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Il Dio del limite

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Limite. Questa è la parola che sempre più domina la nostra società. La libertà personale è sempre più imbrigliata in dettami, regole, divieti, restrizioni; si è sempre più sotto controllo, sempre più sottoposti a dover avere a che fare con un limite dopo l’altro; è come se gli uomini si divertissero a creare muri in continuazione. La realtà lo sta dimostrando e lo ha dimostrato: uno dei fatti più in vista ora è quello che riguarda i migranti, con diversi paesi che creano delle barriere per tenerli fuori; per non parlare di Trump, che vuole costruire un muro lungo tutto il confine che separa gli Stati Uniti dal Messico. In passato poi era capitato a certe etnie di essere obbligati a stare nei ghetti (ebrei) o non poter andare in certi luoghi (i neri negli Stati Uniti). Questi sono alcuni degli esempi più grossi, ma se ci si guarda è così nella vita quotidiana di ognuno: anche fare una semplice passeggiata ora è un problema, perché c’è sempre qualcuno che cerca d’imporre la propria volontà, di prevaricare e creare impedimento. Tutto questo dipende naturalmente dall’uomo e dal rapporto che ha con gli altri e con se stesso, ma che cosa esattamente spinge a fare questo?

 

Aggirandosi nei pressi della zona dove si erano stabiliti, Bardo trovò Lettore seduto sul gradino più basso della statua nell’angolo del palazzo. Stranamente era solo, solitamente lo si vedeva appresso a Mago, intento a fargli domande: se ne stava a fissare la statuina dello stregone che teneva sul palmo della mano.
«Ti vedo spesso parlare con Mago» esordì quando gli fu vicino. «Vuoi diventare anche tu un Usufruitore?»
Lettore sbuffò. «E come potrei? Tutto quello che mi hanno spiegato lui e Sanjuro sono solo parole per creare immagini: non servono a niente, solo a far perdere tempo.»
«Forse stai usando l’approccio sbagliato. O forse è ancora presto per te per prendere le vie del Potere» azzardò con calma Bardo.
Il bambino scosse il capo. «Non si tratta d’età: su questo sono stati chiari. È più una questione di comprensione, dicono.» Sbuffò di nuovo. «È come sbattere la testa in un muro.»
Bardo si batté una mano sulla coscia. «Ora è tutto chiaro. Hai incontrato il Dio del Limite.»
«Io non ho incontrato nessuno» protestò Lettore.
«Il fatto che tu non l’abbia visto, non significa che non l’hai incontrato» precisò Bardo. «Cosa normale, dato che si tratta di una divinità: pensi forse che vada in giro con una maglietta con scritto sopra “Salve, sono un Dio”?»
Lettore fece una risatina.
«Un dio, in quanto tale, va in giro senza farsi vedere e riconoscere, agendo nella maniera che preferisce.»
«Allora questo Dio del Limite è un dio malvagio.»
Bardo ci pensò su un attimo. «Non è malvagio: può definirsi…ottuso, ecco. È sempre mosso da buone intenzioni, peccato solo che non arrivi più in là di tanto in fatto d’intelligenza. Per carità, si applica, ci mette impegno, ma proprio non ce la fa. Non per niente il suo stesso nome rivela la sua natura.» Annuì. «Sì. E direi pure apprensivo e ansioso.»
«E per cosa?»
«Si può dire per tutto. Specie per quanto è legato agli uomini.»
«Cioè?»
«È sempre stato spaventato da quello che potevano fare e scoprire.»
«Di cosa aveva paura?»
Muro, un simbolo del limite«Che si potessero far male o far qualcosa di male: credo che in fondo l’immagine che più gli si avvicina sia quella di un padre iperprotettivo, che vieta al proprio figlio di fare qualsiasi cosa, tenendolo sotto una campana di vetro. Ti faccio un esempio.» Si sistemò più comodamente. «Se un bambino camminava sul margine di un fiume, si sporgeva troppo e finiva con il ruzzolare in acqua, senza che succedesse nulla salvo forse un ginocchio sbucciato, perché un rischio del genere non tornasse a verificarsi, il Dio del Limite con il suo potere erigeva un muro lungo tutto il margine, così che nessuno potesse più cadere giù. Ma lo faceva così alto che non si poteva vedere più né il fiume né il paesaggio oltre di esso.»
«Che esagerato» borbottò Lettore ripensando a quante volte gli adulti con lui si erano comportati pressoché alla stessa maniera.
«Ma questo è stato solo l’inizio» proseguì Bardo. «Cominciò a far sorgere muri ovunque: attorno alle foreste, perché un ramo poteva cadere in testa a qualcuno o perché gli animali potevano decidere d’attaccare l’uomo; ai mari, perché le onde potevano prenderli e portarli al largo. Poi prese ad alzare muri davanti ai sentieri che portavano alle montagne, ai deserti, ai burroni; arrivò ad alzare blocchi verso le strade più pericolose delle città, perché nessuno potesse più essere investito, e poi verso tutte le strade, confinando le persone all’interno delle loro proprietà, fino a quando decise che erano pericolosi anche i giardini e le finestre e i mobili, arrivando a far vivere gli uomini rinchiusi all’interno di cubi fatti solamente di muri di pietra perché non potessero dare seguito ai progetti e alle invenzioni che la loro mente creava.»
«Ma…erano in prigione!» sbottò Lettore. «E come facevano a vivere se non c’erano porte e finestre per potergli portare da mangiare?»
«Il Dio gli faceva arrivare nutrimento grazie al suo potere. Ma aveva sottovalutato la forza dell’immaginazione degli uomini, perché si era dimenticato che anche loro erano figli di Dei, figli di Creatori, e per quanti muri gli creasse attorno, non poteva imbrigliare la loro mente: così gli uomini riuscirono a superare tutte le barriere che gli venivano poste davanti.»
«E come fecero?»
«Privati di ogni contatto con il mondo esterno e i propri simili, gli uomini presero a fantasticare di mondi ed epoche differenti, delle vicende di chi vi abitava: nelle loro menti li vedevano all’opera, ascoltavano i loro discorsi, conoscevano i loro pensieri. Non avendo nulla da fare chiusi all’interno dei muri se non dormire e mangiare, presero a passare tutto il tempo nelle dimensioni che la loro mente gli faceva vedere. Credettero così fortemente in essi che cominciarono a disegnare con i resti del cibo quello che vedevano sulle pareti delle loro prigioni, riempendo ogni spazio del pavimento, del soffitto. Ma lo spazio che avevano a disposizione era troppo poco per contenere mondi interi, era troppo limitato per poterli vedere completamente. Tuttavia il desiderio di farli diventare parte della loro vita era talmente forte che abbatterono la barriera che teneva separati reale e immaginario, permettendogli di entrare all’interno dei dipinti che avevano realizzato.»
«Ma…questo è impossibile!» esclamò Lettore.
Bardo rise. «È la stessa cosa che disse il Dio del Limite quando decise d’andare a visitarli e non trovò nessuno, se non i dipinti. Gli uomini avevano creduto con così tanta forza in quello che la loro mente gli aveva mostrato che lo avevano reso reale: avevano creato dei nuovi mondi e subito dopo avevano realizzato il desiderio di vivere in essi, proprio come fanno i veri Creatori.» Tamburellò le dita sulla pietra. «Il Dio del Limite, proprio per la sua capacità di creare barriere e separazioni, non riuscì a comprendere come avevano fatto a fuggire; soprattutto non comprese come cose semplici e innocue come disegni avessero permesso agli uomini di liberarsi del suo controllo. Da quel che si sa, ci sta ancora pensando.» Scosse il capo divertito. «Non è riuscito a capire che il potere di tutto questo non stava nel mezzo, ma è sempre appartenuto all’uomo, e che è stato proprio lui, con il suo modo di fare, a permettergli d’accorgersene: il potere è nell’uomo e il modo per scoprire questa verità è avere fede e non porre limiti alla propria volontà. Erano delle semplici immagini quelle che aveva creato, ma esse erano la chiave per aprire i muri che lo bloccavano: la chiave per dare via libera a tutte quelle potenzialità che aveva permesso d’essere limitate da chi voleva dominarli e controllarli.»
«Tutto questo solamente usando l’immaginazione?» domandò stupito il bambino. «Sono entrati nei dipinti e i mondi cui avevano pensato hanno preso vita? E così i personaggi delle loro storie?»
«Saresti ancora più sorpreso se sapessi veramente cosa è in grado di fare l’immaginazione» disse Bardo.
Lettore restò un pezzo a riflettere sulla storia che aveva appena ascoltato. «Che ne è stato poi del Dio del Limite?»
Bardo sorrise. «Non gli è andato giù che gli uomini siano riusciti a scappare dal mondo creato su misura per loro…almeno tale lo riteneva: non concepiva come avessero voluto rinunciare alla sicurezza che avere dei muri intorno poteva dare. Così ha deciso d’andare a cercarli uno per uno, risoluto e convinto di doverli salvare dalla pazzia che si era impossessata di loro. Naturalmente si è scelto un compito improbo e la sconfitta subita ha minato il suo potere, ma non si arrende e tenta sempre in ogni modo di chiudere i suoi muri attorno a chi è così debole da farsi mettere le sue grinfie addosso.»
«E perché si è messo a caccia degli uomini che sono scappati?»
Bardo sollevò stupito le sopracciglia. «Mi stupisci con questa domanda, è tanto logico: perché nessuno accetta una sconfitta, specie se è ottuso. E poi perché si tratta di una questione di potere: più gente si sottomette al suo volere, più diventa potente. È così che funziona la maggior parte delle divinità: in base alla fede dei suoi credenti e al loro numero.»
«Ah» fece Lettore sorpreso. «Allora sono tutti così gli dei?»
«Solo la maggior parte» ammiccò Bardo. «I più hanno bisogno degli uomini per aumentare il loro potere e sopravvivere. C’è un segreto che li riguarda: se vengono dimenticati, se nessuno pensa più a loro, possono morire. Sono centinaia le divinità scomparse in questo modo, di cui nessuno ricorda più il nome.»
«E la minoranza?»
«Sono quelli più difficili da incontrare: non si rivelano mai spontaneamente, devono essere trovati e scoperti. Ma loro sono veri dei, la cui forza non viene mai meno, perché è centrata nella conoscenza di chi sono veramente.» Non era sicuro che il bambino potesse comprendere una cosa così semplice e allo stesso così difficile, ma non c’era altro modo per spiegarla.
Lettore distolse lo sguardo da lui, posandolo prima sulla statuina e poi sul cielo. «Sarebbe bello incontrare un dio del genere.»
Bardo gli posò una mano sulla spalla. «Non sperare d’incontrare un dio: cerca invece di esserlo.»

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