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Il magazzino dei mondi 2

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L'uomo dei sogni

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L'uomo dei sogniRay Kinsella è un agricoltore di mais dell’Iowa e vive una vita tranquilla assieme alla moglie e alla figlia. Almeno fino a quando una voce non comincia a parlargli e a convincerlo a costruire sulla sua terra un campo da baseball; all’inizio incredulo, ma la frase “Se lo costruisci, lui tornerà”, lo spinge ad agire. All’apparenza una pazzia, come può sembrare una pazzia quando comincia a vedere grandi giocatori del passato, come Shoeless Joe Jackson, spuntare fuori dalle file del mais e venire a giocare sul suo campo. Quanto sta vivendo sembra un sogno, un ritorno della sua infanzia, dell’età in cui i sogni sembravano poter trovare realizzazione e tutto poteva accadere. Ma il suo compito non è concluso e perché abbia realizzazione deve trovare altre persone come Terence Mann (uno scrittore ritiratosi a vita privata e deluso dal mondo) e Archibald Graham (ex giocatore di baseball diventato medico e benefattore). Ed è dopo quello che è un viaggio di scoperta, che riesce a rivedere suo padre, John Kinsella, morto da tempo e con il quale i rapporti si erano interrotti quando era adolescente: è sul campo di baseball che i due si ritrovano a giocare insieme e a ritrovare quel legame che credeva perduto, dando risoluzione a quei sensi di colpa e a quelle incomprensioni che lo avevano seguito per buona parte della vita, capendo che la voce che sentiva era la propria e che si riferiva al suo desiderio di rivedere il padre.
Film del 1989 di Phil Alden Robinson con Kevin Costner nella parte del protagonista, ispirato al romanzo Shoeless Joe di W.P.Kinsella, L’uomo dei sogni (Field of dreams) è una storia poetica, se si vuole una favola moderna, che porta alla riscoperta delle proprie radici, ma soprattutto di ritrovare la capacità di sognare che crescendo si è andata perdendo. Un film che sa di buono, capace di far riscoprire speranza e fiducia in un mondo (come mostrato dal fratello della moglie di Ray) che bada solo ai soldi e al profitto, che fa della fantasia e dei sogni un elogio forte e ben realizzato.

Forze Ancestrali

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Forze ancestrali“Forze ancestrali” è un romanzo fantasy di Andrea Zanotti autopubblicato, primo volume della trilogia Mondo Uno. In un universo antico, dove gli dei sono una presenza reale, il figlio del dio Asul, Samael, sta tornando per imporre il suo dominio; avvisati del suo ritorno dal Reietto, Orso Silente, LamaVeloce e CorvoRosso, capo della tribù dei Corvi della Sabbia, un piccolo gruppo, guidato da quest’ultimo, si mette in viaggio per avvisare i popoli del pericolo e prepararsi per fermarlo. Bello il modo in cui viene scoperto il ritorno di questa antica forza, con le tribù che ricordano i nativi americani e le loro tradizioni, la storia procede alternando momenti di stanca (specie quando si ha a che fare il Regno dei Ranovoi e il Senato Hoilos e i contrasti politici interni) ad altri veramente ben fatti (buona la parte di Hristo, Dotto dell’Accademia di Varianopoli, imprigionato per essere sacrificato al dio Moloch).
La caratterizzazione dell’ambientazione e delle divinità in gioco (le forze ancestrali del titolo) sono il punto di forza del romanzo, rendendo la trama meritevole d’essere letta. Superato lo scoglio dei primi capitoli, che risentono di una certa pesantezza descrittiva, la storia procede con ritmo; uno scoglio che può essere un limite per i lettori abituati allo stile attuale, come può essere quello di Martin o Abercrombie, dato che si rifà a uno stile aulico usato da autori come Howard e Tolkien. Ed è un peccato, perché la storia che sta alla base dell’opera è valida, riecheggiante di sfide antiche ed epiche; come sono validi i contrasti, le lotte tra la religione che vuole imporre un unico dio, sopprimendo i culti di tutte le altre divinità.
Una nota a margine, dopo aver parlato della trama e dello stile, va fatta sulla punteggiatura, specie per quanto riguarda l’uso delle virgole spesso inappropriato, che può influire sulla lettura e a cui occorrerà prestare maggiore attenzione.
In conclusione, Forze Ancestrali è una buona storia, che può essere resa migliore, specie per quanto riguarda la parte iniziale, con qualche modifica all’approccio delle descrizioni e all’uso della punteggiatura.

Sulla strada

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Sulla stradaSulla strada è un romanzo di Jack Kerouac pubblicato nel 1957 con protagonisti Sal Paradise e Dean Moriarty (in realtà l’autore e l’amico Neal Cassady) ambientato verso la fine degli anni quaranta. Suddiviso in cinque parti, racconta i viaggi da una parte all’altra dell’America (Denver, San Francisco, New York, Chicago), Sulla strada è un continuo spostamento tra viaggi in autobus, auto, autostop, a piedi, dove ci si spinge sempre ad andare oltre, a vivere al massimo, a darci dentro. Se in apparenza può apparire qualcosa di caotico, senza una trama ben definita, in realtà il romanzo è ben rappresentativo di una generazione in cerca di un qualcosa che desse un senso alla vita, che facesse trovare dei valori diversi da quelli che la società aveva dato fino ad allora. Nelle sue pagine si legge la disillusione, la perdita di fiducia verso la società, le istituzioni, mostrando attraverso un viaggio continuo la desolazione e l’alienazione del sottoproletariato americano di quegli anni. Se i continui spostamenti possono essere qualcosa di ripetitivo (fatti di scarsezza di fondi economici, alcool, droghe, avventure sessuali e dissertazioni filosofiche alle volte astruse), in quello che c’è dietro si trova un’anima tormentata da un disagio, da un’ansia che mostra quanto può essere vuota la vita vissuta, sempre in cerca di qualcosa che non soddisfa mai quel bisogno a cui non si riesce a dare un nome, ma che non fa trovare pace, che spinge sempre a correre, proiettati verso una meta che non si sa nemmeno qual è, ma nella quale si ha l’illusione di poter trovare una risposta, una soluzione a un vuoto che pare non si possa mai colmare.

Una luce nel buio

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una luce nel buio

Spider-Man Il Regno

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Spider-man Il RegnoSpider-Man Il Regno è un lavoro realizzato da Kaare Andrews nel 2007 e ambientato in uno dei futuri possibili del mondo Marvel. Un futuro dispostico che in alcune parti ricorda lavori del passato come Watchmen e V for Vendetta: non ci sono più supereroi o supercriminali, è vietato indossare maschere e passamontagna, c’è un sistema chiamato il Regno che sorveglia le strade applicando con pungo di ferro una legge restrittiva. In più sta per essere lanciato un sistema laser chiamato Ragnatela che proteggerà la città di New York da qualsiasi attacco terroristico, ma impedirà ai suoi cittadini di uscirne, salvo rare eccezioni; un esempio dove per la sicurezza e la tranquillità viene sacrificata la libertà, con l’informazione che è asservita al potere invece che al ricercare la verità e mostrare i fatti.
In questo contesto vive un Peter Parker invecchiato e sconfitto dalla vita, impegnato a sopravvivere come quando era giovane ma che ha abbandonato la lotta, non vestendo più i panni di Spider-man. Un vecchio rassegnato che tira avanti da un lavoro all’altro, perseguitato dal senso di colpa verso le persone a lui care e dal fantasma di Mary Jane (il modo in cui l’amata è venuta a mancare ricorda quanto accaduto alle fidanzate del Dottor Manhattan di Watchmen e dell’Hulk di Peter David in Parole Amare). Fino a quando alla sua porta ricompare J.Jonah Jameson per destarlo dal torpore in cui è caduto e fargli di nuovo indossare la maschera per combattere il sistema di bugie e la dittatura che hanno fatto marcire la città.
Così Peter Parker si ritrova a fare i conti con il suo passato, costretto ad affrontare il peso delle scelte fatte ma anche nemici fatti tornare da un sistema manipolatore che mostrerà la vera faccia che si nasconde dietro di esso.
Spider-Man Il Regno è una storia densa e profonda, ben realizzata con un tratto e dei colori che sono espressivi delle atmosfere e degli stati d’animo cupi dei personaggi, con il tema del veterano sconfitto che si rialza che ricorda il Batman di Frank Miller nel Ritorno del Cavaliere Oscuro. Ma benché forte, non è questo il tema principale dell’opera, quanto l’anima che da sempre caratterizza Spider-man: la responsabilità.
È questo il motivo per cui Spider-man è un supereroe fondamentale. Abbiamo tutti poteri e responsabilità.” Ha detto Andrews in un’intervista del 2002. Ed è questo purtroppo nella società attuale che tanto manca, dove tanti si lavano le mani di quello che accade, fregandosene delle conseguenze del loro non fare niente, quando invece basterebbe fare la propria parte perché le cose andassero un po’ meglio. Di esempi, anche recenti, ce ne sono davvero tanti; per questo una bella lettura di Spider-man non farebbe male.

Big Snow: disagi, disservizi e limiti della tecnologia.

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Danni Big SnowBig Snow con il suo carico di neve ha portato disagi e disservizi, mostrando i limiti della tecnologia.
Già le grosse nevicate di tre anni fa avevano portato disagi in Emilia Romagna, ma non a questo livello, almeno non nella provincia di Bologna. Il tutto è stato causato da una neve particolarmente pesante che ha portato alla rottura e alla caduta di grossi rami e alberi; ci sono state strade interrotte, auto danneggiate, linee telefoniche ed elettriche saltate, intere aeree dove non c’era campo per i cellulari (qualsiasi gestore si avesse), in alcuni casi ci sono state località rimaste senza acqua, decine di antenne tv si sono piegate e spezzate.
La mancanza di elettricità ha messo fuori uso tutte quelle tecnologie che sono diventate così di uso comune nella vita quotidiana: cellulari e smartphone (una volta scaricati, impossibile ricaricarli), pc, televioni. Ma essendo il superfluo, queste sono le cose meno importanti, perché senza energia elettrica si è rimasti senza riscaldamento (senza luce si poteva andare con le candele) a meno che non si avessero stufe a pellet o a legna, e il cibo conservato in frigoriferi e freezer dopo diversi giorni senza che gli elettrodomestici funzionassero cominciavano a scongelarsi e ad andare da male.
Riuscire a contattare i numeri di pronto intervento degli enti dei servizi elettrici e telefonici è risultata essere un’impresa: parlare con un operatore per segnalare guasti o situazioni di pericolo è stato qualcosa di quasi impossibile, riuscendoci solo dopo due/tre giorni, arrivando per questo a contattare altri numeri di emergenza (quali carabinieri e vigili comunali) per segnalare i fatti e sentirsi dire di portare pazienza, che si stava facendo tutto il possibile e di stare tranquilli.
Nel mentre che si aspettava che i vari servizi tornassero operativi e si cercava di tamponare i danni (a esempio puntellare alberi caduti in parte perché non cadessero sulle varie linee),  lo spalare la neve ha tenuti impegnati per diverse ore, sia quella che cadeva dal cielo, sia quella che continuamente gli spazzaneve gettavano nei cortili e contro i cancelli. Passi il fatto che in città non si sa dove mettere la neve, ma in aperta campagna questa cosa è sintomo o di limitatezza mentale o di cattiveria, perché tra un’abitazione e l’altra c’è mezzo chilometro e si ha a disposizione molto spazio dove depositare la neve tolta dalla strada: premere una leva o un tasto per spostare l’inclinazione della pala non è un gran dispendio d’energia, occorre solo un minimo di attenzione. Va fatto notare che i passi carrai vanno lasciati liberi: se si blocca il passaggio s’incorre in una sanzione, senza contare che si paga una tassa su di essi e per questo se ne deve avere il beneficio. Gli operatori addetti alla pulizia della strada dalla neve o non conoscono questa regola o se ne infischiano; se gli viene fatto notare, rispondono sgarbatamente, ed è una cosa reiterata, dato che tutte le volte che nevica, la storia regolarmente si ripete. Se si fa notare la cosa ai vigili, come risposta si ottiene che è compito del cittadino tenere libero il passaggio carraio a lui intestato e che non è responsabilità di chi pulisce la strada stare attento a non ostruirli.

Big Snow è stata una nevicata non da poco: come già scritto, non ha raggiunto i quantitativi delle nevicate di tre anni fa, ma come danni e disagi le ha superate, al punto che in diversi comuni sono state aperte delle unità di crisi e si sono attrezzate strutture per accogliere le persone e non farle dormire al fredde. E questo porta a un altro problema: molte località ora sono quasi deserte e, senza allarmi e sistemi di sorveglianza, i ladri vanno a nozze.
Non si fosse ancora consapevoli, la natura dimostra ancora una volta i limiti dell’essere umano e le mancanze dei sistemi da esso creati, dell’efficienza dei suoi mezzi e dei limiti di quella tecnologia che spesso viene vista come risoluzione a tutto, ma che basta poco per mettere fuori uso.
Di fronte a certi eventi non si può fare molto, ma se, come accadeva una volta, si facesse più manutenzione (non si tagliano più rami e alberi dove passano linee telefoniche ed elettriche), certi disagi sarebbero limitati. Invece, con la smania di voler risparmiare e non investire in prevenzione, ci si trova a pagare uno scotto (sia in termini di disagio, sia in termini economici) più alto.

La qualità dei prodotti e il mondo dell'economia

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Sulla strada «Come, Sal, ti rendi conto che gli scaffali che fabbricano oggigiorno si spaccano sotto il peso dei soprammobili dopo sei mesi o comunque se ne vanno in pezzi? La stessa cosa con le case, la stessa cosa con i vestiti. Questi bastardi hanno inventato materiali plastici con i quali potrebbero costruire case di durata eterna. E i copertoni. Gli americani si uccidono a milioni ogni anno a causa delle gomme difettose che sulla strada si surriscaldano e scoppiano. Potrebbero produrre gomme che non scoppiano mai. Lo stesso col dentifricio. C’è una certa resina che hanno inventato e non vogliono farla vedere a nessuno, che se la mastichi da bambino non ti viene più carie per tutto il resto dei tuoi giorni in terra. Idem con i vestiti. Sono in grado di fabbricare stoffe che durano in eterno. Preferiscono fare merci a poco prezzo così tutti continueranno a lavorare e a metterci la firma sotto l’orologio marcatempo e a organizzarsi in sindacati malinconici e ad affaticarsi qua e là mentre la gran camorra che continua a Washington e a Mosca.» (1)

Sono le parole pronunciate da Dean Moriarty, uno dei personaggi di Sulla strada scritto da Jack Kerouac. Un personaggio sopra le righe, spesso un po’ fuori, ma nel discorso che fa al suo amico Sal, il protagonista, c’è della verità e riguarda le scelte dell’economia per permettere che il consumismo e i mercati continuino a essere. Studi hanno evidenziato che già dopo la Grande Depressione era stato deciso che i prodotti dovessero essere realizzati con materiale più scadente per far sì che questi avessero un tempo di vita limitato e così le persone ne acquistassero dei nuovi, permettendo in tal modo al mercato di avere un continuo scorrere di vendite. Un ricircolo che sarebbe avvenuto con l’arrivo delle innovazioni, ma che magari sarebbe stato più lento da quello desiderato da chi tirava le fila dell’economia e voleva ottenere guadagno; in questo modo invece, con prodotti da sostituire, si è spinta la gente a comprare quelli nuovi, cosa che magari invece non avrebbe fatto se i vecchi fossero stati ancora funzionanti, dato che non si vedeva la necessità del cambiamento.
Ora le cose sono un po’ cambiate, molte persone, specie con le tecnologie quali smartphone, iphone, vogliono avere sempre l’ultimo prodotto, anche se quello che possiedono è ancora in buono stato. Ma rimane il fatto che non vengono scelti i materiali migliori per la realizzazione di quello che si usa, bensì materiali di livello inferiore, sia per spendere meno (e così poi avere più guadagno, dato che il prezzo d’acquisto non cambia) sia per permettere che non ci sia ristagnazione del mercato, così che le vendite continuino a creare un utile.

1. Sulla Strada. Jack Kerouac. La Biblioteca di Repubblica, 2002. pag. 171

Nel segno della pecora

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nel segno della pecora Erano gli anni dei Doors, dei Rolling Stones, dei Byrds, dei Deep Purple, dei Moody Blues. C’era qualcosa di esaltante nell’aria, si aveva l’impressione che bastasse una spallata per far crollare tante cose. Bevevamo cattivo whisky, facevamo goffamente sesso, ci perdevamo in discussioni sconclusionate, ci scambiavamo libri… cosí passavamo le nostre giornate. E intanto su quei maldestri anni Sessanta calava scricchiolando il sipario. (1)

Con queste poche parole Haruki Murakami in Nel segno della pecora riesce a descrivere l’atmosfera che si respirava alla fine degli anni ’60. E il protagonista, pubblicitario trentenne (di cui non si conosce il nome, perché i nomi sono per le cose fisse, come l’autore fa dire a un personaggio, mentre l’uomo è un costante mutamento) ben rappresenta l’andare alla deriva e il perdersi di quel periodo. Se si osserva, di nessuno dei personaggi si conosce il nome, tranne che di Jay, proprietario di un bar; si può dire che è l’unico punto fermo, l’unico punto dove il protagonista e il suo amico Sorcio sanno di poter trovare rifugio.
La vita che conduce il protagonista è un tirare avanti giorno per giorno, senza sogni, senza obiettivi, con un matrimonio fallito alle spalle, una fidanzata con cui non ci sono progetti in atto e un lavoro che gli permette di vivere ma che non lo esalta. Murakami con il suo tratto tipico mostra la quotidianità della gente comune, fatta di gesti che si ripetono, che va avanti uguale, con al massimo qualche scossone o imprevisto.
Ed è proprio l’inaspettato che giunge a stravolgere l’esistenza monotona che conduce il protagonista, facendolo nel modo più strano: una foto di un paesaggio montano, dove pascolano delle pecore. Nulla d’eccezionale, se non che tra quelle pecore ci sia una pecora che non appartiene a nessuna specie, una pecora speciale, ricercata a lungo da un potente uomo politico conosciuto come il Maestro. Il protagonista così si troverà coinvolto nella sua ricerca, intraprendendo un viaggio difficile accompagnato dalla sua fidanzata (dotata di un particolare sesto senso che lo porterà sulla strada giusta) che lo porterà in un vecchio hotel a conoscere il Professor Pecora e la sua particolare storia, fino a giungere all’arrivo e a scoprire la verità in mezzo al silenzio e alla solitudine delle montagne.
Quella solitudine che tanto è cara a Murakami, che sempre è presente nelle sue opere e fa affrontare ai suoi personaggi un confronto con se stessi e come si rapportano con il mondo, un mondo che spesso appare lontano ed estraneo, di cui non ci si sente parte e che per questo è facile abbandonare.
Nel segno della pecora è un ottimo libro, con un ritmo calmo e introspettivo, con il soprannaturale che è presente nella vita quotidiana o vi entra lentamente; una presenza, come quella della pecora, capace di stravolgere la vita di quelli che incrociano il suo cammino.

1. Nel segno della pecora. Haruki Murakami. Einaudi 2013, pag. 5