lucine: sacrifica i suoi genitori e diviene un Apostolo, una creatura di grandi poteri, avendo così la possibilità di fare ciò che vuole. Lucine, mutata in una sorta di falena gigante, rapisce i bambini dei villaggi, facendoli divenire simili a lei e chiamandoli elfi. Con essi crea il regno incantato tanto sognato, facendo sì che gli adulti non vi possano entrare (se ci provano vengono uccisi), così da non poter più far male ai bambini. Ma la sua è una realizzazione distorta e traviata del sogno originale: i piccoli elfi ripetono quanto visto fare dagli adulti, reputandolo un divertimento, qualcosa di normale. Giocano alla guerra, ma non è un semplice gioco, dato che si ammazzano per davvero tra di loro, in modo crudele e cruento, facendosi a pezzi.
Senza contare che nei loro giochi viene immesso anche lo stupro (definito il colpo preferito dai grandi: emblematica con la loro efferata lucidità le tavole disegnate da Miura che fanno vedere come l’atto sessuale sia inteso dai piccoli come un atto di violenza); una realtà purtroppo ben conosciuta dai bambini, spesso vittime di membri della famiglia o di persone vicino a essa (come accade a Jill, amica di Lucine, che, neanche adolescente, si deve barricare in camera per evitare che un amico del padre abusi di lei).
Questi capitoli di Berserk, una sorta di fiaba oscura in stile fratelli Grimm, sono una rappresentazione cupa di una realtà che si perpetra da sempre, non lasciando speranza alcuna. La storia non ha lieto fine, perché la sconfitta di Lucine sa solo di perdita, rimpianto, rimorso e la tristezza di non poter avere ciò che si desidera (da vedere le tavole del suo ultimo volo). E Gatsu (anche lui vittima del mondo violento con cui gli adulti l’hanno cresciuto, come ha fatto il suo padre adottivo, il mercenario Gambino), per uscire vincitore dallo scontro, deve divenire più mostro dell’Apostolo, al punto che ci si domanda chi dei due lo sia realmente.
Una storia triste, ma che ben mostra quanti siano gli aspetti della violenza e soprattutto come gli adulti siano responsabili di certe scelte e comportamenti dei bambini, perché per essi sono modelli.
Mad Max : la prima trilogia
Da pochi giorni è al cinema Mad Max : Fury Road, quarto film con protagonista Mad Max, personaggio creato da George Miller nella trilogia realizzata tra il 1979 e il 1985 che lo ha reso famoso. La pellicola sta avendo responsi positivi dalla critica, ma questo non mi spinge a correre a vederlo, perché sono diffidente quando si tratta di film che sono rifacimento di opere del passato (certe scene e la trama ricordano il secondo film), in special modo se ho apprezzato gli originali. Non escludo che lo vedrò, ma non ho alcuna fretta a farlo.
Nel mentre, ripropongo l’articolo d’approfondimento dedicato alla prima trilogia pubblicato qualche tempo fa su FM.
La mia vita si spegne e la vista si oscura. Mi restano soltanto alcuni ricordi di un caos immane: i sogni infranti delle terre perdute. E l’ossessione di un uomo sempre in lotta: Max.
Era figlio dei tempi in cui l’uomo viveva sotto il dominio dell’oro nero. E i deserti brillavano per le fiamme delle gigantesche torri che estraevano il petrolio.
Ora tutto è distrutto, scomparso; come e perché non lo ricorda più nessuno, ma è certo che un immane conflitto annientò due grandi potenze. Senza il petrolio l’uomo tornò alle sue origini primitive e tutte le sue macchine favolose andarono in rovina. Tutti i popoli tentarono di raggiungere un accordo, ma nessuno riuscì a fermare la valanga del caos. Nel terrore dei saccheggi e nelle fiamme della violenza il mondo scoppiò. E tutte le sue città crollarono una dopo l’altra.
L’uomo si nutrì di carni umane per sopravvivere.
Su tutte le strade vincevano coloro che avevano la forza e i mezzi per piombare sulle vittime e depredarle, anche dell’ultimo respiro; niente aveva più valore di una piccola tanica di benzina.
I deboli scomparivano senza nemmeno lasciare il segno di una croce su delle misere pietre.
Nel ruggito di un motore, quelli come Max si difendevano dai demoni del passato e dalle inutili speranze di un futuro svuotati di ogni sentimento umano, condannati a inseguire ogni piccola traccia di vita nelle Terre Perdute.
E alla luce di quei giorni desolati, Max imparò a dominare il suo destino.
Queste sono le parole che introducono Interceptor – Il Guerriero della Strada, secondo film della trilogia ideata e diretta da George Miller che vede come protagonista Mad Max, il personaggio interpretato da Mel Gibson. Un’introduzione che chiarisce la condizione in cui si trova il mondo quando vengono narrate le vicende di Interceptor, il primo capitolo della serie cinematografica: un mondo post-apocalittico arido, senza vita, senza speranza, ben rappresentato dal deserto australiano scelto come ambientazione per la saga. Della civiltà rimangono poche strade asfaltate, il resto è solo polvere e roccia: simboli perfetti per rappresentare un ipotetico futuro generato dal sistema economico vigente e dalla fame dei potenti di avere sempre maggiore potere, sfruttando ogni risorsa e che alla fine non lascia niente.
Decadimento, caduta e rovina.
Con questi semplici termini si può descrivere l’atmosfera che permea le due pellicole.
In Interceptor c’è ancora una parvenza di civiltà, c’è ancora qualcuno che cerca di preservare l’ordine, ma già la follia, la violenza selvaggia che sta per scatenarsi, serpeggia in chi dovrebbe cercare di mantenere le fondamenta della società. Il degrado prende sempre più piede e gli ultimi tutori della legge stanno venendo meno al codice che dovrebbero difendere, pian piano divenendo simili agli psicopatici cui danno la caccia: una sorta di cavalieri in sella a potenti V8 Interceptor che hanno perso la dignità dell’essere umano, lasciata andare per far posto alla rabbia, alla forza bruta che reagisce a quanto si subisce, un rispondere colpo su colpo con uguale ferocia e crudeltà.
E’ in un mondo che scivola sempre più nel caos, dopo essere stato privato di tutto, che sorge Il Guerriero della Strada: crudele, violento, distruttivo, che pensa solo a sopravvivere, indifferente di quelli che incontra sul suo cammino. Un’arma affilata, preparata a qualsiasi scontro. Ma qualsiasi arma, per quanto dura, arriva a un punto di rottura e conosce la caduta e la rovina.
Questo è quanto succede a Max, ma riguarda anche tutta l’umanità, imbarbarita come nel periodo più cupo del medioevo, dove vige la legge del più forte, del prepotente, del crudele, dove la vita umana non ha più alcun valore.
Una rappresentazione, quella realizzata in questi due film, che mostra i momenti più cupi della razza umana, i punti più bassi della sua storia: momenti che ciclicamente si ripetono perché l’uomo non riesce a imparare dai propri errori, dai propri vizi, non riesce a conoscere l’oscurità, l’odio che si cela nel proprio animo; e non riconoscendoli è capace solo di portare distruttività. Su queste basi non può che vigere un’epoca di sfacelo, in cui non si può più aiutare nessuno, come mostra Igor Ribaldi in Il Libro delle Epoche (1), dove tutto ciò che non è più in grado di crescere e cambiare va incontro irrimediabilmente alla caduta. E’ accaduto nel periodo 1796-1802 quando una dopo l’altra le coalizioni delle potenze europee furono sbaragliate da quella forza che è stato Napoleone Bonaparte. Si è verificato tra il 1868 e il 1874: la caduta del millenario Stato della Chiesa, la sconfitta della Francia con la Prussia, la divulgazione del sordido Criminal Tribes Act con il quale il governo britannico dichiarava le etnie indiane (i nativi americani) portatori d’incurabili impulsi criminali ereditari. Ma l’esempio più eclatante è il lasso di tempo tra il 1940 e il 1946 con il più spaventoso disastro abbattutosi sulla Terra a opera della Germania, causa di decine di milioni di morti. Sono solo alcuni esempi di periodi che con costanza si ripresentano e che l’uomo si ritrova costretto a subire perché non è riuscito a imparare i segni dei tempi, non ha compreso le leggi che regolano l’esistenza, le energie che la pervadono.
Dopo la distruzione tuttavia c’è la rinascita, perché il cambiamento è sempre in atto.
Speranza è il termine che si può usare per l’ultimo capitolo, Mad Max – Oltre la sfera del tuono. Senza volerlo Max si ritrova a incarnare le vesti di guida di un gruppo di bambini vissuti lontano dalla crudeltà, dallo sfruttamento degli adulti e pertanto incontaminati dalla loro mentalità, dalla violenza che ha portato il mondo alla rovina. Anche non riconoscendosi in esso e rigettandolo con forza, grazie alle capacità di sopravvivere e combattere, sarà il fautore della rinascita di una società basata su fondamenta diverse da quelle conosciute, forse più equa. Una figura la sua che incarna in pieno l’archetipo del Guerriero.
Dopo avere vinto la propria Ombra (crudeltà, violenza, distruttività) e combattuto prima per vendetta e poi solo per se stesso, scopre che l’unico combattimento che vale la pena intraprendere e’ quello per ciò che realmente conta, un lottare per una causa meritevole senza cedere alle reazioni e alle provocazioni, un combattere solo quando necessario, senza ricercare la lotta a ogni costo per dimostrare qualcosa a sé stessi. E’ grazie al suo coraggio e alle sue abilità, alle proprie armi, alla disciplina, ma soprattutto alle strategie con cui pianifica le proprie azioni che riesce a guarire dalle sue ferite (il fallimento, la sconfitta, il non riuscire a proteggere le persone care nonostante la propria forza), ciò che lo blocca dal suo compito di sconfiggere il Drago (ovvero quella parte di sé che ancora non si è riusciti a scoprire o a comprendere, che con l’accettazione porta a venire a patti con i propri lati oscuri, riuscendo così ad andare avanti).
Una raffigurazione veramente ben riuscita, al punto che ha avuto forte influenza in varie altre opere (tra i più conosciuti, il famoso manga Ken il Guerriero di Tetsuo Hara e Buronson).
Chi ha ideato il personaggio di Max e la saga che vi sta attorno è riuscito a raffigurare lo spirito del Guerriero, a mettere in mostra ogni aspetto, positivo e negativo, della sua natura: è stata questa la forza che lo ha reso il successo che è stato.
Certo non è una storia nuova, che non si sia già vista: il secondo film, Interceptor – Il Guerriero della Strada, forse il migliore delle serie (sicuramente quello più d’impatto) ricalca nella sua ossatura principale l’Iliade, dove la Tribù del Nord assediata dagli Humungus rappresenta Troia attaccata dai greci. Agamennone qui ha le spoglie di Lord Humungus, Achille e Patroclo sono i due punk che all’inizio del film inseguono Max, Ettore è il Capitano Valiant, capo della Tribù del Nord. Anche qui viene riproposto il famoso stratagemma del Cavallo, pur se con qualche piccola modifica che ne cambia leggermente la struttura.
Miti che cambiano veste, ma che rimangono sempre vivi, con la stessa potenza d’insegnamento che i secoli non riescono a logorare; un insegnamento che raggiunge l’inconscio e vi pianta il suo seme, aspettando che spunti e dia il proprio frutto. E’ in periodi bui, duri, dove l’Innocente viene calpestato, l’Orfano viene abbandonato e i Distruttori imperversano come locuste, che sorge il Guerriero per frapporsi contro minacce e aggressioni. In maniera epica ed evocativa Guy Gavriel Kay nel ciclo di Fionavar mostra il suo ritorno per combattere contro Rakoth Maugrim, colui che vuole distruggere la Tela: Jennifer, divenuta la Veggente di Brennin, sogna il nome con cui evocarlo. E’ nel nostro pianeta, a Glastonbury Tor, che avviene il risveglio di Arthur Pendragon, chiamato a combattere in ogni epoca e mondo e a essere d’ispirazione e guida per opporsi a quanto c’è di sbagliato.
Un simbolo che ritorna sempre, che si tramanda di generazione in generazione perché non vada perduto e possa continuare a insegnare. Ma benché sia la figura centrale e di spicco della serie cinematografica citata, altri sono gli Archetipi in scena nel soggetto creato da George Miller.
L’Orfano è la gente che si lascia andare, che pensa solo alla sopravvivenza senza avere speranza per il futuro, ritenendo che la triste condizione in cui si trova non possa cambiare.
Gli Humungus, le bande di Bikers, sono il Distruttore, così tremendo eppure indispensabile per il cambiamento: è il mezzo per la metamorfosi. La società giunta al collasso, al punto del non ritorno, fa sorgere questi gruppi violenti per accelerare la sua caduta e autodistruggersi, in modo che possa rinascere.
I bambini del terzo film sono l’Innocente, colui a cui verrà data la Terra Promessa, che riconquisterà il Paradiso Perduto, rappresentazione di un mondo nuovo che potrà sorgere solo se gli sbagli del vecchio saranno lasciati indietro; non è un caso che siano cresciuti senza adulti, sviluppando una propria etica non condizionata dalla mentalità decaduta e traviata di chi li ha preceduti: è proprio il sogno in cui credono, che hanno continuato a raccontarsi per non dimenticare, quello che permetterà all’umanità di cominciare una nuova era.
Il pilota dell’elicottero è il Folle, libero da doveri e impegni, che gira ed esplora il mondo, che scopre da sé cosa vuole e cosa non vuole, ciò che gli piace e cosa no, che dà liberamente espressione di tutte le sue potenzialità.
Master è il Saggio, colui che ha la conoscenza, il sapere per far progredire e rendere le cose migliori, necessario per la ricostruzione di una nuova vita, per cominciare una nuova storia.
Una storia che non è la storia di un gruppo, ma è la storia di tutti noi. E voi dovete ascoltare e ricordare perché oggi voi ascoltate e domani voi racconterete ai nuovi nati. Io ora guardo dietro di noi, nella nostra storia passata: vedo noi cominciare il viaggio verso casa e ricordo come arrivammo qui e quanto fummo felici perché vedemmo com’era una volta. Abbiamo guardato, abbiamo capito d’avere ragione: quelli del passato avevano il sapere, cose al di là dell’immaginazione, anche al di là dei nostri sogni. Il tempo passa e continua a passare e ora sappiamo che ritrovare il segreto di quello che s’è perso sarà difficile, ma questa è la nostra strada e noi dobbiamo seguirla e nessuno sa dove porterà. Comunque ogni notte racconteremo la nostra storia per ricordare chi eravamo e da dove siamo venuti, ma soprattutto noi ricorderemo l’uomo che ci trovò, quello che venne per salvarci. E noi illumineremo la città, non solo per lui, ma per tutti quelli che non sono ancora qui, perché sappiamo che verrà una notte in cui loro vedranno una luce lontana e torneranno a casa. (2)
Questa è la storia dell’Uomo e del suo Viaggio.
Quel Viaggio che egli sempre continua a intraprendere e che anch’esso è un Archetipo, la strada che porterà alla scoperta del senso dell’esistenza e del proprio essere, del Tesoro che va ritrovato e conquistato.
Quel Viaggio che è una realtà che mai smette d’essere perché tutto è ricerca, perché tutti si è Cercatori e quando si trova ciò che è veramente importante (lo Spirito), si diventa dei Creatori; quando ciò avviene, si è sulla via del Ritorno, in fondo alla quale c’è la Casa che ha visto ogni individuo partire da essa e che ora è pronta ad accogliere in tutta la sua pienezza, perché l’Uomo ha messo insieme i suoi pezzi e si è finalmente ritrovato.
(1) Libro delle Epoche, Igor Ribaldi – 2010 Sperling & Kupfer Editori
Interceptor (Mad Max) – 1979 Australia, fantascienza/avventura. Regia di George Miller. Soggetto: George Miller, Byron Kennedy. Sceneggiatura: James McCausland, George Miller. Attori: Mel Gibson, Joanne Samuel, Hugh Keays-Byrne, Steve Bisley, Tim Burns, Roger Ward, Steve Millichamp.
Interceptor – Il Guerriero della strada (Mad Max 2: The Road Warrior) – 1981 Australia, fantascienza/avventura. Regia e soggetto: George Miller. Sceneggiatura: Terry Hayes, George Miller, Brian Hannant. Attori: Mel Gibson, Mike Preston, Bruce Spence, Virginia Hey, Emil Minty, Kjell Nilsson, Max Phipps, Vernon Wells, William Zappa, Arkie Whiteley.
(2) Mad Max – Oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome) – 1985 Australia/ Usa, fantascienza/avventura. Regia: George Miller e George Ogilvie. Soggetto e sceneggiatura: Terry Hayes, George Miller. Attori: Mel Gibson, Tina Turner, Angry Anderson, Frank Thring, Angelo Rossitto, Paul Larsson, Bruce Spence, Adam Cockburn
Fonti sugli Archetipi: http://www.archetipi.org/ ; L’uomo e i suoi simboli, Carl Gustav Jung – 2010 Tea; Tipi psicologici, Carl Gustav Jung – 2007 Newton Compton.
