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Futuro Bruciato

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Spesso si dice che i giovani sono il futuro dell’umanità. Questo in parte è vero, dato che portano avanti il sapere acquisito dalle generazioni precedenti e lo arricchiscono con le proprie esperienze e con nuove scoperte; un evolversi che porta la razza umana a crescere e a progredire.
Ora questa possibilità sta bruciando, sta venendo distrutta. Il sapere che si dovrebbe trasmettere generazione dopo generazione non viene trasmesso, ritenendolo qualcosa di superfluo, inutile, perché le cose del passato sono noiose, superate.
Si sta buttando via il futuro con la sua risorsa più preziosa. Perché i giovani sono abbandonati a se stessi, non hanno più guide: famiglia, istituzioni, scuola, si accusano e demandano l’un con l’altro la responsabilità di far qualcosa. E i ragazzi si ritrovano come unici modelli quelli della televisione, della pubblicità il cui unico scopo è quello di far vendere e consumare prodotti, ma che non danno nulla di educativo e che aiuta. Anzi, fa dei danni e per nulla irrilevanti.
I giovani sono stati abbandonati a se stessi, hanno come unico appoggio i propri simili, ma quando non si sa cosa fare e dove andare nella propria vita, non si può certo aiutare gli altri, si creano solo guai: ciechi guide di ciechi.
Allora cosa fanno questi giovani che non hanno guide, che sono isolati?
Soffrono.
E soffrendo cercano di trovare un modo per non soffrire, un modo per anestetizzare quel vuoto che li tormenta.
Come?
In tutti i modi possibili, il più delle volte facendo sciocchezze: giochi stupidi per vincere la noia, facendo schizzare in corpo quella scarica di adrenalina che li fa sentire per qualche momento vivi; divenendo violenti, scaricando la rabbia che provano sugli altri, sui più deboli, come dimostrano i casi di bullismo o gli atti di sadismo sugli animali; stordendosi con alcool e droghe per perdere coscienza di sé e dei propri problemi, un desiderio d’annullamento che faccia scomparire ogni cosa.
La situazione è grave. Perché quando si passa davanti a bar, pub, luoghi dove si ritrovano i ragazzi, si vedono sempre più spesso dodicenni, tredicenni con la sigaretta in bocca, una bottiglia di birra o un bicchierie di vodka alla frutta in mano.
Bambini vestiti da adulti, imitanti gli adulti che hanno davanti come esempio ogni giorno: uno specchio non certo bello da vedere, ma da osservare e comprendere. Perché i giovani considerano questo modo di vivere divertimento, il massimo che la vita può offrire, non rendendosi conto che invece è solo un modo per anestetizzare la sofferenza che provano. Un’anestesia molto pericolosa, dato non solo per il rischio che tale comportamento sfoci nella dipendenza, ma perché può portare al coma etilico, alla cirrosi epatica. Senza contare che data la giovane età le cellule cerebrali si bruciano più facilmente che in un adulto.
Quanto sta accadendo non è da sottovalutare: è un segnale quello che stanno mandando i giovani. Un segnale in cui dicono che sono stati abbandonati, sono isolati, hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a crescere, che li supporti, li sostenga, perché da soli hanno difficoltà a farcela. I ragazzi stanno pagando la mancanza di presenze adulte responsabili, partendo dai genitori e continuando nei professori e negli incontri che fanno nella vita; stanno scappando dal dolore provocato dall’essere stati isolati e dimenticati dagli adulti.
Perché non c’è dialogo, perché non s’instaurano rapporti veri che cerchino di capire l’altro, ma sono solo superficiali, basati sull’apparenza.
Ci stiamo bruciando il futuro, i figli pagano le colpe e le mancanze dei propri padri e della società (e la società siamo noi): è tempo di tornare a essere responsabili, di cambiare rotta, smettere di seguire questo sistema d’egoismo, egocentrismo, narcisismo e consumismo perché è latore solo di morte, interiore ed esteriore. Perché piangere dopo non serve a nulla.

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