In questi giorni si stanno facendo le analisi della vittoria del NO al referendum sulla giustizia, ma il tutto può essere ricondotto sostanzialmente a un solo punto: l’essere umano non impara dalla storia e dagli errori. Il governo Meloni non ha saputo apprendere quanto insegnato dalle esperienze di Renzi e Craxi, suoi predecessori nel passato recente e lontano. La troppa sicurezza in se stessi, l’arroganza, la strafottenza avevano portato i due politici sopra citati a fallire nell’obiettivo che si erano posti; c’è sempre un limite oltre il quale si rompe qualcosa, scatta una molla che fa partire una reazione che non ci si aspettava.
Fino a pochi mesi fa la vittoria del SI era data per scontata, una semplice formalità; il governo già parlava di quello che avrebbe parlato con i giudici, di quello che avrebbe fatto, di come sarebbero state cambiate le cose, praticamente per i governanti attualmente in carica era già un dato di fatto quello che sarebbe avvenuto in seguito. Non hanno però tenuto conto che tutte le scelte hanno delle reazioni e delle conseguenze, e non hanno neppure tenuto conto del malcontento che hanno portato. Di certo non si possono non considerare gli ultimi avvenimenti internazionali, con l’attacco di Israele e gli USA all’Iran e la conseguente crisi e gli aumenti dei prezzi intervenuti, e di certo la gente non ha visto di buon occhio il sostegno incondizionato della premier Meloni e dei suoi ministri al governo Netanyahu e a quello Trump. Questa però è stata l’ultima goccia che ha portato a far troboccare il vaso, dato che va considerato che perché il vaso fosse a questo punto doveva essere stato riempito con altra acqua. E questa acqua è stata formata da una campagna fatta di sparate e menzogne sempre più grosse, così grosse che hanno fatto perdere credibilità; a questo va aggiunta la strumentalizzazione di casi giudiziari in corso, sulla quale il governo ha voluto far leva con forza sempre maggiore. Tali menzogne e strumentalizzazioni hanno superato la soglia di guardia della sopportazione delle persone che, stanche di prese in giro (soprattutto i giovani), hanno deciso di reagire, andando a votare e facendo avere un’affluenza che non si vedeva da anni.
Si può dire quindi che la vittoria del NO è stata più una punizione per le azioni di un governo (che voleva prendere una deriva non proprio piacevole) che una scelta vera e propria sul quesito referendario; il governo ha sbandierato che se la riforma fosse passata le cose sarebbero andate meglio per i cittadini italiani, ma questo non era affatto scontato, anzi, era molto probabilie che non sarebbe cambiato nulla; sarebbe avvenuto invece che il potere giuridico sarebbe stato controllato da quello politico e questa è una cosa che non deve avvenire, dato che i poteri devono restare separati: troppo potere concentrato in un solo punto non porta mai risultati positivi e di ciò è stato esempio Berlusconi, che aveva concentrato in sé potere economico, politico e mediatico, portando il paese in una situazione per niente buona. Pertanto era importante votare NO al referendum sulla giustizia perché i poteri devono restare separati; questo non significa non accorgersi che ci sono delle cose che non vanno nella magistratura, che vanno migliorate (e di cose che non vanno ce ne sono parecchie, altrimenti una figura come Berlusconi non sarebbe rimasta impunita). Ma in nessun modo chi governa deve poter controllare la giustizia. Anzi, si va oltre questo punto: occorrerebbe una legge che chi è imprenditore o legato all’imprenditoria o al mondo dell’informazione, dei media, non può entrare in politica, non può avere nessun legame con essa. Purtroppo questa è utopia e si sa che non si verificherà, ma se avvenisse si avrebbe un miglioramento.
Marginalmente al referendum sulla giustizia, si è notato un’anomalia nelle zone in cui risiedo: ai pensionati che ricevono il giornale Liberetà cui sono abbonati e che ricevono per posta, i numeri di febbraio e marzo non sono stati consegnati come da prassi, arrivando agli abbonati subito dopo la chiusura del referendum. Specie il numero di marzo aveva un articolo riferito al referendum, “Il coraggio di dire NO” (titolo dell’articolo presente in copertina con caratteri grandi). Casualità o scelta voluta che non arrivasse ai pensionati nei tempi utili? (se è stato qualcosa di voluto, sarebbe stato una mossa stupida, dato che ci sono tanti modi per informarsi). Quale che sia la realtà, è stato qualcosa di davvero strano.






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