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Silverthorn - Kamelot

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L’uomo è qualcosa di mutevole, sempre in trasformazione. Quindi, verrebbe da pensare che per lui il cambiamento sia qualcosa di naturale.
Invece ci si trova spesso ad avere a che fare con abitudini ben radicate, comportamenti ripetitivi. Questo perché nella ripetitività c’è qualcosa di confortante, il conosciuto dà certezze, non scombussola pensieri ed equilibri ottenuti. Nessun settore ne é esente: nel grande come nel piccolo. Logicamente l’accettazione del cambiamento varia da individuo a individuo.
Così può succedere che ascoltando il nuovo album di una band che si conosce da anni, ma che ha cambiato un elemento della formazione, non si riesca a entrare subito in sintonia con le canzoni da essa suonate. Specie se l’elemento che è cambiato è il cantante, colui che per primo instaura la sintonia con l’ascoltatore. La voce ha in sé qualcosa capace di toccare le corde più intime di un individuo. Certo è che la stessa cosa la può fare anche uno strumento, dipende come viene suonato. E un testo ha potenza o meno a seconda di come viene cantato.
L’ascolto di Silverthon, nuovo album dei Kamelot parte proprio da questo spunto, con Tommy Karevik (Seventh Wonder) che ha preso il posto dello storico Roy Khan. Karevik ha una buona voce, pur se non calda ed espressiva come quella di Khan: il difetto dell’album non è questo, non è la diversità, quanto quello di voler farlo cantare alla stessa maniera del suo predecessore, avendo caratteristiche differenti. L’errore commesso è quello di cercare di perpetrare ciò che è stato, tentennando a intraprendere con coraggio una strada diversa, come lo richiede la realtà attuale della band.
Questo non significa che si è di fronte a un album da bocciare, il lavoro realizzato è più che discreto, con canzoni come Sacrimony e Solitaire belle e trascinanti, ma da un gruppo esperto e consolidato come i Kamelot ci si aspetta qualcosa di più. Per chi volesse approfondire il giudizio sull’album, su FM c’è la recensione.

1 comment to Silverthorn – Kamelot

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