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Il giardino delle parole

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Il giardino delle paroleIl giardino delle parole è il romanzo dell’omonimo film realizzato nel 2013 sempre da Makoto Shinkai. Come asserisce lo stesso autore, si tratta di una storia di solitudine e tristezza, molto prima che di amore; attraverso i suoi personaggi Makoto Shinkai mostra questi stati d’animo con delicatezza, rivelando come tanto spesso sono più le cose che non si dicono che quelle che si dicono e questo porta a incomprensioni e a perdere qualcosa d’importante. Ma alle volte è davvero impossibile comunicare i propri sentimenti perché troppo grandi, che quasi spaventano, o perché non sono chiari neppure a noi stessi; quale che sia la loro natura, è certa la sofferenza che essi fanno scaturire e di cui molto spesso gli altri ne ignorano l’esistenza. E questo non vale solo per gli adolescenti, ma per chiunque, anche da adulti, quando si è acquisita maggiore esperienza.
Anche se ci sono dodici anni di differenza tra Takao e Yukino (lui studente liceale, lei professoressa della stessa scuola), entrambi vivono gli stessi sentimenti, la stessa attrazione, la stessa sofferenza. Un incontro avvenuto per caso, durante un giorno di pioggia in un parco, quando entrambi si sono ritrovati sotto la stessa azumaya. Così, i due cominciano a vedersi tutti i giorni di pioggia sempre allo stesso posto, con Takao che rivela il suo sogno di diventare calzolaio e chiede a Yukino di prendere le misure del suo piede per poter realizzare un paio di scarpe da donna; una richiesta semplice, magari inusuale, ma che rappresenta un momento importante, che diverrà una tacita promessa tra i due per il futuro.
A differenza del film, il romanzo di Il giardino delle parole approfondisce maggiormente i personaggi secondari, quali il fratello e la madre di Takao, il professor Ito, la studentessa Reimi Akizuki e permette di capire meglio i fatti accaduti. Risulta più chiaro il motivo per cui Yukino ha abbandonato la scuola, rivelando come un sentimento di ammirazione possa mutarsi in breve in accanimento e odio, mostrando come l’adolescenza è un’età bellissima e tremenda allo stesso tempo, dove chi la vive può passare da vittima a carnefice in un attimo e rovinare la vita di una persona innocente. Questa parte è davvero interessante e si può dire illuminante: più che un libro per adolescenti, Il giardino delle parole è un romanzo che andrebbe letto dagli adulti per metterli in guardia su come comportarsi con gli adolescenti per non ritrovarsi in situazioni poco piacevoli, dove sono loro quelli che hanno maggiormente da perdere. Nonostante ciò, anche se si pone la massima attenzione, ci si può ritrovare danneggiati senza aver alcuna colpa.
Ciò non toglie che Il giardino delle parole affronti (e anche bene) altre tematiche quali il rapporto genitori/ figli, quello tra fratelli, l’ammirazione per le persone più grandi, l’amore, il cambiamento.
Altro punto interessante, e che aggiunge ulteriore spessore all’opera, è il presentare dei brani del Man’yoshu, la più antica antologia del Giappone: in ogni capitolo del romanzo c’è una sua poesia in modo che siano collegati tra loro, simboleggiante lo scorrere del tempo e i sentimenti dei vari personaggi, che aggiunge un ulteriore significato alla storia, mostrando come ci sono realtà antiche come l’uomo, che si ripetono a ogni epoca, di generazione in generazione.
Come per 5 cm al secondo, anche in Il giardino delle parole Makoto Shinkai dimostra di sapersela cavare sia a dirigere film che a scrivere libri.

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