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Il mio regno per una donna

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I duchi di Windsor, protagonisti di Il mio regno per una donnaRalph G. Martin, brillante giornalista la cui notorietà è aumentata grazie all’opera biografica dedicata alla madre di Winston Churchill, per la realizzazione del suo secondo lavoro biografico, Il mio regno per una donna, ha utilizzato come metodo di lavoro quello di procedere per cerchi concentrici dalla periferia al centro: partendo dai fatti e dalle persone più marginali delle vicende trattate, arriva ai protagonisti della storia.
E’ così che è riuscito a narrare con dovizia di particolari la vita dei duchi di Windsor, Wallis Simpson ed Edoardo VIII. Partendo dall’infanzia dei due, mostra quanto da loro percorso fino ad incontrarsi. Si fa così la conoscenza dell’irrequieta Wallis, sempre in viaggio e in cerca di costruirsi una posizione all’interno dell’alta società, e dell’introverso e testardo Edoardo, vissuto in un ambiente familiare freddo, che ha saputo dargli ben poco di quell’affetto che ricercava.
Ciò che colpisce della storia è soprattutto le difficoltà, gli ostacoli e l’avversione che sono stati posti non solo dalla famiglia reale inglese, ma anche da parte di buona parte del governo inglese. Si potrebbe obiettare che erano altri tempi (si è negli anni ’30 quando Edoardo sale al trono) e vigeva un’altra mentalità (ma dato che si tratta dell’Inghilterra, come si è visto in seguito con altri personaggi come Carlo, Diana, Camilla, certe cose non sono poi tanto cambiate), ma fa pensare tanta ostruzione verso l’unione di due persone, solo perché una di esse (Wallis) era stata divorziata due volte. Salta subito all’occhio come l’apparenza, la tradizione, vengano ritenuti più importanti dei sentimenti che legano due persone; più volte e da più parti giungono le parole dovere e sacrificio rivolte al re Edoardo. Colpisce quanto in molti hanno voluto imporre il proprio volere sul regnante, come se la sua volontà non valesse nulla, perché era suo dovere e obbligo fare quello che volevano per il bene della nazione, perché il bene di molti era più importante di quello del singolo. Non si capisce come un matrimonio potesse rendere felice una nazione e facesse il suo bene, ma si capisce quanto forte era la stupidità e l’ottusità di una certa mentalità, in certi casi anche estrema (come le lettere minatorie e minaccianti di morte rivolte a Wallis da perfetti sconosciuti per il bene della nazione). Soprattutto si capisce quanto un certo sistema sia alienante, dato che va a minare la libertà dell’individuo, e ci si rende conto della pressione e delle lotte che Edoardo e Wallis hanno dovuto portare avanti, fino al fatidico giorno del 1936 in cui avvenne l’abdicazione al regno per poter vivere finalmente il legame tanto sofferto.
Una vicenda che i romantici prenderanno sempre a esempio dell’amore che trionfa su tutto, ma anche una storia, quella di Il mio regno per una donna, che mostra il difendere la libertà delle proprie scelte e il rispetto dei sentimenti contro obblighi e imposizioni.

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