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Il gioco non vale la candela

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In un periodo dove molti settori sono in crisi, quello del gioco invece prospera. In apparenza incredibile, le persone hanno meno soldi da spendere, ma ne spendono di più per il gioco. Scommesse, siti online dedicati al poker, gratta e vinci, superenalotto, casinò, macchinette dei bar: questi sono solo alcuni esempi di tale ampio settore. Di fronte all’incertezza, al mare di problemi che ci sono, invece di darsi da fare e cercare ognuno di fare la propria parte, di puntare sull’impegno, molti rimangono fermi (demoralizzati da un sistema che non premia il merito e dall’esempio di guide incompetenti che se ne lavano le mani) e decidono piuttosto d’affidarsi alla fortuna, senza considerare che tutto il sistema gioco è un sistema dotato di un’efficacia straordinaria nello spillare soldi e sfruttare, che adesca e ammalia con il miraggio di grandi vincite.
Il problema non sono solo i soldi che ci si rimette, dato che sono più le spese che i guadagni, ma il fatto che sono sempre maggiori i casi di uomini e donne che hanno sviluppato una dipendenza dal gioco, vivendo solo per esso, facendo debiti spaventosi, perdendo tutto (affetti, proprietà), avendone la vita rovinata; si è arrivati al punto che si stanno aprendo cliniche per la disintossicazione da esso, tanto è alto il numero di vittime che non riescono a staccarsene senza un aiuto.
Nonostante stia diventando una piaga sempre più diffusa, ciò che stride è che continuamente non si fa che martellare con la pubblicità per spingere le persone a giocare, subito seguite da campagne che invitano a farlo con moderazione perché può nuocere alla salute. Una delle tante contraddizioni che dimostrano come con qualche bel discorso e raccomandazione si pensa di risolvere un problema quando si è stati il suo creatore, un lavarsene le mani perché quello che conta non è la salute del cittadino, ma fare sì che spenda denaro e lo faccia entrare nelle casse altrui.

Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento

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Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento è un film d’animazione scritto da Hayao Miyazaki che parla di piccole cose. Questo non vuole essere un doppio senso in riferimento alla statura di alcuni dei protagonisti, quanto piuttosto alla semplicità delle azioni mostrate, al dare valore alle piccole cose.
Si tratta di una storia semplice, che racconta la quotidianità di una famiglia di Prendimprestito (una sorta di umani non più grandi di una mano) che vive sotto il pavimento di una casa ai margini del bosco. Un’esistenza abbastanza tranquilla, basata su quello che riescono a prendere in prestito dalle persone che vivono sopra di loro, attenti a non farsi mai scoprire, perché da essa dipende la loro sopravvivenza. Una sopravvivenza non certo facile alle volte, visto che anche un grillo o un topo possono essere una minaccia, dove la segretezza e la prudenza sono le armi migliori per proteggersi.
Armi che però sviluppano la diffidenza, portano a chiudersi, a non aprirsi verso gli altri, la vita, chi è diverso, vivendo nel sospetto. Un modo di vivere che spesso è quello degli adulti e che condiziona quello delle generazioni più giovani, trasmettendogli le loro ansie, le loro paure, facendo indurire il cuore.
Ma non si possono sempre chiudere le porte al proprio animo, perché altrimenti l’esistenza diventa qualcosa di sterile, privo di significato. Non è un caso, come spesso ha fatto Miyazaki nelle sue opere, che tale apertura sia effettuata da giovani e anziani: i primi perché possiedono ancora l’innocenza dei bambini, i secondi perché hanno fatto esperienza dall’esistenza e hanno imparato che certi comportamenti e atteggiamenti non servono a nulla e la vita va presa diversamente, con più leggerezza, senza dimenticare la concretezza. Un’apertura che fa capire che è possibile il dialogo e il confronto con culture e società differenti, anche se ci sarà sempre chi vorrà prevaricare, imporre e soprattutto tentare di possedere, come se gli altri fossero oggetti da sfruttare per avere un guadagno: atteggiamenti che possono solo rovinare ogni cosa.
In questa società, dove conta solo il guadagno e l’accumulo, tutto ciò si verifica molto spesso. Ma è sbagliato pensare che sia l’unico modo possibile di vivere, come dimostra la scena finale del film, che vuol essere molto di più di un ritorno alla natura: è un’esortazione a non continuare ad alimentare il consumismo, ma cercare di vivere più semplicemente, imparando ad ascoltare non solo la natura, ma soprattutto se stessi.

Elantris in Italia

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Dal 31 ottobre sarà disponibile nelle librerie e in formato e-book, Elantris, il romanzo d’esordio di Brandon Sanderson. Ancora una volta la casa editrice italiana che si occupa della produzione è Fanucci.
Dopo un lungo periodo di gestazione, dove i rumors davano la sua uscita già in estate, i lettori del nostro paese potranno finalmente vedere soddisfatta la loro attesa. Attesa tuttavia frustrata dai prezzi che la casa editrice ha deciso di proporre: 9.99 E per la versione elettronica e 30 E per quella cartacea.
Già si erano sollevate parecchie lamentele per lo stesso prezzo apposto su La via dei Re, ma si era cercato di giustificare il costo di tale tomo per aver mantenuto la copertina originale, le mappe a colori e tutti i disegni all’interno del volume (prezzo che però con l’uscita della versione economica (dove si è passati alla copertina morbida e alle mappe in bianco e nero) a 14.50 E, si è dimostrato in tutta la sua esagerazione). Considerando che Elantris è uscito nel 2005, che non è della caratura del primo volume delle Cronache della Folgoluce come maturità stilistica e di sviluppo di trama (dato che si ha a che fare con un Sanderson esordiente che non ha l’esperienza venuta negli anni successivi) come si può giustificare una tale scelta? Che al suo interno ci siano mappe e disegni come nei libri del mondo di Roshar? Anche così, la politica di Fanucci sui prezzi continua a fare discutere e a sollevare proteste. Tenendo conto che, se non avesse illustrazioni all’interno, Elantris sarebbe per lunghezza e tipologia come Il Conciliatore, che è stato venduto da Fanucci a 16.90 E e che all’estero ha un prezzo di gran lunga inferiore di quello proposto nel nostro paese (tanto per rendere un’idea, in America la versione rilegata costa 20 dollari, quella economica poco più di 8), risulta difficile comprendere su quali basi sia stata presa una simile decisione. Una decisione che, visto il periodo di crisi per le vendite, non incentiva certo all’acquisto, anche per i fan più accaniti dello scrittore statunitense, ma che Fanucci sulla propria pagina facebook giustifica come coerente. Un commento il suo che lascia molto perplessi, specialmente quando asserisce che molti che hanno commentato hanno apprezzato questa loro coerenza, quando invece la maggioranza dei commentatori non ha fatto che criticare questo loro modo di fare. Oltre a voler essere un tirare a tutti i costi l’acqua al proprio mulino, è un prendere in giro i lettori e stravolgere i fatti per cercare di far vedere a tutti i costi un lavoro che buono non è.
Per recuperare questa scelta decisione sbagliata, Fanucci ha un’unica possibilità: vendere Elantris in promozione come fece per La Paura del Saggio di Patrick Rothfusss, ovvero proporlo a 19.90 E. O magari anche a meno.

Perché l'uomo non crede più nell'istituzioni

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Da tempo ormai la fiducia degli individui verso le istituzioni è svanita.
Ma se questo è avvenuto, è perché è stato cercato: ogni corda ha un proprio punto di rottura. E di corde tirate troppo ce ne sono state molte.
Le istituzioni non hanno fatto altro che usare parole per modificare e nascondere la realtà, per non far vedere quello che non hanno fatto o che hanno fatto male, per celare le loro mancanze; tante parole per ammansire la gente, per illuderle, per assecondarle con promesse a cui non seguono mai fatti.
Le persone credono che non si possa fare nulla contro di esse perché troppo grandi, con troppo potere tra le mani per poter essere contrastate. Sì, le istituzioni sono potenti, possono schiacciare con facilità un singolo individuo, ma si pensi da dove arriva questo potere e per farlo si pensi ai vampiri. Esseri oscuri che tramano alle spalle, che se ne stanno nell’oscurità, che possiedono terrificanti poteri, disprezzanti dei comuni mortali per la loro debolezza, per la loro impotenza. Ma proprio coloro che disprezzano, sono la fonte della loro vita: senza di essi cesserebbero d’esistere.
Le istituzioni sono esattamente come queste creature mostruose: sono dei vampiri che si cibano delle energie della popolazione. La sfruttano, la disprezzano, ma se non ci fosse, anche loro perderebbero la facoltà d’esistere. Anche loro sono creature delle tenebre perché lavorano all’oscuro, all’insaputa delle persone, chiuse nelle loro aule ad architettare come sfruttare meglio la gente, a fare leggi che favoriscono l’aumento dei loro agi e del loro potere.
In tutto ciò non c’è equità, non c’è giustizia. Ed è proprio la mancanza di giustizia che ha allontanato le persone, perché sanno che la legge verrà sempre piegata in favore dei potenti, di chi ha denaro. Perché non è possibile, come i fatti stanno continuando a dimostrare, che nonostante un individuo come Berlusconi sia stato condannato per crimini che sono sotto gli occhi di tutto il mondo, si cerchi in ogni modo di farlo passare per innocente, cercando di salvarlo (nonostante il verdetto emesso) in modo che non sia condannato e sconti la giusta pena che deve pagare.

La questione non riguarda però solo politici, istituzioni. Non c’è da meravigliarsi che si perda credibilità quando ci sono individui che fanno certe scelte e affermazioni, specie quando esse vogliono piegare la realtà e la verità, cercando di riscrivere la storia: non si può, dinanzi a fatti e prove incontrovertibili, far passare una carnefice, un assassino come Priebke per un simbolo di libertà e di sopportazione umana: certe affermazioni sono una cosa becera, che insulta il dolore e la perdita di coloro che hanno perso i propri cari per la violenta e crudeltà di individui spietati. Perché chi è capace di prendere un neonato, lanciarlo in aria per poi infilzarlo con una baionetta, non è da considerare nemmeno una bestia.

Words of Radiance

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Se guardando delle nuvole al tramonto, l’immaginazione prendesse il sopravvento e nelle forme morbide che si hanno davanti agli occhi si vedesse un gigantesco volto che sta ricambiando lo sguardo? Cosa succederebbe?
Si farebbe qualche riflessione, i pensieri che viaggiano liberi, magari arrivando a costruire qualche storiella divertente e fantastica, come se nella mente girasse la scena di un film; passato il momento, tutto finisce e come vento se ne va, dissolvendosi e venendo dimenticato.
O forse no.
Forse diviene davvero la scena di un film o magari la descrizione per un libro: tutto è possibile.
Forse è quello che è successo a Brandon Sanderson quando ha realizzato La Via dei Re; forse è guardando certi tramonti che ha pensato alle vicende che si svolgono sotto un cielo solcato da potenti tempeste.
Non ci sono certezze, ma tutto è possibile.
Ma guardando le belle ed evocative copertine realizzate da Michael Whelan per le Cronache della Folgoluce, come quella del già menzionato La Via dei Re o come quella del secondo volume di prossima uscita, Words of Radiance, viene da pensare che le cose siano andate proprio così.

Profezia

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Quando si parla di profezie, subito viene in mente Nostradamus con le sue famose quartine, l’Apocalisse di Giovanni o i Maya riguardo al 2012.
Ma che cos’è una profezia?
E’ la conoscenza degli eventi che si verificheranno, senza l’utilizzo di basi quali raziocinio, esperienze.
Ma in alcuni casi tale conoscenza non serve a niente, non permette di cambiare il corso degli eventi, non si può fare nulla per intervenire: quanto predetto si verificherà, a prescindere da quello che si cercherà di fare per cercare di evitarla. E’ il caso di Erode, di re Artù che, presi da paura per la venuta di un bimbo che avrebbe minacciato il loro trono e regno, compiono una strage d’innocenti; un tentativo inutile, dato che non cambierà quanto è stato predetto, visto che in tali casi il destino è ineluttabile, come accade nel mito greco di Edipo, dove la profezia diventa vera nonostante tutti i tentativi per evitarla, anzi proprio a causa di essi. Proprio come succede nella tragedia Macbeth di William Shakespeare: una sorta di autoadempimento ineluttabile che è stato spesso usato anche nella realizzazione di opere contemporanee letterarie, come fa la conosciuta saga di Harry Potter di Rowling, o cinematografiche, quali Guerre Stellari, Matrix.
La profezia può essere portatrice di speranza o di sventura, annunciare la fine o un nuovo inizio, e in un modo o nell’altro ha sempre avuto influenza sugli uomini, i quali, condizionati dalle sue parole, spesso hanno fatto in modo inconsciamente che essa si avverasse. Anche se dice di credere diversamente, spesso l’uomo non crede di essere libero, di essere padrone delle proprie scelte, ma ritiene d’essere pedina di qualcosa di più grande che decide per lui, troppo grande perché possa contrastarla e ribellarvisi.
E’ quello che ritengono le popolazioni delle Dominazioni che vivono sotto il giogo del Lord Reggente, costrette a vivere in condizioni di schiavitù, mentre il potere è in mano a una minoranza, i nobili e il clero; solo un uomo, Khelsier, si erge contro il sistema, convinto che le cose possano essere cambiate. Ed è grazie alla sua volontà indomita che il cambiamento viene messo in atto e la profezia dei tempi passati, quasi dimenticata, trova compimento. Ma come ogni profezia, il suo significato non è chiaro, se non quando essa si sta realizzando, perché le cose accadono nel modo in cui non lo si aspetta, non importa quanto studio e attenzione sono stati riversati su di essa. Brandon Sanderson è stato bravo con la trilogia dei Mistborn a mostrare tutto questo, magnifico nel giocare con il lettore e a sorprenderlo, nonostante avesse messo sotto i suoi occhi tutti gli indizi necessari per giungere alla giusta deduzione.
In altri casi, sapere in anticipo il verificarsi degli eventi, come visto in precedenza, non permette di cambiare ciò che avverrà, ma consente di prepararsi, affrontando meglio la realtà cui si va incontro. Un esempio è quello nella Bibbia di Giuseppe quando interpreta il sogno delle vacche magre e delle vacche grasse del Faraone; un altro è quello di Gatsu nel manga Berserk di Kentaro Miura,
Qualcosa di simile hanno fatto Margaret Weis e Tracy Hickman con la saga della Spada Nera nel mostrare come la profezia non sia qualcosa di ineluttabile, ma semplicemente un monito a non farsi sopraffare dalla paura, dal timore del cambiamento, dando la possibilità di scoprire un nuovo inizio senza passare attraverso la tribolazione e la distruzione, ma solo usando mezzi pacifici. Se solo si fosse stati abbastanza accorti d’accorgersi di tutto questo: una consapevolezza che purtroppo giunge solo con la perdita, dopo aver commesso errori e aver imparato da essi. Una visione amara, che è certamente in contrasto con quella invece di stampo salvifico presente nella saga degli Ultimi creata da Silvana De Mari , dove, nonostante le tribolazioni, le cose sono poi destinate a cambiare e a elevare le popolazioni a una condizione migliore.
Come tutto ciò che esiste, si è visto che la profezia può essere tante cose. In certi casi serve solo a mostrare la vera natura di qualcosa o di qualcuno. Toccante è il modo in cui Guy Gavriel Kay mostra attraverso tale forma ciò cui vanno incontro Kevin e Fiin, protagonisti delle vicende del mondo di Fionavar. Il primo, trova attraverso le parole del Canto di Rachel (un canto scritto proprio da lui per un amico) la profonda verità personale di cui si deve ancora accorgere appieno e scopre come esse siano il vero compimento della propria esistenza. Il secondo, attraverso la ta’kiena, considerato dai più un gioco per bambini, scopre una verità più grande su se stesso, che lo lega a un fato oscuro e potente, incontrollato e incontrollabile, portandolo a prendere la Strada più Lunga.
Molto più centrale rispetto a quelle appena elencate, è invece il ruolo che le profezie ricoprono in La Ruota del Tempo di Robert Jordan, dove tutto gira attorno al ritorno del Drago Rinato: una storia epica, millenaria, che vede l’eterna lotta tra caos e ordine, tra distruzione e preservazione, mostrando in un contesto fantasy ciò che viene raccontato da molte religioni, ovvero l’imperfezione, l’elemento destabilizzante che va a guastare la perfezione di quanto creato. Shaitan, il Tenebroso, è l’entità imprigionata dal Creatore che ricorda molto il Satana che la religione cristiana relega all’inferno, il nemico che secondo le profezie sarà sempre contrastato dal Campione della Luce a ogni ruotare delle ere.
Tanto è stato scritto su questo argomento, elemento che come si è visto negli esempi citati è stato usato in ogni forma di rappresentazione e intrattenimento; quel che è certo, è che le profezie hanno sempre esercitato un gran fascino sull’uomo e sempre lo eserciteranno.
(Per un maggiore approfondimento del tema, si può leggere questo articolo.)

Sfumature di tramonto

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Non è più questione di sport

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E questo lo si sapeva da tempo: lo sport è diventato business, palcoscenico per ottenere notorietà.
Lo sport non è più tale, quanto solo una questione di soldi, d’introiti e il calcio è il perfetto emblema di questo modo di fare, vivere, pensare: tutto ruota attorno ai diritti tv, alla pubblicità, ai contratti con gli sponsor, all’uso dei marchi e dell’immagine dei calciatori. Tutto perché si vogliono più soldi, presidenti in primis, che hanno fatto delle squadre delle vere e proprie imprese.
Ormai il calcio è questo: imprenditoria. Non bisogna credere che sia altro, bisogna prendere atto che non è più questione di sport, ma non solo per l’ambito economico: basta osservare i fatti di queste ultime settimane dove le tifoserie organizzate non fanno che alzare proteste, innalzando la bandiera della libertà d’espressione, quando invece tutto quello a cui stanno inneggiando è il caos, a voler fare tutto quello che vogliono senza avere alcuna regola.
Ormai si è andati ben oltre il limite: non si possono esortare le tifoserie a unirsi insieme nell’insulto discriminante. E non vale attaccarsi al cliché del “si è sempre fatto così, pertanto va bene”, perché non va bene affatto: è sempre stato sbagliato. Ora ci si meraviglia se ci sono delle sanzioni, quando invece ci si deve meravigliare del perché non è stato fatto tanto tempo fa: uno sbaglio è stato il permettere che s’insultasse liberamente senza fare mai nulla. E un altro sbaglio è stato il non capire che allo stadio ci si va per sostenere la squadra per cui si tifa, non per insultare quella avversaria e i suoi tifosi: il tifo non è, come spesso hanno fatto e fanno in tanti, un modo per sfogare le proprie frustrazioni e rabbie personali, trovando negli altri un catalizzatore dove scaricarle. Il risultato ora è che gli stadi sono divenuti dei veri e propri campi di battaglia dove ci sono armi, scontri, feriti: non è più un divertimento.
Questa è violenza becera allo stato puro.

Illusioni

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Siete tutti allievi, praticanti, maestri. (1)

Richard Bach con Illusioni propone un libro che percorre la stessa strada di il Gabbiano Jonathan Livingston, un cammino sulla consapevolezza che l’individuo deve avere di sé e dell’esistenza, in modo da essere libero da tutte le catene, le illusioni che la società, i ruoli, impongono, causando limiti che portano amarezza, tristezza e rabbia.
Sembra incomprensibile, ma agli uomini non piacciono la libertà e la felicità: sono talmente condizionati, abituati ad avere a che fare con catene e prigioni (intesi come limiti spirituali) che concepiscono ormai solo la fatica, le privazioni, la perdita, l’amarezza.
Imposizioni, obblighi, obbedienza: l’uomo non riesce a concepire altro, ritenendo che certi elementi, come a esempio la famosa Illuminazione, sia cosa per pochi. Proprio tale pensiero è il limite che spesso ci si pone e che preclude d’intraprendere certe strade. Ed è per questo che per secoli anche l’insegnamento del Vangelo è stato compreso da così poche persone, ritenendo che il Messia sia il ruolo riservato a qualche raro eletto, che pochi possono essere Maestri capaci d’insegnare, quando invece “ogni persona, tuti gli eventi della tua vita sono lì perché tu li hai attratti lì. Quello che decidi di fare con essi dipende da te” (2), come fa dire Bach in La guida del Messia, il libricino che Donald Shimoda porta con sé. Un personaggio strano, particolare, ma soprattutto un essere libero che per caso (ma si sa che il caso non esiste) incontra Richard, aviatore che si guadagna da vivere facendo volare la gente per tre dollari per dieci minuti, e gli apre gli occhi su un mondo nuovo, ma soprattutto sul modo di vedere le cose, che è completamente diverso da quello cui è abituato: un incontro che sembra predestinato, ma che invece è un ritrovarsi perché di rado gli appartenenti a una famiglia crescono sotto lo stesso tetto. (3)
Come in altri libri scritti da Bach, la lettura si presenta leggera come una piuma, capace con la sua leggerezza di far riflettere sull’esistenza e su come la si approccia, comprendendo come spesso si dia peso alle cose di minor importanza e si perda di vista ciò che conta, ammantandosi d’illusioni, prendendo troppo sul serio elementi quali i soldi, la materialità, e caricandosi sulle spalle pesi che finiscono con lo schiacciare e incattivire perché, anche se non lo si vuole ammettere, rendono schiavi. E in tale condizione, le persone non sopportano chi riesce a essere libero, provano nei suoi riguardi un odio che fa anelare la sua distruzione, perché gli rammenta come vivono e come sono schiavi, incapaci d’essere felici perché non vogliono essere felici, nascondendosi dietro parole come sacrificio, responsabilità.
Essere un Messia, in qualsiasi tempo, non è un compito facile, anzi è pure pericoloso, e non c’è da meravigliarsi se c’è chi rinuncia a tale ruolo, se non lo rivela, perché è stancante vivere costantemente con le pretese, le aspettative degli altri, avere sempre folle che circondano e domandano e risucchiano ogni spazio; soprattutto è stancante avere folle che non ascoltano, sanno solo pretendere che siano gli altri a risolvere i propri problemi, senza capire che ognuno deve vivere la propria vita. E che si deve vivere solo per se stessi, cercando d’essere felici.

1,2,3) Illusioni. Richard Bach