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Contraddizioni della politica sul mondo del lavoro

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Che l’Italia sia il paese delle contraddizioni è risaputo.
Che chi è al potere voglia far passare le cose per altre è un altro dato di fatto.
Proprio per questo non stupisce che, governati da gente inadatta al ruolo, il paese sprofondi sempre di più e non si riesca a vedere la luce in fondo al tunnel, ma solo il buio sempre più denso dell’abisso verso cui si è diretti.
Non ci si sorprende che si vada male dopo che laureati in economia fanno i controlli del funzionamento di apparecchiature mediche (esempio per far comprendere come si mettano in determinati ruoli persone che nulla hanno a che fare con essi).
E non stupisce che ci siano sempre più disoccupati nel nostro paese e la produttività sia sempre in calo: di veri imprenditori non ce sono più molti, solo gente che vuole fare gli imprenditori, guadagnando il più possibile sulle spalle degli altri. L’unica cosa che si sa fare, è dare la colpa dello stato del mondo del lavoro alle poche tutele rimaste dei lavoratori, che si sono trovati anno dopo anno a lavorare sempre peggio, con meno diritti, meno soldi e meno libertà, dato che si vuole che lavorino sempre di più con stipendi sempre più bassi.
Il governo Renzi (sempre più simile a quello di Berlusconi, dato che sfrutta massicciamente i mezzi di comunicazione e difende i poteri e gli interessi forti), per risolvere la situazione, come altri che l’anno preceduto, si accanisce contro l’art.18, additandolo come il male, la causa del non assumere, ritenendo che la sua eliminazione possa portare più assunzioni. Questa è una contraddizione: riprendendo le parole di un comico, è come “trombare per mantenere la verginità”.
Altra contraddizione delle proposte del governo, per tutelare i lavoratori e far sì che siano assunti a tempo indeterminato invece che con altri contratti, dare degli indennizzi, delle agevolazioni alle ditte se assumo in questo modo. Ma se si elimina l’art.18 e l’imprenditore può licenziare come e quando vuole, che tutela è per il lavoratore? Questo serve solo ad aiutare ulteriormente il datore di lavoro, dimostrando nuovamente da che parte sta il governo, se c’erano dei dubbi.
Ma la contraddizione più grande, è che chi fa le leggi sul mondo del lavoro non ha mai lavorato un giorno in vita sua (Renzi è uno, ma ce ne sono tanti altri al governo), non è mai stato in una ditta a farsi più di otto ore al giorno di lavoro, non conosce le condizioni di come si lavora, non sa nulla del costo della vita e delle difficoltà cui devono far fronte: non è possibile (ma invece succede) che chi non sa nulla di una questione, decida e legiferi su di essa.
In tutto questo svilire e prendere in giro, non si è ancora capito che occorre tutelare le risorse che si hanno e le risorse sono appunto le persone: sono loro il patrimonio, la ricchezza che si dispone.
L’errore che si è fatto e voluto fare (perché a suo tempo considerato troppo vicino al comunismo) è riconoscere che l’Italia è un paese basato sul lavoro, mentre invece è una nazione basata sui lavoratori: sono loro ciò che la valorizza.
Quello che non si capisce e non si vuole capire, è che non devono essere in pochi ad arricchirsi, ma permettere che tutti abbiano la giusta parte: se si distribuisce la ricchezza, questa aumenta, non diminuisce. E’ invece per la cupidigia di pochi e il loro spregio verso gli altri e il sentirsi sopra di loro, che le cose vanno male.
Di fronte a fatti del genere, sarebbe giusto che tutte le persone in Italia smettessero di lavorare e che a queste condizioni a lavorare ci vada chi ha voluto questo sistema, per comprendere (se ne sono capaci) che cosa hanno creato.
Il disastro del VajontMa che aspettarsi da un paese che non vuole tutelare e non sa tutelare neppure se stesso, neppure ciò che lo contraddistingue (vedere la puntata di Report dedicata alla realizzazione della pizza, tanto per fare un esempio)?
Il quadro non è buono. Non è dato sapere con precisione se ci sarà una tragedia sociale, ma gli elementi non fanno presagire nulla di buono, proprio come è accaduto il 9 ottobre di cinquantuno anni fa con la tragedia del Vajont. Una tragedia non causata dalla natura, ma causata dall’uomo per denaro, dove per l’interesse economico di pochi, la verità sul pericolo di quanto stava venendo realizzato venne taciuta e si andò avanti fregandosene di chi metteva in guardia, anzi, mettendolo a tacere: a causa di ciò, migliaia di persone morirono.
Un disastro annunciato. Proprio come quello che stanno realizzando le forze politiche italiane da anni sul lavoro e sulla condizione sociale della popolazione.

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