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Berserk - parte 4

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Quarta e ultima parte dell’articolo dedicato a Berserk. Questa volta a essere protagonista è la storia: fin dalle prime tavole disegnate da Miura si è visto in che tipo d’ambientazione il manga è stato calato. Un’ambientazione che unisce Medioevo e Rinascimento, dove peste e inquisizione imperversano con forza, dove le guerre e gli intrighi politici sono i padroni di una terra pervasa di terrore e miseria. Eresie da eliminare con ogni mezzo, invasioni di eserciti venuti da lontano come ricorda la nostra storia quando ha mostrato lo scontro tra il mondo occidentale e quello medio-orientale; il fumetto ricrea in maniera verosimile il clima claustrofobico di un periodo storico dove spesso la libertà di pensiero e di culto erano quasi impossibili da avere, dove l’ignoranza non permetteva di compiere una scelta, ma solo accettare quello che veniva disposto e imposto dall’alto.
Sebbene Berserk da quando è nato ha subito diversi mutamenti, magari perdendo quell’impatto e quella forza che tanto ha distinto la prima parte della storia, rimane uno dei manga più caratterizzati e dettagliati che siano stati realizzati.

Il Richiamo delle Spade

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Il Richiamo delle Spade è il secondo libro pubblicato in Italia da Gargoyle di Joe Abercrombie, il primo della trilogia La Prima Legge; un romanzo che fa conoscere il mondo già visto in The Heroes, che mostra come si è arrivati ai fatti che si verificano nel volume appena menzionato. C’è meno azione rispetto al libro precedentemente pubblicato (ed è logico visto che lì l’attenzione era tutta incentrata su fatti verificatisi in tre giorni su di un campo di battaglia), ma il mondo e i suoi eventi hanno maggiore spazio, permettendo così d’avere una maggiore chiarezza su quanto sta accadendo.
Se in The Heroes c’era la pura e semplice forza bruta delle armi, in Il Risveglio delle Spade la magia è molto più presente (già il nome della trilogia prende nome dalla Prima Legge che i Maghi seguono per sfruttare le arti arcane): Spiriti, il Palazzo del Creatore, le energie che Bayaz è capace di risvegliare, i Mangiatori e un presente che affonda in un passato che si riteneva leggenda e mito e che invece è molto più reale di quanto si possa credere, al punto da spingere una ricerca ai confini del mondo.
Questa è solo una parte della storia che s’intercala in mezzo alle trame e gli intrighi di potere dell’Unione, l’avanzata dell’esercito del Nord e le mire espansionistiche di Gurkhul; il tutto affrontando i drammi, i dilemmi, le decisioni dei vari protagonisti della storia.
In modo semplice e diretto, Abercrombie è capace di creare e caratterizzare personaggi che subito rimangono impressi nella memoria: Bayaz, l’Inquisitore Glokta, Logen Novedita. Con il suo modo di scrivere e la visione del mondo che dà ai protagonisti, Abercrombie è capace di mostrare la generosità, la durezza, l’oscurità, la spietatezza che ogni singolo uomo possiede.
Uno scrittore che sta dando dimostrazione delle sue capacità narrative e che merita d’essere seguito.

Berserk - Parte 3

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In questa puntata su Berserk viene mostrata l’influenza che ha avuto la letteratura, l’arte, il cinema e altri autori di manga nell’opera di Kentaro Miura. Dalla durezza e crudezza di Devilman di Go Nagai e Hellraiser di Clive Barker alla delicatezza delle favole dei Fratelli Grimm e di H.C.Andersen, solo per citare alcuni dei tanti elementi a cui l’autore del manga si è ispirato per rendere ricca e densa la sua opera.

Modi di fare pubblicità ai romanzi

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Negli ultimi anni è divenuta consuetudine sulle quarte di copertina dei libri riportare i commenti di quotidiani, riviste e altri autori sul romanzo che si ha tra le mani, una sorta di pubblicità e un modo per dimostrare quanto è valido il prodotto, come se questo potesse davvero essere dimostrazione della sua bontà; si ha la convinzione che la parola di un personaggio conosciuto e affermato sia una sicurezza per attirare lettori. Questo basarsi sempre sul giudizio degli altri, sulla convinzione che la parola di una persona famosa abbia maggior valore di quella di un altro e sia una garanzia, è tipica della nostra epoca: se si è una persona famosa e conosciuta significa che si è arrivati a quella posizione perché in tanti hanno seguito, sostenuto. I numeri sono potere, formano la maggioranza e la maggioranza ha sempre ragione.
Si sa che invece non è così, che la maggioranza non è sinonimo di verità, perché la maggioranza, la massa più grande, può essere manipolata, condizionata, influenzata. Come sempre succede, la gente non pensa con la propria testa, ma segue gli altri, reputando superiore, e pertanto degno di maggiore considerazione, chi è in certe posizioni di notorietà.
A causa di questa mentalità, ci si ritrova sui libri che si acquistano frasi che alle volte possono far strappare un sorriso, far alzare un moto di protesta o di disgusto.
Nel genere fantasy si è passato dal “Chi non ha letto Brooks, non ha letto fantasy” di Paolini (come se Brooks avesse bisogno delle sue parole, dato che scriveva quando Paolini non era ancora nato: un’affermazione semplicistica e oltretutto limitante, come se tutto il fantasy si riducesse a Brooks, dimenticando autori come Tolkien, Moorcock, Vance, Le Guin, Bradley, tanto per citarne alcuni. Ma quando questa frase comparve sui libri di Brooks, Paolini era sulla cresta dell’onda vendendo milioni dei sui libri), a tutta una serie di affermazioni dove vari autori si fanno i complimenti tra di loro (si vedano i vari Moorcock, Le Guin, Sanderson, Rothfuss, Hobb).
Tutto questo celebrare, tutta questa referenzialità non aggiunge nulla al valore di un libro: la sua bontà può essere valutata solo leggendo. Purtroppo la gente, come già detto, non basa il giudizio usando la propria testa, ma si affida agli altri, andando sull’impeto emotivo, dimenticando l’obiettività e l’oggettività, come se l’intelletto fosse qualcosa di dimenticato.
C’è da dire che se questo modo di fare è generalizzato, l’Italia deve dimostrare di essere sempre il peggio. Come piccolo esempio si prenda quanto riportato sull’ultimo libro pubblicato da Gargoyle di Joe Abercrombie, Il Richiamo delle Spade.
Si passa dalle solite frasi di circostanza, lette e sentite tante volte “Un fantasy moderno non potrebbe infervorare più di questo” (SFX), “Abercrombie ha scritto la più raffinata trilogia epic fantasy degli ultimi tempi. Uno scrittore che nessuno dovrebe perdersi” (Junot Diaza), “Se siete in astinenza dal Trono di Spade, dovete sapere che l’autore di quella saga, George R.R. Martin, ha un giovane erede. Si chiama Joe Abercrombie.” (Vanity Fear), alla semplicistica “Incantevole, contorto, malvagio” (The Guardian); nel mezzo si ha l’unico giudizio pertinente e in sintonia con il romanzo “Un mondo crudo e realistico e una consapevolezza decisamente contemporanea del sacrificio di vite alla violenza” (The Times). Purtroppo si conclude nel peggiore dei modi con il giudizio di due quotidiani italiani, che danno dimostrazione di come si vada per luoghi comuni, frasi fatte che fanno domandare se chi le ha scritte ha per caso letto il libro, oltre a conoscere il genere fantasy: “Una sorta di gioco di ruolo, un videogame di ferraglie, colpi di spade fino a che qualcuno non cadrà” (Il Messaggero), “Un fantasy “crudo e realistico”, con lacrime e sudore, sangue e merda in bella mostra. Gli Eroi sono come te. Antieroici” (Libero).
Questa è la dimostrazione che in Italia si scrive pensando che il valore delle cose sia dato dall’urlare di più e dal spararla più grossa degli altri. Ma informazione e oggettività sono tutta un’altra cosa.
Occorre ritornare indietro e ricominciare a lavorare con professionalità. Per quanto riguarda i libri, c’è da augurarsi che si torni come una volta, quando sulla quarta di copertina non c’erano queste frasi inutili: oltre a eliminare il fastidio di leggere queste cose, si risparmierebbe inchiostro. Sempre in tema di risparmio, andrebbero eliminate le fascette con citazioni a effetto che tanto vengono usate oggi: sono solo uno spreco di materiale, non servono assolutamente a nulla.

Sempre parlando di citazioni a effetto, si vedano quelle apparse sulla pagina facebook di Fanucci riguardo al romanzo Tony Tormenta di Rosanna Rubino: “Stanco dell’aldilà, Philip K.Dick si è reincarnato (era ora!) e ha scelto una napoletana tostissima dalla scrittura implacabile e dalla fantasia assassina, abissale, travolgente.”
A parte il fatto che questo modo di fare pubblicità è troppo celebrativo e pomposo, troppo urlato, divenendo in questo modo scadente, certe affermazioni sono fuori luogo: ognuno è se stesso, non si ha bisogno di doversi basare sempre sui paragoni con gli altri, facendo associazioni ridicole e senza senso. Ma in questo modo si crede d’acquisire valore, d’attirare l’interesse altrui, di chi è stato fan di autori pubblicati.
Un modo di fare quello dei paragoni con personaggi che sono stati famosi e hanno avuto successo, che cerca di far credere alla gente che il talento che avevano loro ce l’hanno altri: un cercare referenzialità, un cercare di rubare la luce che è stata di altri per abbagliare la gente e farle credere quello che si vuole.
Un modo di fare in questo caso sbagliato, perché il valore di un’opera lo deve dimostrare l’opera stessa, non sparate pubblicitarie che lasciano il tempo che trovano.
Un modo di fare quello di Fanucci poco professionale, come poco professionale è il non rispondere ai lettori per mail quando si richiedono informazioni e il non prendere in considerazione le osservazioni dei lettori quando fanno notare che i romanzi che pubblicano sono pieni di refusi (un esempio è La Grande Caccia di Robert Jordan pubblicata nei Tif Extra: ne conta diverse decine, di cui alcuni abbastanza gravi, come la mancanza di parole o verbi). Questa casa editrice ha il pregio di pubblicare autori validi, ma visto che fa pagare anche caro certi suoi libri (vedasi La Via dei Re o anche Presagi di Tempesta e Le Torri di Mezzanotte), il servizio che deve dare al suo pubblico deve essere di qualità.

Altro pessimo servizio e altra pessima pubblicità, è quello che sta facendo Mondadori con Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin: dopo anni in cui ha pubblicato edizioni con traduzioni sbagliate e deliberate licenze interpretative che hanno alterato il significato del testo, dove ha volutamente ignorato le proteste dei lettori, a seguito del successo della serie televisiva dedicato a questa saga e di internet che ha messo in luce gli errori commessi, la casa editrice ha deciso di pubblicare un’edizione corretta. Correzioni che verranno effettuate grazie alle segnalazioni dei lettori che Mondadori ha esortato a inviare dopo un incontro effettuato con loro il 4 marzo (per chi volesse una lettura approfondita sulla questione, c’è l’ampio ed esaustivo articolo di Martina). Dopo aver salassato i lettori facendo pagare più di cinquanta euro i romanzi di Martin (in originale un unico volume, qui in Italia divisi in tre parti al costo di più di diciassette euro) e mancato di rispetto con traduzioni sbagliate ed eliminazioni di frasi, ora vuole dimostrare di essere attenta alle richieste della gente facendo passare l’idea che la vuole coinvolgere nella miglioria del prodotto: un prodotto che doveva essere fatto bene fin da subito e che verrà migliorato sfruttando il lavoro gratuito di appassionati. Mondadori non spenderà un centesimo in tutto questo, ottenendo un risultato che sbandiererà ai quattro venti senza aver fatto alcuna fatica.
Un modo di farsi pubblicità che la casa editrice ritiene positivo, ma che invece è negativo perché dimostra la scarsa professionalità con cui lavora.

Berserk - parte 2

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Seconda parte dell’approfondimento dedicato a Berserk: dopo la presentazione della storia, albero della vital’articolo prosegue mostrando come mitologia, folclore e religione hanno ispirato l’autore giapponese e come lui abbia attinto da ogni cultura appartenente ai mondi occidentali e orientali. Da quella greca a quella ebraica, dai popoli del Nord Europa a quelli dell’Estremo Oriente: Miura dimostra quanto sia stato profondo, attento e meticoloso il suo lavoro di ricerca per donare alla sua opera un impatto capace di raggiungere il lettore con la potenza racchiusa nelle figure mitologiche e dai simboli religiosi. Un modo per dimostrare come un fumetto sia più che semplice intrattenimento, capace anche di dare conoscenza e cultura, di dare chiavi per arrivare a una consapevolezza superiore.

L'Ultimo Potere - L'Ultimo Baluardo

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L’Ultimo Baluardo è il racconto che ho proposto per il concorso “Dieci anni dopo” per il numero 7 di Effemme.
Racconto che è servito per mostrare sia il passato di un personaggio secondario presente in L’Ultimo Potere, sia il passato del mondo in cui si svolgono le vicende narrate.
Racconto che molto probabilmente sarà l’ultimo che propongo per la rivista a seguito delle considerazioni sul modo di fare che ho potuto vedere, dato che non è la prima volta che partecipo a tali concorsi; è vero, collaboro con la rivista e diversi sono gli articoli che ho scritto che sono stati pubblicati per essa, ma questo non significa che se c’è qualcosa che non convince non lo dico. Già percepito con Lontano dalla Terra, fortemente consolidata in Il Seme, il dato di fatto ha trovato conferma anche con quest’ultima opera: si ricercano prodotti che non si discostino dalla media letteraria attuale, mentre vengono messi da parte lavori profondi, intelligenti, che fanno pensare per favorire opere che non vanno al di là dell’intrattenimento. Si vuole qualcosa di semplice, che non dia pensieri; il fantastico è solo un mezzo di divertimento, non un potente mezzo che può fungere da specchio della realtà.
Prendo atto di tale realtà, ma questo non significa che ci sia accettazione: alla redazione ho fatto presente questa critica, perché non è accettabile che lavori superiori come stile, intensità, profondità vengano scartati per altri che non sono dello stesso livello. Basta confrontare il vincitore Ibrido di Effemme 5 con Il Seme: si è su due livelli differenti. Quanto scritto viene avvallato da certe risposte avute alle proteste per L’ultimo Baluardo, dove il lavoro viene definito non una porcheria e per il metodo con cui l’opera vincitrice è stata scelta: un giudizio professionale non si limita a considerare solo la piacevolezza del tema, ma tenere conto di altre cose come trama, stile, caratterizzazione dei personaggi.
Di fronte a questo non ci deve lamentare e chiedere perché ci sono tante pubblicazioni di basso livello che intasano le librerie: se non si ricerca il meglio, se si cerca di stare sempre nella media, le cose non cambieranno né miglioreranno mai, come la quotidianità non fa altro che dimostrare, dato che non si fa mai nulla per discostarsi dal solito percorso tracciato, dove non si critica e non si vuole mostrare ciò che è sbagliato e alle conseguenze che questo può portare. Conseguenze dalle quali spesso non si può tornare indietro e che richiedono un prezzo molto salato da pagare.
L’Ultimo Baluardo s’incentra proprio su questo, portando avanti il lavoro già sviluppato in L’Ultimo Potere, mostrare la decadenza di un sistema che è andato in pezzi, dove non si è fatto nulla per migliorarlo, ma che anzi si è contribuito con egoismi, narcisismi, menefreghismi e opportunismi a far peggiorare. Un sistema che ha condizionato le persone (a stare nel sistema si diventa come il sistema) e che si sono lasciate condizionare, adeguandosi senza soffermarsi a pensare se questa era la cosa giusta e quali conseguenze avrebbe comportato. Un non fare e lasciare andare che ha portato alla caduta sia della civiltà costruita generazione dopo generazione, sia dell’integrità dell’individuo, della sua umanità, fino a quando niente ha più valore, neppure la vita stessa. Un lasciar andare, un non opporsi alle vicende in cui s’incorre nell’esistenza, agli stati d’animo che si provano che poco alla volta fa scivolare sempre più giù fino a quando non rimane più niente, solo deserto. Un luogo arido proprio come quello in cui i protagonisti della storia si ritrovano a combattere e a viaggiare: un lungo esodo verso una terra dove poter vivere in pace, dove trovare la speranza di un futuro migliore. Un ripetersi di vicende già conosciute, come la storia non fa che insegnare, perché tutto ciò è parte della natura dell’uomo.
Come sempre il racconto può essere scaricato dalla pagina download.

EDIT. Il racconto è stato inserito all’interno del romanzo L’Ultimo Potere, utilizzato come prologo.

Berserk

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Berserk è stato uno dei manga pubblicati più apprezzati dal pubblico: denso, profondo, toccante. Ma anche ben disegnato, caratterizzato nei personaggi, che prende ispirazione da molteplici fonti, quali cinema, letteratura, religioni.
La dimostrazione che la bontà di un’opera non sta solo nell’originalità, come spiego nell’articolo pubblicato per FM: “Per realizzare prodotti di qualità in molti, sia addetti ai lavori del mondo editoriale, sia semplici lettori, hanno la convinzione che si debba creare qualcosa di originale, di mai visto prima. Se ci si ferma a riflettere, è qualcosa di praticamente impossibile: sia perché ormai si è scritto di tutto (la scrittura è una forma d’arte che l’uomo ormai porta avanti da secoli), sia perché le tipologie di storie possono essere elencate sulla punta delle dita di un individuo. Osservando semplicemente i miti, ci si accorge di come, pur cambiando cultura e periodo storico, questi sono sempre gli stessi; basti pensare semplicemente al racconto del Diluvio Universale, che viene raccontato decine di volte da popolazioni differenti, dove cambia solamente il nome dei protagonisti o della divinità. L’apparenza può essere differente, ma la sostanza è sempre la stessa.
Allora che cosa rende particolare e affascinante, di qualità, un racconto?
Certamente le emozioni che sa far nascere, gli echi di cose antiche smarrite appartenute un tempo all’essere umano e che vengono risvegliate. Ma soprattutto è la capacità di una storia d’essere specchio per chi legge, perché quello che si vuol vedere narrata è la Storia dell’Uomo, il cammino che l’Individuo nella vita percorre, con le sue insidie, i suoi nemici da sconfiggere, i suoi tesori da scoprire come ricompensa per le sue fatiche.
Allora, non è l’originalità l’elemento importante per creare una buona storia, quanto la sua ricchezza, la cura ai dettagli e alle sfumature, anche se prese da altri racconti.

La prima parte dell’articolo (diviso in quattro per la sua lunghezza eccessiva) mostra la storia dei personaggi e del mondo in cui interagiscono, per permettere a chi non conoscesse il manga di farsi un’idea di cosa ha di fronte, ma anche per essere un punto di riferimento per la lettura dei successivi paragrafi, viste le molti fonti d’ispirazione che si vanno a far vedere.

Truffe ed evasioni fiscali

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Che si vive nell’Era dell’Economia è chiaro a tutti da tempo. Tutto è volto al profitto, per il guadagno si sacrifica tutto. E’ per questo che le condizioni dei lavoratori sono peggiorate: sono obbligati se vogliono mantenere il posto di lavoro a lavorare di più e guadagnare di meno, sono stati tolti diritti, la dignità viene calpestata e lo sfruttamento perpetrato.
In questo periodo dove il Dio Denaro imperversa, dove tutto quello fatto in suo nome è permesso e anche l’illegale è stato reso legale perché portasse profitto, ci si è ritrovati di fronte a maree di truffe, evasioni, ingiustizie, tutte perpetrate dai più ricchi, tutte cose che vanno a danneggiare le classi meno abbienti. Un sistema che sta crollando, che sta facendo aumentare la disoccupazione, con famiglie che fanno sempre più fatica per sopravvivere perché i costi delle cose più elementari di cui necessitano diventano sempre più care.
Questo dato di fatto da anni viene criticato da consumatori e associazioni, ma chi è al potere ha fatto finta di non sentire, ignorando la cosa. Un esempio sono i continui rincari dei carburanti, i cui prezzi in Italia sono sempre stati ben al di sopra della media europea, come succede per i parcheggi, le assicurazioni delle auto. Rincari che ora sono sotto indagine da parte della Guardia di Finanza: i gruppi petroliferi Shell, Tamoil, Eni, Esso, Total Erg, Q8, e Api sono coinvolte in un’inchiesta sull’illecito aumento dei prezzi del carburante: i reati ipotizzati sono rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi sul mercato, manovre speculative su merci e truffa.
E’ sempre stato sotto gli occhi di tutti, da tanti criticato, come mai proprio ora si comincia a cercare di far luce e non è avvenuto prima? Come mai solo ora s’indaga? C’era qualcuno che intralciava chi voleva far chiarezza su questo punto, che voleva coprire questa realtà? Qualcuno che aveva interessi, aveva da guadagnarci?
La verità verrà a galla nella sua totalità o, come spesso succede, solo in parte, ma comunque si scoperchierà un bel vaso di Pandora, come sta avvenendo con lo scandalo mondiale dei paradisi fiscali, dove sono coinvolti personaggi di tutti i paesi, tra cui anche duecento italiani: una truffa che rischia di minare tutta l’economia del mondo. Una truffa che mostra come sono sempre i ricchi a voler fare i furbi sulle spalle dei più poveri, dove si cerca con ogni mezzo di divenire sempre più ricchi perché la ricchezza posseduta non basta mai, se ne vuole sempre di più.
Ormai dovrebbe essere chiaro che questo sistema, questa era sono sbagliati e che vanno condannati e fatti finire.

A volte ritornano

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Dopo quanto successo nel 2011 con l’uscita dell’ultima parte di Wunderkind, di G.L.D’Andrea si erano perse le tracce a livello editoriale; le dichiarazioni di Dazieri facevano pensare che probabilmente non ci sarebbe stato un proseguimento del rapporto tra l’autore e Mondadori. Non è dato sapere quale sarà il suo futuro per prossimi lavori editoriali da lui creati, tuttavia G.L.D’Andrea non è rimasto con le mani in mano, dato che è l’autore di Mountain Heroes, un programma che a partire da giovedì 11 aprile andrà in onda su DMax alle 22.05, come viene riportato dal trailer: una serie di sei documentari dove viene mostrata la preparazione dei membri del soccorso alpino e come intervengono nelle situazioni d’emergenza. Oltre allo splendido scenario delle Alpi, sarà interessante scoprire come lavorano dei professionisti in situazioni dove sono in gioco vite umane.