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Sui cartoni animati (e non solo)

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Sono nato in anni in cui c’erano cartoni animati decenti. Certo, anche negli anni ’80 e ’90 (quand’ero bambino e adolescente) c’erano delle boiate, non era tutto perfetto; crescendo, ci si accorgeva dei difetti e delle ingenuità di certe serie, soprattutto perché dalle storie si esigeva di più perché si era maturati. È naturale, ripensando a quei cartoni animati, sorridere dei loro limiti e difetti: basti pensare a Holly & Benji, con il campo di calcio che sembrava posizionato sulla cima di una collina, dove occorrevano diverse puntate per raggiungere la porta avversaria, con la palla che diventava oblunga, luminosa e capace di lasciare la sua impronta in un muro di cemento, con gente che faceva mosse strane (la catapulta infernale, lanciarsi da un palo all’altro della porta); come non nominare i Cavalieri dello Zodiaco, con armature che non coprivano i punti vitali, che dopo lunghi voli a causa di un colpo subito si schiantavano sempre di faccia e che ripetevano spesso la frase “lo stesso colpo non funziona due volte” (ma se fosse così, visto il numero limitato di colpi dei personaggi, gli scontri sarebbero dovuti finire sempre in pareggio). I Gem Boy, prendendo in giro i cartoni animati di quel periodo, hanno creato dei veri e propri cavalli di battaglia.
un'immagine con i personaggi e i mezzi di Fortezza Superdimensionale Macross in Robobtech, uno dei cartoni animati degli anni 80In mezzo a loro c’erano però delle belle chicche, basti pensare a Fortezza Superdimensionale Macross (in Italia conosciuto grazie alla serie Robotech, di cui faceva parte), Evangelion, Patlabor, Maison Ikkoku (conosciuta in Italia anche come Cara dolce Kyoko), per non parlare di Gargoyles e di Duck Tales. Quali che fossero i gusti, tutti questi cartoni animati avevano un punto in comune, seppur appartenenti a generi differenti: avevano una storia da raccontare, sapevano emozionare. Che parlassero di quotidianità o di salvare il mondo, sapevano coinvolgere lo spettatore perché erano di spessore, erano fatte per colpire chi le guardava. Parlavano di sentimenti, di problemi da affrontare, scelte difficili da prendere, di avventure, combattimenti; anche se erano prodotti commerciali, atti a creare un guadagno, erano qualcosa di vivo, avevano qualcosa in sé che li rendeva particolari e amati.
In molti cartoni animati di oggi, soprattutto per i più piccoli, tutto questo non c’è più. Oggi ci sono Spongebob, Peppa Pig, adesso hanno fatto anche Trulli Tales, un cartone animato made in Italy ambientato tra i trulli della Puglia, atto a spingere la dieta mediterranea e i prodotti fatti in Italia, tra i quali l’olio di oliva. Oltre che disegnato male, questo cartone è senz’anima perché non è nato per narrare una storia, ma è stato creato con il fine di pubblicizzare e far vendere i prodotti del territorio italiano.
Come si è giunti a questo punto?
Mancanza di idee perché ormai si è visto di tutto e non si può creare nulla di nuovo? Si ritiene inutile impegnarsi nel creare qualcosa di buono perché tanto passato il momento della novità si cercherà altro, nel tipico spirito del consumismo sfrenato attuale? Perché l’unica cosa che conta è il denaro e tutto è in funzione di vendite e guadagni e chissenefrega di tutto il resto?
Una cosa è certa: certi cartoni animati del passato, seppur con difetti, sono diventati icone, mentre quelli di adesso passano senza lasciare traccia.
Perché?
Io penso che chi fa i cartoni animati di adesso si sia rincoglionito di brutto, oltre che a essersi venduto al consumismo. Non solo: tale gente crede anche che le persone sono dei coglioni a cui può essere propinato di tutto perché tanto non è capace distinguere un prodotto buono da uno scarso e quindi non si dà da fare per realizzare qualcosa di meglio perché tanto va bene tutto.
Solitamente sono più diplomatico nel scrivere certe cose, ma alle volte occorre essere brutali e dire chiaramente le cose come stanno.
Purtroppo la cosa non è limitata solo ai cartoni animati ma riguarda anche fumetti (basta vedere come DC Comics e Marvel negli ultimi anni stanno raschiando il fondo del barile riproponendo copioni già usati), film (ne parlava Bruno Bacelli in questo articolo), libri (se in Italia si vendono cose come quelle di Alessandro Di Battista, che ha pubblicato solo perché è un politico, non ci si deve meravigliare se l’editoria poi va in crisi). C’è da pensare che se fino a un certo punto la razza umana è andata verso l’evoluzione, ora sta involvendo, facendo registrare un calo nella sua intelligenza; si ha presente il film Idiocrazia?
Si può sembrare disfattisti, ma non siamo messi bene. E non si creda a chi dice il contrario: sta solo prendendo in giro, cercando di illudere e far star calme le persone. I problemi però restano, sono tanti e sono gravi: prima se ne prende atto, meglio è.

2 comments to Sui cartoni animati (e non solo)

  • Non posso parlare di cartoni perché non li guardo… ma non mi stupirei che le cose fossero messe così male, visto che si va verso il più basso comune denominatore possibile. LA cosa che mi preoccupa è che se preparano così i gusti di chi ha 10 o 12 anni, è una brutta influenza!

    • Di cartoni animati non ne vedo da un pezzo (l’ultima serie animata che ho seguito è stata L’attacco dei giganti qualche anno fa e non è roba per bambini o ragazzi) tuttavia seguendo i media diventa inevitabile non sentirne parlare di alcuni (vuoi per i lanci o le polemiche) e informarsi in rete di che cosa di tratta: da quello che si può vedere, in tv non passano dei bei prodotti (fanno sembrare Pollon qualcosa d’intelligente).

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