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Jonathan Livingston e il Vangelo

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Il magazzino dei mondi 2

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Brîsa ciapér pr al cûl 4

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Ormai è chiaro che l’Italia è il paese delle prese in giro e delle brutte figure, dove diritto, rispetto e dignità vengono mandate a farsi benedire.
Ne sono esempio i casi di Sarri e De Rossi, che insultano gli avversari, ma se la cavano con niente, anzi ci si ride sopra; in altri paesi queste due persone avrebbero preso mesi di squalifica, e in alcuni casi sarebbero stati esonerati o messi fuori rosa. Ma se si appartiene a certe squadre (Napoli, Roma, Juventus) la si passa liscia; Mancini che ha denunciato quanto fatto da Sarri è stato stigmatizzato e la sua squadra, dopo i fatti della partita del Napoli, è stata penalizzata dagli arbitri nelle partite successive.
Per non parlare delle indagini che il fisco sta conducendo su decine di persone del mondo del calcio (da dirigenti a procuratori e giocatori), dove chi è coinvolto con nonchalance annuncia che sono cose prive di valore, che saranno archiviate senza problemi. L’ennesimo esempio di quanto è marcio il mondo del calcio (vedere i casi delle scommesse e di Calciopoli).
Si passa poi a parlare del governo, che quando fa le cose o favorisce immancabilmente delle parti (imprenditori) e afferma che ha fatto un lavoro equo e giusto, dove tutti sono contenti, o fa dei pastrocchi che vanno a complicare la vita ai cittadini. Un esempio è la riforma del canone Rai, dove la pubblicità battente non fa che ripetere quanto ora è più facile pagarlo. Tuttavia non è ancora chiaro come pagare il canone; da siti internet e call center dedicati non ci sono risposte, perché non si sa ancora come fare, dato che dovrebbe uscire un decreto a metà febbraio atto a chiarire il guazzabuglio che è stato fatto con il cambiamento. Una cosa è chiara però: i cittadini dovranno tribolare, gli si è complicata ulteriormente la vita. Altro che tutto più semplice (e la gente che crea questi casini viene pagata migliaia di euro al mese per pensare all’attuazione di questa roba).
Ma la cosa più clamorosa, è la pessima gran brutta figura fatta con la visita del capo di stato iraniano in Italia, con le statue artistiche coperte per non offendere Rouhani. Innanzitutto, non c’è nulla di offensivo in quelle statue: è arte pura e semplice. Se proprio si voleva, si poteva far passare l’ospite da un’altra parte e non c’erano problemi; incredibilmente (ma mica tanto) nessuno sapeva niente della decisione, nessuno l’ha presa, e tutti si rimpallano la responsabilità (poco ci manca che si dirà che le statue si sono coperte da sole). Si è così data una dimostrazione di paggeria e servilismo verso chi ha dei soldi, rinnegando la propria identità, storia e cultura per il denaro altrui. Perché Rouhani è stato invitato per stringere accordi economici e in ballo ci sono miliardi di euro, cosa che a politici e imprenditori fa molta gola; infatti Squinzi non ha fatto mancare il suo appoggio, che investire in Iran è una gran opportunità, dato che là gli imprenditori spenderebbero pochissimo e non avrebbero problemi con leggi e sindacati, visto che i diritti umani in Iran quasi non ci sono, e quelli che ci sono vengono perennemente calpestati. Siamo nell’Era dell’Economia e tutto va bene (per niente), ma ci si dimentica che se un occidentale va in Iran, deve rispettare le loro tradizioni, i loro costumi, altrimenti va incontro alla loro dura legge, che non fa passare nulla; mentre qua si fa gli zerbini, pronti ad accettare e a rinnegare di tutto. Un due pesi due misure che fa proprio rigetto, ma l’Italia è questo: sceglie sempre la parte sbagliata dove stare, si piega alle cose più ingiuste e rinnega dignità e diritti per ottenere un tornaconto per pochi. Basta vedere che è agli ultimi posti nel mondo in fatto di corruzione.
Per l’ennesima volta si ribadisce il detto: brîsa ciapér pr al cûl.

The Shannara Chronicles

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La fisicità degli attori in The Shannara Chronicles non ha nulla a che vedere con il romanzo di Le Pietre Magiche di ShananraThe Shannara Chronicles è la serie televisiva dedicata al mondo di Shannara di Terry Brooks, in special modo al romanzo Le Pietre Magiche di Shannara. In rete si leggono pareri positivi su The Shannara Chronicles, alcuni dati senza che si sia letta nessuna opera scritta da Terry Brooks sul mondo di Shannara: in questo caso, la serie, può ricevere un giudizio positivo se la si prende con il semplice scopo d’intrattenimento. Giudizio che invece cambia se si conosce il lavoro di Brooks e assume contorni molto più critici, dato che questa serie stravolge trama e soprattutto snatura i personaggi originali del cartaceo.
Quello che fa riflettere è la benedizione data da Terry Brooks a una serie che stravolge il proprio lavoro e lo rovina. Si sarebbe potuto comprendere (ma magari non accettare lo stesso) da un autore che deve farsi conoscere e vuole farsi un nome, e quindi disposto ad accettare compromessi, ma non da uno scrittore che ormai ha una fama e ha consolidato la propria posizione, e quindi è meno soggetto alle regole del mercato.
Con questo modo di fare Brooks rinnega una delle sue opere migliori, tradendo essa e se stesso, scelta che uno scrittore non dovrebbe mai fare (salvo il caso in cui si realizzino prodotti mediocri); scelta che non hanno fatto altri, come Michael Ende, che quando vide cosa era stato fatto di La Storia Infinita s’infuriò, tentò di bloccare l’uscita del film e fece causa alla produzione perché fosse tolto il suo nome dai titoli di coda (causa che perse). Oppure Alan Moore, che si è opposto dall’inizio alla realizzazione di film come Watchmen, rifiutandosi di vedere il suo nome accostato a qualsiasi film ispirato ai suoi fumetti e non volendo mai vederli.
Il giudizio quindi che si dà dopo le prime puntate di The Shannara Chronicles è di bocciatura e se si vuole approfondire tale giudizio, si può leggere l’articolo pubblicato su Letture Fantastiche (sito dove viene anche promosso L’Ultimo Potere).

Il Maestro dei Sogni e Strade Nascoste

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Il maestro dei sogni di Olga KharitidiIl Maestro dei Sogni di Olga Kharitidi è un libro che mi è capitato di trovare e leggere di recente e che racconta l’esperienza della psichiatra russo-americana nella sua iniziazione alla tecnica millenaria degli sciamani uzbeki di Samarcanda, i Guaritori del Sogno. La lettura dell’opera è gradevole e scorrevole, mai pesante, che dà spunti interessanti di riflessione e, se si vuole, anche d’aiuto nella comprensione dei traumi e della loro risoluzione.
Quello che mi ha colpito è il fatto che ci sia un punto in comune con Strade Nascoste; quanto scritto da Olga Kharitidi è qualcosa che esiste da secoli e io, scrivendo qualcosa di simile nella mia opera, non ho scoperto nulla di nuovo. Tuttavia, quando ho scritto quello che ho scritto, non ero a conoscenza di tali concetti e quanto realizzato è stata un’idea, o se si vuole un’intuizione, che ho reputato funzionale alla scena che stavo descrivendo. Non deve sorprendere la cosa, non si è di fronte a nulla d’eccezionale: è già capitato che siano sorte idee senza sapere che esse erano già state pensate e scoperte, vuoi per via dell’inconscio collettivo, vuoi perché magari gli esseri umani sono collegati tra loro da qualcosa d’invisibile e che li connette alle conoscenze esistenti.
Anche se è interessante e importante scoprire come vengono alla luce certe idee, in questo momento l’attenzione viene focalizzata su cosa tale idea trasmette.

Ghendor non fece altre domande sull’argomento, sapendo che non ci sarebbero state risposte: non era ancora venuto il tempo. «C’è una cosa che non capisco ed è legata ai miei timori» disse dopo qualche momento. «Perché la mia paura portava avanti una parte di me che non si riusciva a staccare dall’infanzia? Perché era così ancorata a dove ero nato e ai miei genitori, al timore di non rivederli più? Non ho mai avuto separazioni che potessero creare un trauma tale da generare un’emozione del genere.»
Aliman mise le mani dietro la schiena. «La paura che hai sentito è una parte di tua madre: un trauma che ha lasciato un segno nel suo animo e che inconsciamente ti ha trasmesso alla nascita. Si è dovuta separare molto giovane dai luoghi cui teneva, costretta ad andarsene per lavorare e poter mangiare, stando lontano dai suoi genitori per molto tempo. La paura di non rivederli, di essere abbandonata, le ha lasciato una cicatrice mai guarita. E alla tua nascita è passata a te. Ecco perché vivevi quelle emozioni e non ne capivi bene il motivo.» Si fermò. «Ecco perché nella Rivelazione s’insiste sulla risoluzione dei conflitti interiori: non solo per vivere meglio, ma anche per non correre il rischio di trasmettere ad altri i propri timori, o colpe, come sono chiamate, e far pagare a loro le proprie mancanze.»
«Mia madre mi ha raccontato della sua infanzia, di quanto le è capitato: non può essere stato questo ad avermi condizionato?»
«Ti ha reso il timore a un livello di coscienza più alto, ma non l’ha fatto nascere. Puoi far fatica a crederci, ma è così: fa parte del complesso gioco della vita.»
Strade Nascoste – Capitolo XVII. La foresta di Hestea.

«Nelle storie familiari ci sono tragedie molto più gravi di quanto potreste mai immaginare. Le persone imparano a nasconderle a se stesse e ai loro figli. Giocano a nascondino con gli spiriti del trauma; secondo voi come va a finire? Nella maggior parte dei casi sono le persone a perdere, perché, anche se loro non ricordano, i loro geni – quelle infallibili particelle di memoria – non dimenticano nulla e la ferita resta aperta finché non viene curata.
«Funziona così anche nelle cose più piccole. Poco dopo essere venuti al mondo, nell’archivio della nostra memoria si cominciano ad accumulare ferite, il meccanismo è lo stesso della teoria darwiniana della sopravvivenza del più forte, ma in questo caso viene applicato alle realtà psichiche. Ogni creatura tenta di sopravvivere e questo vale anche per gli spiriti del trauma: devono “nutrirsi”. Hanno sempre fame e si procurano il loro cibo provocando altre ferite. Come spiegate il paradosso per cui le vittime di abusi si trasformano a loro volta nei peggiori carnefici? Sembra illogico, ma per gli spiriti del trauma è assolutamente normale sopravvivere dentro alle vittime di abusi attraverso le loro ferite e nutrirsi ricreando quelle ferite.
Il Maestro dei Sogni. Olga Kharitidi. Oscar Mondadori 2003, pag.56

Non è più questione di sport (2)

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I giornali sportivi (e non solo quelli), in questi giorni, invece di parlare della partita Napoli-Inter, parlano di quello che è successo tra i due allenatori. Riassumendo quanto successo, Mancini, allenatore dell’Inter, va a lamentarsi col quarto uomo per l’eccessivo recupero (5 minuti: recupero ingiustificato, dato che in campo non era successo nulla che avesse fatto perdere tanto tempo); la panchina del Napoli, senza motivo, lo comincia a prendere in giro, facendo subito seguire insulti che culminano con quelli di Sarri, l’allenatore dei partenopei, che gli urla contro “frocio!”, “finocchio!”. Mancini, a fronte di tali insulti, reagisce, ed entrambi vengono in seguito allontanati dall’arbitro.
Poteva finire lì, si sarebbe detto che i due allenatori erano stati espulsi e basta, ma Mancini ha voluto denunciare la cosa e portare a conoscenza di tutti quello che era successo. E a questo punto è scattata la bufera. Come succede spesso ed è naturale, c’è chi si è schierato da una parte o dall’altra. Ma qui non è più una questione di sport, non è questione di dire era rigore o era fuorigioco, il goal era da dare o il fallo non era da fischiare: qui si va oltre lo sport. Tanti, specie i napoletani, ma anche molti altri, si danno da fare per sminuire l’accaduto, anzi a dire che non è accaduto nulla, che sono cose di calcio, che è normale insultare, che Mancini ha sbagliato a denunciare la cosa, doveva stare zitto, lasciar correre. La tipica omertà che ormai si è radicata a fondo nel nostro paese, che fa passare per giusto ciò che è sbagliato, che ammette la denigrazione, il fregarsene delle regole, del rispetto degli altri, dell’educazione.
Tanti a dire che anche Mancini ha fatto uguale nel 2000 quando Mihajlovic rivolse un insulto razzista a Vieira (con una differenza: non fu Mancini a insultare, glissò sulla cosa, che però rimane comunque sbagliata, dato che certi comportamenti non vanno tollerati in nessun caso), che è un ipocrita, che è furbo e cerca di affossare il Napoli per fargli perdere lo scudetto (quando si dice che si scade nel ridicolo e grottesco), che è colpa sua se Sarri ha insultato e che Sarri ha fatto bene a dirgli quelle cose.
E’ chiaro che non è più una questione di sport.
E’ chiaro che ormai si è perso il senso della misura e di come comportarsi, di che cosa significano rispetto e dignità.
Ci si indigna, ma non ci si meraviglia di certo. Come si può, quando si ha un presidente come Tavecchio che insulta neri, ebrei e omosessuali e poi dice “beh, perché ve la prendete? Che cosa ho poi detto di male?” Come si può, quando si hanno politici che sviliscono tutto, sono arroganti, prepotenti e se ne fregano dei diritti delle persone (e ci si domanda sempre come può, gente che non mai lavorato e non sa che cosa sia lavorare, fare le riforme del lavoro)?
Siamo in Italia, il paese dove tutto è concesso, ma ora basta: basta con aggressioni, sfangate, insulti, disonestà, provocazioni. Basta con il due pesi due misure, basta con questo modo di fare tipicamente italiano che protegge chi svilisce, insulta e manca di rispetto; basta col premiare i colpevoli e farla pagare a chi rispetta le regole.
Le cose devono cambiare, ma purtroppo è qualcosa di quasi impossibile, dato che è un retaggio culturale trasmesso da anni, è una mentalità fortemente radicata in tanti. E non riguarda solo lo sport (e se ne era già parlato).
Francamente, di tutte questo cose e modi di fare, ci si è rotti le palle di brutto.

L'Ultimo Potere - Recensione

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“Un libro indubbiamente particolare e ricercato, e come in questi casi non per tutti.
Niente mezze misure.
Un testo coraggioso, un autore che sarà odiato o amato, ma che di certo non lascerà indifferenti.”

Questo è l’incipit della recensione su L’Ultimo Potere scritto da Andrea Zanotti sul sito Scrittori Indipendenti (al seguente link si può leggere l’intero giudizio sul romanzo). Parole con cui mi trovo d’accordo, come il resto della recensione. Le scelte che ho fatto nello scrivere questa storia non hanno mezze misure e sono consapevole della strada intrapresa, perché non voglio essere un autore commerciale, che segue la massa e vi si adatta: sono un autore che scrive storie che abbiano qualcosa da raccontare, da trasmettere. Prendendo in prestito (e adattandola al mio contesto) una frase dal film Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, L’Ultimo Potere è il libro che i lettori meritano, ma non quello di cui hanno bisogno adesso.
Quanto scrivo non è facile, né accomodante, né politicamente corretto (una frase del Vangelo rende bene lo spirito che ho voluto trasmettere al testo: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono infatti venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.” Matteo 10,34-36) , ma non mi interessa, perché m’interessa scrivere di realtà benché usi degli elementi fantastici per farlo. Anche se vado controcorrente rispetto a quanto dicono tanti autori, case editrici, addetti al settore, percorro la strada che deve essere il lettore a cercare di raggiungere il livello dello scrittore, non lo scrittore che si deve adeguare al livello del lettore; perché se non si fa in questo modo, se ci si deve adeguare alla massa (specie alla massa italiana) si finisce con lo scivolare sempre più in basso e a dare sempre meno, riducendo le storie a cose insignificanti e banali. Di questo, purtroppo, ce n’è già in abbondanza e non ce n’è bisogno.

Alcune piccole note a margine. Le fonti d’ispirazione, come già scritto altrove, sono state diverse: ho riportato quelle che sono state le fondamenta dell’opera, ma non sono state le uniche. Prendendo spunto da quanto scritto da Andrea, come altri mi hanno fatto notare, ci sono somiglianze con la Torre Nera di Stephen King (specie nella questione Ka), anche se non è una cosa che ho voluto; evidentemente, inconsciamente ne sono stato influenzato e la cosa è stata trasmessa al testo (e dal mio punto di vista, non è un male, data la bontà del ciclo dedicato a Roland). Mentre invece è voluta una scena di combattimento che s’ispira a Ken il Guerriero e in particolare a Shu della Sacra Scuola di Nanto, maestro dello Stile dell’Airone Bianco e protetto dalla Stella della Benevolenza (ma non dirò qual è questa scena per non spoilerare: starà ai lettori scoprire qual è 😉 ).

Steins;Gate

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Steins;GateSteins;Gate è un anime del 2011, adattamento della visual novel giapponese sviluppata da 5pb. e Nitroplus e pubblicata per Xbox 360 il 15 ottobre 2009. Come altre storie (cinematografiche e cartacee) fa dei viaggi nel tempo il suo fulcro. Ambientato nel 2010 ad Akihabara, un famoso distretto di Tokyo, vede come protagonisti un gruppo di giovani capeggiati da Rintarō Okabe, che si definisce scienziato pazzo e si è ribattezzato col nome Kyōma Hōōin. Tutto inizia con Rintaro che trova una ragazza, Kurisu Makise, morta in una pozza di sangue; mandando un sms al suo amico Itaru “Daru” Hashida, avverte uno strano fenomeno dove tutte le persone attorno a lui scompaiono. Poco dopo incontra la ragazza viva e vegeta e scopre che l’sms inviato era arrivato una settimana prima. Non solo: il forno a microonde mobile creato da lui e i suoi amici è, in realtà, una macchina del tempo capace di inviare SMS nel passato e così modificare la storia. Inoltre il Sern di Ginevra è più del centro di ricerca sulle particelle subatomiche che tutti credono: è in realtà un’organizzazione che sta facendo delle ricerche sui viaggi nel tempo da diversi anni.
Da questo momento in poi il gruppo si troverà invischiato in un intrigo mondiale, con Rintaro che fa più volte dei salti temporali (ovvero manderà la sua coscienza del presente nel passato) per modificare gli eventi avvenuti.
Partito come spesso succede in tanti anime con il protagonista che fa il buffone e una storia con tratti leggeri e scene comiche, Steins;Gate rivelerà una trama e dei personaggi di grande profondità e drammaticità, mostrando il peso e il conflitto che certe scelte portano, di come una semplice decisione possa stravolgere la realtà di un’intera città o del mondo. Toccante e delicato, a tratti anche straziante, ben amalgama le vicissitudini personali e le teorie dei viaggi del tempo con numerosi riferimenti scientifici e alla cultura popolare di Internet: da John Titor all’IBM 5100, dal Sern al traduttore Google.
Opera che mischia fantascienza, thriller, comicità e una buona dose d’introspezione, con sottofondo la minaccia di una distopia, Steins;Gate non aggiunge nulla di nuovo al tema dei viaggi nel tempo e alla concezione che non c’è nulla di predeterminato (da Ritorno al Futuro ai primi due Terminator), come non mostra nulla di più del concetto di causa ed effetto (già visto nel film Frequency-Il futuro è in ascolto, per citarne uno); eppure è una bella storia, ben fatta e ben caratterizzata nei suoi personaggi, con puntate struggenti e malinconiche, a tratti rassegnate e disperate che ricordano le atmosfere di Donnie Darko.
Misterioso, enigmatico, investigativo, psicologico, Steins; Gate non delude lo spettatore per la sua complessità e i colpi di scena presenti specialmente nella seconda parte, molto profonda e matura. La trama, il suo sviluppo e i personaggi sono il suo punto forte; musiche e animazioni sono buone, anche se i capolavori sono altri. Una serie che merita di essere vista e che sa trasmettere emozioni, sentimenti, ma anche porre domande e quesiti su tante cose, dalla morale all’etica, dal fare la cosa giusta al perseguire i propri sogni, dalla conoscenza e dal potere alle conseguenze che essi possono avere se finiscono nelle mani sbagliate.

Firefight

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Firefight di Brandon SandersonFirefight è il secondo volume della serie degli Eliminatori scritta da Brandon Sanderson e siccome si parla dell’edizione tradotta in italiano, occorre subito fare un precisazione perché chi legge la copertina non venga fuorviato da questa frase: “Lo scontro tra le forze del buio e coloro che anelano la luce è appena cominciato”. Non ci sono forze del buio e forze della luce, non esiste nei romanzi di Sanderson una distinzione così netta tra bene e male; c’è la lotta tra gli Eliminatori e gli Epici, con i primi che si oppongono ai secondi per liberare l’umanità dalla tirannia di questi super esseri, ma questi ultimi non sono cattivi per scelta, i loro atti sono una conseguenza della corruzione dovuta all’uso dei loro poteri. Più gli Epici usano poteri per se stessi, più si allontanano dalla loro umanità, divenendo insensibili, spietati, brutali, completamente privi di morale e valori, salvo quello della supremazia sugli altri. Quindi, si ribadisce, gli Epici non sono forze dell’oscurità per scelta ma per conseguenza, soccombono a quella che viene definita oscurità, ma che in realtà è follia, corrosione della mente e dell’animo, come succede a chi subisce grossi traumi (per esempio i reduci di guerra). Inoltre gli Epici non sono divenuti tali per scelta (salvo sorprese nel prossimo romanzo), ma per avvento di Calamity (in questo romanzo si scopre qualcosa di più su cosa è, ma niente spoiler). Pertanto quanto riportato da Fanucci è fuorviante; d’accordo che si sarà reputato come un buon modo per attirare i lettori, ma è stato un reputare sbagliato e fatto male, che falsa la realtà del romanzo.
Dato che si è partiti con le critiche all’edizione italiana, si fanno subito notare i punti deboli di Firefight, gli stessi riscontrati in Steelheart, ovvero l’incomprensibilità di certi comportamenti in determinate situazioni: non è plausibile che una persona che sta per essere fulminata da una potente scarica elettrica si soffermi a guardare estasiato l’Epico che lo sta attaccando e pensi a quanto questo sia figo. D’accordo che questa serie è considerata young adult, ma c’è un limite all’adolescenzialità (e alla stupidità). Altro aspetto negativo, e che diventa fastidioso alla lunga, è il continuo usare metafore e similitudini da parte del protagonista (e non solo); il suo voler usare a tutti i costi questo modo di parlare diventa pesante e inverosimile.
Tolte queste pecche, Firefight si presenta come una buona lettura, ben strutturata, scorrevole, coinvolgente. Dopo lo scontro dei capitoli iniziali con l’Epico Sourcefield, la scena si sposta da Newcago a Babilor (Babilonia Rinata), quella che un tempo era Manhattan, con David, Tia e Prof che vi si recano per scoprire il motivo per cui Reagalia, l’Epico al comando, ha mandato diversi dei suoi simili a colpire gli Eliminatori. E’ chiaro a tutti che sotto c’è qualcosa, che può trattarsi di una trappola, ma il gruppo è deciso ad andare fino in fondo; senza contare che a Babilor c’è Firefight, la spia infiltratasi negli Eliminatori per ordine di Steelheart, di cui David è innamorato, convinto che lei non sia malvagia, che esista una possibilità che gli Epici non soccombano all’oscurità che ottenebra la loro mente. Su questo punto si deve scontrare con la risolutezza di Prof, convinto che Megan debba essere eliminata.
In un susseguirsi di scoperte, rivelazioni e combattimenti spettacolari, Firefight mostra una trama solida e piacevole, con Sanderson che per l’ennesima volta dimostra la sua capacità di creare mondi e ambientazioni: se in Steelheart Newcago era una città completamente d’acciaio, Babilor s’ispira all’antica Babilonia con i suoi giardini pensili, ricca di vegetazione dai sfrutti sgargianti che cresce all’interno dei palazzi grazie ai poteri di Dawnslight, anche se una buona parte della città è stata sommersa dalle acque controllate da Regalia (questo Epico domina all’apparenza meno duramente di Steelheart, pare più ragionevole e tollerante, e anche i suoi abitanti vivono in maniera più rilassata). Come nel volume precedente, anche in Firefigth sono variegati i poteri degli Epici incontrati dagli Eliminatori e particolari i loro punti deboli; molto interessante e ben congegnata la relazione che c’è tra questi ultimi e il passato dell’Epico, soprattutto i suoi traumi e le sue paure. Il finale ha un colpo di scena che fa presagire a un precipitare delle cose, ma allo stesso tempo lascia aperta la porta per la speranza e la possibilità di trovare una risoluzione alla piaga degli Epici.
Sanderson con Firefight dimostra la sua capacità di creare ambientazioni varie e particolari e storie con una trama solida e coinvolgente; non fosse stata concepita per un target d’adolescenti, la serie degli Eliminatori avrebbe potuto essere un’opera di maggiore qualità, intelligente e interessante, che purtroppo invece scade in certi momenti in banalità adolescenziali di cui si farebbe sinceramente a meno.

Azzurro, nuvole e nebbia

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Azzurro, nuvole e nebbia

L'Ultimo Baluardo

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I Figli di Armageddon primo romanzo di La Genesi di ShannaraSul forum di Writer’s Dream, in un 3D dedicato a L’Ultimo Baluardo, un utente (Niko), tra le altre cose, nel suo commento ha fatto notare che il brano ricorda molto l’atmosfera dei lavori del Verbo e Vuoto (a questo link un approfondimento sulla saga) e della Genesi di Shannara di Terry Brooks. La cosa mi ha fatto piacere perché significa che sono riuscito a fare un buon lavoro, dato che reputo quelle opere di Brooks ben fatte (specialmente la prima, la seconda un po’ meno e per un buon motivo): per me sono un buon esempio di mondo che va in rovina e della lotta contro le forze del caos e della distruzione. Riprendendo quanto ho scritto in risposta a Niko, da quei libri ho cercato di cogliere (come da altre opere di altri autori) tale spirito: Brooks rappresenta con Verbo e Vuoto la lotta eterna tra bene e male e ben mostra cosa sono i Demoni. Io dei Demoni ho dato una descrizione differente rispetto a lui, perché ho voluto mostrare qual è il potere dei Vizi e come agisce sulla natura umana.
La parte riguardo gli Spettri (il gruppo di bambini e giovani guidati da Falco nella Genesi di Shannara) è molto bella, la migliore insieme a quella di Tom Logan: la prima parte di I Figli di Armageddon è uno dei migliori lavori di Brooks, poi scivola, e non di poco, con la questione degli elfi; non mi è piaciuta per niente, ha sfruttato malissimo il materiale a disposizione e spiego anche il perché. Quando ho letto della comparsa degli elfi in I Figli di Armageddon, ho mandato a spendere l’autore perché ha rovinato un libro fino a quel punto ottimo. Brooks ha scelto la strada più semplice per immettere gli elfi nella saga Verbo e Vuoto e così creare il collegamento con Shannara, ovvero che sono sempre stati sulla Terra e così l’Eterea. Brooks con La Genesi di Shannara poteva cogliere l’occasione di creare il Divieto e l’Albero che tiene imprigionati i Demoni utilizzando l’indiano Due Orsi e il mondo degli spiriti, per esempio: da questo punto potevano nascere gli elfi e la saga avrebbe avuto un senso, un legame più profondo con il nostro mondo. Soprattutto, non avrebbe rovinato il senso di credibilità della saga: d’accordo che è narrativa fantastica (questa però non deve essere una scusa per scrivere sciocchezze), ma anche in esso bisogna mantenere una certa coerenza. Perché se il lettore si trova davanti qualcosa che incrina l’atmosfera, la sua immaginazione, allora si rovina quanto di buono fatto fino a un certo punto.
Dal mio punto di vista, Brooks, su questa scelta, non è difendibile: ha sbagliato per pigrizia. Poteva e doveva fare meglio per creare la congiunzione tra Verbo e Vuoto e Shannara: così ha buttato un’occasione, dimostrando la china sempre più discendente presa da Il Viaggio della Jerle Shannara in poi.
Dai romanzi precedenti La Genesi di Shannara si sa che gli elfi esistono dai tempi di Faerie, ma non è mai stato detto in quale forma: potevano essere per esempio solo spiriti, forze dedite a proteggere la vita, al servizio del Verbo. Se Brooks avesse usato meglio Due Orsi e i poteri del Verbo, avrebbe potuto mostrare la nascita dell’Eterea, del Divieto (non come elementi già presenti): un gruppo di umani (potevano essere Cavalieri del Verbo), attraverso un rituale, poteva creare i due elementi citati qui sopra accogliendo gli spiriti/elfi dentro di sé e sfruttando i loro poteri, venendone perciò modificati e divenendo così la manifestazione materiale degli elfi, assumendosi il compito di proteggere l’Eterea, impedire il ritorno Dei demoni (coloro che hanno ridotto in rovina la Terra) e prendersi cura del mondo, com’è nella natura elfica.
A mio avviso, la scelta che ho proposto è migliore di quella realizzata da Brooks: ha più senso, crea un legame migliore tra le due saghe e non è certo una soluzione difficile da trovare: bastava rifletterci solo un poco e sarebbe stata più funzionale e di gran lunga migliore di quella letta, che toglie credibilità al lavoro e sense of wonder.
Questo è il mio giudizio da lettore. Come scrittore ho evitato di fare simili errori, prendendo spunto e ispirazione da quanto di buono altri scrittori hanno fatto, cercando di cogliere lo spirito trasmesso nel loro lavoro e imparando da esso. Più che in L’Ultimo Baluardo (e di conseguenza in L’Ultimo Potere) (anche se se ne può avvertire la somiglianza), è nel romanzo successivo dei Tempi della Caduta, L’Ultimo Demone, che ho preso ispirazione da I Figli di Armageddon. Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta.