Il risultato avuto dal referendum sulla giustizia dovrebbe far riflettere non solo chi ha perso, ma anche chi ha vinto: bisogna mettere da parte rivalità di partito, smettere di essere tifosi da stadio (perché è questo che ormai sembrano i politici italiani) e lavorare per il bene del paese e della sua popolazione. Uno spunto interessente viene dal video che segue.
Un’analisi intelligente, fatta con buon senso; niente di nuovo, verrebbe da dire, qualcosa di scontato, si aggiungerebbe, ma oramai la normalità è qualcosa di raro, dove l’usare la testa e l’educazione pare merce rara (e di tornare a educare ce n’è un gran bisogno, visti i continui fatti di cronaca che si verificano).
E proprio parlando d’intelligenza, ci si collega a quest’altro video (più che il video in questione, si leggano i commenti), che non c’entra nulla con l’argomento in questione ma che rende bene lo stato delle cose.
Si pensa solo al proprio interesse, non si guarda al complesso, all’unità d’intenti, ma ai campanilismi; si è frammentati, litigiosi, gli uni contro gli altri, chi tifa da una parte, chi tifa dall’altra. Tutto ciò non unisce e per questo l’Italia non è una nazione, ma un grande stadio. Uno stadio caotico, disorganizzato, maleducato, che urla e bercia peggio di un branco di babbuini eccitati.
Ma una nazione è molto di più di uno stadio e di questo ce ne si dovrebbe ricordare sempre, soprattuto chi ha ruoli decisionali.






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Il referendum non andava politicizzato ma purtroppo è così che è andata. La destra, che lo aveva proposto, ha visto bene di fare piazza pulita di certi personaggi impresentabili per chi propone un referendum del genere. Peccato che lo abbia fatto DOPO aver perso e non PRIMA del voto.
I problemi saltano sempre fuori con le sconfitte. Vedere la nazionale, un analogismo tra calcio e politica che non dovrebbe esistere, ma che purtroppo c’è.