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Il richiamo di Cthulhu (di Gou Tanabe)

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Il richiamo di Cthulhu disegnato da Gou TanabeIl richiamo di Cthulhu non ha bisogno di tante presentazioni: si può dire tranquillamente che è l’opera più conosciuta di Lovecraft. Talmente conosciuta che ha non solo influenzato musica, film, giochi da tavolo, videogiochi, serie tv e animate, ma ha segnato anche l’immaginario collettivo. Lovecraft con Cthulhu (ma non solo con esso) ha saputo creare qualcosa che si è radicato a fondo nell’immaginario umano, insediandosi nella psiche, scavando nei meandri inconsci della mente e solleticando paure e timori atavici anche se si tratta tutto di un’invenzione. Perché l’uomo è sempre attratto dal mistero, dalle conoscenze occulte e dimenticate: proprio questa è la forza delle opere di Lovecraft, andare a creare qualcosa di cui si sa poco e di cui si rivela altrettanto poco, lasciando alla mente del lettore il vagare alla ricerca di risposte che non si troveranno. Proprio come succede a Francis Wayland Thurston che, dopo aver ereditato i diari del defunto prozio George Gammell Angell, viene a conoscenza di una realtà che sarebbe meglio fosse rimasta celata. Il parente, esperto linguista, morto apparentemente perché il suo cuore aveva ceduto dopo un fortuito scontro con un marinaio, aveva cominciato a interessarsi di uno strano bassorilievo portatogli da un giovane scultore, Wilcox, e dei sogni inquietanti che faceva.
Inizia così Il richiamo di Cthulhu, gettando sin dalle prime pagine ombre cariche di mistero. Ed è molto bravo Gou Tanabe con il suo adattamento e i suoi disegni a rendere simili atmosfere: sin dalle prime tavole, così scure perché ambientate di notte, fa capire in che razze di tenebre è precipitato Thurston, alla paura che lo pervade perché sa che fine andrà a fare per il sapere che ora possiede.
Attraverso gli scritti del prozio, scopre che quelli che inizialmente erano considerati i deliri di una mente alterata in realtà sono qualcosa di molto di più, sono indizi che portano a una civiltà, se così si può chiamarla, più antica di quelle umane; una civiltà aliena, fatta di creature che solo gli incubi possono generare ma che sono reali e stanno aspettando di risvegliarsi e portare il caos. Lo studioso, inizialmente scettico riguardo il racconto di Wilcox, ricorda che molti anni prima aveva avuto a che fare con una statuetta molto simile al bassorilievo mostratogli dallo scultore, legata a un culto presso una palude che rapiva persone e le sacrificava a una misteriosa entità chiamta Cthulu. La situazione sprofonda ancora di più quando Thurston trova un vecchio foglio di giornale in cui si parla dell’unico superstite di un naufragio e di una statua uguale alle due precedenti; letti i diari del marinaio norvegese, Gustaf Johansen, il superstite, viene a scoprire di un’isola inesplorata e di R’lyeh, la città che vi sorge sopra: essa è dove dimora Cthulu, il sacerdote degli Antichi.
Thurston, ora conoscitore della segreta verità dell’universo, sa di essere condannato e lascia al suo esecutore testamentario la testimonianza di quanto scoperto, pregando che nessuno ne venga a conoscenza.
Gou Tanabe crea una rappresentazione molto fedele di Il richiamo di Cthulu, andando con le sue tavole a creare scene che nello scritto di Lovecraft sono accennate, rendendo la storia, se possibile, più completa. Con grande cura dei dettagli, il mangaka riesce perfettamente a rendere lo spirito dell’opera lovecraftiana, facendo percepire nella loro pienezza orrore, incredulità, sconcerto; Cthulu, R’lyeh sono rese davvero magnificamente, è come ritrovarsi in un incubo dei più cupi. Per gli appassionati di Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu di Gou Tanabe è una lettura che non può mancare.

2 comments to Il richiamo di Cthulhu (di Gou Tanabe)

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