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Death Note

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Death NoteDeath Note. Ovvero il quaderno della Morte. Il quaderno sul quale gli Shinigami, gli Dei della Morte, scrivono il nome delle persone quando giunge la loro ora. Ma che cosa succederebbe se questo strumento finisse nelle mani di un essere umano? È quello che vuole scoprire Ryuk, uno Shinigami, facendo cadere uno di questi quaderni dal mondo in cui vive sulla Terra; un gesto mosso dalla noia, per trovare qualcosa che dia una scossa a un’esistenza che ha perso significato. Un gesto che darà vita a un glorioso duello tra due uomini scelti dal destino.
Così inizia Death Note, il manga realizzato da Tsugumi Ohba (storia) e Takeshi Obata (disegni). Occorre fare una precisazione fin da subito: non ci si devono aspettare rivelazioni sorprendenti e sconvolgenti, perché fin da subito si sa chi è il famoso Kira che uccide uno dopo l’altro i criminali (e non solo loro). Si tratta di Light Yagami, colui che ha raccolto il quaderno della Morte, un liceale all’ultimo anno molto dotato (si può dire tranquillamente geniale) che decide di creare un mondo migliore, eliminando i delinquenti, i balordi. Il suo intento è dare il vita a un mondo ordinato e giusto. A chi non è mai capitato di pensare che il mondo sarebbe un posto migliore senza chi commette crimini? Chi non ha mai pensato che si starebbe meglio se un certo tipo di persone scomparisse? E avendo il mezzo per attuare questo pensiero, chi lo utilizzerebbe? Chi riuscirebbe a sopportare il peso della responsabilità che esso comporta?
Lo sviluppo psicologico di Light Yagami è davvero ben realizzato, mostrando l’evoluzione da giovane idealista che vuole rendere il mondo migliore a spietato e calcolatore assassino che elimina chiunque gli si oppone, andando a creare un regime totalitario dominato dalla paura, dove non solo si eliminano i criminali, ma anche coloro che non sono ligi al dovere, che sono pigri, chiunque non obbedisca alla nuova legge creata.
Complesso nello sviluppare i rapporti tra i vari personaggi, come trama Death Note è invece piuttosto semplice, dato che in fondo è una grande partita a scacchi tra Light Yagami “Kira” e i suoi molti avversari, su tutti il geniale e misterioso Elle: i due danni vita a una sfida fatta di mosse e contromosse che lascia con il fiato sospeso per vedere come l’uno reagisce alle azioni dell’altro. È avvincente stare a osservare chi avrà la meglio e colpiscono a fondo le capacità di deduzione che i due hanno e come si cercano di manipolare a vicenda per far commettere all’altro il passo falso che porterà alla vittoria: per Elle trovare la prova che incastri Kira, per Light il modo di eliminare Elle senza farsi scoprire. Oltre a ciò, si aggiunga la scoperta dei vari modi di utilizzare il quaderno, di come esso possa essere usato per uccidere le persone (manipolando anche il modo in cui muoiono), e di come essi permettano di vedere e interagire con gli Dei della Morte, scoprendo le loro bizzarrie e il fatto che in fondo non sono poi tanto diversi dagli esseri umani (anche loro, in un qualche modo, possono morire).
Machiavellico, Death Note è un buon manga, con disegni ben realizzati e personaggi ben caratterizzati. Non è certo esente da cali o difetti però; soprattutto risente di una svolta che si verifica circa a metà della storia (precisamente nel settimo volume dei dodici che compongono la serie) e delle mosse eccesive che si fanno da quel punto in avanti per tentare di fermare Kira. Un Kira sempre più spietato che usa chiunque gli possa tornare utile, eliminandolo quando non serve più, nessuno escluso. Un Kira la cui evoluzione lo porta a un livello che non ha più nulla di umano (e non perché, anche se si crede Dio, diventi Dio, seppur sia come efficienza superiore addirittura a un Dio della Morte).
Death Note è una storia che fa riflettere sui danni che può fare un certo tipo di potere nelle mani delle persone (il quaderno della Morte è figurativo: basta pensare a quello che possono fare in certe posizioni i politici), su come anche le migliori intenzioni possano essere traviate e il confine tra giusto e sbagliato spesso sia molto labile. Ma fa riflettere anche sulla società e su come la massa sia facilmente manipolabile da chi ha forza e potere.

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