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Evangelion

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The end of Evangelion, uno dei film relativi alla famosa serie degli anni 90Neon Genesis Evangelion ha senza dubbio segnato l’animazione degli anni 90, cambiando il modo di vedere gli anime legati ai cosiddetti robottoni. Per quanto potessero essere gradevoli Ufo Robot, Mazinga, Daitarn III, le serie animate prima di Neon Genesis Evangelion avevano dei limiti sia di storia (il nemico alieno invasore che attaccava il Giappone) sia di credibilità (munizioni praticamente infinite); ci sono stati anime che si sono discostati da questo tipo di copione, basti pensare alla prima serie di Gundam e a Fortezza superdimensionale Macross, ma nessuno ha avuto un impatto così forte come Neon Genesis Evangelion. L’animazione ha avuto sicuramente la sua parte, ma ciò che ha contraddistinto veramente Neon Genesis Evangelion sono stati i tanti riferimenti religiosi amalgamati in una storia fantascientifica (gli alieni invasori sono Angeli, potenti entità dalle forme più strane e dalle motivazioni imperscrutabili) e la profonda introspezione dei personaggi.
Per chi non conoscesse la storia (l’anime, prodotto dallo studio Gainax, animato dalla Tatsunoko e sceneggiata e diretta da Hideaki Anno, è uscito nel 1996), in una terra futuristica distrutta da un evento catastrofico conosciuto come Second Impact, dei ragazzini vengono selezionati dalla Nerv per pilotare gli EVA (mecha giganti), gli unici capaci di affrontare e sconfiggere misteriose entità denominate Angeli. Oltre a una bella animazione, a degli scontri adrenalinici e drammatici, robot che non erano solamente macchine ma umanoidi artificiali giganti, c’era alla base del successo di Evangelion una regia convincente, con uno sviluppo dei personaggi interessante, ognuno con i suoi problemi. Il rapporto conflittuale di Shinji Ikari con il padre, capo della Nerv, agenzia militare nata per contrastare la minaccia degli Angeli. Il bisogno di risolvere i problemi esistenziali di Rei Ayanami, un clone di Yui Ikari, moglie di Gendō Ikari, voluto da quest’ultimo perché non ha saputo accettare la sua scomparsa (fusasi con l’EVA-01 durante un esperimento). Asuka Sōryū Langley, con un forte bisogno di autoaffermazione, ma anche con gravi ferite interiori dovute al comportamento di una madre instabile mentalmente prima e suicida poi.
La minaccia misteriosa, i progetti altrettanto misteriosi Adam e Perfezionamento dell’Uomo, mettono tanta carne al fuoco, e come spesso succede, ci possono essere solo due modi per concludere una storia così complessa: o si realizza qualcosa di grandioso oppure si finisce col creare insoddisfazione in chi ha seguito la storia. Purtroppo, con Neon Genesis Evangelion si è verificata la seconda possibilità, con un calo della qualità della grafica nell’ultima parte della serie e ritardi di produzione che hanno portato a raffazzonare la sua conclusione, lasciando molti misteri irrisolti e soprattutto tradendo le aspettative degli spettatori che hanno capito poco dove alla fine la storia voleva andare a parare. Un vero peccato, perché Neon Genesis Evangelion aveva gettato le basi per qualcosa di grandioso, ma era anche troppo complesso e con troppi riferimenti biblici e filosofici perché potessero ben amalgamarsi in una storia fantascientifica se non sviluppati con la dovuta cura.
La serie finì così male e in maniera così contestata che nel 1997 si decise di realizzare Death & Rebirth e The End of Evangelion, due lungometraggi che rifacevano le ultime puntate della serie. Non contenti di ciò, nel 2006 fu dato il via alla Rebuild of Evangelion, una tetralogia cinematografica che riproponeva parte della serie originale ma dandone poi un finale diverso. Se si deve essere sinceri, il risultato però è lo stesso: la storia parte bene, coinvolge, ma arrivati a un certo punto si perde e diventa di difficile comprensione. Il primo film, Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone, è abbastanza chiaro e segue abbastanza fedelmente la parte iniziale della serie tv. Pure il secondo, Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance, si mantiene su questa onda, benché venga immesso un nuovo personaggio (Mari), anche se da qui in poi le cose cominciano a cambiare. Il terzo, Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo, è davvero arduo da comprendere e lascia perplessi, non capendo bene cosa si è visto, anche se si conosce l’universo di Evangelion; le cose migliorano nella prima parte del quarto e ultimo film, Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time, ma non finiscono nel migliore dei modi e ci vuole un discreto sforzo per capire il tutto (viene da chiedersi se c’è bisogno di scatenare un conflitto di livello universale per arrivare alla comprensione interiore e all’accettazione di parti di sé. E ancora ci si chiede che cosa siano, da dove saltino fuori e cosa servino certi termini, come a esempio la Porta di Nabucodonosor).
Cosa dire di Evangelion? Si tratta di un mondo complesso, a tratti anche ben spiegato per quanto riguarda gli Eva e le loro funzionalità, ma che a un certo punto si perde per aver voluto osare troppo; personalmente apprezzo che si mettano degli elementi religiosi e di filosofia in una storia, ma questo deve essere fatto bene, in maniera misurata, qui invece il tutto viene amalgamato male, quasi come se fosse stato buttato lì senza costrutto. Davvero un peccato. Rimane tuttavia una pietra importante del mondo dell’animazione giapponese.

2 comments to Evangelion

  • Premetto che ho visto tutta la serie e tutti i film… e se è vero che questo mondo fantastico è intrigante per via delle strane premesse, non riesce a realizzarsi poi in una storia soddisfacente.
    A parte le lamentazioni e autoflagellazioni dei personaggi, che mi sembrano a un certo punto eccessive e ripetitive, va proprio a fondo la trama, il senso di quello che lo spettatore sta guardando. Peccato.

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