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Tempo che Passa

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L’uomo ha bisogno di certezze, punti saldi. Per questo cerca di delimitare, porre dei confini, creare dei riferimenti per non perdersi, avere un’ancòra cui aggrapparsi, specie nei riguardi del tempo, un’entità che scorre da sempre, eterna, ma di cui l’uomo ha bisogno sapere che ha un inizio, per non sentirsi sospeso nel vuoto, provando un senso di vertigine che proverebbe sarebbe spaventoso.
Una necessità, dunque.
E’ ben mostrato da Andrea “Negròre” D’angelo nel capitolo 03 del romanzo fantasy “Il giorno dopo” pubblicato online sul sito che gestisce.
Sono sorti calendari per segnare il trascorrere delle ere; un mezzo utile, senza dubbio, capace d’aiutare a trovare riferimenti storici e imparare dalle lezioni del passato. Un mezzo che ha anche snaturato l’essere umano.
Gli antichi usavano i cicli delle stagioni, della luna e delle costellazioni per regolare la vita, consapevoli del legame tra tutti gli elementi del creato e dell’armonia che deve vigere tra loro: ogni cosa ha il suo tempo per avvenire, ha un inizio e una fine. Nel passato, specie quando la vita era legata all’agricoltura e alla pastorizia, il fulcro e la dipendenza della propria esistenza e sopravvivenza, l’inizio di un anno avveniva con l’inizio della primavera, il principio della vita, un nuovo inizio che ha davanti tante possibilità.
Ci si sta apprestando a entrare in un anno nuovo, un cambiare numero sul calendario. L’ultimo dell’anno è una festa commerciale, come tante sono adesso, carica di aspettative e di naturali delusioni, perché è un simbolo vuoto, comandato da molti, ma che non ha una ragione d’essere. Bisogno e necessità di divertirsi, di esagerare.
Tuttavia questo periodo, caricato d’emozioni da grandi quantità di gente, acquisisce involontariamente un significato diverso da quello dei trascorsi: diventa uno spartiacque tra quello che è stato e quello che sarà, diventa un tempo di bilanci, nel quale si osserva e si tirano le somme, facendo propositi, predisponendosi per nuovi progetti.
Immancabilmente si dà molto peso al passato, come se la sua ombra gettata in avanti condizionasse e influisse su quello che deve divenire. Si può provare nostalgia e rimpianto per cose che non torneranno più, si possono apprendere lezioni dai ricordi: non dovrebbe essere nulla di più di questo, perché il passato non ritorna e non può essere cambiato. Aggrapparsi a esso, lasciare che condizioni il presente non serve a nulla, anche se è stato una parte significativa della vita vissuta.
Ma non solo la notte che porta a cambiare numero all’anno può essere tempo di bilanci, per lasciare andare ciò che ormai non dà più niente e coltivare ciò che deve ancora crescere: ogni momento è buono per un nuovo inizio, per cominciare un nuovo periodo della vita, anche se si può provare nostalgia e tristezza per ciò che si lascia alle spalle.
Un augurio che sia così per tutti.

Le fiamme erano svanite: rimanevano solo braci che si stavano smorzando. Presto sarebbero diventate pezzi di carbone in mezzo alla cenere.
Dalla sua posizione Periin osservò i compagni illuminati dalla luce argentea filtrante attraverso le fronde del boschetto. Il ritmico alzarsi e abbassarsi della loro respirazione fece aprire la chiusa della sua mente, lasciando scorrere il fiume dei ricordi di cui quel luogo era ricco.
Aveva vissuto in quei paraggi un tempo ormai remoto, accampandosi nello stesso punto in cui si erano fermati ora; da allora tutto era cambiato, i compagni non erano più gli stessi.
Il corso del fiumiciattolo aveva subito piccole modifiche. Le piene primaverili avevano spostato più a valle la grossa pietra al centro del flusso d’acqua; una macchia di giunchi era sparita, la tana dei tassi spazzata via.
Quante nuotate avevano fatto in quell’acqua, che battaglie per difendere la cima del grosso masso; quante risate spensierate avevano sulla riva accanto al fuoco, con il cuore leggero, non più imprigionati nel loro passato.
Si era sentito a casa in quelle terre inabitate.
Nulla però era più come prima. Quelle lande un tempo così famigliari ora apparivano come un cimitero.
Alzò lo sguardo sulla luce dolce e soffusa della luna e delle stelle che ammantavano, come se stesse sussurrando la promessa di sogni che si sarebbero realizzati.
Illusione.
Una vena di malinconia gli attraversò l’animo: rivedeva il ragazzo con la speranza e l’entusiasmo di conoscere un futuro migliore, di coltivare un sogno.
Il violento risveglio aveva però mostrato nuovamente la realtà e quanto si doveva aspettare dalla vita.
Guardò di nuovo dove gli altri stavano riposando, ma era come se la distanza da loro fosse molto di più di quella reale. Una distanza incolmabile.
Non voleva più avere dei compagni, aveva promesso nel passato; il presente beffardo gli stava riproponendo un copione che in ogni modo aveva cercato d’evitare, irridendo le convinzioni tanto difese.

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