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Quella casa nel bosco

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Quella casa nel boscoQuella casa nel bosco è probabilmente tra i film horror meglio riusciti degli ultimi anni. E si può dire che dia anche un tocco di originalità e novità a un genere che ormai si è fatto conoscere in tutte le salse, dallo splatter allo psicologico; volendo, lo si può definire una carrellata di tanti film già visti e anche un omaggio a essi. Ma non si può non notare anche l’ironia e lo strizzare l’occhio allo spettatore nel prendere in giro certi luoghi comuni. E si può dire che c’è anche una certa intelligenza di fondo nel farsi gioco della costruzione delle pellicole di questo genere, non limitandosi a voler cercare di spaventare lo spettatore e basta.
Quella casa nel bosco comincia in uno dei modi più classici: cinque universitari partono in camper per passare qualche giorno nella casa di un parente lontano dalla città. Avranno le informazioni su come raggiungerlo da un inquietante benzinaio. Fino a questo punto niente che non si sia già visto: i rimandi a Non aprite quella porta e La casa sono fin troppo evidenti. Ma a questo punto le cose cominciano a essere differenti, perché in una base segreta non si sa dove situata, un gruppo di tecnici sta seguendo i ragazzi con telecamere, manipolando le loro percezioni con l’uso di gas e scommettendo su quale scenario andranno a scegliere. Entrando in cantina (cliché del genere) e leggendo un vecchio diario, i cinque attiveranno lo scenario che li vede venire attaccati dagli zombie. Uno alla volta i ragazzi cominciano a morire, senza avere possibilità di scampo perché i tecnici fanno fallire ogni loro tentativi di salvarsi.
Dopo la morte del quarto ragazzo, i tecnici nella struttura segreta festeggiano per essere riusciti a completare il rituale, ma la loro esultanza svanisce quando scoprono che a sopravvivere non è stata soltanto la “vergine” (nei film horror è sempre lei a sopravvivere, anche se in questo caso, come verrà detto, ci si è dovuti accontentare per poter realizzare il rituale): anche il fattone del gruppo, che con l’uso delle droghe ha sviluppato una certa immunità ai gas usati su di loro, è sopravvissuto e ha trovato una stanza di controllo dove porta in salvo la ragazza. Da lì, con un ascensore arrivano alla struttura, dove sono contenuti in celle di vetro mostri di ogni tipo; per evitare di essere catturati dalle guardie, aprono le celle, e così inizia la mattanza. Sopravvivendo alla carneficina, i due scopriranno che loro, assieme ai tre amici morti, erano le vittime sacrificali per un rituale che avrebbe fatto continuare a dormire gli Antichi (un rimando a Lovecraft?), evitando così la fine dell’umanità; uno degli ultimi rituali in grado di farlo, dato che quelli provati nel resto del mondo erano tutti falliti. Il finale è tutto da vedere e non delude di certo.
Quella casa nel bosco è un ottimo prodotto horror, a suo modo divertente, cinico, che non nasconde una certa critica e riflessione sul mondo cinematografico. Da vedere.

2 comments to Quella casa nel bosco

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