Il falco

L’inizio della Caduta

 

Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste – Racconti

Strade Nascoste - Racconti

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2
Giugno: 2018
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Archivio

Strade Nascoste (romanzo)

Strade Nascoste ACQUISTA! E 1.99

L’Ultimo Potere (romanzo)

L'Ultimo Potere ACQUISTA! E 1.99

Into the Legend

No Gravatar

Into the LegendInto the legend è l’ultimo album dei Rhapsody of Fire che vede come cantante Fabio Lione e come batterista Alex Holzwarth. Realizzato nel 2016, fa decisamente un passo avanti rispetto al suo predecessore, Dark Wings of Steel, che era tecnicamente ben eseguito ma privo di quel mordente che aveva caratterizzato. Sia ben chiaro: siamo ben lontani dell’epicità e dalla bellezza di Symphony of Enchanted Lands, ma Into the Legend è un buon album, con alcuni pezzi molto validi. Into the Legend è proiettato verso il futuro, ma non disdegna ritorni al passato ed elementi tipici dei Rhapsody, come ben si può vedere in In principio, con la sua melodia corale in latino che ricorda in alcuni passaggi le sonorità di Symphony of Enchanted Lands II. Potente e trascinante Distant Sky, con le chitarre vere protagoniste. Into the Legend, la canzone che dà il titolo all’album, vede il coro dare il via al cantato, a cui risponde l’ottima interpretazione di Fabio Lione, vero protagonista della traccia mentre il sound risulta meno incisivo del precedente pezzo. Winter’s Rain ha un incedere potente ma lento, con il coro vero protagonista, maestoso ed epico; molto bella la seconda parte, lirica ed evocativa.
Più delicata e ariosa, che ricorda molto le ballate medievali, A Voice in the Cold Wind, che vede come protagonisti indiscussi gli strumenti a fiato. Una parentesi di calma prima che si riparta con l’aggressivo Valley of Shadows, con la stupenda voce di Manuela Kriskak che dà il via al cantato; un brano che a tratti fa venire i brividi per il crescendo finale.
Altro momento di pausa con la dolce e malinconica Shining Star, per preparare l’ascoltatore al finale. Si comincia con Realms of Lights, un buon pezzo ma che non regge il confronto con la successiva Rage of Darkness che comincia subito forte, incalzando con il suo ritmo e un’interpretazione di Lione coinvolgente; notevole il solo di basso, chitarra e batteria. La miglior canzone di Into the Legend.
Si giunge così alla lunga suite conclusiva, The Kiss of Life: diciassette minuti pieni di cambi d’atmosfera e melodie, dove ci sono praticamente tutte le sonorità che hanno caratterizzato l’album. Qualità sempre notevole, anche se non è la suite dei Rhapsody che è più facile ricordare.
Into the Legend si può dire che è un ritorno alla tradizione dei Rhapsody of Fire, dove barocco, celtico e cori lirici si fondono con il roccioso power metal. Non sarà l’album più famoso di questo gruppo, ma è un lavoro che merita di essere ascoltato.

Luci di tramonto

No Gravatar

Luci di tramonto

Luci di tramonto

Haven

No Gravatar

HavenHaven è l’undicesimo disco (pubblicato nel 2015) della band metal americana Kamelot, il secondo con Tommy Karevik come cantante al posto di Roy Khan, che aveva lasciato per motivi di salute. Fare paragoni con il passato e il predecessore non sarebbe corretto, quindi occorre prendere atto che da Silverthorn è iniziato un nuovo corso. Karevik se la cava bene, anche se in tanti rimpiangono Khan; se l’album non convince nella sua totalità, non è certo per responsabilità sua.
Partiamo dalle note positive.
“Fallen Star” convince grazie al suono della chitarra di Thomas Youngblood, ben accompagnato dalla voce di Karevik. Malinconica e potente.
“Veil of Elysium” parte subito forte, coinvolgendo con un ritmo trascinante. Tutto funziona e il brano avanza in un crescendo continuo. La miglior canzone dell’album, seguita a ruota da “Liar Liar (Wasteland Monarchy)”, altro brano altrettanto potente che vede le chitarre grandi protagoniste e la partecipazione della voce growl di Alissa White-Gluz.
Bella, seppur non ai livelli delle due precedenti, “My Therapy”, una canzone dalle tonalità ossessive, malinconiche, che a tratti fa riecheggiare una sensazione di abbandono e disperazione.
Da menzionare “Under Grey Skyes”, ballad leggiadra dalle note celtiche, dolce e romantica, che vede la partecipazione di Charlotte Wessels. Interessante “Here’s to fall” un lento dove regnano le sinfonie per piano e violini.
“Revolution” vede di nuovo la partecipazione della voce growl di Alissa White-Gluz, in un brano Black Metal veloce e ossessivo ma non riuscito in tutte le sue parti.
Che cosa non ha funzionato in “Citizen Zero”, “Beautiful Apocalypse”, “End of Innocence”, “Insomnia”? Tecnicamente sono ben realizzati, ma dopo il loro ascolto non c’è una strofa, un passaggio di chitarra o batteria che si faccia ricordare.
In conclusione, Haven, seppur non raggiunga livelli di lavori come Karma ed Epica, è un buon album, con diverse canzoni veramente valide e alcune senza infamia e senza lode.

Tornano le opere di R.A. Salvatore in Italia

No Gravatar

Gauntldrym di R.A. Salvatore
In Italia tornano le opere di R.A. Salvatore pubblicate da di nuovo da Armenia. Dopo il fallimento della casa editrice e il ritorno sul mercato grazie alla sua acquisizione da parte del gruppo Il Castello, Armenia ha ripreso a pubblicare fantasy terminando la saga Malazan di Steven Erikson con la pubblicazione degli ultimi tre volumi mancanti (in realtà dell’ottavo era uscita la prima parte) e riproponendo tutti i precedenti in una nuova edizione. I fan dello scrittore canadese sono stati soddisfatti di poter terminare in italiano la famosa serie; non tanto quelli che seguivano le serie fantasy pubblicate dalla Wizard of the Coast, specialmente quelle sui Forgotten Realms, che si ritrovavano nell’impossibilità di leggere nuove avventure di quel mondo e di recuperare volumi che non possedevano.
Le cose però sono cambiate: da fine maggio in libreria è possibile acquistare un volume inedito finora in Italia, Gauntlgrym, che vede come protagonisti Drizzt Do’Urden e i suoi compagni. Ma questa non è l’unica novità: Armenia, oltre a romanzi non ancora giunti in Italia, ripubblicherà anche le opere già viste negli anni passati. Magari per i neofiti del fantasy Drizzt Do’Urden è un nome nuovo, ma per i lettori di fantasy degli anni ’80, ’90 e inizio 2000, era un personaggio conosciuto. Non solo per i lettori, ma anche per i giocatori di AD&D e delle edizioni successive di D&D, oltre che dei videogiocatori (chi ha giocato ai giochi creati dalla Black Isle, Baldur’s Gate 1 e 2, ha potuto fare il suo incontro); Drizzt Do’Urden, con le sue avventure, è diventato uno dei personaggi più famosi dei Forgotten Realms, una della tante (e forse la più famosa) ambientazioni del mondo di D&D. Questo grazie, e forse soprattutto, alla penna di R.A.Salvatore.
Sia ben chiaro: non si è dinanzi a capolavori della letteratura di genere, ma a buoni libri d’intrattenimento fantasy. Niente di complesso, profondo e stratificato come la saga Malazan di Erikson, ma di classiche avventure epiche dove la magia, le creature magiche, le varie razze e gli atti eroici sono i padroni incontrastati. Storie d’intrattenimento, ma di gran lunga superiori a tante pubblicazioni che sono state servite al mercato durante il boom del fantasy.
I lettori più esigenti del fantasy potranno storcere il naso dinanzi a queste letture, considerandole le tipiche storie di spada e magia ambientate in un classico mondo fantasy, roba ormai già vista, ma R.A. Salvatore è uno scrittore onesto, che fa il suo dovere (senza contare che alcuni suoi romanzi sono meritevoli davvero di essere letti). Certo, queste storie hanno avuto il loro momento di gloria in Italia quando hanno avuto diffusione i giochi di ruolo, senza contare che i videogiochi dedicati all’ambientazione Forgotten Realms (i già citati Baldur’s Gate 1 e 2, poi Icewind Dale 1 e 2, quelli dedicati a Newerwinter Nights) hanno fatto da traino (basti pensare a quanto è successo ai libri di Sapkoski, che hanno trovato grande diffusione grazie ai videogiochi della serie The Witcher), ma possono ancora ritagliarsi il suo spazio tra gli appassionati del fantasy.
Salvatore però non ha scritto solo opere ambientate nei Forgotten Realms: ha realizzato la serie The DemonWars Saga, che s’ispira alla terza edizione di D&D, introducendo personaggi che appartengono alla classe dei monaci (una delle classi immesse nell’edizione successiva alla AD&D che più ha fatto discutere i giocatori).
Per chi volesse conoscere le opere di R.A. Salvatore, su quali puntare?
Sono passati tanti anni da quando ho letto i libri di questo scrittore e quindi entrare nei dettagli diventa difficile, tuttavia le sensazioni sono rimaste.
Molto bella la Trilogia degli elfi scuri (Il dilemma di Drizzt, La fuga di Drizzt, L’esilio di Drizzt), che mostra la nascita di Drizzt, la sua crescita a Menzoberrazan, il mondo crudele del Sottosuolo, la lotta tra le casate e il rigetto che l’eroe ha di un mondo che non sente suo, fuggendo da esso e andando a vivere sul mondo di superficie. Storia avvincente e ben costruita, con ottima caratterizzazione dei personaggi.
La Trilogia delle terre perdute (Le lande di ghiaccio, Le lande d’argento, Le lande di fuoco) vede Drizzt unirsi al nano Bruenor, al barbaro Wulfgar e all’umana Cattie-brie nella lotta contro la malvagia reliquia Crenshinibon e nella ricerca di Mithral Hall (la patria di Bruenor); in questa serie fa la sua comparsa Artemis Entreri, che diverrà nemesi di Drizzt in continui scontri per dimostrare chi dei due è lo spadaccino migliore. Serie carina per l’entrata in scena di uno dei più grandi avversari dell’elfo oscuro, ma non eccezionale; s’intuisce che questo è uno dei primi lavori di R.A. Salvatore e che non ha raggiunto la profondità e lo spessore della trilogia successiva (La trilogia degli elfi oscuri sopra menzionata).
R.A. Salvatore dà il meglio quando usa come personaggi gli elfi scuri e lo dimostra con la quadrilogia L’eredità di Drizzt (L’eredità, Notte senza stelle, L’assedio delle ombre, L’alba degli eroi), con ciò che resta della famiglia d’origine di Drizzt che scatena una guerra per eliminare l’elfo scuro rinnegato. Storia epica e ben realizzata.
In I sentieri delle tenebre ((La lama silente, L’ora di Wulfgar, Il mare delle spade), il gruppo di eroi cerca un modo per distruggere Crenshinibon, mentre Wulfgar, ritornato dall’Abisso dove era stato imprigionato per lungo tempo, cerca di ritrovare se stesso. Storia gradevole ma che non coinvolge come le altre.
Di I soldati di ventura ho letto solo Il servitore della reliquia, ma non è nulla di trascendentale.
Per quanto riguarda The DemonWars Saga, molto bella la prima trilogia del Demone, soprattutto il primo libro (Il risveglio del demone) e il secondo (Lo spirito del demone) che mostra un gruppo di eroi guidati dal ranger Elbryan e dal monaco Avelyn combattere contro il Demone dactyl.
Mortalis e la seconda Trilogia del Demone non sono invece all’altezza della serie precedente: solo per chi è curioso di vedere come si chiude il cerchio di questa serie. Purtroppo, quando vengono a mancare personaggi cardine e ben riusciti, una saga ne risente sempre: o si è in grado di rimpiazzarli a dovere oppure diventa dura mantenersi agli stessi livelli mostrati in precedenza. Di buono questa serie ha come il Demone, una volta persa la sua manifestazione fisica, s’impossessi di qualcuno d’insospettabile per portare avanti i suoi fini: in questo Salvatore ha fatto delle valide scelte.
Concludendo, se qualcuno volesse conoscere questo autore, per apprezzarlo al meglio, è bene che legga La trilogia degli elfi scuri e La prima trilogia del Demone: non ne rimarrà deluso.

I nuovi mostri

No Gravatar

M’incammino lungo il vialetto inghiaiato, godendomi l’ombra dei pioppi che lo fiancheggiano. La grande e vecchia casa si para davanti a me: è un anno che mi ci sono trasferito. Anzi, ci siamo trasferiti. Dopo Francisco sono arrivati Alfredo e Jinko: pazienza per il primo, ma gli altri due avrebbero attirato troppo l’attenzione. Cambiare residenza è stato inevitabile.
Alle mie spalle risuona il rumore di tacchi a spillo che calpestano la ghiaia.
«Ti ho detto di non seguirmi.»
La tipa mi affianca, tirandosi su la minigonna; fra poco si vedrà il filo interdentale che usa per biancheria intima…sempre che indossi qualcosa là sotto. «Non tirartela…non ti ho chiesto la Luna!»
Scuoto la testa. «Ti ho già detto che non è interessato.»
La tipa si sbottona un altro po’ la camicetta azzurra troppo stretta per il suo seno rifatto. «Questo non lo puoi sapere senza che mi abbia vista!» sbotta stizzita. «Nessuno resite a un’eurognokka come me!»
Scrollo le spalle.
Si fa più civettuola. «Dai, fammi conoscere il tuo amico figo!»
Raggiunto il piazzale davanti alla casa, mi dirigo verso il gazebo che abbiamo montato da poco. Lui è lì, come ogni pomeriggio con il tablet, intento ad annusare una rosa appena colta.
«Francisco, c’è una che ti vorrebbe conoscere.»
Lui assume un’espressione stanca e sconsolata. «Un’altra…» sospira.
Se non mi tenesse sveglio ogni notte con i suoi commenti, i suoi gridolini, i suoi pianti mentre guarda le serie tv, avrei quasi compassione di lui.
«Stasera esci come me?» gli dice la tipa a bruciapelo, senza nemmeno presentarsi.
Le lancio una rapida occhiata: la sua espressione dice tutto. L’ha già spogliato e trombato con gli occhi.
«Stasera no, sono stanco» dice depresso, lo sguardo perso nel vuoto.
“Quante storie perché è finita la sua serie tv preferita…vediamo se così si risolleva un poco.” Gli porgo un piccolo sacchetto di carta. «È uscito il cofanetto speciale dell’ultima stagione di Walking Dead.»
«Che bello!» Francisco si ravviva di colpo: sprizza gioia da tutti i pori.
«Non accenderti!» sussurro vedendo che sta cominciando a luccicare peggio di un albero di Natale. «Ma non potevi essere come Dracula che se ne sta in giro solo di notte, invece di un vampiro alla Twilight?» La battuta mi parte prima che me ne accorga, ma la tipa è talmente sbavante a guardare i pettorali che s’intravedono dalla sua camicia aperta che non sentirebbe nemmeno le trombe del giudizio.
Francisco afferra il sacchetto, fa la sua tipica scossettina di culo e poi parte di corsa in casa. Io lo seguo a ruota, lasciando da sola la tipa come una pera troppo matura caduta dall’albero.
«Alfredo!»
«Signorino, non urli, la sento benissimo.»
Alfredo mi raggiunge, massaggiandosi un orecchio peloso con una mano mentre con l’altra tiene la scopa.
«Non mi dire che stai spazzando da stamattina» esclamo esterrefatto.
Alfredo estrae dalla tasca una spazzola e se la passa sui pantaloni, raccogliendo i peli che si sono attaccati sopra. «Lei è fortunato, signorino, non sa che seccatura il periodo della muta. Peli dappertutto. Pulire in questi giorni diventa un inferno.»
Per uno ordinato come lui, lo è davvero. E anche per noi: ce lo troviamo tra i piedi in continuazione.
Gli allungo le due borse di plastica mentre ci avviamo verso la cucina. «Ecco la spesa e quello che mi hai chiesto dalla ferramenta.»
Alfredo si china verso il lavandino. «Jinko, è arrivato il materiale per sistemare l’impianto idraulico.»
«Perfetto!» la voce di Jinko ci giunge dalla tubatura del lavandino. «Portamelo giù, che mi metto subito al lavoro.»
«Con permesso» dice Alfredo dirigendosi verso la cantina, dove sta sempre Jinko: dice che in casa l’aria è troppo secca e gli fa squamare la pelle. Alfredo si ferma sulla soglia della porta, tirando fuori dalla tasca del panciotto l’antico orologio da taschino. «Il the sarà servito fra mezz’ora in salotto. Ci sono anche i bignè ripieni, freschi di giornata. Devo dire che la crema di oggi è particolarmente gustosa.»
«Ehi, signorino» la voce di Jinko rimbomba nelle tubature. «Ne tenga qualcuno da parte anche per me!»
«D’accordo!» rispondo chinandomi sul lavandino.

La casa è stranamente silenziosa. La tv e il giradischi sono spenti, come tutte le luci delle stanze. Trovo Alfredo e Francisco seduti sulla terrazza, intenti a fissare la Luna piena. La cosa mi sorprende: solitamente a quest’ora bisticciano perché il primo vuole ascoltare i dischi di Schubert e Bach mentre l’altro vuole seguire le serie tv a tutto volume.
«Ci chiamano mostri perché siamo diversi» comincia a parlare Francisco. «Ma là fuori c’è di peggio» indica la città. «Quelli che ignorano i bambini e li abbandonano a se stessi. Quelli che picchiano le donne. Quelli che pensano solo ai soldi e a fregare gli altri. Quelli che non hanno più sogni.»
Sul suo viso è dipinta un’espressione intensa. “Non l’ho mai visto così, fa quasi spavento.”
«I veri mostri sono quelli che non ti aspetti, quelli che non si riconoscono al primo sguardo, che si rivelano solo con il tempo, quando ormai è troppo tardi per fermarli e poter rimediare a quanto hanno fatto» aggiunge Alfredo.
“Ma che gli è preso a questi due stasera?”
«Vede signorino, questa per noi doveva essere una notte di festa» continua Alfredo. «Una notte in cui le varie specie cui apparteniamo si radunavano per fare baldoria e raccontare le proprie esperienze.» Fa una pausa. «Ma ormai sono decenni che tutto questo non avviene. Troppo pericoloso. E poi siamo rimasti in pochi, ormai siamo specie in vie di estinzione. Fra poco dei mostri, di quelli originali, non ne rimarrà nemmeno uno. Abbiamo cercato d’integrarci in questa società multirazziale. Ma anche se i tempi cambiano, certe cose non sono destinare a cambiare: il diverso non sarà mai accettato, si cercherà sempre di schiacciarlo ed eliminarlo.»
«Da quando è stata creata la società, con i suoi costrutti, le sue regole, gli umani si sono sentiti superiori, assolvendosi per qualsiasi malefatta commessa. Guerre, deportazioni di massa, pulizie etniche, omicidi senza ragione…tutto questo gli umani hanno fatto, senza vergogna. Nonostante questo, hanno dato la caccia a quelli della mia specie etichettandoli come mostri assetati di sangue, solo perché, per sfamarsi, eliminavano alcuni di loro» interviene Francisco.
«Stessa cosa è successa a noi mannari e ai nostri cugini lupi» dice Alfredo. «Ci hanno definito belve spietate perché uccidevamo le pecore. Ma non ne abbiamo mai uccise più del necessario e delle prede che catturavamo non abbiamo mai sprecato un solo osso. Non ci divertivamo a fare quello che abbiamo fatto, a differenza degli umani, che con i loro safari, le loro caccie indiscriminate per fare soldi e creare fantomatici elisir per durare più a lungo a letto hanno ridotto all’estinzione decine di specie animali.»
«Anche noi figli dell’acqua abbiamo subito la stessa sorte» la voce di Jinko ci raggiunge dal tubo della grondaia. «Bastava avvicinarci agli umani per scatenare caccie sfrenate, peggio che in Lo squalo. Locky sono anni che non esce dalla sua tana, ormai è caduta in una depressione più profonda della Fossa delle Marianne.»
«Locky?» chiedo perplesso.
«Si riferisce alla creatura che vive nel lago di Ness» precisa Alfredo.
«Tutto ha una fine» dice tristemente Francisco. «Ma certe cose sono destinate a esistere sempre. Noi scompariamo, ma il nostro posto verrà preso da dei nuovi mostri.»
«E chi sarebbero?» domando intimorito.
«Gli esseri umani.»
Alfredo mi fissa per alcuni momenti vedendo la consapevolezza farsi largo sul mio volto. «La luna alla volte gioca brutti scherzi e fa dire cose strane. Non pensi più a questa conversazione, signorino. Sono solo riflessioni di specie sulla via del tramonto. Faccia un buon sonno e vedrà che domani tutto sarà come prima.»
Mi avvio verso la camera da letto, sapendo che le cose non saranno più come prima.

Tijuana Express

No Gravatar

Chi segue Le Strade dei Mondi ha potuto vedere che ho avuto modo in alcune occasioni di pubblicare su Letture Fantastiche alcuni articoli inerenti ad opere del fantastico, oltre ad avere promosso alcuni miei e-book. Oggi voglio presentare l’ultima fatica di Gianluca Turconi, la persona che gestisce il sito sopra menzionato. Per chi non lo conoscesse, ecco la sua biografia.

Nato nel 1972, già più volte finalista al Premio Alien per la narrativa fantascientifica e vincitore della XIII Edizione del Premio Lovecraft per la narrativa fantastica, ha effettuato studi linguistici e giuridici, e attualmente vive e lavora in provincia di Monza e Brianza.
Da quasi un ventennio sostenitore del Software Libero, è stato tra i fondatori del progetto di marketing internazionale, di documentazione e di localizzazione italiana della suite software Apache OpenOffice, nonché curatore del dizionario italiano utilizzato dai programmi software Google Chrome, Mozilla Firefox e Thunderbird.
Nell’ambito della narrativa thriller e fantastica ha pubblicato diverse opere (tra le altre “Protocollo Aurora”, “La fine del gioco”, “Gli Dei del Pozzo”, “Il Cavaliere del Tempio”, “La cappella Nera”, “Alveare e dintorni”, “L’Altare”, “Fermata obbligatoria”) per case editrici e riviste specializzate nazionali e internazionali (Eterea Comics & Books, Delos Books, Asociación Alfa Eridiani, Axxón, Graphe, DiSalvo, A3, Horror Magazine). Ha inoltre rivestito il ruolo di editor per il romanzo “Figlio della schiera” di Giampietro Stocco (Chinaski) e di selezionatore e coordinatore della traduzione per l’antologia di narrativa fantascientifica latinoamericana “Schegge di futuro” (Letture Fantastiche).

E a seguire tutto quello che c’è da sapere su Tijuana Express, il suo ultimo lavoro pubblicato.

Editore: Amazon KDP
Genere: Crime thriller
Edizione: Prima Edizione
Pagine: 322 (indicative, in formato per Amazon Kindle)
Costo: euro 0.99 (gratuito per abbonati Kindle Unlimited)

Tijuana Express“Buon amore e buona morte, non c’è miglior sorte”.
Di questo antico detto popolare di Todos Santos, piccola cittadina ad alta vocazione turistica e basso reddito pro capite nello stato messicano della Baja California Sur, il diciassettenne Alejandro Aguilar Zamudio ha già scoperto la parte iniziale, grazie a una passione travolgente e complicata che l’ha costretto a crescere anticipatamente e a cercare una nuova fonte di reddito sicuro.
Per tale ragione, ha chiesto un lavoro a Nestor Moyes, proprietario terriero conosciuto come Dos Ocho, Due Otto, soprannome attribuitogli durante la burrascosa gioventù. In città, pur parlandone solo di nascosto nelle case, tutti sanno che lui e l’allevatore Rogelio “el Gordito” Orellana, già contrabbandiere di carne di maiale verso San Diego, negli Stati Uniti, fanno soldi facili da parecchio tempo.
Così, Alejandro si troverà una sera ad accompagnare il Gordito durante un trasporto al suo allevamento, incurante dei rischi che dovrà affrontare. Dall’alto dei suoi diciassette anni, crede di essere pronto a tutto, per amore. Tuttavia, il ragazzo ignora che a Todos Santos nessuno è mai chi sembra. Ogni persona si nasconde dietro una maschera, come gli amici d’infanzia Nestor, Rogelio e Agnes, madre di Alejandro, ora divisi da segreti che li hanno separati per sempre.
Tra violenza, sotterfugi, inaspettate scoperte e visionarie tradizioni, Alejandro finirà invischiato nelle conseguenze di una rapina al Tijuana Express, il convoglio di automezzi che trasporta migranti e cocaina da Todos Santos a Tijuana, al confine con gli USA. Per uscirne vivo, sarà obbligato ad affrontare non solo la verità sulla sua nascita, ma anche lo strascico di morte lasciato dietro di sé dai Santi, il Cartello di narcotrafficanti che domina parte della Baja Sur, in precario equilibrio, sempre sotto minaccia dei gruppi rivali di Sinaloa e Tijuana.
Durante il pericoloso viaggio alla scoperta della realtà criminale di Todos Santos, Alejandro si sentirà combattuto nella scelta tra ciò che rischia di perdere e quanto ha occasione di guadagnare. Non avrà altra possibilità che prendere decisioni e fare errori, ogni giorno, su consiglio di Nestor, per non affogare nel torbido che li circonda.
Eppure, quali siano gli occhi che la guardano, Todos Santos pare avere un unico destino, immutabile, caratterizzato da soli tre elementi: narcotici, sesso e uomini ambiziosi.
Ambiziosi proprio come i Santi e Alejandro.

A seguire c’è il link per poter leggere gratuitamente un’anteprima del romanzo e quello per poter acquistare su Amazon.

lettura primi capitoli del romanzo
Link per acquisto Amazon

Il giardino delle parole

No Gravatar

Il giardino delle paroleIl giardino delle parole è il romanzo dell’omonimo film realizzato nel 2013 sempre da Makoto Shinkai. Come asserisce lo stesso autore, si tratta di una storia di solitudine e tristezza, molto prima che di amore; attraverso i suoi personaggi Makoto Shinkai mostra questi stati d’animo con delicatezza, rivelando come tanto spesso sono più le cose che non si dicono che quelle che si dicono e questo porta a incomprensioni e a perdere qualcosa d’importante. Ma alle volte è davvero impossibile comunicare i propri sentimenti perché troppo grandi, che quasi spaventano, o perché non sono chiari neppure a noi stessi; quale che sia la loro natura, è certa la sofferenza che essi fanno scaturire e di cui molto spesso gli altri ne ignorano l’esistenza. E questo non vale solo per gli adolescenti, ma per chiunque, anche da adulti, quando si è acquisita maggiore esperienza.
Anche se ci sono dodici anni di differenza tra Takao e Yukino (lui studente liceale, lei professoressa della stessa scuola), entrambi vivono gli stessi sentimenti, la stessa attrazione, la stessa sofferenza. Un incontro avvenuto per caso, durante un giorno di pioggia in un parco, quando entrambi si sono ritrovati sotto la stessa azumaya. Così, i due cominciano a vedersi tutti i giorni di pioggia sempre allo stesso posto, con Takao che rivela il suo sogno di diventare calzolaio e chiede a Yukino di prendere le misure del suo piede per poter realizzare un paio di scarpe da donna; una richiesta semplice, magari inusuale, ma che rappresenta un momento importante, che diverrà una tacita promessa tra i due per il futuro.
A differenza del film, il romanzo di Il giardino delle parole approfondisce maggiormente i personaggi secondari, quali il fratello e la madre di Takao, il professor Ito, la studentessa Reimi Akizuki e permette di capire meglio i fatti accaduti. Risulta più chiaro il motivo per cui Yukino ha abbandonato la scuola, rivelando come un sentimento di ammirazione possa mutarsi in breve in accanimento e odio, mostrando come l’adolescenza è un’età bellissima e tremenda allo stesso tempo, dove chi la vive può passare da vittima a carnefice in un attimo e rovinare la vita di una persona innocente. Questa parte è davvero interessante e si può dire illuminante: più che un libro per adolescenti, Il giardino delle parole è un romanzo che andrebbe letto dagli adulti per metterli in guardia su come comportarsi con gli adolescenti per non ritrovarsi in situazioni poco piacevoli, dove sono loro quelli che hanno maggiormente da perdere. Nonostante ciò, anche se si pone la massima attenzione, ci si può ritrovare danneggiati senza aver alcuna colpa.
Ciò non toglie che Il giardino delle parole affronti (e anche bene) altre tematiche quali il rapporto genitori/ figli, quello tra fratelli, l’ammirazione per le persone più grandi, l’amore, il cambiamento.
Altro punto interessante, e che aggiunge ulteriore spessore all’opera, è il presentare dei brani del Man’yoshu, la più antica antologia del Giappone: in ogni capitolo del romanzo c’è una sua poesia in modo che siano collegati tra loro, simboleggiante lo scorrere del tempo e i sentimenti dei vari personaggi, che aggiunge un ulteriore significato alla storia, mostrando come ci sono realtà antiche come l’uomo, che si ripetono a ogni epoca, di generazione in generazione.
Come per 5 cm al secondo, anche in Il giardino delle parole Makoto Shinkai dimostra di sapersela cavare sia a dirigere film che a scrivere libri.

Sulla televisione

No Gravatar

La Televisione può avere anche 99 canali,più che Venezia,
e, come Venezia, sta sprofondando sempre più.
Una volta c’era la Lampada di Aladino con dentro un « genio », ora c’è la Televisione e tutti quelli
che ci sono dentro sono convinti di essere dei « geni ».
La Lampada di Aladino aveva un solo programma, ma faceva tutto ciò che si voleva. La Televisione ha tanti programmi e, in compenso, facciamo noi tutto quello che vuole Lei.
La Lampada la « sfregavi », la Televisione ti « frega ».
La Televisione fa bene…
No, la Televisione fa male!
La Televisione ti condiziona…
Non è vero: ti informa!
La Televisione è come la droga…
No, non fa niente!
Ma una sola speranza ci illumina i cuori perché, come dice il nostro amico Giorgio Delbarmetro:

« Se è vero che l’hashish non fa niente speriamo non si annoi! »

televisione

Salve…Sono il titolo. Zuzzurro & Gaspare (disegnato da Silver). Rizzoli 1989, pag. 86