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Marco Biagi, né eroe né martire

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Questo articolo su Marco Biagi nasce dopo aver visto un servizio sul telegiornale regionale dell’Emilia Romagna dove il figlio era presente perché veniva messa una panchina blu (col volto del padre in sua memoria e una sua frase “Il dibattito delle idee è sempre fonte di arricchimento”) in una scuola elementare (https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/bologna-ricorda-biagi-una-panchina-7772c7ae) e dopo la visione di un video su Chora Media di Bizzarri dove si parlava di Adriano Celentano, la causa, secondo quanto detto da Bizzarri, di una deriva d’imbarbarimento culturale, sociale, politica, più che di Berlusconi. Tutto ciò ha portato a fare una riflessione, al dire basta a mistificazioni e riletture di fatti, a far vedere come stanno realmente le cose.
In primis, per quanto Celentano abbia potuto avere influenza sulle masse, la sua influenza non era grande come quella di Berlusconi e i danni che ha fatto non sono paragonabili a quelli del polirico imprenditore, dato che quest’ultimo ha avuto molto più influenza del cantante perché aveva molto più potere economico, politico, mediatico; è stato da Berlusconi che c’è stata una deriva nella politica e nel modo di fare e pensare che è andato peggiorando e a cui da anni stiamo pagando un prezzo sempre più alto.
Questo ci riporta a Marco Biagi, perché è stato sotto il governo Berlusconi che è stata fatta e approvata la legge che porta il nome dell’economista e giurista assassinato nel 2001: una legge voluta da imprenditori come Berlusconi, fatta per imprenditori, e che è stata approvata nel 2003 proprio sulla spinta della sua morte, a dimostrazione che si è disposti a speculare su tutto per il proprio tornaconto.
Il figlio di Biagi ha detto: “Parlo spesso nelle scuole di mio padre e secondo me questo è il modo migliore per portare avanti il suo ricordo e tramandare la sua memoria” e “spiegare ai più giovani chi erano figure come mio padre ma anche come tanti altri prima di lui che hanno purtroppo perso la vita per mano del terrorismo, quindi credo che sia fondamentale”; si può comprendere che un figlio dica certe cose del padre per via del legame avuto, ma la realtà è diversa: Marco Biagi non è e non è stato né eroe né martire. Marco Biagi è stato vittima di delinquenti che hanno creduto che le cose si potessero risolvere con la violenza: il loro gesto non è servito a fermare un’idea sbagliata, anzi, ha dato adito che si portasse avanti ancora più con forza.
Marco Biagi però non è stato solo vittima di persone, ma anche delle sue idee di cambiare il mercato del lavoro, di cui si era fatto con forza promotore, secondo cui il potere organizzativo e direttivo dell’azienda spetta esclusivamente al datore di lavoro, e non può quindi essere sindacato o sottoposto a giudizio di merito dalla magistratura del lavoro: nella risoluzione dei licenziamenti sarebbe quindi illegittima un’ordinanza di reintegrazione nel posto di lavoro, potendosi la controversia risolvere al massimo con un’indennità pecuniaria. I contratti di lavoro flessibili, così come la libertà di licenziamento in un contratto a tempo indeterminato, sono visti in questo modo non soltanto come una via per creare o mantenere nuova occupazione, ma come una questione di diritto e legalità nei confronti dell’imprenditore. (1)
I fatti hanno dimostrato che la legge che porta il suo nome ha rovinato il mondo del lavoro e con esso la vita di milioni di lavoratori e famiglie: per questo una figura come Marco Biagi non può essere considerato eroe, perché nessun eroe rovina la vita di tante persone. Osannare e prendere a esempio una figura come la sua non solo non è giusto, ma è qualcosa che distorce la realtà, è il portare avanti un’idea di parte politica che non ha mai fatto l’interesse della popolazione, ma solo l’interesse di pochi. I soliti pochi, dato che simili leggi sono fatte per chi sta al potere e ha i soldi.
Come al solito, simili realtà non vengono dette, specie dai governi di destra.
E visto che leggi volute da tali governi peggiorano la vita, questo è uno dei motivi per votare NO al referendum sulla giustizia (va fatto notare che il governo per il sì ha fatto una delle campagne peggiori, piena di astrusità, menzogne ed entrate a gamba tesa). Una riforma, si fa notare, voluta sempre da Berlusconi, perché vedeva nella giustizia e nei magistrati dei nemici, gli unici che ostacolavano il suo cammino e che portavano alla luce ciò che di sbagliato faceva; visto i danni che ha fatto la legge sul lavoro voluta dal suo governo, è meglio evitare che un governo sempre della sua parte faccia degli altri danni alla popolazione con una riforma che non serve per gli italiani, ma per dare più potere a chi ha già potere.

1. https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Biagi

 

2 comments to Marco Biagi, né eroe né martire

  • Biagi era un professionista “con la faccia pulita” usato dal potere per rendere più simpatica una modifica legislativa che simpatica non era (anche se forse non poteva comunque andare avanti tutto come prima).
    A santificare la sua legge è poi venuto l’assassinio da parte dei terroristi, le Nuove Brigate Rosse. Curioso come spesso i terroristi ammazzassero gente la cui morte tornava comoda al potere.
    È necessario ricordare che Biagi voleva la scorta, ma il ministro dell’Interno, Scajola, gliel’aveva tolta e non gliela restituì. A dimostrazione di quanto il potere lo avesse usato come uno strumento, Scajola, in un’intervista, diede al defunto Biagi del rompic*glioni: una ciliegina sulla torta.
    Quanto al referendum sulla giustizia, gli exit poll danno già il NO come vincitore: il popolo ha parlato, godiamoci questa stupenda magistratura che abbiamo.

    • Sulla morte di Biagi ci sono dei sospetti che il non ridare la scorta a Biagi sia stato qualcosa di voluto, più che una leggerezza dovuta a sottovalutare il pericolo; non essendoci prove concrete però, si rimane nel campo delle teorie e del pensare male.

      Anche se avesse vinto il sì le cose non sarebbero cambiate con la magistratura; se questo fosse avvenuto, semplicemente avremmo avuto il potere politico all’interno della magistratura e questo è qualcosa che non deve avvenire. Sono sempre stato perchè i poteri rimanessero separati, perché non ci deve essere una parte che ne ha troppa; anzi, occorrerebbe una legge che chi è imprenditore o legato all’imprenditoria non può entrare in politica.
      Quanto avvenuto con la vittoria del no dimostra che l’essere umano non impara dalla storia e dagli errori: il governo Meloni non ha imparato dalla lezione di Renzi, facendo una campagna arrogante, strafottente e soprattutto piena di menzogne. Gli elementi di questo governo hanno talmente calcato la mano che gli si è rivoltato contro quanto hanno detto.

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