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Carpe Diem

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La vita è fatta di attimi: ognuno ha la sua importanza, il suo valore. Bisogna saperli riconoscere e cogliere.
E’ come quando si gioca una partita di calcio.
Non c’entra se il campo che si sta calcando è il manto erboso del Bernabeu o del Maracanà o un semplice prato di periferia.
Non conta se si è Messi, E’toò o Rooney o si è dei semplici appassionati, se gli avversari sono dei Maicon, Bale o Robben o gli amici della partita la domenica pomeriggio.
Non conta se le tribune sono stipate di gente o sono deserte.
Conta solo che si sta giocando, che si vuole superare l’avversario e andare dritti in porta e trafiggere il portiere facendo gonfiare la rete.
E’ sudore, è fatica, un continuo rincorrere ed essere rincorsi, difendere e attaccare, un confronto di volontà, non solo di tecnica e fisicità, con l’avversario: un continuo essere protesi a dare il meglio di sè, a scegliere la mossa giusta per dare scacco al difensore, trovare una falla nella sua difesa. Basta un istante per cambiare il risultato.
Ma ci sono dei momenti che sono particolari, che sono unici.
Momenti in cui senti che s’avvererà ciò che pensi, come se per un istante avessi visto avanti nel tempo conoscendo già come andranno le cose e hai la certezza di non sbagliare. In quell’attimo si è un fluire, un essere in sintonia con campo, pallone, porta: si prova una gran calma, la calma di chi è sicuro di ciò che fa, che sa di non poter sbagliare.
Si recupera una palla che sembra persa sulla trequarti avversaria, si corre lungo la fascia e si vede che il difensore non aggredisce, che lascia quei due metri che ti permettono di fare di tutto. Si comincia a sentire dentro qualcosa che monta, come un’onda che sale e s’ingrossa.
“Provaci.” L’onda ti carica, ti incita spingendo le gambe a scattare, portando ad accentrarti verso l’area di rigore.
Il difensore ti segue, ma continua a lasciare due metri di distanza.
Il vertice s’avvicina.
“Non esitare.” Senti l’onda alzarsi sempre di più.
“E’ ora.”
Alzi lo sguardo e vedi l’angolino.
Non devi cercare, non devi pensare: hai già inquadrato il punto, sai già dove la palla deve andare. Non ti preoccupi del portiere perché sai già che non potrà arrivarci.
“Là.”
In un attimo inclini il corpo per permettere alla palla d’alzarsi nella maniera giusta e il piede la colpisce.
Nell’istante in cui parte la sfera vedi la traiettoria del tiro, con lucidità la vedi dipingersi nell’aria, alzarsi in volo per poi abbassarsi al momento giusto, curvando con un effetto a rientrare. Senti il colpo secco della palla contro il palo interno, appena sotto l’incrocio, e il cuoio che sfrega sulle maglie della rete.
Quanto accade attorno a te non ha alcuna importanza. In quel momento allarghi le braccia, i palmi delle mani rivolti verso l’alto e non dici niente, perché sai che non c’è bisogno di dire niente: sai d’aver colto qualcosa di raro, di aver realizzato qualcosa di straordinario, di unico.
E’ più di un goal.
Carpe Diem.
Hai colto l’attimo.
Ed è qualcosa d’indescrivibile: esaltazione e pace allo stesso tempo.
E’ così che ci si sente ogni volta che si fa la cosa giusta al momento giusto e perché questo avvenga bisogna saper ascoltare se stessi, sapersi fidare di quell’istinto che alle volte fa sentire la propria presenza, avvertendo che è arrivato il momento di agire, senza tergiversare, perché l’occasione può non ripresentarsi mai più.
Carpe Diem.

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