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Archetipi - La grotta

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IMG_5232La grotta è un simbolo, un archetipo potente. Come la foresta, in tante culture e religioni è stato un luogo iniziatico dove avveniva il cambiamento, la maturazione dell’individuo che si addentrava al suo interno. Nella concezione comune occidentale, l’iniziazione è la cerimonia con cui nelle società arcaiche o antiche, gli adolescenti venivano ammessi alla cerchia degli adulti, oppure la cerimonia con cui, in ogni tempo, si viene ammessi a particolari culti, sette, ordini o a loro superiori gerarchie (1). Ma di un altro significato dell’iniziazione si trovano abbondanti tracce nelle Scritture, nelle fiabe, nei miti e anche in numerose opere narrative che alle Scritture Sacre e ai miti sono sorprendentemente affini. In queste altre iniziazioni il ruolo dell’infanzia appare ribaltato, l’io bambino non è ciò da cui occorre liberarsi, ma il fulcro di una rivelazione. Mai ne risulta un’integrazione dell’iniziato alla sua collettività, alla generazione precedente alla sua o alle gerarchie degli anziani. Egli diviene invece libero ed eccezionale, spesso ribelle, il più delle volte eroe e ogni tanto re; diverso, comunque, dagli adulti ordinari. (2)
E’ da questo punto che si può osservare che la grotta è uno di quegli elementi dove l’individuo affronta le proprie paure, incontra in un qualche modo una sorte di morte rituale e viene a contatto con un Aldilà dal quale impara verità, segreti, rivelazioni che lo portano a essere più di quello era prima. Tali luoghi hanno un forte fascino e attrazione verso l’individuo, che si sente spinto ad addentrarsi nelle sue tenebre, di scendere nelle sue profondità probabilmente perché è la materializzazione, la proiezione del meccanismo di conoscenza che l’uomo fa verso se stesso quando si addentra nel suo inconscio, nella parte di sé che non conosce e che è ancora oscura.
Secondo Carl Gustav Jung la grotta è una delle rappresentazioni dell’archetipo della Grande Madre: la magica autorità del femminile, la saggezza e l’elevatezza spirituale che trascende i limiti dell’intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l’istinto o l’impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l’abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l’ineluttabile. Spesso viene associata a uno dei luoghi di procreazione o di nascita, rappresentazione dell’utero femminile da cui sorge la vita. Non è un caso che in molte versioni del racconto della sua nascita, Gesù Cristo venga fatto nascere all’interno di una grotta, al freddo e al gelo, riscaldato dal fiato e dal calore del corpo di un bue e un asinello (altri simboli potenti): si tratta di una delle rappresentazioni più forti che stanno a rappresentare l’importanza della riscoperta del Bambino, del ritornare all’inizio (da qui il nome iniziazione), del riscoprire quanto è andato perduto durante l’esperienza di vita avuta.
Altra storia molto potente con al centro una grotta è quella di Aladino. Il giovane venne portato da un mago a una caverna perché vi entrasse (il varco era stretto e poteva passare qualcuno di piccolo, come un ragazzino) e riportasse la lampada in essa custodita; al suo rifiuto, venne rinchiuso al suo interno. Aladino rimase nella grotta al buio e in silenzio per tre giorni (proprio come Gesù rimase per tre giorni nel sepolcro, anche qui una grotta, dopo la sua crocefissione e morte prima di uscirne risorto), fino a quando riuscì a uscirne con l’aiuto di un jinn apparso dallo sfregare l’anello (un talismano) datogli dal mago per entrare, scoprendo che la lampada era un talismano altrettanto potente che evocava un jinn al suo servizio. Da questo momento il giovane vivrà molto avventure straordinarie, piene di portenti e magie, fino a quando diverrà sultano.
La storia, come altre storie simili, sta a indicare lo svelamento del proprio vero io, delle capacità nascoste di cui fino a quel momento si era ignorata l’esistenza, la scoperta, documentata dagli antichi testi sacri, del due che diventa uno, del mondo materiale e spirituale che collaborano per dare forma a un’energia che dà il via a creazioni e cambiamenti.
Facendo un altro esempio, anche Giuseppe d’Egitto, come Aladino, ebbe le sua iniziazione nell’adolescenza quando i fratelli maggiori lo buttarono in fondo a un pozzo (ha la stessa funzione della grotta) e poi venne venduto e condotto in Egitto, dove nella prigione (di nuovo, stessa funzione della grotta) scopre la sua capacità d’interpretare i sogni e da lì cresce poi in gloria e potenza, divenendo una delle figure più influenti del paese. Stessa cosa succede con Giona quando uscì dal ventre della balena che l’aveva inghiottito (identia cosa accade a Pinocchio), dove il buio altro non rappresenta che la maschera del non sapere. E quando si esce da questo buio, si è diventati qualcosa di nuovo.

Non va dimenticato il famoso mito della caverna che Platone nella Repubblica usò per spiegare il complesso concetto di idea, ovvero che le idee sono le forme eterne, immutabili di tutto ciò che ci circonda (dagli oggetti inanimati agli esseri viventi, a noi stessi). Sono idee anche alcuni concetti astratti come la Virtù, il Bene. Esiste un mondo delle idee (iperuranio), reale, immutabile, eterno. Il nostro mondo, fenomenico, è una “copia” imperfetta del mondo delle idee. Nel racconto, in una dimora sotterranea, in forma di caverna, con l’entrata aperta alla luce e larga quanto tutta la caverna,… uomini, che vi stanno dentro fin da fanciulli, incatenati gambe e collo, così che devono star fermi e possono vedere soltanto in avanti, incapaci, per la catena, di volgere attorno il capo. Alta e lontana, brilla alle loro spalle la luce d’un fuoco e tra il fuoco e i prigionieri corre rialzata una strada. Lungo questa… un muricciolo, come quegli schermi che i burattinai pongono davanti agli spettatori per mostrare al di sopra i burattini… Platone, La Repubblica (L. VII, 514).
Platone paragona la situazione di noi uomini a quella di un gruppo di schiavi in una caverna; incatenati, essi non possono voltare il capo e vedono sulla parete di roccia ombre proiettate da figure mosse da burattinai; poiché i burattinai parlano tra loro, gli schiavi attribuiscono le voci alle ombre che di fatto considerano come oggetti reali. Lo schiavo liberato, che può uscire dalla caverna, è abbagliato dal Sole: se gli si mostrano gli oggetti di cui prima vedeva le ombre, dicendogli che essi sono reali, rimarrà assai dubbioso e tenderà a considerare più reali le immagini che ha per tanto tempo visto sulle pareti della caverna
(3).

1. Il Mondo Invisibile. Igor Sibaldi. Frassinelli 2006, pag.28
2. Il Mondo Invisibile. Igor Sibaldi. Frassinelli 2006, pag.29
3. Il grande libro della Grecia. Giorgio P.Panini. Arnoldo Mondadori Editore 1987, pag.176, 177

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