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X-23

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Chi è X-23?
Questa è la domanda che fa Capitan America a una ragazzina che sta interrogando. Ma è una domanda che non ottiene risposta, perché è una domanda sbagliata. La domanda corretta è quella che pone Matt Murdock (avvocato conosciuto anche come Devil): chi era X-23?
Un’arma. Questa è la risposta che rivela il passato della ragazzina. Un passato crudele, spietato, dove la violenza l’ha fatta da padrona. X-23 è frutto di un esperimento (il 23 sta a indicare che il 23° tentativo è quello andato a buon fine, l’X il cromosoma da cui è stata creata) che ha voluto ricreare il famoso mutante Wolverine, vera e propria macchina da guerra, molto difficile da fermare grazie al suo fattore rigenerante e allo scheletro ricoperto di adamantio. Ma come già sa chi segue le vicende del mondo Marvel, Wolverine si è staccato da un mondo che faceva di lui un’arma da usare, divenendo uno dei membri più famosi e carismatici del gruppo degli X-men e in seguito degli Avengers. C’è a chi questo non è andato bene e perciò ha voluto ricreare qualcuno come lui, poterlo malleare a proprio piacimento e sfruttarlo per i propri fini. Così, usando un campione genetico del famoso mutante, è stata clonata X-23, un’arma umana creata solo per uccidere, allenata e addestrata a non avere sentimenti, solo obbedire agli ordini della missione. Una macchina.
Ma qualcuno non è d’accordo con questo, come la dottoressa Kinney, uno dei capi del progetto e colei che ha portato nel grembo l’ovulo fecondato con il gene ricreato. Quello che doveva essere un semplice progetto, diventa per la dottoressa qualcosa di più, anche se in tutti i modi ha cercato di tenersene lontano. Ma il fatto di aver sentito crescere in lei la piccola e vedere quello che le stavano facendo una volta nata, le ha fatto rigettare un sistema disumano, cercando di aiutare e salvare quella che è arrivata a ritenere sua figlia.
Craig Kyle e Chris Yost fanno un ottimo lavoro nel mostrare la nascita e lo sviluppo di X-23. In Innocenza perduta (2005, disegnata di Billy Tan) la storia è vista dal punto di vista della dottoressa Kinney, mostrando il suo cambiamento nei confronti della piccola e del perché di certi suoi comportamenti: scorrendo le pagine si scopre il suo passato, del perché non ha voluto creare legami, avere una famiglia. Un passato fatto di violenza e solitudine; forse è questo che a un certo punto la spinge a non vedere più la piccola come un esperimento, ma un essere umano e a darle un nome: Laura.
Assieme al maestro di arti marziali Tanaka, cerca di salvarla da un addestramento che vuole spogliarla dell’umanità, facendola divenire un animale. Come si scoprirà, non è soltanto una questione di soldi (X-23 viene usata per omicidi a pagamento): per qualcuno è anche una questione di vendetta per qualcosa accaduto nel passato.
Straziante in certe scene (quando Laura è costretta, a causa del trigger, a fare cose che non avrebbe mai fatto), toccante in altre (Tanaka che la tratta con dolcezza, Laura che disobbedisce all’ordine di uccidere un bambino, la madre che le legge la favola di Pinocchio (per instillarle nell’inconscio che anche se considerata un’arma, lei può essere umana, proprio come il burattino che diventa bambino)), Innocenza perduta si conclude con la distruzione della base del progetto (X-23 era solo la prima fase) e Laura che se ne va sola.
X-23In Bersaglio X (2007, ottimi i disegni di Mike Choi), viene mostrato cosa è successo a Laura dopo che è fuggita dal centro, andando alla ricerca degli unici parenti rimasti (la zia e sua figlia, già incontrate per aver salvato la cugina da un serial killer), cercando di rifarsi una vita e sfuggire a chi le sta dando ancora la caccia. Una fuga inutile, dato che viene ritrovata e i suoi parenti quasi uccisi: questo fatto la fa allontanare dagli affetti perché non vengano più coinvolti, andando alla ricerca del proprio padre, responsabile, secondo lei, del suo stato quanto quelli che l’hanno creata. Il confronto con Wolverine le farà capire che quello che lei è non è colpa sua e che esiste una possibilità di ricominciare.
Le vicende narrate nelle due miniserie sopra citate sono due tra le tante realizzate del grande mondo Marvel, ma sono tra quelle che meritano di essere lette. Certo, è letteratura fantastica, si parla di supereroi e mutanti, ma è una lettura che fa riflettere su tante cose: sull’ingegneria genetica e fin dove ci si può spingere, sul rapporto tra figli e genitori, sulla solitudine, sulla piaga dei bambini soldati. Una lettura intensa, certamente con tematiche già viste (il soldato/assassino che deve essere solo un’arma e cerca una vita diversa come film e serie televisive hanno mostrato più volte), ma meritevole di essere conosciuta.

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