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Venti di guerra

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Venti di guerraDi John Gwynne avevo letto L’ombra degli dei (ambientazione che s’ispira alla mitologia vichinga) e sia la storia sia lo stile mi erano piaciuti, pertanto, quando ho letto di un’altra sua serie che trattava, in parole povere, della lotta tra angeli e demoni (figure che mi hanno sempre affascinato), approfittando di una promozione, ho deciso di leggere Venti di Guerra, primo di una trilogia che si pone come seguito di un’altra serie di questo autore, La fede e l’inganno.
Per buona parte della lettura Venti di Guerra mi ha coinvolto, pur non essendo nulla di originale o sorprendente, come si può capire leggendo la quarta di copertina. “I Ben-Elim, feroce stirpe di angeli guerrieri, hanno fatto irruzione nelle Terre dell’Esilio oltre centotrenta anni fa, sulle tracce dei loro eterni nemici, l’orda dei demoni di Kadoshim. Dopo averli sconfitti in una battaglia epocale, i Ben-Elim hanno fatto di questo mondo la loro casa, estendendone i confini e assoggettando antichi regni sotto il loro potere. Ma la pace nelle Terre dell’Esilio è fragile, e il loro indiscusso dominio è in pericolo. I Kadoshim sopravvissuti si stanno riunendo ai margini dell’impero”.
I Ben-Elim sono angeli con le ali bianche, i Khadoshim sono demoni con ali simil pipistrello, sono nemici giurati… niente che non si sia già visto nell’iconografia classica. Quindi siamo di fronte ai buoni contro i cattivi? Non proprio: si può dire che siamo di fronte a due diversi tipi di male, di cui uno è preferibile all’altro perché l’altro, è davvero il peggio che possa esserci. I Ben-Elim non sono proprio buoni: impongono con la forza il proprio modo di vedere le cose, sono rigidi, intransigenti, trattano gli esseri umani come sottoposti ed esseri inferiori, insomma sono una sorta di dittatori. I Khadoshim dal canto loro sono feroci esseri dediti al massacro e alla distruzione e come i Ben-Elim considerano gli umani creature inferiori a loro (anche se sono un po’ più furbi dei loro nemici, dato non reprimono così tanto con le regole gli uomini).
La storia, in questo primo libro, viene mostrata attraverso quattro protagonisti: Bleda, Riv, Drem e Sig.
Sig è una gigantessa che appartiene all’Ordine Splendente, un esempio per i suoi compagni per i suoi saldi principi e la sua determinazione; è tormentata dal suo passato e dagli eventi della prima guerra tra Ben-Elim e Khadoshim, di cui ha fatto parte (i giganti hanno una lunga vita).
Bleda è figlio della capotribù dei Shirak, preso sotto la protezione dei Ben-Elim (tradotto: preso con la forza) assieme a Jin, figla del capotribù dei Cheren, per feramre la guerra che c’era tra le loro tribù: viene addestrato per combattere i Khadosim rimasti.
Riv vive nella stessa città di Bleda, è figlia di un’Ala Bianca, l’esercito di umani che i Ben-Elim addestrano, e il suo sogno è divenire a sua volta un’Ala Bianca; è una testa calda e perde facilmente il controllo.
Infine c’è Drem, che vive come cacciatore con il padre al nord, lontano dalla civiltà e dall’influsso dei Ben-Elim; la sua è stata una vita dura ma pacifica, anche se i due si sono sempre spostati da un luogo all’altro. C’è qualcosa nel passato di Olin, il padre di Bleda, che viene tenuto celato e che Drem non riesce a scoprire, che sente come un peso. La loro vita viene sconvolta quando ritrovano della pietrastella, il minerale con il quale si è creato il metallo che ha imprigionato Asroth, capo dei Khadoshim, assieme a Michael, capo dei Ben-Elim, e il padre decide di forgiare una spada per eliminare definitivamente la minaccia dei Khadoshim (come? Ma naturalmente tagliando la testa al loro capo imprigionato). Naturalmente le cose non andranno come previsto e tra un colpo di scena e l’altro si assisterà all’attuazione del piano dei Khadoshim di avere la loro rivincita.
Venti di Guerra è un buon romanzo per buona parte della sua lunghezza; certi colpi di scena non sono stati colpi di scena per me (il fastidio che aveva Riv alla schiena mi aveva rivelato in realtà chi lei fosse davvero), ma tutto sommato questo non mi ha rovinato la lettura. Quello che ha rovinato la lettura nel finale è la virata verso lo young adult e la comparsa di pruriti amorosi (che purtroppo si accentueranno nei volumi successivi; sì, ho già letto i seguiti) che mi hanno fatto cascare un po’ le braccia (ma sarà peggio nei seguiti). Peccato per questa scelta, vista la storia avrei preferito tematiche più adulte. Comunque, anche in Venti di Guerra, come in L’ombra degli dei, la vendetta è un tema ricorrente, se non fondante, della storia.

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