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Adam Warlock di Jim Starlin

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Adam Warlock - La minaccia di ThanosQualche anno dopo le prime storie di Adam Warlock, Jim Starlin riprese in mano l’uomo-dio creato da Gerry Conway e Gil Kane, realizzando una serie di avventure pubblicate dal 1975 al 1977 su diverse collane che avrebbero gettato le basi per dare il via a la saga dell’Infinito. Starlin non solo fu l’autore di queste storie, ma ne fu anche disegnatore (a parte Spider, Spider on the Moon da Marvel Team Up (vol.1) 55 del marzo 1977, dove la matite spettarono a John Byrne e la sceneggiatura a Bill Mantlo), dando vita a una saga cosmica di grande spessore e dalle molteplici sfaccettature. Negli anni in cui iniziò a lavorare alla Marvel, Starlin ebbe una grande libertà (e non fu l’’unico: il supervisore delle collane era lo stesso scrittore), potendo dare sfogo alla sua inventiva: ispirato da una lezione di psicologia sul controllo della rabbia, creò il suo personaggio più famoso, Thanos, il Matto Titano; influenzato da Michael Moorcock e dall’idea degli eroi reincarnati realizzò le storie di Capitan Marvel narrando le vicende di un guerriero diventato poi personaggio mistico. Con Warlock cambiò le carte in tavola, stravolgendo l’animo messianico di Adam, facendolo divenire un personaggio roso dal senso di colpa e attratto dall’autoannientamento. Niente a che vedere con le edulcorate storie attuali del fumetto, ma un viaggio visionario attraverso i meandri del cosmo e dell’anima.
Fin dalle prime pagine Warlock si troverà coinvolto in una lotta che apparentemente non gli appartiene, accorrendo in aiuto di chi è oppresso dalla Chiesa Universale della Verità, guidata da Magus: quella che doveva essere una dottrina di pace, uguaglianza, amore, si è rivelata essere una tirannia dove regna la disuguaglianza, l’ipocrisia, la discriminazione, dove tutto è obbedienza, pena la persecuzione e la morte. In questo è ben chiara la critica che viene fatta a tante religioni che in nome di un dio o di un ideale hanno imposto il loro volere, assoggettando intere popolazioni, togliendo la libertà agli individui, dove la giustizia e l’equità sono solo parole vuote. Indottrinamento forzato con la violenza o il lavaggio del cervello, conversioni mosse dalla sola paura: queste sono alcune delle spaventose verità che riguardano la Chiesa Universale della Verità, ma non certo la più sconvolgente, dato che essa appartiene al fatto che Magus in realtà è Adam Warlock (Magus in latino significa saggio, stregone, proprio come Warlock in inglese). Adam si troverà coinvolto in un viaggio pericoloso e folle per scoprire la verità di questa realtà, di com’è possibile che lui stesso sia il nemico da sconfiggere; un nemico che domina le galassie da migliaia di anni, prima della sua stessa nascita. Warlock conosce di persona le condizioni di vita dei popoli oppressi, dello stato di schiavitù in cui vivono, di come sono discriminati. Warlock rinnega di essere loro guida, memore di cosa aveva già fatto in passato sulla Contro-Terra e di come erano andate le cose, perché lui non vuole né governare né essere governato; ma non rinuncia a lottare contro gli oppressori perché altrimenti tanti mondi perderebbero la libertà. Per riuscire in questo però dovrà usare i grandi poteri della Gemma dell’Anima che possiede e fare i conti con il prezzo che richiede il suo uso: la Gemma è un’essenza vampirica, con una volontà propria, che risucchia al suo interno le anime di chi sconfigge (non uccidendoli ma neppure lasciandoli vivi), facendole divenire parte di chi la possiede.
Personaggio tormentato e drammatico, Warlock non sarà solo nell’impresa di combattere un immenso impero: al suo fianco avrà Pips il troll e la temibile Gamora, che accorreranno in suo aiuto quando si confronterà con la machiavellica Matriarca e il suo temibile Tribunale. Adam dovrà affrontare una giustizia deviata, che stravolge i fatti e li piega al suo volere, dove ogni equità è negata, resistendo al lavaggio del cervello che gli viene fatto mentre è tenuto prigioniero (ottimamente mostrato nella storia 1000 Clown!, dove tutto è follia e insensatezza per piegare la mente al sistema), fino ad arrivare al confronto con Magus e la verità che ha da rivelargli su di loro. Da salvatore a vampiro dello spirito a folle monarca di mille mondi (dove può fare tutto ciò che vuole al prezzo dell’umanità), Warlock troverà in Thanos un insperato alleato, intervenuto per portare avanti i suoi piani, non certo per compassione o altruismo, dato che Magus è un ostacolo anche per lui. Così, il campione della Vita (Warlock) e quello della Morte (Thanos) si troveranno coinvolti in una lotta che si svolgerà su più dimensioni e tempi.
Ma se nelle storie fin qui narrate (presenti in Strange Tales vol. 1 di febbraio, aprile, giugno, agosto 1975 e in Warlock vol.1 di ottobre, dicembre 1975 e febbraio 1976) Thanos è stato un alleato, in quelle successive (Warlock vol.1 di novembre 1976, Avengers Annual 7 dell’agosto 1977 e Marverl Two in One Annual 2 del dicembre 1977), sarà il nemico da fermare, in cerca di un’offerta per recuperare l’amore di Lady Morte; un’offerta che può essere realizzata solo con il potere di sei potentissime gemme (le Gemme dell’Infinito), perché il suo fine è quello di spegnere ogni stella del cielo. Warlock andrà in soccorso dei Vendicatori e li aiuterà, andando incontro a uno strano destino che getterà le basi per la saga di Il Guanto dell’Infinito.
Il lavoro svolto da Starlin a livello di caratterizzazione del personaggio e di trama è notevole (ma anche i suoi disegni sono molto buoni): si è di fronte a un’opera adulta e matura, precursore di quanto avrebbero mostrato anni dopo Moore e Miller. Storia introspettiva, filosofica, religiosa, di denuncia, di grande complessità e visionarietà, è un viaggio intrigante e appassionante, dove l’immaginazione di Starlin si sbizzarrisce nella creazione di mondi e personaggi (come non ricordare il Ladro di Stelle, l’Intermediario o l’irriverente Pip, la controparte burlesca di uno spesso troppo drammatico e tormentato Warlock). Come già detto, un lavoro notevole per chi avrà voglia di scoprirlo e capire che cosa può dare un fumetto.

Death Note

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Death NoteDeath Note. Ovvero il quaderno della Morte. Il quaderno sul quale gli Shinigami, gli Dei della Morte, scrivono il nome delle persone quando giunge la loro ora. Ma che cosa succederebbe se questo strumento finisse nelle mani di un essere umano? È quello che vuole scoprire Ryuk, uno Shinigami, facendo cadere uno di questi quaderni dal mondo in cui vive sulla Terra; un gesto mosso dalla noia, per trovare qualcosa che dia una scossa a un’esistenza che ha perso significato. Un gesto che darà vita a un glorioso duello tra due uomini scelti dal destino.
Così inizia Death Note, il manga realizzato da Tsugumi Ohba (storia) e Takeshi Obata (disegni). Occorre fare una precisazione fin da subito: non ci si devono aspettare rivelazioni sorprendenti e sconvolgenti, perché fin da subito si sa chi è il famoso Kira che uccide uno dopo l’altro i criminali (e non solo loro). Si tratta di Light Yagami, colui che ha raccolto il quaderno della Morte, un liceale all’ultimo anno molto dotato (si può dire tranquillamente geniale) che decide di creare un mondo migliore, eliminando i delinquenti, i balordi. Il suo intento è dare il vita a un mondo ordinato e giusto. A chi non è mai capitato di pensare che il mondo sarebbe un posto migliore senza chi commette crimini? Chi non ha mai pensato che si starebbe meglio se un certo tipo di persone scomparisse? E avendo il mezzo per attuare questo pensiero, chi lo utilizzerebbe? Chi riuscirebbe a sopportare il peso della responsabilità che esso comporta?
Lo sviluppo psicologico di Light Yagami è davvero ben realizzato, mostrando l’evoluzione da giovane idealista che vuole rendere il mondo migliore a spietato e calcolatore assassino che elimina chiunque gli si oppone, andando a creare un regime totalitario dominato dalla paura, dove non solo si eliminano i criminali, ma anche coloro che non sono ligi al dovere, che sono pigri, chiunque non obbedisca alla nuova legge creata.
Complesso nello sviluppare i rapporti tra i vari personaggi, come trama Death Note è invece piuttosto semplice, dato che in fondo è una grande partita a scacchi tra Light Yagami “Kira” e i suoi molti avversari, su tutti il geniale e misterioso Elle: i due danni vita a una sfida fatta di mosse e contromosse che lascia con il fiato sospeso per vedere come l’uno reagisce alle azioni dell’altro. È avvincente stare a osservare chi avrà la meglio e colpiscono a fondo le capacità di deduzione che i due hanno e come si cercano di manipolare a vicenda per far commettere all’altro il passo falso che porterà alla vittoria: per Elle trovare la prova che incastri Kira, per Light il modo di eliminare Elle senza farsi scoprire. Oltre a ciò, si aggiunga la scoperta dei vari modi di utilizzare il quaderno, di come esso possa essere usato per uccidere le persone (manipolando anche il modo in cui muoiono), e di come essi permettano di vedere e interagire con gli Dei della Morte, scoprendo le loro bizzarrie e il fatto che in fondo non sono poi tanto diversi dagli esseri umani (anche loro, in un qualche modo, possono morire).
Machiavellico, Death Note è un buon manga, con disegni ben realizzati e personaggi ben caratterizzati. Non è certo esente da cali o difetti però; soprattutto risente di una svolta che si verifica circa a metà della storia (precisamente nel settimo volume dei dodici che compongono la serie) e delle mosse eccesive che si fanno da quel punto in avanti per tentare di fermare Kira. Un Kira sempre più spietato che usa chiunque gli possa tornare utile, eliminandolo quando non serve più, nessuno escluso. Un Kira la cui evoluzione lo porta a un livello che non ha più nulla di umano (e non perché, anche se si crede Dio, diventi Dio, seppur sia come efficienza superiore addirittura a un Dio della Morte).
Death Note è una storia che fa riflettere sui danni che può fare un certo tipo di potere nelle mani delle persone (il quaderno della Morte è figurativo: basta pensare a quello che possono fare in certe posizioni i politici), su come anche le migliori intenzioni possano essere traviate e il confine tra giusto e sbagliato spesso sia molto labile. Ma fa riflettere anche sulla società e su come la massa sia facilmente manipolabile da chi ha forza e potere.

House of M

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House of MHouse of M. La Casata dei Maximoff. La Casata di Magneto, Wanda e Pietro. La Casata che guida un mondo perfetto, dove i mutanti non sono più perseguitati, né discriminati, dove ognuno è felice perché ha trovato realizzazione ai propri desideri, a quello a cui più tiene. Questo almeno in apparenza: perché tutto questo è troppo perfetto per essere vero. E c’è qualcuno che si accorgerà di questo fatto e scoprirà cosa si cela dietro la realtà, iniziando a muoversi per portare a galla la verità.
Crossover del 2005, uno dei migliori dopo il 2000, House of M riprende gli eventi narrati da Brian Bendis in Vendicatori Divisi, dove il gruppo si era sciolto in seguito a quanto scatenato da Scarlet, ovvero Wanda Maximoff: la donna aveva perso il controllo dei propri poteri e il sottile equilibrio che la teneva ancorata alla realtà spezzato. La serie di conflitti scatenati dai suoi poteri, incredibilmente e misteriosamente aumentati (lei aveva inizialmente il potere di manipolare le probabilità, ma si ritrova a poter cambiare la realtà), oltre alla divisione dei Vendicatori (in seguito riunitisi in un nuovo gruppo per necessità) aveva portato alla morte diversi suoi amici (tra cui anche il marito Visione); fermata solo grazie all’intervento di Strange, viene affidata da Magneto alle cure di Charles Xavier, ma i suoi poteri telepatici non sortiscono effetto. Per questo i nuovi Vendicatori decidono d’intervenire, ma non abbastanza velocemente da impedire a Wanda di cambiare completamente l’intera realtà del mondo (ne è l’esecutrice, ma non è lei che ha deciso di dare il via a tutto ciò).
Storia molto interessante, intensa e toccante, fa ruotare il tutto sulla realizzazione dei desideri e la ricerca della felicità, e sarà uno degli eventi che cambierà drammaticamente il mondo Marvel, specialmente per i mutanti. Bendis fa un buon lavoro a livello di trama (anche se non è famoso per la sua originalità: un tema simile era già stato usato e ottimamente sviluppato da Alan Moore nella storia di Superman “Per l’uomo che aveva tutto”) e nel mostrare le reazioni dei personaggi alla scoperta di qual è la vera realtà (vedere Peter Parker quando scopre come stanno realmente le cose). Al suo fianco, Olivier Coipel non è da meno, subentrando all’ottimo David Fynch che lo aveva preceduto nel disegnare Vendicatori Divisi ed Evasione: il suo tratto è diverso, ma ugualmente efficace e apprezzabile. Una storia per chi segue il mondo Marvel da avere, una di quelle che ancora non si erano adeguate all’andamento attuale delle storie dei fumetti dei supereroi che vede tutto ridursi a una grande scazzottata.

Riforma costituzionale

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La Costituzione Italiana al centro della riforma costituzionaleCi si sta avvicinando al referendum per la riforma costituzionale e da mesi le discussioni su di esso sono diventate il tormentone quotidiano che imperversa sui media. La campagna promossa dal governo e soprattutto da Renzi è stata incessante e molto marcata: in ogni forma e sede non è stato fatto altro da parte loro di convincere a votare per il sì. Governo e premier che non si sono limitati a parlarne su tutti i media e i giornali, ma a ricercare consensi anche all’estero, non solo nei cittadini che risiedono oltre i confini italiani, ma anche nei governi degli altri paesi (Stati Uniti, tanto per dirne uno).
Una campagna che a tanti ha dato fastidio, perché è stato un mendicare, ma anche un cercare di forzare la mano, di ottenere consensi anche da parti che non c’entrano nulla con l’Italia. Fastidioso è anche il fatto che per questo referendum il premier spinga perché si vada a votare, mentre per quello inerente le trivelle istigava a non andare a votare, definendolo inutile (e non va dimenticato come abbia esultato per il suo fallimento).
Se si ricerca in rete, c’è l’imbarazzo della scelta sulle discussioni che valutano i pro e i contro del sì e del no sulla riforma costituzionale; sono stati scritti anche dei manuali da acquistare per far capire come votare (siamo nell’Era dell’Economia e tutto torna buono per fare soldi. C’è però anche dell’altro su cui si dovrebbe riflettere: o si è di fronte a qualcosa di estremamente complesso che ha bisogno di essere spiegato oppure la gente ormai necessita che ci sia sempre qualcuno che gli dica cosa fare in qualsiasi frangente perché ormai non sa più usare la propria testa).
Dibattiti lunghi, disquisizioni infinite, che allontanano da quello che è la questione importante e che tanti non sembrano aver compreso: l’Italia non ha bisogno della riforma costituzionale, perché sono altre le priorità, altri gli elementi da mettere a posto. L’Italia va male, ma non sarà cambiando i punti oggetto del referendum che migliorerà: c’è bisogno d’altro, non di modificare la costituzione, e questo altro va fatto con alle spalle una vera preparazione e organizzazione, non come è stato fatto finora (basti pensare al tanto sbandierato Job Act, che non ha portato benefici ai lavoratori, ma solo agli imprenditori che si sono arricchiti: finiti gli incentivi, le cose sono tornate come prima).
Questa riforma è volta ad aumentare il potere di chi è al governo: un tentativo che viene mostrato però come taglio di costi e snellimento di burocrazia. Renzi (e quelli che lo sostengono) non si batte così tanto per il bene del paese (che non ci guadagnerebbe nulla), ma solo per se stesso. Come altri che l’hanno preceduto, pensa solo al proprio interesse e a quello di chi è legato a lui e lo appoggia (precisazione: tutti i politici, di tutti i partiti, fanno così ora: non si salva nessuno. Chi pensa che possa essere diversa la realtà, si metta l’animo e pace e non alimenti vane speranze: non ci sono alternative valide e il copione si ripeterà uguale anche se cambia il nome degli interpreti).
Si parla d’innovazione, di cambiamento, ma non è cambiato nulla da più di vent’anni a questa parte: è la solita solfa che si ripete. Perché Renzi è come Berlusconi. Parla, agisce, allo stesso modo. Sfrutta i media in maniera intensiva, è presente dappertutto (il prezzemolo in confronto è un asociale). Fa promesse in continuazione, dimostra spregio e arroganza nei confronti di chi non la pensa come lui, prende in giro, fregandosene di tutto e tutti.
E bisognerebbe votare sì per dare più potere a persone come lui?
L’unico punto che andrebbe cambiato è il seguente: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e dovrebbe divenire “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sui lavoratori”, ovvero dovrebbe tornare com’era stato pensato in origine, come dovrebbe essere nato, se non fosse stato cambiato perché si riteneva che avrebbe potuto urtare la sensibilità di alcuni, dato che il punto era ritenuto troppo comunista (la proposta fu di mettere nell’articolo 1 “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori”; leggere anche questo articolo). Quello che non si è voluto e non si vuole capire, è che se non ci sono lavoratori, il lavoro non può esistere. Senza le persone che lavorano, il lavoro perde di spessore, perché sono le persone che gli danno valore, che lo possono rendere una risorsa: le persone sono l’elemento centrale, non il lavoro. Ed è così in tutte le cose. L’uomo è quello che può rendere importante, necessario, utile qualcosa; non è la cosa stessa ad avere valore (esclusi l’aria, l’acqua, il cibo, e pochi altri elementi, sono poche le cose veramente importanti e necessarie). Una realtà antica, di cui si parla da millenni, che già si conosceva dai tempi di Gesù (e probabilmente anche prima): Che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? (Mt 23,17) … Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? (Mt 23,19). Che cosa è più importante, il lavoro o il lavoratore che lo rende possibile? Su questo ci sarebbe tanto da riflettere.
Tornando però al punto in questione, di questa riforma costituzionale non c’è bisogno. Non fatta oltretutto in malo modo come in questo caso: si ripete la storia di come si è lavorato per la riforma del canone Rai.

Il Dio del limite

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Limite. Questa è la parola che sempre più domina la nostra società. La libertà personale è sempre più imbrigliata in dettami, regole, divieti, restrizioni; si è sempre più sotto controllo, sempre più sottoposti a dover avere a che fare con un limite dopo l’altro; è come se gli uomini si divertissero a creare muri in continuazione. La realtà lo sta dimostrando e lo ha dimostrato: uno dei fatti più in vista ora è quello che riguarda i migranti, con diversi paesi che creano delle barriere per tenerli fuori; per non parlare di Trump, che vuole costruire un muro lungo tutto il confine che separa gli Stati Uniti dal Messico. In passato poi era capitato a certe etnie di essere obbligati a stare nei ghetti (ebrei) o non poter andare in certi luoghi (i neri negli Stati Uniti). Questi sono alcuni degli esempi più grossi, ma se ci si guarda è così nella vita quotidiana di ognuno: anche fare una semplice passeggiata ora è un problema, perché c’è sempre qualcuno che cerca d’imporre la propria volontà, di prevaricare e creare impedimento. Tutto questo dipende naturalmente dall’uomo e dal rapporto che ha con gli altri e con se stesso, ma che cosa esattamente spinge a fare questo?

 

Aggirandosi nei pressi della zona dove si erano stabiliti, Bardo trovò Lettore seduto sul gradino più basso della statua nell’angolo del palazzo. Stranamente era solo, solitamente lo si vedeva appresso a Mago, intento a fargli domande: se ne stava a fissare la statuina dello stregone che teneva sul palmo della mano.
«Ti vedo spesso parlare con Mago» esordì quando gli fu vicino. «Vuoi diventare anche tu un Usufruitore?»
Lettore sbuffò. «E come potrei? Tutto quello che mi hanno spiegato lui e Sanjuro sono solo parole per creare immagini: non servono a niente, solo a far perdere tempo.»
«Forse stai usando l’approccio sbagliato. O forse è ancora presto per te per prendere le vie del Potere» azzardò con calma Bardo.
Il bambino scosse il capo. «Non si tratta d’età: su questo sono stati chiari. È più una questione di comprensione, dicono.» Sbuffò di nuovo. «È come sbattere la testa in un muro.»
Bardo si batté una mano sulla coscia. «Ora è tutto chiaro. Hai incontrato il Dio del Limite.»
«Io non ho incontrato nessuno» protestò Lettore.
«Il fatto che tu non l’abbia visto, non significa che non l’hai incontrato» precisò Bardo. «Cosa normale, dato che si tratta di una divinità: pensi forse che vada in giro con una maglietta con scritto sopra “Salve, sono un Dio”?»
Lettore fece una risatina.
«Un dio, in quanto tale, va in giro senza farsi vedere e riconoscere, agendo nella maniera che preferisce.»
«Allora questo Dio del Limite è un dio malvagio.»
Bardo ci pensò su un attimo. «Non è malvagio: può definirsi…ottuso, ecco. È sempre mosso da buone intenzioni, peccato solo che non arrivi più in là di tanto in fatto d’intelligenza. Per carità, si applica, ci mette impegno, ma proprio non ce la fa. Non per niente il suo stesso nome rivela la sua natura.» Annuì. «Sì. E direi pure apprensivo e ansioso.»
«E per cosa?»
«Si può dire per tutto. Specie per quanto è legato agli uomini.»
«Cioè?»
«È sempre stato spaventato da quello che potevano fare e scoprire.»
«Di cosa aveva paura?»
Muro, un simbolo del limite«Che si potessero far male o far qualcosa di male: credo che in fondo l’immagine che più gli si avvicina sia quella di un padre iperprotettivo, che vieta al proprio figlio di fare qualsiasi cosa, tenendolo sotto una campana di vetro. Ti faccio un esempio.» Si sistemò più comodamente. «Se un bambino camminava sul margine di un fiume, si sporgeva troppo e finiva con il ruzzolare in acqua, senza che succedesse nulla salvo forse un ginocchio sbucciato, perché un rischio del genere non tornasse a verificarsi, il Dio del Limite con il suo potere erigeva un muro lungo tutto il margine, così che nessuno potesse più cadere giù. Ma lo faceva così alto che non si poteva vedere più né il fiume né il paesaggio oltre di esso.»
«Che esagerato» borbottò Lettore ripensando a quante volte gli adulti con lui si erano comportati pressoché alla stessa maniera.
«Ma questo è stato solo l’inizio» proseguì Bardo. «Cominciò a far sorgere muri ovunque: attorno alle foreste, perché un ramo poteva cadere in testa a qualcuno o perché gli animali potevano decidere d’attaccare l’uomo; ai mari, perché le onde potevano prenderli e portarli al largo. Poi prese ad alzare muri davanti ai sentieri che portavano alle montagne, ai deserti, ai burroni; arrivò ad alzare blocchi verso le strade più pericolose delle città, perché nessuno potesse più essere investito, e poi verso tutte le strade, confinando le persone all’interno delle loro proprietà, fino a quando decise che erano pericolosi anche i giardini e le finestre e i mobili, arrivando a far vivere gli uomini rinchiusi all’interno di cubi fatti solamente di muri di pietra perché non potessero dare seguito ai progetti e alle invenzioni che la loro mente creava.»
«Ma…erano in prigione!» sbottò Lettore. «E come facevano a vivere se non c’erano porte e finestre per potergli portare da mangiare?»
«Il Dio gli faceva arrivare nutrimento grazie al suo potere. Ma aveva sottovalutato la forza dell’immaginazione degli uomini, perché si era dimenticato che anche loro erano figli di Dei, figli di Creatori, e per quanti muri gli creasse attorno, non poteva imbrigliare la loro mente: così gli uomini riuscirono a superare tutte le barriere che gli venivano poste davanti.»
«E come fecero?»
«Privati di ogni contatto con il mondo esterno e i propri simili, gli uomini presero a fantasticare di mondi ed epoche differenti, delle vicende di chi vi abitava: nelle loro menti li vedevano all’opera, ascoltavano i loro discorsi, conoscevano i loro pensieri. Non avendo nulla da fare chiusi all’interno dei muri se non dormire e mangiare, presero a passare tutto il tempo nelle dimensioni che la loro mente gli faceva vedere. Credettero così fortemente in essi che cominciarono a disegnare con i resti del cibo quello che vedevano sulle pareti delle loro prigioni, riempendo ogni spazio del pavimento, del soffitto. Ma lo spazio che avevano a disposizione era troppo poco per contenere mondi interi, era troppo limitato per poterli vedere completamente. Tuttavia il desiderio di farli diventare parte della loro vita era talmente forte che abbatterono la barriera che teneva separati reale e immaginario, permettendogli di entrare all’interno dei dipinti che avevano realizzato.»
«Ma…questo è impossibile!» esclamò Lettore.
Bardo rise. «È la stessa cosa che disse il Dio del Limite quando decise d’andare a visitarli e non trovò nessuno, se non i dipinti. Gli uomini avevano creduto con così tanta forza in quello che la loro mente gli aveva mostrato che lo avevano reso reale: avevano creato dei nuovi mondi e subito dopo avevano realizzato il desiderio di vivere in essi, proprio come fanno i veri Creatori.» Tamburellò le dita sulla pietra. «Il Dio del Limite, proprio per la sua capacità di creare barriere e separazioni, non riuscì a comprendere come avevano fatto a fuggire; soprattutto non comprese come cose semplici e innocue come disegni avessero permesso agli uomini di liberarsi del suo controllo. Da quel che si sa, ci sta ancora pensando.» Scosse il capo divertito. «Non è riuscito a capire che il potere di tutto questo non stava nel mezzo, ma è sempre appartenuto all’uomo, e che è stato proprio lui, con il suo modo di fare, a permettergli d’accorgersene: il potere è nell’uomo e il modo per scoprire questa verità è avere fede e non porre limiti alla propria volontà. Erano delle semplici immagini quelle che aveva creato, ma esse erano la chiave per aprire i muri che lo bloccavano: la chiave per dare via libera a tutte quelle potenzialità che aveva permesso d’essere limitate da chi voleva dominarli e controllarli.»
«Tutto questo solamente usando l’immaginazione?» domandò stupito il bambino. «Sono entrati nei dipinti e i mondi cui avevano pensato hanno preso vita? E così i personaggi delle loro storie?»
«Saresti ancora più sorpreso se sapessi veramente cosa è in grado di fare l’immaginazione» disse Bardo.
Lettore restò un pezzo a riflettere sulla storia che aveva appena ascoltato. «Che ne è stato poi del Dio del Limite?»
Bardo sorrise. «Non gli è andato giù che gli uomini siano riusciti a scappare dal mondo creato su misura per loro…almeno tale lo riteneva: non concepiva come avessero voluto rinunciare alla sicurezza che avere dei muri intorno poteva dare. Così ha deciso d’andare a cercarli uno per uno, risoluto e convinto di doverli salvare dalla pazzia che si era impossessata di loro. Naturalmente si è scelto un compito improbo e la sconfitta subita ha minato il suo potere, ma non si arrende e tenta sempre in ogni modo di chiudere i suoi muri attorno a chi è così debole da farsi mettere le sue grinfie addosso.»
«E perché si è messo a caccia degli uomini che sono scappati?»
Bardo sollevò stupito le sopracciglia. «Mi stupisci con questa domanda, è tanto logico: perché nessuno accetta una sconfitta, specie se è ottuso. E poi perché si tratta di una questione di potere: più gente si sottomette al suo volere, più diventa potente. È così che funziona la maggior parte delle divinità: in base alla fede dei suoi credenti e al loro numero.»
«Ah» fece Lettore sorpreso. «Allora sono tutti così gli dei?»
«Solo la maggior parte» ammiccò Bardo. «I più hanno bisogno degli uomini per aumentare il loro potere e sopravvivere. C’è un segreto che li riguarda: se vengono dimenticati, se nessuno pensa più a loro, possono morire. Sono centinaia le divinità scomparse in questo modo, di cui nessuno ricorda più il nome.»
«E la minoranza?»
«Sono quelli più difficili da incontrare: non si rivelano mai spontaneamente, devono essere trovati e scoperti. Ma loro sono veri dei, la cui forza non viene mai meno, perché è centrata nella conoscenza di chi sono veramente.» Non era sicuro che il bambino potesse comprendere una cosa così semplice e allo stesso così difficile, ma non c’era altro modo per spiegarla.
Lettore distolse lo sguardo da lui, posandolo prima sulla statuina e poi sul cielo. «Sarebbe bello incontrare un dio del genere.»
Bardo gli posò una mano sulla spalla. «Non sperare d’incontrare un dio: cerca invece di esserlo.»

Analogie 2: Trump come Greg Stillson?

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Analogie 2: Trump come Greg Stillson?Ne avevo già parlato in un articolo diversi anni fa, quando ci furono le precedenti elezioni americane; allora le cose andarono diversamente e non vinse chi si temeva. Non è andata così questa volta e i timori di allora ora sono più forti, dato che si vedono le stesse analogie tra Trump e Greg Stillson, il candidato al Senato del film La Zona Morta (1983, diretto da David Cronenberg), tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. I modi di fare e la politica di Trump sono preoccupanti (che punta al conflitto, all’odio e alla discriminazione), diretti in una direzione che non preannuncia nulla di buono: anche nel libro di King il personaggio si presentava come il rappresentante di tutti, disponibile verso chiunque, ma in realtà, a parte il potere e il compiacimento di possederlo, a Stillson non importava nulla della gente, ma solo di se stesso; se fosse stato lasciato fare, avrebbe condotto a un tremendo conflitto mondiale. Il fato non si verificò perché si riuscì a fermarlo.

La realtà è diversa dal libro e non perché non c’è nessuno con poteri paranormali, ma perché non c’è volontà di far andare le cose per il meglio: è chiaro che non si andrà incontro a qualcosa di buono. Ancora non si è compreso che non dovrebbe essere permesso a imprenditori di ricoprire ruoli politici e il motivo è semplice: troppo potere concentrato nelle mani di uno solo. La maggior parte delle persone non vuole comprendere questa realtà, o non dando importanza alla cosa o convinta distortamente che questi individui siano davvero le figure giuste per far funzionare le cose. Ma in un periodo sempre più esasperato, dove prende sempre più piede l’intolleranza, dove la giustizia viene calpestata per far spazio alla corruzione e al malaffare e la gente compie in numero sempre maggiore gesti di omicidio/suicidio, ci si rende conto che il mondo sta sprofondando nella follia; è come se ci fosse una sorta di presenza che condiziona e spinge per far esplodere violenze e atrocità. Forse It, la famosa creatura dell’omonimo romanzo di King, esiste davvero. O forse si tratta della Bestia di cui si parla nell’Apocalisse di Giovanni (capitoli 12 e 13), che tanta ammirazione fa nascere negli uomini. Una cosa però è certa: la storia ha insegnato più volte simili lezioni e tutte le volte non si è appreso nulla da esse.

The Life and Times of Scrooge

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The Life and Times of ScroogePoco tempo fa, ho parlato di Paperdinastia, il volume che tratta la storia di Zio Paperone, di come è cresciuto, delle avventure che ha affrontato e di come ha creato la sua fortuna; un volume ritrovato per caso dopo tanto tempo, di cui mi ero dimenticato ed è stato un peccato, perché quanto narrato da Don Rosa è qualcosa di veramente bello, epico e toccante. Tanti sono stati colpiti dalla sua narrazione, tra questi Tuomas Holopainen, grande appassionato di opere Disney, che nel 2014 ha realizzato un album dedicato proprio alla saga di Paperone. Può colpire che sia stato pubblicato con l’etichetta Nuclear Blast (famosa per le sue produzioni metal), ma non deve sorprendere, perché Holopainen, tastierista e compositore dei Nightwish, nelle sue vene ha una forte vena sinfonica e melodica, non solo metal. È proprio Holopainen a convincere Don Rosa, dopo un incontro nel 2010 a Helsinki, e a coinvolgerlo nel progetto (Don Rosa è l’autore della bella e suggestiva copertina) che vedrà ripercorrere musicalmente le gesta del papero più ricco del mondo: così nasce The Life and Times of Scrooge, un album dove sono forti le influenze della musica della Scozia (terra natale di Paperone), come ben si sente in Glasgow 1877 e Goodbye Papa. Ma sarebbe limitante parlare solo di questo, perché l’album prende spunto da tanti generi in base all’ambientazione in cui si ritrova Paperone (basti pensare alle sonorità country di Into the West o a quelle che ricordano l’Africa in Dreamtime). Non possono non venire i brividi ascoltando le melodie epiche di Duel & Cloudscapes (la prima parte rappresenta perfettamente il duello tra Paperone e Argus Whiskervilles, mentre la seconda è più comica, con Paperone che incontra in cielo i suoi antenati defunti) e Cold Heart of the Klondike (che narra le vicende ambientate a Dawson e al Fosso dell’Agonia Bianca); molto bella anche The Last Sled, dove viene dato l’addio ai luoghi selvaggi che l’hanno reso ricco. Per non parlare di A Lifetime of Adventure, un brano dolce, struggente, perfettamente caratterizzato dalle voci di Johanna Kurkela e Johanna Iivanainen (la prima interpreta Doretta Doremì, la seconda Piumina O’Drake, madre di Paperone).

The Life and Times of Scrooge è un ottimo album, che perfettamente si abbina alle tavole disegnate da Don Rosa e che accompagnerà con piacere chi vorrà leggere la bellissima storia di Paperone ascoltandolo.

Di Grandi Fratelli 3: l'invadenza della tecnologia

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Ormai la nostra vita dipende dalla tecnologia e se vogliamo vi è anche dominata: sembra quasi che senza di essa non si possa vivere, arrivando a essere una dipendenza, anche patologia (ci sono casi di gente entrata in panico perché non poteva essere collegata alla rete per qualche ora).
Le cose non sono certo destinate a migliorare: l’essere umano oramai è monitorato praticamente a 360° gradi: su internet, negli acquisti, per strada; in città sempre più punti sono videosorvegliati, come sempre più semafori hanno le telecamere per le infrazioni di passaggio con il rosso. A breve anche negli asili e nelle case si riposo ci saranno telecamere per evitare gli abusi su minori e anziani che sono divenuti tanto diffusi, una vera e propria piaga.
Da un lato la cosa è giusta, perché si deve porre fine a comportamenti violenti (sia psicologicamente sia fisicamente): individui indifesi, in difficoltà, vanno protetti e tutelati, deve finire il subire in silenzio, porre un freno a chi abusa della sua posizione e la usa per scaricare le sue frustrazioni.
Dall’altro lato è qualcosa che va a invadere ogni spazio delle persone e non si è più liberi, ma invasi da sistemi che monitorano in continuazione. Come spesso succede, a rimetterci sono le persone che non hanno colpe, che si ritrovano a dover essere nelle stesse condizioni di chi ha sbagliato: per colpa di pochi, dei cosiddetti furbetti, ci si rimette tutti. Arrivare a un sistema che controlla ogni cosa ovunque e impone indiscriminatamente la sua legge (tradotto: distopia), il passo è breve. 1984 di George Orwell è sempre attuale: siamo nell’Era del Grande Fratello (oltre che nell’Era dell’Economia) e tanti non se ne sono accorti. Peggio ancora al non saperlo, è che ne sono contenti.

L'assedio della Rocca

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L’assedio della Rocca, terzo volume della prima trilogia di Le cronache di Thomas Covenant L’Incredulo In L’assedio della Rocca, terzo volume della prima trilogia di Le cronache di Thomas Covenant L’Incredulo, le cose non vanno bene sia sulla Terra, sia sulla Landa. Thomas Covenant ritorna a casa ferito, con l’infezione che si propaga nel suo corpo senza che lui faccia qualcosa per impedirlo. Sulla Landa l’esercito dello Spregiatore, guidato da un Posseduto nel corpo di un Gigante, dopo aver portato distruzione lungo tutto il suo cammino, prende d’assedio la Rocca dei Signori. La situazione è disperata e Mhoram, mentre la paura e la disperazione dilagano tra le fila dei difensori, tenta di convocare l’Incredulo, ritenuta ormai l’ultima speranza. Ma Covenant rifiuta la convocazione per salvare una bambina morsa da un serpente. Debilitato dall’infezione e dal veleno che è entrato in circolo quando lo ha estratto dalla gamba della bimba, Covenant, mentre scivola nell’incoscienza, accetta la convocazione, ma non è Mhoram questa volta a richiamarlo sulla Landa, bensì Salgemma Seguischiuma, il Gigante, e Triock, abitante di Pietrabasso e un tempo promesso sposo di Lena, la ragazza violentata da Covenant la prima volta che giunse sulla landa.
In un viaggio ancora più disperato dei precedenti, l’Incredulo parte alla volta del rifugio dello Spregiatore, deciso a distruggerlo. Un percorso privo di speranza, dove affronterà i suoi fallimenti e le persone che sono state cambiate con il suo arrivo. Una Lena invecchiata che non ha mai smesso di amarlo nonostante la violenza subita. Un Bannor anche lui invecchiato dopo non essere più una Guardia del Sangue. I Ranyhyn, braccati e cacciati dai servi dello Spregiatore. Lo spirito di Elena caduto schiavo del Sire Immondo.
Quando la situazione appare ormai senza via d’uscita e il fallimento l’unico fato possibile, aiuti arrivano inaspettati, ma non per questo le cose si faranno più facili o richiederanno meno sacrifici.
L’assedio della Rocca conclude il primo lavoro sulla Landa di Stephen R. Donaldson, rimanendo sempre in bilico tra viaggio tra due mondi e sogno del protagonista. Un percorso spesso psicologico, dove l’affrontare il senso di colpa per le proprie azioni e l’accettazione di se stessi e della realtà la fanno da padroni. Romanzo cupo ma anche ricco di epicità (soprattutto per quanto riguarda Mhoram e la difesa della Rocca), con un finale che trova risoluzione non nella forza bruta ma nella comprensione della natura del nemico e del male che lo pervade e che se si vuole, lascia anche uno spiraglio di cambiamento e di speranza.