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Sicurezza sul posto di lavoro

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Sì, oggi c’è un doppio post, sempre sul mondo del lavoro.
Prende il via il 23 agosto 2010, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la Campagna di Comunicazione integrata che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dedica alla sicurezza sui luoghi di lavoro.
Così inizia sul sito Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali la campagna salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ma prima di andare a commentare ci sono da ricordare le parole di Tremonti, secondo il quale la sicurezza sul posto di lavoro è un lusso che non ci si può permettere.
Parliamo dell’iniziativa. Troppo spesso si deve dare notizia su morti bianche dovute alla mancanza di sicurezza e del rispetto delle norme; a volte succede per incuria del lavoratore, spesso perché l’operaio è costretto e spinto in condizioni precarie e insicure perché attenersi alle norme è un costo e i datori di lavoro per guadagnare tagliano su spese ritenute inutili. La sicurezza che tutela la vita del lavoratore è una di queste.
Realizzare spot che sensibilizzino sul problema è un bene, ma non realizzati in questa maniera: fare leva sui sentimenti, sui punti deboli delle persone è un colpo basso, uno sfruttamento. Non servono immagini edulcorate o belle parole, se ne sono spese anche troppe, ma fatti; farsi sì che le regole siano applicate, attualizzate. Questo è rispetto per la vita: darsi da fare per essere, non per apparire.

La prigione del mondo del lavoro

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Mentre si commentano e si fanno dibattiti sulle parole dei politici più in vista, le notizie importanti passano in sordina; una tecnica voluta per non far prendere coscienza dei reali problemi, per non dare vera informazione, perché l’informazione è potere e può abbattere i governi e le loro malefatte.
Così concentrando la maggior parte delle energie sulle esternazioni di certi uomini, si lascia correre l’aumento smodato delle Rc auto (ormai fuori controllo), il mobbing (tanto è un’invenzione, un elemento che non esiste; lo si nega, alla stessa maniera di certi che negano l’esistenza dei campi di concentramento) e le morti bianche.
Senza contare Federmeccanica che firma deroghe per smantellare il contratto nazionale (ed effettuare così contratti a suo favore, dove i lavoratori non hanno certo da guadagnarci). E mentre accade questo in Italia, in Grecia si vara una legge per perseguire penalmente i camionisti che stanno scioperando. Motivo: fanno perdere soldi. Ma il fine dello sciopero serve appunto a questo: colpire nell’unico punto debole degli imprenditori. L’unico modo per difendere e ottenere diritti. E lo si vuole togliere perché si vuole avere il controllo assoluto.
Tutto quello che succede è una coincidenza? Non esistono coincidenze: solo l’illusione delle coincidenze.
Si vogliono togliere i diritti, la libertà, far essere schiavi dell’economia e del profitto. I segnali ci sono, si sta tornando indietro: quanto ancora si vuol lasciare andare avanti questa cosa? Quando sarà troppo tardi, quando non si avrà più niente e si dovrà riconquistare tutto da capo?
Cambiano i tempi e i modi, ma la schiavitù rimane.

Poesia

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Arcobaleno

Tutti sanno che l’arcobaleno è un fenomeno ottico e meteorologico che produce uno spettro di luce nel cielo quando i raggi solari attraversano le gocce d’acqua rimaste in sospensione dopo un temporale, o presso una cascata o una fontana. E’ la spiegazione scientifica di un evento reale, la risposta a un fenomeno che ha dato vita a tante storie e leggende, che si ritrova spesso anche nelle religioni: un collegamento tra cielo e terra, tra umanità e divinità; storie di folletti, di pentole colme d’oro alla fine del dell’arco colorato, racconti che facevano stupire e anche un pò sognare, creando per qualche istante la sospensione della realtà.
Ora a molte cose è stata data spiegazione, il velo alzato a rendere chiare le cose, forse anche troppo. Non è un’istigazione all’ignoranza, questo è un fattore che sempre va combattuto, ma la costatazione che nella vita c’è anche bisogno di poesia, che tutto non può essere razionalizzato, dato che la ragione non può spiegare molte cose.
Si dice che vedere un arcobaleno porta fortuna (annuncia il ritorno del sole dopo il temporale e pertanto viene preso come simbolo delle cose che tornano ad andare bene dopo il momento grigio): vederne due allora 😉 ?

Due arcobaleni

Non Siete Intoccabili

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Lo stile di vita e la vita che sono proposti e che con tanti sforzi si vogliono inculcare nelle persone è similare alla linea di pensiero che guida Candido di Voltaire. Ma questo non è il mondo migliore in cui si può vivere. E con mondo non intendo il bellissimo, e tanto angariato e rovinato, pianeta in cui viviamo, bensì il sistema di modi di fare e pensare creato dalla cosiddetta civiltà, che tanti credono l’apice dello sviluppo umano e che tanti hanno contribuito a far crescere.
Questo sistema è sbagliato e va giudicato. Una nuova mentalità deve sorgere e spazzare via la vecchia, ormai cosa morta e causa di morte e rovina.

Su queste fondamenta si basa Non Siete Intoccabili, un romanzo che ho scritto tra gennaio 2008 e febbraio 2009. Non mi piace utilizzare etichette per definire le cose, ma alle volte si rendono necessarie per far comprendere ciò che si ha davanti; possono essere un aiuto, purché non ci si attacchi troppo perché ogni parte della vita (opere d’arte, libri, persone, natura) è molto più di quanto appare e si cerca di classificare.
Non Siete Intoccabili è sia un thriller, sia un horror, ma soprattutto è di carattere sociale, affronta lati e problematiche della società attuale, specialmente del mondo del lavoro: situazione economica, mobbing, morti bianchi. Non solo: è un’osservazione dello stato in cui devono vivere le persone in questa società. Uno stato che non appartiene solo a tale sistema, ma che è un ripetersi di passaggi e meccanismi già incontrati nella storia: è già successo nel periodo precedente la rivoluzione francese, con quella che si poteva definire la classe dirigente che si faceva sempre più ricca e il popolo sempre più povero, chiusa in se stessa e incentrata a guardare solo al proprio tornaconto. Un atteggiamento che alla fine ha condotto a una rottura e a una reazione sintomatica. E’ successo allora e può succedere anche adesso: i segnali, a saperli vedere, ci sono già.
Questo è quanto vuole essere il libro, è così che è diventato scrivendo, non certo come è stato progettato. Anzi non è stato progettato affatto: è sorto senza essere ricercato, ma lo ha fatto con insistenza e con insistenza ha reclamato che la storia venisse scritta, non dando tregua finché questo non è avvenuto. Difficile spiegare: è stata una forza che si è imposta, che ha reclamato spazio. Una forza che potrei definire oscura, perché sorta dalle profondità e che finché non è giunta al suo compimento non è stata chiara; come un viaggio attraverso l’oscurità.
Dico questo perché non sono partito con i presupposti di scrivere un libro del genere, né credevo di ritrovarmi ad affrontare tematiche simili dato che come scrittore nasco nel fantastico (ma questa è una storia di cui si parlerà un’altra volta); allora non comprendevo appieno il processo in cui mi ero avviato. Ora credo di aver raggiunto una consapevolezza che mi permetta di capire quella forza che mi spinto in questa direzione.
“Gli artisti usano le menzogne per dire la verità. Io ho creato una menzogna, ma grazie al fatto di averci creduto hai scoperto una verità su te stessa.” E’ una frase di V per Vendetta. Non Siete Intoccabili è una storia inventata, ma allo stesso tempo reale perché attraverso la finzione mostra verità dell’esistenza e dell’uomo; lo scrivere, così come il leggere, non è solo intrattenimento, ma anche fonte per comprendere meglio la realtà e per giudicarla, quando c’è qualcosa di sbagliato.
Così questo libro può essere considerato anche di denuncia.

Ora che ho cercato di rendere l’idea del romanzo, spiego ciò che mi ha spinto a pubblicarlo sul sito con licenza CC. Come ogni persona che scrive, oltre e innanzitutto per il piacere di creare mondi e storie, il fine è quello di arrivare alla pubblicazione (non a pagamento, verso la quale sono sempre stato contrario, perché è solo sfruttamento: l’impegno e il piacere di scrivere non possono essere svenduti solo per apparire e poter dire d’aver pubblicato), per poter essere letto da quante più persone possibili; come tanti ho inviato lettere di presentazione e sinossi alle case editrici.
C’è stata una cosa che mi ha fatto pensare: Non Siete Intaccabili non è il primo libro che scrivo e che sottopongo a valutazione, ma è stato quello che non ha ricevuto nessun tipo di risposta: le altre opere hanno ottenuto esiti negativi e positivi, in diversi casi sono stati e sono in lettura e valutazione. Questo no, se si esclude la partecipazione a un concorso thriller: qualunque opera rispondesse a tale requisito era accettata. Ma non ho avuto nessun riscontro, se non sapere che non è arrivato a premiazione.
Tolto questo caso, è stato il nulla. Perché? Non ho effettuato invii random, ma ho selezionato gli editori cercando di trovare corrispondenze tra le collane che producono e la mia opera; non posso dire perché l’opera è scritta male, dato che non è mai stata letta.
Penso invece che sia stata l’idea a non farlo prendere in considerazione, perché viviamo in un periodo, e con un sistema, dove non si vuole parlare di certe cose, dove certe classi e figure non debbano venire toccate. Il sistema economico creato vuol venir fatto passare per perfetto, nonostante i riscontri che si hanno ogni giorno; le figure che lo dominano si considerano creatori di benessere, quando invece sono una delle cause dei mali di questa società (la vera imprenditoria, che è investire, fare ricerca e creare cose nuove è una minoranza: la maggioranza è sfruttamento e pensare ad arricchirsi sulle spalle altrui).
Questa è una motivazione, ma non è la sola. C’è stata un’altra spinta, molto più forte a farmi andare nelle direzione delle licenze CC e nella pubblicazione libera sulla rete: la piega sempre più pericolosa presa dal mondo del lavoro, dove si cerca togliere diritti ai lavoratori, sacrificarli in nome della produttività e del tornaconto degli industriali. Il caso più in vista è quello della Fiat e di Marchionne, con il referendum a Pomigliano, ma ce ne sono tanti: ogni giorno si sentono e si vedono attacchi di questo genere, nelle grandi e nelle piccole imprese.
Non mi piace lamentarmi, dato che non serve a nulla, preferisco darmi da fare, cercare di dare un contributo, di dare consapevolezza su una realtà che non vuole essere vista; voglio fare la mia parte. Sarà presunzione e illusione la mia, non so se servirà, ma non voglio restare con le mani in mano, perché chi non fa niente per opporsi a ciò che è sbagliato si rende responsabile alla stessa maniera di chi perpetra l’errore: il lasciar correre non porta mai a niente di buono. E ho la sensazione che questo sia il momento per opporsi a un sistema sbagliato, per ribellarsi e fermarlo.
Ripeto, il tentativo che faccio potrà essere pretestuoso, presuntuoso e illusorio, ma voglio e spero di dare una mano con questa iniziativa, anche se altri più in vista e con maggior capacità d’ascolto fanno già qualcosa (v. Zygmunt Bauman al Festival del Diritto 2010).
E a proposito di dare una mano, se non ne avessi avuta una, probabilmente ora non sarei a questo punto o ci sarei arrivato con in futuro. Conoscevo le licenze CC, ma non avevo mai preso seriamente in considerazione questa eventualità; il cambiamento è avvenuto attraverso il confronto con una persona. Ringrazio Andrea “Negróre” D’Angelo per questo e per il supporto tecnico e non che mi ha dato: non è facile trovare aiuto, specie in certi frangenti; questo a dimostrazione che il mondo non è fatto solo di ombre, ma anche di luci. Grazie Andrea 🙂

Ho scritto tanto, parlando forse troppo, perché l’autore deve restare nell’ombra e lasciare spazio all’opera che ha realizzato, perché è lei la protagonista, lei la portatrice del messaggio: è attraverso di lei che dialoga con le persone. Vi lascio con un estratto del libro, augurando bona lettura e ringraziando quanti vorranno leggerlo. (è possibile scaricarlo dalla sezione download). La tempesta inizia

«Cosa si prova quando il proprio mondo va in frantumi?» Si ritrovò a chiedere, dando voce al pensiero ancor prima che si fosse formato completamente. «Ho provato a riflettere, ma è accaduto tutto così in fretta che riesco a trovare solo vuoto. Non so cosa pensare. Non ho risposte, non so dove cercarle.»
«Si muore. E poi si rinasce. Solo che non si è più se stessi.» Mormorò Mark spegnendo una luce e lasciando accesa solamente l’abat-jour.
«Come si fa a morire e a rimanere in vita?» Masha si sollevò su un braccio guardandolo perplessa.
«Significa che una parte di te muore. Si perdono le proprie illusioni, tutte le falsità che si credevano vere nella propria vita. Ti vengono strappate via, lasciandoti solamente un guscio in un deserto sconfinato, senza direzione, senza identità: non sai più nemmeno chi sei. E allora, o ti perdi per sempre e sei un derelitto, un peso per te e per gli altri, o scocca quella scintilla particolare dalla quale ricomincia una nuova vita, una nuova esistenza. E tutto cambia: scopri cose che non credevi possibili, azioni e pensieri che pensavi non potessero mai appartenerti. E’ un percorso nuovo, sconosciuto. E si è soli. Maledettamente soli.»

La tempesta ha inizio

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La tempesta inizia

Journey Trough the Dark

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I can’t remember my name
I never knew how to find my home
I can’t remember my name
come tell me when will it end
I’m the chosen one
To perform all these things
But not for me
In illusions and reality
I’m on my journey through the dark
I’m on my journey through the dark

I can’t remember
Will I ever find myself
The distance is growing
My hope has gone away
A flash of light but nothing changes
When will it end
Which part of me remains

Così cantavano i Blind Guardian nel 1992 in Journey Trough the Dark, brano dell’album Somewhwe Far Beyond. Una canzone che simboleggia il guardiano cieco, il bardo medievale che viaggia cantando le sue storie. Un viaggio oscuro, alla ricerca di se stessi, per trovare ciò che è perduto, per trovare una casa: sembra la storia dell’uomo, di qualsiasi uomo, che ricerca un posto nel mondo in cui è venuto e nella vita che gli è stata data.
Ora, più che in altri tempi, il testo di questa canzone ha significato: perchè la vita di ogni persona è un viaggio attraverso l’oscurità di questa società, dove regna un oblio sempre più profondo. E che un giorno arriverà al suo compimento, a seconda del cammino che si è scelto.

Whrere oblivion reigns
It will tale all of me

Ricerca

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Il profumo di Patrick SuskindNei post precedenti ho parlato di come la vita dell’uomo sia una continua ricerca.
Che cosa cerca l’uomo?
Tante persone in tutti i tempi si sono fatti questa domanda: Dio, la felicità, conoscenza e comprensione di se stessi, raggiungere obiettivi, sogni. Molti pensano che tale ricerca comporti la realizzazione dei propri desideri, ma spesso succede che ciò sia solo un’illusione, che non sia ciò che si cerca davvero.
Ne è un esempio il personaggio Grenouille di Patrick Suskind. La sua esistenza è stato un assolutistico protrarsi verso la realizzazione di un unico obiettivo, come un rapace che ha occhi solo per la preda che ha puntato. Una corsa sfrenata che non gli ha fatto vedere altro nella vita.
Quante volte le persone hanno commesso questo errore, concentrandosi su una sola cosa, dimentichi di tutto il resto. E quante volte si sono ritrovati a rimpiangere ciò che era andato perduto e si erano lasciati sfuggire. Una vita spesa a rincorrere un sogno senza accorgersi di quanto è realmente importante.
Grenouille se ne accorge alla fine, quando riesce a realizzare il suo desiderio: scopre che l’averlo esaudito non gli dà quel senso di completezza che si credeva di trovare. E’ quello che spesso accade anche nella vita reale: ciò che si prova con la realizzazione dei desideri non è ciò che tanto si è atteso. Questo perché i desideri sono carichi di aspettative (e si sa che queste sono sempre superiori alla realtà), in essi viene proiettato un bisogno che necessita di trovare compimento; perciò al loro realizzazzarsi s’avverte un senso di vuoto e insoddisfazione. Il desiderio non è altro che una domanda che si rivolge alla vita; ma se si fa la domanda sbagliata, anche la risposta non sarà quella che si cerca e ci si aspetta.
Grenouille comprende questa verità. Per tutta la vita non ha fatto altro che cercare l’amore (anche se non se n’è mai reso conto) quel particolare profumo che tutti gli esseri umani avevano, ma di cui lui era privo, senza il quale gli altri non erano in grado d’accorgersi di lui, come se non esistesse. Grenouille credeva che trovando l’essenza intima dell’esistenza sarebbe riuscito a trovare l’amore, riuscendo così ad amare e a essere amato, ma si accorge che non esiste niente proveniente dall’esterno in grado di far sorgere un sentimento che nasce solamente dall’interno. Constata che in lui non c’è amore e che niente può farlo sorgere: in tutta la sua vita non c’è mai stato, ne è sempre stato privo. E capisce che un’esistenza senza amore non ha senso. Tutto allora appare insignificante: è preferibile la morte e l’oblio.
Non poteva avere l’amore perché non provava amore verso se stesso:tu ami gli altri alla stessa maniera in cui ami te stesso dice Gesù attraverso l’insegnamento trasmesso nei secoli, indicando come il rapportarsi con gli altri sia specchio di quello che si ha verso la propria interiorità.
C’è un ulteriore fattore da prendere in considerazione su questa vicenda: l’uomo è una pianta e dà frutti in base al nutrimento che ha avuto fin dalla nascita. Grenouille non ha mai conosciuto l’amore, non gli è mai stato trasmesso; non ha avuto figure paterne o materne che gli abbiano fatto conoscere questo essenziale aspetto dell’esistenza. E una cosa senza amore è una cosa morta, priva di odore: questo è il significato del libro Il Profumo.
Una lezione da assimilare con cura, specie in società come quella attuale che fa nascere Grenouille con estrema facilità; una cultura che sceglie la morte e l’oblio perché non conosce l’amore.

Desiderio

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Nel post Attesa ho parlato di come i desideri possano essere un modo per riempire i vuoti dell’animo umano. Si dice che l’uomo felice è quello che non ha alcun desiderio nel proprio cuore, perché indica uno stato di pace e serenità, perché il desiderio è un proiettarsi verso qualcosa all’esterno e portarlo all’interno.
Tale condizione è ben mostrata nel personaggio Flidais della saga di Fionavar di Guy Gavriel Kay, tormentato dal desiderio di conoscere l’ultimo indovinello che ancora non conosce, l’unica risposta che gli manca: il desiderio del suo cuore. E’ forte lo strazio, il protendersi verso di esso e grande è il sollievo quando riesce a esaudirlo. Rivelatrici sono le parole che pronuncia sulla natura che l’ha tormentato così a lungo: Mi avete liberato dal desiderio. Quando l’anima ha ciò di cui ha bisogno, non è più schiava del desiderio.
Quando l’anima ha ciò di cui ha bisogno, non è più schiava del desiderio.
L’uomo con il desiderio è come una freccia scagliata verso l’alto, protesa in un volo per raggiungere il suo obiettivo e colmare il bisogno interiore; difficile comprendere che ha già tutto quello di cui ha bisogno, basterebbe guardare dentro di sé. Non riesce a farlo e per questo è sempre in cerca, sempre in viaggio da un luogo all’altro, sempre in cerca di maestri e guide. Tante persone si sono recate, e si recano, in pellegrinaggio verso luoghi di culto sperando di riempire il proprio animo; quello che la gente non riesce a comprendere è che non è il luogo di culto, l’arrivo del viaggio, a dare le risposte che cercano, bensì il viaggio stesso a fargliele trovare. E sono loro a trovarle durante il cammino, un percorso che non è solo esteriore, ma anche interiore.
Tutto quello che serve è già dentro di sé.
Un insegnamento dato anche nel Vangelo, con Gesù che esorta a non ascoltare chi dice che il Messia è in un posto o in un altro, perché il Messia è uno stato della consapevolezza umana che chiunque può raggiungere, basta che sappia ascoltare la propria interiorità, connessa e facente parte del grande corpo che è il creato.
Se non si riesce a comprendere questa realtà, il rischio è di andare incontro a un destino ben rappresentato da Grenouille nel romanzo Il Profumo di Patrick Suskind: la ricerca del profumo perfetto, contenente l’essenza dell’amore, il desiderio in cui si era concentrata la sua vita, nella speranza di poter sentire il proprio odore, di poter conoscere se stesso. Ma si sa che questa conoscenza può avvenire solo se ci si guarda dentro: ciò che è esterno può essere uno specchio utile se si riesce a riconoscere l’immagine proposta, ma alla fine occorre sempre guardare dentro per scoprire chi si è. Perché è questa la ricerca che da sempre fa l’uomo: conoscere se stesso.

Attesa

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Qualche post fa ho parlato di Hachiko: il film ha già il suo significato, ma le scene finali mi hanno fatto cogliere un’analogia con la vita umana. Come spesso si rimane in attesa di qualcosa che non arriverà mai.
Può trattarsi di tante cose: una grande occasione, la realizzazione di un sogno, il ritorno di sentimenti scomparsi, legami che ormai non esistono più. Aspetti diversi di una stessa natura: l’illusione.
A causa di essa l’esistenza diventa un trascinarsi, un corso lento che scivola via senza essere vissuto. Si vive in un’attesa piena di aspettative, velata con un sottofondo di malinconia, un sottile struggersi che lentamente consuma, facendo scemare quella fiamma che è la vita.
Tale attesa illusoria è ben mostrata in Aspettando Godot di Samuel Beckett. A essere proiettati verso qualcosa che verrà, non si guarda il presente, ci si nasconde a esso; se questo avviene significa che la vita che si vive nell’adesso è triste, c’è qualcosa che non piace e allora si spera che il futuro sia migliore, vivendo nella speranza che un giorno si realizzi, che le cose diventino migliori. Ma se si fugge dal presente e si corre lontano, quando ci si fermerà ci si accorgerà che il presente è sempre stato alle spalle, lo si è portato sempre appresso. Si è corso tanto attendendo qualcosa di migliore, ma in realtà non si è fatto nulla.
E’ un’immagine triste, come quella di un cane vecchio e stanco, logoro nel corpo e nello spirito, che trascinandosi di notte su una rotaia va ad aspettare quell’amico che non potrà mai più arrivare.
Nella vita esistono tante verità: una di queste è che l’umanità è un nomade che continua a errare sempre in cerca.
E che cosa cerca?
Cerca di colmare i vuoti e può farlo solamente attraverso i sogni e i sentimenti.