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L'uso dei Nomi in Lontano dalla Terra

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“Chiamare ogni cosa con il suo nome, il suo vero nome.”
E’ una frase del film Into the Wild.
Una frase che dice molto, soprattutto che spinge alla ricerca della verità, della scoperta di se stessi, della vita, soprattutto di far cadere ed eliminare quelle illusioni che edulcorano quello che si chiama “vivere quotidiano”, pieno di violenze, ipocrisie, meschinità. No, non viviamo nel miglior mondo possibile, come riteneva per buona parte delle vicende il protagonista del romanzo di Voltaire, Candido.
Una realtà che ho voluto far presente nel racconto Lontano dalla Terra, utilizzando il senso della frase con il quale inizia questo post. Come già scritto nell’intervento precedente che parlava del racconto, i nomi dei protagonisti (Cavaliere, Strega, Principessa, elfo, gnomo, fauno) richiamano alla memoria gli archetipi e il messaggio che custodiscono (basta il solo nominarli per far riemergere dall’inconscio associazioni a valori e comportamenti): un modo per comunicare diretto, che va dritto al punto.
Ma ci sono modi più sottili, più mascherati per trasmettere significati. Modi che necessitano di chiavi di lettura, di un piccolo frammento di conoscenza.
L’utilizzo di nomi ebraici non è stato casuale e non è stato fatto perché possedevano una certa musicalità.
Enosh è ciò che è transitorio, libero, l’accettare la mutevolezza dell’uomo, l’inizio di una nuova natura che permette di vedere le cose in maniera diversa, liberando dai limiti (tradizioni, regole) che finora hanno condizionato.
Methushalah è il tratto che conduce alla Morte, l’ultimo pezzo di strada dell’esistenza terrena.
Lamekh è il culmine delle brame e delle paure umane di cessare d’esistere, ciò che a un certo punto pone un freno a queste energie perché non facciano arrivare alla dissoluzione: è simbolo dello Stato, con le sue ricchezze e regole, i suoi eserciti, i suoi enti. E’ il Controllo, il Dominatore, ciò che ha potere su molti e schiaccia l’Individuo, creando divisione all’interno dell’uomo in modo da poter crescere senza incontrare ostacoli: una ferita che si allarga deformando la psiche di molti.
Iubal, il lieve fluire di ciò che si trasforma, un riferimento all’intellettualità, alle scienze e alle arti perché sono un continuo evolversi.
Qain e Habhel, sono due elementi complementari della psiche umana, rappresentano il prendere e il dare, l’imparare, il far entrare dentro di sé, e l’insegnare, il condividere con altri ciò che si ha; elementi che dovrebbero vivere in armonia, ma che spesso si trovano in contrasto, creando squilibri e atteggiamenti che portano a tanti eccessi.
Adam e Aishah, non indicano, come la tradizione religiosa insegna, un uomo e una donna, ma sono l’Umanità (ovvero tutti quanti sono nati, nascono e nasceranno nel mondo: un intero costituito da molti che sta a mostrare l’uguaglianza tra gli uomini, andando oltre i concetti di sesso e razza) e l’Anima (un varco per l’umanità che la collega con l’immagine dell’Io, con quanto c’è di superiore: una crescita che sempre supera ciò che si è stati e si è, un continuo divenire).
Hanokh indica una fortificazione, un modo per chiudere e comprimere in se stesso, per proteggere, per consolidare, certo, ma anche per tenere fuori ciò che viene dall’esterno, un simbolo di chiusura; rappresenta la città con le sue barriere (che nel passato erano anche fisiche), con tutti i suoi pro e i suoi contro.
Provando a rileggere il racconto con questa conoscenza, Lontano dalla Terra assumerà un aspetto diverso, acquisendo un significato che scava più in profondità e rimarca lo spirito del testo realizzato.
Chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza di nomi ebraici, consiglio di leggere le opere di Igor Sibaldi, autore la cui opera “La Creazione dell’Universo” è stata di supporto per quanto ho scritto.

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