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Assurgere alla grandezza

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Un eminente storico, il professor Arnold Toynbee, ha detto che le civiltà assurgono alla grandezza soltanto quando sono messe alla prova di un pericolo estremo, di una grave minaccia alla loro stessa esistenza. (Selezione del Reader’s Digest del marzo 1963)
Questo è quanto letto in una vecchia rivista ed è una linea di pensiero già conosciuta, vista e sentita in tanti libri, storie, realtà: si dà il meglio di sé quando si cerca un riscatto, quando si tocca il fondo e scatta dentro una molla che spinge a risalire, a migliorare lo stato delle cose. Solitamente succede dopo una guerra, una catastrofe naturale e c’è tutto da ricostruire per tornare alla normalità, a come si era prima, magari cercando anche di renderlo migliore. Se ci si pensa è una cosa che vale per il grande come per il piccolo, per le popolazioni e per il singolo individuo: è una realtà sempre presente nella storia umana.
Ed è una realtà che ho voluto utilizzare in un personaggio di L’Ultimo Demone; un modo di fare, quello usato dal personaggio in questione, che può sembrare menefreghista, duro e anche rischioso, perché per attuarlo occorre avere fiducia negli altri.
Era l’unico modo possibile perché il cambiamento potesse avere radici profonde: solo quando si è spinti dalla necessità, si possono trovare le risorse che si tengono nascoste. Sapevo che loro le possedevano, ma dovevano arrivarci da soli perché la comprensione li raggiungesse.
Un modo per far compiere un balzo evolutivo agli uomini. Perché è da troppo tempo che sono impantanati nella stessa posizione. Ma solo spinti dal bisogno, dalla necessità, possono fare il salto in avanti e salvarsi: aiutarli, prendere le loro parti, servirebbe solamente a farli rimanere deboli, a essere in balia di qualsiasi cosa, soprattutto di se stessi. Quello che lui sta facendo è spingerli a trovare la forza.
Perché agire in questo modo? Perché lasciare che sia l’individuo a cavarsela da solo quando magari ci sono poteri più grandi che potrebbero risolvere le cose?
Perché se a certe cose non ci si arriva da soli, non le si fa proprie, non si capisce il loro valore. E se non si capisce la loro importanza, allora si è destinati a perderle. Perché nonostante tutto quello che è stato detto, tutti gli esempi dati, gli uomini non hanno imparato nulla. Assolutamente nulla. Veniva mostrato come fare e loro, invece di capire, si mettevano ad adorare, a creare culti che volevano attirare altre persone al loro interno; come se si potesse fare qualcosa con i complimenti…Nella loro stoltezza sono andati a far ingrassare tutto ciò da cui invece dovevano tenersi alla larga e si sono fatti sfruttare nelle varie lotte per il potere, per la supremazia l’uno sull’altro. Guerre, guerre e ancora guerre: in tutte le epoche questa è stata la costante; agli esseri umani deve fare schifo la pace, la tranquillità, non trovano quiete e soddisfazione nello scoprire e nel far crescere. Sempre in tensione, sempre in ansia, protesi verso qualcosa che non sanno nemmeno definire.

Perché chi è stato artefice di una certa situazione è anche capace di trovarne la soluzione.

2 comments to Assurgere alla grandezza

  • Chi lo sa se questo storico ha ragione. Mi viene da pensare comunque che in certi momenti di sfida chi sa mobilitare meglio le proprie risorse vince e, se non assurge a grandezza, quanto meno sopravvive fino alla prossima volta. Roma dopo le batoste prese dai Cartaginesi mobilitò altri eserciti ed emanò una legge che proibiva di piangere in pubblico per i morti, a Cartagine ci si lamentava per i costi della spedizione di Annibale. Un cinico, ovviamente, potrebbe dire semplicemente che Roma era immensamente più forte e l’idea di affrontarla una decisione sbagliata in partenza dal cartaginese…

    • L’esempio che fai è giusto: dipende se si riesce e come si riesce a motivare. Poi i fattori da prendere in considerazione sono tanti e tante le considerazioni che si possono fare. Ma tutto dipende sempre se si vuole reagire e si capisce il modo migliore per farlo.

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