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Riforma costituzionale

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La Costituzione Italiana al centro della riforma costituzionaleCi si sta avvicinando al referendum per la riforma costituzionale e da mesi le discussioni su di esso sono diventate il tormentone quotidiano che imperversa sui media. La campagna promossa dal governo e soprattutto da Renzi è stata incessante e molto marcata: in ogni forma e sede non è stato fatto altro da parte loro di convincere a votare per il sì. Governo e premier che non si sono limitati a parlarne su tutti i media e i giornali, ma a ricercare consensi anche all’estero, non solo nei cittadini che risiedono oltre i confini italiani, ma anche nei governi degli altri paesi (Stati Uniti, tanto per dirne uno).
Una campagna che a tanti ha dato fastidio, perché è stato un mendicare, ma anche un cercare di forzare la mano, di ottenere consensi anche da parti che non c’entrano nulla con l’Italia. Fastidioso è anche il fatto che per questo referendum il premier spinga perché si vada a votare, mentre per quello inerente le trivelle istigava a non andare a votare, definendolo inutile (e non va dimenticato come abbia esultato per il suo fallimento).
Se si ricerca in rete, c’è l’imbarazzo della scelta sulle discussioni che valutano i pro e i contro del sì e del no sulla riforma costituzionale; sono stati scritti anche dei manuali da acquistare per far capire come votare (siamo nell’Era dell’Economia e tutto torna buono per fare soldi. C’è però anche dell’altro su cui si dovrebbe riflettere: o si è di fronte a qualcosa di estremamente complesso che ha bisogno di essere spiegato oppure la gente ormai necessita che ci sia sempre qualcuno che gli dica cosa fare in qualsiasi frangente perché ormai non sa più usare la propria testa).
Dibattiti lunghi, disquisizioni infinite, che allontanano da quello che è la questione importante e che tanti non sembrano aver compreso: l’Italia non ha bisogno della riforma costituzionale, perché sono altre le priorità, altri gli elementi da mettere a posto. L’Italia va male, ma non sarà cambiando i punti oggetto del referendum che migliorerà: c’è bisogno d’altro, non di modificare la costituzione, e questo altro va fatto con alle spalle una vera preparazione e organizzazione, non come è stato fatto finora (basti pensare al tanto sbandierato Job Act, che non ha portato benefici ai lavoratori, ma solo agli imprenditori che si sono arricchiti: finiti gli incentivi, le cose sono tornate come prima).
Questa riforma è volta ad aumentare il potere di chi è al governo: un tentativo che viene mostrato però come taglio di costi e snellimento di burocrazia. Renzi (e quelli che lo sostengono) non si batte così tanto per il bene del paese (che non ci guadagnerebbe nulla), ma solo per se stesso. Come altri che l’hanno preceduto, pensa solo al proprio interesse e a quello di chi è legato a lui e lo appoggia (precisazione: tutti i politici, di tutti i partiti, fanno così ora: non si salva nessuno. Chi pensa che possa essere diversa la realtà, si metta l’animo e pace e non alimenti vane speranze: non ci sono alternative valide e il copione si ripeterà uguale anche se cambia il nome degli interpreti).
Si parla d’innovazione, di cambiamento, ma non è cambiato nulla da più di vent’anni a questa parte: è la solita solfa che si ripete. Perché Renzi è come Berlusconi. Parla, agisce, allo stesso modo. Sfrutta i media in maniera intensiva, è presente dappertutto (il prezzemolo in confronto è un asociale). Fa promesse in continuazione, dimostra spregio e arroganza nei confronti di chi non la pensa come lui, prende in giro, fregandosene di tutto e tutti.
E bisognerebbe votare sì per dare più potere a persone come lui?
L’unico punto che andrebbe cambiato è il seguente: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e dovrebbe divenire “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sui lavoratori”, ovvero dovrebbe tornare com’era stato pensato in origine, come dovrebbe essere nato, se non fosse stato cambiato perché si riteneva che avrebbe potuto urtare la sensibilità di alcuni, dato che il punto era ritenuto troppo comunista (la proposta fu di mettere nell’articolo 1 “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori”; leggere anche questo articolo). Quello che non si è voluto e non si vuole capire, è che se non ci sono lavoratori, il lavoro non può esistere. Senza le persone che lavorano, il lavoro perde di spessore, perché sono le persone che gli danno valore, che lo possono rendere una risorsa: le persone sono l’elemento centrale, non il lavoro. Ed è così in tutte le cose. L’uomo è quello che può rendere importante, necessario, utile qualcosa; non è la cosa stessa ad avere valore (esclusi l’aria, l’acqua, il cibo, e pochi altri elementi, sono poche le cose veramente importanti e necessarie). Una realtà antica, di cui si parla da millenni, che già si conosceva dai tempi di Gesù (e probabilmente anche prima): Che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? (Mt 23,17) … Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? (Mt 23,19). Che cosa è più importante, il lavoro o il lavoratore che lo rende possibile? Su questo ci sarebbe tanto da riflettere.
Tornando però al punto in questione, di questa riforma costituzionale non c’è bisogno. Non fatta oltretutto in malo modo come in questo caso: si ripete la storia di come si è lavorato per la riforma del canone Rai.

4 comments to Riforma costituzionale

  • La riforma non mi piace. Se poi è da intendere come referendum sulla figura di Renzi, ancora più mi viene da votare NO. Quanto alle paure sulle catastrofi in arrivo se il referendum non dovesse passare, sanno troppo di ricatto, e a maggior ragione… NO.
    Fosse stato così importante fare passare la riforma, magari si poteva condividere qualcosa con le altre forze politiche anziché portare avanti questo diktat e dire “o così o il diluvio.”
    E nel frattempo fare una vendita di benefici e prebende per acchiappare il voto delle varie categorie a qualche settimana dal voto.
    A questo punto mi sa che mi scomoderò e cercherò di capire dov’è finita quella tessera elettorale, e andrò a fare una croce sulla scheda anch’io. Penso che il mondo possa andare avanti anche senza questa riforma, e anche senza Renzi (ma mica sarà così facile toglierselo dai piedi!).

  • OOps. “acchiappare il consenso delle varie categorie a qualche settimana dal voto” suona un po’ meglio 🙂

    • Una riforma nata male, sviluppata male, gestita male: è una cosa becera. Le si è provate tutte: si sono usate promesse di ogni genere per ottenere voti, si è cercato di comprare voti, si sono fatte minacce, si sono fatti ricatti, si è usata la paura paventando scenari apocalittici. Modi sbagliati che rivelano quanto sia sbagliato quello che sta facendo il governo.
      Tutto quello che sta accadendo non è politica: è qualcosa di riprovevole che sempre più fa perdere fiducia non solo nelle istituzioni, ma in tutto; come potrebbe essere diversamente?
      Non solo il mondo può andare avanti senza Renzi, ma anche senza tutta la classe politica; come ho già scritto, non si salva nessuno.
      Non so come andrà, perché ormai in Italia c’è da aspettarsi di tutto, soprattutto in peggio. Mi auguro sempre che le persone diventino consapevoli e padroni del proprio destino e non si affidino più a illusioni e prese in giro di capi e politici sempre più uguali tra loro, ma la vedo dura. Orwell aveva ragione (vedasi La fattoria degli animali).

  • […] possono essere raggruppate in pochi gruppi. C’è chi ha votato NO perché riteneva che questa riforma costituzionale non fosse necessaria, che il paese necessitasse d’altro. Oltretutto tale riforma costituzionale è stata valutata […]

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