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La collina dei conigli

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Siete così diversi dai conigli?
E’ la domanda che appare sulla quarta di copertina di La collina dei conigli di Richard Adams. Una domanda che può sembrare ingenua, la cui risposta sembra scontata: uomini e animali sono completamente diversi. Ma se ne è davvero così sicuri?
Certo, quella creata da Richard Adams è un’opera di fantasia ma non è forse vero che tutti gli esseri viventi anelino alla libertà, a trovare un proprio posto nel mondo? E non è forse vero che c’è sempre chi vuole imporre il proprio volere usando la forza, la paura, chi si sente superiore agli altri e vuole sottometterli e farli sottostare alle proprie regole?
Lo scrittore inglese non scrive nulla che non si sia già visto: semplicemente ha dato una connotazione diversa ai personaggi, dandogli le sembianze di conigli, con tanto di lingua, miti e cultura. Il viaggio intrapreso da Moscardo, Quintillio e quelli che li hanno seguito ricorda l’Esodo del popolo ebraico guidato da Mosè alla ricerca della Terra Promessa, quel luogo dove poter crescere e prosperare; un percorso travagliato, pieno di pericoli e insidie, dove s’incontrano nemici ed esseri pronti a schiavizzare o a distruggere, proprio come fa il faraone, che assicura sì cibo e sicurezza, ma a scapito della libertà perché là diventano schiavi.
Quella libertà che spesso non si riesce ad apprezzare finché non viene perduta.
Quella libertà che oggi spesso si sacrifica in nome della sicurezza e della tranquillità, del non pensare, del non avere responsabilità; un quieto vivere che però toglie il sapore del vivere, dell’assaporare il valore delle cose. Le gerarchie, i sistemi di controllo possono funzionare all’inizio, rendere le cose più semplici, ma alla lunga tolgono il respiro, stritolano e creano un senso d’insoddisfazione in cui ci si sente prigionieri, troppo limitati e imbrigliati, dove alla lunga il senso d’insoddisfazione non fa che crescere e rendere la qualità dell’esistenza sempre più basso.
Trovare la propria strada non è certo facile, è più faticoso, ma vale la pena essere liberi, non avere catene che fanno portare pesi e vivere nella paura e nell’angoscia.

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