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Fiori di primavera 4

Terrosismo e immigrazione

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Abbiamo paura di morire e di essere invasi dallo “straniero? Sappiamo che, tra 25 anni o poco più, metà degli abitanti dell’Europa saranno mussulmani, lo vogliamo o no. La legge e gli studi demografici hanno già lanciato questo allarme, ma facciamo finta di niente e continuiamo a uccidere la vita con l’aborto, il controllo demografico a qualunque costo, sostenendo che questo è progresso e modernità. Ogni coppia europea ha in media un figlio o nessuno e ogni coppia araba ha in media sei figli. Nessuna società sussiste con questa denatalità spaventosa. La società europea non ha futuro di sussistenza con questa bassa natalità. Non si fanno figli perché si ha paura della vita e non si vuole rischiare di avere figli che possono credere in un illusorio benessere.
La chiusura egoistica alla vita ci precipita in un’Europa sempre più vecchia, sterile e stanca, senza figli e senza forza lavoro.
La chiusura per la difesa del nostro benessere conquistato a caro prezzo, ci impedisce di costruire insieme il nuovo, una società solidale e multiculturale, dove tutti possano vivere.

Non riusciamo a vedere le migrazioni come una opportunità a tutti i livelli, anche quello economico e non lavoriamo per questo.
Ci sentiamo sempre più sepolti e chiusi in un tumulo senza speranza e risurrezione.

Qual è il mondo che vogliamo costruire per i nostri figli? Qual è l’economia del futuro? Questo modello economico non funziona più.
Questa Europa e questa società che escludono sempre più masse anonime devono morire e solo così potrà nascere una nuova Europa multirazziale, costruita insieme e non contro altre civiltà e culture.
Le grandi migrazioni nella storia della umanità hanno generato cambiamenti e progressi importanti, non senza sconvolgimenti a tutti i livelli.
Non entro in merito a come gestire concretamente il fenomeno delle migrazioni e di profughi disperati, disposti a rischiare la morte nel mare Mediterraneo pur di fuggire da morte certa nei loro paesi di origine. I governi devono insieme affrontare queste problematiche e non rimanere a assistere a un nuovo genocidio che insanguina il Mediterraneo ogni giorno.

E i terroristi come sono nati e nascono?
Sono figli di un’ Europa e di un mondo materialista, chiuso, che ha il denaro e il consumo come bene supremo e che esclude masse sempre maggiori di persone, soprattutto di giovani che non ce la fanno a inserirsi in questa realtà di apparente benessere e sono buttati nella marginalità senza speranza e futuro. Vedi il sottomondo della Francia e della Inghilterra.
Appena sessantadue famiglie più ricche possiedono quanto la metà della popolazione mondiale! Assurdo.

Ieri partiti e ideologie politiche e sociali predicavano la rivoluzione e la rabbia dei giovani, e non solo, era orientata a cercare soluzioni in una lotta continua per distruggere questo sistema sociale e costruire una nuova società per tutti.
Ricordiamo il sessantotto con la speranza dell’utopia al potere.
Oggi le ideologie e i sogni sono morti e i modelli economici non funzionano.
Questi giovani trentenni o ultra trentenni europei o arabi, ma già nati in Europa, sono figli della società del benessere, che però non li ha adottati; sono senza prospettive, con alle spalle spesso famiglie spezzate, senza lavoro e futuro con tanta rabbia nel cuore, adottati e assoldati da piccoli gruppi arabi, padroni del petrolio, senza scrupoli e avidi di sempre maggiore ricchezza; sono manipolati da una ideologia folle di distruzione totale, chiamata Stato Islamico, che dice di ispirarsi a Maometto, ma che di fatto ha poco o nulla a che vedere con la religione islamica. Giovani ben pagati entrano in queste bande terroristiche, con l’illusione di acquistare visibilità e potere e di distruggere un mondo che non li vede e che li ha gettati ai margini. Ricordo, quando ero ragazzo, giovani dell’Italia senza lavoro e prospettive, si arruolavano nella legione straniera per difendere interessi francesi in Algeria, attratti dall’offerta di stipendi altissimi e molti morivano in Africa. Oggi questi giovani si fanno esplodere per una causa che non sanno bene cosa sia, ma che si alimenta in misticismi e idealismi radicali. Noi abbiamo rubato ai nostri giovani i sogni e gli ideali con una società senza Dio e senza trascendenza. Abbiamo ucciso idealismi e sogni di molti giovani. Mi impressiona vedere ragazzi capaci di dare la vita: generosi e radicali, alla ricerca di sogni.

Le armi, le guerre, ripeto, non fermano rabbie e frustrazioni personali e di poli sfruttati e oppressi per troppo tempo.

Ci dobbiamo fermare tutti per capire quale è il malessere della nostra società e quale il malessere di questi giovani che diventano terroristi perché solo là, nel terrorismo, hanno spazio, sono accolti e possono gridare la loro rabbia anche se in forme irrazionali e folli.

Quello che succede in Europa è simile a quello che succede in Brasile o America Latina, in contesti differenti. Molti ragazzi e giovani brasiliani con famiglie spezzate che non sono riusciti e non riescono a inserirsi nel miracolo economico brasiliano (che sta già finendo) e in una società che promette: benessere, piacere e potere per tutti, ma che esclude di fatto masse sempre maggiori, sono facile esca di persone senza scrupoli che li usano per il narcotraffico, la droga, la prostituzione e la malavita. L’esclusione affettiva e sociale è il terreno propizio. In Brasile sono, però, nella maggioranza ragazzi e giovanissimi, sedotti, usati, che poi muoiono senza sapere per chi e perché.
Sono realtà molto simili di esclusione affettiva e sociale, dove trova spazio il terrorismo e il mondo del narcotraffico che occupa tutto il Brasile, sacrifica ogni giorno più di ottanta ragazzi e giovani e uccide più di sessantamila vite ogni anno. Vero genocidio, davanti a cui la società assiste in silenzio, come si fa in Europa, quasi passiva davanti all’ecatombe di vite che sono inghiottite dalle onde del mare. È un nuovo martirio patito da persone che tutti consideriamo banditi e delinquenti, ma sono di fatto vittime di una realtà economica e sociale che condanna alla marginalità masse non più sfruttate, ma buttate nelle cracolandie, nelle strade di tutto il Brasile, ai margini delle ferrovie, nuovi lebbrosi, cacciati e nascosti o fatti sparire perché sporcano la città meravigliosa, la coppa del mondo, le olimpiadi e il turismo.
Diminuiscono i ragazzi di strada perché sono cacciati per pulire le città per le coppe del mondo e 1e olimpiadi. ma sono accolti dal narcotraffico che offre loro potere, visibilità, appartenenza, soldi, piacere e donne.

 

Queste sono le parole di Padre Renato tratte dalla rivista Dalla strada alla vita (numero 50, marzo 2016) che ben analizzano le radici del terrorismo e delle delinquenza. Le immigrazioni ci sono sempre state nella storia, ma anche se si può capire le ragioni che portano ad andarsene dal proprio paese, pensare che in altri nazioni ci sia la soluzione per una vita migliore, è un pensiero non del tutto corretto. Più corretto sarebbe cercare di risolvere i problemi del proprio paese, darsi da fare, ma nelle persone c’è una sorte di rassegnazione di fronte a politici, governanti e governi, come se fossero dei giganti contro cui non si può far nulla. La gente si rassegna, li lascia fare, non considerando che sono uomini come loro, che non hanno alcun potere sugli altri se non sono gli altri a permetterlo. Purtroppo nelle masse c’è un’apatia, un lasciar correre che lascia nelle mani di pochi un potere smisurato che permette di condizionare tanti per arricchirsi e accumulare sempre più potere. Stessa cosa si verifica con terrorismo e delinquenza: è sempre e solo una questione di denaro e potere: qualsiasi altro pretesto è solo una scusa, un nascondere la verità delle cose. Perché terroristi, mafiosi, delinquenti, non voglio cambiare il sistema, non vogliono creare qualcosa di nuovo, di diverso da quello già esistente: vogliono solo avere potere sulla gente, imporre la loro superiorità. Questo porta solo distruzione e nient’altro, perché queste persone non hanno altro dentro che un vuoto che non porta a costruire nulla.

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È sotto gli occhi di tutti che l’Italia è il paese delle prese in giro. Ogni giorno è buono per farsi beffe delle persone: sparate, esagerazioni, denigrazioni. C’è di tutto e di più. Il brutto è che ci si è abituati e si pensa che sia normale, che non ci si possa fare niente. Peggio: non si vuole fare niente, si lascia correre, quando invece bisognerebbe punire in modo esemplare. Ma ormai il paese è allo sfascio, è un ambaradan fuori controllo, dove regna impreparazione, faciloneria: tuttavia, lo si vuol far passare come un paese saldo, organizzato, che funziona. La realtà però non fa che smentire con i fatti tale dichiarazione: basta vedere alcuni esempi.

Canone Rai. Sbandierata come una miglioria, dove tutto sarebbe stato più semplice, in realtà è andato a complicare tutto. Un cambiamento non necessario, dove si pensava di poter tirar su più soldi, fatto alla svelta (alla carlona, come si dice in certi posti), che è stato fatto partire senza essere preparati, senza prima controllare che tutto fosse a posto: doveva essere pronto a dicembre, poi a febbraio, slittato poi a marzo, e quando si credeva che ormai gli impicci fossero stati superati e si è partiti, è intervenuto il Consiglio di Stato a dire che c’erano dei problemi (prima no?). Allo stato attuale ci sono delle spese che non si sa chi dovrà accollarsele, gli enti a cui si deve pagare il Canone non sanno come gestire i pagamenti e non ci sono i moduli per chi vuole fare l’esenzione online. Ma è tutto più semplice, dice chi ha pensato questo lavoro (ci si domanda, dato che si paga, perché si deve pagare un servizio che spesso e volentieri fa saltare la programmazione e non rispetta gli orari annunciati. Per non parlare di trasmissioni che hanno per ospiti gente legata alla mafia).

Politici, capi di governo, premier (un premier che sempre più ripercorre i passi di Berlusconi, dal presenzialismo in tv, al dare addosso ai giudici e allo strepitare l’odio che tanti hanno verso di lui) che inneggiano a non andare a votare, perché il referendum sulle trivellazioni si passava impoveriva il paese, faceva perdere posti di lavoro. Al non raggiungimento del quorum questi individui esultano, levano i calici, fanno “ciaone” a chi è andato a votare e ha perso. Salvo poi fare dietrofront e dire che gli unici sconfitti sono quelli che l’hanno proposto, perché avevano grossi interessi economici nel proporre questo referendum, quando invece chi ha grossi interessi è chi ha inneggiato a non votare, visto quanto è legato a imprenditori e multinazionali. Ci si è già dimenticati del cado Guidi? Del Capo di Stato Maggiore della Marina? Per non parlare del disastro ambientale avvenuto a Genova, dove nei torrenti sono versati migliaia di litri di petrolio o dell’impianto dell’Eni sotto sequestro tanto per restare in tema di petrolio.
Non si è da meno però dalla parte di chi spingeva ad andare a votare. Chi era favorevole al referendum vede la cosa come una vittoria, perché questo cambierà il modo di fare del governo, e dice che chi ha votato è un eroe. Non cambierà niente invece: il governo andrà avanti come sempre, fregandosene delle persone. E chi è andato a votare non è un eroe: è solo una persona che ha esercitato un suo diritto e ha fatto una scelta. In tutto questo si può solo vedere sconfitta: ha vinto per l’ennesima volta l’interesse economico, non il bene per la salute umana e dell’ambiente, e il disinteresse di buona parte della popolazione, che non capisce quanto invece sia tutto nelle sue mani. Ma la gente ormai è rassegnata e rinuncia a fare, lasciando così le cose in balia d’individui che fanno l’interesse suo e di pochi altri.

Si parla tanto di energie rinnovabili, di trovare fonti energetiche non inquinanti, di risparmio energetico, ma i fatti dicono il contrario. Ne è esempio la Sardegna, che blocca il progetto di una centrale termodinamica, ma ne apre un’altra a carbone.

Si parla tanto di etica sportiva, di esempi per i giovani perché devono crescere con dei valori sani. Poi ogni domenica si fa vedere come in campo giocatori fallosi la passano sempre liscia perché appartengono a certe squadre (con maglie fatte di bianco e di nero) e si lasciano passare comportamenti lesivi (quasi non passa domenica senza scontri tra tifoseria) e cori ingiuriosi (i tifosi juventini che cantano “Firenze è una patri d’infami, la odio da sempre perché i viola non sono italiani, ma una massa di ebrei”). Fatti che dovrebbero portare a fermare il campionato e invece si va avanti lodando il calcio italiano, il più bello del mondo (ci si è già dimenticati di delle scommesse e dei casi di partite comprate?)

La A3 viene chiusa per difetti strutturali, ma c’è voluta la morte di cinque persone perché s’intervenisse, quando tutti sanno da anni in che condizioni versa la Salerno-Reggio Calabria.

Banche che saltano perché fanno investimenti azzardati e dopo aver fatto perdere tutto ai suoi clienti, devono essere salvate proprio dai clienti che hanno fregato. E il governo fa leggi che tutelano e aiutano le banche, invece di proteggere i cittadini (i cittadini, dato che nessuno li protegge, per tutelarsi dovrebbero smettere di avere fiducia in chi li frega e non fare investimenti credendo in guadagni facili).

Per non parlare dei fiumi di tangenti date in cambio di lavori, di vigili che si fanno fare regali per fermare controlli, d’imprenditori considerati eroi, di sinistra (una contraddizione cui ormai nessuno fa più caso, perché è permesso dire di tutto), bandi truccati, favoreggiamenti vari.

In un paese dove tutto è falsato, dove la corruzione e le mafie dilagano, come si fa ancora a credere alle prese in giro che tanti declamano come verità e a non arrabbiarsi e ribellarsi, a mettere fine a tutto ciò? Si vuole continuare a essere succubi, ad accettare di tutto?
In Francia quando il governo ha proposto una riforma del lavoro, tutti i lavoratori di ogni settore, hanno fatto uno sciopero che ha inchiodato il paese, provocando per questo disagi che si sono avvertiti anche all’Italia. In Italia invece si subisce passivamente a ogni riforma del lavoro fatta dai vari governi, che di volta in volta vanno a peggiorare le condizioni di lavoro e gli stipendi dei lavoratori. In questo modo di fare si può vedere perché il nostro paese va così male, nonostante c’è chi dice che va tutto bene (va ricordato che l’Italia è uno dei paesi peggiori in fatto d’informazione, dove la verità non deve mai essere detta, e le acque debbono essere sempre torbide per nascondere le cose).

Atomica

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L’atomica è tornata a essere d’attualità per via dei vari test che la Nord Corea sta facendo. Tutti test in ambito militare, naturalmente, con un modo di fare che sta creando attriti e facendo salire la tensione con altri paesi; in un mondo già al limite, pieno di attentati, guerre, è un ulteriore gettare benzina sul fuoco. Se non fosse già abbastanza chiaro, ai governanti, alle nazioni, alla gente in generale, la pace fa schifo: c’è una gran voglia di guerra, di scatenare conflitti, come se questo potesse portare qualcosa di buono. Si sta ripresentando lo stesso scenario precedente alla Prima Guerra Mondiale (attentati, tensioni tra i paesi) e come allora potrebbe essere evitato, ma non si vuole evitarlo, anzi, si sta correndo a braccia aperte verso un conflitto che causerà molti più danni del precedente, dato che le armi ora sono molto più potenti di un secolo fa e tante nazioni sono in possesso della bomba atomica, non solo gli Stati Uniti che la usarono nella Seconda Guerra Mondiale contro il Giappone, distruggendo Hiroshima e Nagasaki.

Ma fu davvero necessario usare la bomba atomica contro un paese già sconfitto, ormai a guerra terminata?

Bomba atomica su NagasakiSecondo il dottor Arthur Compton, Premio Nobel, docente universitario e direttore del laboratorio metallurgico del Manhattan Project che costruì la prima bomba atomica, sì, dato che avrebbe posto fine definitivamente alla guerra, dando la possibilità di una pace durevole, data la paura che sarebbe risultata dalla distruttività dell’arma. Un modo per evitare un ingente numero di vite umane, dato che i giapponesi, seppur sconfitti, non si sarebbero arresi se non di fronte a qualcosa di eclatante e spaventoso: si era calcolato che continuare il conflitto come si era fatto fino a quel momento, avrebbe portato più morti di quelli causati dalla bomba atomica su due città giapponesi. Anche in questo caso è valso il passo del vangelo (Giovanni 11,50)  “è meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera” (a dimostrazione che chi governa, i potenti, ragionano sempre allo stesso modo, nonostante passino i secoli), secondo il quale bisogna sempre sacrificare qualcuno per la salvaguardia di molti (in realtà è per preservare le posizioni di pochi, così che possano dominare sui tanti).

La Seconda Guerra Mondiale, come si sa, terminò poco dopo (ma sarebbe finita lo stesso senza l’uso di quell’arma) e l’energia atomica parve aprire le porte a un futuro radioso e pacifico: “Prima della fine del secolo, l’energia atomica riscalderà ed illuminerà le nostre case, azionerà le nostre fabbriche. Un giorno si potrà attingere al mare come a una miniera, grazie all’energia atomica. L’oro e l’argento e il platino saranno allora tanto abbondanti che li potremo adoperare per farne condutture e serbatoi inossidabili, e i deserti della Terra saranno bonificati con acqua pura, non salata.

Gli aeroplani saranno azionati dall’energia atomica. Un aereo atomico potrà tenersi al passo con il Sole, partendo a mezzogiorno da Londra e arrivando a mezzogiorno a New York, annullando così, in un certo senso, lo stesso trascorrere del tempo. L’energia atomica libererà le strade cittadine e gli aeroporti dalla neve e dalla nebbia, e si potrà garantire con molto anticipo il tempo che farà. La frutta e gli ortaggi cresceranno e matureranno con luce atomica, invece che con quella del Sole.

Stiamo già traendo benefici dai radioisotopi, utili nella diagnosi e nella cura di certe malattie. I raggi del cobalto, del cesio e dell’oro irradiati possono attaccare i tessuti cancerosi. Nella vita vegetale gli isotopi radioattivi accelerano l’evoluzione e provocano modifiche che avrebbero richiesto all’uomo almeno un secolo per ottenerle attraverso le colture selettive. L’energia atomica può servire alla conservazione degli alimenti, onde consentire diete bilanciate ai Paesi senza mezzi di refrigerazione. E queste sono soltanto alcune delle meraviglie che verranno.” (Selezione dal Reader’s Digest del Novembre 1959).

Le cose non sono andate proprio come previsto dal dottor Compton (spesso si sono avuti più danni che benefici, come accaduto a esempio a Černobyl’ e Fukushima Dai-ichi), ma quelli erano anni in cui si respirava un’atmosfera diversa, dove tutto sembrava possibile, dove infinite parevano le opportunità, e fino alla fine degli anni ’60 si sognava di un mondo migliore. Poi il sogno è finito e ci si è svegliati in una realtà dove lo spazio per i sogni era sempre meno e le cose sono andate peggiorando, divenendo sempre più schiavi del denaro e dell’economia.

Brîsa ciapér pr al cûl 6

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Domenica 17 aprile ci sarà il referendum sulle trivellazioni, se continuare a farle fino a esaurimento del giacimento o terminarle alla conclusione delle concessioni. Non potevano mancare le uscite di certi esponenti del governo che inneggiano all’astensionismo, che è un bene non andare a votare, perché se si va a votare e si si vota sì, s’impoverisce il paese, dato che dovrà importare poi le risorse da altre nazioni, diventando dipendente da esse. Non solo: se vincesse il sì, questo porterebbe al licenziamento di migliaia di lavoratori, si farebbe crescere la disoccupazione.
Un modo di ricattare che fa leva sul senso di responsabilità, sulla colpa, perché chi è al governo ha forti interessi con imprenditori e multinazionali: non gliene importa niente dell’ambiente, del territorio, delle persone che lavorano, ma solo dell’interesse economico legato a loro (è di pochi giorni fa il caso Guidi e le spese pazze del Capo di Stato Maggiore della Marina, tanto per fare alcuni esempi).
Ci si è stancati di questo continuo prendere in giro di governi e politici che ormai si perpetra da anni (possono cambiare gli interpreti, ma il modo di fare è sempre lo stesso) e che pensano solo ai soldi e non al bene del paese. Ci si è dimenticati come s’inneggiava al fracking come una gran risorsa all’apparenza illimitata e di cui in Italia non si sapeva nulla e non si è approfondita la questione prima di far partire i lavori? E come questi lavori in Emila Romagna abbiano causato il terremoto?
Basta prendere in giro, non se ne può più.

Fiori di primavera 3

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La Conquista dello Scettro - Libro Primo delle Cronache di Thomas Covenant l'Incredulo

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Thomas Covenant è divenuto una persona di successo grazie alla pubblicazione di un libro e dinanzi a sé gli si prospetta una brillante carriera. È felicemente sposato con Joan e insieme hanno un figlio. La sua è una vita felice, dove tutto sembra filare liscio, ma come tutte le cose, ha una fine. Una fine che si presenta con un segnale all’apparenza insignificante, ma che stravolgerà la sua esistenza: le sue dita nello scrivere appaiono incerte, gli fanno commettere errori; polsi e caviglie cominciano a dolergli, sente un gelo in esse. E alla radice del mignolo compare una macchia rossastra. Con la moglie e il figlio lontani perché si possa concentrare sul suo secondo romanzo da scrivere, Thomas Covenant ignora i segnali; quando Joan ritorna, accorgendosi del suo stato di salute, lo fa ricoverare in ospedale. Lì due dita della mano gli sono amputate perché andate in cancrena, ma ancora più dura è la diagnosi della malattia che ci sta dietro: la lebbra.
Thomas Covenant è un lebbroso. Sembra incredibile che una malattia del genere esista ancora in un mondo evoluto come il nostro, eppure è così. E nonostante si dica che la razza umana si sia evoluta e civilizzata, i pregiudizi e gli atteggiamenti delle persone versi i lebbrosi non sono cambiati. Thomas Covenant viene abbandonato dalla moglie (che gli porta lontano anche il figlio perché non lo contagi), viene isolato dalla comunità che lo considera una vergogna, qualcuno da evitare, come se quello che gli è successo sia colpa sua. Le persone gli fanno vivere la sua già difficile condizione come una colpa, come se la sua malattia sia la conseguenza dei suoi peccati. Covenant viene sempre più isolato, spinto sempre più ai margini della comunità, desiderando che sparisca. Senza quasi più contatti umani, Thomas è costretto per sopravvivere a imporsi una ferrea disciplina, costretto a continui controlli sul suo fisico (EVE) per verificare che non ci siano tagli e graffi che portino a infezioni, cosa di cui altrimenti non si accorgerebbe, dato che la lebbra distrugge i nervi, rendendolo insensibile e impotente.
Una vita distrutta, senza speranza, fino a quando non avviene l’incontro con un vecchio mendicante, con il quale ha una strana conversazione; poco dopo un’auto della polizia lo investe. Al suo riprendere i sensi Thomas Covenant si ritrova in una caverna, alla presenza di Droll Scavaroccia e del Sire Immondo, convocato dal potere dello Scettro nella Landa. Catapultato in un’altra dimensione, si ritrova con il compito di portare un messaggio al Consiglio dei Signori: quello di fermare Droll e riconquistare lo Scettro per ritardare la fine del mondo.

La Conquista dello Scettro - Stephen R. DonaldsonQuesto è quanto succede nei primi capitoli di La Conquista dello Scettro, Libro Primo delle Cronache di Thomas Covenant l’Incredulo, scritto da Stephen R. Donaldson. Il romanzo appare come la solita lotta tra il bene e il male, con un gruppo di persone che parte in una cerca per riprendere un potente artefatto e salvare il mondo, un po’ come succede con Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien (la compagnia dell’Anello che parte per Mordor per distruggere l’Anello e impedire così che la Terra di Mezzo cada sotto i colpi di Sauron): anche qui c’è un signore oscuro che vuole portare rovina, c’è un anello dal grande potere, c’è un consiglio per decidere cosa fare, c’è l’impresa eroica. Ma nonostante le somiglianze, La Conquista dello Scettro è qualcosa di diverso. L’anello che porta Thomas Covenant (la fede nuziale) possiede il potere dell’Oro Bianco, ma è una magia primordiale che nessuno sa usare, a differenza di quanto visto con l’anello di Sauron dove ben si conoscevano gli effetti. Thomas Covenant viene visto come la reincarnazione di Berek Mezzamano (fondatore della dinastia dei Signori) per via della sua menomazione alla mano e pertanto un grande eroe, un salvatore, ma lui rinnega questo ruolo, anzi, rinnega che la Landa e i suoi abitanti siano reali, li considera un sogno.
È su questo che gioca Donaldson: lasciare il lettore con il dubbio se la Landa sia effettivamente un mondo reale oppure una proiezione inconscia di Covenant mentre è privo di sensi dopo l’incidente. Quindi il Signore Immondo che contamina e rovina la Landa può essere la lebbra che distrugge il corpo di Covenant; l’anello di Oro Bianco il simbolo di un legame matrimoniale che Thomas non riesce più a comprendere; la violenza fatta alla giovane Lena è lo sfogo che non è riuscito ad avere e di quello che avrebbe voluto fare alla moglie Joan per averlo abbandonato e lasciato solo nel momento di maggior bisogno; i Ranyhyn, i grandi, liberi cavalli delle Pianure di Ra, sono il regalo di riconciliazione che manda a Lena/Joan per espiare la propria colpa.
La Conquista dello Scettro può avere una doppia chiave di lettura, come avviene con Il Labirinto del Fauno: la storia è davvero reale oppure è tutto frutto della mente del protagonista? Se lo si vede sotto questo punto di vista, il romanzo assume uno spessore diverso rispetto all’uomo che dalla Terra si ritrova catapultato in un mondo medioevale/fantastico con il compito di salvatore. La Conquista dello Scettro, scritto nel 1978, è un fantasy cupo, per adulti, con un protagonista che non solo non è un eroe, ma neppure un antieroe, quanto piuttosto un individuo che non crede in quello che vede, che non crede neppure in se stesso e cerca di trovare risposta all’incubo che è divenuta la sua vita. È difficile provare simpatia ed empatia per Thomas Covenant: all’inizio la sua condizione, le sue vicende fanno riflettere, danno adito all’introspezione e alla comprensione, ma la violenza commessa sulla giovane Lena lo allontana dal lettore. Covenant, che nella Landa ritrova la sensibilità ai nervi, viene travolto dalle sensazioni perdute, dalla tensione cui è sottoposto e perde il controllo; questo però non giustifica affatto quanto commesso e lo stesso Covenant non si perdonerà mai per il proprio gesto (è arduo parteggiare per personaggi del genere, a qualunque autore e mondo appartengono, anche se c’è chi in rete critica l’opera di Donaldson per questa scena, mentre apprezza se tale gesto viene narrato da altri scrittori, a esempio George R.R. Martin, dove simili violenze sono molto più presenti).
Un fantasy cupo come già detto, ma la Landa, il Signore Mhoram, il gigante Salcuore Seguischiuma, Bannor e tutte le altre Guardie del Sangue, il Giuramento di Pace, la Magia del Legno e delle Rocce, sono qualcosa di epico: Donaldson sa creare con la Landa un mondo affascinante, anche se non complesso come quello Malazan (in un’intervista, Steven Erikson ha dichiarato che è stato ispirato dalle opere di Donaldson: R: Do you have any favourite authors? Other than Gardner? S: Well, Glen Cook definitely… He was a huge inspiration for me. Stephen Donaldson was probably the biggest because I came to it in my late teens, early twenties… the Chronicles of Thomas Covenant, and suddenly it was as if, with that series, fantasy had grown up. It was no longer straddling YA sort of approach to the genre. With Donaldson, it really grew up. So those two definitely were huge inspirations for me). Una serie, quella delle Cronache di Thomas Covenant l’Incredulo, adatta a chi ricerca una lettura matura e introspettiva e che in Italia è stata sottovalutata e poco conosciuta (come già successo ad altri autori come Guy Gavriel Kay).

Fiori di primavera 2

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Saghe fantasy famose

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Anomander Rake, uno dei protagonisti di Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson, una delle saghe fantasy più conosciuteIl fantasy negli anni scorsi ha avuto il suo periodo di maggior diffusione, questo grazie al grande successo dei film di Peter Jackson su Il Signore degli Anelli: come conseguenza, molte nuove opere di tale genere hanno visto la luce sugli scaffali delle librerie, dato che le case editrici hanno voluto sfruttare il mercato che si è andato creando. Sembrava che per il fantasy ci fosse una ribalta in Italia, ma questo non è avvenuto a causa di mancanza di conoscenza, preparazione e organizzazione: il genere non è stato conosciuto a dovere da chi pubblicava, realizzando prevalentemente opere che si adattavano alla moda ma che non davano qualità, e così si è persa l’occasione di dare risalto a un genere spesso sottovalutato e che è ritornato a essere di nicchia. Certo, alcune opere hanno avuto dopo quel periodo una buona diffusione lo stesso (ma si tratta sempre di autori stranieri), come la saga di Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin (che aveva però già un suo seguito e un buon numero di vendite in Italia), questo grazie al successo dei videogiochi dedicati al primo e della serie televisiva dedicata al secondo. Tutto questo non sorprende: già alla fine degli anni Novanta, i romanzi basati sui mondi di D&D (es. Forgotten Realms) avevano avuto il loro periodo di gloria grazie ai videogiochi creati dalla Black Isle (la serie Baldur’s Gate, per citarne una).
Come si può vedere, la maggior diffusione di certe opere fantasy è data al successo che hanno avuto in altri settori. Di certo questo aiuta (si veda il grande risalto avuto dalla saga di Harry Potter di J.K. Rowling grazie ai film), ma non significa che senza di esso un’opera non possa trovare grandi consensi: basta pensare alla serie di Shannara di Terry Brooks,  a La Ruota del Tempo di Robert Jordan (conclusa alla sua morte da Brandon Sanderson) e a Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson.

Questa è l’introduzione dell’articolo che ho scritto e pubblicato su Letture Fantastiche, nel quale analizzo brevemente i punti di forza e quelli deboli di alcune delle saghe fantasy più famose: Shannara di Terry Brooks, Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski, La Ruota del Tempo di Robert Jordan, Harry Potter di J.K. Rowling, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson, La Torre Nera di Stephen King.