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Sulla morte

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La morte fa parte della vita.
La morte è una cosa seria, perché fa cessare un cammino, porta via tutto.
Soprattutto la morte una volta veniva temuta, affrontata in una maniera differente, più rispettosa, più consapevole. Con l’avvento dei media, tv e internet in particolare, le immagini continue di morte sono divenute qualcosa di quotidiano, di comune e l’abitudine le ha fatto perdere quell’aura che riusciva a porre un freno e a far riflettere gli uomini.
Ora questo potere è svanito, anzi la morte viene vista da alcuni come un’opportunità: la morte viene sfruttata per arricchirsi. Nell’Era dell’Economia questo può sembrare normale, ma in realtà rimane sempre qualcosa di tremendamente sbagliato: non ci si dimentica dell’esultanza e dello sfregarsi le mani di quegli imprenditori senza scrupoli quando c’è stato il terremoto a L’Aquila.
Ma se ci si ferma un attimo a riflettere, si nota che l’uomo ha sempre fatto così, ha sempre sfruttato la morte altrui. Lo è stato a esempio per Padre Pio, attorno alla cui figura dopo la sua scomparsa è sorto un business florido; lo è stato per Gesù, dalla cui morte è sorta una delle istituzioni più ricche e potenti al mondo. Ma se ci si pensa, praticamente tutte le religioni si sono mosse nella stessa maniera: hanno sfruttato le figure di uomini che con il loro modo di vivere hanno attirato masse numerose. I numeri sono potere, oltre che fonte di guadagno e più sono grandi, più sono capaci di dare; da tutto ciò, l’uomo ha sempre cercato di trarne beneficio, anche se era qualcosa di deplorevole.
Ora più che mai ci si accorge che non si hanno più limiti, dove il morto viene sfruttato per il tornaconto dei vivi. Un esempio è quando muore un personaggio famoso e subito vengono pubblicati libri sulla sua vita; oppure sorgono musei in suo onore, come nel caso del ciclista Marco Pantani. O ancora si fanno grandi manifestazioni dove accorrono grandi folle, memoriali nell’anniversario della loro scomparsa, come nel caso del motociclista Marco Simoncelli. Manifestazioni che però possono portare altra morte, come è successo in questi giorni proprio nella manifestazione dedicata a Simoncelli, dove un altro motociclista, Doriano Romboni, ha visto la sua vita arrivare all’improvviso alla fine.
La cosiddetta civiltà occidentale non solo è una civiltà che non rispetta più la morte, ma non rispetta nemmeno la vita, in nessun ambito, come lo dimostrano il femminicidio, le morti bianche, il continuo peggioramento della vita dove chi è povero diventa più povero e chi è ricco ancora più ricco.
La nostra è una civiltà di morte, non di vita.

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