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Lo Straniero

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Un altro anno giunge al fine, a conclusione di un periodo non positivo. Per qualcuno le cose saranno anche andate bene, alcuni (specie i politici) dicono che le cose vanno bene, ma per chi sa vedere, le cose non stanno andando affatto bene: c’è una gran aggressività nella gente, una voglia di sopraffazione, di distruzione, che unite alla diffidenza verso l’altro, non può portare a nulla di buono. Si andrà incontro a una guerra? Forse, ma se si guarda, la guerra già c’è ed è dappertutto e aspetta solo di esplodere. Il brutto è che sembra che tanti non aspettino altro, vogliosi di sfogare i loro impeti distruttivi.
Quindi le prospettive di un futuro positivo non sono tante.
Ma per questo ci sarà tempo per parlarne e vedere come andrà a finire; nel mentre, lasciamo stare i nefasti scenari per dare spazio alle parole della bella canzone Lo Straniero di Georges Moustaki, e magari provare un po’ a sognare.

 

CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
SONO SOLTANTO UN UOMO VERO
ANCHE SE A VOI NON SEMBRERA’
CON GLI OCCHI CHIARI COME IL MARE
CAPACI SOLO DI SOGNARE
MENTRE ORAMAI NON SOGNO PIU’
META’ PIRATA META’ ARTISTA
UN VAGABONDO UN MUSICISTA CHE RUBA
QUASI QUANTO DA’
CON QUESTA BOCCA CHE BERRA’
DA OGNI FONTANA CHE VEDRA’
E FORSE MAI SI FERMERA’
CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
HO ATTRAVERSATO LA MIA VITA
SENZA SAPERE DOVE ANDARE
E’ STATO IL SOLE DELL’ESTATE
E MILLE DONNE INNAMORATE A MATURARE LA MIA ETA’
HO FATTO MALE A VISO APERTO
E QUALCHE VOLTA HO ANCHE SOFFERTO
SENZA PERO’ PIANGERE MAI
E LA MIA ANIMA SI SA
IN PURGATORIO FINIRA’
SALVO UN MIRACOLO ORAMAI
CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
SOPRA UNA NAVE ABBANDONATA
SONO ARRIVATO FINO A TE
E ADESSO TU SEI PRIGIONIERA
DI QUESTA SPLENDIDA CHIMERA E
DI QUESTO AMORE SENZA ETA’
SARAI REGINA E REGNERAI
LE COSE CHE TU SOGNERAI
DIVENTERANNO REALTA’
IL NOSTRO AMORE DURERA’
PER UNA BREVE ETERNITA’
FINCHE’ LA MORTE NON VERRA’
IL NOSTRO AMORE DURERA’
PER UNA BREVE ETERNITA’
FINCHE’ LA MORTE NON VERRA’

Dragnipur

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Anomander Rake e Dragnipur, protagonisti di I Segugi dell'OmbraDragnipur, per chi ha seguito la saga Malazan scritta da Steven Erikson, è la spada di Anomander Rake, creata da Draconus. Fin dalla sua prima apparizione in I Giardini della Luna (primo volume della serie) si è capito che non è una spada come le altre: Dragnipur incute paura al solo guardarla, emana un’aura inquietante e la morte avvenuta per il suo acciaio è tra le peggiori (al punto che Baruk, Alto Alchimista di Darujistan, preferisce consegnare la testa dei maghi traditori di Pale ad Anomander Rake piuttosto che il Tiste Andii li giustizi con la sua spada). Dragnipur, come ormai si è ben capito, non è una spada normale, ma è una con potere soprannaturale, capace di contenere un mondo al suo interno, dove finiscono tutti quelli uccisi da essa e ne vengono imprigionati, senza possibilità di uscita, incatenati e costretti a seguire un gigantesco carro. Tutto questo la rende una spada che pochi possono impugnare e tantomeno portare (se posata sulla pietra, il suo peso la fa crepare).
La sua creazione ha uno scopo ed è rivelato (almeno in parte) in I Segugi dell’Ombra: non si aggiunge altro per non rovinare la lettura del romanzo e privare il lettore di qualcosa di epico e grandioso.
A fronte di quanto scritto finora, una breve riflessione sul nome che le è stato dato è d’obbligo: non è stato qualcosa di casuale, basta osservarne l’etimologia.
Ammazzadraghi, la spada si gatsu in Berserk di Kentaro MiuraDrag, in inglese, tra i suoi significati ha “erpice pesante” e questo fa capire come questa spada, più che a tagliare, sia atta a frantumare, un po’ come l’Ammazzadraghi (la spada di Gatsu) in Berserk di Kentaro Miura (era un oggetto troppo grande per chiamarlo spada. Troppo spesso, troppo pesante e grezzo. Un enorme blocco di ferro.1). Ma non ci si ferma solo a questo: to drag in inglese significa, tra le altre cose, trascinare, tirare, proprio come fa chi è imprigionato all’interno della spada, costretto a tirare e spingere il carro, a trascinarsi dietro le ossa e le catene in un cammino senza fine.
Nip in inglese significa morso, freddo intenso e anche qui non è difficile cogliere quanto questo sia legato alla natura della spada: il morso della morte, il fatto che nel mondo all’interno della spada non ci sia certo caldo.
Tutto ciò fa capire il tipo di lavoro fatto da Erikson nella realizzazione della sua opera, quanto l’abbia curata e che attenzione ai dettagli ha dato. Per questo (e non solo) in Italia la saga Malazan meriterebbe da parte dei lettori una maggiore attenzione, a riconoscimento della professionalità e dell’onestà di questo autore (piccola provocazione: ma non è che, proprio a causa dell’onestà del modo di fare dell’autore, in Italia la saga Malazan non è riuscita ad avere un gran seguito, venendole preferita quella del furbetto Martin?)

1. Berserk Collection 1. Planet Manga maggio 2000. Kentaro Miura.

Redenzione

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Nella credenza cristiana, il Natale indica la nascita del Redentore, di colui, come già ben dice il nome, porterà redenzione per l’umanità intera.
Ma che cos’è la rendenzione?
Tanti hanno dato risposta a questa domanda e ognuno sceglie quella che più gli aggrada (e gli fa comodo), ma ritengo che quanto scritto da Steven Erikson in I Segugi dell’Ombra sia una buona strada da seguire.

«Sei stato tu, facendomi fare quello che abbiamo appena fatto». Si lasciò andare a un’aspra risata. «È strano, mi sento… redento. Che ironia, eh, Spin?».
Spindle si lasciò andare contro il muro della trincea e lentamente scivolò giù fino a sedersi nel fango. «Merda. Com’è possibile. E io ho fatto un sacco di strada alla ricerca di quello che tu hai fatto e hai trovato qui. Avevo bisogno di qualcosa, pensavo fossero risposte… ma non conoscevo nemmeno le domande giuste». Contorse il volto in una smorfia e sputò. «E continuo a non conoscerle».
Monkrat si strinse nelle spalle. «Anch’io».
«Ma tu sei stato redento». E quell’affermazione aveva quasi un sapore amaro.
Monkrat cercò di mettere ordine ai propri pensieri. «Be’, quando ciò che provi si fa strada in te, Spin, è come se redenzione assumesse un nuovo significato. A un tratto non hai più bisogno di risposte, perché sai che chi promette risposte dice solo stronzate. Sacerdoti, sacerdotesse, dei, dee. Solo stronzate, mi capisci?».
«No, c’è qualcosa che non va», obiettò Spindle. «Per essere redento, qualcuno deve redimerti».
«Ma forse non deve essere qualcun altro. Forse basta fare qualcosa, essere qualcosa, qualcuno, e sentire il cambiamento dentro di te; sei tu a redimere te stesso. E l’opinione degli altri non ha alcuna importanza. E tu sai di avere ancora tutte quelle domande, alcune giuste, altre sbagliate, e forse sarai in grado di trovare una risposta o due, o forse no. Ma non importa. L’unica cosa che importa è che ora tu sai che non c’entra nessun altro. Quella è la redenzione di cui parlo».

I Segugi dell’Ombra. Steven Erikson. Armenia 2015, pag.1181

Il Grande Fratello Cinese

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Dove vai, che cosa compri, chi vedi, quanti punti hai sulla patente… Il governo cinese sta mettendo in linea una banca dati che servirà per dare un voto ai singoli cittadini. Il giudizio finale su ciascuno sarà poi scambiato tra i vari enti pubblici e i “buoni” verranno premiati con una serie di facilitazioni. Se questa vi sembra una versione hi-tech del Grande Fratello di Orwell, non siete i soli, ma ciò non turba Pechino. L’iniziativa è stata battezzata Scs (Social credit system) e collegherà le informazioni possedute dalle banche, dai siti di e-commerce e dai social) integrandole in una valutazione complessiva; chi sarà promosso troverà lavoro più facilmente e godrà di servizi migliori. E, visto che il voto sarà di dominio pubblico, anche un padrone di casa o un partner sentimentale potranno servirsene per giudicare il carattere dell’inquilino… o dell’innamorato.
Pechino dà i voti. Focus 278 dicembre 2015, pag.113

Come già detto nell’articolo, tale sistema ricorda tanto quello del Grande Fratello di 1984 di George Orwell. Chi è al potere lo vede come una cosa positiva e anche tante tra le persone comuni possono vederla in questo modo, perché così, essendo tutto sotto controllo, maggiore sarà la sicurezza e si potrà vivere più tranquilli, più “tutelati”. Specie in un periodo dove alto è il rischio di terrorismo, il sapere tutto di tutti (e così nel caso intervenire) non può esssere che visto come una cosa dalla valenza positiva. Almeno così si può pensare.
Ma per l’essere tranquilli, non si tiene conto di un altro rischio: quello della cessazione della libertà. Libertà di parola, di espressione, di movimento. Se c’è qualcosa che dà fastidio al regime (perché è di questo che si tratta), si viene schedati, penalizzati, messi da parte. Quindi presto la gente, per non perdere punti nel sistema e di conseguenza privilegi, comincerà a fare liste di cose “buone” e cose “cattive”; allora ci saranno i libri che si possono leggere e quelli no, gli spettacoli che si possono vedere e quelli da evitare, i luoghi dove andare e non andare, quali idee seguire. In questo modo la gente verrà condizionata nelle scelte, nel modo di pensare e così non sarà più libera, perché sarà chi è al potere a decidere cosa è bene e cosa è male; naturalmente sarà bene tutto ciò che lo avvantaggia e fa il suo tornaconto e male ciò che va contro alla sua politica.
Quindi ci si pensi bene prima di esultare ed essere felici, perché il Grande Fratello non è un bene: è una prigione e anche qualcosa di peggio. Per la sicurezza e il vivere tranquilli non si può sacrificare la libertà: è un bene troppo prezioso.

L’Occhio del Golem

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L’Occhio del GolemSono trascorsi pochi anni da quando Nathaniel ha sventato il piano di Lovelace, salvando il Primo Ministro e tutto il governo inglese. Ora è un adolescente che sta facendo una rapida carriera tra le cariche istituzionali, godendo dell’appoggio di esponenti di spicco; dinanzi a sé ha un avvenire radioso e non teme le invidie e le macchinazioni dei colleghi che non aspettano che un suo errore o una sua debolezza per colpirlo e screditarlo, acquisendo così lustro a suo discapito.
Sicuro dei suoi appoggi, Nathaniel non si cura di simili attacchi, fino a quando la sua posizione non è più tanto salda a causa di un misterioso nemico che colpisce il cuore di Londra con attacchi mirati e devastanti: le indagini non portano risultati e nessuno sa da che parte andare a parare. E mentre si pensa che sia opera della Resistenza, un gruppo che già in passato ha colpito il governo, Nathaniel invoca di nuovo Bartimeus per trovare una soluzione al problema. È il jiin a scoprire che gli attacchi sono fatti da un golem, ma tra i suoi colleghi pochi ci credono, reputando i golem scomparsi da quando Praga è stata conquistata dall’Inghilterra. Nathaniel viene inviato a Praga in cerca di prove e lì scoprirà una vecchia conoscenza e parte di qualcosa di più grande che si nasconde proprio tra quelli che lavorano con lui.
In parallelo a queste vicende si sviluppano quelle che vedono come protagonista Kitty Jones, una giovane già incontrata da Nathaniel in passato e che fa parte della Resistenza, decisa a colpire i maghi per quello che hanno fatto a lei e a un suo amico e per le ingiustizie che perpetrano ai danni delle persone comuni.
Jonathan Stroud con L’Occhio del Golem, dopo L’amuleto di Samarcanda, ritorna a narrare le vicende di Nathaniel e Bartimeus  con il solito mix di azione, intrighi, mistero e l’immancabile ironia pungente del jiin, dove i maghi non fanno nulla per risultare simpatici; è soprattutto con Kitty, una comune, che viene mostrato quanto il sistema creato dai maghi sia iniquo e quanto loro siano arroganti e spregevoli, volti solamente a pensare a se stessi e al potere d’accumulare, specchio di un impero che sta sempre più decadendo.
Stroud realizza un altro buon romanzo, ricco d’intrighi e colpi di scena, ambientando le vicende a Londra e a Praga, riuscendo a creare alle volte un bel connubio tra horror e comicità (da brividi quando la tomba di Gladstone viene violata e l’afrit a sua guardia prende possesso dei resti mortali che deve difendere, e da sbellicarsi dalle risate quando lo scheletro posseduto dalla spirito va in giro per Londra a far ruotare le anche e schioccare le dita come se fossero nacchere in balletti talmente grotteschi da essere divertenti).

E si meravigliava della loro incredulità

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“E si meravigliava della loro incredulità” (Marco 6,6). Questa è una frase del Vangelo quando Gesù rimane sbalordito dinanzi all’atteggiamento della gente per il suo modo di fare. Nonostante i miracoli, i segni a supporto dell’insegnamento dato, la gente non credeva a quello che diceva. Gesù aveva un bel daffare a spiegare, cercare di far comprendere quello di cui parlava, ma niente: la gente non ci arrivava, non riusciva a vedere. O non voleva vedere, ponendo un forte rifiuto a quello che sarebbe stato altrimenti un cambiamento del loro modo di vivere. Un modo di vivere che dava tanti patemi, che creava catene, pesi e ostacoli, di cui ci si lamentava; un modo di vivere che non era il massimo, ma che si era disposti a difendere a spada tratta, anche a uccidere, proprio poi come accadde a Gesù (i mandanti furono scribi, sommi sacerdoti, gente di potere che vedeva minato il proprio potere, ma anche la folla ignorante ebbe le sue colpe, dato che si fece strumentalizzare e usare da essi).
Sono passati i secoli, ma la storia si è sempre ripetuta: chiunque mostrava le cose come stavano, o smascherava una realtà falsata, o veniva ignorato (se andava bene ) o veniva perseguitato; pochi ascoltavano e seguivano la verità mostrata. C’è sempre stata una costante in tutto ciò: lo sbalordimento di come tanti non vedano/non vogliano vedere le cose come stanno. Come si fa a essere ciechi di fronte all’evidenza? Oppure l’evidenza viene vista ma viene volutamente ignorata, fregandosene come se niente fosse?
Eppure non è come se niente fosse.
La Prima Guerra Mondiale poteva essere evitata ed era chiaro che se fosse scoppiato un conflitto di quella portata, sarebbe stata una rovina di portata enorme. Eppure ce se ne è fregati, come se milioni di morti, nazioni distrutte e impoverite non facessero nessuna differenza.
Anche la Seconda Guerra Mondiale poteva essere evitata, Hitler poteva essere fermato. Ma i tedeschi avevano troppa voglia di rivalsa verso gli altri paesi europei per vedere con che pazzo avevano a che fare e dove li avrebbe portati (o se lo hanno visto, se ne sono fregati). E le altri nazioni se ne sono rimaste ferme a guardare le aggressioni portate ai vicini, intervenendo troppo tardi, quando si sono ritrovate attaccate e minacciate.
In tutte le occasioni c’è sempre qualcuno che mette in guardia la gente, con anche prove, fatti che dimostrano quanto viene detto, ma spesso si viene ignorati. Un esempio riguarda il clima e come esso venga influenzato e modificato dall’inquinamento, portando gravi danni al pianeta: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma vengono ignorati, specie dai grandi delle nazioni (come la Cina) che per continuare a far fiorire la propria economia non vogliono avere regole da rispettare. Poco importa se i ghiacci si sciolgono, il clima si surriscalda, aumentano i periodi di siccità, aumentano le persone con problemi respiratori e di allergie (solo per fare qualche esempio).
Cosa dire poi di trasmissioni come Report e Presa Diretta, che mostrano la realtà italiana, con tutti i suoi misfatti, le cose che non vanno, che portano prove concrete a dimostrazione di quello che dicono e nonostante questo c’è chi non vuole vedere o addirittura nega la realtà.
Ottusità mentale? Malafede? Incapacità di vedere? Ostinazione a non voler vedere? Dover difendere i propri interessi?
Le possibilità possono essere diverse e tutte portano allo stesso risultato: la non comprensione della verità. E quando si arriva a questo punto, si capisce davvero il significato delle parole del Vangelo. E si meravigliava della loro incredulità. (E ci si domanda se vale la pena darsi da fare per una massa così limitata e ignorante).

Invasione Anno Zero

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Invasione Anno Zero, romanzo di fantascienza di Harry Turtledove Invasione Anno Zero è un romanzo di fantascienza di Harry Turtledove che rivisita la storia della Seconda Guerra Mondiale con l’immissione di un’invasione aliena. La Razza, composta d’individui che sono rettili pensanti e con una tecnologia avanzata, dopo aver conquistato altri due pianeti, per espandere il suo Impero decide d’annettere anche la Terra, che chiama Tosev. Con le sue astronavi stellari, dopo un lungo viaggio in cui i suoi membri sono rimasti ibernati, sbarca su una Terra dilaniata da uno dei suoi conflitti più tremendi. Il suo arrivo sconvolge gli equilibri, in un’avanzata che li vede procedere facilmente per via della tecnologia e delle armi migliori. Tedeschi, russi, inglesi, americani, vedono le loro forze venire sbaragliate con facilità. Ma la Razza non ha la preparazione e l’adattabilità dei soldati terresti, soprattutto non è abituata al clima terrestre, specie nelle regioni più fredde, e questo non è un impedimento da poco.
Alleanze inaspettate prima del loro arrivo si creano, con gli umani che fanno fronte comune contro l’alieno invasore, anche se ci sono popolazioni che si sottomettono al loro dominio, come l’Italia, o altri come gli ebrei in Polonia che si rivolgono a loro per sopravvivere all’orrore nazista.
Turtledove, con grande perizia, in Invasione Anno Zero crea una storia credibile e immette l’elemento fantascientifico in maniera naturale, caratterizzando ottimamente le varie parti in causa, analizzando il loro modo di fare, i loro punti di vista, studiando le diversità fisiche e di pensiero, come il contatto tra le due razze porti vicendevole influenza. Sì, perché umani e rettili si studiano a vicenda, cercando di conoscere le diversità e i punti deboli, così da trarne un vantaggio.
Invasione Anno Zero non è solo un romanzo di guerra, ma anche una storia dove vengono messe a confronto tante diversità, dati i molteplici personaggi che Turtledove mette in campo, rendendo il tutto davvero vario e affascinante.

I Segugi dell'Ombra

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Anomander Rake e Dragnipur, protagonisti di I Segugi dell'OmbraDella prima parte di I Segugi dell’Ombra aveva già parlato qui. Ora, con la nuova edizione da parte di Armenia dell’ottavo libro della saga Malazan di Steven Erikson, la lettura è stata conclusa ed è possibile dare un giudizio su quest’opera. Che si mantiene sugli alti livelli cui lo scrittore canadese ha abituato i lettori. Non è esente tuttavia da pecche: benché quanto Erikson scrive sia profondo, faccia riflettere, alle volte diventa troppo lungo; un dilungarsi che rallenta il ritmo, divaga. Meno filosofia in certi punti avrebbe reso maggiormente godibile I Segugi dell’Ombra; ciò comunque non toglie la bontà e la grandiosità dell’opera.
Come grandiosa è la figura di Anomander Rake, il centro delle vicende che si stanno verificando a Darujhistan: è in questo libro che si scoprono le ragioni del suo agire, dei piani a lungo preparati e ora attuati. Nulla è stato lasciato al caso, tutto va come lui ha pianificato. Il suo è stato un cammino lungo e solitario, portando sulle spalle il peso delle scelte fatte, spesso incompreso anche dalle persone a lui più vicine. Scelte che ha fatto non per sé, ma per gli altri, per dare una salvezza al proprio popolo, per risollevarlo dallo stato in cui è caduto. Nei libri letti finora si era capito la levatura di questo personaggio, intuendo quale sarebbe stato il suo fato (e che fato: grandioso, epico.)
Ma non è solo di Anomander Rake che viene svelata la verità: si scopre anche la natura della spada Dragnipur, l’arma che il Tiste Andii porta sempre sulla schiena. La spada creata da Draconus con all’interno un mondo, dove chi viene ucciso da essa finisce incatenato a tirare un gigantesco carro. Un fato all’apparenza crudele e un’arma all’apparenza malefica, ma con un intento nella sua creazione e uno scopo che solo leggendo lo si potrà (almeno in parte) comprendere. Una cosa si può dire senza spoilerare: arma e Tiste Andii sono legati tra loro in un cammino che li porterà insieme alla meta e a condividerne il finale.
Benché la trama di Anomander Rake e Dragnipur sia quella principale, altre in I Segugi dell’Ombra troveranno risoluzione. Harllo, figlio di uno stupro, finito per la cattiveria e dispetto di un ragazzo poco più grande di lui in miniera, riuscirà a compiere un piccolo miracolo e risanare una ferita che sembrava insanabile.
Cutter, Rallick Nom e Torval Nom faranno le loro scelte: alcune porteranno a rotture e separazioni con il passato, altre faranno riavvicinare.
Barathol Mekhar e Scillara troveranno il loro posto, non senza tribolazioni.
Hood, Trono d’Ombra, Cotillion, continueranno a fare le loro comparse e ad avare un ruolo in una vicenda fatta d’intrighi e scontri maestosi.
Nimander e il suo seguito avranno la resa dei conti ricercata.
Si scoprirà l’identità del Dio Morente e di Viaggiatore.
Il Redentore, in apparenza così debole, avrà un ruolo decisivo per la conclusione della storia.
E poi ci sono Karsa Horlong, i Segugi, Kaladan Brood, Kallor, Iskaral Pust, Kruppe, i Malazan, in una vicenda ricca d’intrighi, colpi di scena, morti strazianti e salvataggi insperati.
Erikson si mantiene sempre sui suoi soliti livelli, con brani di grande bellezza e profondità, come il seguente.
Molti adulti, nell’immobilità indurita degli anni, sviluppano una paura di luoghi in cui non sono mai stati, sebbene anelino a qualcosa di diverso nella loro vita, a qualcosa di nuovo. Ma questo qualcosa di nuovo è un mondo del fantastico, un mondo privo di forma in risposta a desideri vaghi ed è definito tanto quanto dall’assenza presenza. È un’evocazione di emozioni e bramose fantasie, che possono o non possono possedere una geografia specifica. Raggiungere un luogo simile richiede una successione di rotture con la propria situazione attuale, un tentativo sempre traumatico, e al completamento, ecco che appare all’improvviso la paura. (1)
Se ancora fosse necessario dirlo, I Segugi dell’Ombra è un ottimo romanzi, magari alle volte un po’ lento e dispersivo, ma ricco di trame, personaggi, epicità, aggiungendo a questa grande avventura una riflessione non indifferente su che cos’è la redenzione.

Una nota sull’edizione italiana. A differenza dell’edizione precedente, si è riscontrato un certo numero di refusi (diverse decine). Segnalati gli errori alla casa editrice, Armenia, ringraziando, ha preso visione della cosa, asserendo che le segnalazioni effettuate saranno utilizzate per effettuare le correzioni nel volume alla prima ristampa che verrà fatta.
1. I Segugi dell’Ombra. pag. 757

La (di)sfida di L'Ultimo Potere

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Sul sito Scrittori Indipendenti c’è la possibilità per gli scrittori esordienti e autopubblicati di presentare i propri lavori, sfidando opere più famose; un modo diverso, anche un po’ scherzoso, per mettersi in mostra, parlare di cosa si è scritto, di cosa si è voluto dire con le opere realizzate.
Per chi fosse curioso di vedere chi ho voluto sfidare con L’Ultimo Potere e che cosa ho combinato in questa presentazione, a questo link si può trovare risposta (sì, sono andato un po’ sopra le righe, perché bisogna anche saper scherzare, giocare sopra certe cose, anche per non dare sempre la stessa immagine e atrofizzare così l’attenzione di chi legge. Sempre però rimanendo fedeli a quello che si è e si pensa 😉 ).