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Gli emigranti

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Danielle Lavette a cena con May Ling e la sua famiglia in Gli emigrantiGli emigranti è l’odissea di Danielle Lavette, figlio d’emigranti italo-francesi, cominciata all’inizio del Novecento. Nato su un treno merci nel 1889 dopo che i suoi genitori sono giunti in America dalle coste liguri e allevato per i primi mesi di vita nei campi di lavoro lungo la ferrovia di San Francisco, segue le orme del padre facendo il pescatore: una vita dura, ma onorevole. Fino a quando nel 1906 la città, regina della costa del Pacifico, non viene distrutta da un tremendo terremoto e dal devastante incendio che ne seguì: Danielle rimane orfano, i genitori morti nella tragedia. Ed è qui che comincia la sua scalata: dapprima una piccola flotta di tre pescherecci, poi una grossa nave di ferro per il trasporto di legname. Entra in affari con l’amico Mark Levy e insieme, tra prestiti sempre più ingenti chiesti alle banche, cominciano a espandersi sempre più, divenendo pezzi grossi della società. Prima una flotta di transatlantici per il trasporti di merci e armi per l’Europa impegnata nella Prima Guerra Mondiale, poi per il trasporto passeggieri e le crociere, poi un grande magazzino, per arrivare a costruire un hotel alle Hawaii e un’aviolinea.
Preso in un gioco che lo invischia sempre di più e lo spinge a una conquista dopo l’altra (oltre al divertimento c’è anche una sorta di voglia di superare e sorprendere gente più ricca e potente di lui che lo guardava dall’alto quando non era nessuno), si ritrova a non sapere più chi è, a vivere una vita che sente arida, dove non ci sono più valori in cui credere. Il matrimonio con la bella Jean, figlia di uno dei banchieri più potenti della città, non funziona, dato che è avvenuto non per amore ma perché mosso sempre da quel senso di conquista e di arrivare in alto; il rapporto con i due figli avuti da lei sono quasi inesistenti.
L’unica cosa che lo fa sentire vivo è l’amore contraccambiato di May Ling, figlia del suo contabile; ma è una relazione clandestina, che vorrebbe regolarizzare, divorziando dalla moglie, ma non riesce a staccarsi da quella macchina stritolante che è l’impero finanziario che ha creato e al quale è legato.
Fino a quando non arriva la Grande Depressione e non gli rimane più niente, ritornando come quando ha cominciato: un pescatore. Più povero, ma anche più libero e sereno, con la possibilità di sposare la donna che ama veramente e passare con lei la vita, lontano da un mondo freddo e ostile. Non per niente, la frase che meglio rappresenta lo spirito di questa storia è tratta dal libro di Lao Tzu e Chuango Tzu, presente nell’ultima pagina del romanzo:

Mosso da profondo amore, l’uomo è coraggioso
E, se frugale, diventa generoso
E chi non desidera dominare il mondo
ne diventa padrone

Howard Fast, autore del famoso Spartacus, con Gli Emigranti (primo volume di una quadrilogia) crea una storia che ben mostra la scalata al potere di un uomo che viene dal nulla, che con la sua volontà e ambizione riesce ad arrivare in alto. Una storia che riesce a mostrare la presa di consapevolezza dei veri valori della vita e di come arrivati a un certo punto ci si distacchi dal superfluo.
Ma Gli Emigranti non è solo la storia di Danielle Lavette. Lo è anche di Mark Levy, May Ling, Anthony Cassala, Feng Wo e di tutti gli altri personaggi (italiani, ebrei, cinesi) giunti in America per crearsi una vita, sopportando i lavori più umili, il disprezzo e la denigrazione degli americani che li ritenevano inferiori a loro; una condizione ben mostrata e che dovrebbe aver insegnato agli italiani cosa significa essere immigrati e cosa si prova. Invece è una lezione che le generazioni attuali hanno perso e dimenticato, facendo patire lo stesso fato a chi viene ora in Italia in cerca di speranza di una vita migliore.

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