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Mad Max : la prima trilogia

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Mad Max interpretato da Mel GibsonDa pochi giorni è al cinema Mad Max : Fury Road, quarto film con protagonista Mad Max, personaggio creato da George Miller nella trilogia realizzata tra il 1979 e il 1985 che lo ha reso famoso. La pellicola sta avendo responsi positivi dalla critica, ma questo non mi spinge a correre a vederlo, perché sono diffidente quando si tratta di film che sono rifacimento di opere del passato (certe scene e la trama ricordano il secondo film), in special modo se ho apprezzato gli originali. Non escludo che lo vedrò, ma non ho alcuna fretta a farlo.
Nel mentre, ripropongo l’articolo d’approfondimento dedicato alla prima trilogia pubblicato qualche tempo fa su FM.

La mia vita si spegne e la vista si oscura. Mi restano soltanto alcuni ricordi di un caos immane: i sogni infranti delle terre perdute. E l’ossessione di un uomo sempre in lotta: Max.
Era figlio dei tempi in cui l’uomo viveva sotto il dominio dell’oro nero. E i deserti brillavano per le fiamme delle gigantesche torri che estraevano il petrolio.
Ora tutto è distrutto, scomparso; come e perché non lo ricorda più nessuno, ma è certo che un immane conflitto annientò due grandi potenze. Senza il petrolio l’uomo tornò alle sue origini primitive e tutte le sue macchine favolose andarono in rovina. Tutti i popoli tentarono di raggiungere un accordo, ma nessuno riuscì a fermare la valanga del caos. Nel terrore dei saccheggi e nelle fiamme della violenza il mondo scoppiò. E tutte le sue città crollarono una dopo l’altra.
L’uomo si nutrì di carni umane per sopravvivere.
Su tutte le strade vincevano coloro che avevano la forza e i mezzi per piombare sulle vittime e depredarle, anche dell’ultimo respiro; niente aveva più valore di una piccola tanica di benzina.
I deboli scomparivano senza nemmeno lasciare il segno di una croce su delle misere pietre.
Nel ruggito di un motore, quelli come Max si difendevano dai demoni del passato e dalle inutili speranze di un futuro svuotati di ogni sentimento umano, condannati a inseguire ogni piccola traccia di vita nelle Terre Perdute.
E alla luce di quei giorni desolati, Max imparò a dominare il suo destino.

Interceptor-Il guerriero della strada, secondo film della saga dedicata a Mad MaxQueste sono le parole che introducono Interceptor – Il Guerriero della Strada, secondo film della trilogia ideata e diretta da George Miller che vede come protagonista Mad Max, il personaggio interpretato da Mel Gibson. Un’introduzione che chiarisce la condizione in cui si trova il mondo quando vengono narrate le vicende di Interceptor, il primo capitolo della serie cinematografica: un mondo post-apocalittico arido, senza vita, senza speranza, ben rappresentato dal deserto australiano scelto come ambientazione per la saga. Della civiltà rimangono poche strade asfaltate, il resto è solo polvere e roccia: simboli perfetti per rappresentare un ipotetico futuro generato dal sistema economico vigente e dalla fame dei potenti di avere sempre maggiore potere, sfruttando ogni risorsa e che alla fine non lascia niente.
Decadimento, caduta e rovina.
Con questi semplici termini si può descrivere l’atmosfera che permea le due pellicole.
In Interceptor c’è ancora una parvenza di civiltà, c’è ancora qualcuno che cerca di preservare l’ordine, ma già la follia, la violenza selvaggia che sta per scatenarsi, serpeggia in chi dovrebbe cercare di mantenere le fondamenta della società. Il degrado prende sempre più piede e gli ultimi tutori della legge stanno venendo meno al codice che dovrebbero difendere, pian piano divenendo simili agli psicopatici cui danno la caccia: una sorta di cavalieri in sella a potenti V8 Interceptor che hanno perso la dignità dell’essere umano, lasciata andare per far posto alla rabbia, alla forza bruta che reagisce a quanto si subisce, un rispondere colpo su colpo con uguale ferocia e crudeltà.
E’ in un mondo che scivola sempre più nel caos, dopo essere stato privato di tutto, che sorge Il Guerriero della Strada: crudele, violento, distruttivo, che pensa solo a sopravvivere, indifferente di quelli che incontra sul suo cammino. Un’arma affilata, preparata a qualsiasi scontro. Ma qualsiasi arma, per quanto dura, arriva a un punto di rottura e conosce la caduta e la rovina.
Questo è quanto succede a Max, ma riguarda anche tutta l’umanità, imbarbarita come nel periodo più cupo del medioevo, dove vige la legge del più forte, del prepotente, del crudele, dove la vita umana non ha più alcun valore.
Una rappresentazione, quella realizzata in questi due film, che mostra i momenti più cupi della razza umana, i punti più bassi della sua storia: momenti che ciclicamente si ripetono perché l’uomo non riesce a imparare dai propri errori, dai propri vizi, non riesce a conoscere l’oscurità, l’odio che si cela nel proprio animo; e non riconoscendoli è capace solo di portare distruttività. Su queste basi non può che vigere un’epoca di sfacelo, in cui non si può più aiutare nessuno, come mostra Igor Ribaldi in Il Libro delle Epoche (1), dove tutto ciò che non è più in grado di crescere e cambiare va incontro irrimediabilmente alla caduta. E’ accaduto nel periodo 1796-1802 quando una dopo l’altra le coalizioni delle potenze europee furono sbaragliate da quella forza che è stato Napoleone Bonaparte. Si è verificato tra il 1868 e il 1874: la caduta del millenario Stato della Chiesa, la sconfitta della Francia con la Prussia, la divulgazione del sordido Criminal Tribes Act con il quale il governo britannico dichiarava le etnie indiane (i nativi americani) portatori d’incurabili impulsi criminali ereditari. Ma l’esempio più eclatante è il lasso di tempo tra il 1940 e il 1946 con il più spaventoso disastro abbattutosi sulla Terra a opera della Germania, causa di decine di milioni di morti. Sono solo alcuni esempi di periodi che con costanza si ripresentano e che l’uomo si ritrova costretto a subire perché non è riuscito a imparare i segni dei tempi, non ha compreso le leggi che regolano l’esistenza, le energie che la pervadono.
Dopo la distruzione tuttavia c’è la rinascita, perché il cambiamento è sempre in atto.
Speranza è il termine che si può usare per l’ultimo capitolo, Mad Max – Oltre la sfera del tuono. Senza volerlo Max si ritrova a incarnare le vesti di guida di un gruppo di bambini vissuti lontano dalla crudeltà, dallo sfruttamento degli adulti e pertanto incontaminati dalla loro mentalità, dalla violenza che ha portato il mondo alla rovina. Anche non riconoscendosi in esso e rigettandolo con forza, grazie alle capacità di sopravvivere e combattere, sarà il fautore della rinascita di una società basata su fondamenta diverse da quelle conosciute, forse più equa. Una figura la sua che incarna in pieno l’archetipo del Guerriero.
Dopo avere vinto la propria Ombra (crudeltà, violenza, distruttività) e combattuto prima per vendetta e poi solo per se stesso, scopre che l’unico combattimento che vale la pena intraprendere e’ quello per ciò che realmente conta, un lottare per una causa meritevole senza cedere alle reazioni e alle provocazioni, un combattere solo quando necessario, senza ricercare la lotta a ogni costo per dimostrare qualcosa a sé stessi. E’ grazie al suo coraggio e alle sue abilità, alle proprie armi, alla disciplina, ma soprattutto alle strategie con cui pianifica le proprie azioni che riesce a guarire dalle sue ferite (il fallimento, la sconfitta, il non riuscire a proteggere le persone care nonostante la propria forza), ciò che lo blocca dal suo compito di sconfiggere il Drago (ovvero quella parte di sé che ancora non si è riusciti a scoprire o a comprendere, che con l’accettazione porta a venire a patti con i propri lati oscuri, riuscendo così ad andare avanti).
Una raffigurazione veramente ben riuscita, al punto che ha avuto forte influenza in varie altre opere (tra i più conosciuti, il famoso manga Ken il Guerriero di Tetsuo Hara e Buronson).
Chi ha ideato il personaggio di Max e la saga che vi sta attorno è riuscito a raffigurare lo spirito del Guerriero, a mettere in mostra ogni aspetto, positivo e negativo, della sua natura: è stata questa la forza che lo ha reso il successo che è stato.
Certo non è una storia nuova, che non si sia già vista: il secondo film, Interceptor – Il Guerriero della Strada, forse il migliore delle serie (sicuramente quello più d’impatto) ricalca nella sua ossatura principale l’Iliade, dove la Tribù del Nord assediata dagli Humungus rappresenta Troia attaccata dai greci. Agamennone qui ha le spoglie di Lord Humungus, Achille e Patroclo sono i due punk che all’inizio del film inseguono Max, Ettore è il Capitano Valiant, capo della Tribù del Nord. Anche qui viene riproposto il famoso stratagemma del Cavallo, pur se con qualche piccola modifica che ne cambia leggermente la struttura.

Miti che cambiano veste, ma che rimangono sempre vivi, con la stessa potenza d’insegnamento che i secoli non riescono a logorare; un insegnamento che raggiunge l’inconscio e vi pianta il suo seme, aspettando che spunti e dia il proprio frutto. E’ in periodi bui, duri, dove l’Innocente viene calpestato, l’Orfano viene abbandonato e i Distruttori imperversano come locuste, che sorge il Guerriero per frapporsi contro minacce e aggressioni. In maniera epica ed evocativa Guy Gavriel Kay nel ciclo di Fionavar mostra il suo ritorno per combattere contro Rakoth Maugrim, colui che vuole distruggere la Tela: Jennifer, divenuta la Veggente di Brennin, sogna il nome con cui evocarlo. E’ nel nostro pianeta, a Glastonbury Tor, che avviene il risveglio di Arthur Pendragon, chiamato a combattere in ogni epoca e mondo e a essere d’ispirazione e guida per opporsi a quanto c’è di sbagliato.
Un simbolo che ritorna sempre, che si tramanda di generazione in generazione perché non vada perduto e possa continuare a insegnare. Ma benché sia la figura centrale e di spicco della serie cinematografica citata, altri sono gli Archetipi in scena nel soggetto creato da George Miller.
L’Orfano è la gente che si lascia andare, che pensa solo alla sopravvivenza senza avere speranza per il futuro, ritenendo che la triste condizione in cui si trova non possa cambiare.
Gli Humungus, le bande di Bikers, sono il Distruttore, così tremendo eppure indispensabile per il cambiamento: è il mezzo per la metamorfosi. La società giunta al collasso, al punto del non ritorno, fa sorgere questi gruppi violenti per accelerare la sua caduta e autodistruggersi, in modo che possa rinascere.
I bambini del terzo film sono l’Innocente, colui a cui verrà data la Terra Promessa, che riconquisterà il Paradiso Perduto, rappresentazione di un mondo nuovo che potrà sorgere solo se gli sbagli del vecchio saranno lasciati indietro; non è un caso che siano cresciuti senza adulti, sviluppando una propria etica non condizionata dalla mentalità decaduta e traviata di chi li ha preceduti: è proprio il sogno in cui credono, che hanno continuato a raccontarsi per non dimenticare, quello che permetterà all’umanità di cominciare una nuova era.
Il pilota dell’elicottero è il Folle, libero da doveri e impegni, che gira ed esplora il mondo, che scopre da sé cosa vuole e cosa non vuole, ciò che gli piace e cosa no, che dà liberamente espressione di tutte le sue potenzialità.
Master è il Saggio, colui che ha la conoscenza, il sapere per far progredire e rendere le cose migliori, necessario per la ricostruzione di una nuova vita, per cominciare una nuova storia.
Una storia che non è la storia di un gruppo, ma è la storia di tutti noi. E voi dovete ascoltare e ricordare perché oggi voi ascoltate e domani voi racconterete ai nuovi nati. Io ora guardo dietro di noi, nella nostra storia passata: vedo noi cominciare il viaggio verso casa e ricordo come arrivammo qui e quanto fummo felici perché vedemmo com’era una volta. Abbiamo guardato, abbiamo capito d’avere ragione: quelli del passato avevano il sapere, cose al di là dell’immaginazione, anche al di là dei nostri sogni. Il tempo passa e continua a passare e ora sappiamo che ritrovare il segreto di quello che s’è perso sarà difficile, ma questa è la nostra strada e noi dobbiamo seguirla e nessuno sa dove porterà. Comunque ogni notte racconteremo la nostra storia per ricordare chi eravamo e da dove siamo venuti, ma soprattutto noi ricorderemo l’uomo che ci trovò, quello che venne per salvarci. E noi illumineremo la città, non solo per lui, ma per tutti quelli che non sono ancora qui, perché sappiamo che verrà una notte in cui loro vedranno una luce lontana e torneranno a casa. (2)
Questa è la storia dell’Uomo e del suo Viaggio.
Quel Viaggio che egli sempre continua a intraprendere e che anch’esso è un Archetipo, la strada che porterà alla scoperta del senso dell’esistenza e del proprio essere, del Tesoro che va ritrovato e conquistato.
Quel Viaggio che è una realtà che mai smette d’essere perché tutto è ricerca, perché tutti si è Cercatori e quando si trova ciò che è veramente importante (lo Spirito), si diventa dei Creatori; quando ciò avviene, si è sulla via del Ritorno, in fondo alla quale c’è la Casa che ha visto ogni individuo partire da essa e che ora è pronta ad accogliere in tutta la sua pienezza, perché l’Uomo ha messo insieme i suoi pezzi e si è finalmente ritrovato.

(1) Libro delle Epoche, Igor Ribaldi – 2010 Sperling & Kupfer Editori

Interceptor (Mad Max) – 1979 Australia, fantascienza/avventura. Regia di George Miller. Soggetto: George Miller, Byron Kennedy. Sceneggiatura: James McCausland, George Miller. Attori: Mel Gibson, Joanne Samuel, Hugh Keays-Byrne, Steve Bisley, Tim Burns, Roger Ward, Steve Millichamp.

Interceptor – Il Guerriero della strada (Mad Max 2: The Road Warrior) – 1981 Australia, fantascienza/avventura. Regia e soggetto: George Miller. Sceneggiatura: Terry Hayes, George Miller, Brian Hannant. Attori: Mel Gibson, Mike Preston, Bruce Spence, Virginia Hey, Emil Minty, Kjell Nilsson, Max Phipps, Vernon Wells, William Zappa, Arkie Whiteley.

(2) Mad Max – Oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome) – 1985 Australia/ Usa, fantascienza/avventura. Regia: George Miller e George Ogilvie. Soggetto e sceneggiatura: Terry Hayes, George Miller. Attori: Mel Gibson, Tina Turner, Angry Anderson, Frank Thring, Angelo Rossitto, Paul Larsson, Bruce Spence, Adam Cockburn

Fonti sugli Archetipi: http://www.archetipi.org/ ; L’uomo e i suoi simboli, Carl Gustav Jung – 2010 Tea; Tipi psicologici, Carl Gustav Jung – 2007 Newton Compton.

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