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La Torre della Rondine

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La Torre della Rondine di Andrzej SapkowskiLa Torre della Rondine è il quarto romanzo di Andrzej Sapkowski dedicato alle avventure di Geralt di Rivia. Come ha potuto vedere chi è arrivato nella lettura fino a questo punto, tutto ruota attorno a Ciri, la Bambina Sorpresa, l’erede del regno di Cintra e del Sangue Antico, e alle diverse parti in causa che sono alla sua ricerca: l’impero di Nilfgaard, le maghe e naturalmente Geralt, dato che il suo destino è legato a lei. Attorno alla giovane ruota un’antica profezia e nella lettura delle pagine di La Torre della Rondine si scoprono le origini dell’eredità che pesa sulla protetta di Geralt, che la vede legata anche al popolo degli elfi.
Il romanzo inizia con Ciri che viene raccolta da Vysogota nella palude dove abita (che, come si scoprirà, è molto più di un eremita che caccia pellicce) e da lui curata per le ferite subite. Attraverso il racconto che la giovane fa al vecchio si scopre quello che le è successo, che cos’è la torre della Rondine che dà nome al romanzo (e come nella lingua elfica il suo nome, Zireael, significhi appunto rondine) e di come è legata alla comparsa della Caccia Selvaggia e agli eventi che ruotano attorno a essa.
Ma non è solo attraverso le parole di Ciri che si scopre ciò che la riguarda, ma anche grazie ai punti di vista di chi è al suo inseguimento, di chi le sta dando la caccia: grazie a tale struttura, la scoperta della trama è meno lineare di altri romanzi di Sapkowski e per questo risulta essere più coinvolgente, soprattutto meno didascalica del volume precedente (Il Battesimo del Fuoco), facendone guadagnare in piacevolezza.
Naturalmente non manca la parte riguardante Geralt, che ormai ha abbandonato la via dello strigo per ritrovare Ciri, anche se in misura minore. Del romanzo probabilmente questa è la parte più debole, dovuta in parte alla banalità e ingenuità con la quale Geralt si caccia nei guai: da un personaggio con la sua esperienza ci si aspetta un comportamento più navigato, non che si faccia guidare dalla prima incontrata e finisca dritto nelle mani di chi gli sta dando la caccia senza pensare che, vista ormai la sua celebrità, non si abbia una sua descrizione e così venire riconosciuto. Sapkowski ha gestito male questa parte della storia, forzando in maniera banale gli eventi per far giungere il personaggio in un determinato punto.
Nel complesso La Torre della Rondine è una buona lettura, di certo migliore del volume che l’ha preceduto, con qualche inciampo nello sviluppo della trama che però viene compensato dal sentore che si sta preparando qualcosa di grosso e che ben viene fatto percepire dalla comparsa della Caccia Selvaggia, un mito del nostro mondo che ha affascinato già altri autori (Guy Gabriel Kay con la trilogia di Fionavar e Robert Jordan con La Ruota del Tempo). Parlando di miti, sono citati con chiarezza anche alcuni dei vichinghi, specie per quanto riguarda Hemdall, Bifrost e Ragnarok, tanto per far capire che cosa ci sarà da aspettarsi nell’avvicinarsi al finale dell’esalogia dell’autore polacco.

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