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Terry Brooks, tra passato e presente

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Terry Brooks è stato uno degli autori che ho apprezzato e di cui ho letto diversi libri di tutte le saghe che ha scritto, Landover, Shannara, Verbo e Vuoto, come dimostrato dagli articoli di approfondimento che ho realizzato per FM (Gli Eredi di Shannara – Terry Brooks,  La Trilogia del Verbo e del Vuoto di Terry Brooks, Il ciclo di Landover- Terry Brooks, La prima saga di Shannara – Terry Brooks); a questi vanno poi aggiunti Hook (romanzo scritto sul film omonimo di Steven Spielberg del 1991) e A volte la magia funziona (libro autobiografico sulla sua vita da scrittore che dà anche qualche consiglio su come scrivere).
Gli Eredi di Shannara1 La validità del suo operato non si discute, almeno fino a un certo periodo: certo i suoi scritti non sono il massimo dell’originalità, ne è un Maestro del fantasy come fanno tanti lanci pubblicitari, ma è stato uno scrittore meritevole che ha prodotto romanzi capaci di coinvolgere e appassionare: escluso l’esordio con La Spada di Shannara (il cui vero neo non era tanto l’essere una copia di Il Signore degli Anelli, quanto una certa pesantezza nello stile e in una non eccezionale caratterizzazione dei personaggi), Brooks ha saputo creare mondi e personaggi convincenti, come dimostrato con Le Pietre Magiche di Shannara, La Canzone di Shannara e il ciclo degli Eredi , dove ha saputo dare vita a storie magnifiche e protagonisti come Allanon, Walker Boh, Pe Ell, Morgan Leah, Gareth Jax (senza contare che anche i personaggi secondari erano di notevole spessore). Stessa cosa è avvenuta con Landover, dove, oltre a una certa originalità della storia (un avvocato che compra un regno magico e ne diventa re) e a una certa ironia (il regno non è proprio perfetto come è stato descritto), ha lasciato nella mente di chi ha letto la saga creature fantastiche come il drago Strabo, la Strega del Crepuscolo, il gatto prismatico Edgewood Dirk.garet jax
Con la prima trilogia di Il Verbo e il Vuoto Brooks ha saputo riproporre la guerra tra il Bene e il Male: una guerra nascosta alla gente comune, ma che si combatte ogni giorno, in ogni angolo della Terra, portata avanti da Demoni del Vuoto e Cavalieri del Verbo.
Per anni lo scrittore americano ha saputo proporre letture molto valide, ma poi qualcosa s’è inceppato e ha cominciato a proporre copioni che si sono fatti sempre più simili. Le due trilogie del mondo di Shannara seguite al ciclo degli Eredi (Il Viaggio della Jerle Shannara e Il Druido Supremo di Shannara ) avevano buone idee di base, ma non sono state sviluppate a dovere, soprattutto non avevano personaggi all’altezza di quelli che li avevano preceduti. Di questa china discendente ce ne si è resi conto con la trilogia La Genesi di Shannara, dove l’autore ha unito le saghe di Shannara e Verbo Vuoto, volendo mostrare come il mondo della prima sia nata da quello della seconda: dopo un’ottima prima parte del primo volume, I Figli di Armageddon, Brooks ha commesso l’errore di far sì che il mondo degli Elfi, con l’Eterea e tutto il resto, fosse sempre stato presente sulla Terra, ma invisibile agli uomini. Una scelta che ha dimostrato o pigrizia o mancanza d’idee: c’erano modi migliori per spiegare come il mondo di Shannara fosse nato e discendesse dal nostro.
Ancora peggio ha fatto quando ha ripreso Landover scrivendo il sesto libero della serie, La Principessa di Landover, rovinando la saga con una storia banale, dove si perde tutta la magia dei precedenti volumi perché s’incentra la trama su una cotta adolescenziale (vedasi la recensione più approfondita).
A fronte di opere sempre meno coinvolgenti e qualitativamente scivolate verso il basso, non ho proseguito nella lettura delle nuove opere di questo scrittore. E da quello che si legge in rete sulle sue nuove uscite, a ragion veduta. Nei prossimi mesi uscirà Il fuoco di sangue, secondo volume di Gli oscuri segreti di Shannara. Questo quanto si legge dalla quarta di copertina presente in rete (fonte Libreriauniversitaria): La ricerca delle Pietre Magiche, perdute da troppo tempo ormai, ha fatto sì che i druidi più importanti delle Quattro Terre si siano spinti fino al Divieto, la dimensione dove sono state racchiuse tutte le creature più malvagie e demoniache, restandone imprigionati. E intanto, nel villaggio di Arborlon, l’Eterea, pianta magica e senziente, sta morendo. E solo lei sapeva mantenere la separazione tra le Quattro Terre e il Divieto. L’unica che adesso può impedire che l’orda mostruosa e infernale degli esseri che abitano il Divieto si riversi nelle Quattro Terre a portare la morte, il dolore e la distruzione è Arlingfant Elessedil, giovane e coraggiosa. Arlingfant è stata scelta per portare un seme dell’Eterea nel Fuoco di Sangue. Se riuscirà, la barriera che divide il Divieto dalle Quattro Terre verrà ripristinata nella sua piena forza. Ma al tempo stesso Arling dovrà cessare di esistere, tramutandosi nella nuova Eterea. Sospesa tra due scelte terribili potrà salvare le Quattro Terre, senza rinunciare alla vita.
Chi conosce l’autore avendo letto altre sue opere, può accorgersi che questo volume praticamente è una copia di Le Pietre Magiche di Shannara; salvo qualche piccola differenza di trama e nome dei protagonisti, quella più grossa è che il nuovo volume non riuscirà a essere all’altezza del precedente.
Si sapeva che Brooks fosse un autore commerciale, ma di certo non ci si aspettava che si adeguasse così tanto alle richieste del mercato. E’ vero che questa è la professione su cui vive e pertanto occorrono dei compromessi per poter vendere e mantenere buone fette di mercato; quello che viene da domandarsi è se sia stato veramente un freddo ragionamento centrato sul puro far soldi o se semplicemente l’autore abbia esaurito tutte le idee valide e per questo punti su cavalli che un tempo gli sono valsi il successo, sperando così di poterlo ripetere.

I Manga e la disinformazione italiana

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Che in Italia l’informazione vera e propria sia qualcosa di raro ormai è risaputo. Ma ci si stanca di leggere notizie che riportano falsità, dove si dimostra ignoranza sull’argomento di cui si scrive. La questione non è certo di adesso, dato che i manga sono spesso stati presi di mira da media e quotidiani, ma c’è un limite alla disinformazione che si può fare, come riportato dall’articolo di Animeclick che risponde a quello apparso sul quotidiano Repubblica.
A prescindere che è offensivo e lesivo fare di tutta un’erba un fascio e definire il popolo giapponese uno dei più repressi al mondo, c’è la dimostrazione di una distorsione dei fatti che è preoccupante, perché non si può fare in nessun modo l’associazione manga=pornografia. Manga significa fumetto e come ben si sa nel fumetto ci sono tanti generi, come accade nella letteratura e nel cinema: sportivi, horror, fantasy, romance, erotici e riservati solamente a un pubblico adulto. TaniguchiIn Giappone c’è una chiara suddivisione dei generi ben chiara e precisa che va dai Kodomo (manga dedicati ai lettori più piccini come Doraemon) ai Shonen (fumetti indirizzati a un pubblico maschile adolescente, dove l’elemento preponderante è l’azione, spesso inserita in un contesto di fantasia o sportivo come a esempio il capolavoro Slam Dunk, opera dedicata al basket) e ai Seinen (fumetto indirizzato a un pubblico maturo, dove le tematiche sono più adulte, ma non si intende assolutamente l’elemento pornografico o sensuale, quanto un tipo di argomenti indirizzato a una fascia generazionale diversa; l’azione è elemento dominante, ma è strumentale alla tematica della storia, come dimostrato da un’opera del calibro di Berserk); certo, ci sono anche gli hentai, i veri e propri fumetti pornografici, ma sono una parte, non la totalità. E’ questo che chi ha scritto l’articolo non riesce a capire, facendo passare un messaggio completamente falso, che travisa e distorce la realtà dei fatti; basti pensare che l’affermazione di chi ha scritto il pezzo su Repubblica (Giampaolo Visetti) associa autori di manga come Jiro Taniguchi alla pornografia, quando non ha mai avuto assolutamente nulla cui spartire con essa.
Quando si parla di un argomento, è doveroso conoscerlo e se non è così, ci s’informa in maniera appropriata: il qualunquismo e la disinformazione non vanno più in alcun modo tollerati. Ci si è stancati di anni d’informazione manipolata e distorta, che fa passare solo quello che fa comodo, essendo spesso di parte e dimenticandosi della sua natura, che è quella di riportare i fatti per quello che semplicemente sono.

Piccola Mantide

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Piccola Mantide 4

Piccola Mantide 3

Mondiali in Brasile (parte seconda)

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Che l’Italia non superasse il girone era un risultato più che prevedibile: solo chi voleva illudersi o sopravvalutava le capacità della nazionale poteva pensarla diversamente, dato che non c’era nessun presupposto che facesse pensare a un risultato diverso dall’eliminazione.
Il Mondiale di calcio era partito sotto auspici per nulla favorevoli: polemiche, scelte tecniche sbagliate, dove si è usato due pesi due misure, dove sono stati selezionati giocatori non in forma lasciandone fuori altri che sarebbero stati più utili e avrebbero dato un apporto diverso, soprattutto a livello di gruppo e d’impegno. Soprattutto diversi dei giocatori selezionati o non erano al top, reduci da infortuni (o con infortuni), o erano arrivati alle gare mondiali in riserva (le partite lo hanno dimostrato: la squadra correva meno delle altre, non arrivava prima sul pallone).
Poi c’è stata la direzione tecnica dell’allenatore durante le gare, che non ha saputo avere carattere e soprattutto avere le idee chiare, ripetendo gli stessi errori di allenatori che l’hanno preceduto (Lippi, che dopo aver vinto il Mondiale 2006 ha puntato su buona parte del gruppo che gli ha concesso la vittoria, anche se ormai aveva dato tutto quello che poteva dare e le sue prestazioni erano in discesa; Trapattoni, che si è intestardito a voler far giocare lo stesso attaccante, Vieri, nonostante fosse cotto). Se poi si considera che l’Italia non aveva una squadra adatta per partecipare a una competizione del genere, ma soprattutto non aveva giocatori all’altezza di fare la differenza come è stato nel passato (non ci sono più i Baresi, Bergomi, Maldini, Ancelotti, Baggio, Schillaci), l’eliminazione è quanto di meno sorprendente possa esserci: si è partiti male e si è finiti nella stessa maniera, specchio di quell’armata allo sbando che è tutta l’Italia.
Come non sorprende la direzione arbitrale delle partite viste finora, palesemente a favore delle squadre sudamericane: lo è stato nella partita d’esordio del Brasile (favorito in ogni modo dall’arbitro), lo è stato nella partita con l’Uruguay che è costata il passaggio all’Italia. Perché un conto è essere consapevoli del valore della propria nazionale, un conto è vederla sconfitta a causa di un arbitraggio sempre a favore della squadra uruguayana. Emblematiche l’espulsione di Marchisio (che non c’era, non essendo nemmeno da giallo) e la mancata espulsione di Suarez per aver morso un avversario (Chiellini) alla spalla: nonostante il segno palese lasciato dai denti, l’arbitro ha reputo tutto regolare. Qualcuno avrebbe dovuto ricordare all’arbitro (che ricorda tanto il famoso Moreno), che simili comportamenti non sono tollerati nella maniera più assoluta in nessuno sport, tantomeno il calcio, e sono quanto di più scorretto possa esserci.
Perché non ci si sorprende di questo modus operandi a favore dei sudamericani?
Perché i Mondiali non sono più una manifestazione sportiva, sono un gigantesco business dove circola una gigantesca quantità di soldi e ci sono troppi interessi in gioco. Interessi che spingono la competizione sportiva in direzioni definite.
Come andrà finire questo mondiale? Male, perché lo sport ha perso e gli interessi economici hanno vinto: quale che sia il risultato finale, sarà una sconfitta, perché è solo una questione di soldi. Non c’è nulla di scritto, ma si può già fare una previsione abbastanza attendibile sul vincitore: il Brasile. E non perché è la squadra più forte come può essere stato ai tempi di Pelé, ma perché con tutto quello che si è fatto e speso, se i Verdeoro non vincono la coppa, in Brasile c’è una sollevazione di massa della popolazione, con il rischio dello scoppio di una guerra civile. Questo modo di vedere può essere visto come un pensare male, ma se si riflette sugli interessi politici che sono in gioco, non è qualcosa di tanto astruso.

Tempi che cambiano?

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Con i risultati delle Europee si sente parlare che è tempo di cambiamento, che le cose prenderanno un altro corso; ci si può credere o meno, solamente il tempo potrà dare risposta a questo.
Quello che intanto si vede è che si continua a fare come è stato fatto finora. Un esempio è Marchionne, il manager che fa imprenditoria volendo imporre la sua linea in spregio ai lavoratori, dimostrando tutta l’arroganza e il rispetto che ha verso di loro: o si fa sempre e solo come dice lui, accettando le sue parole come legge senza fiatare ma solo obbedendo, o si subiscono minacce e ripercussioni. Ne è esempio quanto accaduto in questi giorni, con il blocco degli straordinari per i lavoratori in tutti gli stabilimenti Fiat e del trasferimento di 500 di essi in cassa integrazione da Mirafiori a Grugliasco per lo sciopero Maserati. Naturalmente di fronte a questa decisione i sindacati hanno preso posizione, ma con il suo tipico modo di fare che considera nulla il parere altrui, Marchionne si è limitato a un menefreghista “Critiche Camusso? Ce ne faremo una ragione.”
Questo è solo uno degli esempi più eclatanti, ma sono tanti gli imprenditori che non hanno nessuna considerazione dei sindacati e dei lavoratori, ritenendo di avere il diritto di poter fare tutto quello che si vuole.
Altro esempio che in Italia, a seguito di un ventennio di governi di destra in mano a un imprenditore, si ritiene di poter fare quello che si vuole senza pagarne dazio, è il caso del prefetto di Perugia, Antonio Reppucci, che si è permesso di dire frasi come “Se la mamma non si accorge che il figlio si droga, è una mamma fallita, si deve solo suicidare” e “Che i padri taglino le teste ai figli che assumono stupefacenti”. La reazione si è fatta subito sentire ed è stato rimosso, perché grande è la gravità delle frasi proferite. Altrettando grave la sua risposta per cercare di giustificare il suo commento. “Gigantesco fraintendimento. La mia è stata una provocazione, volevo dire che la famiglia deve fare di più.”
Nessun fraintendimento nelle parole che ha espresso: sono la dimostrazione del fatto che per anni in Italia si è ritenuto di poter dire quello che si voleva, anche affermazioni lesive e offensive, senza subire conseguenze, cavandosela con un “avete capito male”. La gravità di simili comportamenti è che oltretutto sono stati da esempio per la gente, che li ha reputati come un comportamento accettabile e quindi da far rientrare nel comportamento da tenere quotidianamente, con il risultato che una buona parte delle persone ritiene un fatto normale insultare e proferire qualsiasi affermazione lesiva. Come dice il saggio detto, ad andar con lo zoppo s’impara a zoppicare.

Butterfly

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Mostri

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I tempi cambiano, questo è un dato di fatto. E ogni tempo ha le sue mode, i suoi modi di fare, i suoi tocchi caratteristici che lo distinguono da un altro. E’ così in ogni campo, cinema e letteratura compresi.
In particolar modo viene da soffermarsi sul genere horror. Le figure che tanto hanno fatto da protagoniste per secoli a storie paurose sono state di streghe, demoni, lupi famelici, spiriti maligni, vampiri: creature classiche del genere.
Il cinema dai suoi albori ha puntato su di esse.
I film dedicati ai vampiri sono stati decine, dal famoso Nosferatu il vampiro in bianco e nero di Friedrick Wilherlm Murnau a Dracula di Bran Stoker di Francis Ford Coppola, da Intervista col Vampiro di Neil Jordan tratto dall’omonimo romanzo a L’ultimo uomo sulla Terra di Ubaldo Ragogna ispirato a Io sono leggenda di Richard Matheson, passando attraverso a pellicole come Ragazzi perduti di Joel Schumacher, Il buio si avvicina di Kathryn Bigelow, Dal tramonto all’alba di Robert Rodríguez.
Per non parlare di spiriti e demoni, che infestavano case, basti osservare le famose serie di pellicole su La Casa e Poltergheist; non vanno poi dimenticati tutti quei film che hanno trovato in L’esorcista il loro capostipite.
Con gli anni sono state presentati nuovi mostri oltre ai classici lupi mannari e Frankestein, quali a esempio il famoso Freddy Krueger di Nightmare e i Supplizianti di Hellraiser. Ma si è sviluppata anche la figura del mostro che non attinge al paranormale, volendo mostrare come l’uomo alle volte è il vero orrore con cui avere a che fare, dove le radici del male affondano nella sua mente e nell’ambiente che lo circonda, come mostrato nei film Non aprite quella porta, Venerdì 13 e Halloween (i primi delle rispettive serie: i successivi si sono discostati dal tema originale).
Benché di tipologie diverse, i mostri in questione hanno punti in comune: hanno connotazioni precise, si distinguono, emergono con forza nella storia perché sono caratteristici. Questo perché per anni (per non dire per secoli) si è avuta la convinzione che il male fosse qualcosa di superiore, non appartenente al mondo della gente comune, il cui arrivo era capace di stravolgere ogni cosa.
Negli ultimi anni, a parte i remake di film già conosciuti, si è tornato a puntare su un genere di mostri resi famosi dal regista George Romero: gli zombi.
Questi non-morti sono feroci, ma non hanno intelligenza e questo è un loro grosso limite, rendendoli tra i mostri più deboli. Almeno presi singolarmente: la loro pericolosità sta nel numero. Un’infestazione di zombi si diffonde con grande rapidità, il contagio è tremendo. Se se ne uccide uno, ne saltano fuori dieci; qualsiasi sia l’ostacolo continuano ad avanzare, fissi su un obiettivo. Sono brutali e non conoscono pietà perché non provano nessuna emozione; sono mostri privi di sentimenti, per questo non hanno carisma, ridotte a essere creature praticamente uguali tra loro, atte a ripetere sempre e solo i meccanismi di base della sopravvivenza.
Il fatto che di questi tempi si punti tanto su di loro, è una scelta che non è casuale, perché gli zombi rispecchiano una società dove nessuno più emerge, dove si è tutti uguali, e non per una raggiunta parità di diritti e libertà (che anzi è sempre più lontana), ma perché c’è appiattimento. Tutto è un conformarsi verso il basso, a essere svuotati di valori e pensieri, di criticità e libertà di ragionamento.
Una volta il mostro era qualcosa di unico, che emergeva, si distingueva. Ora il mostro è la massa e il suo adeguarsi al non pensare.

Mondiali in Brasile

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I Mondiali di calcio dovrebbero essere un’occasione di spettacolo, di sport, d’integrazione; un evento atteso con trepidazione, pieno di aspettative per chiunque vi partecipa e lo segue. Insomma, una festa.
Purtroppo si sa che non è tutto questo, perché lo sport in questi ultimi decenni è divenuto una questione di soldi, dove gli interessi sono tanti e soprattutto cospicui, dove molti vogliono metterci le mani e ottenere la loro parte di profitto.
Venendo giocati in Brasile, paese famoso per il Carnevale, per il calore della sua popolazione, ci si aspettava un Mondiale all’insegna della festa, dell’allegria, dei colori, pittoresco e sgargiante.
Magari una parte, quella di facciata, sarà proprio così, ma il Mondiale è partito sotto una luce diversa. Una luce che ha messo in mostra polemiche, contestazioni, manifestazioni, proteste, ma soprattutto una realtà dura e amara, perché ha mostrato quanto i soldi siano stati messi sopra a tutto e come questa manifestazione sportiva sia stata fatta solo per gli interessi di pochi ricchi che hanno voluto arricchirsi ancora di più a discapito della popolazione, specie quella più povera. Un sistema quello che sta dietro ai Mondiali fatto di manipolazione, sfruttamento e corruzione che ha fatto di tale evento un business economico che aumenta povertà ed esclusione per i tanti che sempre meno possono partecipare a questa grande festa per i popoli. Un grande affare dove ci sguazzano i gruppi patrocinatori, le imprese edili brasiliane e gli alberghi che guadagnano quelle che vogliono, non esclusi i politici.

Uno scandalo fatto di tanti scandali.
Il primo è il costo della manifestazione in un Brasile che cresce in vari settori, ma non per tutti, dove aumenta sempre più il divario tra ricchi e poveri, dove ci sono sacche di miseria che in occasione dei Mondiali si vogliono far sparire o nascondere sotto il tappeto.
Non è chiaro quello che si spende e si spenderà. Si sa che il costo dei 12 stadi è aumentato in 6 anni del 263% sulla spesa prevista. Da 2.2 a circa 10.5 miliardi e non sono ancora terminati i lavori. Il governo divulgò il valore totale di 25,58 bilioni per tutte le costruzioni e per i miglioramenti necessari, come aeroporti, porti, telecomunicazioni e turismo. Chi ha deciso, chi ha controllato queste spese? Con quali criteri sono state aggiudicate le costruzioni di opere miliardarie in cui corruzione e super fatturazione hanno la meglio? Si sono costruiti stadi non necessari con prezzi folli.
Di questi investimenti la povera gente non sarà beneficiata, le migliorie sono per i ricchi. Si fanno grandi opere edilizie: superstrade, ponti, per favorire l’accesso agli stadi, ristrutturazioni di aree, porti, centri storici, alberghi, aeroporti per rendere tutto più bello e attraente per il turismo. Rio de Janeiro è diventata un grande cantiere. Si parla di spese per 270 miliardi. Niente di questo beneficerà la gente della grande periferia di Rio.
I prezzi dei biglietti sono assurdi, e già tutti venduti e i posti popolari sono pochissimi. Gruppi comprano tutto per rivendere a prezzi sbalorditivi. Un ingresso che costa 800 reali viene rivenduto a 9 mila reali e più.

Altro dato triste: i poveri sono rimossi da aree occupate dagli stadi. Sono già 170 mila gli sfrattati. I poveri devono lasciare il posto ai Mondiali.

Un altro grande affare di questo campionato è la valorizzazione immobiliare. I prezzi salgono alle stelle. I poveri devono allontanarsi dalle aree vicine agli stadi, perché la regione sia valorizzata. Chi affittava una casetta adesso vede il proprio affitto salire alle stelle e deve cercare un posto meno caro, sempre più in periferia. Sono i poveri la maggior parte della mano d’opera usata e sfruttata in queste opere faraoniche che potranno contemplare solo da lontano.
Altro fatto ignobile: rimozione forzata di masse umane che sporcano la città di Rio e altre città. Sono vere azioni di pulizia razziale, come la raccolta forzata di mendicanti, di cracudos, la demolizione delle cracolandie, l’occupazione di favelas con costi enormi. I poveri devono proprio sparire, sono di troppo. I ragazzi di strada non possono permanere nei centri e nelle aree turistiche, ma possono marcire nelle periferie e morire assassinati dal narcotraffico, lontani però dallo sguardo della gente perbene e dei turisti che non devono correre pericoli. Gli ospiti stranieri saranno assistiti da enormi spiegamenti di poliziotti e forze dell’ordine che reprimeranno ogni manifestazione contro i mondiali come atto di terrorismo.
Per le regole imposte dalla FIFA, gli ambulanti non potranno vendere i loro prodotti attorno agli stadi; saranno commercializzati solo prodotti delle grandi marche.
La Coppa del Mondo non è promozione del calcio, ma di una dozzina di multinazionali legate allo sport che aumenteranno vertiginosamente i lucri e di impresari che vivono tempi di vacche grasse. La FIFA, che è riuscita perfino a fare cambiare la legge sulla proibizione della vendita di bevande alcoliche durante il campionato, è esente dal pagare tasse sulle proprie attività; guadagnerà 6.3 miliardi di reali senza spenderne neppure un terzo.
Un altro fatto che preoccupa è l’aumento della prostituzione, soprattutto quella minorile. Si è già assistito a questa scena degradante durante la costruzione degli stadi. Molti giornali hanno parlato della prostituzione minorile che aumenta attorno allo stadio di Sao Paulo per la presenza di migliaia di operai venuti da tante parti del Brasile. Molte ragazze si offrono per dieci reali o per un piatto di cibo.
Prostitute brasiliane si stanno organizzando per trasferirsi nelle città; sedi dei mondiali, specialmente Sào Paolo, Rio de Janeiro, Fortaleza, Belo Horizonte. La Formula Uno e la Formula Indy sono altri eventi che favoriscono questo fenomeno, ma il movimento nella Coppa del Mondo sarà maggiore e si prevede un aumento del 50 % di ragazze provenienti anche da altre nazioni. I centri di massaggio e di prostituzione di Sào Paulo stanno selezionando ragazze per soddisfare la clientela che arriverà a seguito dei Mondiali.
In Belo Horizonte l’associazione delle prostitute offre corsi gratuiti di inglese e spagnolo e altre lingue per le professioniste del sesso. In Fortaleza, e non solo, c’è un vero commercio clandestino di adolescenti reclutati da alberghi e tassisti. Molti clienti, stranieri e no, prenotano le ragazze portate poi direttamente negli hotel. Questo rende più difficile il lavoro di controllo.
La prostituzione infantile in particolare, che in Brasile è già una piaga devastante, subirà senza troppi dubbi un incremento. Si tratta di una cosa che avviene congiuntura di tre fattori. Il primo è la fame sessuale deviata di adulti provenienti da ogni parte del mondo per un evento sportivo di grande rilevanza. La seconda la straordinaria bellezza di bambini, bambine, ragazzi e ragazze brasiliane. La terza, determinante, l’allucinante miseria nella quale questi ragazzi e le loro famiglie vivono. Eventi come Coppa del Mondo e Olimpiadi che senza dubbio rappresentano un’opportunità di sviluppo economico, lo sono in realtà solo per la fetta di popolazione che può in qualche modo partecipare oppure investire. Purtroppo la stragrande maggioranza della popolazione brasiliana non può nemmeno muoversi dalle baracche dove sopravvive, figuriamoci riuscire a farsi coinvolgere da eventi di questa portata. L’unica possibilità che hanno molte ragazzine per guadagnare qualche soldo è solo la prostituzione. A questo si può aggiungere la ciliegina sulla torta che è l’epidemia devastante di crack ormai annosa, che sta uccidendo centinaia di giovani, e che costringe poveri e meno poveri a rimediare qualche soldo per le dosi quotidiane. A 12 anni hanno bisogno di lavorare per sopravvivere, mentre per legge non possono. Dormono in stanze di 9 metri quadrati magari in sei, di solito per terra. Gli economisti spiegano che si tratta di “povertà relativa” visto che riescono a mangiare qualcosa ogni giorno. Saulo Oliveira, psicologo del Consiglio Regionale di Psicologia di Rio de Janeiro ha sollevato il problema e invitato gli organi governativi a combatterlo. Oliveira sottolinea che non solo si tratta di violazione dei diritti dei minori e di crimini penali, ma di una doppia violenza, che si protrae negli anni poiché le ragazzine che si prostituiscono precocemente soffriranno di squilibri psicologici tutta la vita.
Il governo brasiliano, che avrebbe i mezzi per combattere il fenomeno, si occupa invece più che altro di tentare di fare disperatamente bella figura con il resto del mondo.
Per i bimbi e per le politiche sociali non ci sono soldi; per la Coppa non mancano. La vita vale meno di un pallone da calcio..

Questo è il Brasile che la Coppa non mostrerà. I turisti, stranieri e no, non vedranno niente di questo Brasile perché per loro ci sono strade bellissime che non passano nelle favelas e hotels che li aspettano con tutti i comfort. Avranno aeroporti rinnovati con 16 mila voli extra.
Un Brasile campione mondiale di violenza con 800 mila persone, la maggior parte adolescenti e giovani dai 14 ai 20 anni, assassinate tra il 1980 e il 2010 circa 50 mila ogni anno. Tutti i giorni un vero genocidio che è diventato “normale” e non crea più indignazione. Ammazziamo i figli che abbiamo generato, ma non amato.
Un Brasile campione quasi mondiale nella prostituzione, con circa 500 mila minorenni (ragazze e ragazzi) sfruttate sessualmente. Numero che, purtroppo, aumenterà vertiginosamente durante la coppa.
Un Brasile campione mondiale in droga e crack sempre più diffuso in tutti i suoi stati, anche nelle campagne è diventata una tragedia ed epidemia nazionale. Un Brasile che sta perdendo i valori morali, spirituali, dove si distrugge la famiglia, tutto è lecito mentre imperano un edonismo e un consumismo sfrenati.
Un Brasile che lascia morire la sua gente per mancanza di ospedali, di medici e di materiale sanitario, dove la salute è un business in mano a privati. Un Brasile dove la educazione è una delle peggiori del mondo. Un Brasile che ha ancora 30 milioni di persone che fanno la fame, 60 milioni aiutate dal governo con borsa famiglia, che non risolve le necessità fondamentali e abitua la gente a un’eterna dipendenza dal governo che non aiuta la promozione e crescita vera della persone.
Un Brasile che, nonostante tutto questo, è la sesta potenza economica del mondo: ha 65 miliardari con una ricchezza di 191 miliardi e 500 milioni di reali, pari a più della metà delle riserve del Brasile.

Anche questo sono i Mondiali di calcio, dove il problema più grande tra i tanti mostrati è un mondo intero che se ne strafrega di quanto devono subire le fasce più deboli della popolazione, mentre si affanna a fare soldi con eventi che ormai, sul piano etico, non sono che l’ombra di se stessi.

Nota sull’articolo. Le parti in corsivo riportano brani degli articoli di Mauro Villone e Padre Renato comparsi sul numero 44 di Dalla Strada alla Vita. Per chi non lo conoscesse, Padre Renato è fondatore della Casa do Menor in Brasile che da 37 anni si occupa di salvare le vite disperate di bambini e ragazzi di Rio che muoiono quotidianamente per violenza, crack, infezioni, malattie, incidenti, abbandono, omicidi.

Semplice immaginazione o pura realtà?

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Molti ritengono che gli scrittori di fantasy, fantastico e fantascienza scrivano delle storie inventate, piene di fantasia e nulla di più.
La realtà invece ha dimostrato che in diversi casi non è affatto così.
Jules Verne con opere come Ventimila leghe sotto i mari, Intorno alla Luna ho mostrato le invenzioni che sarebbero state realizzate qualche decina d’anni più tardi di quando scriveva (i razzi che vanno oltre l’atmosfera e i sottomarini), anzi si può affermare che sia stato d’ispirazione per scienziati e applicazioni tecnologiche delle epoche successive. Se è per questo, c’è da dire che Leonardo da Vinci secoli prima aveva realizzato progetti di macchine comparse solamente all’approcciarsi del XX secolo (carri armati, aeroplani, elicotteri, biciclette).
George Orwell ha mostrato con 1984 quanto potere possa avere la tecnologia e chi la detiene, rivelando quanto possono fare i governi totalitari nel riscrivere la storia e condizionare la gente.
Steven Erikson con il quinto volume della saga Malazan, Maree di Mezzanotte, ha mostrato perfettamente una società basata sul debito e che rende schiavi chi non li riesce a pagare, ottimo specchio della società attuale con una lucida disanima della spietatezza e dell’alienazione di tale sistema.
Questi sono solo alcuni esempi di come un romanzo non sia solo un intrattenimento, ma anche un mezzo per rendere consapevoli, per aprire finestre su mondi di possibilità. Tuttavia la realtà alle volte raggiunge e supera l’immaginazione. O forse semplicemente quella che viene reputata immaginazione altro non è che un modo per parlare di quanto sta accadendo nella vita presente.
L’Ultimo Potere fa questo: è duro, crudo, in apparenza senza speranza, un piombo per l’anima. Ma parla di realtà che spesso non vogliono essere viste, portandole all’estremo per far prendere coscienza in chi lo legge di fatti che accadono. Estremo che a ben vedere è già purtroppo ben presente nella realtà. Una realtà che è solo follia. Il pensiero va a quanto sta accadendo in India, dove ogni giorno donne, bambine vengono stuprate e uccise da interi branchi di esseri impazziti.
Esseri impazziti, non esseri umani. Chiunque compie atti del genere, che dopo aver violentato una donna la impicca, la brucia, le fa bere dell’acido non è più un uomo, è solo una cellula cancerosa e impazzita che va eliminata senza pietà, senza appello. Perché chiunque dà una considerazione del genere a un proprio simile non merita altro.
La cosa ancora peggiore è che esiste un’intera società che possiede una mentalità del genere. Un società che copre questi crimini, dove sembra che ci sia la concezione che simili atti brutali siano qualcosa di normale e anche di giusto, perché la donna vale meno di niente. Ma tutto ciò è qualcosa di abominevole, che va combattuto con ogni mezzo e spazzato via, dove nessuno dei crimini commessi deve essere lasciato passare, perché nemmeno le bestie più aggressive possiedono una simile brutalità.
Appropriate per questo stato delle cose sono le parole del Riccardo III di William Shakespeare:

– Non c’è bestia che sia tanto feroce da non conoscere almeno un briciolo di pietà.
– Ma io non la conosco, perciò non sono bestia.