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Il Ritmo della Guerra

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Il Ritmo della GuerraCon Il Ritmo della Guerra siamo al quarto capitolo di Le Cronache delle Folgoluce e Brandon Sanderson si mantiene sempre a livelli elevati. Molto elevati: tecnicamente parlando, si è di fronte al romanzo meglio scritto della serie. Anche se magari mancano momenti come quelli incontrati in La Via dei Re, Il Ritmo della Guerra, si scusi il gioco di parole, non manca di ritmo, tenendo incollati alle pagine; un tenere incollati che però non è adrenalinico, non per la maggior parte del tempo almeno, ma dovuto a segreti e rivelazioni che debbono essere fatti. Sanderson espande e approfondisce ancora di più Le Cronache della Folgoluce: si scopre che il mondo di Roshar è solo un campo di battaglia di qualcosa di molto più grande, che Onore e Odio sono elementi di qualcosa di più superiore e che non sono le sole entità superiori presenti nell’universo di Sanderson.
Per chi già conosce l’autore, questo non sorprende, ma si rimane sempre meravigliati nel vedere le capacità dello scrittore nello sviluppare una trama e nel far giungere il lettore a certi punti senza che lui se ne accorga, nonostante di indizi ne siano stati disseminati lungo la strada. Per chi non è avvezzo all’ambito scientifico, può risultare non subito facile la comprensione degli studi sui fabrial e gli esperimenti che vengono fatti su nichiluce e folgoluce: questo può essere additato come l’unico neo di Il Ritmo della Guerra, dato che va a inficiare un poco la scorrevolezza della lettura e dell’apprezzamento della storia.
Tolto questo (ma è un andare a cercare il pelo nell’uovo), quello che è andato a creare Sanderson va a dare una maggiore comprensione del mondo di Roshar, delle sue popolazioni e delle scelte fatte dai personaggi. Quella che era iniziata come una guerra tra umani e parshendi è in realtà qualcosa di più articolato e meno definito; si era già visto in precedenza che il fronte umano era diviso e quanto era stato difficile creare una coalizione per fronteggiare la minaccia che sta avanzando: in questo romanzo si viene a sapere che anche tra i parshendi ci sono diverse correnti, ognuna con le proprie idee e i propri scopi. C’è chi cerca di ritrovare il proprio passato, le proprie origini e di non essere asservito a Odio, c’è chi vuole conquistare tutti, mentre altri cercano in qualsiasi modo di porre fine alla guerra. Tra questi ultimi c’è Raboniel, temuta per i suoi metodi e le sue idee addirittura tra quelli della sua specie, al punto da essere chiamata la Signora dei Dolori: è lei che mette a punto il piano di conquista di Urithiru dopo che il traditore tra gli umani, Taranvagian, fa allontanare le forze di Dalinar, decisa non solo a eliminare il Fratello, lo spren ritenuto morto che anima la torre dei Radiosi, ma a scoprire anche una forma di luce capace addirittura di eliminare un dio. In questo, non avendo alternative, verrà aiutata da Navani, che attraverso gli studi cerca un modo per liberare Urithiru dalle mani del nemico e far risvegliare i Radiosi caduti in una sorta di coma dopo che i parshendi hanno rivolto contro di loro le difese della Torre in modo da annullare i loro poteri.
Navani, in quella che sembra un’impresa quasi impossibile, potrà contare solo su Kaladin, rimasto a Urithiru ad aiutare il padre nell’arte di medico dopo essere stato congedato da Dalinar perché bloccatosi diverse volte durante i combattimenti, Lift (entrambi con i poteri da Radiosi depotenziati a causa di ciò che è stato fatto alla torre) e un paio di membri del Ponte Quattro. Dovrà inoltre conquistare la fiducia del Fratello e scoprire i segreti della torre per contrastare il più possibile il nemico, dato che lui la avversa per gli studi e gli esperimenti che ha fatto sugli spren.
Nel mentre, Shallan e Adolin viaggiano a Shadesmar per giungere nella città degli onorespren e convincerli a stringere di nuovo un legame con gli uomini, dato che la maggior parte di loro reputa gli umani i responsabili di aver reso degli occhimorti gli spren legati a loro in passato. Adolin, impegnatosi a portare avanti il compito affidato dal padre, riuscirà con la sua caparbietà in qualcosa che sembra impossibile; Shallan invece dovrà avere a che fare, oltre con le altre sue due personalità (e una di cui ignorava l’esistenza) con il compito assegnatole dai Sanguispettri.
Lontani da Urithiru, Jasnah e Dalinar sono impegnati in una campagna militare per riconquistare terre al nemico: la prima dovrà essere la guida del suo popolo, il secondo dovrà scoprire i poteri da Forgialegami e convincere Odio a stringere un patto per far combattere i rispettivi campioni e coì porre fine alla guerra.
A tutto questo vanno aggiunti i piani dei Disfatti, le macchinazioni di Arguzia e gli Araldi fuori di testa a rendere ancora più complesse e ricche le trame di Il Ritmo della Guerra.
La spettacolarità non manca certo in questo romanzo, basti pensare agli scontri aerei tra i Corrivento e i Coalescenti, e neppure i colpi di scena, tenuti per un finale che è la risoluzione di un crescendo che è stato preparato per tutta l’opera, ma molto spazio è dato all’interiorità dei personaggi.
Il conflitto interiore di Shallan è ben mostrato con i dialoghi con le altre due personalità, Veil e Radiosa (senza contare Informe), dove viene rivelato quanto sia fragile l’equilibrio acquisito dalla ragazza dopo i fatti di un’infanzia che l’ha segnata per sempre, al punto che l’emergere della verità che ha voluto dimenticare le fa temere che chi le è vicino si allontani scoprendola.
Kaladin non sente di essere il Folgoeletto, la figura ispiratrice per gli altri, ma è un soldato logorato da tante battaglie e perdite, più un reduce che un eroe, dovendo fare i conti con l’oscurità che gli monta dentro e che lo sta portando a spezzarsi; è molto bello che lui, che è sempre quello che ha aiutato e salvato, arrivi a fare un passo indietro e capire che necessita a sua volta di un soccorso. E questo avviene aiutando coloro che sono nella sua stessa condizione, quelli che hanno ferite nell’anima che nessun dottore e fervente può aiutare (la cura per queste persone era essere recluse in luoghi bui e isolati, lontano da tutti, dove la malinconia poteva dilagare fino a portare alla disperazione): poter comunicare ad altri il proprio dolore è l’inizio di un percorso lungo che forse non porterà a una guarigione completa, ma aiuterà a rimanere saldi e a non perdersi.
Navani, la figura centrale di Il Ritmo della Guerra, mostra non solo una grande intelligenza e volontà, rivelandosi una donna forte, una vera regina, ma anche come, nonostante le sue capacità, sia sempre stata sottovalutata e poco considerata, soprattutto da Gavilar, il suo precedente marito, rivelandosi essere una persona diversa dal re che tanti credevano di conoscere (e non certo in positivo). Una donna vissuta all’ombra di altre figure che si ritrova a salire alla ribalta e a rivelare quanto possa essere luminosa.
Altra figura vissuta all’ombra di altre è Veil: prima della sorella Eshonai, poi della Coalescente Lewshi e infine di Raboniel. Eppure era stata lei a trovare altre forme da usare per il suo popolo, i parshendi, a far riscoprire qualcosa che si riteneva essere andato perduto; questo però non le ha dato quello che credeva di ricercare, anzi, in lei ha creato conflitti e sensi si colpa. Sarà tuttavia lei quella a cui gli spren si rivolgeranno per ritornare dal suo popolo dopo averlo lasciato tanto tempo fa per le scelte che aveva preso.
Brandon Sanderson, come suo solito, pone grande cura a tutto quello che riguarda il mondo di Roshar, come grande cura è data ai bellissimi disegni che arricchiscono le pagine dell’opera. Senza ombra di dubbio, si può affermare che Le Cronache della Folgoluce è uno dei punti più alti della letteratura fantasy, presente e passata.

3 comments to Il Ritmo della Guerra

  • Due rapide domande: 1) Sanderson ha iniziato la saga infinita o si intravede una conclusione?
    2) Sanderson è passato su toni tolkieniani o religiosi o c’è il suo solito stile?

    • Le Cronache della Folgoluce sono due serie da cinque libri ciascuno e con il libro successivo a questo si concluderà la prima parte; dalla sensazione che ho io (conoscendo un poco il modo di lavorare di Sanderson), direi che si avrà una conclusione alle trame finora costruite.
      In altri romanzi dell’autore la religione era centrale come per esempio in Il Conciliatore o Mistborn; anche qui è presente, ma non a quei livelli, direi che è più marginale. Si è dinanzi a un’atmosfera dal respiro più ampio ed epico, ci sono legami e giuramenti tra umani e spiriti (vengono chiamate le Parole), di Tolkien direi che c’è poco, salvo che si è dinanzi a un lavoro altrettanto grande e curato. A mio avviso, con quest’opera di è davanti al migliore stile di Sanderson che finora ho letto.

  • […] la lettura di Il Ritmo della Guerra ho preso a rileggere le Cronache della Folgoluce; ciò non è dovuto al voler rinfrescare la […]

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