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La ragazza che saltava nel tempo

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La ragazza che saltava nel tempoLa ragazza che saltava nel tempo è il primo film diretto da Mamoru Hosoda e c’è da dire che la sua è stata una buona prova, seppur ci siano dei punti in cui ci si fanno delle domande.
Ma andiamo con ordine.
Makoto è una ragazza delle superiori come tante, allegra, spensierata, alle volte un po’ distratta, che combina qualche pasticcio e non va tanto bene a scuola; passa le sue giornate assieme ai suoi compagni di classe e amici Chiaki e Kosuke andando in giro in bici e giocando a baseball.
Un giorno ha un piccolo incidente nel laboratorio di scienze, a cui non dà alcuna importanza. Mentre torna a casa da scuola, i freni della sua bici si rompono e non riesce a fermarsi al passaggio a livello del treno, venendo sbalzata sui binari e travolta; la sua sembrerebbe una morte certa, ma lei si ritrova invece ancora viva, ancora sulla strada che porta al passaggio a livello. Ne parla con la zia e lei le spiega che forse ha saltato nel tempo, una cosa che anche a lei era successa in passato; Makoto pensa che la stia prendendo in giro, ma scopre che saltando può davvero tornare indietro nel tempo e da allora in poi comincia a usare lo strano potere per mettere a posto tutto ciò che non le va. Per lo più si tratta di sciocchezze, anche se la zia la ammonisce che così facendo, ciò che per lei è un bene, per un altro può rivelarsi un male (scambiandosi di posto con un compagno di classe nella lezione di cucina evita di fare un piccolo incidente, che lo farà accadere invece il compagno, e tutto sembra finire lì, se non fosse poi che il compagno viene preso in giro e bullizzato e lui, reagendo, finisce per ferire una sua amica).
Makoto però non la ascolta e continua a fare di testa sua, fino a quando prima uno, poi l’altro dei suoi amici, le chiedono di uscire con lei; non volendo che il loro rapporto cambi, sfuggendo a sentimenti e responsabilità, usa il suo potere in modo che tutto ciò non accada. Tuttavia, si accorge che sul braccio ora ha tatuato un numero, che cambia ogni volta che fa un salto nel tempo; quando il conteggio è a uno, lei lo utilizza per evitare che Chiaki le faccia una domanda e con orrore si accorge che non può salvare Kosuke e la sua ragazza dallo stesso incidente in cui lei sarebbe morta se non fosse stato per il suo potere.
In quel momento il tempo si ferma e compare Chiaki, a sua volta anche lui capace di saltare nel tempo, che ha utilizzato la sua ultima carica; come rivelerà a Makoto, lui viene da un’epoca futura e può fare salti nel tempo grazie a un particolare congegno (che Makoto ha toccato quando ha avuto l’incidente nel laboratorio di scienze). Il suo scopo è trovare un particolare dipinto (che la zia di Makoto sta restaurando), ma avendo finito le cariche, ora non può più tornare nel suo tempo; inoltre, rivelando il segreto di ciò a Makoto, scomparirà.
Makoto è disperata, accorgendosi solo ora di essersi innamorata di Chiaki, ma mentre è a casa scopre che ha ancora una carica (il salto di Chiaki ha annullato il suo ultimo salto) e così può effettuarlo per tornare indietro nel tempo e parlare un’ultima volta con Chiaki prima che torni nel futuro; lei, che non sapeva cosa fare da grande, s’impegnerà a continuare il lavoro della zia e fare sì che il dipinto arrivi fino all’epoca di Chiaki. Lui, prima di andarsene, le dirà che l’aspetterà nel futuro.
Quello di La ragazza che saltava nel tempo è un finale dolceamaro, con Makoto che finalmente accetta le responsabilità e sa che strada prendere per il futuro, ma che probabilmente non potrà mai più rivedere il suo amore (non si sa quanto è lontana l’epoca da cui viene Chiaki); rimane comunque un buon finale e la storia è ben diretta, anche se non si sa come funziona il meccanismo di viaggio nel tempo e neppure come Makoto fa a utilizzarlo così bene. Senza contare che non si sa perché il dipinto che ricerca Chiaki è così importante da richiedere così tanti sforzi (si capisce che Chiaki ha viaggiato a lungo e in diverse epoche).
Questi punti sono oscuri probabilmente perché occorrerebbe avere letto Toki o Kakeru Shōjo di Yasutaka Tsutsu, da cui Hosoda prende ispirazione (il che serve ancora di più a capire come perché l’elemento fantascientifico è asservito alle storie dei protagonisti); la lettura del romanzo inoltre fa capire meglio il personaggio della zia di Makoto, visto che lei ne è la protagonista, e che in La ragazza che saltava nel tempo funge da anello di congiunzione tra le due opere (se si vuole approfondire di più la cosa, suggerisco la lettura di questo articolo).
Tuttavia, pure senza la lettura del romanzo e con i suoi punti oscuri, La ragazza che saltava nel tempo è un film godibile, che raggiunge il suo scopo.

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