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Nel post In principio, Giulia non concordava sulla necessità di una geografia del contesto. C’è una parte di verità in quanto afferma, dipende il modo in cui si vuole affrontare il tema dell’opera da scrivere. Si possono narrare storie profonde e significative anche in ambienti asettici (è quello che succede nell’opera Aspettando Godot, dove sul palco praticamente ci sono solo gli attori), ma un’ambientazione ben delineata può rendere maggiormente inserita e caratterizzata la storia e le vicende dei protagonisti.
Ci sono autori come China Mieville che fanno dell’ambientazione il punto di forza dei propri libri, trattandola allo stesso modo dei personaggi protagonisti. Simili mondi sono pieni di simbologie (i simboli non sono altro che mezzi per giungere a un più alto livello di consapevolezza; lo stesso fine che si ha nel narrare una storia. Per questo nell’antichità, ma anche nella cultura contadina di qualche decennio fa, raccontare storie ai bambini, oltre che un divertimento, era considerato un modo d’insegnare) che raggiungono il lettore e che vanno a far sbocciare quanto hanno da dire: può essere un lampo, un’improvvisa rivelazione, oppure un lento avvicinamento, come nebbia che si dirada lentamente e permette di vedere con chiarezza il paesaggio.
Che l’autore sia conscio o no dell’uso di simboli nella costruzione del mondo dove si svolgono le vicende, di certo l’ambientazione è specchio dell’umore che lo scrittore vuole trasmettere attraverso le immagini che le sue parole vogliono creare. Tolkien quando nel Signore degli Anelli parla della Contea, con le sue colline e i suoi campi, vuole mostrare un luogo che evoca tranquillità e serene abitudini, un mondo senza scossoni che scorre placido come un torrente montano. Di tutt’altro avviso quando disegna le terre di Mordor, aspre, sterili, rocciose, un luogo dove tutto è rinuncia alla vita e alla felicità.
Per questo la caratterizzazione del mondo non è utile solo ai fini delle vicende e come abbellimento coreografica, ma serve a trasmettere emozioni e dare un’impronta dell’atmosfera che vige in momenti specifici della storia. Un’ambientazione urbana trasmetterà sensazioni diverse da quella rurale o montana; può essere più adatta per descrivere senso d’oppressione, claustrofobia, mentre una catena montana può apparire pià adatta per descrivere un sentimento di libertà. Questi sono solo esempi classici, quelli usati per la maggiore; linee guida le chiamerebbero alcuni. Con attenzione si può fare qualsiasi cosa con un’ambientazione, darle qualsiasi connotazione, stravolgendo anche regole consolidate.