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Demeter – Il risveglio di Dracula

Demeter – Il risveglio di Dracula

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Demeter – Il risveglio di DraculaInevitabilmente, con l’uscita dell’ultimo film su Dracula (Dracula – L’amore perduto di Luc Besson) c’è stato un gran clamore e tanti ne hanno parlato e altrettanti sono andati a vederlo (personalmente, non sono così curioso di andare al cinema, anche se c’è un’attrice che apprezzo come Matilde De Angelis, uno perché non ho voglia di avere a che fare con platee disturbanti e alle volte maleducate, due perché mi ha dato l’impressione di avere dei punti in comune col Dracula di Coppola); altra conseguenza, in tv sono stati trasmessi diversi film su Dracula usciti in precedenza: Demeter – Il risveglio di Dracula è tra questi.
Questo film del 2023 si concentra su uno specifico capitolo del romanzo di Bram Stoker (il settimo), quello del viaggio della Demeter, la nave su cui viene caricata la cassa contenente Dracula e che arriva sulle rive inglesi inspiegabilmente priva di equipaggio; conoscendo la storia (in pochi ormai non sanno qual è quella di Dracula) si sa che il famoso conte ha eliminato tutti i membri a bordo cibandosene, ma nel romanzo non viene descritto come. Demeter – Il risveglio di Dracula fa proprio questo; se vogliamo, forzando un paragone, si è sulla falsa riga di Alien: una nave con un mostro a bordo (di cui all’inizio l’equipaggio è ignaro) che una alla volta elimina le persone che incontra. La trama è tutta qua: niente che non si conosca già. Tuttavia qualcosa di nuovo c’è: innanzitutto viene mostrata la ciurma, cui si aggiunge Clemens, un medico nero formatosi all’Università di Cambridge, poi viene aggiunta la figura di Anna, una nativa del villaggio da cui proviene Dracula che viene trovata quasi dissanguata all’interno di una delle casse che trasportano dopo che si è aperta cadendo (gli abitanti del villaggio l’hanno usata come sacrificio per il viaggio per Dracula). Anna viene salvata da Clemens con una trasfusione e avverte del pericolo che c’è a bordo, anche se è tardi, dato che Dracula ha già ammazzato tutti gli animali a bordo.
Anche se l’equipaggio dà la caccia al non morto, il mostro miete una vittima a notte, così da mantenersi in forze fino all’arrivo in Inghilterra. All fine rimarranno solo Clemens e Anna a combattere Dracula, riuscendo a schiacciarlo con una parte dell’albero maestro mentre la nave sta affondando (il loro scopo era eliminarlo facendolo finire in mare). Purtroppo il loro piano fallisce e la nave s’incaglia sulle coste inglesi, permettendo a Dracula di liberarsi e raggiungere Londra.
Alla deriva, Clemens non può fare altro che assistere Anna che si lascia consumare dal sole prima di diventare una vampira (le trasfusioni avevano solo rallentato la trasformazione). Arrivato a Londra, Clemens incontrerà di nuovo Dracula, giurando di eliminarlo.
Demeter – Il risveglio di Dracula non sorprende, ma tutto sommato non è un brutto film, anzi, il giudizio è positivo, tranne che per l’aspetto di Dracula, mostrato come un pipistrello gigante con sembianze umanoidi (un po’ mi ha ricordato la creatura di Jeepers Creepers): sinceramente si poteva fare di meglio.

Spider-Man: Across the spider verse

Spider-Man: Across the Spider-Verse

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Spider-Man: Across the Spider-VersePremessa importante per chi deve vedere per la prima volta Spider-Man: Across the Spider-Verse: è soltanto la prima parte della storia che racconta, quindi non si rimanga delusi per il finale tronco (o aperto, se si preferisce usare un termine più soft).
Le vicende riprendono dove sono state interrotte: Miles Morales (lo Spider-Man di Terra-1610), dopo aver scnfitto Kingping e aver fermato l’acceleratore di particelle della Alchemax che stava aprendo squarci nel Multiverso, si sta adattando al suo nuovo ruolo di supereroe. La vita prosegue come ogni Spider-Man che si rispetti: problemi quotidiani che si devono adeguare all’essere un supereroe (naturalmente la sua identità deve rimanere segreta), cui si aggiunge la mancanza che prova per Gwen Stacy, la Spider-Woman di Terra-65 che l’aveva aiutata a combattere Kingping insieme ad altri Spider-man provenienti da altrettanti universi, oltre a dover avere a che fare con un nuovo villain, a Macchia, uno scienziato che è stato mutato quando ha distrutto l’acceleratore di particelle (ora è capace di aprire dei portali, anzi, è megli dire che ci inciampa, dato che non ha un gran controllo sul suo potere) e che presto si dimostrerà essere più di quella macchietta che ora è.
Nel mentre, Gwen nel suo mondo ha problemi col padre, poliziotto, che crede che Spider-woman abbia ucciso nel suo mondo Peter Parker e ora vuole arrestarla; per tale motivo lascia il suo mondo ed entra a far parte della Spider Society guidata da Miguel O’hara, lo Spider-Man 2099 creato nel 1992 da Peter David e Rick Leonardi (è una versione futuristica dello Spider-Man di Peter Parker).
I loro destini s’incrociano di nuovo quando la Macchia comincia a interferire con altri mondi, cercando di assorbire l’energia dell’acceleratore di particelle appartenente a essi; Miles, giunto di nascosto su Terra-50101 seguendo Gwen, salva un poliziotto e sconvolge un evento canonico (esso è un evento fisso, che caratterizza ogni Spider-Man come può essere la perdita di una persona cara, tipo la morte dello zio Ben); avendo mutato tale evento, Terra-50101 comincia a collassare e per questo la Spider Society interviene per contenere l’anomalia.
Portato al quartier generale della Spider Society (dove ci sono centinaia di versioni di Spider-Man), Miles incontra Miguel O’hara che lo accusa di aver rischiato di distruggere l’intero Mulviverso sconvolgendo il Canone: tutti i mondi sono collegati e in ognuno di essi la storia dello Spider-Man che vi abita deve ripetersi sempre allo stesso modo. Alterarla come ha fatto lui è qualcosa che va assolutamente evitato: Miguel vuole scongiurare che questo avvenga, perché lui stesso, alterando un evento canonico, ha portato alla fine di un intero mondo; per questo dà ordine che Miles venga arrestato prima che cerchi di evitare un altro evento canonico (capisce che nel suo mondo suo padre morirà per mano della Macchia). Ma Miles riesce a scappare, sfuggendo e combattendo gli altri Spider-Man, con Miguel che praticamente diventa il villain della situazione combattendolo (emblematica la frase che viene detta quando viene visto come diventa Miguel per cercare di fermare Miles “Ma noi dovremmo essere i buoni”) e che rivela una verità sconvolgente: Miles è l’anomalia originaria, dato che non sarebbe mai dovuto divenire Spider-Man, visto che il ragno che l’ha morso proveniva da un altro mondo, un mondo che ora è l’unico privo di Spider-Man (senza contare che divenendo Spider-Man è stato la causa della morte di quello che già esisteva sulla sua Terra).
Miles riesce a fuggire dal quartier generale usando una macchina della Spider Society e a ritornare sul suo mondo; Miguel con altri Spider-Man si lancia alla sua caccia, ma Gwen e altri Spider-Man decidono di andare in aiuto di Miles, ma fanno una scoperta sconvolgente: lui non è nel suo mondo di origine, ma la macchina che ha usato l’ha mandato nel mondo di origine del ragno che l’ha morso, dove vieve catturato dallo zio di quel mondo (qui lui è ancora vivo, mentre è il padre a essere morto) e si trova faccia a faccia con il Miles di quella Terra (che pare essere cattivo).
Spider-Man: Across the Spider-Verse finisce così e può lasciare spiazzati, magari con l’amaro in bocca per essere a metà della storia e dover aspettare di vedere Spider-Man: Beyond the Spider-Verse (che dovrebbe uscire nel 2027). Rimane il fatto che si è davanti a un buon film, magari con una prima parte non eccezionale (devo dire che mi ha un poco annoiato), ma una seconda parte davvero molto bella, che ripaga la visione di questa pellicola.

Into darkness – Star Trek

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Into darknessCi sono film che sono meglio di quelli originali e devo dire che, per me, Into darkness – Star Trek, è tra questi; è vero che non può essere definito un remake di L’ira di Khan, ma prende diversi spunti da esso, così da continuare la realtà alternativa creata con Star Trek – Il futuro ha inizio. I fan puristi legati alla saga principale l’hanno criticato, alcuni sono arrivati a dire che Into darkness non è Star Trek ma, personalmente parlando, mi è piaciuto più del film del 1982.
Tutto ruota al villain principale, Khan, una sorta di superuomo geneticamente modificato (sia come forza, sia come intelligenza) risvegliato da un’ibernazione lunga trecento anni per sviluppare un’armamento bellico avanzato, dato che c’è chi all’interno della Federazione pensa sia tempo che essa si militarizzi per combattere i pericoli che la minacciano, come i Klingon. Purtroppo, Khan presto sfugge al controllo di chi l’ha risvegliato, causando attentati contro la Federazione, dato che reputa che il suo equipaggio sia stato eliminato da essa; supposizione errata, dato che i suoi membri sono stati messi in stato di ibernazione all’interno di settandadue missili.
Kirk, Spock e i membri dell’Enterprise, dopo un attentato che costa la vita tra gli altri all’ammiraglio Pike, si gettano all’inseguimento di Khan, rifugiatosi su Kronos (pianeta natale dei Klingon), e vengono salvati proprio da lui dopo che erano stati rintracciati e attaccati dai Klingon; saputo che sulla nave hanno i settantadue missili, si consegna spontaneamente a loro, rivelando come stanno realmente le cose.
Verità che viene confermata quando vengono raggiunti da un’astronave della Federazione molto più all’avanguardia dell’Enterprise e soprattutto più pesantemente armata; l’ammiraglio Marcus, a capo della Vengeance, vuole eliminare tutti i testimoni e riprendersi Khan, ma le cose non vanno come pensa, con Khan che riesce a prendersi la sua vendetta su di lui e a lanciarsi sulla Terra per infliggere un duro colpo alla Federazione. Solo grazie a un sacrificio (qui a parti invertite rispetto a al film del 1982) l’Enterprise riuscirà a fermarlo.
Sia Into Darkness sia L’ira di Khan sono stati soggetti a critiche; il secondo, perché fece morire uno dei personaggi principali, sollevando tante polemiche che nel film successivo fu fatto resuscitare; il primo, perché riprende la stessa scena ma ne cambia l’interprete. Se si analizza a fondo, entrambe le pellicole hanno dei punti che possono essere contestati, quindi nel mio giudizio mi limito semplicemente a basarmi sul fattore noia: in L’ira di Khan c’erano dei momenti di stanca, in Into darkness no. Forse Into darkness è troppo adrenalinico, ma centra in pieno il suo scopo d’intrattenimento; non sarà un caposaldo della fantascienza come Alien o 2001: Odissea nello spazio, ma scolge a dovere il suo compito.

Starcrash

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StarcrashStarcrash è uno di quei film che conoscono in pochi e in tanti direbbero che è meglio così, dato che ha una regia, una sceneggiatura e una recitazione di così basso livello da far cascare le braccia. Eppure, è così trash che a me ha fatto morire dal ridere. Si tratta di una pellicola del 1978 e già dal titolo si capisce che si rifà al più famoso Star Wars di Lucas, senza avvicinarsi nemmeno lontanamente a questo lavoro; ma Star Wars non è l’unica cosa cui di riferisce: si cita il pianeta Arrakis anche se non c’entra nulla col Dune di Herbert, il villain ricorda quello di Flash Gordon (ma è molto più… scadente, diciamo così). Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una parodia alla Balle spaziali, ma purtroppo non è così: il film si prende sul serio. Eppure, con dialoghi che fanno cascare le braccia, attori con un’espressività pari a zero, trovate di regia che è meglio lasciar perdere, il film fa divertire per quanto è ricolo (la cosa probabilmente non è affatto voluta).
La piratessa spaziale Stella Star (…) e il suo fido compagno Akton (dotato di capacità supernormali…) dopo aver soccorso un’astronave dell’Impero, vengono catturati dal malvagissimo Conte Zarth Arn (!), che manda due ciofeche di robot a uccidere l’unico sopravvissuto che i due prigionieri hanno soccorso. Ma la nostra eroina (sigh) riesce a fuggire (con Stella Star da qui in poi quasi sempre mezzo svestita, anche quando va su un pianeta con migliaia di gradi sotto zero, arisigh…), salvo venire di nuovo subito catturata, Ma è una finta cattura: la polizia spaziale è venuta a liberarla perché li aiuti a combattere contro il conte; prima però bisogna salvare Akton. Detto fatto: un secondo dopo Akton ricompare libero (ma non l’avevano mandato su un altro pianeta? E la missione di salvataggio? Mah…)
Il capo della polizia Thorn e il robot Elle si uniscono al duo e partono per trovare la pericolosissima e temutissima arma del conte, così grande che ci vuole un intero pianeta per celarlo alla vista (…). Vanno su un pianeta ghiacciato e lì Thorn si rivela essere un traditore. Sopravvivono senza fare niente alla pericolossima arma del conte e arrivano su un altro pianeta dove Stella Star viene di nuovo catturata (e tre) da un gruppo di ominidi (chi ha detto Il pianeta delle scimmie?). Ma la nostra eroina viene salvata da un individuo misterioso che altro non è che… Michael Knight! No, è Mitch Buchannon! No, è… insomma avete capito che sto parlando dell’attore David Hasselhoff, che qui si rivela essere il figlio dell’imperatore. Scoprono che il pianeta dove sono è la base del conte, ma vengono di nuovo catturati (e quattro); si liberano di nuovo, ma Akton, ferito di striscio a un braccio, muore (ma che…). Arriva l’imperatore che ha poteri così grandi da fermare il tempo (ma se è così potente, perché non ha fatto tutto lui fin da subito?) e li fa partire in un attacco a sorpresa contro la base spaziale del conte; la vittoria arriva e la pace cala sull’universo.
Con un’eroina che viene catturata ogni tre per due (viene presa ancha da un gruppo di amazzoni che usano le lance ma non le sanno nemmeno tenere in mano (però stanno bene in costume)), battaglie ridicole (ce n’è pure una con un robot gigante con le tette… chi ha detto Aphrodite A?) che sembra uscire dal futuro Scontro tra titani (questo film arriverà nelle sale nel 1981), Starcrash è talmente una…, sì, lasciatemelo dire, una boiata che non ci si può non divertire.

30 giorni di buio

30 giorni di buio

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30 giorni di buio30 giorni di buio è un buon film sui vampiri, con questi che fanno i vampiri (ogni riferimento a Twilight non è puramente casuale) e che non gioca su certi luoghi comuni, quindi niente croci, aglio, acqua benedetta e paletti per uccidere queste creature, che possono essere eliminate solo con la luce del sole (anche quella ultravioletta li può dannneggiare) oppure staccandogli la testa. Non che questa sia una novità, anche in Vampires di Carpenter c’era qualcosa di simile (i vampiri potevano essere uccisi solo con la luce del sole), ma in 30 giorni di buio i vampiri sono tornati a essere creature dell’oscurità, spietate, senza scrupoli e che fanno paura. Tutto si svolge a Barrow, una cittadina nel nord dell’Alaska, durante la notte polare, un periodo di trenta giorni in cui non sorge mai il sole; mentre buona parte della popolazione se n’è andata per questo periodo, i restanti debbono avere a che fare con una serie di sabatoggi che li vede isolati dal resto del mondo: telefoni, elicottero, persino i cani da slitta vengono uccisi perché così non si possa lasciare la cittadina o ricevere aiuto.
Il responsabile dei sabotaggi viene arrestato, ma il peggio deve ancora arrivare, dato che l’uomo è stato l’apripista per l’arrivo di un gruppo di vampiri. Con la centrale elettrica fuori uso, il massacro dei cittadini inizia, in una caccia sfrenata dove chi riesce a sfuggire alle loro grinfie (e ai loro canini) se ne sta nascosto ad ascoltare le urla di chi viene ucciso. Sono settimane di paura e tensione, dove l’unica cosa che gli uomini e donne sopravvissuti possono fare è cercare di restare vivi fino al ritorno del sole; quando il tempo sta per scadere, i vampiri, per non lasciare traccia del loro passaggio e sopravvissuti, decidono di bruciare l’intera cittadina per non far scoprire la loro esistenza al mondo. Per evitare ciò, lo sceriffo Eben, sapendo di non poter fermare diversamente i vampiri perché non ha la loro forza, estrae il sangue da uno dei suoi compagni morti infetti e se lo inietta, diventando come loro ma avendo ancora per qualche tempo il controllo sulla natura vampirica e affrontando il capo del gruppo; lo riesce a sconfiggere e a eliminare, costringendo i vampiri, senza più un leader e con l’arrivo del sole, ad andarsene dalla cittadina.
I sopravvissuti sono salvi ed Eben, che non vuole vivere come un vampiro, si siede a guardare la sua ultima alba, abbracciato alla donna che ama.
Senza essere innovativo, 30 giorni di buio è un buon film dell’orrore, che tiene lo spettatore sempre sulla corda. Visione consigliata.

Le otto montagne

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Le otto montagneLa prima volta che ho visto Le otto montagne, il film non mi aveva colpito particolarmente, in alcuni tratti mi aveva anche annoiato; le uniche cose che mi avevano soddisfatto erano la frase da cui prende titolo il film e il finale; quando l’ho rivisto invece devo dire che l’ho rivalutato.
La storia ruota attorno a Pietro, che viene dalla città di Torino, e Bruno, che è nato e cresciuto in Val d’Ayas, e viene narrata dal momento del loro incontro da bambini; in comune hanno la figura di un padre assente e con cui non riescono a comunicare. Benchè ogni estate Pietro e la sua famiglia vadano in Val d’Ayas, i rapporti tra i ragazzi si fanno sempre più d’istanti, finché la cosa si riduce a un semplice saluto quando s’incontrano.
I due si riavvicinano alla morte del padre di Pietro, con quest’ultimo che scopre che il padre aveva seguito e aiutato molto Bruno: in questo modo forse ha cercato di fare quello che non è riuscito con il proprio figlio. Scopre anche che il padre gli ha lasciato una vecchia baita, che rimetterà in sesto assieme a Bruno: diventerà la loro casa per l’estate.
Mentre Bruno è soddisfatto della vita che fa e rimane ancorato alle proprie origini, Pietro è insoddisfatto di quella che conduce e decide di fare un viaggio in Nepal; di ritorno, racconta all’amico la concezione che hanno in quel paese del mondo, secondo la quale ci sono otto montagne concentriche separate da otto mari, con al centro quella più alta, il Monte Meru. Bruno si riconosce subito in ques’ultima, mentre Pietro, sempre irrequieto, sempre in cerca di qualcosa, è rappresentato dalle altre otto.
Ma mentre Pietro, dopo aver conosciuto un’insegnante nepalese, sembra trovare un proprio equilibrio e posto nel mondo, Bruno non riesce ad adattarsi alla vita che evolve, rimanendo ancorato alle proprie origini e alla montagna: dopo che il suo alpeggio è stato pignorato e la sua compagna con la figlia se ne sono andati, Bruno chiede a Pietro di poter vivere nella baita, perché la montagna non gli ha mai fatto del male (a differenza delle persone). Dopo però una grossa nevicata di Bruno non si hanno più notizie; dopo qualche tempo le ricerche vengono sospese e Bruno dato per morto. Nel finale c’è una scena di fiori e corvi che ricorda la sepoltura celeste (antico rito tibetano dove il corpo del defunto viene scuoiato, smembrato con un’ascia ed esposto agli avvoltoi per cibarsene), facendo capire la fine che ha fatto. Bruno non tornerà più alla baita, perché ci sono montagne cui non ci si può tornare, specie quelle dove si è perso un amico.
Le otto montagne ha una bella fotografia; alle volte può sembrare pesante, così da farlo sembrare più lungo delle quasi due ore e mezzo di durata. Ma se si ha pazienza, può dare molto. Da vedere con calma, per poter assaporare le sue sfumature e i suoi silenzi.

Star Trek – Il futuro ha inizio

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Star Trek – Il futuro ha inizioStar Trek – Il futuro ha inizio è stato uno dei diversi remake/reboot di film usciti in passato. Star Trek non ha bisogno di presentazioni, in molti conoscono questo mondo grazie alle gesta del capitano Kirk e del suo ufficiale Spock, conosciuti con la prima famosa serie tv dedicata a loro e agli altri membri dell’equipaggio dell’astronave Enterprise, nonché con i primi film tratti da essa. Sinceramente, non sono mai stato un fan sfegato di questo mondo, anche se ho visto tutti i film di Star Trek e alcune puntate della serie Star Trek: The Next Generation, quindi non ho avuto grosse remore nel vedere Star Trek – Il futuro ha inizio, né tanto meno nel criticarlo, anzi, devo dire che il giudizio dato è positivo.
La storia ha inizio quando una nave stellare della Federazione, la USS Kelvin, viene attaccata da una gigantesca nave romulana che è alla ricerca dell’ambasciatore Spock; avendo avuto risposta negativa, il capitano dei romulani, Nero, ordina di continuare l’attacco, ma grazie al sacrificio del neo capitano George Kirk, la maggior parte dell’equipaggio si salva, e tra esso anche la moglie che proprio nel momento dell’attacco dà alla luce suo figlio, James Tiberius Kirk.
La scena poi si spsota su Vulcano, dove un giovane Spock, metà umano e metà vulcaniano, dopo aver ricevuto un insulto sulla madre terrestre, l’unico punto debole capace di farlo reagire impulsivamente, picchia il ragazzo vulcaniano autore della provocazione.
Qualche anno dopo, i due, ormai adulti, si incontrano all’accademia della flotta stellare e il loro non è certo un incontro amichevole: fin da subito tra i due non corre buon sangue, dato che sono uno l’opposto dell’altro (istinto contro ragione). Fatto salire con un escamotage dall’amico dottore McCoy su un’astronave dopo essere stato sospeso per aver baratro nel test della Kobayashi Maru (un test dove si è sempre destinati a fallire per far comprendere il fallimento e la paura nell’affrontare prove impossibili da superare), Kirk riesce a far capire che la missione cui stanno partecipando è in realtà una trappola: avranno a che fare di nuovo con la nave di Nero, ricomparsa dopo venticinque anni dall’attacco in cui nacque Kirk, intenta a far implodere il pianeta Vulcano, impresa in cui riesce. Gettato su un pianeta quasi disabitato da Spock, Kirk incontrerà la sua versione più anziana, giunta dal futuro attarverso un buco nero creato per cercare di fermare una Supernova sul punto di esplodere che altrimenti avrebbe distrutto il pianeta Romulus. Purtroppo, la missione dello Spock futuro è fallita e Nero incolpa lui dell’accaduto; per questo l’ha inseguito attraverso il buco nero e ha distrutto il suo pianeta natale per fargli provare quello che aveva provato lui. Il piano di Nero però non si ferma qui: per attuare la sua vendetta vuole far fare alla Terra la stessa fine (Spock era anche in parte umano, oltre che vulcaniano).
Con gran sorpresa di Kirk, lo Spock del futuro gli rivela che loro erano grandi amici (gli rivela anche come nel tempo da cui viene il padre di Kirk lo ha visto crescere) e gli spiega come fare per avere il comando della USS Enterprise e così fermare una volta per tutte Nero.
Per dare un nuovo inizio a Star Trek – Il futuro ha inizio si è giocata la carta del viaggio nel tempo che crea una realtà alternativa a quella conosciuta; una realtà differente all’inizio ma che poi, con alcuni accorgimenti (Spock del futuro) viene rimessa su binari già conosciuti. Il risultato è decisamente riuscito e la storia non ha momenti di stanca. Si può dire che tutto il cast ha fatto un buon lavoro, così come si possono dire ottimi la fotografia e gli effetti speciali.
Star Trek – Il futuro ha inizio è uno dei rari casi in cui un reboot/remake non fa rimpiangere l’originale.

Spider-Man: No Way Home

Spider-Man: No Way Home

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Spider-Man: No Way HomeSpider-Man: No Way Home è, a mio avviso, il miglior film di Tom Holland nei panni di Spider-Man; i due precedenti, Spider-Man: Homecoming e Spider-Man: Far From Home erano carini ma nulla di che, a parte il finale del secondo, dove c’era il colpo di scena in cui veniva rivelata al mondo intero l’identità di Spider-Man. Ed è da questo punto che Spider-Man: No Way Home comincia: la vita di Peter Parker viene stravolta, con i media che gli sono sempre addosso, senza contare che i college in cui vuole andare rifiutano la sua ammissione. Anche la sua ragazza MJ e il suo amico Ned subiscono la stessa sorte; per tale motivo, Peter si rivolge al Dottor Strange per far sì che la sua identità segreta ritorni tale. Purtroppo, per le tante richieste che Peter fa durante l’incatesimo, questo va fuori controllo, aprendo dei varchi dimensionali tra realtà parallele e facendo giungere da altri mondi nemici degli Spider-Man appartenenti a essi: così Peter dovrà affrontare il Dottor Octopus, Norman Osborn (Goblin), L’uomo sabbia (nemici della prima trilogia dell’Uomo Ragno con Tobey Maguire), Lizard ed Electro (i villain con cui ha a che fare Andrew Garfield nei due film successivi a quelli diretti da Sam Raimi). Con il supporto del Dottor Strange, Peter li cattura, ma non vuole seguire il piano di Strange (rimandarli nel loro mondo dove andranno incontro al loro destino), ma vuole cercare di aiutarli, curandoli da ciò che i superpoteri hanno fatto loro. Con Dottor Octopus ci riesce, ma fallisce con Osborn: la natura di Goblin riemerge, scatenando il disatro. Zia May muore proprio a causa di Osborn.
Straziato dalla perdita della cara zia, braccato dalla polizia e dai nemici, isolato, oltre a trovare aiuto da Ned e MJ, avrà il supporto da altri due Spider-Man venuti da altrettanti mondi (interpretati da Tobey Maguire e Andrew Garfield); più grandi e più maturi di lui, già passati per la stessa esperienza, sapranno guidarlo e non farlo smarrire. Insieme, il trio fermerà i villain ed eviterà che il mondo venga invaso da tutti i nemici dei vari Spider-Man sparsi per il multiverso. Ma Peter (Tom Holland) dovrà fare una scelta da eroe, consapevole delle responsabilità che vengono da un grande potere (la frase più famosa dell’Uomo Ragno, detta in questo film da zia May prima di morire).
Spider-Man: No Way Home è superiore ai film precedenti con Tom Holland perché porta Peter a maturare come persona e come eroe: ora non è più un adolescente, ma un uomo che porta delle responsabilità. Il film in questo non porta certo novità: si era già visto con le pellicole interpretate da Maguire e Garfield, anche se era stato fatto nei rispettivi loro primi film. Come non è una novità il Multiverso e l’incontro con altri Spider-Man: lo si era già visto nel film d’animazione Spider-Man: Un nuovo universo. Quello che conta è che questo film ridà l’identità a Spider-Man, gli conferisce quello che non era stato dato nelle due pellicole precedenti con Tom Holland; personalmente, lo metto assieme ai primi due di Raimi e a Spider-Man: Un nuovo universo tra i migliori film realizzati su tale personaggio fumettistico.

Ne Zha 2

Ne Zha 2 invade l’Occidente

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Ne Zha 2No, questa non è una recensione su Ne Zha 2; sinceramente non sapevo nemmeno che era uscito il primo di Ne Zha. Ne sono venuto a conoscenza tramite un video di Crozza dove il comico faceva ironia su Rampini dopo che quest’ultimo aveva fatto una disamina sulla pellicola avendola vista; così, curioso di quando aveva detto originariamente il giornalista, sono andato a ricercare il suo articolo.
Vedendo il trailer ufficiale di Ne Zha, siamo di fronte a un film fantasy/medioevale basato sulla mitologia cinese, quindi demoni, draghi, combattimenti d’arti marziali, perle spirituali, sfere demoniache, insomma, c’è molto del folclore della Cina. Naturalmente la produzione è cinese e questo, personalmente, a me cambia ben poco, perché chi lo produce m’interessa solo relativamente; certo, mi può servire a capire da dove arriva, quali sono le sue origini (in questo caso il basarsi su credenze e miti della Cina), ma ciò che conta è se è un buon film e se è fatto bene. Tutto il resto, premi, incassi, non ha importanza per me. Ma non tutti la pensano come me, come dimostra Rampini, che lo fa diventare motivo di confronto/scontro (più scontro che confronto) tra USA e Cina. Da una parte è comprensibile la disamina che fa, dati gli attriti che ci sono da tempo tra i due paesi, acuitisi con la seconda presidenza di Trump. Con Rampini sono d’accordo su una cosa: con le sue ultimi uscite la Disney non ci sta facendo delle belle figure, vista la bassa qualità delle storie che propone (più che altro remake). Per il resto, sfide per il soft power culturale, invasioni, battaglie di botteghino, patriottismi, sinceramente le prendo in scarsissima considerazione, per me conta solo vedere (o leggere) una buona storia; se in tanti facessero lo stesso, giudicando solo la qualità, forse il mondo andrebbe un po’ meglio, visto che patriottismi, nazionalismi, interessi economici portano solamente conflitti che non fanno bene da nessuna parte.