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2021 che se ne va

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Il 2021, come il precedente, è stato un anno in cui la pandemia ha imperversato: i contagi sono sempre tanti, i morti sono stati di meno ma sono stati comunque troppi. Ancora non si vede la luce in fondo al tunnel e, con i chiari di luna che ci sono, si è ancora ben lontani dal vederla. Sono stati creati i vaccini e, anche se hanno aiutato e hanno rallentato un poco la forza del virus, non sono l’arma risolutiva che si sbandierava quando si è iniziato a vaccinare; di certo non si potranno fare ogni pochi mesi delle dosi aggiuntive, non è così che se ne esce.
Il governo non ha fatto altro, ancora una volta, di dimostrare di non sapere come agire, andando avanti per tentativi, cambiando le cose moltro frequentemente, non facendo altro che creare confusione e irritazione. Nonostante ciò, le forze politiche non hanno fatto altro che autocelebrarsi ed esaltarsi per una possibile ripresa economica nel 2022. Spesso però ci si è voluto dimenticare quanto è cresciuto il numero dei morti nel mondo del lavoro.
Non ci si è dimenticati tuttavia di sbandierare la vittoria agli Europei di calcio e le medaglie vinte alle olimpiadi.
Anche se si è cercato d’indorare la pillola, questa rimane amara, molto amara.
Di questo 2021 tuttavia c’è un’immagine che merita di essere salvata e ricordata: la gioia di Contrafatto, Sabatini, Caironi nella vittoria tutta italiana nei 100 metri femminili T63 ai Giochi Paralimpici di Tokyo. Una gioia che è simbolo di come le avversità possono essere superate e vinte, indipendentemente da quanto possano essere limitanti.Che questo possa essere di esempio per tutti, perché dalle difficoltà se ne esce con determinazione, impegno e anche rabbia. Quella rabbia che non fa arrendersi e spinge a superare quegli ostacoli che la vita e spesso anche gli altri mettono sul percorso, per fare sì che il 2022 possa essere finalmente un anno migliore.

La vittoria del 2021 di Contrafatto, Sabatini, Caironi alle Paraolimpiadi di Tokyo

Cristalli di ghiaccio

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Cristalli di ghiaccio

Cristalli di ghiaccio

It di Andrés Muschietti: fallimento o successo?

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It _ Capitolo dueQuando era stato annunciato un film su It di Stephen King, si erano espressi dei dubbi sulla bontà e la riuscita della pellicola: a visione effettuata, il lavoro di Andrés Muschietti li ha confermati o li ha dissolti?
Si può dire che in alcuni tratti, dove è rimasto fedele al romanzo, il film funziona e riesce bene nel suo intento. Alcune scene sono state mantenute rispettando lo spirito del libro, come quella l’attacco della statua del boscaiolo oppure, molto bella, come quella dove i cinque Perdenti sopravvissuti, usciti da sottoterra, si rispecchiano in una vetrina e si rivedono tutti e sette, compresi i due che sono morti; nel libro non è proprio così, dato che sono in quattro a uscire da sottoterra e a rispecchiarsi sono in sei, però il senso della scena viene mantenuto. Molto apprezzato che It – Capitolo due si sia concentrato sulla memoria, un tema molto importante del libro, e sull’affrontare un passato che si è preferito dimenticare. Molto somigliante al romanzo il ritorno alla vecchia casa di Bev, dove scopre, dall’anziana signora che vi vive, la morte del padre con cui aveva rotto i rapporti; una delle scene meglio riuscite del film, con la parte della vecchia che è in cucina che fa finire un poco di strizza (anche se ricorda moltissimo una scena di Il sesto senso). Stessa cosa vale per la scena che dà il via alla seconda parte dell’opera, che ricalca praticamente in tutto l’omosessuale pestato da un gruppo di giovani e buttato giù da un ponte, dove It sulla sponda del fiume lo azzanna sotto un’ascella.
La storia non è più ambientata nel 1957-58 e nel 1984-85, ma viene traslata nel 1988 e nel 2016, il che non è negativo, anche se questa sembra più una trovata per sfruttare l’effetto nostalgia degli anni 80 che tanto va di moda da qualche tempo e seguire l’onda del successo di opere come Stranger Things.
Questi sono solo alcuni esempi per far capire che ci sono delle cose buone nel lavoro di Muschietti.
Tuttavia, i due capitoli diretti dal regista hanno delle pecche non da poco, che vanno a tradire quanto letto nel libro. Se strizzare l’occhio agli anni 80 poteva essere una scelta furba per accaparrarsi più pubblico, far divenire Richie un omosessuale segretamente innamorato dell’amico Eddie è una paraculata per avere l’appoggio della comunità LGTB e adeguarsi a un politicamente corretto che va tanto di moda (ma che in fondo nasconde una certa ipocrisia, dato che i fatti non seguono le parole tanto ben pronunciate). Di per sé, la scelta di un amore non dichiarato verso un amico non è sbagliata, ed è anche fatta bene e ben riuscita, ma la si critica perché nel romanzo le cose non stanno così e certe furbate (strizzare l’occhio agli omosessuali per avere il loro consenso) non sono poi così furbe, dato che ci si accorge subito del loro fine. D’accordo che si tratta di un prodotto commerciale e deve raggiungere il maggior mercato possibile, ma occorre anche rispettare la storia su cui si basa il film.
In It – Capitolo due viene aggiunto un personaggio secondario, un bambino, che sta rivivendo quello che hanno passato i Perdenti da piccoli: Bill cerca di salvarlo, ma It lo uccide e lui parte da solo per sconfiggere il mostro e non mettere in pericolo gli amici. Una scelta un po’ forzata e anche un po’ patetica, dato che solo con l’unione si può sconfiggere la malefica creatura.
E parlando di sconfiggere It, il modo in cui avviene fa scadere il film. D’accordo che non era facile mostrare il rituale di Chud (anche nel romanzo è difficile capire come quel “mordersi la lingua a vicenda” servisse a sconfiggere il mostro), però come avviene nel film è davvero ridicolo (anche eliminare la Tartaruga e mettere gli indiani per scoprire il rituale lo è). Come è ridicolo il modo in cui viene sconfitto dai Perdenti la prima volta.
Nel romanzo, la vittoria dipendeva in qualche modo dalla forza con cui credevano i Perdenti in qualcosa: in questo c’era un che di magico che era legato all’immaginazione di quando si è bambini. Nel libro, i Perdenti riescono a sconfiggere It da bambini perché quando è nella forma di lupo mannaro sono convinti che con l’argento (l’arma per sconfiggere i licantropi secondo la tradizione) lo si possa eliminare, e questa convinzione è l’arma che li aiuta a vincere (It è sottoposto alla regola che essendo licantropo può essere ferito e ucciso dall’argento: come le paure dei bambini sono la sua forza, così le loro convinzioni sono la sua debolezza).
Nel primo film invece, It da mostro davvero temibile viene ridotto a un essere che è sconfitto venendo preso a calci e bastonate.
Nel secondo film le cose vanno ancora peggio: It viene ridotto all’impotenza a suon di insulti, così gli si può strappare il cuore e farla finita una volta per tutte (peccato si siano dimenticati delle uova che aveva deposto…).
Altra cosa poco apprezzata è che la moglie di Bill e il marito di Bev facciano solo una comparsata nella pellicola, mentre invece hanno un ruolo più ampio nel romanzo. Anche la scelta di fare sì che Mike se la cavi con poco dall’attacco di Henry Bowers e possa unirsi allo scontro finale lascia un poco desiderare, togliendo non poco pathos (nel romanzo sono solo in cinque a scendere nelle fogne per affrontare It).
E poi, c’è il finale. Per due volte viene detto che i finali dei romanzi scritti da Bill non piacciono, specchio delle critiche ricevuto da King su alcuni suoi lavori. Il finale del libro, può essere triste, ma in un certo senso è anche giusto: i Perdenti vedono scomparire la cicatrice sulla mano con cui avevano giurato di tornare se It fosse ritornato, ma cominciano a dimenticare quello che è successo, scordandosi gli uni degli altri man mano che si allontanano. Non c’era bisogno di cambiarlo. Ma chissà perché, nel Capitolo due si è ritenuto di dare più spazio alla speranza e meno alla malinconia e pertanto i ricordi rimangono. Pure la lettera scritta da Stan prima di suicidarsi e spiegare il perché l’ha fatto è una forzatura che stride con la vera natura del gesto del Perdente mancate (Stan, il più razionale del gruppo, non riesce a reggere al pensiero di dover di nuovo affrontare qualcosa d’irrazionale come It, preferendo la morte al confrontarsi di nuovo con l’incubo tornato dal suo passato; altro che essere di aiuto al gruppo).
I due film di Muschietti hanno qualche buono spunto, ma per lo più si rivelano opere riuscite a metà, che scivolano su diverse parti importanti. Un peccato, perché It aveva (e ha) tanto da dire, anche se è davvero difficile mettere su schermo un’opera del genere.

Storture 2 - Iran contro gli animali domestici

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Secondo il Censis, il periodo di pandemia ha portato in Italia un’ondata d’irrazionalità (come se non ci fossero già abbastanza storture): per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile, il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, il 10% che l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna e il 19,9% ritiene che il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Si ritiene che la fuga nell’irrazionalità sia dovuta a una crescente insoddisfazione delle persone. Le ragioni di ciò possono essere motivate da radici socio-economiche profonde: l’erosione del patrimonio delle famiglie, il crollo dei consumi, la chiusura delle imprese, i fallimenti, i licenziamenti, la povertà diffusa, un mondo del lavoro che diventa sempre più precario.
In Italia si possono cercare di trovare le ragioni di questa irrazionalità crescente, ma si deve osservare che la cosa è mondiale e altri paesi non sono messi certo meglio: ne è esempio l’Iran, che sta valutando una legge contro cani e gatti perché “Portano malattie”, “causano danni psicologici”. E qui salta fuori l’integralismo religioso, che porta la società indietro di secoli, a dimostrazione che si sbaglia se si pensa che l’uomo con il passare del tempo è evoluto. L’orientamento verso una linea proibizionista contro gli animali domestici è un voler tornare agli anni bui del Medioevo: secondo tale linea, gli animali sono vettori di malattie, creano impurità, causano danni psicologici e stress, danneggiano lo spirito delle persone e sono pericolosi.
Hachico, protagonista del film omonimo, sarebbe tra gli animali perseguitati in IranA chi parteggia per tale linea occorrerebbe ricordare che anche l’uomo è un animale e come tale anche lui è vettore di malattie, crea impurità, causa danni psicologici e stress, danneggia lo spirito delle altre persone ed è pericoloso per sé, per tutte le altre creature e per il mondo intero, dato che è l’unica specie in grado di annientare l’intero pianeta, facendo estinguere ogni forma di vita esistente. Ma sarebbe inutile cercare di fare un ragionamento con tali persone, dato che all’ottusità e alla limitatezza mentale non ci sono rimedi, visto che sono tra le malattie non curabili del pianeta. L’affetto verso gli animali non è visto di buon occhio per diversi paesi dell’Islam dato che ricorda troppo l’odiato Occidente e che il contatto tra il fedele e un animale porta impurità che impedisce il compimento dei riti religiosi: secondo la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, sudore (da quando i cani sudano?), saliva e pelo dei cani sporcano le persone e rendono la preghiera non valida.
Una credenza assurda, dove non c’è nessuna prova razionale che dimostri che qualcosa di materiale contami qualcosa di spirituale: già altri testi religiosi del passato hanno aborrito tale linea di pensiero, trovandola assurda (duemila anni fa nel Vangelo si scriveva che “Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!” (1), a spiegazione che niente di esterno può contaminare lo spirito umano, ma che esso può essere contaminato solamente dalle parole nate da mentalità distorte).
Ma qui, come si sta scrivendo, siamo nell’irrazionale, non c’è nulla di logico, e si sa che quando ci si basa su credenze del genere non si finisce mai bene: la storia dovrebbe averlo insegnato dato che, quando la Chiesa per reprimere il paganesimo insegnò che gli animali considerati sacri erano in realtà dei demoni minori, ne vennero fuori dei bei guai. Nel Medioevo, infatti, per essa il gatto era un animale del demonio e pertanto meritevole di essere arso vivo assieme alle streghe. Guarda caso, nel Medioevo ci sono state le peggiori epidemie di peste: la gente di allora non capì che eliminando i gatti si privava dei maggiori predatori di topi che, non solo proteggevano le loro scorte alimentari, ma proteggevano anche la loro salute, visto che proprio i topi erano portatori delle pulci che trasmettevano all’uomo la peste. Come si dice, la stupidità non si paga mai abbastanza (e fa ridere che proprio delle persone che si reputano credenti dell’Islam perseguitino i gatti, quando proprio il gatto è sempre stato tenuto in grande considerazione dati tempi di Maometto, al punto che è l’unico animale libero che può stare nelle moschee e sono previste pene severissime nei confronti di chi commette gesti di violenza o maltrattamenti su di lui).
Purtroppo, la stupidità non è mai stata debellata e quei parlamentari dell’Iran che vogliono portare avanti questa legge lo stanno dimostrando. E stanno anche dimostrando tutta la crudeltà del loro animo, visto che se la stanno facendo con chi non è in grado di difendersi, abusando del loro potere e della loro forza. Questi esseri limitati non riescono a vedere quanto gli animali sono stati di aiuto per l’uomo per secoli e secoli, dando tanto e richiedendo poco in cambio. Hanno difeso il bestiame dagli assalti delle bestie selvatiche, hanno fatto la guardia alle case, hanno salvato vite umane sepolte sotto frane, palazzi crollati, hanno trovato bombe e mine, hanno aiutato nella lotta contro lo spaccio di droga. Senza contare del grande aiuto che danno alle persone cieche, ai disabili, a chi è solo: gli animali, in particolare cani e gatti, riducono lo stress, l’ansia e la depressione, alleviano la solitudine, favoriscono la socialità, la stabilità mentale e aiutano a ridurre il rischio di malattie cardiache.
Sordi a tutto questo, una parte dei parlamentari dell’Iran vuole perseguitare gli animali domestici per via di un estremismo religioso. La cosa però non è solo di adesso: dieci anni fa, erano stati piazzati agenti di polizia morale davanti agli uffici veterinari che confiscavano i cani delle persone, abbandonandoli nei deserti intorno a Teheran. C’è chi si sta ribellando a questo progetto di legge, ma c’è anche chi per paura di multe (si parla di cifre che si aggirano dal dieci alle trenta volte il salario minimo), di essere frstato o finire in galera sta già abbandonando i propri animali domestici.
Ci si indigna dinanzi a tutto questo, ma non ci si dovrebbe meravigliare di come si trattano gli animali quando per estremismo religioso e mentalità assurde si calpestano e annullano i diritti umani, specie quelli delle donne.

1. Vangelo. Matteo 15, 11

Storture

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Nel mondo le cose non sono mai andate tutte dritte, ma adesso ci si sta impegnando per far sì che più possibili vadano storte. Anzi, più che di cose che vanno storte, è meglio parlare di storture, visto quanti pensano di poter fare quello che vogliono (perché tanto, ritengono, la faranno franca) e quanti per non affrontare davvero i problemi si nascondono dietro ripieghi che sono davvero ridicoli.
Due anni di pandemia non hanno insegnato niente: ancora c’è gente che si ostina a non capire la gravità della situazione. I no vax su tutti, che continuano settimana dopo settimana a fare manifestazioni senza distanziamento e senza mascherina, causando il rialzo dei contagi. Non contenti di ciò, ai loro cortei aprono gli ombrelli perché temono che gli vengano spruzzati addosso i vaccini tramite elicotteri e idranti.
Greta Beccaglia, la giornalista molestata in diretta tv: una delle tante storture del mondoSempre parlando di persone che pensano di fare come gli pare, ecco il tifoso che pensa bene di palpeggiare in diretta tv una giornalista, Greta Beccaglia, che faceva il suo dovere fuori dalla stadio dopo la partita Empoli – Fiorentina. Un simile comportamento è a dir poco sconcertante. Come dice la giornalista, non si possono fare queste cose: non si può andare in giro a mettere le mani addosso agli altri. Cosa gli è passato per la testa a questa persona? Non si sa, ma si sa che certe mamme sono sempre incinte. La mancanza di rispetto verso gli altri, in questo caso verso una donna, è allarmante, perché è sintomo di una società che non è stata educata alla dignità, al vedere l’altro come una persona. Ora a minimizzare l’accaduto “ma cosa volete che sia”, “è stata una goliardata”, “ma se ce la si prende per così poco”, ma si comincia sempre con piccoli gesti e poi inizia l’escalation: oggi un fischio o un apprezzamento sboccato, domani una palpata, dopodomani un insulto se non si apprezza la palpata, poi una spinta, un pugno e si finisce con lo stuprare e l’ammazzare, come purtroppo la cronaca non fa che riportare ogni giorno.
Comportamenti del genere vanno stroncati sul nascere, senza tentennamenti, senza pensarci su due volte. Bisogna fare sì che persone che pensano di agire come gli pare, imparino che si sbagliano di grosso, che niente viene più fatto passare, perché troppe volte in Italia si è lasciato correre, al punto che tanti ritengono di poterla fare franca anche se si è in diretta tv (e questo la dice lunga sul livello d’intelligenza di certe persone. Ma cosa ci si meraviglia a fare, visto quanti mettono in rete per stimarsi le cavolate, alle volte reati, che commettono).
Sessismo, discriminazioni religiosi, etniche: sono tanti i problemi che ci sono e che potrebbero essere risolti cominciando con una profonda educazione di base che poggia su una consapevolezza matura. Purtroppo, invece di risolvere i problemi per davvero, ci si va ad arrampicare sugli specchi.
Pochi giorni fa la commissione europea, per avere una maggiore comunicazione inclusiva, aveva pensato bene (anzi, ha pensato veramente male, per non dire da cani, con i cani che si offendono di brutto, e a ragione, per essere stati usati nel definire storture di questa portata) di suggerire dei cambiamenti.
Come scrive il Commissario per l’uguaglianza Helena Dalli «dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti in tutto il nostro materiale indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale».
“Non usare nomi o pronomi che siano legati al genere del soggetto; mantenere un equilibrio tra generi nell’organizzazione di ogni panel; se si utilizza un contenuto audiovisivo o testimonianze, assicurarsi la diversità sia rappresentata in ogni suo aspetto; non rivolgersi alla platea con le parole ‘ladies’ o ‘gentleman’ ma utilizzare un generico ‘dear colleagues’; quando si parla di transessuali identificarli secondo la loro indicazione; non usare la parola ‘the elderly’ ma ‘older people’; parlare di persone con disabilità con riferimento prioritario alla persona”
Già il discorso di non usare il maschile e il femminile per non essere discriminatori è ridicolo, ma la cosa scivola ancora più nel grottesco quando si arriva alla questione religione, perché non tutti celebrano le vacanze natalizie e perciò bisogna essere sensibili al fatto che delle persone abbiano differenti tradizioni religiose. Pertanto in nome dell’inclusività si invita a non utilizzare il termine Natale e suoi derivati, ma dire solo festività. Non solo: si raccomanda di usare nomi generici negli esempi invece di nomi cristiani, quindi niente più Maria, Giacomo, Giovanni, Pietro, Paolo.
Questa non è inclusività: questo è non voler affrontare davvero i veri problemi e nascondersi dietro soluzioni che sono vere e proprie storture, per non dire vere e proprie prese in giro (ci dimentichiamo come l’Europa tratta gli immigrati, evitando di prendere vere decisione su tale questione?)
Da quando il termine “Natale” è offensivo? Forse è offensivo il nome Buddha o Allah per chi non è della religione cui appartengono?
Da quando riferirsi a un uomo con “signore” o a una donna con “signora” è offensivo?
Da quando è preferibile usare negli esempi nomi che non siano Maria o Giuseppe?
Questa non è inclusività, ma appiattimento, omologazione che si piega a un politically correct che è pieno d’ipocrisia (e che per questo va mandato a quel paese). L’essere non rispettosi non è usare certi termini o nomi, ma violare la dignità umana come fanno quegli uomini che pensano di poter fare alle donne quello che vogliono. Come fanno tante multinazionali che in nome del maggior guadagno lasciano a casa centinaia di lavoratori. Questo è offensivo. La Commissione europea avrà pure fatto una smentita dopo le proteste (e poi ritirato il documento) e l’indignazione che tanti hanno sollevato, ma ormai quel che fatto è fatto e dimostra che non si abbiano le idee molto chiare: la comunicazione inclusiva è altro, come è altro il rispetto.
Si deve lottare per sconfiggere queste cose. Se non si fa così, non si fanno che creare storture su storture che rendono il mondo storto più di quello che è.