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Non è più questione di sport 3

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Ormai si è andati ben oltre l’ambito dello sport, sconfinando nell’assurdo.
Oltre agli scandali sulle scommesse, su partite combinate e altre cose per niente pulite, tocca assistere alle azioni di parti delle tifoserie veramente becere. Scontri con feriti, alle volte con morti, minacce a società e giocatori, auto bruciate, come è capitato al presidente del Pescara. O, cosa di questi giorni, le frasi ingiuriose ai caduti di Superga o i manichini di giocatori della Roma impiccati nei pressi del Colosseo con tanto di minacce al seguito (azione rivendicata dagli Irriducibili laziali; allucinante la loro risposta a quanto fatto: “Meravigliati e stupiti da tanta ottusità, dal sensazionalismo misto all’allarmismo che anima il giornalismo italiano. Il tutto va circoscritto al sano sfottò che genera il derby capitolino. Nessuna minaccia a nessun giocatore della Roma, le bambole gonfiabili rappresentano una metafora che vuole rimarcare lo stato depressivo in cui versano tifosi e giocatori dell’altra sponda del Tevere”. Fa pensare anche la risposta della società Lazio: “Una ferma condanna di ogni forma di violenza, fermo restando che da sempre dopo ogni derby ci sono sfottò ed episodi goliardici”, ovvero il tipico esempio italiano di non prendere posizione e pararsi le spalle). Per non parlare dei cori razzisti rivolti ai giocatori di colore. E qui c’è qualcosa che stride parecchio.
le proteste di Muntari all'arbitro per i "buuuu" razzisti: quando lo sport non è più taleQuesti cori vanno perseguiti sempre e comunque, purtroppo in Italia questo non avviene: si applica il due pesi due misure. Nelle stessa giornata di campionato di calcio, i “buuuuu” rivolti a Koulibaly (giocatore del Napoli) da parte della tifoseria interista sono stati puniti con 10.000 € di multa all’Inter, un turno di chiusura della curva Nord e un anno di sospensione della stessa per cori razzisti; i “buuuuu” rivolti a Muntari (giocatore del Pescara) da parte della tifoseria cagliaritana, non hanno subito nessuna punizione, anzi società e tifosi del Cagliari sono stati assolti. Non bastasse questo, ecco la ciliegina sulla torta. Muntari, giustamente a un certo punto della partita ha detto basta ai continui insulti verso di lui per il colore della pelle e ha protestato; la partita andava sospesa. Invece l’arbitro, prima lo ha ammonito per le proteste, poi lo ha espulso perché si è allontanato dal campo di gioco. Il fatto non è rimasto nei confini nazionali, ma ha fatto il giro del mondo, facendo intervenire anche l’ONU. Di fronte a tutto ciò, il nostro paese non ha potuto esimersi di fare la sua solita magra figura: le istituzioni hanno difeso l’operato dell’arbitro e del giudice sportivo per aver dato al giocatore un turno di squalifica, asserendo che queste sono le regole del calcio italiano e vanno rispettate. Salvo poi annullare la squalifica viste le proteste che giungevano da tante parti del mondo.
La cosa è altamente grottesca, dato che il nostro paese, come dimostrano innumerevoli casi, dal piccolo al grande, è tra quelli che più infrange le regole e meno le rispetta. Aggrapparsi ai regolamenti e dire che vanno seguiti dinanzi a casi di una simile gravità, sono una grossa presa in giro, una totale mancanza di rispetto e un grande schiaffo alla dignità umana. Un simile sistema non fa che dimostrare quanto ormai tutto sia marcio e come le istituzioni non faccio altro che prendersi gioco delle persone, decidendo quando e come applicare le regole.

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