Il signore della torre di Anthony Ryan è il seguito di Il canto del sangue e ha una struttura differente: mentre il primo era totalmente incentrato dulla figura di Vaelin, mostrando il suo addestramento all’interno del Sesto Ordine e il suo percorso di crescita assieme al potere che possiede, il secondo ha diversi punti di vista, mostrando le vicende della principessa Lyrna, di Frentis (altro membro del Sesto Ordine più giovane di Vaelin) e di Reva (figlia di un personaggio affrontato da Vaelin nel primo libro). Una scelta azzeccata, utile per mostrare l’intero quadro della situazione ma anche per diversificare, dato che parlare di un solo personaggio è già dura farlo per un libro, figurarsi due.
Se Il canto del sangue poteva essere il classico romanzo del cammino dell’eroe, Il signore della torre è un libro di guerra, dato che il Regno ha a che fare con l’invasione dell’Impero Valoriano (le cui mire però sono molto più grandi), dietro cui si nasconde quel nemico le cui azioni si sono già viste nel primo romanzo; un tema quello dell’invasione, dell’aggredire altri paesi, purtroppo molto attuale, come sta dimostrando la nostra realtà con le azioni in pochissimi anni di Russia, Israele e USA. Ci sono atti eroici, ma la vera protagonista è la morte: morte ovunque, che non risparmia nessuno, che porta distruzione, isterie, schiavitù, il tutto per un imperialismo sprezzante che vuole arricchirsi e sottomettere gli altri. Niente di nuovo, una storia già vista e raccontata tante volte, sia nel fantastico, sia nel reale; nonostante ciò, si deve costatare che l’umanità non impara mai, che ci sono sempre uomini che si credono onnipotenti e dettare al mondo le proprie regole, imporre la loro volontà, fregandosene del prezzo che c’è da pagare.
Non c’è niente da aggiungere su Il signore della torre che già non si sappia, salvo il fatto che Anthony Ryan conferma le sue qualità di scrittore: non sarà un romanzo d’impatto come Il canto del sangue, ma è un buon libro.






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